giovedì 11 novembre 2021

L'EMBOLO CREATIVO

Mia madre è una creativa, io ve lo dico. L’ho scoperto quando avevo circa 8 anni, dopo che mamma con una scatola da imballo di un elettrodomestico mi ci costruì l’appartamento di Barbie. Lo ricordo come se fosse ora.Una figata pazzesca.

Io sono una creativa, vi dico anche questo. Mia madre l’ha scoperto quando avevo circa 15 anni, dopo che son tornata a casa con un lavoretto di legno fatto con le mie mani e un 10 come voto.

Avevo costruito una bara.

Avete letto bene. Una bara. Il professore quel giorno ci dette un pezzo di legno e disse “Fatemi vedere cosa sapete fare con questo”. Quella che io chiamai ‘la sfida di Geppetto’.

Mentre i miei compagni tutti fieri tiravano fuori tavoli, sedie , comò e letti per bambole, io in quattro e quattr’otto feci un esagono allungato, tagliai una piccola croce, l’attaccai sopra in rilievo e in mezz’ora la consegnai al professore. Lì per lì mi parve che si toccò un filino, ma poi scoppiò in una gran risata e mi diede un dieci per la genialità dell’esecuzione. In casa mia sta ‘genialata’ non fu apprezzata tanto. Venne prima nascosta in un cassetto e poi fatta sparire, ma come tutti gli aneddoti strani 'sta cosa è rimasta nella storia.

Quindi, cosa può succedere se io e mia madre facciamo shopping in un negozio di hobby e bricolage? Na strage. E cosa può succedere con due creative come noi? Che partiamo per comprare una cosa e torniamo a casa con un’altra. 

Partiamo mercoledì mattina con l’idea di mia madre “Simo, mi devi portare a comprare la striscia adesiva come c’hai te in cucina. La voglio anch’io. Poi la mettiamo insieme, va bene?”

Dopo essere sembrate due geometri svampiti (abbiamo preso col metro da sarta le misure delle pareti e dei punti scoperti) siamo partite alla volta del grande magazzino FaiDaTe.

“Vè vè mamma, le strisce”

“La voglio con i limoni”

“Mmh… non la vedo”

“Manco io”

“Aspe' andiamo a vedere quaggiù…”

“Vai pure Simo, ora arrivo”

“Ma che palle!”

“Simo! Siamo in un negozio! E poi ti ho detto che arrivo, che motivo c’è di arrabbiarsi?!”

Effettivamente posso essere fraintesa. Ma davvero c’ho due palle in mano meravigliose. Le sventolo vicino all’orecchio ballicchiando come la ballerina di Siviglia e mia madre è subito vicino a me. “Nooooo!!Ganze!”

Erano semplicemente delle palle di plastica trasparenti che tu potevi dipingere/farci il decoupage/ farci il decoupage+dipingerle/attaccarci la stoffa… insomma ci potevi fa quello che te pare.  

Lì esposto c’era un esempio e imitando Jessica Fletcher e Miss Marple ci siamo messe (con tanto di lente di ingrandimento) a spulciare ste palle per carpirne la fattura e il procedimento.

“Secondo me sipoffà”

“Anche secondo me”

“Qui io farei così, perché cosà non mi piace”

“Io invece guarda farò così perché secondo me è più d’effetto”

“Prendiamole ora che sennò non facciamo in tempo per Natale”

“Certo, controlliamo che non siano rotte però. Scusi? Commessa? Posso controllare?”

“Che cosa?”

“Che qualcuno non abbia rotto le palle” Mi correggo “Che non siano rotte, voglio dire, le posso scartare un attimo?”

Ci siamo messe a trafficare con ste palle di varie misure e la striscia adesiva era solo un ricordo. Anzi, manco quello. Poi, come guidate dallo spirito di Giovanni Muciaccia, ci siamo dirette verso i fogli decorativi per il decoupage.

“Dai mamma, guarda che belline queste tegoline!”

“Davvero. Ma tu sapevi fare il decoupage, vero?” 

“Sì, insomma c’ho provato anni fa, mi riesce abbastanzina, ma sulle tegole non ho ancora provato”

Dio, come mi piace sta cosa! Sarà perché la tegola comunque richiama la casa, ma sento che sono portata per il decoupage sulla tegola. Sììììì!!! 

Sono tentata di chiamare il ragazzo e farmi caricare una cinquantina di tegole manco dovessi costruirci una cascina, quando mia madre mi ferma.

“Tesorodimammatua, se non hai mai provato, che le compri a fare tutte ste tegole? Fai prima una prova, no?”

“E ‘ndo la faccio? Mi metto un bengala a mo’ di supposta e mi sparo sul tetto? Non ho una tegola, io!”

