giovedì 29 agosto 2019

DOVE L'ACQUA È PIU' BLU


L'acqua non era bella. Aveva un colore che virava sul giallo, tuttavia era trasparente. E caldissima. Ci siamo spinte fino a lì, sotto al pontile, io e te da sole, chiacchierando del più e del meno e facendo foto sceme di quelle in cui si ride molto e si scatta di più. Dopo, le cancelleremo quasi tutte; poche, tra il vento, la sabbia, le smorfie e i capelli in faccia meritano un secondo sguardo. Ma è il momento che conta, non le immagini.
Tranne questa.
Ti ho chiesto io di farla, nonostante la tua ritrosia per quell'acqua così torbida. 
Ti ho chiesto di guardare il punto più lontano, proprio là, tra le colonne, tra quegli ostacoli che convergevano in un punto preciso, dove l'acqua è più blu.
E rivederla ora sembra una metafora, l'augurio più bello che possa farti per la tua vita.
Troverai acqua scura nel tuo cammino, onde che ti travolgeranno. Avrai piedi nella melma, impantanati. Ostacoli più grandi di te che intralceranno il tuo cammino costringendoti a schivarli, o raggirarli come ieri, con una smorfia. Ma sappi che, anche se lontana, l'acqua limpida e azzurra c'è in fondo al tuo percorso.
E non importa quanto ci impiegherai, l'importante è che tu lo intraprenda così: spalle dritte e sguardo fisso alla meta.
Dove l'acqua è più blu.



giovedì 1 agosto 2019

I SOCIAL

I social sono quella cosa che:
"Oggi c'è un bel sole!"
"Ti pare che ci sia il sole? Spero piova!"
"Buone ferie a tutti!"
"Eh, beato te che ci puoi andare!"
"Quest'anno niente ferie..."
"Si vede che l'hai fatte prima!"
"Ho acceso il forno per fare un dolce."
"Ma sei pazza?"
"È un mese che, visto il caldo, vado avanti a mozzarella e prosciutto e melone."
"Ma fattela una parmigiana al forno, non sai che ti perdi!"
"Amo l'estateeee!!"
"Io la odio, quanto manca a Natale?"
"Odio l'estateeee!!!"
"Eh, bello l'inverno con l'influenza, i geloni e il raffreddore! Ma io non lo so..."
"Quest'anno vacanze al mare!"
"Ma per carità, meglio la montagna, l'aria buona, il fresco..."
"Quest'anno vacanze in montagna!"
"Ma per carità, meglio il mare, lo iodio, l'abbronzatura, ferie=mare."
"Quest'anno vacanze in città!"
"Ma per carità, ma vattene in montagna o al mare!"
"Ieri sera ho visto un bel film sul mio divano..."
"Tutta vita, eh? L'estate è fatta per uscire!"
"Ieri sera sono uscita per una serata!"
"A casa mai, eh? Sempre con questa voglia di fare baldoria, mah!."
"Questa estate sto leggendo tantissimi libri."
"Si vede che hai tempo! Io non ce l'ho e non posso 'permettermi' di farlo."
"Questa estate sto leggendo poco..."
"Eh, non so come fai, io senza libri non so stare. Se lo volessi davvero il tempo lo troveresti!."
Dicevo: oggi è il primo giorno d'agosto, ve'?

