sabato 23 aprile 2016

#LaLibreriaPerSimo Cerco consigli su come organizzare al meglio la mia libreria.



Oggi, nella giornata mondiale del libro, ho guardato la mia libreria (dove infilo  i libri ai quali tengo di più, senza considerare quelli che ho ancora in garage - messi bene ma ehm...) e non mi sono detta "Oh che belli!" ma "Oh, che casino!"
Non vi soffermate su quelli in alto a destra: quelli sono in camera di Alice e sono quelli di quando era piccola. Bellini, in ordine, messi su una fila sola, ma sapete perché? Perché non vengono più presi in mano. 
Invece la mia libreria viene scossa, strapazzata, arruffata perché essendo una creativa con seri problemi di metodicità e precisione, ho qualche difficoltà a gestirla. I miei libri, che siano vecchi o nuovi, vengono ri-aperti, ri-letti, ri-prestati, ri-annusati, ri-goduti, in poche parole RI-MESCOLATI.
Presi in mano infinità di volte, cambiati con quelli sul comodino, e sostituiti con gli ultimi arrivati. Però quelli più datati mica li levo, no (siete pazzi???) li metto dietro (infatti tutte le mensole sono doppie, libri avanti e libri dietro), però poi se mi viene in mente di prendere quello dietro, tolgo quelli davanti e poi nella fretta rimetto quelli nuovi dietro e quelli vecchi davanti o un misto. Insomma, un dai la cera, togli la cera che non mi fa mai trovare al primo colpo il libro che cerco.
Roba che se ti consiglio un libro e te lo voglio prestare,  non lo trovo al primo colpo, ma mi devo lasciar guidare dal sesto senso o al massimo dal bastone da rabdomante. Tanti trovano la mia ricerca molto suggestiva, perché mentre lo cerco te lo racconto, mi infervoro e buttando all'aria i libri vengono fuori altri libri che magari non avevo contemplato per te, ma che "Tho! C'è anche questo! Devi assolutamente leggerlo!". Praticamente parto con un libro e te ne consiglio sei. La mia libreria potrebbe benissimo essere paragonata al mercatino delle pulci, quei banchi dove arruffi, dove non tutto è chiaro e limpido all'occhio, dove i libri ti vengono pure presentati di culo. I generi mescolati, gli autori pure, i gialli con i rosa, i miei con quelli del Santo e quelli del Santo con quelli di Alice che non sono altro che i miei prestati a lei. Infatti se prima lei aveva un suo spazio, adesso si è accaparrata un pezzo della nostra libreria. Quindi sì, tutto molto bello, ma per cercare un libro, anche solo per una citazione sottolineata, ci impiego lo stesso tempo che impiegherei a prendere la macchina, andare in centro e ricomprarlo nuovo.
A questo punto vi chiedo: come avete organizzato la vostra libreria

Per autore?
Per genere?
Per colore?
Per altezza?

Perché io c'ho provato ma è un gran casino comunque e non ho ancora trovato il metodo giusto. 
Se provo per altezza ho un autore sparso per tre mensole perché è ovvio che di alcuni libri ho l'edizione appena uscita (libro grande), poi alcuni in paperback (copertina flessibile e più piccola), di alcuni addirittura l'edizione economicissima. Quindi avrei una libreria precisa e bella agli occhi ma autori sparsi.

                                      (Esempio con libri molto datati, ne convengo, ma il problema si presenta con tutti.)


Per autore è molto congeniale, forse l'idea migliore, ma la libreria risulta arruffata per il motivo sopra.

C'è chi li allinea per il colore della copertina. L'effetto scenico è bellissimo ma io non ci capirei una mazza, almeno che non abbiate un trucco, in quel caso fatevi avanti.


Per genere, forse è la scelta migliore. La libreria risulta comunque arruffata, ma forse, dico forse, si va a colpo sicuro. Dico forse perché se avete un autore come me che in quattro libri ho toccato tre generi diversi, sarebbe un casino (ma i miei sono ebook quindi non ci sono problemi).

