mercoledì 31 ottobre 2012

I DIECI COMANDAMENTI PER BLOGGER











Avviso agli utenti: Post da prendere con ironia (ho mai fatto il contrario?) e leggerezza. Sono l'ultima delle persone che può insegnare qualcosa.

Io sono il blogger tuo:

1-Non avrai altro Blogger all'infuori di me. Lo so, il nostro blog ci pare er mejo, il più ben fatto, il più originale, il più tutto.Ed è giusto che sia così, lo curiamo nemmeno fosse un bambino, e vuoi che non ti piaccia il tuo bambino?Certo. Ma bisogna essere anche obiettivi,e qui a volte non ce la si fa. E' come essere all'asilo coi pargoli: c'è la mamma che sale in cattedra a dire quanto è bello e bravo il figlio suo, che è il meglio della classe e che non tollera che le venga detto, anche con cautela, il contrario. Poi c'è la mamma che il pupo lo raccomanda.All'insegnante, al catechista, al maestro di musica etc etc.In poche parole lo pubblicizza a bestia. Manda foto a destra e a manca e un MI PIACE te lo fa recapitare anche nella cassetta della posta. Poi c'è quella che davanti ti sorride, ma dietro je rode da morì e vorrebbe vederti marcire tra un codice html e un link andato a male. Poi c'è la mamma che usa solo amicizie vip per il suo bambino, che se non fai parte della cerchia degli amici IN manco ti caca di striscio. E poi ci sono tutte le altre, quelle che non importa se sei figo, bravo o bello o il primo della classe, l'importante è che tu sia te stesso, che in questo frangente tu ti diverta, che tu porti rispetto per le opinioni altrui e che tu faccia dell'umiltà il tuo punto di forza. Di Dio ce n'è uno solo e non sta certo su una piattaforma. Ha da fare, lui.

2-Non nominare il mio nome invano. Se invece mi nomini nel tuo post,se usi una mia fotina per te, o un mio testo, linkami. Che non è una cosa sporca o strana da pornostar (della serie: linkami tutta!)semplicemente è un modo civile e gentile di farmi sapere che stai parlando di me. Io così posso farti visita e condividere il tuo pensiero (nel mio caso arriverò dopo la banda, ma arrivo)

3-Ricordati di santificare le feste. Natale. Capodanno. Pasqua. Ricordati di fare gli auguri ai tuoi lettori, loro ci tengono, e poi è carino. Basta anche una cartolina virtuale o un piccolo ma sincero augurio. Se poi santifichi con un Candy, un Giveaway o un Contest saranno ancora più felici.Magari quando tutto ritornerà ad essere semplice.

4-Onora il padre e la madre. Se hai un nick name e il tuo blog vive in anonimato puoi tranquillamente parlare dei tuoi famigliari in maniera molto aperta e veritiera. Tipo che zia Luigia fa delle puzze che stenderebbe un montone, che nonno Goffredo ha l'abitudine di sbiancare la dentiera nella varechina, o che tua sorella è donatrice di organi da viva e ha salvato da morte certa tutto il reggimento della caserma vicino a casa tua. Se invece attraverso il tuo blog sei riconoscibilissima, ti suggerirei di onorare parecchio i tuoi famigliari o di omettere determinati argomenti, per non essere esclusa da un eventuale testamento, per far sì che tua madre non si precipiti a casa tua armata di mattarello e per non incorrere in querele e denunce da parte della tua splendida famiglia.

5-Non uccidere. Ecco, qua cerchiamo di non esagerare. Ora, vabbè che se mi rubi un post mi incazzo, ma arrivare a uccidere mi pare un tantino troppo. Magari cerchiamo di non uccidere il senso della piattaforma blogger, quello cioè di permetterci di avere una nostra pagina personalissima e di poterla gestire come più ci piace. Cerchiamo di non far fuori la voglia di fare degli altri lasciando commenti acidi, cerchiamo di non abbattere a badilate il pensiero altrui, cerchiamo di non essere gli autori di parole e gesti maleducati e fuori luogo.

6-Non commettere atti impuri. Ecco, l'atto impuro. Se per impuro intendiamo la foto che ci ritrae col deretano mezzo fuori quando siamo inciampate sugli scogli quella volta al mare, o del nostro balconcino talmente sporgente che dovrebbe essere condonato, o di qualsiasi atto che mette in piazza la nostra intimità, direi che è bene non commettere questi atti sul blog. Anche se a volte anch'io perdo di vista questa cosa, mi sento di sconsigliare di pubblicare foto compromettenti al fine di proteggere soprattutto i nostri figli. Esempio: se ho 13 anni e nel blog di mia madre ci trovo la foto di quando ne avevo 2 mentre sto tentando di fare la cacca nel vasino di Winnie Pooh, con la mia faccia che ha lo stesso colore di un pomodoro pachino, potrei avere uno sturbo e non rivolgerle la parola per almeno un mese. Da mamma capisco che i figli so piezz e core, ma da figlia mi creerebbe angoscia scoprire che mia mamma mi ha messo in prima pagina mentre mi sto scaccolando alla grande.

7-Non rubare. Mai. Perché tra i blog prima o poi ti sgamano. E' assai brutto e controproducente appropriarsi di foto o testi non tuoi e prelevati da altri blog. Non puoi spacciare una mia foto per tua, un mio testo per tuo, sia che si tratti della ricetta del fagiano in umido sia che si tratti del tema di terza elementare di mio figlio. Soprattutto trovo bruttissimo e per niente carino modificare le foto altrui togliendo il link e la firma dell'autore con Photoshop. Tuttavia, a mie spese, ho imparato che anche le foto estrapolate da Internet e senza firma possono essere personali. Detto questo, se proprio vi piace usare photoshop, prendete una foto di vostro marito e photoshoppatela con il fisico di un giocatore di rugby. Fa bene agli occhi e non avrete leso nessuno.

8-Non dire falsa testimonianza. Se (vedi punto 7) sei stato sgamato, non dire bugie, non farmi passare per fesso, non arrampicarti sugli specchi, anche quando la cosa è trasparente e chiara come un bicchier d'acqua. A volte è meglio un “Sì, è una tua foto, chiedo scusa, la tolgo subito” che un “La foto l'ho scattata dieci anni fa e il fatto che abbiamo lo stesso piatto, la stessa tovaglia, la stessa ricetta, la stessa inquadratura, la stessa finestra, e t'ho!lo stesso figlio sullo sfondo, non vuol dire proprio niente!” Ecco. Un errore o una mancanza si perdona e a volte da questi equivoci nascono anche delle belle amicizie. La presa per il culo anche no. Dimmi la verità e ti sarò amica. Mi spari na minchiata arrampicandoti sugli specchi che manco Spiderman e per me è finita.

9-Non desiderare il blog di altri. Se la tua giornata è scandita da confronti tra il tuo blog e gli altri, a breve potresti essere costretto a recarti al pronto soccorso per ulcera fulminate. Non c'è niente di peggio, secondo me, fare confronti e paragoni con i mille blog esistenti in internet. Ognuno è bello e particolare a modo suo e cercare di fare 'uguale a' o 'simile a' porta solo ad avere una brutta copia del suddetto. Non importa il numero dei followers, non importano le pagine lette o i commenti giornalieri, l'importante è avere una pagina personale, che ci piaccia e che ci faccia stare bene. Ritengo che avere un blog sia una bellissima valvola di sfogo, da curare con la giusta dose di leggerezza e scazzo. Se ci lasciamo sopraffare dai confronti, dall'auditel e dai numeri, secondo me perdiamo di vista il vero senso di un blog, che a mio avviso non deve diventare un lavoro. Perché dal momento che lo diventa perde di spontaneità. Se invece del vostro blog ne avete fatto un lavoro avete tutta la mia stima.E sicuramente se ne avete fatto un lavoro vi sarete attenuti a queste semplici ma importantissime regole di convivenza e educazione.

