martedì 21 aprile 2020

GOD SAVE THE QUEEN

Dear Betty,
mo' you ti domanderai "And chi dick is questa?"
Question lecita, but look, I have scritto a all your family: la spara children alias patonza reale, Rosso Malpelo and gnoccolona emmerigana... e vuoi che don't scriva a you for your compleanno?
Daje su.
Che poi don't riesco with my immagination how passi the day in questa quarantena.
Dimme, Betti', che fai tutto il day? Walking in the garden coi corgi? Watch la tv? Ricami a point and cross? Cooking come noattri il bread come se don't ci fosse un tomorrow? A proposito: you la trovi la flour? Because here manco a mori'. For non parlare del lievito. Quindi se non cooking the pizza, che fai? I jumps in bocca alla romana? L'abbacchio allo scottafinger? Beans co' e cotiche?
Beacuse io so' curious, mi garberebbe sape' cosa fa the Queen in Quarantine. Mo' listen come suona bene.
And Prince Filippo how is he? But sai that in Italy al tg dicevano che gli era preso un big schioppone? E che lo tenevi nascosto in the tower pe' non faccelo sape'? Lo davano for dead poraccio. Mi confermi che he is alive and vegeto?
Mi scuserai se I'm not fatta viva when Carlo si è preso il virus, but credimi, I do not like scherzare su 'ste cose, spero you non ti sia offesa. Come vedi, la Simo tua, 'ti pensa tanto tanto intensamente, con il cuore e con la mente' come cantava coso, lì, Julio Iglesias, in 'think about me'.
E nothing, Betti', sono solo 94 years (me cojoni!) e ci tenevo much much ad augurarti un Happy Birthday coi controdick, alla my maniera. Sminchiatella, diciamo.
Stamme bene, Betti', 100 of that day, che tanto me sa che anche se non te lo auguro, you ci arrivi uguale, vecchia fox che don't sei altro.
Happy Birthday, Queen of my heart 
Your friend,
Simona

giovedì 9 aprile 2020

UN PO' DI ME

Sono Simona, ho 47 anni anche se a volte me ne sento 10.
Ho la testa tra le nuvole e i piedi per terra. Nel mezzo un cuore affollato, una pancia che sente e delle gambe forti che non sfrutto visto che non sono mai scappata dalle situazioni.
Dormo poco, sogno molto.
Mi piace il mare d'estate, anche se mi fa un po' paura. Per apprezzarlo d'inverno mi ci è voluto del tempo, ho fatto pace con alcune cose.
Amo i boschi, il loro profumo e il loro parlare. C'è sempre qualcosa di inatteso in essi, qualcosa che non vedi ma puoi solo percepire. Diventerei amica dei lupi, tirando fuori quel lato selvaggio che pochi conoscono.
Scrivo tutti i giorni, soprattutto nella mia testa. Infinità di parole che spesso si imprimono in un foglio, a volte stanno lì, in attesa di tempi migliori. Lo faccio di getto, sgorgano fuori come zampilli di una fontana. Qualcuno si lascia bagnare, altri si riparano con un ombrello.
Amo i frutti estivi anche se al cocomero preferisco il melone, il suo gusto e l'assenza di semini me lo fa apprezzare di più. Vivo di fretta e concretezza anche a tavola.
Non mangio pesce che contiene lische, mi fanno perdere tempo, devo pensare a scansarle, non ho tempo, non ho voglia.
Adoro il profumo dell'olio solare sulla pelle e la salsedine sulle labbra. Uso raramente il rossetto, bacio troppo, mi è di impiccio.
Il mio colore preferito è l'azzurro, dicono che sia il colore dei sognatori. Può essere.
Amo i bambini, follemente, interagendo con loro ritrovo la mia fanciullezza. Amo l'ingenuità e il bello che sanno cogliere in qualsiasi frangente, la fantasia galoppante, le lacrime giustificate.
Amo gli anziani, interagendo con loro forse troverò la mia vecchiaia. Quella che sarà. Amo la loro ingenuità davanti al moderno e il bello che sanno cogliere quando sanno di non avere più tempo. La nostalgia galoppante, le lacrime asciugate.
Non mi piace la mia voce, è brutta, acuta e nasale. Spesso, tra la folla, vengo riconosciuta solo per quello. Mi ci prendono tutti in giro e io rido con loro. Riesco a ridere dei miei difetti. Tanti. Troppi. Quindi rido tanto. Troppo. Di me stessa, di tutte le mie mancanze.
Mi piace il legno, l'odore della resina, la ruvidità di una corteccia. Il suo calore.
Seziono gli insetti che trovo morti in giardino, forse dove sono arrivati i miei gatti prima che potessi liberarli. Li studio da vicino, gli occhietti di un'ape, la carcassa di una cavalletta, le zampette di una mantide. Li guardo e li esamino con gli occhi curiosi e macabri di un bambino. La natura è mondo affascinante.
Ho le mani rugose, dimostrano 80 anni. Le ho sempre curate poco, ma hanno sempre gesticolato e lavorato molto.
Non riesco a tenere a bada i capelli, sono indisciplinati, come me. Mi ricordano in ogni momento che loro sono nati così e non ci si può accanire più di tanto. Se nasci riccio non puoi morire liscio. I capelli sono saggi. Parlano di noi e per noi. I capelli bianchi saranno una dozzina, sembra vogliano dirmi che sono giovane, ma fanno come gli pare, sembra vogliano dirmi 'Facciamo di testa nostra, come te.'
Sono ariete, ascendente leone. Dei due segni ho solo i difetti, i pregi li lascio a chi crede nell'oroscopo.
Amo grattare la teglia delle pietanze passate al forno, là dove è tutto bruciacchiato, duro, rinsecchito. Mi ci accanisco con avidità, sono brava a grattare il fondo del barile. Lo pulisco per poi usarlo di nuovo, via tutto e si ricomincia. Devo vedere la fine per cominciare a creare il nuovo.
Mi piacciono le persone e mi piace ballare, di tutto. Mi muovo male ma non me ne curo, sono una persona fisica.
Abbraccio tanto, mi piace sentire il calore, il profumo di una persona, lo accosto spesso a ciò che conosco. Qualcuno sa di miele, altri di gelsomino, altri ancora di muschio. Mia nonna sapeva di biscotto. Non ho più sentito un biscotto così.
Amo la pioggia che batte sul tettuccio della macchina tic tic tic, l'attimo fermo che precede un bacio e il guardarsi negli occhi senza dire una parola.
Ne dico e scrivo già troppe, a volte.


