giovedì 28 settembre 2017

Dai retta a mamma - Guida per ragazzi che si affacciano sui social

                                                                            (Foto: www.focusjunior.it)


Figlia mia, anche tu un giorno ti affaccerai sui social e sarà la fine  quando avverrà sarò contenta;  è giusto che  tu abbia questo modo bizzarro di confrontarti col mondo. Lascia solo che ti dia qualche consiglio per far sì che questa esperienza ti arricchisca e non ti faccia valutare l’ipotesi di fare una strage di anime innocenti.

-Metti una foto profilo che ti rappresenti. Niente gattini, niente cucciolini, niente orsetti. Chi sei, un veterinario? No. E niente melanzana, niente carota e soprattutto niente patata, sei forse un’ortolana? Nemmeno. Anche se, ti avverto, potresti trovare nel tuo cammino piselli in bella vista perché qualche ortolano che vende o regala mercanzia c’è, ma saprai riconoscerli subito perché in genere sono amici di creature leggendarie: corpo di uomo e testa di cazzo. 

-Evita di parlare di soldi, religione e politica, sono temi che infiammano il popolo dei social. Quanto guadagni, chi preghi e chi voti, fa parte del pacchetto ‘vita privata’. Perché tu dovessi prendere una querela, con quello che guadagno  non posso permettermi un avvocato, grazie a questo governo ladro. Signore aiutaci tu.

-Se ti capita in chat un tipo che si esprime così: “Se ti avrebbi conosciuto prima penzo ke mi fossi innamorato di te,” scappa. Anzi no, chiudi tutto. Cancellati. Dai fuoco al computer.

-Te lo dico subito: verrai taggata ad minchiam. Capita a tutti almeno una volta nella vita e capiterà anche a te, diciamo che è una sorta di battesimo. Se almeno una volta non sei stata taggata nel biglietto natalizio coi lustrini insieme a 64083 persone, non sei nessuno. Se almeno una volta non sei stata taggata nella pubblicità dello sturalavandino col cinquanta per cento di sconto, sei una nullità. Quindi, se dovesse capitare, gioisci a mamma. Non è un problema.

-Capiterà anche che ti aggiungano ai gruppi senza chiedertelo. Anche qui, se non ti capita almeno una volta, non puoi dire di stare al mondo. Quindi, se dovesse capitare, incazzati a mamma.

-Se soffri di gastrite evita post su temi scottanti del momento tipo #vaccini #trump #despacito. Potresti leggere cose che ti faranno rimpiangere “se io avrebbi”.

-Ogni tanto ricordati di dare un’occhiata alla cartella ‘messaggi in sospeso’. Potresti accorgerti di aver ricevuto 18 dichiarazioni d’amore, 7 anelli di fidanzamento virtuali e una proposta di matrimonio da uno sceicco. Dopo esserti fatta una risata cancella tutto. A meno che lo sceicco non ti regali uno yacht o il suo aereo privato; in quel caso ne parliamo un attimo.

-Stai lontana dai polemici. Non chiedermi perché. Perché sì, fidati di mamma tua.

-Non accettare l’amicizia da chiunque, prima controlla il profilo, poi valuta. Se è un ortolano o un amico di “Se io avrebbi” lascia stare.

-Non lasciare che qualcuno occupi abusivamente la tua bacheca. È come se fosse casa tua, devi decidere tu cosa metterci e cosa no. E ogni tanto, visto che non la fai nella tua cameretta, almeno qui fai un po’ di pulizia.

- Sappi che verrai invitata a degli eventi di cui non ti frega un cazzo a milleduecento km da casa tua, tipo a un aperitivo della durata di 45 minuti nel quale un tizio, di cui ignori l’esistenza, presenta un manuale su come svitare accuratamente una lampadina. Sorvola, dai retta a mamma. A meno che tu non abbia accettato la proposta di matrimonio dello sceicco. In quel caso, con l’aereo privato, arriveresti in un battibaleno e faresti pure un figurone. Nel caso, ricordati farti un selfie e taggare tutti gli invitati all’evento.

-Infine: partecipa a dibattiti, di’ la tua, fatti sentire, ma sempre con sobrietà e rispettando il prossimo. Confrontati. Argomenta. E sappi che qualsiasi offesa o ingiuria scritta sui social ha lo stesso peso della vita reale. Quindi impara anche a tutelarti e nel dubbio screeshotta.
Screenshotta sempre.

Dai retta a mamma.









lunedì 25 settembre 2017

Dietro le quinte di un romanzo: domande e curiosità.


L'altro giorno un'amica mi ha chiesto: "Ma i titoli dei tuoi romanzi, come ti vengono?" Da questa semplice domanda ne sono partite altre a raffica sulle curiosità che riguardano i miei libri e ho deciso di fare un post in cui vi racconto un po' di aneddoti e curiosità (senza spoilerare troppo, ovvio)
Per prima cosa rispondo proprio a lei:
Per quanto riguarda i due romanzi con la Piemme, i titoli sono stati concordati con l'editore. In genere loro mettono sul tavolo una rosa di titoli, io una rosa dei miei (ci pensiamo insieme diciamo) poi se ne parla, si tirano le somme e si sceglie. Io ho avuto la fortuna di avere 'voce in capitolo' perché a volte un titolo viene imposto all'autore più o meno velatamente.
Per Chiudi gli occhi l'ho scelto quasi a metà stesura e per chi ha letto il libro  capisce il perché ;-)
Per Come hai detto che ti chiami? la scelta è stata istantanea, fulminea, era già nella mia testa prima di buttare giù la scaletta. Qualcuno ha detto che usare un punto interrogativo nel titolo (una domanda, in pratica) è una mossa azzardata e inusuale. Ma io amo le sfide, che ci volete fare.
Piccola curiosità: in questi due e in quello che sto scrivendo il titolo è presente all'interno del libro. È una cosa che proprio  mi piace ritrovare nel testo; che sia in un dialogo, in una descrizione, in un pensiero del protagonista poco importa.

Ven­ni istruita su cosa dire, ma so­prattutto su cosa non dire. 'Lascia parlare me, Jordan. Chiudi gli occhi, adesso. Non è successo nulla.' Come se solo chiuderli, fosse bastato a cancel­lare l'orrore che avevo vissuto.

Come l'ha chiamata lui? Una botta e via? Bene, ho a che fare con un serial lover, di quelli che non ci pensano su un attimo a sdraiarti sul tavolo di cucina o spalmarti su un letto, per poi chiederti mentre si rivestono: «Come hai detto che ti chiami?» E conoscendolo, non penso nemmeno faccia troppa fatica a collezionare gentil donzelle, anche sposate.