10-Non desiderare la roba d'altri. Come detto sopra, credo sia estremamente fastidioso constatare che il tuo post sia stato preso pari pari o a pezzi e bocconi e stampato da un'altra parte.Posso capire se ti ho ispirato, se ne abbiamo parlato, se ho lanciato un argomento e tu lo continui, se ne vogliamo parlare insieme, se qualcosa o qualcuno ci accomuna, capisco tutto. E sono felice di condividere un'idea o un tema con te. Possiamo anche aver parlato dello stesso argomento senza sentirsi, così per puro caso, può accadere benissimo, in fin dei conti gli argomenti son sempre quelli. Ma devi scriverlo di tuo pugno. Se invece trovo non solo il medesimo tema, ma frasi copiate pari pari, o qualsiasi cosa estrapolata dalla mia pagina e schiaffata senza tanti complimenti sulla tua, bhè, non va mica bene.

Direi che... anche basta. Erano dieci, no? Ne avete altri? Raccontatemi la vostra esperienza, creeremo un documento con tutte le regole di un buon blogger :-D
E se lo dico io che predico bene ma razzolo male...siamo a posto.
Però ce la metto tutta per migliorarmi.
p.s. Questo post è nato grazie a voi che mi avete messo al corrente di alcune diatribe.
p.p.s. Mi sento molto Santi Licheri.

sabato 27 ottobre 2012

LA COMARE



Montone pecora agnello Montone pecora agnello...

