martedì 21 ottobre 2014

Il reggiseno del vero amore





Sì, avete letto bene: il reggiseno che si sgancia da solo, solamente se c'è vero amore.
Che questa frase a me ricorda molto Shrek, tipo bacio del vero amore, quelle robe lì.
Ora vi spiego: praticamente hai su questo reggiseno che contiene un dispositivo proprio all'altezza del cuore ed è collegato al cellulare tramite un'App. L'App riceve l'impulso che il tuo cuore batte forte (ergo: sei innamorata) e si sgancia da solo offrendo le tue poppe al fortunato.
Ora, avrei da dire giusto due o tre cosette su questa roba.
Cominciamo col dire che io per esempio avrei un casino di difficoltà, perché se il Santo mi zompa addosso dopo una serata in cui siamo usciti, io dentro al reggiseno c'ho 3 kg di cotone. Il tubino nero sennò mi torna male sul davanti, capisci? Quindi metto il ripieno e il mio cuore non capta una beata minchia, quindi hai voglia di pastrugnare.
Poi: metti che una esce con uno sgorbio ma l'ultima volta che ha visto un uccello è stato nell'83 durante Super Quark nella puntata dedicata alle quaglie,  e le partono comunque le fregole. Ovvio che non è innamorata, le è solo partito l'ormone. Metti che a casa di lui, sul più bello, parta sulla televisione a 85 pollici la pubblicità della nuova borsa di Hermés con uno sconto stratosferico. Roba che bisogna approfittare subito sennò quando la ripigli a quel prezzo. Ecco, caro il mio sgorbio, in quel frangente il reggiseno non si sgancia, parte proprio a mo' di razzo e ti prende in pieno sulle gengive, io te lo dico. Una donna davanti a uno sconto di una borsa firmata non solo si innamora ma va in fibrillazione, quindi il cuore ha circa 8000 battiti al minuto e no, non è amore. Almeno non per te. Per la borsa. Quindi sta cosa, cari scienziati, è poco gestibile.
Poi ci può essere che il lui in questione ti scopra subito, del tipo “Andiamo a casa mia?” Con tanto di occhiolino. E se lui somiglia vagamente a uno spogliarellista, a te si sgancia non solo il reggiseno ma pure le mutande e non è bello che lui ti faccia “No, guarda, non ci siamo capiti. Ti porto solo ad assaggiare la parmigiana di mi' madre”. Immaginate la figura di merda. Così, scoperta subito. Ennò.
Poi c'è un'altra questione: togliete la poesia del momento. Cioè, è bello spogliarsi no? Anche se non sei Kim Basinger e non hai uno straccio di veneziana. E lasciarsi spogliare, ovvio. A meno che tu non abbia a che fare con un uomo che per sganciarti il reggiseno impiega lo stesso tempo che impiego io a risolvere un'espressione matematica, direi che fa tutto parte del gioco. Ci sono uomini così esperti che addirittura sganciano il reggiseno con uno schioccar di dita, con un click, manco tu fossi un link su Facebook. Poi ti tagga e ti condivide pure. Quindi in questo frangente è pure inutile.
Ci sono casi in cui non si sgancia per nulla, perché magari il gancino è arrugginito o al momento dell'attacco lo hai agganciato alla trina invece che nell'apposito buchetto. In quel caso l'uomo può andare in tilt e preso dalla passione te lo tira su e te lo sfila dalla testa. A volte lo fa con talmente tanta foga che rischia di strapparti testa e capelli, ma son rischi che per amore si corrono volentieri.
Devi solo assicurarti di togliere lo scalpo dal tappeto prima che il gatto tenti di accoppiarcisi.
Altra scena: lui sa che indossi sta minchiata e va sul sicuro. Sa che sei innamorata e che il tuo reggiseno si aprirà come le acque davanti a Mosè. L'aria nella stanza è talmente calda che pare di stare all'inferno, lui ti si struscia addosso, annaspa nemmeno fosse asmatico ma il tuo reggiseno non intende aprirsi. Tu preghi che si apra. La finestra. Preghi che si apra la finestra con una folata di vento perché rischiate di morì di caldo. Non solo: ti viene in mente che in una stanza assolata con 45 gradi all'ombra stesa sul letto è figa solo la Bellucci nella pubblicità del profumo di Dolce & Gabbana. Te no. A te si appiccicano i capelli alle tempie e i peli del pube ti si arricciano che pare tu stia partorendo Riccardo Cocciante.
Comunque.
“Embè?” fa lui, leggermente scocciato.
“No, ma ora s'apre” fai tu come se fossi a teatro e aspettassi di vedere il sipario spalancarsi.
“Si sgancia da solo se sei innamorata!” continua lui con fare accusatorio mentre la passione scema. Tu nel frattempo dai un'occhiata nei bassifondi e ti accorgi che non scema solo quella.
“Ma no! Si sarà inceppato. Ma ti pare!?” Provi a difenderti.
“Aveva ragione lui quando mi diceva che non sei innamorata di me!”
“Lui, chi?”
“Mio fratello!”
SDENG! Aperto. Poppe al vento come se non ci fosse un domani. Se pronunciava anche il nome pure i lacci delle mutande si aprivano scodinzolando come cagnolini. E ti scoprono. Perché al cuore non si comanda.
No, ma vi rendete conto che prova d'amore è questa qui? Non c'è macchina della verità che tenga. Se sei innamorata non ti si aprono solo le gambe ma ti si deve aprì pure il reggiseno con un botto. Roba che se lui è troppo vicino gli cavi gli occhi.
Tutto questo con un cellulare e un'App che se per caso ti si inceppa, minimo ti esplode addosso come un petardo.
“Allora, Mario? Luisa è innamorata?”
“Non so, è saltata in aria.”
Vorrei terminare dicendo che Meg Ryan ci ha insegnato che alcune donne fingono l'orgasmo talmente bene da meritare un premio Oscar e qua, scienziati puppologi, vi illudete che questo aggeggio si sganci solo se il cuore dice che è amore vero.
Mapperpiacere. Voi non avete idea, ma non avete idea, di cosa può arrivare a farvi credere una donna, soprattutto quando ha un uomo infoiato davanti.
Una donna, spogliata all'improvviso, senza quel necessario avvertimento di accoppiamento che torna sempre utile soprattutto nei mesi invernali, è capace di farvi credere che i peli che vedete sulle sue gambe non sono altro che un effetto ottico in 3D dovuto ai vostri neuroni specchio, e non una foresta di mangrovie da abbattere con la motosega.
E se una donna è capace di questo, il dispositivo dell'amore vero se lo mette in bocca, lo mastica e vi ci fa un origami a forma di M.
M di Minchioni.