Ma ora veniamo alle curiosità:

Chiudi gli occhi


-Mike in origine si sarebbe dovuto chiamare Robert. Nome che a me piace molto, ma durante la stesura l’ho trovato più volte ridondante e la scelta è caduta su Mike. Più corto e, per il personaggio, più incisivo.
-Inizialmente a Jordan avevo dato una figlia. Strano vero? Ho ancora alcune bozze con alcuni appunti sulla bambina, prima ovviamente di dare al romanzo l’impronta di adesso. Inconsciamente quella che doveva essere la figlia si è tramutata in Billy.
-Boogie, il cane, non era previsto.
-La storia è ambientata in Irlanda, terra che sì mi ha ispirato e aiutato nella stesura, ma il romanzo è nato nelle vallate verdissime del Galles. Ricordo una distesa di erica, una pioggerellina fine, il silenzio assoluto. Jordan, con la sua storia, è iniziata lì.
-La scena del parto della mucca, e tutto quello che concerne il tema ‘psicologia’ e ‘psichiatria’ è frutto di un attento, faticoso, ed estenuante studio sulla materia (e sul campo). Praticamente sono tornata sui libri.
Postilla: Ken Follett dedica alla ricerca e allo studio dei suoi libri il primo anno di lavoro. Io manco vi sto a di' quanto tempo ci ho messo, infatti non sono Ken Follett.


Mi piaci ti sposo



-In origine si sarebbe dovuto chiamare in un altro modo, ancora più romanticoso. 
-È nato da un post. Il primo capitolo, leggermente rivisitato, è presente nel blog. Tutto era iniziato come un semplice esperimento con le lettrici: "Datemi dei nomi e vi creo un racconto." Ecco, mi sono lasciata prendere la mano perché ne è nato un romanzo.
-Anita esiste davvero, è una badante con la quale ho avuto a che fare per molti anni. Tutto quello che è stato descritto è ispirato a lei. E pensare che all'inizio le avevo riservato un ruolo molto molto marginale.
-Non ho mai vissuto a Milano e l’ho visitata solo poche volte. Tuttavia in parecchie recensioni mi sono stati fatti i complimenti per l’atmosfera milanese ricreata. O assorbo molto bene le informazioni o so usare molto bene Internet e tutto quello che può offrire, compreso Google Maps :-)


Parigi mon amour

-Lo stesso non si può dire di Parigi che invece conosco quasi come le mie tasche. Per un epilogo così romantico non potevo non scegliere la città dell'ammmmore per eccellenza.
-La scena in cui Alice si fa fare il ritratto l’ho vissuta davvero, con lo stesso stato d'animo.
-La storia della scarpetta di cristallo e il gran finale, non sono propriamente inventati. Come ho specificato nei ringraziamenti sono tutte cose che ho vissuto. No, la scarpetta non l'ho comprata e nessuno me l'ha regalata MA ESISTE. 
-Per questo romanzo mi sono fatta una cultura di abiti da sposa e wedding planner che lèvati. Ora potrei aprire un atelier.

Come hai detto che ti chiami?


-Giulia Agrippina e Valerio non si sarebbero dovuti incontrare come avete letto, ma tramite un annuncio affisso a una bacheca dell’università frequentata da Giulia.
-La copertina attuale è stata scelta tra quattro bozze e lo sfondo iniziale non era verde Tiffany, ma grigio. Questo sfondo l'ho voluto fortemente.
-La ragazza raffigurata in copertina è un'attrice.
-Gatto è liberamente e spudoratamente ispirato a Charlie.
-La casa di Giulia e Marco è la descrizione della mia vecchia casa, quando abitavo in centro.
-Valerio non esiste.

Le domande delle lettrici.

Simona chiede: quanto di tuo c'è nei tuoi romanzi? Mi va bene la percentuale.
Diciamo un 50 e 50. Ovvio che ogni romanzo non è la mia storia e non c'è niente di autobiografico, ma più o meno involontariamente la 'mia presenza' si avverte. Alcuni pensieri e/o azioni sono miei senza dubbio, altre volte sono costruiti proprio per dare spessore e coerenza al personaggio. Sì, a volte ho fatto fatica a far dire o far fare qualcosa alla protagonista, qualcosa che si discostava molto dal mio modo di fare e/o pensare, ma credo sia normale questo. Bensì la scriva io non è la mia storia, è la loro.

Marzia chiede: in Come hai detto che ti chiami? il nome ha suggerito il personaggio o il personaggio ha suggerito il nome?
Senza dubbio la prima che hai detto. Infatti tutto è nato dalla primissima frase buttata giù: "Ciao, sono Giulia e sono sobria da un mese." che poi è l'inizio del romanzo. Da lì è nato tutto e chiaramente essendo un romanzo centrato sui nomi, è il nome che ha creato il personaggio e non viceversa anche se Valerio, per ovvi motivi,  non poteva chiamarsi Sandro. 

Barbara chiede: qualcuno della tua famiglia è mai apparso o apparirà nei tuoi romanzi?
Nei ringraziamenti di Come hai detto che ti chiami? lo dico piuttosto chiaramente: la figura di nonna Italia è per molti versi la mia adorata nonna. Non solo: molti aneddoti bizzarri del libro che la riguardano non sono inventati, ma sono appartenuti veramente a lei. Infatti i familiari che hanno letto il libro l'hanno riconosciuta subito e, ovviamente, ha fatto loro piacere perché nonna Italia è uno dei personaggi più amati dai lettori.
Mi piacerebbe leggere un tuo romanzo giallo, ma ironico e comico. In futuro sarà possibile?
Mai dire mai! In effetti mi divido tra l'ironico e il romantic suspense, quindi perché no? Potrebbe essere un connubio perfetto. Vedremo, sono pronta a tutto.

Elisabetta chiede: invenzione, fatti di cronaca, conversazioni origliate sbadatamente, quanta realtà e quanta fantasia nei tuoi scritti?
Anche qui direi un 50 e 50. Mi ritengo una grande osservatrice quindi tutto quello che vedo o sento, mi è sempre tornato utile per i miei romanzi. L'invenzione di una trama, anche se semplice, deve essere supportata da una ricerca per evitare di scrivere castronerie. Mi è capitato più di una volta, l'ultima proprio ieri pomeriggio, di fare domande specifiche per non incorrere in inesattezze. Ecco, magari per una conversazione origliata io sarei capace di costruirci una trama e poi un romanzo. Pensa che quello che sto scrivendo è nato da un'immagine di una manciata di secondi. Una folgorazione. Volente o nolente sono una spugna: anche senza volerlo assorbo informazioni, voci, suoni, atmosfere che poi riverso sui miei scritti.
Ergo: pensa te che casino perenne c'ho in testa.


Grazie a chi ha partecipato a questo ennesimo 'esperimento', sia mai che ci nasca qualcosa di nuovo.










lunedì 19 giugno 2017

Recensione: Bridget Jones's Baby

                                                                                       (Foto: https://en.wikipedia.org/)