“Te no, ma babbo fuori in un angolino ha delle tegole, ne sono certa”

“Mamma, cosa ci fanno delle tegole in un angolo del tuo giardino, di grazia?”

“Non nel giardino di Grazia, nel nostro ti ho detto. E che ci fanno? Possono servire, no?”

“Eccerto! Metti che arriva la Befana ‘mbriaca, incespica un attimo e te ne fa fuori una decina”

“Io proverei con queste, poi fai te. Oh ma guarda anche le palle di polisterolooooo!!!”

Ma non voleva la striscia? A vederci sembra che ce la siamo sniffata.

Compriamo dei fogli decorativi, due pennelli nuovi (“che chissà gli altri come sono sciupati”)dei brillantini e della colla apposta. Il resto no, abbiamo tutto. Soprattutto mamma ha tutto, perché quando le parte l’embolo della creatività non ce n’è. In una settimana è capace di dipingere un quadro, cucirti un tailleur, decorarti una brocca, fare un centro all’uncinetto e ricoprirti la casa di stencil.

L’accompagno a casa e subito vado da babbino mio “Babbo, mi servono due tegole”

“Due regole? Figlia mia, mi sembra un po’ tardino. Ormai sei formata”

Niente panico. C’è la televisione talmente alta che la palazzina di fronte è sul terrazzo a vedersi il telegiornale di casa nostra.

“Babbo abbassa il televisore… bravo… mi servono due tegole”

“Ah. Due tegole. E a che ti servono? Ti piove in casa?”

“Devo dipingerle”

“Ah. Come quelle che fanno vedere in tv. Simoncina, io le tegole te le do, ma non sono proprio uguali. Quelle da dipingere son leggere e piccoline, invece queste… toh!Piglia!”

Caz-zo. Sono 56 kg l’una. Sono delle vere e proprie tegole, di casa di babbo o di nonno, chissà.

E proverò con queste! A farle con l’altre son bravi tutti. Oddio, son pese assatanate, anche un po’ volgarotte, ma io le abbellirò.

“Vuoi anche questa?”

E mi son presa pure un embrice (o tegola romana). Èun po’ malmessa, sporca, scantucciata e col muschio ma io vedo OLTRE e me la immagino diversa.

Son quattro giorni che trascuro un po’ il blog e voi, ma ecco che vi presento i miei lavori. Siete pronti? Mario, parti con le diapositive.

Prima:

Durante (notare l'ordine sul mio tavolo da lavoro)
Dopo. Il fiocco a Sant'Andrea non piace (e visto che mi ha trapanato le tegole per appenderle devo sentire la sua campana), ad Alice invece piace (e visto che mi ha scattato alcune foto devo sentire la sua campana), io non so (e visto che le metto qui, chiedo a voi)
Decoupage e acrilico su tegola
Embrice di Benvenuto, nel senso: non è che lo tiri in capo a tua suocera appena viene a farti visita, ma nel senso che nella targhetta bianca puoi scriverci Benvenuto e attaccarlo fuori. Faccio per dì.

Prima: due mezze-palle vuote.

Durante: notare quanto so' figa col mio camice da lavoro. Mi manca solo il numero e sembro un ergastolano.

Mezza palla decorata all'interno con colori acrilici e decoupage

Mezza palla decorata all'esterno con colori acrilici e decoupage
Dopo: palla finita e ricomposta con effetto 3D del ponticello sulla baita.
Ecco, questo è il frutto del mio neurone creativo. Okay, se ero brava avevo una bancarella. Non si può avere tutto nella vita.
Mario, puoi spegnere, grazie.
p.s. Se rimango senza lavoro mi metto a fare le palleeeee!!!Oltre che romperle, ovvio.

UN ANGELO DI PASTA (in musica!!)

Avete pagato il biglietto? No, perché qua è una cosa seria. Il biglietto per questo spettacolo costa poco, diciamo quanto una manciata di pasta mista e qualche nocciola:
L'avete in tasca? Bene. Accomodatevi in platea, fate silenzio, accendete il video qui sotto:
e godetevi la musica.
"Signore e Signori sono lieta di presentarvi... La Simo Band Orchestra:
Diretta da:
e composta da:
APPLAUSI-APPLAUSI-APPLAUSI
Che ne dite? Sono o non sono bravi questi angioletti?
Dietro le quinte:
L'idea è nata dopo aver visto solo il 'Maestro' da Irene. Irene non è una blogger, è una ragazzina di 11 anni (una delle migliori amiche di Alice) che aveva realizzato il direttore d'orchestra durante il laboratorio a scuola. A me è bastato vederlo dieci secondi per far sì che mi partisse un embolo. Na cosa allucinante. Ho girato venti esercizi pubblici tra super, iper e negozi per scegliere tutta la pasta e ideare tutta l'orchestra (l'idea della chitarra è di Alice per esempio)In cantiere ci sono ovviamente anche gli altri strumenti. Proprio stamattina ho trovato una pasta stranissima per realizzare uno strumento un po' complesso. Ora staremo a vede'. Alcuni di questi angioletti li ho dotati di filo per appenderli magari all'albero, comunque son carucci anche da tenere in piedi. Inutile dire che mia figlia si è accaparrata la corista dai capelli lunghi ribattezzandola "Questa pare Raperonzolooooo!!!"
Morale:
ho la casa piena di pasta. Son due giorni che assaporiamo pasta mai vista prima, perché è pure buonissima. Quando si dice unire l'utile e il dilettevole.
E mi sono resa conto che la pasta è davvero versatile non solo in cucina, ma pure in laboratorio. Mmmmuhuhuahuhahhhaaa!!
Per finire:
Domande? ;-)