giovedì 16 ottobre 2014

Shirley Temple de noattri

Da piccina parevo Shirley Temple.
No aspè, non ero così bellina, c'avevo i capelli a Shirley Temple, tutta ricci o boccoli. Poi crescendo mi son sciupata, in generale, capelli compresi, ma questo è un altro discorso.
L'altra sera mentre ero intenta a documentarmi su internet sulla scissione dell'atomo per una relazione che devo presentare a breve (Leggasi: cazzeggiare su FB), mi imbatto per puro caso su un video postato da un'amica (che manco mi ricordo chi è) che parlava di capelli. Apro il link, che mi rimanda su you tube dove mi si spalmano davanti tutorial per fare tremila pettinature in meno di dieci minuti. Mi si è aperto un mondo pilifero. A quel punto non guardo nemmeno più il video incriminato ma il mio sguardo volge a destra dove c'è tutta quella sfilza di videini uno sotto l'altro che sono il male. Ti incantano, ti stordiscono, ti ubriacano e ti fanno esclamare cose tipo “Voglio farmi i boccoli!” alle undici di sera mentre tua figlia e tuo marito sbavano di sonno sul divano. Pura poesia.
Guardo questo video di Clio (ammetto che, data la mia ignoranza, poteva essere anche Cleo, Cluo, Flua, Nina, Pinta o Santamaria) dove spiega come fare i boccoli (o riccioli belli definiti) in una sola mossa. Facile, indolore, con poco stress per i capelli. Basta una fascia e via. Vai a letto liscio come un levriero afgano e ti svegli che pari un barboncino incazzato. Perfetto.
Il giorno dopo ho costretto il Santo per le vie della città alla ricerca di una fascia adatta, perché quelle che avevo in casa non andavano bene. Erano troppo alla moda e traforate. Se avessi usato quelle, la mattina avrei avuto un bassorilievo artistico in fronte da permettere a Vittorio Sgarbi di farci dieci puntate di storia dell'arte.
L'ho trovata ovviamente subito e a poco prezzo.
“Che ci devi fare? Mica l'ho capito.”
“I boccoliiii”
“E come fai, scusa? Ma non erano meglio i bigodini?”
“Eh, ma con i bigodini mica ci posso dormire!”
“Fammi capì: te stanotte ti bardi e dormi con la fascia?”
“Fidati amò, tranquillo che domani son tutta carina e boccolosa!”
La sera li preparo: li spazzolo per bene, ci metto un po' di siero per ricci, li divido in 5 ciocche, mi metto la fascia in fronte, infilo le ciocche dentro, mi guardo fiera allo specchio e...sembro Rambo.
Dopo l'incidente.
Dio, non mi si può guarda'.
Davanti sembro Rambo che imita la principessa Leila di Guerre Stellari, grazie a due girelle di capelli sopra le orecchie. Dietro sono un misto tra una fanciulla dell'ottocento e un nido di cicogna.
Ridicola, son ridicola. Il mio motto però sapete qual è: chi bella vuole apparire un po' deve morire. Di vergogna. Insomma, esco dal bagno molto tronfia perché so che il giorno dopo sarò molto faiga, e sfoggerò i miei boccoloni con molta sicumera.
“Andrea, guarda come...”
“AAAHHHHHHHH!!!” Andrea ha fatto un salto degno del miglior primato del salto in alto. Nemmeno avesse visto la bambina dell'esorcista. Ci mancava solo che si poggiasse una mano sul cuore e si accasciasse e poi eravamo a posto. Esagerato.
“No, cioè, ndo vai te così?”
“In casa!”
“E vorrei vedere! E quanto la tieni sta roba?”
“Tutta la notte, caro.” A quel punto mi son messa a limarmi le unghie con aria di sufficienza.
“Stai scherzando.”
“Mai stata così seria.”
“E vieni a letto così”
“Esatto”
Poi ha scosso la testa e si è messo a ridere. Non a sorridere, a ridere proprio. Molto ridere.
Dio, che nervi. Cioè, ma non capisce proprio. Io domani sarò stupenda e lui ride. Ride dei miei capelli, che ora sì, magari sono un po' strambi, ma bisogna essere avanti e immaginarsi il dopo. Bisogna essere lungimiranti, perdio!
Tzè!
Comunque vado a letto con sta cofana e ci dormo bene, a dire la verità. Credo che la fascia sia rimasta al suo posto 40 minuti, poi è scivolata non so dove perché come sapete io dormo molto precisa, no? (Se volete sapere come dormo leggetevi questo). In pratica ho rischiato di strozzarmici.
La mattina ci svegliamo e il Santo ha le lacrime, ma non di commozione. Continua a guardarmi e a ridere e non so come si permetta visto che... AAAHHHHHHH!!!!
OMMIODDIO! Mi guardo allo specchio e sembro Einstein quando fa la linguaccia. In quel momento sono tentata di denunciare Clio, perché non può avermi ridotto così. I miei capelli sono un ammasso informe e non capisco più cosa ho infilato dove.
Ma dopo aver trovato la fascia e sfilata...TA- DANNNN!!! I boccoli come per magia. Tanti bei boccoletti super elastici bellini bellini che ondeggiavano divinamente.
Ah ah ah, caro il mio Santo!
Sono andata in cucina sculettando in mutande fiera dei miei boccoli e sono inciampata nel gatto. Poco poco che non mi pianto nella credenza.
“Ma daiii!” fa lui, colpito.
“Visto? Belli vero? E solo indossando una fascia!”
Stupendi e i miei boccoli mi sono durati, quanto...due ore e un quarto? No aspettate, mi sbaglio. Che sciocca. Mi son durati un'ora e dieci. Secondo più secondo meno.
Dopo un'ora e dieci c'avevo una capigliatura moscia, ma così moscia che sembrava mi avesse masticato un alano. Fatto tutto per niente. Non mi dura. O ci metto il cemento armato o i miei boccoli mi si sboccolano in due ore. Da effetto fisarmonica a effetto arpa sminchiata: di una tristezza unica. Ma non demordo, riproverò fino a che non mi chiameranno la Shirley Temple della Toscana. E allora lì riderò io. Ah ah ah! E il Santo si ricrederà!

p.s. Raga, io non lo so, ma sarà l'avvio alla menopausa che fa fare ste cose a bimbeminchia?





