mercoledì 25 settembre 2013

Parlare chiaro




Lo so, è un discorso trito e ritrito, di grande attualità, sa di letto e riletto e già visto, ma davvero io non riesco ancora a capacitarmi sulla naturalezza con la quale alcune ragazzine si fotografano mezze nude e postano tali foto su FB. Non ce la faccio. Scusate, sarà la vecchiaia, sarà la menopausa, ma proprio non ce la fo. La cosa più sconcertante, secondo me, è che spesso sotto tali foto c'è il  mi piace della madre o col cuoricino o con un bel commento tipo "Bella de mamma!"
Ora. Ci sono foto e foto.
Se tu, tredicenne o quindicenne o dodicenne (a volte anche meno) posti una foto in cui fai la linguaccia e scrivi "Odio la prof di mate che mi ha messo 5 nell'ultimo compito" avrai il mi piace di tutti i tuoi compagni, avrai commenti (fatti dalla tua amica del cuore) di quanto sei brutta quando fai la linguaccia, avrai tua madre che non ti scriverà niente, ma in compenso ti dirà "Invece di mettere ste foto idiote, studia! Che se al prossimo compito prendi 5, vedi come ti giochi la pallavolo!" E fin qui, anche se discutibile, direi tutto nella norma. Ci può stare. Che male c'è? Come i miliardi di status sul pallone dei ragazzini, sul primo amore, gli aforismi estrapolati dai link, qualche status con alcuni errori di grammatica, la foto del nuovo taglio di capelli (che la stessa amica di prima commenterà con un Wow!Sei strafiga!) e i consigli su quale smalto è migliore per tenuta, durata e cazzi vari.
Okay.
Poi ci imbatte sull'altra faccia della medaglia. Tipo le ragazzine della stessa età, truccate che nemmeno Lady Gaga, che postano foto in bikini o in mutande e reggiseno in pose ridicolmente sensuali davanti allo specchio.
Tu madre, che vedi tutto questo, spiegami. Spiegami cosa  ti garba di tutto ciò. Illuminami d'immenso. Dimmi perché permetti una cosa del genere. Perché sei tu che lo permetti. Tu e tuo marito. E non mi venite a dire che non lo sapete perché non ci credo manco a morì. Lo sapete e vi va bene. Come vi va bene sapere che nel migliore dei casi fioccheranno commenti volgari da ragazzini stupidi e nel peggiore ci sarà un adulto, che alla vista della vostra ragazzina con le tette quasi di fuori, si aprirà la patta dei pantaloni. No, voglio dire, c'avete pensato un attimino?
Io sarò all'antica, severa, acida e maligna. Non saprò assecondare le voglie, le manie e la moda di mia figlia, ma quelle foto anche no. Sono molto limitata, me ne rendo conto.
Ragazzine che sembrano piccole lolite, mezze nude e sbattute in prima pagina manco fosse una copertina di play boy. Sono io che ci vedo del marcio? La malizia, d'altronde, è negli occhi di chi guarda, per carità, ma a me vedere mia figlia che si atteggia sui social che manco Belèn mi farebbe impressione a venti, figuriamoci a dodici.
Mi è stato risposto "Glielo permetto, non puoi sempre dire di no a tutto. Te la fai nemica"
Invece così è amica. Amicissima. Soprattutto quando ci metti il cuoricino, amica abbestia, guarda.
Io so di essere probabilmente un po' troppo 'maresciallo'. Il Santo a questo punto è l'appuntato.
Alice ha dei divieti, ha delle regole, ma ha carta bianca su altro. Sa che internet è una grande risorsa, ma sa anche che nasconde delle insidie molto pericolose. Credo che per rendere un bambino/ragazzino consapevole si debba mettere al corrente  di ciò che accade nel mondo. Da quando è nata, alle otto si guarda il telegiornale, non ci sono storie. Niente cartoni, niente fiction, niente ricatti del tipo "Se mangi la minestrina, si guarda i cartoni". No, il telegiornale. Con le povere Scazzi e Gambirasio, con gli stupri in prima serata, le  guerre, con le donne assassinate da fidanzati respinti e con ragazzine violentate e uccise  dopo essere state adescate sui social. E se ne parla. Tanto. E la mia domanda è sempre la stessa "C'è questo rischio. Purtroppo c'è. Ne devi essere consapevole. Puoi usare internet per delle ricerche, chattare con le amiche su Skype per metterti d'accordo per il regalo di compleanno di un'amica, navigare su siti sicuri, per la scuola, per il tempo libero, per i libri. Se ti metti in vetrina, rischi altro. Non è detto. Ma può succedere. Secondo te ne vale la pena?"
La sua risposta è no. Ha paura. E non credo che anche incuterle paura sia una bella cosa, proprio no, non sono una madre perfetta,  ma io ci parlo chiaro. I fatti di cronaca, purtroppo, parlano chiaro. E non possiamo far finta di niente. Il nostro dovere di genitori è proteggerla, ma soprattutto farle capire i rischi e le conseguenze che comporta una certa azione da lei adottata. Non ce n'è. Se fai una cazzata, una leggerezza, te ne prendi le responsabilità. Il problema è che a volte ti stuprano o t'ammazzano prima e la responsabilità non te la prendi. Eh no, sei morta.
Credo, ripeto credo, che il dovere di una madre sia di rendere una figlia adolescente consapevole della reazione che la sua persona, il suo fisico, il suo mostrarsi, ha sulle persone dell'altro sesso. È faticoso, difficile, imbarazzante. Sa che se un compagno le tocca la guancia è tenero. Se le tocca il culo, non è tenero. Sa più che altro che se un adulto le fa una carezza sul viso è un gesto paterno, se tocca da altre parti non è un gesto paterno, è altro. E questo altro spesso non viene affrontato. Invece bisogna farlo. Il prossimo non è un mostro. Un uomo o un ragazzino non sono demoni pronti a farti del male, ma dobbiamo con tutte le nostre forze dare gli strumenti giusti affinché le nostre figlie sappiano riconoscere  o ostacolare un pericolo. Sei sei impreparata e inerme, ti fanno fuori.
Io spero che queste armi non debbano mai servire, che rimangano al loro posto in un angolino per sempre con la certezza che se ha bisogno, sono lì. Perché il mondo e la vita, madonnamia, sono una cosa bellissima che va vissuta circondandosi d'amore, di bene e di affetti.
Ma solo se conosci anche il male, sai distinguere e capire la differenza.
E se ci riesci, sei già un passo avanti.