Chi ha figli e anche chi non ne ha, può riconoscere subito questa frase tratta dal film Babe Maialino coraggioso. La cito perché è stato il mio mantra da un mese a questa parte da quando ho saputo che avrei dovuto interpretare un agnello in uno spettacolo. Quindi non è Babe il coraggioso, ma sono io.
Non ci credete?Oh!E' vero. Non c'è niente da fare, quando c'è da fare qualche figura di merda sono sempre in prima linea.No, ma davvero non potevo rifiutarmi, come non potei (potei?) rifiutarmi lo scorso anno per la sfilata delle spose (ricordate?) per la fiera paesana.
Tre cose.Primo:la mia Capa è l'organizzatrice.Se mi rifiuto mi licenzia.Secondo: non mi hanno nemmeno domandato se volessi farlo, l'hanno dato per scontato e si sono presentati il giorno dopo dicendo “Tu sarai l'agnello”, al che io stavo per rispondere “Di Dio, che toglie i peccati del mondo. Amen”.Terzo: il ricavato dello spettacolo sarà devoluto alla scuola elementare del paese, che quest'anno è rimasta pure senza palestra, pori cocchi.Quarto: io non ce la faccio a tirarmi indietro quando c'è da fare del bene. Quinto: non mi tiro indietro comunque quando c'è da mettersi in gioco e farsi due risate.
Ora. Io so' l'agnello.E ndo sta l'agnello? Nel presepe? Troppo presto. Nell'ovile? Scontato.Nella fattoria?Mannò. Sta nel gruppo del Pulcino Pio.
Sì, avete letto bene, non siete 'mbriachi. Abbiamo messo in scena IL PULCINO PIO. Avete presente no, “Il pulcino pio il pulcino pio il pulcino pio...” quello lì.
Undici persone tra uomini e donne che si son dimenate travestite chi da gallo, chi da piccione, chi da toro e chi, appunto, da agnello.
Ma partiamo dall'inizio. La Capa quest'anno ha in mente di fare uno spettacolo teatrale.Ed è una scelta ovvia visto che di lavoro facciamo le banconiste, vojo dì, checcevò?Non solo siamo coraggiose, ma siamo anche un filino incoscienti. Batti che ti ribatti, capiamo che noi al massimo possiamo fa' solo qualche comparsata e che il teatro sta a noi come la castità sta alla Minetti. 
E allora contattiamo una vera compagnia teatrale, molto professionale, ma più che altro fantasticamente ganza.
Questi i vari dialoghi la prima sera di prove.
“E voi, vorreste fare...vediamo... (flat flat flat scorrere degli appunti) il pulcino pio”
Detto molto seriamente come se fosse la cosa più normale del mondo.
“Bhè, sì...”
“Okay, cominciamo con programmare lo spettacolo”
Cioè, che je devi dì a una compagnia così?Gli devi solo bacià i piedi. I tre ragazzi che ci hanno seguito, guidato, aiutato e riso in faccia (ma solo durante i travestimenti) fanno parte della compagnia “Il Crocchio  Goliardi Spensierati”. E noi “Gli Sciagattati” (sinonimo di Sbrindellati) avevamo l'onore di poter recitare con loro e per loro, andando in scena coi loro pezzi. Potete capì che ansia da prestazione. E loro, sti poveri cristi, sono stati per noi tre elementi importanti come... come... i Re Magi per Gesù. Paro Paro.
Lorenzo: con una pazienza che manco Giobbe, e una memoria fuori dal normale.Ci ha consigliato i tempi, le battute e poteva rispiegartela duecento volte senza battere ciglio e più che altro senza sbadigliare.Giuro lo vorrei con me ogni qualvolta tenti di cambiare canale su Sky. Alice c'ha perso la pazienza dopo che me l'ha spiegato circa un miliardo di volte.
Leonardo: con una voce che se chiudi gli occhi ti pare Vittorio Gassman. Bel tono, autorevole, gagliardo, bel timbro.Poi vabbè apri gli occhi e...ridi. Perché anche quando non è sul palco, Leonardo, ha la battuta sempre pronta.Un comico fatto e finito.Dopo una serata con noi era sfatto e sfinito.
E Fabiano: che è una spalla perfetta, bastava che uno di loro schioccasse le dita e dicesse “Vai con quella dell'uccello!” (una a caso) e lui attaccava così, a memoria, pronto come se non avesse fatto altro in vita sua. Ah sì, mi ha preso per il culo e mi ha riso in faccia credo 6548 volte, ma son dettagli.Lo faceva per spronarmi, lo so.Tipo “Ma lo sai che balli benissimo?”
“Davvero?!”
“Certo!Che no.” E faceva finta di essere vittima di conati di vomito. Un amore.
Insomma, durante le prove del Pulcino Pio, non ne abbiamo azzeccata una, tanto che, a serata conclusa, quasi quasi ci ripensiamo.Invece durante le prove con gli attori veri per mettere sul palco delle scenette, quando siamo usciti non ci siamo diretti a casa, bensì all'aeroporto per prendere il primo volo per il Brasile. Fuggire ci sembrava la cosa più sensata da fare.Non ce l'avremmo mai fatta. Mai. Ma avete idea di cosa c'è dietro a uno spettacolo? No, perché forse qualcosa sfugge a noi profani. Dietro c'è un mondo.Un mondo di preparazione, testi, memoria, tono, interpretazione, bravura, talento...tutto quello che mancava a noi. Ma loro l'hanno presa tipo sfida “Faremo di voi delle star!”
Bhè, sì, più o meno.
Tre giorni prima dello spettacolo abbiamo l'ultimo appuntamento, le prove generali.
Il Pulcino Pio è più o meno collaudato. Io dovrò ballare e dimenarmi come una cretina invasata che prima si è fatta di vodka, intorno al nostro Pulcino*. E ovviamente vestita da agnello, che credetemi, non potevo sembrare più idiota.
Avete notato l'asterisco al Pulcino? Sapete perché? Perché il nostro era un super pulcino!Ma così carino, ma così bellino...che non ce n'è!Vi immaginate un bimbino? Ennò, troppo prevedibile per un pubblico paesano. Il nostro Pulcino era una splendida ottantenne di un metro e cinquanta, moltiplicato per tre col resto di due. Una settantina di kg più iva. Vestita col tutù giallo e una cascata di pulcini tra i capelli.Semplicemente divina. La vera star di tutta la serata.L'ho adorata ogni istante.
Dicevamo? Ah sì. Il balletto era pronto. I testi che ci affibbiano in base alle nostre attitudini,un po' meno. C'è chi recita una poesia, c'è chi fa un monologo, c'è chi fa da spalla a loro, c'è chi recita con loro.
E c'è chi viene mandata sul palco a fare la scenetta delle due comari.Eccoallà.Provate a dire un nome? Bravi.
Io e Sara (compagna di lavoro e di mirabolanti avventure) veniamo scelte per interpretare due vecchiette. Mi chiedo: è un caso vero? No, perché sennò riavvolgo la giornata e faccio na strage.
“Ecco, voi due fate questa scenetta...bla bla bla...poi te dici....bla bla bla...poi te rispondi bla bla bla... e poi così....e poi cosà....Avete capito?”
Io per tutta risposta sono andata al cesso.Io, che se ti presenti, dopo cinque secondi ho già dimenticato il tuo nome. Come posso imparare una parte?Come? Non ho memoria!E poi mettici l'agitazione, mettici l'ansia, mettici le luci, i microfoni, il pubblico, esticazzi!
Io e Sara facciamo le prove che sembrano funzionare, ma ah ah ah!!troppo facile, siamo tra di noi, si ride, si scherza e non ci curiamo davvero se ci dimentichiamo una battuta. Figurati. Siamo talmente convinte che ci lasciamo scappare un “Ma vieniiiiii!!Ci scritturano per Hollywood!”
Ma non avevamo fatto i conti con la sera dello spettacolo.
Non ce n'è. Quando ti affacci da dietro la tenda e vedi che la piazza è piena, il primo pensiero è farsi un cappio con il raso e impiccarsi.
Una frenesia dietro le quinte che non vi dico. La scaletta è fitta fitta, serratissima. Dalla mia scena delle comari, al balletto de sto cazzo di Pulcino, ho circa tre secondi e mezzo per potermi cambiare, e il pensiero che ci sia il rischio che mi presenti al balletto vestita da Nonna Abelarda mi agita non poco. Non capiamo più niente: io e Sara che proviamo e riproviamo la parte e ci inceppiamo sempre nel solito punto come due dischi rotti. Non c'è verso, stasera non ci entra in testa. Stiamo sclerando:
“Cazzo, riproviamo!”
“Dobbiamo farcela!Ma non ridere!”
“No, dico, ma ti sei vista?”
Ho le palpitazioni, i sudori freddi, le vampate...minchia vuoi vedere che sono entrata così bene nella parte che mi inizia la menopausa? E poi non è facile concentrarsi: c'è il gatto che prova il miagolìo, il cane che abbaia e fa la prova della pisciatina, il tacchino non si trova, forse è al bar, il piccione è impietrito e immobile manco fosse sulla statua di San Francesco, la mucca fa agitare il campanaccio e pare di essere alla Corrida, al gallo non sta su la cresta, la gallina sta seminando piume come pollicino seminava le briciole, il toro non trova le corna e la moglie gli ha urla “Nel caso te le faccio io”, il Pulcino, tutto infagottato di giallo vestito che ci guardava come una nonna può guardare dieci nipoti deficienti e scuoteva la testa mormorando “Mah!”
Per non respirare più quell'ansia esco in cerca della mia famiglia. Scorgo il Santo che si nasconde dietro un palo e man mano che mi avvicino si copre il viso con le mani.
“Amore!”
“Ma dice a me? Io non la conosco...”
No, ma mi ama. Me l'ha dimostrato perché mi ha fatto tante fotine. Venute bene e ferme come se fosse stato su una zattera in un giorno di libeccio, però me le ha fatte. Alice invece era già seduta tra la mì mamma e il mì babbo. Ci sono anche loro!Dio, come quando avevo dieci anni alla recita della scuola!Realizzo che ne ho quasi quaranta, sono sposata a un uomo che sta rispondendo “Io? Marito di Simona? Oh no, mi deve aver scambiato per qualcun altro!” e una figlia adolescente che dopo questa performance probabilmente verrà portata via dagli assistenti sociali.Che dire, tutto nella norma.
Oddio sta quasi a noi!Mi devo preparare!Corro a mettermi un foulard sulle spalle, uno in testa,inforco gli occhiali, agguanto la borsa e Lorenzo dopo averci ripetuto la scenetta, tranquillizzato e incoraggiato ci dice “Tra tre minuti in scena!”
“Lorenzo”
“Eh”
“Ma non bisogna dire cose di buono augurio tipo merda merda merda?!”
“Sì, merda!”
“Ecco, sì. Merda. Speriamo non ce la tirino”
In quel momento non mi ricordo più neanche una battuta, mi incepperò, lo so. E farò una stragrande, stratosferica, gigantesca figura di merda.
Ci avviciniamo al palco. Tra un minuto tocca a noi. Mi sento stringere l'avambraccio, mi giro e Sara mi guarda con orrore sibilando:
“Io. Non mi ricordo. Un cazzo. Vuoto. Nulla. Non ce la faccio”
Io l'ho guardata, mancavano davvero pochi secondi ed è scattato qualcosa, quello che probabilmente mi aiuta ad essere così idiota. L'ho fissata e ho mormorato “Non c'è problema. Andiamo a braccio. Te dì quello che vuoi,quello che ricordi. Io ti vengo dietro” Incoscienza pura. Un salto nel vuoto, così, davanti a una piazza piena di gente. Tanto cosa c'è da perdere? Nulla. Si fa una figura di merda? Capirai, ne ho collezionate a centinaia. Si farà ridere? E' il nostro intento visto che è un testo comico.Non c'è più tempo, tocca a noi.
E quando ci sei, poi lo fai. Perché tornare indietro è ancora più difficile che andare avanti e allora famolo bene!Entro e prendo la parola anche se il dialogo non doveva partire da me, ma io e Sara sono dieci anni che ci frequentiamo tutti i santi giorni e ormai ci leggiamo quasi nel pensiero.Lei mi sta dietro, io ribatto, poi incomincia la scenetta vera e propria, infarcita di espressioni personali, non da copione, un po' a braccio, un po' fedeli, un po' sminchiate, ma oh! Se mi chiamavo Virna Lisi non ero certo qua!Ci hanno detto che abbiamo avuto i tempi giusti, che non ci siamo inceppate, che siamo state anche molto sciolte e il “Bravissime!” dei ragazzi della compagnia vale più di mille applausi e risate che comunque ci sono stati.
Vabbè, dai, non è che domani c'ho Kenneth Branagh che mi viene a suonare all'uscio per propormi di recitare l'Amleto, però minchia, per essere la prima volta va bene. Cioè, mica è facile.
Okay, probabile che sia venuta fuori una cagata, ma quando dici merda merda merda! alla fine un po' te la tiri, no?
Nel frattempo il Santo non era più dietro il palo ma vicino al palco e qualcuno mi ha giurato che l'ha visto ridere.
Che poi, il vero coraggioso, alla fine è lui. Che dopo vent'anni con una come me, se ne sta sempre al suo posto invece di darsela a gambe, che accoglie tutte le mie pazzie con una flemma che io non c'ho nemmeno se mi inietti in vena dei sonniferi, che è talmente abituato alle mie stramberie che se io un giorno entrassi in casa e gli dicessi “Sai, ho deciso di buttarmi col paracadute vestita da clown per poi atterrare sul tendone del circo Orfei” lui risponderebbe “Ah sì? Bene. Stasera che c'è per cena?”