CHICCO TICIFICCO

Possibile che una vada in lavanderia a ritirare un indumento e che questo evento sia la causa di uno spignattamento creativo al limite dell'assurdo? Spiego. È iniziato tutto stamattina quando in casa mia c'era più casino che all'apertura del nuovo centro Trony dove prendi un telefonino barattandolo con una caffettiera dell'83. Il fatto è che la sottoscritta e la bimba piccola (quella che va alle medie) siamo state intralciate dal bimbo grande (quello brizzolato, di un metro e 87, che ogni tanto si dà al giardinaggio), perché lui era in partenza. In gita, diciamo. Andava a Roma per la partita di rugby e quindi dovevo aiutarlo a preparare lo zaino. Amore. I “Il cappello dov'è?” “Lo zaino? Era qui qui fino a tre anni fa” “I fazzoletti? C'avete mica i fazzoletti?” si sprecano, e il Santo girava intorno a noi come i rotoli di fieno nel Far West. Se ci mettiamo che Alice andava a rilento per via di un raffreddore/mal di gola/ sinusite/mal di orecchie che ha da tre giorni a questa parte, potete capire il grado di casino. Dopo aver fatto le raccomandazioni di rito a quello grande, lasciando per ultima “E mettiti la sciarpina che a Roma fa freddo”, io e Alice siamo partite alla volta della scuola con una leggera spruzzata di neve a tenerci compagnia. Però. C'è un però. Se durante il tragitto casa-scuola, mia figlia sta zitta, direi che non sta bene. Proprio no. Oddio... stamattina a sentirla parlare metteva paura. Na voce bassa, roca, gutturale e mocciosa. Arriviamo davanti alla scuola, spengo la macchina, mi giro e la vedo con la testa penzoloni e l'occhio lucido. “Ali, ma ti senti bene?” “Mica dando. Mi sendo la febbre” Evvai. Come l'ultima delle cretine riaccendo la macchina, faccio inversione e torno indietro, sotto gli occhi allibiti delle altre mamme che mi hanno visto arrivare, salutare e andare via. Avranno pensato “Se voleva salutarci, bastava una telefonata!” Morale: Ali non è in forma, è piena di moccio fino agli occhi e... okay, basta, avete capito, non siamo mica a Elisir. Ma non abbastanza da non ricordarsi “Mamma, debi addare in labanderia a ridirare la tuta da sci per la mia gita sulla nebe”. Eccerto. La gita sulla neve con la scuola. Io dico che si riprenderà prestissimo, infatti si offre volontaria per fare pure l'aerosol, pensa te. Fatto sta che vado alla mia lavanderia di fiducia (conosco bene le ragazze), smanettando dentro alla borsa a testa bassa per cercare la ricevuta e quando finalmente alzo lo sguardo, lo vedo. LUI: UNA FOLGORAZIONE. A quel punto dimentico tutto, il perché, il percome e tutto il cucuzzaro. No, non ho visto Raoul Bova, Luca Ward o qualsiasi attore figo di soap opera. Ho visto una cosa che mi ha fatto partire l'embolo, che mi ha fatto dire “Lo voglio!” e dopo due secondi mi ha fatto pensare “Mo' me lo faccio!” Sì, okay queste due frasi potevano benissimo essere usate anche per il figo delle soap opera, ma tant'è. Vi presento CHICCO TICIFICCO. (Il nome è frutto della mente malata di due femmine che abitano in questa casa) Ma non è fantastico? Quando l'ho visto, ho esclamato “Nuooooooo!!!E questo?”
 “Hai visto bellino? È perfetto per i nostri biglietti da visita. Eh...!Son cose che si fanno in pensione...” “Ma se state lavorando!”
“Ma non l'abbiamo mica fatto noi! Ce l'ha regalato un nostro cliente!” 
A quel punto me lo sono guardato e riguardato, l'ho preso in mano (ve prego), l'ho studiato, l'ho scannerizzato, fotocopiato, copiaincollato, perché nella mia mente bacata già lo stavo facendo a casa al grido di “Lo so fare. È facile”. La ragazza, nel frattempo, ha preso la mia ricevuta e si messa a cercare la tuta da sci e ho pregato che ci stesse tanto così, nel mentre, potevo studiarmi l'animale. Manco fossi Piero Angela. E ce l'ho fatta. Perché è facile, mica per altro. Potete anche voi crearvi in 20 minuti un porta-foglietti/scontrini/bigliettini/post-it/ in maniera simpatica e originale. Roba che possono fare tranquillamente anche i vostri figli. Vi occorre solo un bottone nero per il naso, un libro dalla copertina semirigida (doppione o che non vi piace, o che vi ha regalato vostra suocera, o che avete deciso di buttare, o che volete sacrificare fino a un certo punto per creare il vostro CHICCO TICIFICCO) e altri due bottoncini scuri o occhietti mobili che vendono nelle mercerie più fornite a pochi centesimi. Il lavoro originale prevedeva il taglio della copertina, ma io non me la sono sentita, mi sembrava veramente un sacrilegio, quindi anche voi potete fare come me. Prendete il libro, piegate la pagina nel mezzo e piegate l'angolino in cima. Così per tutte le pagine, compresa la copertina. Vi consiglio di usare un libro non troppo alto perché le pagine acquistano volume, ovviamente, e rischiate di ritrovarvi un riccio obeso. A questo punto con una puntina di colla a caldo incollate il naso e gli occhietti, e il vostro CHICCO TICIFICCO è pronto per accogliere qualsiasi vostro appunto di famiglia. Ficcateci appunto quello che vi pare, dall'appuntamento col dentista, al buono da spendere in profumeria. Farà bella figura soprattutto sulla scrivania e vicino alla libreria. Ed ha pure un lato B bello e invidiabile. E poi non dite che non vi do i consigli su come riciclare in maniera carina dei libri vecchi e in disuso. Altro che bruciare nel caminetto, scambiarlo alle bancherelle o relegarlo sotto il comò che traballa. Qua si reinventa la cultura. Un'altra cosa: ho cercato di usare poca colla perché se mi dovessi pentire di aver sacrificato proprio quel libro, basta che tolga gli occhietti e il naso, che stiri un po' le pagine e il libro tornerebbe in libreria come prima e non se ne accorgerebbe nessuno che una volta è stato un riccio. Se uno volesse fare una ganzata per questo lavoretto sceglierebbe 'L'eleganza del riccio'. Sarebbe una furbata da paura, nevvero? Ecco cosa partoriscono due donne lasciate sole un sabato intero. Il bello è che quella più giovane poi guarisce dal raffreddore che le annebbia la mente, ma per quella grande è un casino. Non c'è proprio cura. p.s. Il pensionato aveva usato un librino Harmony. Della moglie. Sicuramente sottratto a sua insaputa. E te credo che non si è fatto scrupoli a tagliarlo :-D p.p.s. QUI potete ascoltare l'intervista a Fuoriserie (per chi fosse interessato e l'avesse persa).Quando ancora non trasformavo libri in ricci.