Adesso, mettetevi di impegno e ditemi voi come avete organizzato la vostra libreria e i vostri trucchi per renderla più bella e facilmente accessibile.
Per aiutarvi sappiate che in casa mia si spazia su questi generi: 
-Classici: la Austen, Shakespeare, Christie e via dicendo.
-Gialli e thriller.
-Rosa/ironici 
-Fantasy
-Ironici e/o giornalistici (Severgnini & C.)

Come li organizzereste? Perché alcune mensole sarebbero piene di un genere, mentre altre le dovrei comunque mescolare per riempirle tutte. E chi mescolo con chi? Con quale attinenza?
Mi aiutate?
Qui è impossibile ma su FB o Twitter (#LaLibreriaPerSimo) volendo, potete commentare sul link di questo post, con una foto, per farmi vedere come avete fatto. 
O se avete un blog e preferite farci un post, linkatemi e invitatemi a vedere la vostra libreria.

Forse, stavolta, ce la faccio. 
p.s. A chi mi suggerisce l'idea con la quale troverò  la mia soluzione avrà una piccola ricompensa ;-)


Grazie, bimbi, come sempre.

p.p.s. prima che qualcuno mi dica "L'unica soluzione è convertirti agli ebook" rispondo che ovviamente son già piacevolmente convertita, ho casino pure lì perché mi scarico 74977 anteprime alla volta intasando il tablet, ma che nonostante  questo vorrei una libreria più funzionale, ecco.



lunedì 18 aprile 2016

La Black Passion: torta goduriosa al cioccolato.




Io per fare una cosa (che sia una torta, uno scritto, un disegno, un ricamo...) devo essere ispirata, sennò mi viene una ciofeca.
Ieri, come si evince dalle foto, ero molto ispirata perché nel mio giardino ci sarebbe stato il briefing con le amiche del tè, per mettere in atto il prossimo evento di Maggio. Ricordate il Jane Austen Tea Party del 2014? Ricordate Un tè  a Downton Abbey del 2015? Quella roba lì. Quest'anno un altro tema fighissimo, se vogliamo ancora più difficile, una propria e vera sfida, e le sfide vanno affrontate con una torta al cioccolato, senza se e senza ma.
Quindi mi sono cimentata in una torta super golosa e cioccolatosa, semplice ma di grande effetto.
La ricetta originale è questa ma non prevedeva né la farcitura, né la copertura, e non ho rispettato manco i tempi di preparazione, ma è venuta perfetta.
Di seguito come l'ho fatta io.



Ingredienti:
- 200 g di farina 00
-200 g di zucchero
-75 g di cacao amaro in polvere
-5 uova intere
-100 g di burro
-50 ml di latte
-1 bustina di lievito per dolci
-marmellata di albicocche (o del gusto che preferite)
-cioccolato fondente per la copertura.

Procedimento:
Come sempre, per prima cosa, accendete il forno così intanto arriva a temperatura (160° forno statico).
Prendete le uova, dividetele, montate per bene gli albumi con le fruste e metteteli da parte.
In un altro recipiente montate i tuorli  con lo zucchero fino a che non si sarà formata una bella crema omogenea.
A questo punto aggiungete il burro fuso e la farina setacciata. Aggiungere un po' di latte e proseguire con il cacao (setacciato pure quello) e il lievito. Finire di aggiungere il latte per  avere un composto bello amalgamato.
Adesso è il momento di aggiungere gli albumi e mescolare dall'alto in basso il nostro impasto.
Imburrate una tortiera di circa 24 cm, versateci l'impasto e mettete in forno per circa 45 minuti.
Manco vi sto a di' della prova stecchino.
Quando la vostra cucina  sarà pregna del profumo del cioccolato che manco il negozio di Vianne del film Chocolate, probabilmente sarà ora di sfornarla.
Lasciatela freddare poi tagliatela a metà e farcitela con la marmellata che preferite.
A questo punto fondete a bagnomaria il cioccolato fondente e spatolate tipo muratore la vostra torta.
Lasciate che la copertura si freddi e diventi compatta poi inventatevi una scusa, chiamate delle amiche e in barba alla cellulite e alla prova costume  fatela fuori tutta.