venerdì 10 ottobre 2014

Treccione-one-one di ricotta e limone


Oggi ricettina.
Di un dolce che ho visto su una rivista e che voglio condividere perché è bello e buono.
Tu dici: mo' scrivo la ricetta e via. Ennò! Non si fa! Mica puoi scrivere la ricetta così alla buona senza prima tutelarti! Eh. Perché sui blog non puoi scrivere una ricettina senza citare la fonte. Me lo hanno detto le guru del food. Le regine dei siti di cucina. Le amiche mie che cucinano che manco Cracco che imita Gualtiero Marchesi. E se lo dicono loro, c'è da fidarsi. Non puoi tu trovare una ricetta su un foglietto senza prima improvvisarti Poirot e scoprire a chi appartiene quella calligrafia e da lì risalire all'inventore della ricetta. Non puoi dire "Tho! Ecco la ricettina di un dolce, provatelo!" senza dire dove hai preso la ricetta, chi l'ha cucinata prima di te, chi ti ha ispirato, cosa hai cambiato, il codice fiscale di chi l'ha divulgata e il pin del bancomat di su' nonna. Niente è lasciato al caso: devi cità. E io cito. Io cito e tu Tarzan.
Comunque.
Questa ricettina bella bella l'ho presa dalla rivista Fior Fiore in Cucina. È un mensile che mi porta mia suocera, la quale lo prende alla Coop. Visto che a casa sua la sfoglio avidamente manco ci fosse fotografato Raoul Bova ignudo, lei, bella stella, adesso la prende apposta per me.
Non sono solita fare pubblicità e non è un post  sponsorizzato, ma se andate alla Coop  ve lo prendete con un piccolo contributo e ne gioirete per trenta giorni. È una bella rivista con ricette semplici, dettagliate e alla portata di tutti. Infatti se ci riesco io... Non solo: è piena di suggerimenti, curiosità, bellissime foto e consigli su tutto ciò che riguarda la cucina e la casa. E, cosa da non sottovalutare, ha un occhio di riguardo per il menù dei bambini, per i vegetariani, i vegani, il biologico e chi più ne ha più ne metta.
La ricetta di oggi è nel numero 17 di Aprile, quindi mi sa che non la trovate, ma ve la metto io pari pari quindi il problema è risolto.
Il dolce che volevo fare era questo:


Basso, contenuto, piccolo e leggermente dorato.Invitante, vero?
Orbene, mi è uscito questo:



Un treccione da fare invidia a Raperonzolo. Una roba che manca poco mi esce dalla teglia e ho seguito alla lettera le dosi, eh! è inutile che fate quella faccia come per dire "Chissà che cosa hai combinato!" Ho solo sostituito un uovo (nella ricetta originale erano due)  con il latte per la spennellatura ma temo che l'esplosione del treccione non sia imputabile a questa piccola variazione.
Comunque anche se non è venuto esteticamente uguale, è stramagnifico. Si fa in 5 minuti, non ha bisogno di lievitazione extra ed è un misto tra un dolce e un panbrioche.

Cosa ti serve:

Mezzo kg di ricotta
Mezzo kg di farina 00
230 gr di zucchero
1 uovo
1 bustina di lievito per dolci
1 limone non teattato
granella di zucchero
un po' di latte per spennellare la superficie

Cosa devi fare:

Accendi il forno e impostalo su 180°.
Mescola la ricotta con lo zucchero, poi aggiungi un uovo e la buccia del limone grattugiata.
Unisci la farina setacciata con il lievito e amalgama bene il tutto. A questo punto lavora un po' l'impasto con le mani, dividilo in tre parti, fai dei cilindri e posali su una teglia rivestita di carta da forno. Uniscili alle estremità e fai una treccia. Sai fare una treccia, vero? Se hai dubbi, vai su you tube e guarda un tutorial della tua parrucchiera di fiducia. Dopo aver fatto sto treccione, spennellalo con un po' di latte e cospargilo di granella di zucchero. Pronti. Ficca in forno per 30 minuti e dopo gioisci per la tua opera.
Questa ricetta fa parte della rubrica "Ricette per pic nic" e infatti la trovo ottima perché è un misto tra un pane dolce e una brioche. Secondo me sta bene con un velo di marmellata o con dell'uvetta all'interno.





Se la provate fatemi sapere ;-)



martedì 30 settembre 2014

Pechino Express: dico la mia.