Allora, c'è questo pensiero comune che la famosa Bridget Jones (nata dalla squisita penna di Helen Fielding) sia di fatto una sfigata. Ora, parliamoci chiaro: una che si fa Daniel Cleaver (Hugh Grant), Mark Darcy (Colin Firth) e infine Jack Qwant (Patrick Dempsey) vi pare una sfigata? 
Comunque.
Il terzo capitolo della saga si apre con la nostra beniamina parecchio più magra, un po' invecchiata e abbastanza rifatta. Lavora in uno show televisivo e fa quello che faceva Boncompagni con Ambra: suggerisce frasi a cazzo nell'auricolare. Ovviamente la sua migliore amica è quella che riceve suggerimenti ad minchiam e invece di dirle 'posa il fiasco perché me fai fa' figure demmerda', si mette d'impegno per trovarle un uomo. E dove vanno? Dalla De Filippi a Uomini&Donne? No, la trascina tipo a un rave al grido di 'sesso, droga e rock and roll' e le dice "Ti ho portata qui perché ti devi sbloccare, devi ritrovare la gioia di vivere quindi devi fare sesso col primo che incontri!"
Praticamente si deve trasformare in breve tempo in una ornitologa: deve circondarsi di uccelli.
E secondo voi qual è il primo uomo che incontra? Danny De Vito? Jack Black? Woody Allen? No, PATRICK DEMPSEY. Ma pensa te che culo. Dopo averla salvata da una pozzanghera di fango nella quale lei era caduta (citando pure Cenerentola) lei pensa "Ma guarda questo che carino." Ma mica pensa a quello che le ha detto l'amica, ennò! Perché la nostra Bridget è pur sempre una stordita.
Fatto sta che Bridget perde la sua amica durante 'sto rave e cammina cammina, cerca che ti ricerca, entra per sbaglio in un alloggio di questa fiera della porchetta (una tenda tipo riserva indiana) e chi ci trova dentro? Toro seduto? Geronimo? Balla con le pantegane? No. Ci ri-trova Patrick Dempsey. Quando si dice la fortuna! E lo trova vestito di un'armatura? NO. Lo trova a LETTO, NUDO.
Qua da commedia diventa un film di fantascienza. Ma ancora non è finita siore e siori, perché senza manco conoscersi lui che fa? La invita a dare 'una ramatina' (Ceccherini ne 'Il Ciclone' cit.). In men che non si dica lei si fa Patrick Dempsey e torna al suo lavoro felice e contenta. E ce credo, pora cocca.
Pochi giorni dopo purtroppo è al funerale di Daniel (In teoria, perché in pratica il corpo non si trova, ndr) e lì incontra Mark Darcy che però (Mica le puoi avere tutte vinte!) è sposato. L'attrazione c'è ancora, l'affetto pure e dopo poco (ma allora dillo che c'hai più culo che polmoni, fija mia) lui le dice che sta divorziando, che la ama e bla bla bla e finiscono a letto. TUTTO STO BEN DI DIO NEL GIRO DI UNA SETTIMANA.
Mentre la sua amica le dice "Sono felice che tu mi abbia preso in parola, ma datte na carmata che c'hai più uccelli intorno te che una voliera" la nostra Bridget scopre di essere incinta. Ovvio che non sa manco da che parte girarsi e comincia la diatriba "Chi sarà il padre, Mark o Jack?" Io intanto le urlavo dal televisore "Che te frega, sarà figo a prescindere!".
Con la gravidanza facciamo la conoscenza della ginecologa che tutte vorremmo avere: una splendida Emma Thompson carica di ironia, sarcasmo e cinismo. Guiderà Bridget per tutta la gravidanza al grido di "Ma che te ne fai degli uomini? Tanto la devi far uscire te una testa grossa come un melone da un buco piccolo come una nespola, mica loro!"
Inizia così la guerra tra i due padri: chi le porta il caffè, chi le brioches, chi le fa i massaggi, chi le regala fiori. Alla fine  lei li sfancula tutti e due perché "Sì, sei molto bello, hai fatto Grey's Anatomy, sei un icona sexy di mezzo mondo e la Fruzzetti per te scalerebbe anche il K2 con sua suocera sulle spalle, ma NO. Non mi garbi." e "Voglio Mark, voglio Mark, voglio Mark, ma tho, guarda è con sua moglie quindi anche se aspetto un figlio da lui sai che c'è? Fanculo. Non lo voglio più."
Praticamente Bridget non ci sta a capi' più un cazzo.
Arriva il giorno del parto e la nostra Bridget (che viene licenziata a forza di dare suggerimenti di merda, vestirsi come mi'nonna e scambiare un autista per un generale) ha accanto comunque i due uomini. È chiaro a tutti, pure alla ginecologa, che Bridget pende un po' di più per il buon caro vecchio Mark, ma fino alla fine non si scoprirà chi sia effettivamente il padre.

(Voci di corridoio fanno sapere che dopo il film centinaia di donne sono entrate a sorpresa nelle tende di indiani, circensi e campeggiatori con la speranza di trovarci un Patrick Demsey nudo qualunque che, facendo l'occhiolino, domandasse loro: "Dos il ramatos? Eh?" 




lunedì 29 maggio 2017

Craft: le cassettine porta oggetti.




Allora. Succede che veda un fruttivendolo gettare della cassette di legno, ma non cassette qualunque, cassette che contenevano ciliegie. Quindi piccole. Succede che al resto del mondo SEMBRANO delle semplici cassette (da buttare) tranne alla sottoscritta che pensa "Ma va' che belle! Cosa ci potrei fare?"
Dopo aver spulciato qualche link dove davvero ci mancava il poterci fare la doccia e poi sarebbero servite a tutto, ho deciso di partire dalla cosa più facile: delle cassettine porta oggetti.
(Forte del fatto che non ho dovuto comprare nulla tranne le tinte) - (Sì, nella craft house ho parecchio materiale) 
Le cassette, prima di diventare come la prima foto, erano così:

Su suggerimento dell'omino della ferramenta (sempre sia lodato) ho dato prima una mano di cementite (sennò colcà che lo smalto ci sta) e poi una bella passata di smalto bianco (che fa presto anche ad asciugare)


Ho lasciato poi asciugare le cassettine, ma nel frattempo vuoi stare ferma? Ennò! Mi sono messa a fare delle prove, a scegliere i nastri, i bottoncini, a creare piccole decorazioni per abbellire le mie scatoline.
 Dopodiché ho pensato all'interno (in origine bruttarello visto che è pure tutto bucherellato.) Ho preso del cartone spesso e scelto delle stoffe che potevano fare pendant con i nastri con i quali avevo decorato l'esterno. (sì, se ve lo state domandando è sì: pure la stoffa avevo.)
Ho tagliato il cartone a misura e l'ho foderato aiutandomi con la colla a caldo. Poi, l'ho pressato per bene all'interno.

La cosa più divertente sono stati gli abbinamenti (tipo scegliere le conchiglie per una o creare fiocchetti a mano per l'altra) e le varie tipologie di cassettine. 


 Io ne ho create tre ben distinte. Quella marina, dove ho scelto della stoffa blu scura e trina color sabbia. La stoffa è duble face e l'avevo già utilizzata per dei quadretti da mettere in  camera da letto che è a tema marinaro.



Ho aggiunto delle conchiglie e la cassettina può essere messa sul comò come porta creme/profumi/cosmetici.








Per l'interno della cassettina ho usato l'altro lato della stoffa (più chiaro) e ho scelto di immortalare un bel cavalluccio marino.


Poi è stata la volta della cassettina rustica, dal vago sapore campagnolo. Ho usato del nastro di iuta e trina e un nastrino fine con uccellini, fiori, solecuoreamore. I colori usati questa volta sono il sabbia e il lillà.  L'ho impreziosita con due stralci piccolini di lavanda e con un bottone (sempre lillà) incollato su un fiore di legno.





Può essere usato come svuotatasche in un ingresso rustico, ma credo che stia bene anche nella mia craf house, nevvero?