mercoledì 18 marzo 2020

E POI VENNE IL GIORNO

Il momento peggiore è la sera.
E poi la notte.
Dopo pomeriggi sfacciati, con un sole prepotente che non possiamo godere, arriva il momento peggiore. I pensieri si incagliano prima che riusciamo chiudere gli occhi, ci rigiriamo nel letto; un sonno agitato, sogni brutti, alle cinque già svegli a fissare la finestra e domandarci se oggi ci sarà il sole. La luce ci aiuta a vedere la situazione con la distanza giusta, con positività, come se tutto quel chiarore ci aiutasse a fare luce sulla faccenda. Una giornata di sole è bella fuori e bella dentro, ci aiuta un po' a passare le giornate tutte uguali alle quali ci arrendiamo.
Non riusciamo a lavorare da casa con la giusta concentrazione, a leggere, a scrivere, a giocare coi nostri figli con la spensieratezza di sempre, a porre l'attenzione su qualsiasi cosa che non siano automatismi: colazione, apri le finestre, fai i letti, ragazzi studiate, facciamo un gioco? cucina a pranzo, a cena, cucina sempre, tieni impegnate quelle mani per non impazzire, riordina la cucina, pulisci il bagno, ritira i panni. Così, da giorni, ma il pensiero è sempre lì. Ai tuoi figli, ai tuoi genitori, al tuo partner comunque al lavoro, all'amica, a chi hai visto l'ultima volta. E sì, hai contato pure i giorni da quel giorno, non si sa mai.
Le telefonate ai tuoi cari sono sempre le stesse. "Che fai?" "Sto a casa" "Bene" Sempre soliti discorsi, si casca lì, non se ne esce. E poi devi uscire per la spesa, ci sono file ovunque, guanti, mascherine, scene apocalittiche, abbiamo smesso di scherzarci da un pezzo, da quando la situazione si è fatta seria, ma ci guardiamo tutti male, ogni persona che incontriamo, ogni paio d'occhi sopra quella mascherina potrebbe essere il nemico.
Tornati a casa ci spogliamo, ci disinfettiamo, quello non lo toccare, quello nemmeno, aspetta che lo pulisco, facciamo tutto quello che c'è da fare pur sapendo che è una roulette russa, se dice di toccarti ti tocca, anche con tutte le precauzioni. Allora preghi, pure te che non lo fai mai, lo fai per i tuoi figli, per tuo marito, per tua moglie, per i tuoi genitori e per tutti quelli che sono là fuori, nonostante tutto. In quel momento ti ridimensioni, ti senti pure un po' stronzo a lamentarti di queste giornate tutte uguali, con la tua piccola e sciocca paura, quando loro sono lì, a lavorare per permetterti di mangiare, di curarti, di proteggerti. Sono lì, in trincea, a toccare con mano, a veder la gente morire. Loro sì che hanno paura, quella vera, quella che ti toglie il respiro, che marchia a fuoco il volto, che lascia i segni sul cuore e nell'anima. Ma tutti ne usciremo segnati, anche chi dice che non ha paura. Non credetegli. Tutti ce l'hanno. Anche chi ride, chi sbeffeggia, chi ironizza... in fondo è una difesa pure quella. Com'è che si dice? Rido per non piangere. Forse è così. Ma non riusciamo nemmeno a fare quello, sarebbe un pianto asciutto, secco, di quei pianti isterici e non liberatori. Riusciamo a farlo solo per commozione, con le poche belle notizie: un bambino che nasce in questi giorni, un parente guarito, i flash mob sui terrazzi, per le parole di un medico che cerca di tranquillizzarci. Per un inno d'Italia cantato a una finestra.
Il momento peggiore è la sera.
E poi la notte.
Ma, come questo periodo, passerà. Non durerà per sempre.
E risplenderà il sole su un nuovo giorno.


