L'uomo della cuffia





Caro monsieur,
je suis Simonà Fruzzettì e nel monde conto come il deux de briscolà, ma se lo lasci dire: c'est à moi nouvelle idole!
Avec son ventre magnific, la camminata sicurà di chi si mett tutt nel taschinò. Oh, j'adore il costume de bain a fantasia floral com le sofà de mon zia Pinuccià. La sua sécurité nell'attraversar la piscine, quel tuffo, oh mon Dieu che cosa non era? Et poi tutto sans occhialì, la cuffiè... lei è un mitò. Mica come nous che prima di entrare en mer allons danser Tuca Tuca.
La vorrei portavoce di un nouveau slogan: più budinì pour tout le monde! Basta con i muscles abdominaux scolpiti, basta con lo slippino attillatò, basta con le spalle large, w la normalité! w il saccottino del moulin blanc come quelli de notre mariti.
Lo so, je parle comme Poirot 'mbriaco, ma non è questo il puntò! Ci tenevo a farle sapere qu'à partir da oggì ha una nouveau fan.
Io tifo pour lei. Pour moi, ha vinto la médaille d'or.
Primo posto nel mon coeur.
Aspetto di conoscerla en personne; nel frattempo toutes nos félicitations!
Ah, mon zia Pinuccià ha chiesto in che boutique ha comprato le costumè. Le si è scucito giust giust un cuscinò e vorrebbe rimediare.
Mi stia bene, monsieur. Sappia che mi ha regalato una joie.
E come sempre:
Egalitè
Fraternitè
Alimortè
Immensément Sua

Il diavolo veste Prada



Ci sono due protagoniste in questo film, la dolce Andy e la fantastica Miranda. Quest'ultima avrà fin dall'inizio così tanta stima di lei, che la chiamerà Angy, Benji, Annie, Benny, Trilly, Nanny, Pandy e via dicendo, praticamente come nostra nonna ci chiamava da piccini prima di azzeccare il nostro nome.