lunedì 12 luglio 2021

But che te ridi?

 Dear William,

but che devo fa' con you? Yes yes sono sempre io, la Fruzzetti, quella che ve scrive the letters un day yes and un day pure, but look, me le levate dalle hands, anzi dalla tastiera.
Ti volevo dire che me too ho patito tanto quanto you, che credi?
Yesterday, in preda an attack de colite, sono corsa in the bathroom proprio nel moment in cui facevamo goal.
My husband (Sant'Andrew, do you remember?) ha aperto the door del cesso e tutto happy mi ha detto: "Porti bene, rimani lì, on the toilet. NUN TE MOVE." And quindi nothing, so rimasta sul wc a fissarmi le infrafinger de gomma per almeno ten minutes, poi so' rientrata in the living room anche se Sant'Andrew mi guardava male gridando rivolto ai giocatori "E daglieli du' colpi!"
"Yes!" ho risposto, poi hanno inquadrato David Beckham e ho pensato that two colpi glieli darei volentieri anch'io.
Però te volevo chiede: anche your wife Patonza Reale soffre de colite? Pure she se reggeva the pancia. Porella, I la capisco, sometimes the watermelon ghiaccio fa quell'effetto lì. And look, me dispiace anche che tutti gli 11 players siano allergici al silver, capisco pure loro, io so' allergica al nichel e nun posso porta' nothing addosso, manco una medal. Brutta beast l'allergy.
Ah, un'ultima cosa: but little George? But che caruccio il baby Prince! Compliments. Ride un po' troppo sguaiatamente for my gusti, soprattutto se the game is tutta da gioca', ma caruccio. Bellino bellino, yes, with de cravattina come impiegato of the catasto.
Però magari the prossima volta spiegagli che 'ride well chi ride last'.
Eh.