Insomma, dicevamo? Ah sì, dopo siamo andati in scena col Pulcino Pio...
No, ma scrivo un altro post.
Promesso.



mercoledì 17 ottobre 2012

Noi dalla Parodi Atto II (la puntata)




Eccoci qua, finalmente la puntata è andata in onda e quindi posso tranquillamente pubblicare il post (capirai...)Dove eravamo rimasti?Ah sì, quando abbiamo scampato per un pelo l'omicidio del ragazzo della spunta (ma come parlo?)
Comunque, eccoci finalmente dentro gli studi.Nel cortile per la precisione.Vorrei dare un nome al ragazzo della spunta perché, dopo averci spaventate a morte, si è rivelato un ottimo accompagnatore. Lo chiamo chessò...Salvatore (l'accompagnatore).
Ci siamo? Bene. Salvatore dopo averci gestito tipo un pastore con le sue pecore ci dice “Avete bisogno di qualcosa?”
C'è chi ha risposto “Un caffè”
chi “Un bagno”
e quando è toccato a me ho detto “Una doccia, grazie”
Ero fradicia, con le ascelle che si appiccicavano tra loro come due fette di pancarrè con la sottiletta, avevo i piedi talmente caldi che se mi toglievo gli stivaletti, ci sarebbe stata un'altra tragedia nucleare tipo Chernobyl. Santoiddio, c'avevo messo un'ora a prepararmi e adesso ero tutta da rifare.
Ora, non esageriamo, sennò pare che io se mi agghindo divento figa. Cesso sono e cesso rimango, sia ben chiaro.Io non mi vesto Prada, mi vesto Pozzi Ginori.
Io e Malù comunque siamo un po' eccitate all'idea di essere dentro. Il fatto di essere fuori (di testa) ormai è appurato.Salvatore ci fa accomodare al bar degli studi per farci firmare la liberatoria. Una roba lunghissima con parole troppo televisive, troppo grosse, troppo incomprensibili. Infatti, a fiducia, firmo senza leggere e potrei benissimo vedermi recapitare a casa, da un giorno all'altro, un'enciclopedia sugli animali di 90 volumi o tre divani maculati da pagare a rate per i prossimi 5 anni..Ergo: non so che cazzo ho firmato. Vi dico solo come lo  abbiamo fatto : appoggiate su un bidone della spazzatura.Un profumo di Chanel numero 5 che non vi dico.
Salvatore si aggira tra di noi, parla al telefonino e si preoccupa che vada tutto bene.In effetti è tutto perfetto se non fosse che ci sono 35 gradi, siamo al sole e abbiamo un po' fame. Sicure che ci avrebbero chiamato di lì a poco, io e Malù decidiamo di non mangiare “Non vorrai mica entrare negli studi con le briciole sul foulard!”
“Ennò!Metti che poi mi rimane una foglia di lattuga sui denti, pensa che figura di merda!”
E allora, mentre aspettiamo che ci chiamino, ci guardiamo intorno e tho!La macchina di Donna Avventura!Avete presente, no? La trasmissione dove ci sono 6 gnocche che sembrano uscite da Miss Italia che girano il mondo in macchina, quelle che la più brutta è appena uscita dalla selezione per Veline, quelle lì. E parcheggiate davanti a noi ci sono le loro auto. Voglio dire, che ce manca a noi?
“Malù, vieni, facciamoci la foto con quelle auto. Sono di Donna Avventura!”
“Donnache?”
“Donna Avventura!Ma non l'hai mai vista quella trasmissione?”
“No”
“Non importa. Cosa sei te?”
“Una donna”
“Che cosa è per noi oggi'”
“Un'avventura”
“Vedi? E' perfetta. Andiamoooooooooo!!!!”
Effettivamente potremmo farla quella trasmissione. In un'altra vita, ovvio. In questa no, a meno che non mi svegli una mattina alta, bionda, gnocca, magra e con uno stacco di coscia da far invidia a Naomi Campbell.
A proposito di magre, ecco che a un certo punto nel cortile arriva una in macchina.
“Simo, ma è Benedetta?”
“Mannò!Ma ti pare che arrivi con un'utilitaria? E poi così, da sola? Figurati!”
Era Benedetta Parodi. Che è arrivata tranquillamente davanti a noi, ha parcheggiato, è scesa e ci ha salutati come se fossimo amici di vecchia data. Eccoallà. Semplice semplice, carina, alla mano e dispensatrice di sorrisi e cordialità. Sono rimasta un po' così. Non me l'aspettavo, davvero sembrava una di noi.Piacevolissima sorpresa, perché comunque ti aspetti che se la tiri un po', vojo dì, lavora in televisione, e invece niente. Bella bella.
Io e Malù, dopo che è passata ci siamo scambiate frasi intelligenti:
“Oh”
“Eh”
“Che è”
“Bho”
“Era la Parodi”
“Già, è ci ha salutato”
“A noi”
“A noi”
“Una food e minchia blog”
“Com'è bello il mondo”
Siamo rimaste lì al sole ancora un altro po' (struggendo come un tocco di burro sul fuoco), e a quel punto però ci piglia fame. Decidiamo che è l'ora del panino, del croissant , della piadina, di qualsiasi cosa sia commestibile, perché qui andiamo per le lunghe. Malù si accascia a un tavolino mentre io vado a prendere due panini. Tempo di tornare a dirle “Guarda, te lo faccio scaldare...” che intorno a noi c'è il vuoto. “Dove sono tutti?” chiedo con orrore.
“Oh, ci hanno chiamato. Ma c'è tempo...” Vedo che tutti sono già alla porta e questa mi guarda con un'aria beata come se si fosse fatta un cannone.
“Macchè tempo!!Si entra!Muoviti, vai a prendere il panino!”
Malù con uno scatto bradipino si avvia al bar e sento che dice “Presto!Il mio panino!”
“Signora, ma è a scaldare...”
“Me lo dia freddo!Presto!”
“Ma ho messo il timer...”
“IL MIO PANINO!!!” ha guardato l'omino del bar come la bambina dell'esorcista guardava il prete.Quando gliel'ha consegnato manca poco gli da anche due schiaffi.
Lei col panino mezzo ghiaccio in bocca e io con una brioche in mano corriamo alla porta dove capiamo solo la metà dei discorsi.Le solite raccomandazioni.
Varchiamo la sola con io che mi agito per scrollarmi di dosso le briciole e con Malù con tutto il panino ficcato in bocca. Giuro aveva due mascelle che pareva il Padrino.Manca poco affoga.
Dopo essersi data due cazzotti al petto per far scendere il panozzo, e avermi controllato tutta la dentatura alla ricerca di eventuali residui di cibo, finalmente ci possiamo accomodare sulle seggioline.
WOW!! Siamo dentro la cucina della Parodi!E' fantastico, troppo ganzo!Siamo anche in prima fila!(sì, okay, ho spintonato e accoppato due donnine, ma non mi ricapita più, perlamiseria!)
Io e Malù ci guardiamo intorno estasiate, ci sembra tutto bello.
“Guarda quella porta finta, non è fantastica?”
“E quella pianta di plastica?Non è un amore?”
Sentiamo la voce della regia, vediamo cavi e cameramen in ogni dove, lavagnette e telecamere, Dio siamo in tivù!E a ricordarcelo c'è Beppe. Oohh!!Io e Beppe (sia chiama davvero così) siamo diventati grandi amici. Beppe è l'assistente di studio, colui che fa da tramite tra la regia e lo studio, appunto.
Beppe ci fa provare gli applausi, ci intrattiene e alla fine propone “Se volete parlare con Benedetta, potete farlo”
Possiamo farlo? Possiamo davvero farlo?
Ma ormai manca poco e tre due uno... applauso! Ecco che arriva la Benedetta, solare e allegra come sempre. Ci propone il menù e ci presenta l'ospite del giorno.
E qui mi fermo un attimo. Perché il cerchio si chiude, perché tutto ha un senso. Chi poteva essere l'ospite se non un comico di Zelig? Eh. Quando ci siamo noi, c'è il comico, se c'erano quelle di Donna Avventura c'era Raoul Bova, ovvio. Dario Bandiera ci ha fatto letteralmente sganasciare dalle risate, ci siamo divertite da morì, davvero non poteva capitaci di meglio. E il bello è che bensì fossimo in uno studio televisivo, davvero pareva di essere tra amici. Si rideva, eravamo a nostro agio, potevamo intervenire, dare suggerimenti, fare domande a Benedetta, fare un ruttino, due puzze...come a casa appunto.
E io gliel'ho fatta. Non la puzza, la domanda. Perché lì ti fai prendere la mano e se non stai attenta ti verrebbe voglia anche di alzarti, andare accanto a lei, prendere un canovaccio e asciugarle i piatti, da tanto che è tutto così spontaneo.
“Dai Malù, fai anche te una domanda”
“Ma manco morta!”
Ora questa mi diventa timida, solo perché abbiamo un cameramen a dieci cm dal viso e che potrebbe contarci anche i peli nelle narici.
“Dai su, e fai una domandina!Ma non sei curiosa di sapere...”
“Stattebbuona!!Falla te...”
non aveva ancora finito di dirlo che agguanto il microfono...
“Scusa Benedetta?”
Ommioddio, la mia voce (di merda) rimbomba per tutto lo studio. Sono in tivvù!
E lei “Sì, dimmi”
Sì, dimmi?
Ho fatto la mia domanda, talmente intelligente, profonda e interessante che l'hanno tagliata.Cioè, proprio non ci sono.Nada, nisba, sta domanda non esiste.E' rimasta nello studio a volteggiare come un cherubino 'mbriaco. Ammetto che la mia domanda era interessante come può essere interessante sapere come combatte la nausea mattutina Belen Rodriguez, quindi è giusto che sia stata tolta.
E non solo la mia, anche quelle delle due signore accanto a me. Secondo me ci hanno scambiato per Qui Quo Qua. Ma come vi avevo detto nella prima puntata, il tempo stringeva, eravamo in ritardo e...va bene così.
Comunque Benedetta mi ha risposto come se fossi la sua vicina di casa.Va là.E' stato troppo ganzo, lei davvero la dà a tutti!La confidenza, certo la confidenza. L'ha data a me che mi intendo di cucina come mio marito si intende di manicure, per dire.Abbiamo applaudito, annusato, riso, scherzato e dato consigli. Sì, perché il pubblico mica sta zitto. Macchè. Un pollaio che non vi dico. Un bel pollaio però e quando la regia ha annunciato che avevamo finito, nessuno si è mosso. Continuavamo tutti a chiaccherare del più e del meno:
“Avrei messo più olio per friggere gli arancini!”
“Già. E se voglio far morire mia suocera le preparo la Ciccionata.”
“Allora le vuoi bene!”
“No, soffre di diabete”.
Tutto mentre la Benedetta davanti a noi parlava al cellulare coi suoi familiari. Tipo che potrei dirvi cosa ha detto a suo marito o quello che ha suggerito alla sua amica, o i suoi orari della mattina seguente. Se vi interessa fanno 100 euro a informazione. Se siete follower fanno 50.
Visto che nessuno si muoveva (intenti come eravamo a farci i cazzi&mazzi di tutto lo staff) il Beppe ha battuto le mani come per scacciare uno stormo di piccioni in Piazza San Marco e ha esclamato “Signori?!E' finita,eh? Potete andare, grazieeeeeeeee”
Ecco sì, stava per finire, ma davvero per noi era troppo presto.Malù si avvia al guardaroba insieme agli altri ma io mi trattengo. No, cioè, non posso andare via subito.Magari qua non ci torno più. E allora provo la tecnica del FDC (Facciadiculo).
“Beppe!”
“Eh”
“Posso trattenermi un pochino e fare due foto?Ti prego ti prego ti pregooooooo!!!Come fai a dirmi di no?”
Lui mi guarda, butta gli occhi al cielo, sicuramente pensa “Che ho fatto di male oggi per meritarmi questa qua” , ma mi risponde “Okay. Ma muoviti che voglio andare a casa!”
E allora corro a chiamare Malù “Lesta! Muoviti che possiamo stare in studio a fa' le foto!Corriiiii!!”
Povera, ma quante volte gliel'ho detto? Torniamo in studio, è vuoto e tutto per noi.
Chiediamo una foto con Benedetta e lei si concede volentieri. Ci sorride e alla nostra notizia di essere delle blogger se ne esce con un “Maddai!Bellissimo!”
Sì, okay, è una risposta gentile e standard. Avrebbe risposto così anche se le avessi detto:
“A casa mi aspettano otto gemellli”
“Ho fatto un lungo viaggio, arrivo da Timbuctù”
“Ho le emorroidi, ma ho scoperto una nuova cura che mi fa stare meglio”
Lancio a un ragazzo la macchina fotografica come un rugbista lancerebbe la palla ovale dicendo “Dài, facci una foto!” e ci ha scattato le foto con la Benedetta dove io sembro sua zia e Malù sua nonna.