                                                                          Foto: Pechino Express


Io guardo Pechino Express. Rimango affascinata dai luoghi dove non andrei nemmeno mi pagassero. Aspè, magari se mi pagassero profumatamente anche sì. Insomma io, checché ne dicano i miei amici (i quali sostengono che io lì me la caverei alla grande perché sono una tipa sveglia, coraggiosa e molto incosciente), io sono sicura che a Pechino Express camperei sì e no tre giorni per poi morire schiacciata da un furgone o di dissenteria.
Io lo so. Io mi conosco. Sono da bosco e da riviera ma col timer. Qualche giorno passi, di più, muoio. Infatti il Santo, saputo questo, son giorni che tenta di organizzarmi un viaggio in quei posti lì. E mi maledico per questo poco spirito di adattamento, per questa chiusura mentale che fa sì che io non possa godere in futuro di meraviglie simili. E quindi niente, mi guardo Pechino Express sul divano, che fa molto paracula, lo so, ma non sognando di essere lì e nemmeno di fare un'esperienza simile (bensì sono sicura che sia un arricchimento grandissimo) ma per vedere determinati personaggi alle prese con questa grande avventura.
Mi diverto con poco, lo ammetto. Mi difendo dichiarando che c'è gente che guarda Uomini&Donne, vostro onore.
Obiezione accolta.
E i personaggi, quest'anno, adoro. Classificati con nomi improbabili e scontati che anche mi'nonna dopo tre bicchieri di vodka sarebbe stata capace di trovarne di meglio, ma vediamoli nel dettaglio:

Le cougar: Eva Grimaldi e Roberta Garzia.

 Eva: Quella che è stata un'icona di bellezza anni '90 alla 'Se ti trovo te sdrumo', oggi si presenta con occhi spiritati e un cespo di capelli che pare un nido di cicogna. Non antipatica, no, ma un filino lontana da quel sex symbol che ci ha propinato per anni. Non so se è merito (colpa?) dei tanti interventi di lifting ma quando parla sembra abbia una nespola incastonata in un molare. E sì, senza un po' di trucco che le camuffa quell'aria spiritata perfetta per poltergeist, non se po' guardà.
Roberta: L'unica, a mio avviso, che prima di interagire con il popolo in questione si fa due domande e si dà due risposte. Conosce usi della Malesia, costumi della Birmania, abitudini degli indonesiani ma ha qualche difficoltà a insegnare a Eva Grimaldi come si chiede gentilmente un pernottamento aggratisse. Infatti quest'ultima si è presa un rutto in faccia a diecimila decibel che pare le abbia fatto uno shatush naturale verde acido.

I coreografi: Alessandra Celentano e Corrado Giordani.


Mentre la prima la conosco per la sua simpatia e gioia dimostrata per quei disgraziati capitati nelle sue grinfie ad Amici, Corrado (mea culpa) io nemmeno sapevo chi fosse. Questo fa di me una persona molto ignorante per quanto riguarda la danza ma se mi vedeste ballare non sareste poi così sorpresi di questa mia mancanza. Abbiamo capito che la Celentano, per farla sta' un po' calmina sarebbe bene piantarla in Asia come un tubero e lasciarla a maturare lì. Facile fare la ganza dietro la scrivania e rompere le palle con sto collo del piede. Fatti otto km a piedi con un'umidità che pare di essere al rettilario di Pistoia, mangia il riso con le mosche sopra, dormi su di un tavolaccio, poi vedi che stressi di meno quei poveri disgraziati su una disciplina in cui ti vanti di essere la meglio. Se così fosse ogni sera daresti uno spettacolino e coi proventi ti ci pagheresti una suite.
Corrado mi pare sopporti e supporti il tutto anche se ho il sospetto che dentro al turbante nasconda una pistola e che non abbia paura a usarla qualora la Celentano smatti di brutto. Comunque li soprannominerei 'Due turbanti e una capanna'.

I fratelli: Clemente e Paolo Maccaro.

Il primo è un rapper, il secondo il fratello del rapper (in realtà è musicista pure lui).
Lo ammetto, sono stati eliminati ma a me piacevano un mucchio. Grande spirito competitivo, semplicità e una simpatia travolgente, hanno fatto sì che i due fratelli conquistassero gli italiani. Be' sì, lo dico io, ma credo sia così. Forse grazie ai tatuaggi con le facce degli animaletti, forse grazie a quell'aria da bambino che non gliel'ho detto mai ma io ci andavo matta. Non lo so. Fatto sta che la Celentano (che si scagli su di lei la stagione delle piogge) me li ha eliminati. Propongo uno sciopero della fame collettivo e una raccolta di firme per far rientrare in gara i due fratelli. Piuttosto, per fare spazio, buttate via le canottierine delle Immigrate e il turbante di Aladdin della Celentano.

I benestanti: Sofia Odescalchi e Uberto Marchesi.