lunedì 16 settembre 2013

Sono un animale da palcoscenico




Quando una è coraggiosa, non ce n'è.
O incosciente.
O cretina, come nel mio caso.
In questo periodo non c'ho tempo manco per respirà e non ho fatto una piega quando mi è stato proposto di ballare per l'ennesima volta su un palco in occasione della fiera di beneficenza. Inutile dire che mi hanno ancora una volta ricattato con la storia che lo facciamo per portare fondi alla scuola elementare "Pori fiji, che li vuoi lascià senza lavagna multimediale?", e per portare fondi e una mano di conforto all'ospizio "Pori nonni, due ore di svago  e una quintalata di pannoloni glieli vorrai dare, spero". E io secondo voi che ho fatto? Ovvio che ho detto di sì. La mattina mi alzo apposta per rendermi ridicola davanti a cinquecento persone, tho!
Diomio che figura di merda mi aspetta.
Io ballerò. E non una volta, bensì due. A coraggio William Wallace mi fa una pippa.
Il primo balletto non mi preoccupa. È un ballo corale, di gruppo, tipo tribù. Se faccio la furbata di mettermi in fondo mi posso muovere sciolta come un'anguilla viva nella pentola a pressione, tipo che vado di qua, vado di là e chi vuoi che mi veda. Chi vuoi che se ne accorga se non vado a tempo.
Il secondo ballo, quello per la serata clou, quello più importante, mi mette ansia. Se ci penso filo al gabinetto. Sul palco, sotto i riflettori, davanti a cinquecento persone io ballerò in coppia con un'altra. Saremo solo io e lei, la mia compare, la mia compagna di sventura, la mia gemella,  la mia gamba destra (perché il braccio è già andato). Lei, così rassicurante, così preparata, così sicura, che quando le ho mandato la mail con il link del balletto che dovevamo provare mi ha risposto più o meno "Non c'ho capito un cazzo".
No, ma son cose che ti mettono serenità. Due anime e una certezza: 'Gnaàfaremomai'.
Io la amo. È incosciente, scellerata e coraggiosa quanto me, non si mette mai i tacchi e dobbiamo ballare sul tacco dodici, porta gli occhiali ma mi ha detto che sul palco viene senza (Ve prego, io già tremo), e in due non abbiamo ancora capito chi sta a destra e chi a sinistra. Ditemi se non è una tragedia questa.
Ma dio solo sa se non ci sto provando. Ho fatto le prove. Il primo step del balletto. Sono sciolta come una gamba di un tavolo di legno massello. Leggiadra come una libellula, una ballerina di Degas. Na roba che se mi vedi ti commuovi. Inciampo pure sui miei piedi, per dire. E senza tacchi, siore e siori!Immaginatevi con quelli. Minimo mi pianto nella scenografia.
Comunque ci sto provando. Cioè, non è che uno nasce ballerino, no?
Il mio problema poi è la memoria. Io ho una memoria fotografica pazzesca. Facce, posti e oggetti me li ricordo anche ad anni di distanza. Ma poesie, canzonette e numeri di telefono detti al volo me li scordo in un nanosecondo. Tipo che se ti stringo la mano e tu mi dici "Piacere, Giulia" io mentre te la lascio mi chiedo "Chi cazz'è, questa?" Non è colpa mia, sono nata scema, che ci volete fare.
Quindi il balletto me lo studio a step. Tipo che lo guardo, memorizzo i passi senza musica, poi con la musica, poi cerco di farli uguale. Perché a vederlo, sto balletto anni '60 famosissimo, ti vien da dire "Ma è facilissimo!E che ci vuole? Lo ballavo da piccina!Va là". Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo Simona che si divincola come posseduta da satana. Non è per niente facile. Faccio i primi passi poi mi blocco, e mettendo l'indice e il pollice sotto il mento (proprio come Poirot quando interroga gli indiziati) mi chiedo "E mo? Che passo c'è adesso?" E il vuoto cosmico mi assale, in quel momento non ricordo manco il mio cognome.
L'unica cosa che mi consola è che sarò irriconoscibile. Avrò una parrucca bionda, ciglia finte, guanti lunghi neri e tacco 12 : praticamente un puttanone. Con tutto il rispetto, eh.
Non chiedetemi che balletto famoso farò. Avete tutti gli indizi del caso: anni '60, in coppia, bionde, guanti neri, tacchi 12 e uno stacco di coscia che lèvati. Ah no, quello ci manca, come ci manca un certo accento tedesco alle volte ci dovessero intervistare.
Io non ve lo dico, mi manca il coraggio. Se volete arrivateci pure da soli e vi avverto: se vi sento ridere vi prendo a mazzate!!





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