Poi l'abbiamo lasciata libera anche e non abbiamo preteso nemmeno il riscatto. Abbiamo gironzolato tipo cani da tartufo per gli studi scattando foto effetto 'fava', tipo miro qui e colgo là, abbiamo foto del divano,delle ciotoline, della pianta finta, delle sedie...praticamente un catalogo di Mondoconvenienza.
A malincuore siamo dovute uscire (leggasi:ci hanno cacciato sennò eravamo sempre lì) e avrei voluto lasciare un segno in quello studio, chessò una chewing gum appiccicata sotto la sedia per esempio.Abbiamo ripreso la via della stazione con più calma ed eravamo così in anticipo che abbiamo chiesto un cambio di treno (nartra volta). Ma non c'erano più posti e l'omino col cappellino grigio non si è mosso di un millimetro nemmeno quando ho proposto “La prego, ci trovi un posto, magari nel vagone merci insieme alle capre!” Macchè.
Allora, visto che la giornata era dedicata all'alta cucina, siamo andate...al Mc Donald's. Che dopo la Parodi ci sta una meraviglia, no? Solo noi possiamo fa' na cosa del genere.



Sul treno di ritorno dall'eccitazione abbiamo rifatto casino (ogni scusa è buona) e abbiamo fatto credere a tutti che la prossima edizione la conduciamo noi.Così.
Però è stato anche un viaggio all'insegna di confidenze, tipo che io e Malù sembravamo nel confessionale del Grande Fratello.
Perché lei può dire cosa le pare, ma mi ama, non c'è niente da fa'.
Mi ama così tanto che quando Andrea è venuto a prenderci mi ha consegnato a lui dicendo:
“Ma come fai? Ma come cappero faiiiii??? Io sono solo dodici ore che la sopporto e mi verrebbe da farla fuori!”
“Pensa come sto messo io,son 21 anni che è al mio fianco...”
“Poverino, guarda non so che dirti...una tragedia...” Nel frattempo è partita una colonna sonora strappalacrime e poi si sono abbracciati piangendo.
Non capisco. Sono solo un po' vivace.Che diamine.
Comunque è stata un'esperienza bellissima, ci siamo divertite un monte, tutto lo staff molto molto carino...e sì, c'hanno fatto impazzì con la messa in onda, tanto che abbiamo temuto che l'avessero persa.
Che voglio dire, quando ci siamo noi, può succedere questo e altro.
Ah sì, la prossima volta partiremo con Donna Avventura.
Prima però andiamo a Lourdes.

P.S. La puntata è QUI :-D



sabato 13 ottobre 2012

Pensavo fosse una cornice invece era un vassoio.





L'altro giorno stavo scegliendo una cornice dove mettere una nostra foto.Dopo aver toccato, credo, 45 cornici diverse tra plastica, finto argento, sughero e pannolenci, mi imbatto in delle semplici cornici di legno, vagamente shabby. Ne prendo una e mi aggiro ancora per il negozio di casalinghi.
Tho!Guarda belline queste tazzine.Ne prendo sei, via. Sì, ma dove le metto? Il cestino non l'ho preso, mapporc...vabbè le appoggio qua sulla cornice.
E qui FOLGORAZIONE.
Guardo la cornice con le tazzine sopra e non vedo più una cornice, vedo un vassoio.
Un piccolo vassoio con manici, decorazioni e tutto il cucuzzaro. Tutto nella mia testa ovviamente. Velocemente, come quando mi parte l'embolo creativo, i miei tre neuroni si mettono al lavoro e in quattro e quattr'otto elaborano tutto il materiale necessario e tutti passaggi. Ed ecco che oggi vi faccio vedè come una semplice cornice da cinque euro, si può trasformare in un oggetto molto carino e originale (Seee originale. Diciamo carino, và.)
Praticamente da così:

A così:


Occorrente:
-una cornice di legno (io ne ho prese quattro: due bianche e due azzurrine, vorrei farne dei regali. Potete anche prenderla in legno naturale e poi dipingerla del colore che preferite)
-ritagli e avanzi di stoffine colorate

-passamaneria per i manici + fettuccia rigida (che trovate in ogni merceria)

-fiori, nastri,perline, rosine...insomma tutto ciò che compone una bomboniera (MAI gettare le bomboniere, sono una fonte preziosa di oggettini che all'occorrenza possono tornare utili)
-colla a caldo
-un trapano
-un marito che usi il trapano.