lunedì 29 luglio 2019

GIOCHI SENZA FRONTIERE

E niente, non lo volevo raccontare e invece toh, per dovere di cronaca lo faccio.
Giovedì scorso, me pare, io e Aly si viene via dal mare. Come sempre nei giorni feriali, ci facciamo le spiaggette quindi siamo armate di ombrellone, borsone, racchette e pallone e pure una trivella per pianta' l'ombrellone, ché, ha detto il Santo, 'Non puoi piantare l'ombrellone alla tua maniera, tipo camionista che gira la polenta. Usa sto attrezzo, che fai meno fatica.'
E quindi niente ho trivellato alle dieci di mattina la spiaggia manco dovessi trova' il petrolio e l'ho estratta alle cinque del pomeriggio tirando su un quantitativo di sabbia pari solo a quello che mi ritrovo nel costume quando faccio le piste delle biglie col culo.
Comunque.
Si arriva alla Supercar, la quale ha il bagagliaio che si apre con la mossa di karate del piede, ma si vede che con l'infradito mi scambia per un nipponico pigro e non si apre una ceppa. Dopo aver provato inutilmente con un movimento di piede che parevo Platini ai tempi d'oro, mi costringo a usare la chiave. E okay. Carichiamo il borsone, gli asciugamani bagnati che pesavano come un cammello morto, il pallone, le racchette, la pallina, lo zaino frigo, la trivella, e forse anche un turista che passava di lì, ma insomma è tutto nel bagagliaio.
Se si apre con un gesto del piede, il bagagliaio secondo voi come si chiude? Ballando la samba? Oh no. Con un bottone. C'è un piccolo bottoncino in questa macchina infernale proprio sulla sinistra del portellone. Tu lo pigi e poi vai a farti i cazzi tuoi, quello si chiude da sé. Con i suoi tempi, eh? Tipo che ti dà il tempo di sederti alla guida, farti una messa in piega e poi puoi parti'.
Insomma, pigio il bottone, entriamo in macchina, ci accoglie l'inferno, in due secondi netti mi si asciugano pure i capelli grazie alla temperatura dentro l'abitacolo, apriamo i finestrini e si parte.
Alziamo la radio, cantiamo qualche canzone, cerco di regolare l'aria condizionata passando dalla temperatura delle isole Svalbard a quella del deserto del Sahara e viceversa, ma si sa, la troppa tecnologia mi manda in confusione. Troppi tasti, troppi numeri e imprecando rimpiango la mia amata manovella.
Comunque.
Siamo lì belle tranquille, in un tratto di strada circondato da campi dorati, quando Alice esclama:
"Oddio, cos'era?"
"Cos'era?"
"Un gatto, forse."
"L'ho messo sottoooo???"
"Ma nooo, era sul ciglio, proprio lì..." e si gira.
E lì il terrore nei suoi occhi.
"Mamma." Lo dice piano quasi la notizia potesse scioccarmi.
"Sì, figlia mia adorata, dimmi."
"Stiamo viaggiando col bagagliaio aperto???"
"Ma figurat..." guardo nello specchietto. "Occazzo!"
La mia supercar tutta bella spalancata che era una meraviglia. Il portellone stava su che pareva pagato. Bella diobonino.
Il pianale pieno derobba tutto all'aria. Ma che meraviglia.
Accosto mettendomi le mani nei capelli, constatando di aver fatto minimo 6 km e vedendo già scene apocalittiche tipo che sfrecciamo lasciandoci dietro borse, borsoni, asciugamani palle e trivelle, che se dioneguardi parte a razzo mi trivella uno in motorino. Mi vedo lanciare roba dal portellone in una sorta di gioco senza frontiere, una gara a ostacoli dove, chi viene via dal mare, è costretto a schivare palloni, giornali, solari, parei e pure tamponi per il ciclo che si sa, son leggeri e si ficcano da tutte le parti. Poi magari mi beccano un vecchietto in bicicletta e questo torna a casa con 'O.B.' marchiato in fronte. Aly nel frattempo scende con talmente tanta foga che a momenti mi cade nel fosso, e mi vedo costretta a recuperarla con la stecca dell'ombrellone.
Dà un'occhiata sommaria al bagagliaio e facciamo velocemente la spunta e l'inventario.
"Mi pare ci sia tutto" mi dice alzando il pollice.
Tiro un sospiro di sollievo inveendo poco dopo contro la supercar che non mi ha avvertito di viaggiare tutta spalancata.
Ora. 
Con il Santo stiamo cercando di ricostruire l'accaduto.
-Non ho strucato el boton. A me PARE di averlo pigiato, ma invece.
-Il portellone non si è MAI chiuso e io sono partita così, impavida. Incurante del vento a 876 nodi che mi arrivava da dietro. CI STA.
-Il portellone si è chiuso, ma avendo trovato un ostacolo per la roba messa a cazzodecane, alla prima buca si è spalancato e chi sono io per preoccuparmi di cosa fa un portellone una volta partita?
Detto ciò io continuo ad affermare che la Supercar chiacchiera quando le pare e non mi ha avvertita che il portellone era aperto. Ha detto il Santo che è impossibile che ciò accada, perché una cosa del genere la segnala, SEMPRE. 
Bisogna vedere COME.
Mica puoi mettere SOLO un BIP sul cruscotto che lampeggia di rosso con scritto PORTELLONE APERTO grande come il neon di una farmacia che continua a lampeggiare per 6 km sfondandoti i timpani e bruciandoti le retine. Eh.
Che poi io non ci faccio caso.



