LAVORI IN CORSO
Tutti i gatti più uno
Ogni gatto si sa, ha un suo personalissimo carattere. Io ne ho avuti molti e ce ne fosse stato uno uguale all'altro.
Cosa ho letto: SARÀ ASSENTE L'AUTORE di GIAMPAOLO SIMI
SARÀ ASSENTE L'AUTORE
GIAMPAOLO SIMI
Sellerio
2023
Trama
«L'inizio della presentazione era per le 17, ma Gianfelice Sperticato arrivò davanti alla storica Libreria Lanzoni con un anticipo di un'ora e trentaquattro minuti. La città sembrava spopolata da un attacco di gas nervino e il sole di settembre gli arrostiva la fronte. Ovviamente non entrò. Rimase a distanza, spiando gli interni ombrosi e la loro promessa di sapienziale refrigerio. Prese a morsi un cono confezionato sulla sediola di plastica di un bar tabacchi frequentato da muratori esausti e gente che si rovinava al Gratta e Vinci. Mentre si accorgeva di aver masticato voracemente anche un po' di carta dell'involucro, rilesse i passaggi principali del suo discorso segnati su un taccuino a quadretti». Nella «storica Libreria Lanzoni», si tiene la presentazione del romanzo Lo Scempio, di Gianfelice Sperticato, scrittore aulico e senza lettori. Il fiasco è scontato. L'autore, in uno sfogo rabbioso, lacera a morsi la sagoma pubblicitaria di Federigo Crudeli, «la star culturale del momento». Non immagina che sarà proprio il fantasma del bestsellerista Crudeli a fornire a lui, e al navigatissimo direttore editoriale della Idra Media Group, il luciferino Dott. Vinciguerra, la materia di un intrigo colossale. Una beffa clamorosa, che costringe a riflettere sulla barriera tra la «vera letteratura» e quella di intrattenimento. "Sarà assente l'autore" è un romanzo di autentico umorismo, che ride su di uno che si prende troppo sul serio e sulla realtà comica della letteratura-spettacolo; e progressivamente diventa satira della cultura pop e del suo contrario.
La verità, vi spiego, sulla scrittura
Tu scrivi la parola FINE. Non importa quanto tempo hai impiegato a scrivere il romanzo o quello che è, tu la scrivi. Hai detto tutto quello che c'era da dire. Hai finito.
Un verzellino è per sempre
Ora di cena.
Cosa ho letto: IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI di JESSICA ROUX
Dall’issopo alla camelia, dalla lavanda al cardo, scopri il significato segreto di un affascinante assortimento di fiori ed erbe aromatiche. Un’enciclopedia botanica illustrata che esplora il misterioso linguaggio dei fiori. Un regalo per anime romantiche e appassionati pollici verdi.
Sarebbe meglio dire 'cosa ho visto' perché obiettivamente questo volume cattura l'occhio. Infatti, con 'Il linguaggio segreto dei fiori', l'autrice ci regala un'enciclopedia botanica splendidamente illustrata che ci porta in un viaggio tra i significati nascosti della natura.
La bellezza sta proprio nel fatto che non si concentra su lunghe storie, ma sui significati, le origini e gli abbinamenti di ogni fiore, il tutto accompagnato da illustrazioni meravigliose.
Per esempio: sapevate che l'ANEMONE significa Amore Perduto, Abbandono? O che la placida CAMOMILLA significa Forza nelle avversità? O ancora che il DENTE DI LEONE significa Divinazione, Chiaroveggenza? Ci ho passato delle serate a sfogliare queste pagine e vi devo dire la verità: è anche un oggetto bellissimo da esporre in libreria. Grazie alla sua elegante copertina nera, perfetta per le anime romantiche, si presta a essere esposto in bella vista. Io gli ho trovato posto nella mia nuova vetrinetta che fa bella mostra di sé nella casetta in giardino. Ogni tanto sfoglio le sue pagine che sembrano quadri d'autore e che meriterebbero di essere racchiuse in una cornice.
In fondo al volume, inoltre, ci sono suggerimenti per creare bouquet dedicati a sentimenti precisi per non sbagliare nei momenti importanti. Questo libro è una vera e propria esperienza visiva ed emotiva, un invito a riscoprire la poesia della natura e a lasciarsi conquistare dal fascino senza tempo delle piante.
Un bel libro da regalarsi e regalare a chi ama le piante, i fiori, la botanica o il giardinaggio.
L'importanza della copertina
Chi di voi sceglie un libro in base alla copertina? Io alzo la mano. Colpevole.
La copertina è il biglietto da visita di un libro, poi che la stessa rispecchi il contenuto o ne sia più o meno all'altezza, è un altro discorso.
Io ammetto di lasciarmi incantare dalle belle copertine; che siano lucide, opache, non ha importanza ma, insieme a un titolo accattivante, fa sì che in una libreria fisica o on line, attiri la mia (e immagino la vostra) attenzione mentre faccio un giro tra gli scaffali virtuali e non.