Per prima cosa prepariamo la cornice togliendo la stecca dietro che serviva d'appoggio. Poi smontiamola e pratichiamo i forellini col trapano. Se sapete usarlo da sole, bene.Altrimenti chiedete aiuto al marito, compagno, amante o vicino di casa. Se è figo anche meglio.Avete fatto i buchetti? Bene. Il vicino di casa figo non vi ha chiesto un appuntamento? Male!
Comunque.Lasciamo da parte la cornice e dedichiamoci ai manici. Cucite all'interno della passamaneria la fettuccina rigida. La striscia per ogni manico è circa 30 cm (passamaneria) , mentre la fettuccina rigida è di circa 11 cm.Centratela e cucite. Fatto? (minchia, mi sembra di essere Giovanni Muciaccia)
Ora non vi resta che far passare i manici così composti dentro il buchetto. Può darsi che vi esca qualche parolaccia perché agli occhi vi si presenterà questa immagine: passamaneria enorme, buchetto piccolo. Ma come si compie il miracolo del parto (dove da un buco grosso come una susina esce una testa grossa come un melone), riuscirete anche voi a far passare il tutto.E vostro marito può assistere allo spettacolo munito di telecamera (Il segreto è arrotolare all'estremità del manico del filo molto stretto, in questo modo il nastro decorato si assottiglia e passa senza problemi).
Una volta passate le estremità del nastro fateci dei piccoli nodi.

Adesso dedichiamoci all'interno. Qui devo aprire una parentesi. Al momento della folgorazione mi sentivo come Colombo quando scoprì l'America: un genio. Oggi, googlando un po', mi sono accorta che sta cosa viene fatta spesso. Come dormo io nessuno mai. Ma i vassoi che ho visto io erano dipinti, fatti a punto croce, a punto pieno... e poi le maniglie ce le hanno messe vere. Tipo la maniglia del comodino per intenderci. Invece qua vi mostro come possiamo creare il tutto con qualcosa che abbiamo in casa o al massimo acquistare a 1 euro il metro. In tempi di crisi cerchiamo di fare economia, nevvero?
Dove eravamo rimasti? Ah sì, l'interno. Come vi ho detto in questo post amo molto il patchwork e quindi le stoffine non mi mancano. Ho cucito insieme sei quadratini di stoffa 10x10, l'ho stirati con l'appretto per schiacciarli per bene e li ho messi all'interno. Ho rimesso il tappo, chiuso la cornice e voilà, il vassoio è pronto. Ho aggiunto alcuni dettagli, perché io sono anche un po' frù frù, oltre che rincoglionita.
In quello bianco è una composizione tolta da una bomboniera,che ora minimo la sposa la riconosce e mi fanculizza. No, ma invece dovrebbe essere contenta. Voglio dire, tutto il parentado, una volta arrivato a casa, lancia con triplo carpiato la bomboniera nell'immondizia spesso senza nemmeno mangiare i confetti. Invece io guarda che utilizzo che ne faccio.Dà un tocco romantico a un vassoio. C'è da esserne contenti!(sono un po' paracula, vero?)
In quello azzurro invece ho creato un fiocchetto con nastro di raso e incollato un coniglietto che stava attaccato a una molletta per panni. Avete presente i chiudi pacco a molletta? Ecco, basta staccarlo dalla molletta e diventa un'altra cosa.












Volendo potete rifinire l'interno anche con nastro di pizzo, roselline (come ho fatto io) o con qualsiasi altra cosa che vi venga in mente.
Ho finito.
No, vabbè, non è che sia chissà cosa, però è divertente, si fa presto, costa pochissimo e fate conto che in un pomeriggio ne ho finiti due e iniziato il terzo, che avrà altri colori e altri dettagli, ovvio.
Se volete cimentarvi secondo me dovete acquistare solo la cornice, il resto è in casa, lo so, lo so!!

P.S. Ma se i Candy fossero a norma di legge, o com'era bellino questo come premio per un mio Candy autunnale? Invece 'nsipoffà. Posso dire chepalleeeeeeeeeeeeee!?!?!?!?!?!!

venerdì 12 ottobre 2012

I DELIREMEMAMI (Adoro!!)



“Guarda un po', che ne pensi?”
Sono nella mia cameretta con a fianco mio fratello.
Il bello è che non siamo nell'83, ma nel 2012. Io ho 39 anni e mio fratello 34.E la cameretta ha assunto un aspetto leggermente diverso. Non è più mezza rosa e mezza blu, ma è molto maschia, rivestita di poster e aggeggi che stanno bene proprio nel periodo di Halloween. Ma oh, i gusti non si discutono. Se provo a mettere un poster del genere in casa mia, scapperebbe anche la gatta, per dire. E' che io di musica non è che ci capisca molto, e in questa camera adesso si respira pure quella.
Comunque dicevo: mio fratello mi fa “Che ne pensi?”
E sulla sua televisione parte un video.
La mia bocca assume questa forma: O e giuro non mi sembra vero che mio fratello sia proprio là, dentro il tubo catodico.
Mi fa un effetto strano, soprattutto perché è vero. Il gruppo di mio fratello, i Delirememami, ha inciso un album Se fosse per me e questo è il video del singolo.Vi avevo già parlato di loro qui e qui, e forse anche  altre volte, e ora ci siamo.
Sapete che in questo blog non si parla mai di musica, ma stavolta mi sento di farlo, non solo perché è mio fratello (che come dice Pino Daniele 'Ogni fratello è bello a sorella soja'), ma perché so cosa c'è dietro. In primis una grande passione, che è il motore di ogni progetto.E lui ce l'ha. E tanta.
Il bello è che da piccolo voleva fare l'esploratore,il meccanico, il fantino, il corridore, il motociclista e si volle far comprare una chitarra.
Ora suona la batteria. E' coerente come la su' sorella.
Il bello è che pensi che uno si è fatto un bel po' di scuola per suonarla così bene.Invece ha imparato da solo, ha visto che sapeva usare quelle bacchette sui tamburi meglio di un cinese con un piatto di riso. Le fa rullare e roteare con la maestria di un prestigiatore, le manda in aria e le riprende come uno sbandieratore. C'ho provato io e manca poco mi porto via un occhio. Per me lui ha avuto quelle folgorazioni che ti colpiscono un giorno e prendono forma man mano che passa il tempo. Tipo “Oh!Ma io son portato per suonare la batteria!” per la gioia di mamma e papà, ovvio. Che non vi dico durante le esercitazioni in casa. Babbo a fine giornata raddrizzava tutti quadri, per dire.
E poi è arrivato il gruppo. Un gruppo, che vojo dì, qualche soddisfazione se l'è levata. Hanno aperto concerti importanti come quelli di Simone Cristicchi, i Nomadi, Bandabardò, Roy Paci e Aretuska, Buena Vista Social Club e altri.
Un gruppo musicale nato dall'amore per la buona musica, con un occhio al sociale che davvero non ha niente di scontato.
Ottimi tutti i componenti, con la voce Marco Catola che è in qualche modo il simbolo dei Delirememami, con la sua immagine graffiante e sopra le righe (che io adoro). Autore di testi con una profondità che lèvati.
L'altra voce Annamaria Raffa che dà ai pezzi un tocco femminile e a mio parere gitano.Una cantante che non sciommiotta, che non imita, che non 'somiglia a'.(Che quando provi ad emergere è un rischio che purtroppo corri). Lei ha il suo stile e in questo è unica.
E poi Daniele Burchi alla chitarra e Donatella Mariotti al basso con una carica e una preparazione non indifferente, Marco Marini ai fiati che dona alle canzoni dei Delirememani un tocco inconfondibile e prezioso, col quale crea un filo conduttore tra tutte le melodie.
Infine Roberto Fruzzetti (detto Bufera) alla batteria.
Ehm...
No vabbè, è mio fratello, non riesco a essere obiettiva. Potrei dirvi che suona bene a bestia, che quando l'ho visto suonare per la prima volta in pubblico mi sono commossa, che me lo ricordo piccino e ora mi fa i concerti, che è riuscito, lui, a coronare il suo sogno, anche se siamo solo all'inizio. Infatti vi chiedo (vi chiedo mai niente, io?Per me, dico) di far girare il video, per far sì che il gruppo venga conosciuto il più possibile, che continui questo sogno e questo progetto fatto da ragazzi con una grande passione nel cuore e una grandissima conoscenza musicale. Perché davvero la musica può fare grandi cose.
Qui c'è il video del singolo:

ditemi cosa ne pensate, e facciamolo girare.