venerdì 19 luglio 2019

LADY GAGA E BRADLEY COOPER

Allora: ho quanto in questa storia Gaga/Cooper la Germanotta, nei commenti sotto le varie testate che riportano la notizia, sia definita bruttarella, di come lui possa aver lasciato quella gran gnoccolona di Irina e di come una così poco piacente abbia potuto far innamorare di sé un tronco di pino come Bradley Cooper.
Ora.
Punto uno: a parte il fatto che a definire Lady Gaga brutta (fisicamente intendo) è un po' azzardato. Sono sincera: non mi piace quando si agghinda, ma l'ho trovata di una bellezza particolare nel film (più acqua e sapone diciamo) quando non ha tutti quegli orpelli. Detto ciò, a me pare una bella donna, quantomeno con una 'bellezza particolare'.
Punto due: chi va dicendo come possa aver lasciato quella gnocca di Irina per una diciamo... meno avvenente, dà evidentemente un' importanza all'aspetto fisico spaventoso. La bellezza, (mi rendo conto che è una frase fatta, ma tant'è) non è tutto. Ci sono donne OGGETTIVAMENTE bellissime, ma con la personalità di una ameba. E donne OGGETTIVAMENTE meno attraenti ma con un temperamento e un savoir faire da sdraiarti con un solo sguardo. Conosco donne (e pure uomini) molto belli sì, ma per niente accattivanti e donne (e uomini) 'normali' che ammaliano e affascinano con il loro modo di fare, l'atteggiamento e tutto ciò di cui è composta la VERA BELLEZZA.
Punto tre: sì, un uomo molto bello può innamorarsi di una donna non alla 'sua altezza', per tutti i motivi di cui sopra. Anche perché, facendo proprio della psicologia spicciola spicciola, in genere chi è sempre stato fortunatamente e oggettivamente bello esteriormente, ha curato poco la personalità, il carattere, il modo di fare, a volte anche la simpatia, perché quella bellezza così dirompente spesso è un lasciapassare e 'attira' senza bisogno di scomodarsi per riuscire a integrarsi in qualsiasi ambiente.
Cosa che invece accade ai meno attraenti che fanno del carattere il loro punto di forza, lavorando su loro stessi in fatto di autostima, simpatia e carisma, ed è proprio quest'ultimo la carta vincente. Il carisma. Se ce l'hai, attirerai gente; se hai qualcosa da dire oltre che mostrare, attirerai gente; se hai un cervello oltre a un bel viso, attirerai gente. E risulterai bello o bella, anche se non sei molto alta, o se hai le orecchie a sventola, o un naso importante.
Quindi, fermo restando che magari Irina oltre ad essere una gnocca da competizione sarà pure molto simpatica e con un carattere meraviglioso (perché la combo gnocca+intelligente+simpatica esiste eccome per fortuna) il dire 'ma come fa ad aver lasciato quella gnocca per una bruttarella' è un po' superficiale.
Perché la bellezza, fine a se stessa, non conta niente. Puoi essere bella quanto ti pare, ma se non hai CARATTERE, sarai sempre trattata (e spesso ahimè) giudicata come un bell'involucro e niente più.
E Lady Gaga, a quanto pare, non sarà una carta pregiata, ma evidentemente nasconde al suo interno qualcosa che all'altra manca.
Perché come cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno:
'Oltre le gambe c'è di più'.
Ma guarda come ti ritiro fuori gli anni '90.

lunedì 8 luglio 2019

C'ERA UNA VOLTA



C'era una volta una bella principessa
che tutti dicevano 'è sempre la stessa'
alla destra sedeva vestita di rosa
con le cosce de fora in erotica posa
C'era una volta un principe biondo
che sulla testa ave'a un girotondo
dietro di lei stava impettito
con la faccia verde di chi non ha digerito
C'era una volta di Diana le sorelle
Chiamate a corte 'accorrete, abbelle!'
questa volta vi abbiamo invitato
nelle altre occasioni ce lo semo scordato!'
C'era una volta una fresca nonnina
col sorriso marpione di chi è vicina
al futuro Re ma senza aver fretta
che qua manco schiatta la Elisabetta
C'era una volta un cordiale Re futuro
di scuro vestito per confondersi al muro
prima di lui pure la tappezzeria
i corgi, i candelabri e la scuderia
C'era una volta una duchessa garbata
vestita di bianco e poco truccata
sembra sul punto "E mo' mi intristisco
famola finita sennò mo' nitrisco!'
C'era una volta un rosso importante
che sposò un'attrice un po' appariscente
fu ammaliato da coraggio e tanta beltà
ma lei voleva sentirsi chiamare sua maestà
C'era una volta una mamma raggiante
impavida e capricciosa e un poco rampante
la scalata a corte a colpi di capricci
"Io vojo il Regno e non i tu' spicci"
C'era una volta un Archie piccino
che guarda il ricamo del vestitino
"Mo' ditemi voi se questo abito è adatto
forse forse era meglio il meme col gatto."