Una premessa a questo punto è necessaria: se il vostro manoscritto verrà pubblicato da una CE, la vostra voce in capitolo può variare a seconda di quanto siete autorevoli. Un autore affermato può 'mettere becco' dopo un incontro sul da farsi con la casa editrice. Dipende molto anche da quest'ultima: se è una CE seria (grande o piccola che sia) farà di tutto per andare incontro all'autore pur mantenendo la decisione finale. Altre volte invece non rimane che accettare perché viene 'amorevolmente' proposta con tono fermo. Conosco autori non soddisfatti della copertina dei propri libri, ma ci si può fare poco.
Altro discorso se decidete di pubblicare in self: lì la copertina è tutta nelle vostre mani. Opaca, lucida, in bianco e nero, colorata, minimal, ricercata, quello che volete. Sarete voi a deciderla e a progettarla. Quando dico voi, non intendo necessariamente voi in quanto autori, ma il grafico che vi affiancherà. Ebbene sì, il mio consiglio spassionato è di affidarsi a un grafico o a un professionista che possa aiutarvi a creare la copertina che avete in mente. A questa consapevolezza non ci si arriva subito; all'inizio si pecca di superficialità e ingenuità (anche io ci sono caduta) ma col tempo si impara a riconoscere non solo di aver bisogno di aiuto, ma anche di un professionista del settore che ci consigli.
Qui apro un'altra parentesi: se oltre a scrivere siete degli smanettoni e siete bravi con la grafica, niente vieta che facciate tutto da soli. Così come potreste usare il disegno di vostra nipote per la copertina della vostra raccolta di racconti per l'infanzia o un ritratto a carboncino di vostro padre per una raccolta di poesie. L'importante è che il risultato finale sia gradevole e d'impatto. Per arrivare a questo bisogna avere delle conoscenze di base che solo un grafico esperto possiede. Non basta caricare una foto, il titolo in Times New Roman, il vostro nome e via. O meglio, può bastare, ma non può mai essere professionale. C'è il rischio che risulti un 'prodotto fatto in casa', poco appetibile e di scarso impatto.
Quindi bisogna affidarsi sempre a un grafico? Nì. Se siete bravi ne potete anche fare a meno, altrimenti è necessario.
Il mio consiglio: per capire meglio questo delicato processo, vi consiglio di farvi un giro nelle librerie on line. Le copertine 'rabberciate' o fatte in casa, vi salteranno subito agli occhi. E una copertina poco appetibile e poco curata, purtroppo, non invita all'acquisto anche se il romanzo o i racconti al suo interno sono sensazionali. Il rischio di non essere letti per una copertina bruttarella, purtroppo c'è. Ovvio che affidarsi a un grafico ha un costo, ma è uno dei migliori investimenti insieme all'editing che possiate fare per la vostra opera. Internet in questo senso ci viene d'aiuto rispetto ad anni fa: sia FB che Instagram sono pieni di grafici freelance che non vedono l'ora di collaborare con voi. La spesa di tale servizio potrebbe non essere troppo alta se presentate a un grafico già una base su cui lavorare, perché un conto è chiedere di farla di sana pianta dopo le vostre direttive, un conto è partire da una foto da voi scelta e chiedere il corredo di titolo e nome. Di seguito un elenco dei siti dove potete scegliere delle immagini o delle foto free da poter usare per i vostri lavori:
infine ricordate che una copertina è come un diamante: è per sempre.
Tra l'imponenza della storia e un paesino dal nome lunghissimo
Il quarto giorno in terra gallese potrebbe racchiudersi in un contrasto perfetto: un ritorno a una bellezza già nota e l'incontro con qualcosa di decisamente nuovo. Siamo arrivati al Castello di Caernarfon con aspettative molto alte. Io e il Santo lo avevamo già visitato nel lontano 1996, e i ricordi di quell'imponenza erano rimasti meravigliosamente vividi nella memoria. Appena parcheggiata l'auto, però, ci siamo imbattuti in una sorpresa: una grande ruota panoramica installata proprio a ridosso delle mura. Una scelta che a noi è parsa un po' stridente con la solennità del luogo; del resto, anche i visitatori sembravano ignorarla, lasciandola girare quasi vuota nel cielo. Le ruote panoramiche hanno il loro fascino, sia chiaro, ma ritengo che non stiano bene su tutto come il nero. Superata questa prima impressione e varcata la soglia, il castello si è rivelato in tutto lo splendore che ricordavamo. I recenti lavori di miglioria ne hanno esaltato la struttura e la splendida giornata di sole ci ha permesso di esplorarlo in lungo e in largo. All'interno, i filmati dell'epoca proiettati per i visitatori permettono di fare un vero e proprio tuffo nella storia. Se il castello incanta, i dintorni immediati lasciano intravedere una sfumatura diversa. Rispetto ad anni fa, abbiamo trovato la cittadina di Caernarfon un po' spenta e affaticata, con strade meno curate e diversi locali commerciali abbandonati. Solo la piazzetta centrale