Come ha detto la mia amica Simona “Mi piace questo incrocio Irish-pizzica!”
Insomma, chiamatelo come volete, ma a me garba una cifra!
Infine pubblico anche il testo che davvero merita una riflessione:

Puoi pagare un militare con il prezzo di una battaglia. Giocare con la sua vita, fargli vincere una medaglia. Usarlo per la pace in nome di una guerra, torna eroe in una bara un altro padre di famiglia. Sulle coste puoi raccogliere uomini senza scelta, sopravvissuti senza acqua sopra una scialuppa. Sono cotti dal sole, che è su tutti sulla testa, anche sopra chi si sente invaso e si mette subito sull'allerta.
Terrò per me il sidro di mele...prima che il tempo lo faccia diventare vino! Poi...terrò per voi il vino da bere...prima che il tempo lo faccia diventare aceto. Puoi cambiarci la cultura con i talk show per l'istruzione, gratta e vinci, cocaina, nei cent'anni alla pensione. Puoi in Val Susa malmenarci a tutta birra per Lione, restano in tenda i senzatetto o dentro ville di cartone. Sui cantieri puoi trovare uomini di ferro, con lo sforzo in faccia di chi erige tutto, con la ruggine in tasca che gli corrode il volto, ai loro funerali niente fanfare, niente croci sul petto.
Terrò per me il sidro di mele...prima che il tempo lo faccia diventare vino! Poi...terrò per voi il vino da bere...prima che il tempo lo faccia diventare aceto.
With you following the path of dreams...With t you following the path of dreams...
Duecentoquaranta vittime per fare un metro quadro di un abito di visone per un set di vestiario.Pappone sul mercato è il cacciatore ordinario, ogni Stato bracconiere, contrabbandiere e mercenario. Siamo tutti quanti sopra quella famosa barca, sei miliardi di animali come dentro una stanza. Due metri sotto terra livellano la distanza tra chi beve e chi è bevuto e chi è ubriaco abbastanza.
Terrò per me il sidro di mele...prima che il tempo lo faccia diventare vino! Poi...terrò per voi il vino da bere...prima che il tempo lo faccia diventare aceto.
...Wait me, take me following the path of dreams. Because you can' t realize yourself if you don' t share your joy! 
Buon ascolto.
P.S. Grazie a chi condividerà questo video. Farete felici il gruppo, ma soprattutto me.






giovedì 4 ottobre 2012

Totò e Peppino a Milano




E allora, come vi avevo detto,  siamo state a Milano dalla Parodi. Ce l'abbiamo fatta, più o meno.
Dico più o meno perché non potete immaginare, ma davvero, che viaggio della speranza abbiamo fatto.Me lo ricorderò finché campo.Un ringraziamento particolare a Letizia che si era offerta di venirci a prendere alla stazione e di scortarci fino agli studi. Purtroppo, per un contrattempo, non ha potuto raggiungerci. Io, avendolo saputo dopo essere uscita di casa, non mi ero portata dietro tutte le sue preziosissime indicazioni, convinta di poterla prima abbracciare, e poi di averla con noi. Avevo un asso nella manica, e che asso!Ma non ci siamo perse d'animo. In compenso abbiamo perso dieci anni di vita, cosa vuoi che sia.
Partiamo?Partiamo.
Arrivo a casa di Malù con un certo anticipo. Quando dico con un certo anticipo intendo che manca poco la trovo in pigiama col capello modalità 'sminchio'. Mi metto, come al solito a parlare in modo pacato (tipo un venditore di cocco sulla spiaggia, avete presente?) e mi rendo conto che in sei secondi le ho svegliato tutta la famiglia. Ma che sveglia simpatica che sono!
Dopo le piccole raccomandazioni di Malù a tutta la sua famiglia, tipo “In frigo ci sono 76 porzioni di lasagne, otto fagiani ripieni, quattro torte di cui una alla panna, venti kg di frutta e cento litri di latte” siamo potute partire con una certa tranquillità. E mi sono sentita in dovere di ricordarle che stavamo via solo una giornata e non dodici mesi.
Il tratto Pisa- Firenze è stato veramente una passeggiata. Il bello arriva dopo.
Appena arrivate a SantaMariaNovella (e se c'era qualche altro santo era pure meglio) ci siamo accorte di avere non solo saturno contro, ma probabilmente tutta la galassia.
Per prima cosa Malù mi rimane rinchiusa nel cesso. E dove sennò?
Entra prima lei nella porta a destra. Dopo pochi secondi entro io in quella a sinistra. Faccio i miei comodi e quando esco non la trovo. Guardo a destra, a sinistra, nel cestino della pattumiera, nel lavandino...niente. Prima che stia per accucciarmi per controllare sotto tutte le porte, arriva lei così scarruffata che sembra abbia avuto un amplesso con lo sciacquone.
“Oddio!Son rimasta chiusa dentro!Non mi si apriva più la porta!Era difettosa!”
“Ma come difettosa. Non sarai riuscita te ad aprirla!”
“No, ti dico era difettosa!Mica sono scema!” e lì qualche dubbio...
Decido di crederle, ma badate bene cosa vi dico: da lì in poi la soprannominerò 'Sliding doors'. Potete capire quali problemi abbia avuto durante la giornata.
Uscite dal cesso ci dirigiamo tutte tronfie al cartellone delle partenze per scoprire con ORRORE che il nostro treno era in ritardo di ben 45 minuti. Ci son cascate le braccia, le orecchie e pure le ovaie.
Avremmo fatto non tardi, tardissimo per la convocazione agli studi di La7.
Dopo aver esternato il mio disappunto come un camionista al quale si forano improvvisamente tutte le ruote del camion, ci dirigiamo al bancone informazioni per avere delle spiegazioni.
Malù aveva uno sguardo tipo pastore bastonato (con capra morente sulla spalla) del presepe, io sventolavo il nostro biglietto come una spagnola incazzata sventola un ventaglio.E se non trovavano una soluzione gli avrei pure ballato il flamenco su tutti i computer.Ho cominciato a fa' na sceneggiata che manco Mario  Merola “Lei non sa chi siamo noi!Dobbiamo essere a Milano entro l'una!” E poi lanciavo parole altisonanti (senza dire un cazzo, praticamente) con Malù che cercava di appoggiarmi:
“Gli studi di La7!”
“Sì, gli studi di La7...”
“La redazione...vi faccio chiamare dal direttore!”
“Vi fa chiamare dal direttore...”
“Telefono al mio avvocato!Esigo una spiegazione!”
“Una spiegazione...”
“La Parodi non inizia senza di noi!”
“Senza di noi...”
Praticamente un eco.Paro paro.
Alla fine sarei partita anche con un calesse pur di esserci, e allora mi son quasi buttata sul bancone implorandolo “La preeeego!Ci trovi un treno, un'alternativa!Ma lo vede come siamo conciate? Guardi qua chi mi devo portar dietro: un eco. Non ha un po' pietà di me? La preeeego, ci metta su un altro treno. Prometto che vi lavo i vetri di tutta la carrozza, ma ci metta su un altro treno per Milano. La preeeeego!” Minchia, quando dico la preeeego così, belo che sembro la capra di Heidi.
Fatto sta che l'omino ci imbarca in un treno alternativo che ci avrebbe comunque fatto arrivare 'solo' mezz'ora prima della convocazione. E una volta alla stazione  di Milano, dovevamo prendere la metro e farci un pezzo a piedi. Mission Impossible.
Sul treno per Milano abbiamo fatto un casino che nemmeno due treenni all'asilo. E zitte zitte ci siamo pure inquattate nella prima classe. Ma ci hanno scoperto. Il controllore col braccio teso e l'indice puntato ha sentenziato “Ennò!Qui non ci potete stare. Di là!Dovete andare di là”
Sbuffando come due adolescenti sorpresi a fumare in bagno ci siamo accomodate in seconda classe, dove abbiamo dato il meglio di noi stesse: visto che andavamo nella città della moda ci siamo date da fare.Abbiamo apparecchiato il tavolo giusto per darci un tono con cellulari, 18 paia di occhiali (Malù ne ha indossate tre paia tutte insieme ed era così disinvolta che sembrava lo facesse tutti i giorni) libri, penne e quant'altro. 
Poi abbiamo cominciato a farci le foto sceme.Dico sceme perché non ne è venuta una per il verso. Grazie agli enormi finestrini, i nostri primi piani sono per così dire...mistici. Abbiamo un'aurea intorno alla testa che pariamo la Madonna.Un'apparizione.