martedì 2 luglio 2019

DI LUCE E DI STELLE

Oggi decidiamo di andare al mare. Chiedo ad Alice se allo stabilimento troviamo qualche suo amico e lei mi risponde che uno in effetti ci sarebbe. Mi offro di andarlo a prendere per non fargli fare il viaggio della speranza in autobus, lui accetta di buon grado: mi conosce, è venuto spesso a casa mia, sa che non rompo le scatole.
In macchina gli chiedo dove andrà in vacanza.
"In Calabria" mi dice.
Me lo immagino a fare i tuffi al mare, bighellonare fino alle cinque di mattina, qualche mojito, qualche bella ragazza, qualche cazzata, come è giusto che sia a 18 anni.
Gli chiedo quanto sta e mi risponde "Fino a settembre. Vado dai parenti. E poi lì ho degli amici e un progetto."
"Un progetto?"
"Sì. Le tartarughe. Partecipo a un progetto per la salvaguardia delle tartarughe marine."
Mi racconta della vita delle tartarughe, di come effettuare un recinto efficace per tutelare le uova, di cosa hanno bisogno, di come vengono aiutate ad emergere in caso di difficoltà, di quante notti ha passato a controllare che nessuno si avvicinasse con l'intento di studiare il momento migliore per rubare le piccoline, di come allontana e fa scudo coi teli chi spara una luce troppo forte al momento della schiusa "Perché tutti pensano che loro vadano d'istinto verso il mare. In realtà vanno verso la luna."
"La luna?"
"Sì, la luna si specchia nel mare e illumina l'acqua. Se qualcuno illumina un altro punto con una luce forte, loro potrebbero andare dalla parte sbagliata."
"Attratte dalla luna. Mi sembra bellissimo." Gli dico.
"Lo è. Tante notti sono rimasto da solo in spiaggia. So che loro sono lì, magari non sono ancora pronte alla schiusa, ma ci sono."
"E cosa fai tutta la notte?"
"Guardo le stelle."


(Foto: Danilo B.)

giovedì 6 giugno 2019

ALICE IN THE WONDERLAND



Ti ho osservato muoverti sicura negli aeroporti.
Parlare inglese al posto mio, farmi da interprete, salvandomi da probabili figuracce.
Ti ho vista a tuo agio in un vagone del treno che ci portava a New York. Sorridevi a tutti: bianchi, neri, gialli, rossi. Cedere il posto a chi in questo paese viene considerato inferiore.
Ti ho vista fiera e felice di essere in quella piccola città sul mare, simbolo della libertà e di chi ama il partner del suo stesso sesso.
Ti ho guardata assaggiare cose nuove, condividere una panchina, un tavolo, con chi è distante da te in mille modi.
Ti ho guardata mentre stringevi la mano sorridendo, in segno di ringraziamento, all'uomo di colore che ci ha dato delle dritte l'ultimo giorno di permanenza.
Ti ho visto vivere senza paura, senza remore, senza pregiudizi, in un paese straniero.
Ti ho vista semplicemente viaggiare.
Con te un bagaglio pieno di vestiti colorati, ma soprattutto pieno della tua innata e bellissima umanità.

lunedì 6 maggio 2019

LA SIGNORA DEL SABATO

Come tutte le attività, anche noi abbiamo i clienti abituali.
C'è una signora, di età da nonnina, che ogni sabato mi cerca. Se dovessi dire quando è cominciata questa cosa, non saprei dirlo, è successo e basta; con mia grande sorpresa perché non ricordo un aneddoto che ci ha fatto avvicinare.
Lei ogni sabato si affaccia al bancone e mi dà un buongiorno pieno di gioia. All'inizio era semplice cortesia, poi piano piano si è aperta e abbiamo cominciato con domande più personali del tipo 'che farà oggi di bello?'. Da lì, ogni volta che affrontiamo l'argomento, lei comincia a piangere. Mi muovo su un campo minato, qualsiasi cosa io le dica, lei piange un pochino e mi rammenta che è vedova, che i figli sono grandi, che è sola, e che l'unico svago è venire al mercato il sabato mattina. Lì, mi dice, tra chiacchiere, banchi colorati e una sosta al nostro banco, riesce a dimenticare la sua triste vita. Nemmeno la signora che la accompagna sempre, riesce a cavarla da casa in un giorno che non sia il sabato.
Ogni volta, tanta ormai la fiducia che ha riposto in me, mi dà in mano il portafogli in modo che io possa prelevare i soldi e contare gli spiccioli. Ogni volta, tanta ormai la fiducia che ha riposto in me, si lascia consigliare e letteralmente 'imboccare' sul pranzo. Ogni volta, tanta ormai la fiducia che ha riposto in me, mi dà appuntamento alla volta dopo, sicura di trovarmi.
"Sabato non ci sono!" l'ho avvertita poche settimane fa.
"Oh..." mi ha risposto un po' dispiaciuta. "Allora non passo."
"Ma no! Si fermi! La serviranno i miei colleghi, come se lo facessi io. Venga al mercato che le fa bene uscire."
"Ma se non ci sei te, non è la stessa cosa."
In questa dichiarazione di stima e affetto ho letto una fragilità e una tristezza di fondo che mi ha commosso. Perché non sono io. Non è la mia persona. Non è il mio viso o le mie parole che cerca, ma solamente qualcuno che le dia la giusta considerazione, due parole sul tempo, su quanto questa primavera sia pazzerella, su cosa guarderà stasera alla tv. Qualcuno che, come me, le prenda le mani e le dica 'Oggi la vedo bene!' anche se in realtà la trova un po' peggiorata. A volte sembra quasi si sia dimentica di pettinarsi, spesso ha gli occhi velati e il labbro tremulo di chi sta per crollare, ma ha bisogno di non sentirsi sola e si fa forza a uscire di casa.
Ieri è arrivata al banco tenendo stretto al petto un pacchetto giallo.
"Guarda cosa ho preso! Aprilo!" mi fa allungandomelo sopra il banco.
"Che cosa è?" mi rigiro l'oggetto tra le mani: è un astuccio rigido, con una stampa di dubbio gusto, con una mezza dozzina di pennarellini e matite. Una cinesata fatta e finita, ma integra, intonsa.
"È un astuccio" le dico chiedendomi per quale motivo abbia comprato un astuccio da asilo.
"Sì, costava poco. E allora l'ho preso."
"Ha fatto bene!" le rispondo con entusiasmo, senza capire.
"Sai... io non ho nipoti e non conosco nemmeno un bimbino al quale darlo... però magari un giorno un bimbino lo conoscerò e allora glielo regalo."
"È bellissimo" le ho detto restituendoglielo. "Un bimbino al quale regalarlo lo troverà di sicuro."
Frase sciocca, banale, di circostanza. Non ho saputo dire altro. Me la sono immaginata al banco delle cianfrusaglie a scegliere un oggetto carino da regalare a qualcuno che ancora non conosce, che non ha mai incontrato, al nipotino che non ha.
Un grido silenzioso, forte e potente, racchiuso in un astuccio di plastica giallo.