Già il cognome di lei e il nome di lui ti fanno capire che potrebbero essere figli solo di Naomo.
Qui il soprannome (cambiato dopo un iniziale 'I Ricchi') ha danneggiato irreversibilmente sta coppia di damerini. Viaggi in un paese ndo moiono di fame e dici “Salve, ha mica una stanza per noi? No money”
“Chi siete?”
“I ricchi”
Pare che gli epiteti più gentili siano da scegliere tra 'Vaiammorìammazzato', 'Assorata' e 'ammammata'. Ovvio che gente abituata al caviale, alle cifre sugli asciugamani e all'autista, non possa trovarsi bene a mangiare scarafaggi, pulirsi il deretano con carta di giornale e fare l'autostop su strade polverose. Ed altrettanto ovvio che, vista la loro attitudine, siano stati fatti fuori alla prima puntata. Che, vojo di', è già tanto.

I coinquilini: Stefano e Alessandro.


Io spero e prego pure accendendo un lumino che questi due rimangano fino alla fine. Sono fuori come dei lampioni. Talmente assurdi e surreali che mi chiedo dove siano stati fino ad ora. Come dite? Non è un caso che possano piacermi? Evabbè, sarà il feeling che vi devo dire.


Gli sposini: La Pina e il consorte.


Non me ne voglia la Pina, ma non si porta molto bene i suoi quarantaquattro anni. Il consorte sembra moooolto mooolto più giovane, anche se in realtà lui ne ha trentotto. Quindi lui di una certa età che ne dimostra meno e lei di una certa età che ne dimostra di più, il divario ottico tra la coppia sembra di millemila anni. Nonostante la Pina arranchi spesso nelle prove per la sua totale inattitudine allo sport (sua stessa ammissione) ne apprezzo da tempo la tenacia e la schiettezza. A volte uno su mille ce la fa: quella è la Pina. In quanto a lui lo vedo talmente innamorato che qualsiasi cosa io dica mi sembrerebbe di sminuirlo. Che vissero felici e contenti.



Le cattive: Angelina e Antonella Ventura.


Vostro onore, mi scuso per la mia ignoranza sempre più palese ma io conoscevo ste due come conosco l'astrofisica e le particelle atomiche. Lo so, sono ignorante e stasera mi punirò col cilicio ma l'ho conosciute solo grazie (grazie?) a questa trasmissione. Devo dire che Angelina a me piace. Pare Costantino (il conduttore ndr) in versione femminile, lo dicono tutti del resto. Sagace, ironica e cattiva quanto basta. L'altra, quando ho letto Antonella ho avuto paura che fosse la Elia, quando ho letto Ventura ho temuto che fosse Simona, quando ho visto Antonella Ventura, prima ho detto “Chi cazz'è?” poi ho avuto la conferma che potrebbe essere un misto delle due al netto della simpatia (se mai ci fosse). Mi dicono che ha vinto un programma ma non ho il coraggio di indagare quale sia. Mi riservo il diritto di starmene in silenzio. Cosa che consiglierei spesso anche a lei perché quando parla è così simpatica che le infilerei due banane nelle gengive.

Le Immigrate: Romina e Mariana.


Anche qua, signori miei, ma che nome gli avete affibbiato? Non potevate semplicemente chiamarle 'Le modelle'? Visto che lo fanno di professione? Non potevate chiamarle 'Le belle figheire'? Visto che lo sono? Non potevate chiamarle 'Le due oche che rinchiuderei volentieri nel pollaio e butterei via la chiave'? Visto che invece di parlare starnazzano come se non ci fosse un domani? Capitemi: non è invidia. È che proprio non le reggo. Quando saltellano con quei gridolini a bimbeminchia, quando fanno il broncio a cucciolino, quando ti perforano il timpano con quegli acuti isterici, io non chiedo pietà, io chiedo un lanciafiamme. Subito.
Lo so. Obiezione, vostro onore. Obiezione accolta, che l'ultima dichiarazione non venga messa agli atti. Posso dire solo un'ultima cosa? Mariana, molti anni fa, era la protagonista di Anche i ricchi piangono. Bene, a vedere questa Mariana in televisione, piangono anche i poveracci, per dire.

Gli eterosessuali: Luca Betti e Michael Lewis.