XXX
With love forevah

Simona






lunedì 17 maggio 2021

Intervista per LA VOCE DI NEW YORK

 

Io non so da dove iniziare da quanto sono emozionata.
Ci provo. Circa due settimane fa vengo contattata da Brooklyn, NY.
La giornalista e fotografa Francesca Magnani voleva intervistarmi a proposito del mio percorso, del mio libro. Sono rimasta un po' così, non credevo a quel messaggio. Invece era vero. Mi sono aperta alle domande di Francesca ed è nata un'intervista a mio avviso molto bella, grazie soprattutto alla sua competenza, alla sua delicatezza e al suo essere sul pezzo, letteralmente. Una professionalità, la sua, che ho riscontrato pochissime volte in circostanze simili.
Inutile dire che le foto più belle sono le sue, con il mio libro a spasso per le strade di New York.
E niente, sono tanto felice ed emozionata, una delle cose più belle e importanti del mio percorso. Lì, sotto questa veste, non ci ero ancora arrivata.
Sarò sempre grata a Francesca per avermi contattata e per avermi permesso di finire sulle pagine di La Voce di New York.
❤

Intervista QUI.


martedì 4 maggio 2021

IL BACIO A BIANCANEVE

 Fermi tutti, il caso del giorno è il bacio non consensuale che il Principe ha dato a Biancaneve. Pare che si stia dando un messaggio sbagliato ai bambini perché per baciarsi tutti e due devono essere d'accordo.

Infatti io me li vedo Biancaneve e il Principe litigare furiosamente anni dopo per una bolletta della luce o perché lui non trova la calzamaglia nel cassetto.
"Guarda, accidenti a me e al giorno che t'ho incontrato!"
"Ma se ti ho trovata io, te c'avevi una cecagna che nun ti si teneva."
"Ha parlato quello sveglio, ha parlato..."
"Più di te, senz'altro!"
"A COSO, guarda che a me m'avevano avvelenato, no, faccio per di'..."
"Eh! Ti devo ricordare che sei viva grazie a me?"
"Ma chetati che mi sarei risvegliata anche da sola..."
"Ti ho baciato io! Sennò col cazzo che mo' stavi qua."
"E allora se vogliamo dirla tutta, caro il mio GoldenLady70Denari, IO NON ERO NEMMENO CONSENZIENTE!"
"Cosa vorresti di'? Che ti ho fatto violenza?"
"Fai te! Io potevo anche non volere quel bacio, ma chi te l'ha chiesto, ma cosa vuoi dalla mia vita! Ma vai a pettinarti quelle sopracciglia ad ali di gabbiano che ti ritrovi, vai..."
"Se non ti baciavo rimanevi morta!"
"A momenti morta ce rimango uguale perché c'avevi 'na fiatella che manco una fogna de Calcutta!"
"Cosa vorresti di', che mi madre cucina male?"
"Bona quella... guarda, fammi sta' zitta!"
"Lo sapevo io, te dovevo lascia' lì, tira' dritto e fammi li cazzi mia."
"Ecco bravo, potevi anna' a fa 'na girata vestito come Cino Tortorella allo Zecchino d'oro... coso lì, come se chiamava Mago Zurlì..."
"Bellina te, con quel fiocchetto a sminchio sulla testa. Ma te sei vista?"
"Guarda, nun me fa incazza' che te tiro Cucciolo!"
"Ma cosa tiri... ma sta' bona, vai..."
"E comunque il bacio me l'hai dato senza permesso e prima o poi questa cosa verrà a galla e succederà un casino!"
"Ma figurati se na cazzata del genere viene fori... sarebbe da rintronati..."
E invece.
Potrebbe essere un cartone raffigurante una o più persone

giovedì 29 aprile 2021

Dear Brad but come fai?

 




Dear Brad,

I'm Simona, an italian writer that... oioi che two ball's sta' always a spiega' chi sono. Comunque: FIDATE.
Te volevo fa' a question: but come fai a essere again the big gnocco da competition a 58 years? that I have 10 anni de meno e paio tu grandmother in carriola?
I boh.
Secondo my modest parere, Angelina se sta a mangia' i gomiti for essersi separata da cotanto trunk of pine. Sta proprio a batte the capoccia in the wall.
Anyway, my
congratulations
fijo mio.
Mantieniti forever così: a ribaltatore de ovaries.
Daje Brad.
With Love
Simona

venerdì 12 marzo 2021

Dear Meghan, you devi stare calm

 



Dear Meghan,

I am Simona, 'na amica di Betty. Ti scrivo only now, because ho avuto da fare with the garden de my mother. She has not big park (mica siamo rich come your), but c'avevamo da fa' le cleaning of spring. Presente when arrives il prete? Paro paro.