martedì 10 marzo 2020

Meghan and Harry, ve devo di' du cose





Meghan, Harry, mo' two cose ve le devo di'.
La dovete smettere of essere forever beautiful anche quando raining like God comanda.
Ecchedick.
It's not possible che a you, Meghan, not ti si arricciolano the hair come the little barbone, che te rimangono straight nonostante you prenda na sciarbata of water che manco Marilyn Monroe in Niagara.
And poi con le shoes coi tacchi, sui sanstonini, che I a Roma, nemmeno con le infrafinger ci so cammina'.
People behind di voi cor cappotto e you a half maniche. A London. Con two gradi. You have the bollori, daughter mia. Fatte vede' da un doctor.
Harry senza nemmeno the paltò. All beautiful asciutto, the man idrorepellente you married. The rain quando lo look dice 'Go, che qua nun attacca.'
And poi the rain around a umbrella pare snow. Mo' eccallà, she has arrived Elsa. But go go go, famme 'un piace'.
And ridete. Under water a secchiate. I, quando piove, with umbrella, boots, hair a sminchio and shopping bag, have l'istinto omicida. CSI. Sigilli yellow e black, you present? Louise Veronica Ciccone se sente tirata in causa, you understand?
Now.
Mo' ve chiedo: but come dick fate?
Ditelo a Simona vostra.
Mo' anche I voglio to go under rain e ride come alla sagra della little pig. Voglio anche I quella spensieratezza alla STIDICKS.
Pensate a me.
Tell me you secret.
Mortacciyou.


Simona Fruzzetti

#semprebelli
#bellideSimo


lunedì 9 marzo 2020

La filastrocca del Re Corona

 C'era una volta un virus fetente
che a inizio anno infettava la gente
un presuntuoso che in una immaginaria poltrona
urlava: "Sono il Re dei virus, sono il Corona!"

Mamma ci dice 'Lavate le mani"
io lo faccio oggi e anche domani
Il Re si attacca alle mie dita
ma io lo scaccio via, non gli darò vita!

Lui è brutto, cattivo e prepotente
si diverte tanto a infettare la gente
per quello è fondamentale non dargli importanza
stando a casa, in cucina o nella tua stanza

Lo dobbiamo isolare questo Re maledetto
se non vogliamo che ci costringa per settimane nel letto
dobbiamo combattere con pulizia e isolamento
è una cosa da fare in questo momento

La nostra unica arma è l'intelligenza
unita allo stare a casa e alla pazienza
solo così sconfiggeremo il Re cattivone
con la sua Corona, la tosse e il febbrone

Sguainiamo gli accorgimenti come se fosse una spada
con forza e coraggio per tenerlo un po' a bada
solo tutti insieme ce la possiamo fare
a sconfiggere il Re Corona e tutto il suo male

Simona e Melissa

(disegno di Melissa, con la principessa e la fatina che rispettano il metro di distanza)