Infine, quella romantica sui toni del rosa. Il nastro grande è un nastro che ho conservato da tre anni a questa parte e finalmente sono stata felice di usarlo (era il nastro di un mazzo di rose inglesi regalatomi da una signora per il Jane Austen Day)





 

Molto shabby il nastrino piccolo che ho usato con citazioni, farfalle, rose e chiavi e mi è sembrato carino aggiungere un piccola chiave al lato. I fiocchetti li ho fatto io, chevvelodicoaffa'. Questa cassettina me la sono immaginata tipo vassoietto per un tè a due o come raccoglitore per la posta in un salotto o uno studio arredato in stile shabby chic,



 Ed ecco qua le mie primissime cassettine porta oggetti. Vojo di', chi direbbe che contenevano delle 'banalissime' ciliegie?
 



martedì 23 maggio 2017

Recensione film: A casa con i suoi


*no spoiler sul finale


Non so voi, ma io quando devo fare qualcosa di molto divertente come stirare, ho bisogno di crearmi un diversivo, qualcosa che mi distragga da cosa sto 'realmente' facendo, per non ingoiare lo stura lavandini perché lo sanno anche i muri che odio stirare. (La mia cesta dei panni sta annuendo, ma sono solo dettagli)
Insomma, mi devo distrarre e ieri sera ho deciso di distrarmi con un film leggero, una commedia americana. Poi, dopo un'analisi più attenta, mi sono resa conto che ho scelto di distrarmi con Matthew McConaughey  attore figo dal cognome impronunciabile, ma tanto noi lo chiamiamo Trottolino amoroso, Stallone caliente o Batuffolinomio, giusto?
Il film è  A casa con i suoi commedia con titolo e trama già vista e sentita, ma c'è Matthew seminudo nel 90% delle scene quindi chissenefotte se non è originale. 



Matthew interpreta Tripp (perché evidentemente vedendo la sua tartaruga la popolazione femminile compresa tra i 15 e i 95 anni evidentemente si intrippa parecchio) che è il classico bamboccione.
È bello, è figo, ha un lavoro, ha 35 anni, ma vive sempre con mamma e papà. Una mamma italiana in questo frangente non farebbe una piega, mentre  i coniugi americani (nonostante la mamma si comporti come le nostre) decidono, dopo essersi consultati con gli amici, che è arrivata l'ora che il loro bel figliolo si faccia una vita propria togliendosi dalle balle. E assumono un'esperta.
A questo punto entra in scena Paula (secondo voi interpretata da una qualunque? No, da Sara Jessica Parker) abile conoscitrice per questo tipo di problemi che attua un piano per far sì che lui si innamori di lei perché, secondo i suoi studi, un uomo  non lascia la casa dei genitori solo perché non ha autostima.
Qui apro una parentesi: se Paula avesse scritto un articolo su questa cosa e lo avesse pubblicato su  FB, il commento medio degli uomini sarebbe stato:
"Non manca l'autostima, manca il lavoro!"
"E chi me lo paga l'affitto? Tu? Eh? Ma vai pettinare le bambole!"
"Esci con me che ti faccio vedere i miei venti cm di autostima."
Chiudo parentesi.
I genitori di lui invece accolgono il 'progetto' entusiasti e dicono ok, si può fare. La madre (la favolosa Kathy Bates) su suggerimento di questa Paula, cambia registro e comincia a responsabilizzare il pargolo con discorsi del tipo: "Lavati le mutande. Rifatti il letto. Porta fuori la spazzatura." (Praticamente quello che mi diceva mi'madre, ndr)
Lui rimane spiazzato e pensa che sua madre sia impazzita, spalleggiato dagli amici che secondo voi sono persone a caso? No, uno è Bradley Cooper, l'altro è Justin Bartha. Un trittico di gnocchi che manco nei ristoranti di Cracco. 

Ovviamente nel frattempo lui ha conosciuto Paula, la corteggia senza minimamente sospettare che lei invece ha un piano in mente e tutto sembra andare a meraviglia.
Poi però la stessa Paula comincia a vacillare, perché si rende conto che quello che ha detto ai genitori di lui "Tranquilli, questo è il mio lavoro, io non mi innamorerò di lui, e NON CI ANDRO' MAI A LETTO" è una grande, stratosferica, cazzata. Perché sfido qualunque donna ad avere a che fare con 'sto tronco di pino e non guardarlo con occhio trombino. 
A quel punto ho temuto che Kathy Bates sbottasse con "Ho già frantumato i malleoli a uno perché mi faceva mori' Misery, figurati se non prendo a sberle te se non ti attieni al nostro piano."
D'altra parte c'è da capirla la nostra sexy and the city; non solo avremmo vacillato anche noi, ma 'sto Tripp piace pure a tutta la fauna dell'universo perché nella scena del surf, lui viene inspiegabilmente assalito e trascinato a largo da un delfino. (Ho poi scoperto che il cetaceo  si chiamava Luisa ed era una delfina non solo curiosa, ma pure focosa).
Ovvio che sul più bello (lui ama lei, lei ama lui, uccellini che cinguettano, campane e cherubini che lanciano cuori e la delfina che minaccia con un 'te la farò pagare!')  lui scopre che è tutto un bluff. 
Mi sono immaginata lui che le dice "Ma come hai potuto?" e lei che gli risponde "No, dico, ma ti sei visto?" Della serie: non sei Danny De Vito, ergo: con te ci sarei venuta pure a gratis.
Che succederà poi? Starà a voi scoprirlo, anche se so che lasciando così tutto in sospeso non ci dormirete stanotte.
Che dire di questo film... è una commedia romantica senza troppe pretese con uno muscoloso, pieno di donne, che si aggira tra barche costose (praticamente un Vacchi senza i balletti) e una tipa dal mento sfuggente alla quale non sfugge, però, 'sto gnocco col quale deve limonare per lavoro. 

Eh... che disdetta alzarsi tutte le mattine per un lavoro del genere. Mannaggia proprio.




Foto post:

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mercoledì 5 aprile 2017

I Seduttori 2.0

(Foto: http://www.universome.unime.it)