Consapevoli che avrebbero potuto lanciarci dal finestrino tutte e due abbiamo continuato a dispensare minchiate una dietro l'altra.Però non ci hanno cacciato, anzi.Come dico sempre: ilarità chiama ilarità. Non c'è niente da fare, è contagiosa. Infatti una signora dall'altro lato del corridoio (che poteva benissimo avere l'età della mì mamma) con una vecchietta accanto (che poteva benissimo avere l'età della mia amata nonnina) se ne è uscita con “Se volete vi faccio delle foto. Siete troppo simpatiche!Mi sembra di capire che per voi sia un giorno speciale”
E c'ha fatto un book. “Signora!Sappia che le foto che sta scattando andranno tutte su Feisbuc!Mi dia il cinque!” E quella dietro si affacciava a vedere. E quello accanto rideva. E dai sedili in fondo sbucavano teste. Alla fine, quando siamo scese dal treno, ci ha salutato tutto il vagone.Per dire.
Ah sì, vi confesso che abbiamo fatto credere a tutti che eravamo giornaliste freelance con due articoli da preparare e da mandare in stampa domani.Il giornale si chiamava 'Grazialcazzo', in contrapposizione all'ormai sorpassato Grazia.
E Malù, che prima è diventata viola e mi diceva “Stattezzitta!” ha cominciato a prenderci gusto e a un certo punto non si fermava più. Sparava cazzate a voce alta una dietro l'altra. “Basta!Ora lo dico al nostro direttore!Voglio lasciare la scrivania, io voglio fare la freelance!Sono troppo lance!L'articolo di domani è sensazionale, c'è lo scoop!Lo scoop!” Cristo, Gassman ha un degno sostituto. Manca poco le faccio l'applauso! Poi vabbè, si è piazzata davanti al portellone del treno e le si è aperta la porta alle spalle. Ma è routine. Ha dei problemi con le porte, sta donna.
Da lì, avevamo nemmeno mezz'ora di tempo per arrivare agli studi.Scendi le scale, sali le scale, fai il biglietto, passa il tornello, monta le scale, vai a destra “Muovitiiiiiiiiii!!!” vai sinistra “La linea verde!Lestaaaaaaaaaaa!!!” corri forte, possibilmente senza inciampare “E' quàààààà!!No, è di lààààààà!!!” rimonta le scale “Corriiiiiiii!!!Minchia, ma dopati la prossima volta!”
Malù non pervenuta. Mi ha fanculizzato trecento volte al minuto ansimando “Tu mi vuoi fa' morì!Mi avrai sulla coscienza. E vai pianooooooooo!!!”
“Corriiiiii!!!! Marò che palla al piede!”
“Assorate!”
No, ma ci amiamo. E poi come avevo annunciato (ma come mi/ci conosco bene!) abbiamo fatto proprio come Totò e Peppino: abbiamo chiesto informazioni. Secondo voi troviamo un italiano? Ma figurati. Ci son capitati nell'ordine: una spagnola, un' indiana e alla fine c'ha risposto un tunisino che visto che continuavo a chiedergli “Ma dici qui? Dobbiamo scendere qui?”  esausto ha mormorato “Segui me!” e siamo andate dietro a lui. Poraccio. Che giornata.
Controllando l'orologio ogni dieci secondi e scandendo le fermate della metro come un countdown di fine anno, siamo caraccollate giù dalla metro con le palpitazioni a duemila e l'ascella commossa. Giuro ero pezzata come una mucca. E sì, la risposta è sì. Ho dovuto bussare alla spalla di Malù, che guardava la porta chiusa tipo sindrome di Stendhal chiedendosi 'Perché non si apre?', quando tutta la gente stava scendendo dietro di lei.Insomma dicevo:risali, riscendi, risali, vai a destra, vai a sinistra. L'uscita della metro ci partorisce in Piazzale Udine con trenta gradi e sole in capoccia, dove letteralmente ci buttiamo in mezzo alla strada rischiando di farci mettere sotto. Arriviamo agli studi correndo come pazze.La convocazione era per le 14.00 , noi tagliamo il traguardo alle 13.57. We are the champions. Lì ci accolgono una ventina di persone fresche come rose appena colte che ci guardano come se fossimo due cocker lasciati sul ciglio della strada. Effettivamente l'affanno, il sudore e la lingua penzoloni non è che aiutano molto. Riusciamo ad ansimare il nostro nome solo dopo esserci attaccate a una bombola d'ossigeno e il ragazzo che fa la spunta dei presenti ci fa prendere un colpo. Prima scuote la testa, poi dice no, ma alla fine ci trova; eravamo le ultime. Io qui ve lo confido: si fossero dimenticati di segnarci, dopo tutto quello che avevamo passato per arrivare fin lì, sarei andata comunque in onda a La7, sulla cronaca nera del telegiornale, perché un morto ci sarebbe scappato di sicuro.
Dopo...
Ah no. Mi devo fermare. Giuro. Fosse per me vi racconterei tutto adesso, ma non posso. Indovinate perché? Bravi. Perché la puntata non è ancora andata in onda, quindi io non posso dire niente, né chi era l'ospite (uahuhahahuah!!!), né cosa ha cucinato Benedetta, né cosa è successo dentro lo studio, ma soprattutto cosa ho fatto io. Perché qualcosa ho fatto. L'ho proposto a Malù e lei mi ha detto “Ma manco morta!” E allora l'ho fatto io, figuriamoci se mi vergogno.Dio, che ganzo!Se la scena non viene tagliata, perché hanno ripetuto mille volte “Stiamo sforando!Stiamo sforando!” con la stessa intonazione di “Lo stiamo perdendo!Lo stiamo perdendo!”. Vabbè, spero di no.
Abbiamo chiesto quando andrà in onda la puntata e ci hanno risposto tre giorni diversi, quindi o Lunedì 8 Ottobre o Martedì 9 o Mercoledì 10. Anche se Lunedì 8 alla fine lo hanno ripetuto quattro volte, quindi è il più papabile.
Non mi resta che darvi appuntamento tra qualche giorno quando avrò visto la puntata, perché voi (se vorrete) vedrete cosa è accaduto in tv, io vi racconterò il dietro le quinte.
p.s e non tentate di corromperci!Abbiamo firmato una liberatoria, ergo: ci denunciano!!
p.p.s.  Quando Malù si decide a mandarmi le foto, le metto eh?
So' arrivate.Riaggiorno il post con le foto. Ci vuole pazienza con gli anziani.


Curiosità:
-Malù per l'occasione ha acquistato il libro della Parodi. Peccato che il libro fosse di quando stava a Italia1.
Tanto pè non farsi mancare una manciata di figure di merda.E siamo solo a metà percorso.





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