In any case, ecchime. 

The first cosa che te vojo di' is: but are you crazy? But really te metti contro la Betty? You non hai understand in che casino te sei messa, fija mia.

You dovevi sta' calm. Parecchio calm, che mo' sei pure pregnant. Invece del tè, drink a camomilla, e fai big respiro che te spiego.

What's the problem? Non volevi frequentare Buckingham Palace? Bastava trovare an excuse qualsiasi tipo:

"Sorry Betty, but I have una nail incarnita and cammino male. Rimango in my house." o sennò "Sorry Betty, but me so' uscite le emorroidi, look sto a mori' dal dolore." You know emorroidi? A problem serio, nobody te poteva di' nulla.

Invece you no! Interview con Oprah Winfrey che ti ha fatto fare hair e contro hair alla Royal Family.

Che poi, Meghanina, anche you... come facciamo a credere che you non abbia never googlato Harry... che you non sapessi nulla,  but chi credevi che fosse, the boy of the pizze? The corriere de Amazon? Er son del garzone?

Cioè, pure my Grandmother de 90 years sa chi è Harry and come se vive a corte a eyes and cross. Scommetto che my mother sa pure che taglia porta de mutande. 

The story con Kate la comprendo, stai quiet, nessuna di noi va di love e d'accordo with cognata, it's normal.  Poi Kate... capirai. Beautiful, magra, gnocca, che sforna children come noi se sfornava cake demmerda dal Dolceforno Harbert. Se te sta simpatica come a cistite, I understand.

And capisco anche che te sei sentita incompresa, but ce devi fa' 'r callo. Pensa che on newspaper they call me SILVIA, non Simona. And se ce la faccio io, ce la devi fa' anche you a supera' sta cosa. Nun te fa bene statte ad angustiare. Next time me devi chiama', I will calm you. Ci facciamo a herbal tea, se chiacchiera un po' e te spiego come devi prendere la Betty, because se you non l'avessi capito she te magna a colazione. Te spalma on bread. Te puccia nell'Earl Grey. Te dà in pasto ai wild porc del bosco behind Buckingham Palace. Però sorridendo. Mica se scompone. Vi sfancula con much class.

Because le Queens sono così, si fanno i dick loro e campano 100 years.

Enfatti s'è visto.

Anyway, Meghanina, promettimi che stai calm. And basta interview dove spari shit sulla Royal Family, datti peace. Ricorda: big respiro and camomilla.

Dai retta a Simo, o Silvia, come you preferisci e saluta Harry, utile nell'intervista come una betoniera in the living room.

Fate i bravi, raga'.

With Love

Simona 



giovedì 4 marzo 2021

Sanremo - seconda serata

 Il Festival si apre con Fiorello vestito da Achille Lauro vestito da corvo vestito da poiana. Inquadrano la platea e sembra la festa di compleanno di Ernestino all'asilo Marinella: un tripudio di palloncini, tra i quali ne spunta uno a chiara impronta fallica, ma forse sono solo chiacchiere. Delle mamme.Si esibiscono i primi quattro giovani emergenti (ai quali va tutto il mio appoggio) poi la prima Big a salire sul palco è Orietta Berti.

Fiorello sbaglia pure la presentazione dicendo che sono 19 anni che manca dal Festival, lei lo interrompe e indispettita precisa che 'Sono 29 anni, caro Fiorello!'. A momenti gli rifila pure du' schiaffi e ho temuto gli lanciasse le conchiglie che aveva sul petto come Venusia sparava le tette/missili.

Dopo l'esibizione dell'Orietta arriva lo stacco di coscia di Elodie. Scopriamo dopo pochi minuti che c'è anche tutto il resto. Perde un orecchino sul palco del valore di 10.700 euro e lei, chinandosi per raccattarlo, sussurra un innocente 'Oh...' come facciamo noi quando ci cade dalla borsa il pacchetto di crackers dell'82 che non mangerebbe manco il cane.