lunedì 29 aprile 2019

CIPOLLIN-A

Stamattina mi sono svegliata con l'idea di andare in bicicletta e visto che dovevo andare al mercato per prendere dei pantaloni, ho deciso di farlo in bici. La distanza non è poca da casa mia, ma fattibile. Mi bardo tutta (bardo= vestirsi adeguatamente per la missione) e mi accingo a prendere la bici dal garage.
Opperbacco è sgonfia.
Prendo la pompa, mi rimane un pezzo in mano.
Bene.
Agguanto il compressore, gli do la via, sveglio tutto il quartiere, ma le ruote rimangono sgonfie. Allora mi viene sottoforma di fumetto evanescente il Santo che mi dice 'Ricorda: il compressore è guasto uasto asto sto to ooooo'.
Il diavolo sopra la mia spalla mi diceva 'Ma sarai cretina? Ma vai in macchina no?' mentre l'angelo dall'altra parte ribatteva 'Lasciala stare quando ha queste iniziative. Va assecondata. Le fa bene.'
Mi metto le mani sui fianchi indecisa sul da farsi. Suono alla vicina per sentire se ha una pompa da prestarmi. Non mi risponde nessuno. Provo a vedere se qualcuno del circondario è affacciato al balcone a scuotere i tappeti. Nulla manco qua. Tutti rintanati in casa. Vado in fondo alla strada e chiedo a una conoscente appena uscita di casa, la quale si scusa di non avere una pompa ma mi manda da un biciclettaio in paese.
"Va' da lui. Le gonfia a tutte!"
Che detta così mi aspettavo di ritornare a casa come la Cipriani, ma tant'è.
Trovo il locale. Scendo al salto come una gazzella, parcheggio la bici con nonchalance che Don Matteo scansate ed entro titubante 'Mi scusi, avrei bisogno di una pompat... no, aspetti, dicevo: mi hanno detto che gonfia le bici.'
Lui posa il cencio che ha in mano e mi dice 'Certo!'
'Non vorrei disturbarla, ma sono disperata. Ho le ruote sgonfie e voglio arrivare fino in città.'
'Nessun problema.' Piglia la mia bicicletta e la maneggia come se fosse un modellino. In dieci secondi netti e un compressore a portata di mano mi gonfia le gomme.
'Quanto le devo?'
'Oh, nulla!'
'Ma come nulla?!' 
'Davvero. Per così poco? Come dico sempre: buona ciclopedalata!'
Ha detto proprio così. CICLOPEDALATA. E l'ho trovato un termine bellissimo. Rimonto in sella alla mia bici. Con le ruote gonfie al punto giusto vado via come il vento. Arrivo al mercato, faccio le mie compere e una volta finito cito Forrest Gump 'Se sono arrivato fino a qui, posso arrivare anche un po' più in là." Allungo di qualche km e arrivo da mi'madre. Mi padre vede la bicicletta e si affaccia per strada da tanta è la sorpresa. 'Ma sei in bici?'
"SEI IN BICI????" questa è mi madre.
"Sì, ero al mercato e quindi..."
"LA STRADA E' LUNGHISSIMA, SONO UN BOTTO DI KM MA SEI PAZZA VUOI MANGIARE QUALCOSA HAI SETE HAI FAME CLAUDIO CORRI LANCIALE UNA BORRACCIA UNA BARRETTA ENERGETICA PRESTO UN'AMBULANZA."
Sempre mi madre, questa.
Sono commossa dalla loro fiducia sulla mia forma fisica.
"Mamma, tranquilla. Ce la faccio!"
"E ora come torni a casa?"
"Come come torno. In elicottero. Come vuoi che torni, in bicicletta come sono arrivata!"
"OGGESUMMARIA-CHE-IL-SIGNORE-NON-LA-PORTI-VIA. STAI ATTENTA ALLO STRADONE NON PASSARE DAL VIALE ALBERATO STAI SUL MARCIAPIEDE STAITUTTASULLADESTRA ATTENTA ALLE MACCHINE E VAI PIANO!"
"Mangi con noi?" fa mi padre.
"No, sennò mi appesantisco. Preferisco mangiare quando arrivo a cas..."
"ANCHE DIGIUNA MI VA VIA ORA MI SVIENE PER LA STRADA PRENDI ALMENO UNA CARAMELLA LA CIUCCI TRA UNA PEDALATA E L'ALTRA E..."
"Mamma, vado."
"TELEFONA QUANDO ARRIVI E POI..."
Non so cosa altro abbia detto, ma tutto ciò l'ho preso come un affronto. Non ce la faccio. Tsè. Ma cosa dice. Ma io sono allenata. Io faccio un botto di sport. Cosa vuoi che siano 30 km. Monto in sella che paio Bartali. Ma che dico, Cipollini. Vado via che paio pagata. Avrò fatto 2000 all'ora, le macchine mi suonano e le caprette mi fanno ciao. Mi sorridono pure i monti. Forse sono in debito di ossigeno e ho le allucinazioni. Torno a casa in un tempo da record sudata come un beduino e con le cosce che paio Rummenigge ai tempi d'oro.
Ma che soddisfazione.
Mi sono però dimenticata di chiamare mi madre. Penserà che sono stata asfaltata. Stirata con l'appretto. E la colpa sarà di mi padre che non mi ha allungato la barretta energetica.