conserva una parvenza di normalità. Chiacchierando più tardi con il proprietario del nostro alloggio, abbiamo trovato conferma alle nostre sensazioni: il Galles, stretto tra le conseguenze della Brexit e gli anni difficili della pandemia, ha subito un contraccolpo economico profondo. Essendo storicamente una realtà più fragile rispetto alla ricca Inghilterra o alla Scozia, i piccoli centri e l'aree limitrofe alle grandi mete turistiche portano oggi i segni evidenti di questa crisi. Fortunatamente, come scopriremo l'indomani, questa malinconia non guasta l'intera regione. Dopo la visita, ci siamo concessi un pranzo al sacco nel boschetto davanti alle mura. Ricordavamo quel luogo popolato da scoiattoli, ma stavolta non si è fatto vedere nessuno, nonostante il profumo intenso del Camembert nel mio zaino avrebbe dovuto attirare qualsiasi creatura nei paraggi! Siamo ripartiti studiando la mappa per decidere la tappa successiva. Il Santo aveva già una proposta, quando nostra figlia se ne è uscita con una domanda: "Ma vi ricordate quella cittadina dal nome lunghissimo?" Mentre io cercavo di ricordare, lei ha indicato trionfalmente la mappa: "È qui, a soli dieci minuti!" Davanti alla maggioranza femminile della vettura, i piani sono stati felicemente stravolti. Eravamo vicinissimi a Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch che tradotto dal gallese, significa: "Chiesa di Santa Maria nella valletta del nocciolo bianco, vicino alle rapide e alla chiesa di San Tisilio nei pressi della caverna rossa". La minuscola stazione è deliziosa e il grande negozio locale è pieno di meraviglie (anche se con prezzi quasi proporzionati alla lunghezza del nome!). Ci siamo goduti la scena di un gruppo di anziani in gita che si metteva in posa per una foto ricordo sotto l'infinito cartello della via. È una meta indubbiamente bizzarra e turistica, ma siamo davvero felici di aver fatto questa deviazione. Come sempre è una di quelle curiosità che rendono un viaggio indimenticabile. Prima di rientrare, ci siamo concessi un lento passaggio attraverso le brughiere, la nostra dose quotidiana di armonia, silenzio e serenità, prima di pensare al castello che ci attende domani. Ma quella sarà tutta un'altra storia.
Il Castello di Caernarfon merita una visita? Assolutamente sì. Al di là delle tappe commerciali esterne, il suo valore storico e architettonico è immenso e imperdibile. Vale la pena fermarsi nel paese dal nome lungo? Se vi trovate di passaggio, sì. È un'esperienza curiosa e divertente: dopotutto, non capita tutti i giorni di visitare il posto con il secondo nome più lungo del mondo (il primato spetta alla Nuova Zelanda, ma il Galles, decisamente, ci resta più comodo!).
Consigli per scrivere meglio? Scrivere!
Lo so, lo so, risposta troppo semplice la mia. Diciamo che in questa battuta un po' di verità c'è.
Cosa ho letto: TI REGALO UNA PAROLA a cura di Ciampi, Melloni, Missorini
Trama
Un viaggio intorno al mondo e nel mondo. Parole come tappeti volanti che ci avvicinano a piccoli grandi piaceri, a situazioni e sentimenti che possono aiutarci ad abitare meglio questo nostro pianeta, lasciando da parte egoismi, vanità, frenesie. Un piccolo vocabolario della meraviglia per un pianeta a cui auguriamo una parola che, qualsiasi sia la traduzione, non tradisce mai: pace.
Una piccola libreria di viaggi in centro, un gruppo ristretto di ascoltatori attenti e un libraio capace di incantare. È così che ho scoperto questo libro: attraverso il racconto di un uomo che ha fatto della passione per la lettura la propria missione di vita. Ci guardavamo tutti, rapiti, mentre illustrava quel volumetto di poco più di cento pagine, così ricco di spunti e concetti capaci di svoltare una giornata. O una serata, se deciderete di regalarvi una di queste pagine come ultima lettura prima di addormentarvi, proprio come ho fatto io. Al centro di tutto ci sono le parole intraducibili: quelle che richiamano una sensazione precisa, qualcosa di profondamente sentito e vissuto, da noi o da chi è lontano. Qualcuna è diventata la mia preferita come
Coorie
(dallo scozzese)
Accoccolarsi o
coccolare. Immaginati calde coperte di lana,
un fuoco
scoppiettante nel camino e fumanti tazze di tè – o qualcosa di un po’ più
forte.
Fargin
(dallo yiddish)
Orgoglio e sincera
felicità per il successo altrui.
Il contrario di
invidia.
Hygge
(dal danese)
Atmosfera
accogliente, piacevole e conviviale,
legata al
benessere e alla felicità nelle piccole cose.
Settantadue parole, con
relativi settantadue racconti per far immergere il lettore in un concetto che
sembra astratto, ma che in realtà vi farà pensare più di una volta “Anch’io
provo questo e non so dargli un nome!”
Piccolo, tascabile e curioso,
può essere un bel regalo per il prossimo Natale.
*Nota: il volumetto contiene alcune illustrazioni in bianco e nero.
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