È la volta di Bugo e con orrore riviviamo la scena di un anno fa: arriva e manca l'asta del microfono. Lui si gira spaesato e chiede sgomento CHE SUCCEDE? Amadeus lo rassicura subito con "Eccolo il microfono, eccolo! Tranquillo!" A momenti gli carezza la testa e gli sussurra 'Va tutto bene, ci sono qua io. Va tutto bene."
Quello che non va bene invece è lo spettacolino di Laura Pausini. Lei, reduce dalla vincita di un Golden Globe, accetta di mettere su una scenetta da Sagra della Porchetta con Amadeus che dovrebbe far finta di ballare sul cubo, invece sembro io 'mbriaca all'80esimo compleanno de mi nonna. A tutti gli ospiti fanno fare un medley dei loro maggiori successi, alla Pausini un canto a cappella con Fiorello che sputa nel microfono e Amadeus bisognoso di un esorcismo.
Dopo Gaia che non so chi sia (scusame madre per mi vida poco musical) arrivano Lo Stato Sociale con uno scatolone tipo cassettone Kr§bje di Ikea. Mi chiedo dove sia l'unico ragazzetto che conosco di questo gruppo e va là che mi spunta dai cartoni come un clochard qualunque. La canzone è tutta un casino, ma sono giovani, lasciamoli fare.
Per la gioia di tutte le mamme arrivano i ragazzi de Il Volo che sembrano i genitori attempati dei ragazzi dello Stato Sociale, nonostante ci siano sì e no tre mesi di scarto all'anagrafe.
Di seguito viene presentata La Rappresentante di Lista, della quale mi aspetto il nome, invece scoprirò che si chiama proprio La Rappresentante di Lista, ragion per cui da oggi voglio chiamarmi La Commessa del Mercato. Tutto attaccato, però.
Fiorello si esibisce in una imitazione di Vasco Rossi, dopo aver smesso i panni di Achille Lauro il quale richiama un po' Renato Zero ai tempi d'oro che si ispirava a David Bowie che mio padre alla fiera comprò. In pratica veniamo catapultati in un mixone dove nessuno è chi dice di essere.
È la volta di Malika Ayane che si presenta con una crocchia di capelli tipo la mia quando apro al corriere in ciabatte e in pigiama. La sua canzone si intitola 'Ti piaci così' e ci ho letto un chiaro riferimento al suo look "Io mi garbo così, fatti i cazzi tuoi." Magnifica.
Non manca il momento Amarcord dove trovo tre persone con nome e cognome, canzoni orecchiabili e look sobrio come i Sanremo degli anni '80; infatti sono Fausto Leali, Marcella Bella e Gigliola Cinquetti che sembrano messi lì a sottolineare 'Queste sono canzoni, ne dovete mangiare di scatole di cereali, cari miei.'
Dopo si esibisce Ermal Meta con 'Un milione di cose da dirti' e sono quelle che vorrei dire a Elodie che, ancora più gnocca di inizio serata, si è esibita con le cosce de fora. A tal proposito mi salgono solo offese e la percuoterei con il mio barattolo da un 1kg di anticellulite. Maledetta.
Divorata dall'invidia mi abbiocco sul divano e mi risveglio giusto in tempo per vedere un tipo che canta con la mascherina. Temo di aver pigiato col gomito su canale 75 dove va in onda 'La mia vita da scambista', poi dalla regia mi dicono che sono Extraliscio feat. Davide Toffolo che, con tutto il rispetto, mi pare un trattamento per capelli.
Arriva il Gigione nazionale e la serata si anima un po'; con lui un ragazzo con un piumino che mi fa chiedere quanti gradi ci siano all'Ariston. Non è giusto far morire di freddo gli ospiti, e che diamine.
Poi arriva lui, il Re del festival: Achille Lauro in versione Rapunzel che imita Milva. Attorciglia e lancia la sua treccia rossa come un cowboy fa con il lazo. A momenti cava un occhio alla violoncellista in prima fila, ma sono dettagli.
Dopo c'è Gio Evan, già sentito nominare su altri lidi, ma a causa della cecagna prodotta dalla combo divano/dopocena, non riesco a realizzare appieno che ci faccia lì.
Poi si sono esibiti Random, Fulminacci e Willie Peyote, e mi punisco col cilicio perché non ho idea di chi siano, tranne l'ultimo che forse è quello che inseguiva Bip Bip in un vecchio cartone animato. Ma ho forti dubbi.
Poi mi sono trascinata stancamente a letto con un pensiero che mi martellava le tempie: ma quanto balsamo serve a Marcella Bella?



martedì 2 marzo 2021

PRENDERSI CURA

 Se c'è una cosa, tra le tante per la verità, che mi manda fuori di testa in questo periodo è il non poter prendersi cura.