mercoledì 17 aprile 2019

IL RE NUDO

Come mi sento, a volte.
Parecchio tempo fa ricevetti una telefonata da una signora. Mi aveva scovato grazie a un'intervista esclusiva sul settimanale F e mi invitava a far parte del suo salotto letterario.
La cosa, lì per lì, mi gratificò molto ma ciò non bastò a non far trapelare il mio scetticismo. Le dissi che la ringraziavo, ma che non mi sentivo a mio agio in quegli ambienti. Insisté talmente tanto che alla fine cedetti. Pensavo, da sciocca quale sono, di poter imparare qualcosa, di colmare alcune mie palesi lacune.
Quello che trovai, invece, fu un coacervo di persone che si ritrovava una volta al mese per l'autopromozione e campagne letterarie egoriferite. Venivano letti dagli stessi autori testi tratti dai loro romanzi e/o racconti, seguiti da applausi, vari bravo bravissimo e pacche sulle spalle. Il tutto senza un minimo di confronto, senso critico. Era solamente un modo di salire in cattedra, riempirsi la bocca di paroloni, elencare i vari premi letterari vinti, e infiniti 'io ho fatto' e 'io ho scritto', per ricevere una volta al mese quella riconoscenza e quella compiacenza che qualsiasi autore brama di avere, soprattutto quando pubblichi a pagamento e/o con piccolissime case editrici e non sei in libreria manco per sbaglio. Come sempre, in questi casi, si tende pure a gettare merda su chi in libreria c'è, accampando teorie come 'Stephen King ha un buon Ghostwriter, non è lui che scrive.'
'Baricco è sopravvalutato'
'Umberto Eco è famoso solo per Il nome della Rosa' senza considerare che se veniva fuori il nome di una donna 'Ha pubblicato perché l'ha data.'
Praticamente un gruppo di geni incompresi, di scrittori sopraffini e arguti, circondati da un mondo letterario ignorante che certo non comprendeva quanto bendiddio veniva scaturito dalla loro finissima mente. Una sorta di autori di nicchia, vittime di un sistema marcio che non li voleva ai primi posti in classifica o finalisti al premio Strega.
Allibita da tutto ciò, una sera esordii con 'Ma vi rendete conto che se siamo tutti in questo salotto a scambiarci pacche sulle spalle a ogni raccontino letto, vuol dire che non contiamo un cazzo? Che se fossimo King, o Dan Brown o la Kinsella, saremmo a festeggiare l'ennesimo best seller da qualche parte e non qui a dirci bravo bravissimo pur pensando che il racconto appena sentito faccia cagare? Ne siete consapevoli, sì?'
La mia affermazione sortì lo stesso effetto di una deflagrazione. Lo stesso disagio di una bestemmia in chiesa. Iniziò con un silenzio assordante, facce sbigottite e occhi sgranati. Finalmente e scomodamente, qualcuno lo aveva detto. Dopo mesi e anni nei quali se la davano ad intendere tra di loro, nei quali giocavano alle tre scimmiette con una ipocrisia quasi imbarazzante, nei quali tutti facevano finta di essere letterati, una tipa appena arrivata, spavalda e anche un po' volgarotta, aveva sparato una sentenza che li metteva davanti alla realtà. Ovviamente non mancarono le reazioni, una tra tutte 'Stai zitta te che scrivi su internet e pubblichi su piattaforme', perché si sa, il vero autore pubblica solo in cartaceo a costo di pagare l'equivalente del prezzo di uno scooter per poi ritrovarsi a elemosinare vendite a parenti e amici. Solo per riempirsi la bocca con 'Eh, ma io ho una casa editrice'. Il risultato fu che da quella sera alla maggior parte degli autori risultavo simpatica come un peto in ascensore. Qualcuno invece mi prese da parte e mi disse 'Grazie di averlo detto. Nessuno qui ha il coraggio di farlo. Mi sono sentito spesso fuori luogo.'
Ho continuato ad andarci, nonostante non mi sentissi parte del gruppo. Non ho partecipato alle iniziative, 'un illustre' mi ha provocato dicendomi 'Hai paura del giudizio. Non ami il confronto'. Gli ho risposto 'Ti sbagli, è esattamente il contrario. Vi ho messo davanti a un confronto e la vostra risposta è stata attaccarmi. A differenza vostra io non ho paura della mediocrità. A me non spaventa. Conosco i miei limiti, le mie lacune che ho sperato di colmare venendo qui, ma ho trovato solo un palco sul quale esibirsi. Non mi interessa arrivare, non ho bisogno di un brava bravissima una volta al mese, di un applauso ai miei scritti per gonfiare il mio ego, di qualcuno che riconosca il mio sapere. Io so quanto valgo, lo so. Siete voi che non lo sapete. La presa di coscienza non è per tutti.'
Il salotto non c'è più. La signora che lo gestiva sta poco bene. Ogni tanto passo davanti a casa sua e ripenso a questo, a quando, per l'ennesima volta ho gridato scomodamente
'Il Re è nudo'.