N.B. Capite bene che una delizia del genere non può essere chiamata semplicemente torta al cioccolato e nemmeno torta Sacher (perché non è la ricetta della Sacher) quindi, in questa mia versione più veloce, ripienosa e con copertura fondente ho deciso di trovarle un nome chiedendo aiuto alle amiche di FB. Dopo le proposte ho preferito prima passare all'assaggio per essere sicura di scegliere il nome giusto e quindi  ringrazio Silvia Favaretto per aver suggerito Black Passion perché, signori miei, si avventavano sul vassoio con una passione, una frenesia  e gli occhi a cuoricino manco ci fosse stato Raoul Bova ignudo.



p.s. L'estate è vicina ma non non ci sentiamo manco in colpa, sia chiaro.


lunedì 4 aprile 2016

Heidi, il nostro idolo.


                                                             Foto: http://www.comingsoon.it/


È uscito il film di Heidi al cinema ed è già un trionfo. Non ne dubitavo, visto che non ho mai conosciuto una donna alla quale Heidi non stia simpatica. Heidi e la sua storia ispirano simpatia e più che altro empatia, perché Heidi siamo noi, ci immedesimiamo in lei, c'è poco da fare. Ecco alcuni punti che secondo me fanno sì che ognuna di noi si senta un po' Heidi almeno una volta nella vita.

-Viene parcheggiata in montagna da una zia che ripete “Non so davvero dove metterla, guarda.” e ci viene in mente quando mamma ci portava da nonna, ci scaraventava di fretta e furia nel salottino e sistemandosi la sciarpa diceva “Mi hanno chiamato d'urgenza al lavoro, li possino!La baby sitter è introvabile, Mario rientra alle otto e...dài che è tardi. Fai la brava con la nonna, tesoro!” Più o meno questa è la scena iniziale della storia.

-Heidi, diciamocelo, è simpatica e tutto, ma è una pastora. E a noi piace per questo. Heidi è una che del capello sistemato, delle treccine fatte bene, dei fiocchini rosa messi con dovizia sulle codine, se ne sbatte altamente le palle. Lei vive col capello selvaggio dal taglio discutibile e passandoci le mani si sente già pettinata, in pace col mondo e anche piuttosto figa. Noi vorremmo avere quella sicurezza e anche quella fortuna.

-Heidi è focosa. Praticamente vive in menopausa già dall'età di sei anni, altrimenti non si spiega come mai sta in canottiera a tremila metri sui monti e cammina scalza sui ghiacciai. Noi, che abbiamo il pigiama imbottito antitrombo a Maggio e il golfino sulle spalle le sere di Luglio, non possiamo che provare ammirazione per questa piccola bambina con le caldane.

-A Heidi le sorridono i monti e le caprette le fanno ciao.
A noi ci sorridono gli ebeti e ci fanno ciao le nonnette. Da questo capite come stiamo messe. Non ho ancora ben capito se la sua è una visione della vita molto ottimista o se si rolla dei cannoni insieme all'amico Peter. Secondo me quelle balle di fieno su cui dorme Heidi non è altro che marijuana compressa.

-Heidi è una tosta. Noi, cresciute con la favola della principessa che non trova posa nemmeno dopo 12 materassi messi su un pisello (e non si può crescere bene se ci inculcano che una principessa su un letto con un pisello ci sta male), ci fa ammirare questa bambina che dorme in piccionaia sulle balle di fieno dure come sassi e un sacco a mo' di lenzuolo sotto una finestra a oblò SENZA VETRI con meno sedici gradi. Noi, che se rimaniamo scoperte nella tenda del campeggio, ci alziamo col torcicollo, la febbre e la pleurite.