Ora, se c'è qualcosa di più inutile in questo programma oltre alla presenza del beauty case della Grimaldi, è questo nome affibbiato a due gnocchi che mangeresti non solo il giovedì ma anche tutti gli altri giorni della settimana. Io dico: c'è bisogno di specificarlo? Basta guardarli per far partire l'ormone. Ci son state donne che prima della messa in onda incatenavano le ovaie imbizzarrite. Perché lì, signori miei, stavano a petto nudo un giorno sì e uno pure.
Il caro Betti con quella barbetta che ogni volta che si rade, una donna in età fertile muore, non ha bisogno santoddio di avere l'etichetta sul petto 'Eterosessuale'. Solo un uomo può pensare di affibbiare un nomignolo così riduttivo a un esemplare di maschio che è il Betti. Ma lo avete sorpreso a darsi le cremine? A farsi le sopracciglia ad ali di gabbiano? Avete sicuramente visto l'uccello sbagliato, signori miei.
E Michael? Che se di viso può esserci qualcosa da obiettare, basta che si tolga la maglietta per rimangiarsi tutto e chiedere anche una punizione. Lui non ha una semplice tartaruga, lui ha Donatello, Raffaello, Michelangelo e Leonardo tutte insieme, che più ninja non si può. Lui non ha gli addominali, ha una tavoletta di kinder cereali di un metro per due. Ha una pancia talmente piatta e scolpita che sopra ci puoi apparecchiare e c'hai pure i sottobicchieri già incastonati.
Ma cosa chiami Eterosessuali. Chiamali I belli, Gli gnocchi, Gli sciancapassere, ma non Eterosessuali, che per noi donne è un nome superfluo come un pelo spuntato su uno stinco a febbraio. Comunque sono stati eliminati e i miei estrogeni mi dicono che la trasmissione non ha più un senso in questa vita.

Vostro onore, prima della sentenza vorrei dire  che quello che ho dichiarato è frutto solo del mio gusto personale e pertanto non punibile per legge. Perché se quella è uguale per tutti, i gusti (fortunatamente) anche no.





lunedì 29 settembre 2014

E tu, a chi somigli?