venerdì 12 aprile 2019

IL BUCO NERO

Allora, partiamo dal fatto che io sono già figa, bella, simpatica e intelligente e quindi non posso essere anche scienziata.
È già tanto se so in quale cassetto ho nascosto le mutande contenitive, quindi il fatto di sapere cosa sia ESATTAMENTE un buco nero, sarebbe un valore aggiunto.
Ovvio che dove mi giri mi giri, soprattutto sui social, trovo i Pieroangela della situazione che sanno BENISSIMO cosa sia un buco nero, il che mi fa sentire molto ignorante, ma ripeto: ho già un fisico da urlo (ah ah ah battutone!), non posso essere anche una figlia delle stelle.
Detto ciò in casa ho due appassionati di astronomia che ieri sera hanno tentato di spiegarmi cosa sia NELLO SPECIFICO un buco nero, oltre all'immagine che gira da giorni in rete e informazioni vaghe che sapevo già di mio, tipo 'una cosa molto bella. Wow'.
È partito il Santo con un pappiè alla Alberto Angela talmente scientifico che mi sono fermata ad 'Allora, fai conto che...'
quindi l'ho pregato di essere un po' più chiaro e meno enfatico. 'Ho bisogno di esempi pratici'
'Quando si parla di queste cose non ci sono 'esempi pratici'. È qualcosa di umanamente incomprensibile per certi versi.'
"E speri che comprenda io?"
"Ma sì. Ascolta..." 
Niente. Mentre mi parlava di galassie e universo pensavo a quanto era bello e di come si sia brizzolato tanto negli ultimi tempi. Cose importanti.
"Ci sei?" mi ha detto dopo un po'.
"No. Spieghi troppo difficile."
"È scienza!"
"Pff! Scienza. Per un buco nero. Figurati."
"Mamma te lo spiego io." Ecco che mi parte la secca. Mi fa esempi pratici spostando cose sul tavolo. Annuisco e faccio le prime ipotesi. Strano, ma sto capendo molto moltissimo.
"Perché con te capisce?" domanda quello bello e brizzolato.
"Perché ti devi rivolgere a lei come se avesse 5 anni. Devi spostare cose, fare disegnini."
"Bravi. Spostate cose, fate disegnini. Io sono una persona pratica.E CREATIVA. Io nel buco nero ci vedo un mucchio di cose che voi non vedete, ad esempio. Forza, continua."
La secca va a prendere un libriciaccolo di astronomia per bambini dagli 8 ai 10 anni che le regalai qualche anno fa.
"Mamma, leggi qui. Non puoi non capire."
Leggo "Oh sì. Ho capito. E dove va a finire tutta la roba?"
"Quale roba?"
"Che inghiotte il buco nero."
"Non lo sappiamo."
"Vedi? Non sapete nulla. E dovrei saperlo io?"
"Ma non è quello, è che..."
"Seeee seee. Vediamo un po': e ora il buco nero in che condizioni sarà? Perché quello che vediamo adesso diciamo che è... in differita, no?"
"Differita."
"Certo. È in ritardo. Quindi adesso come sarà?"
"Non lo sappiamo."
"Vedi? Non sapete nulla. Comunque ho capito."
"Sicura?"
"Come no. Il buco nero è tipo una voragine, un imbuto che risucchia quello che ha intorno. E la roba, una volta finita lì, sparisce. Mica la vedi più. Magari uscirà sotto forma di altra materia da un altro buco nero, no? Tipo me in pasticceria. Le paste mi girano intorno, e puff! Inghiottite nel buco nero. Nessuno sa niente e sospetta di niente, perché pensa 'Non può aver mangiato 8 paste ed essere così magra. Invece sì. È la relatività. TE PAIO magra in relazione a Sora Lella magari, ma in confronto a Kate Moss, no. Quindi la magrezza è relativa. Poi le paste si trasformano ed escono da un altro buco nero. E te lo spiego se riesco a uscire dal cesso perché ultimamente ho dei problemi. Però ora che ci penso: anche il water ha un buco nero. Risucchia tutto al suo interno. Una voragine. E che fine fa la tua roba? Non si sa. Quindi ho capito: il buco nero è come un water."
E niente, hanno chiuso il libro e sono andati via.
Li ho spaventati. Non si aspettavano che io fossi così intelligente. E scienziata.