#LaFilastroccadelReCorona


martedì 4 febbraio 2020

È uscito Io ti salverò



Stanotte non ho chiuso occhio, come sempre nelle ore che precedono l'uscita di un libro.
Tanti i pensieri, in genere sempre i soliti, ma nonostante sia il sesto che pubblico è come se fosse la prima volta.
Mi attanaglia la paura che sto per lasciar andare una storia che mi ha tenuta incollata al pc per mesi e che, da oggi, non è più mia. È vostra e di chi avrà il piacere di leggerla, con tutto quel che ne consegue.
Ve lo dico con sincerità: ci ho lavorato tanto, tantissimo, ma ci sono stati dei momenti in cui ho creduto di non farcela, la vedevo una missione troppo grande per me, per tanti motivi.
Ora, vederlo qui, poter toccare le trecento pagine e passa, mi emoziona non poco. Lo guardo e mi dico "Ce l'ho fatta", e non mi sembra vero.
È stato un viaggio bellissimo, a tratti faticoso, una strada impervia che però ho deciso di percorrere, portandomi dietro un fardello di sensazioni e ricordi scomodi; ma ad ogni passo pesavano un po' meno, alleggerendomi. E questo è un bene.
Ora che sono arrivata, lui proseguirà da solo. Fin qui ce l'ho portato io, da oggi sarà da voi o con voi, o dove vorrà.
Io, come sempre, cercherò di distrarmi, facendo cose più strane per non pensare a quanto di me ci sia in quelle pagine.
'Io ti salverò' da oggi è nelle vostre mani.
Abbiatene cura 

#IoTiSalverò
#Amazon
#Grazieatuttivoi

( per Ebook e cartaceo QUI)

mercoledì 29 gennaio 2020

Jennifer e Brad di nuovo insieme


                                                                                                           (foto: het Nieuwsblad)



Jenny, mo' don't ho voglia di write another letter, but two word te le voglio di'. Che è sta story che stai for torna' da Brad?
But davvero?
E mo' lo dici now a all the world?
After averci fatto vede' come him te prende la hand e te che je dici "Now bello, datte na carmata, che te voglio remember che m'hai lasciato male for quella Maleficent di Angelina."
Jenny, bella the mom, ce sei ricascata. Con tutte le shoes.
But io non lo so.
Lo dovevi lascia' lì, con le hand nelle hand, come the song Margareth di Richard Cocciante.
E invece.
Mannaggia Je', speriamo don't ti faccia soffri' another time.
Semmai chiama.
Ce vengo a parla' io. Con Brad.

Cosa non si fa for the friends.

#LaJennyCeStaARicascà
#chiamaMe


giovedì 23 gennaio 2020

IO TI SALVERÒ - Il nuovo romanzo

Ci siamo!
Il 4 febbraio esce il mio nuovo romanzo:

IO TI SALVERÒ


Agosto 1995

Emily Evans, di soli otto anni, scompare a Spring Lake.

Ventitré anni dopo, una telefonata irrompe nella quotidianità di Sarah Jane, sorella di Emily. La donna, oggi tormentata scrittrice di gialli che vive a Boston, è costretta a far ritorno alla casa sul lago da cui è fuggita.
Dopo che un forte temporale ha danneggiato l’abitazione, ormai abbandonata, la sua presenza è necessaria per dare il via ai lavori di ristrutturazione.
Nonostante il ritorno a casa faccia vacillare il suo equilibrio già precario, l’evento diventa l’occasione per far luce sulla misteriosa scomparsa di sua sorella e sconfiggere una volta per tutte il suo costante senso di colpa. Ma una madre malata, vecchi incontri e ricordi troppo dolorosi rischiano di distogliere Sarah Jane Evans dalla ricerca della verità.


Un thriller psicologico, nella suggestiva cornice dei boschi del Maine, in cui la protagonista verrà risucchiata in un vortice di segreti ed eventi minacciosi dai quali si dovrà salvare.



(Già disponibile su Amazon per il preorder - il cartaceo a breve)