-Heidi ha un amico che promette bene; è spensierato, allegro ma più che altro si scrive Peter e si pronuncia PETA. Come dire: l'ottimismo è il PROFUMO della vita.
A dieci anni parte con le sue capre la mattina e torna la sera. Su e giù per i monti a mo' di step, sempre con loro. Quindi non solo è PETA ma ti c'ha anche un sentore di cacio così ruspante che te lo immagini a trent'anni con i polpacci di Rummenigge che si incapretta Bianchina nella stalla del nonno.

-Heidi ha un nonno di poche parole. Un nonno pragmatico, schietto, che per colazione le dà latte appena munto buttato in una scodella dove la sera prima c'era adagiato un pecorino, per pranzo pane e cipolla e alla fine “Il convento passa questo, mangia e non rompere il cazzo.” E Heidi non fa una piega e apprezza questo modo così ruvido di proporre gli alimenti. Le nonne di adesso non sono così. Le nonne di adesso, pur di far mangiare il nipotino, preparano diciotto pietanze con una cura maniacale nemmeno stessero partecipando a una puntata di Master Chef. La mia, ad esempio, pur di farmi mangiare mi veniva dietro per tutta la corte, col piatto in mano. Mia zia, addirittura, mi correva dietro con la minestra pure nel pollaio. Se questa tecnica la adottasse il nonno di Heidi vedremmo il vecchio con una caciotta che si caracolla giù per la montagna. Ma non per inseguire la bambina. No, a Heidi, la caciotta, gliela tirerebbe tra capo e collo al grido di “E mo' m'hai rottoercazzo!”

-Heidi non sopporta le lamentele, le stanno proprio qui. È una di quelle persone che odia chi si piange addosso, chi si lagna per un nonnulla. Per quello quando vede Clara sulla carrozzina ci manca poco che le imponga “Alzati!Alzati e cammina!” manco fosse Lazzaro. “Perché, voglio dire, a Clare' namo su, mica sei invalida.”
Clara, a dire il vero, tenta di spiegare alla piccola pastora che “Sì, cazzo, sono invalida e ci mancavi tu a ricordarmelo” ma Heidi non si perde d'animo: prima la spinge per i sentieri montuosi con la sedia a rotelle (e lì, un brivido la buona e vecchia Clara l'ha avuto, ha pensato “Metti che le sguscio e qui mi ritrovano a valle con le rotine infilate nelle narici”)
Poi, piano piano, ha lavorato ai fianchi della biondina fino a citare Rocky Balboa “Se io posso cambiare, tu puoi cambiare, tutto il mondo può cambiare! Quindi gnamo, prova ad alzarti e fare un passetto avanti, una mano alla cabeza , una mano alla cintura, un movimiento sexy.” E Clara, alla fine, ce la fa.

-Heidi riesce dove gli altri hanno fallito: a tenere testa alla signorina Rottermaier. Lo so, lo so che a tratti vi ricorda vostra suocera o vostra cognata, ma appunto per quello tifiamo per Heidi. La Rottermaier è simpatica come un'emorroide e affabile come un rottweiler da combattimento, ma non è colpa sua: a quel tempo non c'erano ancora i tronisti di Maria De Filippi sui quali fantasticare e nemmeno i toy boy, sennò vedi come stava più tranquilla.

Quindi, alla fine, Heidi va in giro vestita e pettinata come cazzo le pare, manomette le sedie a rotelle, mangia cacio e cipolle e se ne sbatte dell'alitosi, vive tra capre, fieno e PETA impregnando il suo corpo di eau de gabinett, succhia dalla scodella invece di usare il cucchiaio, non sa cosa siano un paio di ballerine o una borsa, dorme seminuda con uno straccio addosso e il moccolo al naso, risponde a tono a quella gran rottura di palle della Rotty e, nonostante questo: STA SIMPATICA A TUTTI.



Per forza poi è la nostra idola. Eh.



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