Vi hanno mai detto “Somigli a tua madre”? o “Somigli a tuo padre”?. Certo che almeno una volta ve l'hanno detto. Il fatto che poi corrisponda a verità e tutto un altro paio di maniche. Magari tu sostieni che somigli a mamma e invece nisba, sei sputata al papà. Caratterialmente intendo.
Io ve lo dico subito: somiglio mamma.
Ma non è sempre stato così.
Adesso somiglio mamma.
Mamma è una tipa estroversa, babbo l'esatto opposto.
Se tu metti mio padre in un gruppo e lo osservi per tre ore non diresti mai che è mio padre.
Mamma me l'appioppi in tre secondi netti.
Da piccola ero introversa come babbo, da circa una 25ina d'anni mi sono mammizzata. Dall'adolescenza in poi, diciamo.
Mamma mi ha tirato su a sua immagine e somiglianza senza volerlo. Mi ha trasmesso la sua passione per i libri e film gialli (che io involontariamente sto trasmettendo ad Alice), la passione per tutto ciò che riguarda la creatività e la schiettezza, che a dire il vero, contraddistingue un po' tutte le donne della mia famiglia. Questo fa di me e mia madre una squadra dove la complicità regna sovrana.
Babbo no. Babbo, visto da fuori, può apparire molto timido, introverso, a tratti un po' orso. Ma ovviamente non è così. Babbo per mostrarsi veramente com'è ha bisogno di stare nel suo ambiente, di essere circondato da cose e persone che conosce, altrimenti si limita ad annuire e sorridere. A volte. Invece quando è nei suoi cenci è un uomo di compagnia, ironico e fa gli scherzi alla mi' mamma. È pigro ma è un ottimo cuoco. Va a fare la spesa, porta a passeggio il cane ma è indisciplinato per quanto riguarda la sua salute. Tipo che non dovrebbe mangiare dolci e infatti si mangia le merendine di nascosto ricomponendo le scatole in modo che mamma non possa risalire al giorno in cui sono finite. Questo perché è capace di mangiarne tre alla volta.
Mamma invece ti accorgi subito che è mamma mia. Faccio un esempio scemo: quando c'è stato l'evento di Jane Austen a casa mia, ovviamente avevo detto a tutte e due di partecipare, cioè manco lo dovevo specificare. Babbo ha subito detto no campando un “Non conosco nessuno, figurati, no no”. Mamma aveva già telefonato a tutte le sue amiche per disdire eventuali partite a burraco pur di esserci. E anche lei non conosceva nessuno, ovvio. Si è fatta qualche problema? Ma va là.
In capo a mezz'ora si era già creata il suo gruppetto di signore con cui parlare di cucina, cucito, telefilm e gossip vari. Mai viste prima e sembrava fossero amiche da una vita. E queste signore, quando adesso le incontro, la prima cosa che mi chiedono è “Come sta mamma?” e l'ultima è “Salutami tanto mamma!”.
Mamma ha un aspetto rassicurante, con delle belle manone che il mio deretano ha conosciuto da piccina (poche volte a dire il vero) e una fisicità che non la fa muovere svelta come vorrebbe, ma ha un cervellino fino che corre come il vento. È arguta, curiosa, dotata di molta autoironia e battuta pronta. Ricordo che una volta durante un pranzo di Natale preparò per la tavola i menù tutti scritti rigorosamente a mano e si presentò...vestita da Antonella Clerici. Cioè, aveva la parrucca bionda e il cappello da cuoco e recitò tipo proclama il menù ai presenti. Non potete capì.