mercoledì 15 gennaio 2020

SE SCAPPI, TI SPOSO - RECENSIONE



E niente, ieri sera troppo stanchi anche solo per fare zapping e cercare qualcosa di nuovo, ci siamo riguardati 'Se scappi ti sposo', film caruccio caruccio con i miei attori preferiti che da Pretty Woman se so' trasferiti nel Maryland.
Lei ha una ferramenta, lui è un giornalista divorziato che non la vede da un bel po' altrimenti non si spiega come mai sia così cinico e infatti si accanisce su sta pora crista solo perché lei è indecisa su quali uova mangiare e scappa dall'altare alla stessa velocità con la quale scappo io di casa ogni volta che mia suocera al telefono mi dice "Passo tra dieci minuti".
Insomma lui fa un articolo demmerda su di lei dandole poco poco della zoccola (rimembranze del film passato? Non è dato saperlo) e lei si incazza così tanto da asfaltarlo sulle strisce? Prenderlo a sassate? Affogarlo nel bidet? No, gli fa i capelli multicolor come un Mini Pony.
Il regista nel frattempo ci fa conoscere tutti i suoi ex:
il prete, che del più famoso Padre Ralph de Bricassart non aveva manco l'unghia del mignolino.
Il rockettaro, che sembrava un misto tra Fedez e Ben Stiller e l'ubriaco coi baffetti alla sparviero che trova sollievo solo al bancone del bar.
Infine c'è il disgraziato di turno, l'ultimo, amante della montagna che le carica sul groppone uno zaino così peso che la fa' ribalta' sul pavimento della cucina.
Il nostro Richard Gere sta letteralmente tutto il film a dirle "Guarda COSA che te di questo ( e manco di quell'artri) non sei innamorata. Non è l'uomo giusto per te."
E lei ingenua che lo provoca "E chi sarebbe l'uomo perfetto per me? Tu?"
Lui le risponde "E certo!" e lei invece di saltargli al collo e fargli saltare tutti i bottoni della camicia al grido di "Sono la tua Pretty, quindi Prettymi ora, subito!", che fa? Gli ride in faccia.
ALLORA SEI CRETINA.
Dice di no al nostro Richard, ma lui comunque riesce a portarla all'altare in presenza di coso... lì... Thompson il direttore dell'albergo dell'altro film ma che qui fa il suo amico che però gli bomba l'ex moglie... insomma n'c'hocapitounabeataceppa.
Dicevo: ha Richard Gere che la ama e la vole sposa', è lì che l'aspetta all'altare e lei che fa? SCAPPA NARTRA VOLTA.
Ma allora non sei solo cretina, sei deficiente. Ti meriti le doppie punte, la cellulite, la fiatella e l'herpes genitale figlia mia.
Insomma, ri-scappa nartra vorta, sul camioncino delle consegne.
Io fossi stata Riccardino avrei detto "Mo' m'hai rotto er cazzo" e invece è tutto mogio mogio e innamorato a New York e di lei non ha nessuna traccia.
Ma poi lei, non si sa come a dire il vero, la ritroviamo seduta sul suo divano e si dichiarano eterno amore con lei che fa:
"Ma lo sai perché scappavo?"
"Dimme."
"Perché mi dava noia tutta la gente."
Infatti lui riesce a sposarla su una collina, da soli, circondati da cacca di cavallo, un albero, e un prete passato di lì per caso.

DIRLO PRIMA, NO?

#lerecensionidellaSimo


giovedì 9 gennaio 2020

Lettera aperta al Principe Harry



Dear Harry,
yesterday ho appreso la news che with yuor wife rinunciate allo status reale because volete mantenervi da soli.
Lavorando.
Really?
But cosa hai in the head? The mushrooms?
But lo sai quanta people vorrebbe essere al posto vostro?
Now.
Capisco che non diventerai never never never king, because tu father c'è prima di te, because pure tu brother 'Belli Capelli' c'è prima di te e dovete comunque aspetta' che a grandmother prenda un big ciopone (ma Betty ve fa il gesto dell'umbrella e non lascia il throne manco a mori', appunto).
Capisco che a quella big gnoccolona de your wife manchi la television e che vorrebbe tornare a fare l'actress in qualche series, but not state a esagera'?
Pure cambiare house volete. Il Canada. Che dick c'andate a fa' in Canada? L'England not vi garba più?
That poi vorrei sape' se not fai il prince cosa vai a fa'.
L'hydraulic?
L'electrician?
The Caldaia Man?
Ci credo che grandmother Betty se sta a incazza', gliene tirate out una behind l'altra.
But io lo so il motivo.
Volete far crescere the little Archie lontano dalla strange family che ve ritrovate.
Lontano da tu brother e Kate (that che spara i sons out dalla patonza reale in four and foureight e poi torna secca come uno street lamp), lontano da tu father e the MrsHorses Camilla , lontano da Betty e Filippo (che manco gli puoi affida' il tu little baby because ultimamente se ribalta with car un day sì e un day pure)
Insomma Harry dove te giri te giri is the big casino, però pure you...
Senti, famo una cosa: io so' the person simply, ma sono di compagnia. Now che si è liberato un place al palace, dicevo... se prendessi il tuo posto? Chessò... for tenere compagnia alla Queen... passarle il catalogo pantone for scegliere the colors for l'outfit, fare bye bye with the hand al post suo che quella c'ha na certa... insomma, cose così.
Pensaci Harry.
Io al posto tuo.
Porto anche la biada a MrsHorses.
Faccio ingrassa' pure la secca con le ricette de my mather (tipo le tagliatelle homemade al sugo de wild porc) così Meghan is happy se a quella le vie' il doppio mento alla Enry VIII.
Chiudo nonno nello scantinato coi dog corgi, così non se ribalta più.
And regalo pure un rasoio a William così se rasa una volta for all quei three peli che tiene in the head.
E you finally sarai quello beautiful with wife fregna da competiscion che vive nella housettina in Canadà. Come la song famous.
Pensaci Harry.
I lo faccio for you.
Con much affection
XXX
Simona