Ogni volta che apro su FB 'vedi richieste con filtri' (che non sono altro che i messaggi privati mandati da chi ancora non ha la tua amicizia) mi sento improvvisamente catapultata in una puntata qualsiasi di 'Uomini e Donne'. Mi immagino Zuckerberg che mi dice con la R moscia: "Simona, per te c'è Riccavdo!"E mi appare sto Riccardo che, mai visto e conosciuto, prova un approccio generico alla "Come stai?" come se fosse un amico di vecchia data col quale non ci si vede da un po'. Come stai cosa? Chi ti conosce? Chi sei? Da dove vieni?Un fiorino! Ed è inutile sottolineare che io Riccardo manco ce l'avevo in Indovina Chi. Probabilmente si aspettava un altrettanto generico "Io bene, tu?" per dare il via a una conversazione che sarebbe diventata di lì a breve "Dimmi di che colore porti le mutandine."
"Simona, per te c'è Mavio!" E appare Mario che, probabilmente con gravi problemi di vista, mi dice che sono bellissima, fantastica, due occhi che guarda..." Cosa devo guardare, Mario? Guardo te che mi abbordi su FB come un bimbominkia qualunque offendendo (che sia messo agli atti) anche la mia intelligenza. Mario, sii serio, ma ti sembro una che davanti ai tuoi complimenti ti rifila il numero di telefono? Potrei cambiare idea solo se tu fossi cugino di primo grado di Patrick Dempsey, ma siccome non lo sei, ti è andata male.
"Simona, per te c'è Fabvizio!"E arriva Fabrizio, nelle foto tutto unto e muscoloso col sopracciglio pinzettato che prova un generico:"Sei una bella tipa" con tanto di occhiolino di circostanza. Allora Fabri', famo a capisse: tanto per cominciare io non sono una bella tipa, ma casomai una bella topa e quindi già mi parti male. L'ultima volta che ho visto fare l'occhiolino durante una frase acchiappatope è stato nel'85 in una commedia all'italiana di serie B fatta da un coatto col pacchetto delle sigarette infilato nel risvolto della manica della T-Shirt e uno stuzzicadenti tra le labbra. Ecco, non solo sei fuori moda ma sappi che con me hai lo stesso effetto di uno sputo usato per incollare un bicchiere rotto: non attacca.
"Simona, per te c'è Chris!" Chris, diminutivo di Cristiano, di anni presumibilmente 25. Ora, caro il mio Mr Grey, al di là della tua ovvia avvenenza, no dico, ma ti pare? Potrei essere tu' madre. Ti sei lasciato incantare dalle foto che vedi su FB? Bene, ti svelo un segreto: uso il filtro 'miracolo' dove mi si appianano le rughe, mi si riempiono le tette, mi si limano i fianchi e mi si rimpolpano le natiche che Jennifer Lopez scansate. Ah, e non pubblico quelle dove sono venuta di merda, okay? Ripeto: va bene la moda della milfona, ma potrei essere tua madre e non credo che la tua movida possa andare d'accordo con la mia sciatica o la palpebra calante alle nove di sera. Se ti sembravo una ragazza da copertina sappi che sì, lo sono, ma la copertina è quella di pile a quadretti che metto sulle ginocchia il sabato sera sul divano.
Quindi cari acchiappatope 2.0, cari i miei latin lover da tastiera, cari i miei spasimanti sconosciuti con foto in cui tirate indietro la pancia e la dialettica da piccione 'mbriaco, ve lo dico: cercate altro e andate oltre. Lo so che faccio parte del vostro gioco del calcolo delle probabilità, ovvero: lanciate complimenti, lusinghe, approcci e moine come si lancia il granturco alle galline e prima o poi, sulla scia dei grandi numeri, qualcuna sicuramente abbocca. Ecco, al di là della mia situazione amorosa più che soddisfacente, io sono proprio restia a questo tipo di approccio. Sappiate che subisco molto di più il fascino di un cinquantenne brizzolato, gentile e galante che mi cede il passo in fila alla posta, o che tiene aperta una porta per me, che raccoglie al posto mio un oggetto o mi fa sedere per prima al ristorante, piuttosto che cento 'Sei bellissima, sei figa, sei stupenda, pari 'na modella, era bona pure quella etc etc." ricevuti nei messaggi privati da quello unto e muscoloso, dal giovincello re della notte, dal quarantenne irrisolto che colleziona donne come mi'nonna collezionava tappi di sughero e pure da quello che potrebbe essere mi'padre con la foto del profilo in compagnia dei nipotini.
Detto questo, sapete che dico? Faccio come Tina:
"NO, MARIA. IO ESCO."
Disclaimer: nessun maschio è stato maltrattato o perculato per la stesura di questo post.Qualsiasi riferimento a cose, persone, piccioni e sopracciglia pinzettate è puramente casuale.

giovedì 30 marzo 2017

Cosa ne faccio del mio blog

(Foto: http://www.maratonacittadelvino.it)