La trama più o meno è questa: c'è una tipa che cerca lavoro e una stronza di capo che je farà vede' i sorci verdi. Ma entriamo nel dettaglio.
La nostra Andy Benji fa domanda per essere la seconda assistente della direttrice di Runway, rivista di moda gestita da Miranda Priestly che ci risulta subito simpatica come un'unghia incarnita, ma chissà perché per tutto il film non facciamo altro che adorarla. Ah sì, forse ci ricorda noi in varie fasi della vita tipo: noi in fase premestruale, noi a pranzo dalla suocera con cognati al seguito, noi appena mollate dal fidanzato, noi con colleghe simpatiche che ti chiedono il cambio turno, noi quando ci gira il cazzo, per farla breve.
Miranda, appena vede 'sta sciacquetta, la cazzia per i capelli, il modo di vestire, la goffaggine, il brufolo sul naso e un ritardo mestruale. Non è che possiamo darle torto: all'inizio la nostra Andy Benny pare una che sceglie i vestiti da indossare come io scelgo un tasto del telecomando quando si pianta il televisore: a cazzo de cane. La sua dirimpettaia di scrivania, la prima assistente, è una certa Emily, affabile e amorosa come una pancreatite, che si ciba come quelli dell'Isola dei famosi a tre chicchi di riso al giorno e un pinolo per digerire, pur di entrare in una 38 e volare alla sfilata di Parigi con Miranda. Inoltre la redazione è un coacervo di gnoccaggine con modelle internazionali con uno stacco di coscia alto come una sgabello da piano bar e la pelle diafana. Insomma, un bell'ambientino lavorativo per niente ostile che non mina l'autostima di Andy Pandy. Sulle prime la nostra eroina (chiamata così non perché coraggiosa ma perché sicuramente si fa altrimenti non si spiega come mai abbia scelto un lavoro tanto di merda) subisce un sacco di angherie, tipo vedersi tirare giacconi e pellicce da Miranda appena uscita dall'ascensore. Una roba che se la fibbia della cintura la prende in fronte, la marchia a fuoco come i vitelli. Ma la nostra Andy Trilly resiste (grazie anche a Nigel) e piano piano impara a pettinarsi, indossare i tacchi, a vestirsi e a riconoscere la tabella dei colori pantone dopo che Miranda le ha sfrangiato le ovaie con una lezione degna di Super Quark su come nasce, vive e si riproduce un maglioncino ceruleo. Ovviamente, visto che vive per assecondare i capricci di Miranda, la vita privata della nostra protagonista, fa come noi dopo il pranzo di Natale da mi'madre: rotola pericolosamente. Infatti perde gli amici e il rapporto col fidanzato subisce un arresto perché lei invece di fare all'amore, segue passo passo i tutorial di Giovanni Muciaccia su you tube e costruisce pianeti di cartapesta mormorando ogni tanto: "Fatto?!" Il fidanzato, un cuoco riccioletto che sogna di diventare Cracco ma con velleità che si avvicinano di più ad Alfredo Linguini di Ratatouille, ne esce sconfitto anche perché, ora che lei indossa tacchi, le arriva alla rotula e già solo baciarla è un casino.
Ora che la nostra Andy Nanny è riuscita a rovinare la sua vita ma a fare breccia nel cuore algido di Miranda, grazie anche alla sua amicizia su FB con la Rowling (la quale le manda le bozze di Peppa Pig facendole passare per le nuove avventure di Harry Potter da far leggere a quelle due piaghe delle gemelle), la prima assistente Emily trema dalla paura che venga sostituita proprio dall'ultima arrivata. E infatti, ma pensa un po', viene presa in pieno da un'auto e finisce all'ospedale dove a quel punto si sfoga e mangia un panino con la mortazza, un budino al cioccolato, una pizza doppio formaggio e una pasta e fagioli al grido di 'Andateveneaffanculo voi, la moda, Miranda, la taglia 38, Parigi e le sfilate. Voglio mori' grassa!' per poi sfanculare pure Andy Annie con 'Esci di qui che tu mangi pure carboidrati e non ingrassi che già per quello ti dovrei prendere a mazzate accidenti a te e a chi ha un metabolismo veloce muori male maledetta!' Insomma, un augurio dolcissimo.
Fatto sta che Andy Kelly parte per Parigi con Miranda e l'avesse mai fatto. Quello che per Miranda doveva essere un viaggio di lavoro importantissimo, si rivelerà un tripudio di incul... di fregature non indifferenti. Un complotto degno del KGB vede una Miranda scalzata dal nuovo direttore del giornale, perdere il suo fidato Nigel che scapperà a Copacabana con un tipo italiano di nome Antonio, e l'abbandono del suo terzo marito che le urla dietro 'Se ti hanno lasciato pure gli altri due, un motivo ci sarà stato. Che sono io, più scemo di loro?' Insomma, era meglio se stava a casa. In tutto questo la nostra Andy Carly finisce a letto con un giornalista che aveva conosciuto per la storia di Harry Potter e lei affascinata dalla bacchetta e dal fatto che il tipo è così prestante da essere la custodia del fidanzato, ha ceduto facendo pure la pole dance intorno a un palo in una notte parigina.
Il film potrebbe finire così con lei gnocca, magra e alla moda, con un lavoro brillante, un fidanzato biondo e bello, ma invece no: lei dopo tutto 'sto casino ci ripensa e torna alla vita di prima.
Cioè, fammi capi': hai fatto la fame, ti sei indebitata fino al 2089 per vestirti decentemente, al posto dei piedi hai degli zoccoli di gnu perché pur avendo il 40 ti fai andar bene un finissimo 37, Linguini è stato sostituito da uno dei Centocelle, hai un lavoro che le altre pur di averlo ammazzerebbero a colpi di Postal Market pure le loro madri e dici 'Rifiuto e vado avanti?'
MA ALLORA SEI SCEMA.
Andy Delly, fatte di' 'na cosa: aveva ragione Emily, dopotutto. Tu non meriti niente.
Anzi, fattene di' due: tu non sei riuscita a capire appieno Miranda. Miranda è un mito: una di noi. E aveva ragione pure lei: quel maglioncino ceruleo te stava demmerda.