lunedì 6 gennaio 2020

La Bella e la Bestia - Recensione



La Bella e la Bestia.
C'era una volta un principe bellissimo che viveva in un castello anch'esso bellissimo. Tutta 'sta beltà gli dava talmente alla testa che pareva ce l'avesse solo lui; infatti un sera bussa al portone una vecchina a chiedere ospitalità, ma lui la scaccia in malo modo perché 'Questo castello non è un albergo!'.
La vecchina, come noi tutte in pre ciclo, la prende talmente bene che gli scaglia contro un anatema del tipo "Non mi vuoi manco ora che va di moda il toy boy? Vedi come ti concio. Allora: prima di tutto ti riempio di peli, così vedi come è simpatico depilarsi ogni tre giorni. Poi ti regalo 200 kg, i denti in fuori, le unghie incarnite, la fiatella e pure due corna. Se riuscirai a farti amare così le cose sono due: o l'incantesimo si spezza o lei è scema." Detto questo si trasforma in una gnocca e conclude con "Ti sei fermato all'apparenza. Non fidarti mai di una donna struccata. C'è sempre Kiko che ci viene d'aiuto."
Passano gli anni e la Bestia è affabile e simpatico come Sgarbi a un congresso di ignoranti; poco più in là, in un paesino tutto rosa e celeste vive lei, Belle.
Belle canta mentre dà da mangiare alle galline, canta mentre compra la baguette, canta mentre legge circondata di pecore, canta mentre passeggia nella prateria col cavallo, insomma alla fine il dubbio che sia Licia Colò a un provino di X Factor è forte.
Nel paese vive anche uno che risponde al nome di Gaston: è bello, virile, narcisista, ignorante e si specchia di continuo: praticamente un tronista. Da sempre accompagnato da Gianni Sperti (che qui si fa chiamare Le Tont) tenta di convincere Belle a sposarlo, ma lei non gli concede manco un esterna tanto è presa a star dietro a suo padre che si diverte a fare le invenzioni e costruire galeoni PlayMobil.
Un giorno, sto vecchino tombolotto che con la neve mi esce a maniche corte, parte per la fiera della porchetta e si perde nel bosco. Gira che ti rigira arriva al castello dove degli oggetti animati gli offrono riparo. La Bestia, già incazzato perché la gente pensa che quello sia un Ostello, al grido di 'Ma cosa siamo diventati? Non accogliamo mica cani e porci!' lo butta nelle prigioni senza manco un giacchettino.
Nel frattempo Gaston prepara il banchetto di nozze, ma viene rimbalzato ancora una volta da Belle che, con un libro in mano, gli domanda "Sai cosa è questo?" lui risponde "Uno sturalavandini?" e lei capisce che è rincoglionito forte e mormora 'Piuttosto la do in pasto ai cani, ma a te mai!'
Nel frattempo il cavallo Filippe (che rimane muto per tutto il cartone nonostante parlino TUTTI, perfino i muri) torna a casa e Belle capisce che a suo padre è successo qualcosa. Un po' incazzata e un po' preoccupata, parte alla ricerca bofonchiando "Ma cosa c'è andato a fare alla fiera con sto tempo de merda, vorrei sape'! Senza nemmeno un golfino, poi!" Infatti al paesello di Belle ci sono 45 gradi, praterie verdi e campi fioriti e nel bosco meno 15, neve e bufera che manco alle isole Svalbard.
Belle arriva al castello, trova suo padre in prigione, gli dice "Hai le mani gelate!" sopprimendo un "Se ora pigli la polmonite vedi come te le do di sopra!" e già incazzata per questa cosa fa pure un cazziatone alla Bestia rinunciando a un invito a cena.
La Bestia si rende subito conto che lei potrebbe spezzare l'incantesimo, ma essendo una donna Alpha potrebbe spezzargli anche le gambine, se non si comporta a modo.