Sinceramente non so da dove cominciare. Quello che sto per scrivere doveva rimanere una chiacchierata confidenziale tra me e la mia editor, invece ho deciso di giocare a carte scoperte perché voglio confrontarmi, capire.
Lunedì è uscita questa mia bella intervista per BellaWeb.it. Ringrazio ancora la giornalista che mi ha scovata e che ha voluto dedicarmi una pagina del suo giornale on line. Lo ha fatto nel migliore dei modi, mettendo tutto quello che mi riguarda, compreso il blog. Un blog che non viene più aggiornato. Mi sono immaginata un'ipotetica lettrice che si affaccia per la prima volta su queste pagine. Cosa vede? Un blog trascurato. Non nei contenuti. Non nella grafica, ma nell'aggiornamento. Quindi mi chiedo che senso abbia continuare a metterlo nella biografia e nelle interviste se non gli dedico almeno un po' del mio tempo. Il chiuderlo o mandarlo un po' in ferie non mi è mai passato per l'anticamera del cervello, ma tenerlo così ha poco senso. Mi sono fatta un bell'esame di coscienza ed è venuto fuori che è la normale conseguenza di quello che io ho sempre voluto da questo blog: e cioè non farne un lavoro, non considerarlo un impegno fisso alla 'Oddio DEVO SCRIVERE PER FORZA qualcosa sul blog', ma una sorta di svago alla 'Quando mi va/ho voglia/ho tempo scrivo qualcosa.' E ovviamente è accaduto quello che temevo: aggiornarlo sempre meno.
Sì, okay, potrei dire che sto investendo tempo, impegno, denaro, fatica e sudore sulla scrittura, sui progetti che riguardano l'ultimo libro e su quelli che verranno. Ma è anche vero che in passato postavo tre volte a settimana con Alice piccola, un lavoro part time e i libri in uscita.
Quindi no, non è nemmeno quello.
È che a mio avviso mi sono impigrita. Tutti ci siamo impigriti. I blog non stanno morendo, i blog stanno cambiando. Siamo tutti su Facebook: postiamo lì, commentiamo lì, il cuoricino, il fiorellino, la risatina. A volte riduciamo un commento a una faccina. Una faccina o un pollice su, dicono tutto. Dovrebbero dire tutto. Ma va benissimo, anche io faccio così. È più immediato, più veloce, più istantaneo e bisogna ammettere che in questo FB ci gioca. Manca solo poterci fare la doccia, e davvero potresti dire che è completo. Siamo tutti 'amici', tutti ci sentiamo più vicini, come se un blog, un portale, un sito, mettesse un filtro, qualcosa tra noi e quello che c'è scritto, che voglio condividere. Io su FB ho un nutrito gruppo di persone che mi seguono, che mi commentano, che mi tengono compagnia, che mi fanno ridere pubblicamente e/o commuovere in privato. Belle anime che grazie al 'senza filtro' di una pagina, ma sostenute 'dall'amicizia virtuale' mi dicono di sentirsi più vicine a me. Facebook permette un botta e risposta IMMEDIATO impensabile nei commenti su un blog. Soprattutto se c'è la moderazione. Non abbiamo più voglia e tempo di aspettare. Tutto e subito. A volte sembra davvero una chiacchierata al bar, a volte scriviamo in contemporanea, digitando sui nostri telefonini. Io AMO tutto questo. Io so che se posto un 'Ho macchiato di caffè la camicetta bianca, consigli per smacchiarla?', tempo due secondi e ho venti soluzioni, tutte lì, a portata di mano. Poi qualcuna fa la battuta scema, qualcun altra racconta di come faceva sua nonna, un'altra ancora racconta di quella volta che ha fatto tutto il bucato rosa per colpa di un perizoma rosso infiltrato tra i bianchi. Da quello si potrebbe tranquillamente passare a parlare di un film, di una ricetta e via dicendo. E questo modo così immediato e cameratesco di fare rete si ripercuote sul mio postare. E non solo sul mio. Blogger famosi, dove si contavano 300-400 commenti a post, adesso sono a zero. Zero commenti. Se gli va di culo arrivano a 10, comprese le risposte del blogger. Le visite ci sono lo stesso, se un blog merita, va comunque. Magari meno rispetto ad anni fa quando abbiamo iniziato, ma solo perché il numero dei blogger era più contenuto. I commenti invece sono tutti su FB sotto il post condiviso. E anche qui aprirei un'altra parentesi. A volte funziona più un copia-incolla del proprio post, del post stesso postato sul blog. Perché? Perché si fa fatica pure ad aprire un link. La rete è piena di persone che NON LEGGONO gli articoli. Si limitano a commentare basandosi sul titolo (spesso fuorviante) per la fatica di aprire. Se invece copio-incollo, è tutto lì, a portata di mano. Alla fine io la colpa la do anche ai siti pieni di pubblicità dove non c'è verso di leggere tre righe senza essere investiti da strombazzamenti e schermi giganti. Dopo tre volte che ti succede, ti garantisco che non apri più nulla, anche se è una testata famosa, figuriamoci un blog di Pincopallino. (e sì, anche alcuni blog hanno queste fastidiose pubblicità). La prima botta di scassamento di palle così da farci dirottare a commentare su FB è anche per via del codice captcha, poi abbiamo capito e l'abbiamo tolta, ma resta 'metti il nome', 'metti la mail', 'metti il link del tuo blog', che voglio di', prima si faceva, perché ora non lo facciamo più? Semplice, di là faccio prima. E posso rispondere con  una foto personale per farti un esempio, posso taggare una persona per fargli leggere quello che hai scritto, posso creare una piccola, piacevole discussione. Per quello non si commentano più i blog. Per quello, a volte, ci adeguiamo e postiamo direttamente lì. Soprattutto io che, in otto anni di blog non ho mai pianificato manco mezzo post, mi ritrovo a volere scrivere due righe, poi mi faccio prendere la mano e viene fuori una paginata di roba. Questo vuol dire andare a braccio. Questo vuol dire non pianificare. Questo vuol dire impigrirsi e lasciare il tuo blog senza contenuti. Questo vuol dire far entrare le persone nella tua vita (e a me 'sta cosa piace da matti) annunciando un evento in due righe e riprendere il discorso tre ore dopo con uno status che sembra un racconto.  Se lo stesso racconto (sempre scritto di getto, perché si capisce che li scrivo di getto, sì?) lo dovessi mettere sul blog, dovrei spiegare per filo e per segno il perché di quella situazione perché chi legge QUI non sa che sono tre giorni che sto dietro a questa cosa. Non so se riuscite a capire. La stesura di un post è diversa da uno status (anche se lungo e divertente da poter sembrare un racconto). Chi posta, alla fine, si rivolge a chi non conosce, a ipotetici lettori ( se poi tra questi c'è anche chi ti è amico su FB è un altro discorso) e quindi è tenuto a dare delle informazioni  a monte, sennò pari scemo. Pare che tu parli da solo. Perché le persone ti seguono su Facebook prima che sul blog. Se invece posto direttamente su FB so che Tizio, Caio, Sempronio, Grazia, Graziella e Graziarcazzo, capiscono subito perché sono tre giorni che ridendo e scherzando anticipo qualcosa (che poi si tratta sempre di cazzate, figuriamoci). A me, non lo nego, FB mi è congeniale. È diretto, veloce, ho le mie bimbe a portata di mano, mi permette di scrivere di getto ed entrare a contatto (non lo negate perché è così) in maniera molto più viscerale con chi mi segue.  E vista la piega che hanno preso molti blog e l'atteggiamento che hanno molti blogger, direi che 'sta cosa ci ha contagiato un po' tutti.
Non dico che sia il male, anzi. Dico solo 'peccato'. Peccato che io non sia riuscita a mantenere vivo questo blog, non per i numeri, non per monetizzarlo, semplicemente perché ci sono cresciuta, perché fa parte di me, perché meriterebbe un po' più di attenzione da parte mia. Non da parte di chi mi legge (non mi importa se le persone commentano o non commentano, e se lo fanno qui, o su FB, o in privato. Io stra-adoro ugualmente). Avrei dovuto continuare a curarlo, a postare, a pubblicare contenuti in maniera un pochino più costante. Non tanto per me (la mia dimensione, sbagliata o discutibile che sia, io l'ho trovata). Non per voi (che mi seguite con immenso affetto con o senza il blog). Ma per lui, per questi otto anni di aneddoti, crescita, riflessioni. Per questi otto anni che, a meno che non mi si svampi tutto ora, rimarranno qui per sempre (minchia, pare una minaccia).
Insomma, anche se i blog vanno un pochino meno, anche se c'è crisi, anche se FB ci ha un po' monopolizzato, anche se ci siamo impigriti, voglio promettere a me stessa un impegno maggiore. Di ridare un po' di tono al mio blog, magari con qualche rubrica (se avete consigli sono ben accetti), qualche nuova pagina, qualcosa che mi faccia dire "Ecco, questo lo posso scrivere sul blog."

Ecco, alla fine un post l'ho fatto, brutto, bello, penoso, non ha importanza. Doveva rimanere una chiacchierata e dovevo studiare una strategia in segreto per risollevare le sorti del blog, invece ho deciso di parlare chiaro, a cuore aperto, chiedendovi pure consigli, un confronto. Forse questa mia constatazione può essere utile a qualche blogger in pausa o forse no, e rimane un post sfigato.
Ma intanto oggi, a più di un mese dall'ultimo post, ne ho scritto uno nuovo.
E per me, è già una conquista.








giovedì 23 marzo 2017

Nuova presentazione!


Lo so, non se ne esce. Questo blog sta diventando verde Tiffany in ogni suo punto. La famiglia Randazzo mi ha rapita e mi sta muovendo a suo piacimento come una marionetta.
In questo mese e mezzo pare abbia anche una liaison col Corriere viste le volte che ha scaricato i libri a casa mia. Più che altro dovreste sentire come mi raccomando: manco fossero gioielli appartenuti alla Regina Elisabetta.
Insomma bimbi belli, Domenica 26 marzo alle 17.00 presento per la seconda volta Come hai detto che ti chiami? nell'accogliente sala dell'Associazione Culturale Grazia Deledda, un'associazione che mi è piaciuta fin da subito e che ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare.
Avremo modo, come sempre, di fare due chiacchiere, due risate, ci saranno letture (questa volta mi avvalgo di una lettrice d'eccezione che risponde al nome di Daniela Bertini, che sono sicura saprà valorizzare il romanzo senz'altro più di me) e come sempre un piccolo snack di benvenuto.

Vi aspetto Domenica in via Carducci 13 - zona La Fontina - Pisa.

P.S. Questa volta sarò quella seduta sul divano in ciabatte. Ormai ho preso confidenza :-D



lunedì 13 marzo 2017

'Come hai detto che ti chiami?' Il grande giorno.