Cura di qualcuno come abbiamo sempre fatto.
Stamattina ho accompagnato il mio babbo a una visita. Gli ospedali sono blindati. Si entra uno alla volta, non puoi accompagnare.
"Resta qui" gli ho ordinato mentre spingevo la prima porta a vetri. L'ho lasciato sotto il tendone, in quella sala d'aspetto improvvisata all'aperto. Ha ubbidito e si è messo a fissare il soffitto di plastica sudicia, gli anelli di alluminio da cui pendevano delle corde.
La ragazza dell'accettazione mi ha chiesto dove fosse mio padre.
"Fuori" ho risposto "Preferisco fare tutto io qui dentro."
"Lo chiami. Serve lui, lei non può stare."
L'ho guardata cercando di trasmetterle un messaggio, che però non ha colto. È una ragazza bruna, con dei riccioli fitti fitti intrappolati in un elastico colorato.
Chiamo il mio babbo e spieghiamo anche a lui che deve fare da solo. Lui rimane un po' spaesato, poi dice che va bene e 'imbocchi il corridoio, poi a destra, poi a sinistra, quello è il numerino, la chiamano loro.' Gli consegno la cartellina, il suo fardello.
"Babbo, hai capito? Hai tutto qui dentro"
Mi risponde sì sì, mi rassicura.
Riprovo con un'altra ragazza al di là del vetro. Ha gli occhiali e una coda svolazzante. "No perché qui dentro c'è un bel po' di roba... dovrei spiegare alcune cose..."
Lei alza il mento, non transige, la coda si agita mentre mi ripete "No. Entra solo lui."
Non si scusa e perché dovrebbe, ora funziona così. Sono io che dovrei chiedere scusa per la mia infantile insistenza.
Il mio babbo prende la cartellina e si avvia da solo per il corridoio. Va piano, ma tanto che fretta c'è.
Torno fuori come mi dicono. Io, al contrario di lui, guardo il pavimento di cemento scrostato.
Una coppia si avvicina. Lei avrà la mia età, forse qualcosa in più. Al suo braccio, un po' claudicante, è ancorato quello che presumo essere suo padre. L'uomo fa una battuta, lei ride.
Varcano insieme la prima porta a vetri, poi la seconda, infine dopo alcuni minuti, li vedo fare insieme il corridoio.
Rientro di nuovo. La ragazza coi riccioli stretti nell'elastico mi dice stancamente "Dica..." Probabilmente ha già capito.
"Ho visto passare il signore con la donna... mi chiedevo se anche io..."Lei guarda la ragazza con gli occhiali. È in imbarazzo, balbetta "Be'... sì..."
"Io capisco tutto e mi sembra giusto" insisto piccata "ma anche io allora vorrei essere con il mio babbo."
"Non è autosufficiente?" si intromette quella con la coda.
"Sì, ma che c'entra... solo che a volte confonde..."
Lei non mi lascia finire "Signora, non si può." Poi sbircia un foglio "Poi questo esame non è invasivo, niente di cui preoccuparsi, e comunque il signore di prima ha l'accompagnamento." La butta lì e dovrei sentirmi fortunata. Il mio babbo non ha bisogno dell'accompagnamento. Avrebbe solo bisogno di essere rassicurato o al limite imbeccato per poter rivelare al medico le medicine che prende. O ricordargli la sua anamnesi, tutta. O passargli la camicia con un gesto gentile al posto di 'Si può rivestire.' Di questo ha bisogno.
La ragazza coi riccioli mi guarda un secondo di troppo. Non parlo più, ho capito. La imploro solo con gli occhi. Alla fine mi dice "Vado io."
Imbocca il corridoio e resto a guardarla con le mani in tasca. Un'altra ragazza prende il suo posto sullo sgabellino. Possono coprirla qualche minuto.
Mi ritrovo a fissare le pareti, degli opuscoli, cartelli covid e amuchina ovunque.
Torna dopo un po' "Tutto ok" mi dice. Sembra sollevata anche lei. "Sta già facendo l'esame. Il medico e l'infermiera mi hanno detto che va tutto bene, è bravissimo."
"È stata molto gentile". Mi ritrovo a ringraziare una perfetta sconosciuta per essere stata al mio posto. I suoi occhi sono stati i miei.
Torno fuori.
Dopo dieci minuti arriva il mio babbo, cartellina in mano, un foglio aggiunto alla pila di quelli che ha già.
"Tutto bene?"
"Sì sì. Ho fatto presto" mi risponde aggiustandosi la mascherina.
"Sei stato bravo!"
"Bah!" mi risponde sollevato.
Saliamo in macchina e lo spedisco dietro come un tassista. Lui guarda fuori dal finestrino e mi racconta cosa ha fatto. Gli ripeto che è stato bravo, voglio che lo sappia.
Arriviamo a casa e troviamo mamma seduta a una tavola apparecchiata, ma intonsa di cibo. Qualcosa è sul fuoco.
"Siete già qui. Tutto bene?"
"Tutto bene, abbiamo fatto presto. È andato da solo."
"Bravo!" anche da mamma prende la medaglia. "E ora mangiamo. Aspettavo te."
Babbo si lava le mani e mette in tavola.
Il prendersi cura, alla fine, è anche questo.

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