Allora lui si fa fare i boccoli alla Shirley Temple e vestire bene dall'attaccapanni Miccio e si fa consigliare da un orologio e un candeliere quale comportamento adottare per conquistare il cuore della RAGASSA (per dirla alla Lumiere).
Il tempo passa e tra i due nasce una certa sintonia: lei gli insegna le buone maniere e ad aprire il suo cuore, lui le apre invece la porta della sua biblioteca. Lei, come noi tutte da Zara in un giorno di saldi, gli salta al collo ringraziandolo con ardore.
Nel frattempo il candeliere si accoppia con uno Swiffer, l'orologio parla con la teiera e l'armadio dialoga con una tazzina sbeccata. Però vogliono mettere al manicomio Maurice perché dicono che il pazzo sia LUI. Parliamone.
Una sera, dopo il ballo nel quale Belle pare una meringa al gusto limone, lei vede suo padre nello specchio. Il vecchio tossisce e si accascia e lei accampando la scusa "Mio padre sta male, devo andare!" che suona un po' come 'Scusi prof, non ho potuto studiare perché mi è morta nonna', fa breccia nel cuore della Bestia che, mosso a compassione, la lascia andare.
Lei bofonchiando un "Ora mi sente. Se continua a non darmi retta lo metto all'ospizio!" torna a casa.
Da qui un casino dietro l'altro, roba che avrebbe fatto meglio a rimanere dov'era.
Gaston, geloso, mi si incazza e gioca sporco, ricattandola a bimbominkia. Come un ignorante qualsiasi mi aizza e mi istiga quelli del villaggio al grido di "Prenderà le vostre terre! Mangerà i vostri bambini! Si accoppierà con le vostre mogli! Vi ruberà il lavoro! Ammazziamo la Bestia! Rispediamolo a casa sua! Prima i francesi!" e parte tutto tronfio verso il castello con un manipolo di mentecatti che credono che una persona con l'aspetto diverso dal loro, sia pericoloso.
Al castello non aspettavano altro che 'sto deficiente e partono cassetti nei denti e coltelli negli orifizi.
I mentecatti, come giusto che sia, escono sconfitti da questo scontro, ma Gaston affronta la Bestia senza nemmeno una Maria de Filippi a mediare l'incontro. La Bestia è affranta, la rosa sta perdendo i suoi petali, Belle è andata via.
Ma ecco che arriva, scende le scale, parte la musichetta e Maria dice "Bestia, per te c'è Belle."
La Bestia allora si rinviene e lotta con Gaston il quale, dopo avergli inferto una pugnalata, precipita nel baratro.
La Bestia sta morendo e Belle si inginocchia confessando il suo amore per la biblioteca, per il castello, per l'argenteria, per la servitù, per i giardini, per i vestiti e per la piscina mormorando "Se la Ferragni perdona a Fedez tutti quei tatuaggi io, per tutto stobendiddio, posso chiudere un occhio sulla tua peluria, via!"
Questa dichiarazione convince la rosa che si è stufata di passare di mano in mano in questa trasmissione e quindi fa sì che l'incantesimo si spezzi, e la Bestia, sotto un tripudio di fuochi d'artificio che manco a San Silvestro al Cocoricò di Riccione, si trasforma in Claudiano.
Belle guarda il capello biondo fluente e l'espressione da cercopiteco in coma e pensa: "Forse forse era meglio da bestia."
Vissero tutti felici e contenti con Mrs Bric finalmente tornata nei panni di Tina Cipollari che, con boria, spiega ancora una volta alla tazzina le regole dell'amore.
Lei che, in tutto il film, non se la caga nessuno e pare abbia sbottato a fine riprese "No, Walt, IO ESCO!"