Quando le persone hanno a che fare con eventi importanti della loro vita, in genere si crea un'ansia che non fa dormire la notte. Tipo è risaputo che la sposa (o lo sposo) la notte che precede il matrimonio non riesca a riposare bene.
Ecco, io quella notte feci otto ore di fila, in pace e beata come un bambino al quale sono state date dosi massicce di camomilla.
Questo per dire che io sono arrivata alla presentazione sì, piuttosto di fretta, ma anche piuttosto tranquilla. E l'unica cosa (come per il mio matrimonio) che mi ha fatto stare tranquilla è stata la consapevolezza di poterla fare a mia immagine e somiglianza (Leggasi: presentazione allegra, dinamica, un po' fuori da gli schemi e non convenzionale.) E di questo devo ringraziare il Sindaco di Calci e la Vice Sindaco perché mi hanno lasciato letteralmente carta bianca e accettato di buon grado i siparietti e i miei sgabelli (che abbiamo agguantato appena finito il discorso del sindaco e piazzati davanti per la presentazione)

Sono arrivata alla sala Consiliare coi capelli che già davano segno di cedimento perché ovviamente rispecchiano la mia persona (fanno quel che cazzo gli pare) e gli anfibi al posto del tacco dodici perché se avessi fatto le scale con le scarpette rosse la presentazione si sarebbe svolta in ortopedia.
La sala è molto grande e mi assale un dubbio amletico "Riuscirò a riempirla almeno un pochino?". Lì per lì sono tentata di assumere qualche comparsa o al limite mettere qualche cartonato, perché vi posso assicurare che mette soggezione e si rischia pure l'eco.
Ovviamente non ero sola ma avevo il mio staff fidato fatto di amiche e badanti, le quali hanno pensato al punto ristoro, a piazzarmi i libri e i fiori e ad allungare prontamente un braccio per evitare di cadere una volta indossati i tacchi.
La sala piano piano ha cominciato a riempirsi, persone che conoscevo, persone nuove, gente che non avevo mai visto mescolata alla mia famiglia e qualcuno che si è fatto pure un bel po' di km per la nostra Toscana pur di esserci.
Non sono mancate le mie solite figure di merda del tipo "Piacere, io sono Jessica."
"Ciao Jessica. Mi fa molto piacere che tu sia qui. È bello vedere facce nuove."
"Veramente siamo amiche su Facebook."
Avanti così.
Il pubblico è stato partecipe e ridanciano. Qualcuno ha avuto il terrore di essere interrogato dalla sottoscritta "Come ti chiami? Conosci il significato del tuo nome?" e si nascondeva dietro le seggioline sperando che mi si seccasse la gola all'istante.
Dopo qualche lettura, l'intervento della mi'mamma, la commozione del mi'babbo e la risposta di mia zia "Valerio!" alla domanda "Quale personaggio vi è piaciuto di più?" la serata si è conclusa letteralmente a tarallucci e vino. Sembrava una grande festa: risate, foto divertenti, il buffet e chiacchiere spensierate hanno fatto da cornice al firma copie dove io non ho avuto manco il tempo di mettermi seduta. Un grande, allegro caos, come mi si addice. Ci mancava la palla stroboscopica e la musica anni'80 e poi eravamo a posto. Mmh... potrei farci un pensierino.








Tutto questo è stato possibile perché sono stata affiancata da persone speciali:
Sara, la mia editor che temo mi conosca più di mi'madre e mi asseconda in ogni mia follia.
Maria Luisa che ha pensato alla location, ai contatti e al buffet in maniera impeccabile. È una PR ineccepibile e un'amica dal cuore grande.
Simona che in silenzio e con discrezione si è resa disponibile a portare borse, spostare cose e il suo "Dimmi cosa devo fare, sono a tua disposizione" è stato molto rassicurante.
Gabrielle che ha allietato tutti con i segnalibri scritti in gotico dalle sue manine. A un certo punto aveva una fila talmente lunga che pareva di essere al supermercato al banco salumi quando c'è il prosciutto in offerta.






E poi Giovanna, Samantha, le due Silvia che mi hanno coccolato, incoraggiato e hanno gioito con me.

Insomma, più che una presentazione è stata una grande festa con al centro Come hai detto che ti chiami?, i suoi personaggi, la famiglia Randazzo che con le mie parole si è mescolata alla famiglia Fruzzetti, le risate, qualche aneddoto, le mie scarpette rosse, il fotografo (il Santo) che invece di fare le foto se stava a magna' le tartine, i complimenti del Sindaco e della Vice Sindaco che hanno gradito questa virata bizzarra rispetto alle presentazioni canoniche e tanta partecipazione che mi ha scaldato il cuore.
Sì, alla fine quando la sala si è svuotata, ho tolto le scarpe e ho camminato scalza. Come del resto feci il giorno del mio matrimonio. Ché, avevate dubbi?

Grazie di cuore a chi ha partecipato fisicamente e con il pensiero. È stato bello avervi con me.

Simona







martedì 7 marzo 2017

Presentazione di 'Come hai detto che ti chiami?'


Bimbi belli, sono sparita da questo blog che manco un mazzo di carte in un numero di Silvan ma da quando è uscito il libro qui è tutto un fermento. La cosa mi entusiasma moltissimo perché sono già uscite delle belle recensioni, (le potete leggere nella pagina apposita: qui. Adoro dire 'pagina apposita')  delle iniziative alle quali parteciperò e la preparazione della presentazione che avverrà il 10 marzo (che probabilmente, vista la mia indole, gestirò come un numero di cabaret).
Queste tre settimane sono state molto colorate, il verde Tiffany mi ha letteralmente invaso. In casa non si parla d'altro, sulle mie pagine social pure perché il romanzo sta piacendo tanto e mi fate gongolare come un nano 'mbriaco qualsiasi. Ricevo tantissimi commenti, alcuni allegri, altri molto profondi, altri ancora di totale empatia, come se vi avessi scavato dentro e questo non può che rendermi felice e orgogliosa di quello che faccio. Non è facile per me parlare di questo libro, lo faccio condividendo tutto quello che mi arriva e ringrazio chi mi ha fatto le recensioni su Amazon e a chi me le farà, a chi ha condiviso post ed eventi che mi riguardano e tutti quelli che mi hanno mandato un messaggio privato pieno delle loro sensazioni al riguardo. Mi stupisco di come un libro del genere vi possa emozionare o far scendere una lacrimuccia di commozione. E mi piace.
Avrò modo di parlarvi di più alla presentazione dove faremo delle brevi letture e vi racconterò qualche retroscena, quindi se siete in zona vi invito:

Venerdì 10 Marzo alle 18.00 al Comune di Calci (Pi). 

Io vi aspetto sul tacco 12 (tanto starò seduta!) tanta emozione e molta tachicardia. Faremo pure l'aperitivo che, voglio di',  dopo una presentazione è la morte sua. In più sarete omaggiati di una cosa moooolto carina e particolare come mio speciale ringraziamento per essere con me in questo giorno speciale.
P.S. Ci sarà la mia vera famiglia e la famiglia Randazzo e chissà cosa verrà fuori, tremo alla sola idea!

Grazie di esserci, ancora una volta.







martedì 14 febbraio 2017

È uscito 'Come hai detto che ti chiami?'