"La mia vita è un romanzo!"

"Me ne sono capitate talmente tante che ci potrei scrivere un romanzo!"

Alzi la mano chi ha sentito almeno una volta queste frasi. Lo so, siamo tanti e sto per darvi una notizia poco gradevole: per quanto la nostra vita a noi sembri interessantissima, agli occhi degli altri è una come tante. E non è nemmeno degna di essere raccontata per filo e per segno. Ma come, direte, nei post precedenti hai detto che dobbiamo scrivere principalmente di ciò che conosciamo e la nostra vita la conosciamo bene!

E qui casca l'asino, la penna e pure il calamaio.

Raccogliere o attingere informazioni da ciò che conosciamo non vuol dire 'scrivere un romanzo'. Un romanzo ha bisogno di una storia e di una trama che regga. Se voi provaste a raccontare la vostra vita senza seguire uno schema narrativo, ma semplicemente narrando la cronologia dei fatti, il povero lettore si addormenterebbe alla terza pagina. Sì, anche se noi ci stiamo emozionando. Questo accade perché siamo coinvolti, ci siamo dentro perché l'abbiamo vissuto, perché quella mamma (ad esempio) è davvero la nostra mamma. Ciò non toglie che potete partire da un fatto personale e costruirci una trama. Un lutto, una promozione, la nascita di un figlio, un riscatto e via dicendo, ma dovete 'staccarvi' dal personaggio, farlo muovere da solo e fargli vivere una 'sua' personalissima vicenda. Un romanzo non è la pagina di un diario, il lettore non è interessato a voi, ma a ciò che raccontate. Detto ciò ci sono fior fiori di autobiografie interessantissime e romanzi centrati sulla vita dell'autore, ma se siete su queste pagine difficilmente avrete gli strumenti necessari per arrivare SUBITO a quel livello.

Tutta questa premessa entra in gioco se decidete di PUBBLICARE e presentare il vostro manoscritto a un editore. Vi metteranno davanti a questa realtà perché se non siete un autore famoso e/o non avete scalato una montagna a mani nude, difficilmente saranno interessati alla vostra vita. Allora che si fa? mi domanderete voi.

SCRIVETE, rispondo io. Scrivetela la vostra storia, mettetela nero su bianco, buttate fuori le emozioni, fatelo se vi fa stare bene. Scrivetela per voi, per i vostri figli, per i nipoti, per lasciare qualcosa alla vostra famiglia, per rileggerla davanti al camino nelle sere d'inverno. Insomma scrivete senza pensare alle conseguenze. Se invece il vostro obiettivo è pubblicare, bisogna che mettiate in conto questi scogli da superare. 

La mia esperienza: inutile negarlo, in tutti i miei romanzi c'è un po' di me, a volte un po' tanto. Alle mie eroine posso far dire delle cose a cui tengo, farle messaggere di pensieri personali, ma non è di certo la mia storia. L'idea, il fulcro del romanzo, il guizzo, la spinta sì, può nascere da un vissuto, ma intorno c'è sempre una storia a sé. Un esercizio molto interessante da fare è mettere nero su bianco i punti cruciali della vostra vita (perché indubbiamente non tutto quello che vi è capitato è 'così' appetibile) e non solo vi accorgerete che la lista è comune a milioni di persone, ma che spesso non è collegata ad altri fatti.

Domandatevi sempre: "Perché devono leggere la mia storia? Cos'ha di diverso dalla loro?" Se la risposta è semplicemente "Perché è la mia", ahimè, mi spiace dirvelo, ma non è la risposta esatta. Il lettore vuole riconoscere degli elementi e immedesimarsi certo, ma vuole sognare, emozionarsi, sorprendersi... non leggere la propria storia riflessa.

E poi, cosa c'è di più bello che usare un po' di fantasia? ;-) 


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