domenica 22 dicembre 2019

L'INSOLITO OSPEDALE

Tutto è iniziato questa estate quando una di voi, Letizia, mi ha mandato il link del concorso dicendo: 'Ma questo lo avevi visto?' E in effetti no, non l'avevo visto, ho smesso da anni di partecipare a concorsi letterari, ma a questo ho detto sì.
L'ho trovato subito un progetto molto bello sotto tanti punti di vista; uno di questi è che andava un po' oltre il classico concorso letterario e mi è piaciuto l'approccio con il quale è stato organizzato: storie di vita all'interno di un ospedale.
Va da sé che partecipare a un concorso indetto dal Niguarda con la collaborazione del Corriere della Sera era già qualcosa di molto importante e prezioso, se poi il tema è l'ospedale, be' a me preme parecchio. Appena ho letto il regolamento, il pensiero è andato a LORO, voi sapete chi. E mi sono buttata.
Poi il disguido, la mail mancata, la nuova mail e niente, sono partita per Milano con la famiglia al seguito per andare a ritirare un premio. Ma non sapevo quale. Sapevo solo che ero tra i primi tre finalisti e (sciocchina di una Simo) pensavo fosse un premio pari merito.
Arriviamo a Milano sotto il diluvio con il cambio abito attaccato alle grucce "Sennò ci arriviamo stropicciate" e ci cambiamo nel parcheggio, dietro a una tenda a quadretti, sopra una pandina del '76. Praticamente siamo arrivate in tuta e siamo uscite che manco alla fashion week di Milano. Roba che a momenti manco ci riconosce il parcheggiatore.
Una volta arrivati alla Sala Buzzati, sede del Corriere della Sera, puntatina in bagno dove ci sistemiamo trucco e parrucco perché i capelli, grazie alla pioggia, avevano assunto le sembianze delle alghe che ti si appiccicano ai polpacci una volta entrata in mare.
Mi sistemo la cravatta da iena, ma dentro sono un coniglio: ho una paura fottuta. Non so cosa dire, non so cosa fare, non so cosa mi chiederanno. Non sono abituata a questi ambienti e io e la sobrietà facciamo a cazzotti da una vita. Lo chiedo al Santo e lui mi risponde: "Sii te stessa. Semplicemente."
Lo guardo felice. "Davvero posso essere me stessa?"
Lui pare ripensarci e mormora: "Sì, be'... insomma, regolati... le parolacce... Vabbè hai capito."
Non mi ha aiutato per niente ma sono uscita dal mio amato cesso con sicurezza, per poi sprofondare nell'ansia dieci minuti dopo.
Si spengono le luci. Vengono presentati i dodici racconti selezionati, tra i quali il mio e vabbè, ok, lo sapevo QUESTO.
Quello che non sapevo è che i tre racconti finalisti avessero un primo, secondo e terzo posto.
L'ansia.
Non sono pronta.
Mi parte un extrasistole a bomba, roba che per tenerla a bada devo tossire continuamente manco fossi un tabagista turco. Niente, ho il cuore al posto delle tonsille.
Viene chiamato il terzo posto. E non sono io.
Oddio sono seconda.
Sto a mori'.
Nel frattempo il cellulare sulle mie gambe si muove e tremola grazie ai vostri messaggi e pare avessi un vibratore tra le cosce.
"Tutto bene?" il Santo mi stringe la mano.
"No."
"Il cuore?"
"Sì."
"Vabbè, sei nel posto giusto, non dovresti mori'."
Mi giro e lo guardo con ardore. "Sappi che non ho amato nessun uomo come ho amato te. Il testamento è nel terzo cassetto del comò."
Viene presentato il secondo classificato, si lasciano sfuggire che è una donna. Mi chiudo la giacca, sono io. Non posso essere prima, cazzo.
Faccio un respirone e sto per alzarmi.
Fanno un altro nome, non sono io.
Porcatroia.
Opporcatroia.
La pressione schizza a 280, il cuore a quel punto gira e vaga per i cazzi suoi, forse è vicino al pancreas.
Alice mi guarda con occhi sbarrati e alza il pollicione. Mia zia sorride sorniona mimando un "Sei sempre stata la mia nipote preferita" (il fatto che sia l'unica che ha è solo un dettaglio), il Santo si avvicina al mio orecchio e sussurra: "Amore, a questo punto sei sicura di essere tra i primi tre?"
Mi giro tipo Linda Blair dell'esorcista "HO LA MAIL SUL CELLULARE NON PUO' SUCCEDERE PER LA SECONDA VOLTA ORMAI SONO QUI ENTRO A GAMBA TESA E URLO FERMI TUTTI HO UNO SCREENSHOT QUI E NON HO PAURA DI USARLO!"
Il Santo mi stringe la coscia, sembra un gesto erotico/romantico, in realtà è pronto ad agguantarmi per qualsiasi evenienza.
Stanno per proclamare il vincitore. La pressione è a 340, il cuore sta facendo l'aperitivo con le rotule, mi si tappano le orecchie. In pratica non capisco più un cazzo.
E fanno il mio nome.
Mi alzo.
A quel punto, COME SEMPRE, il cuore torna al suo posto, la pressione scende, le orecchie si stappano, perché a me sfinisce l'attesa, qualunque essa sia, da sempre. Quando sono in ballo e c'è da ballare sono un cavallo pazzo e vado a braccio, spontaneamente. E così stato. Saliti i tre gradini e agguantato il microfono sono stata Simona, senza filtri, senza rigidità, senza regole se non le mie: essere me stessa.
E quindi battute a non finire, pacche sulle spalle e risate, grazie anche al Direttore Generale del Niguarda, il responsabile editoriale di Corriere Salute e il direttore di cardiologia e trapianti, che si sono prestati con simpatia e allegria a questo teatrino. Sono stati meravigliosi ad assecondare la mia 'pazzia', quindi presumo che mi ricovereranno a breve lì da loro. In psichiatria.
Due cose. Uno: ho ricevuto tanti, ma tanti tanti tanti complimenti da tutti, ma soprattutto dal personale ospedaliero presente all'evento; ho potuto stringere tante mani, le stesse che salvano vite tutti i giorni e questo per me è stato un grandissimo onore. È stato bello sentirsi dire: "Il suo racconto è pieno di umanità e verità. Ci siamo ritrovati tanto nelle sue parole. È proprio così. Esattamente così. Grazie."
Due: adesso non mi resta che trovare i due protagonisti, perché ritirare il primo premio non conta niente se non hai qualcuno di speciale con cui condividerlo.

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