Habemus libro!

Con gioia, gaudio, euforia e un po' di emozione vi annuncio che oggi è uscito su Amazon

Come hai detto che ti chiami? 


Non mi sembra ancora vero. Dopo mesi e mesi di lavoro e tanta emozione finalmente potrete conoscere la storia di Giulia e di tutti i personaggi di questo libro.
È un romanzo al quale sono particolarmente affezionata (ma si dice sempre così, giusto?) e non vedo l'ora che possiate leggerlo perché sono sicura che vi ritroverete in qualcuno dei protagonisti.
Ecco, questa era la parte seria. 
Respira, Simona. Respira.
Ooooommmmm.
In realtà vorrei mettermi a urlare dalla contentezza se non fosse che la gente già pensa che io sia pazza e... niente, odio dar ragione alle persone. Quindi mi sto contenendo. Non solo: la pubblicazione è stata un fulmine (bellissimo) a ciel sereno, una bomba che mi sta letteralmente scoppiando in mano perché non era prevista per oggi (oggi, San Valentino, no ma avete presente?) Ma visto che credo nei segni lo prendo come tale. Lo accetto e vado avanti e da oggi sarò 'La ragazza che pubblicava per San Valentino!' 
Simona, basta, datte na carmata, più che altro perché non sei più una 'ragazza'.
Comunque, se adesso mi lasciassi andare scriverei di certo qualche castroneria perché non è facile per un autore parlare del proprio romanzo senza spoilerare, essere di parte, far trasparire l'eccitazione e l'entusiasmo da bambino di cinque anni davanti ai regali la mattina di Natale. Ma è così, dannatamente così. 
Sono felice perché in questo libro ho creduto con tutta me stessa e l'emozione è così palpabile che ricevo messaggi da chi ne conosce il percorso fatti di "Sei emozionata? Perché io lo sono forse più di te!" Manco quando ho sposato ho ricevuto messaggi del genere!
Un giorno, magari molto presto, vi parlerò di tutto questo, di come è nato (un'anticipazione c'è già nei ringraziamenti) e di questo meraviglioso viaggio fatto con la mia folle protagonista. 
Per ora mi cullo in questa bolla di felicità e vi terrò compagnia ogni giorno  (sul mio profilo FB) con qualche aneddoto che lo riguarda, degli stralci, qualche curiosità. 
Iniziamo però fin da subito con una bella notizia: non solo potete tranquillamente acquistarlo in ebook (a proposito: sulla pagina dell'ebook troverete oltre alla sinossi anche un breve stralcio del romanzo) o farvi recapitare a comodamente a casa il cartaceo, ma per gli irriducibili della libreria vi comunico che se acquistate il libro sul sito della Giunti (QUI) potrete ritirare il cartaceo nella libreria Giunti della vostra città.
Ma ora lasciatemi ringraziare il team che ha sopportato i miei deliri di prima mattina (e quando dico prima mattina intendo le 6.30, alimortè) ovvero: l'editor Sara Missorini (che ha corretto le bozze e si è fatta carico delle mie elucubrazioni folli, roba che per una virgola fuori posto potevo non dormirci la notte e stressarla per due settimane consecutive). Abbiamo passato pomeriggi così in sintonia che per poco non mi presento a casa dei suoi dicendo "Okay, avviamo le pratiche, la adotto!"; Valerio Giamberardini che ha curato la parte digitale con una pazienza che manco Giobbe perché ha a che fare con una persona (la sottoscritta) che riesce, non si sa come, a ribaltare lo schermo del computer, quindi vi lascio immaginare come gli spedisco i file. In più era l'unico uomo in un team di sole donne e non potete capire cosa gli abbiamo fatto passare.
Per ultima, ma non meno importante, il mio genietto della grafica Madica Sarda che, con un intuito sopraffino, ha creato la copertina che mi ero immaginata per questo libro. Credo che il suo lavoro principale in effetti sia leggere nel pensiero di chi ha davanti, perché è bastato che le dicessi le mie richieste e lei ha 'creato' questo capolavoro. Per i numeri di mentalismo riceve il martedì alle 17 dopo Giucas Casella.
E poi le mie amiche del tè, sempre così presenti, affezionate e propositive a tal punto da cambiare le foto sul gruppo di whatsapp con la copertina del libro.
Voi che mi leggete, chi mi segue su FB, chi mi dimostra il suo entusiasmo, chi incontro sulla mia strada, chi mi regala un sorriso e una parola di incoraggiamento.
Alla mia famiglia, quella stretta e quella di origine, che mi segue sempre con una complicità e un amore immenso. Questo libro è nato grazie a tutto questo: 
Alla mia famiglia.
Alle amiche.
A voi, che mi avete fatto diventare negli anni una persona migliore.

Grazie di cuore  e a presto con nuove notizie e curiosità su Come hai detto che ti chiami?


Simona




lunedì 30 gennaio 2017

Il mio quinto romanzo in uscita a febbraio!

Eccolo. Lo guardo e mi emoziono.
Il mio quinto pargoletto. La mia quinta creatura. Il mio orgoglio. 
Dopo settimane di domande da parte vostra finalmente posso sbilanciarmi e annunciarvi che il libro uscirà nel mese di febbraio! Presto presto quindi. La data ufficiale sarà resa pubblica a breve, questione di giorni e non vedo l'ora che possiate averlo tra le mani. Sì, tra le mani, perché ci sarà sia l'ebook che il cartaceo (un bel malloppino, direi), ma tutti i dettagli ve li scriverò nel prossimo post.
Intanto parliamo di lui e di come mi sia divertita a scrivere una storia con molti personaggi, così diversi tra loro ma nei quali ognuno di noi si può certamente ritrovare. Una famiglia quindi, con delle dinamiche che riconosceremo come nostre, con al centro una protagonista bizzarra che usa il significato dei nomi come metro di misura per approcciarsi alle persone. Ma questo metodo singolare oltre a portarle guai le porterà anche qualcosa alla quale lei stessa pensava di non essere destinata.



Giulia fin da piccola ha dovuto fare i conti con qualcosa di scomodo: il suo nome che non è semplicemente Giulia, ma Giulia Agrippina Augusta. Appassionata conoscitrice del significato dei nomi, figlia di un insegnante di storia e di una istruttrice di pilates vegetariana fissata con la forma fisica, vive in un appartamento della nonna insieme al fratello gemello.
La comparsa di Erika, nuova fidanzata del fratello, e l'arrivo di Valerio, il nuovo coinquilino, scombineranno le carte e l'equilibrio già precario della sua vita.
Tra scontri per lo spazio della casa, gelosie, tradimenti e prese di coscienza, Giulia riuscirà nella difficile impresa di collocare al posto giusto tutti i pezzetti dell'intricato puzzle famigliare e a ricredersi sull'idea dell'amore.
Situazioni comiche, scene grottesche e personaggi bizzarri fanno da cornice a una commedia romantica, ironica e frizzante dove la famiglia ne esce protagonista in ogni sua sfaccettatura.



A prestissimo con la data ufficiale e qualche stralcio! Non vedo l'ora di parlarne di più con voi perché ci saranno aneddoti, retroscena e curiosità al riguardo!
Vi aspetto qui! 





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