#ilbuconerosecondome



martedì 9 aprile 2019

AH CORRERE CHE PASSIONE

"Ma cosa vai a correre, che sei magra!"
Questo in genere mi viene detto da chi mi vede ansimare tra i campi tra una imprecazione e l'altra.
Non c'è puttanata più grande. Nel senso che non sono magra. Non per non andare a correre. Vi assicuro che mi porto dietro il mio culo ben tornito e le mie braccia da rugbista. Giusto le gambe salvo un po', ma non corro manco per mantenere quelle. O necessariamente per dimagrire. 
Corro perché in fondo al tunnel mi appare il mio medico con le pastigliette. E io voglio stare lontana dalla luce.
Corro perché non cedo alle sue minacce, non rispondo alle sue provocazioni. La terapia l'ha a prendere lui. Io non la voglio. Piuttosto mi sfondo in palestra o sulla strada. Che detta così pare pure brutto.
Corro per non piegarmi all'età che avanza che mi vorrebbe tutta ciccia e brufoli e cedimenti e patologie e tua sorella.
Corro perché con la musica sparata a mille nelle orecchie per un'ora, mi isolo completamente e mentre macino km lascio per strada tutti i pensieri.
Corro perché, per assurdo, mi rilassa, mi tranquillizza, mi fa sfogare. C'è chi fa yoga, meditazione, io se sono incazzata, corro. A me per farmela passare ME DEVI MASSACRA'. Se dev'essere una guerra, che guerra sia.
Corro anche se a volte non ho voglia.
Corro e a volte ho proprio voglia.
Corro perché non ho mai smesso di fare sport dall'età di 14 anni e zumba e country non mi bastano. Lì ballo. Io devo correre. 
Corro perché è gratis, facile e lo puoi fare ovunque. Corro inseguita dai cani, redarguita dalle vecchiette, osservata dai Goffredi. 
Corro vestita alla ndo cojo cojo, Decathlon con me potrebbe chiudere. Sembro mi nonna. 
Corro col berretto per proteggermi da sguardi indiscreti e con gli occhiali per proteggermi dal sole. Sembra che mi nasconda o che non voglia rotture di coglioni. Sbagliata la prima e giusta la seconda. No, non è vero. Non è che non voglio rotture di coglioni, è che devo correre da sola. Ho il mio ritmo, sminchiato, lento, discutibile, brutto, assolutamente non da record, ma è mio e me lo tengo. Saluto i veri runners con un cenno del mento e bofonchio un 'Sì, bravi...' e alzo la musica.
Se corro così MUORO.
Corro perché mi fa bene.
Corro per superare ogni volta un mio limite piccolissimo.
Corro per sfogarmi, fino a ubriacarmi di endorfine, che mi entrano in circolo e mi fanno passare malumori, pensieri e incazzature. E il mondo, quando ti sei sfiancato bene bene, quando ti sei sfogato lasciando letteralmente tutto alle tue spalle, sotto i tuoi piedi, nella terra, nell'erba, sull'asfalto, ti sembra più bello. Il tuo cuore pompa di più, i muscoli guizzano, la pelle migliora e il buonumore pure.
Correte gente.
La gente vi dirà: ma ndo cazzo corri.
Ma voi non date retta.
Correte.
E mangiate salato voi che potete.
Corro perché ho la pressione alta e se non voglio schioppare un giorno sì e uno pure, me devo move. 
Sono cinque giorni che sto mangiando senza sale.
Mi sta salendo l'istinto omicida.
Sarà meglio che vada a correre.
Vi odio tutti.

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