È una cuoca sopraffina, è la maga dell'ago e filo e la regina della creatività, ma ha dei grandi, grandissimi problemi con la tecnologia. Ah, dite che anche su questo ci assomigliamo? Mamma non ha un pc (almeno per ora), usa il cell un terzo di come lo potrebbe usare e non ha capito ancora chiaramente come il mio libro possa essere sul mio tablet. Ma sennò sarebbe perfetta. Però non la fare arrabbiare la mi' mamma. Probabilmente è lei che mi ha insegnato il rispetto per me stessa, perché la mi' mamma è una donna che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Piuttosto te li mette lei sopra la capoccia e ti pigia il cervelletto manco tu fossi uva appena vendemmiata. Abbiamo questo grande, grandissimo difetto io e mammà: se c'abbiamo da dirti una cosa, sta cosa scappa prima che possiamo fermarla. Babbo ci rimugina tre giorni. Mamma non hai ancora finito che t'ha magnato. Per dire.
Mamma è una nonna presente, non invadente e molto ganza. Babbo è un nonno premuroso e scherzoso molto più di quanto lo sia stato con me.
Mamma ha un carattere molto forte, forgiato da eventi che avrebbero fatto abbassare la testa a chiunque sventolando bandiera bianca. Ma lei no. Ha preso a morsi la vita per tutelare e proteggere la sua famiglia, il mi' babbo compreso.
Io sono fiera di assomigliare alla mia mamma. E anche al mio babbo. Se dovessi fare un paragone direi che il mio babbo è una luce tenue, che fuori manco la vedi, ma in casa la sua luce la fa, non troppo forte da dare fastidio ma quel tanto che basta per farti muovere a tuo agio.
La mi'mamma invece è un fuoco d'artificio. Colorato, scoppiettante e allegro. Quando c'è, la senti. Per forza.
Io, di conseguenza, mi sento un petardo.

Voi a chi somigliate? A mamma, a papà oppure a nonna?



giovedì 25 settembre 2014

Non aggrediteci di supposte


Premetto che io non odio la pubblicità, almeno non tutta. Anzi a volte, come in un altro mio post, è fonte di ispirazione e dibattito. Mmh, come no.
Alcune pubblicità poi son proprio belline, azzeccate, strappano un sorriso o un'emozione tipo la bimbina (che ora sarà in menopausa) che in un giorno di pioggia porta a casa un gattino tutto inzuppato. E i genitori invece di scaraventarla fuori insieme al felino a mo' di frisbee la accolgono con “Dove si mangia in tre si mangia anche in quattro. In fin dei conti dove c'è Priscilla c'è casa.” Priscilla era la bambina.
Poi ci son quelle un po' pietose, tipo l'omino del supermercato che la notte va a sistemare le fettine panate invece di panare sua moglie. Che 'sta disgraziata quando lo sente parlare di infilare lo zucchino si incipria pure e lui è già oltre la serranda a impilare ortaggi come se non ci fosse un domani. Quando poi dice Bis ribatterei con “Sì, Bischero tu sei!”. Lei non è da meno: ha la verve di una lumaca e lo sguardo sveglio di Pisolo. Lui pensa alle offerte e lei crede che parli di donne. Lui pensa al tre per due e lei crede che stia ripassando le tabelline. Lui le dice 'C'è un problema tra la gente” e lei pensa “Sì, e sei te.” Manco si capiscono sti due. Uno dice picche e l'altro risponde fiori. Di zucca.
Invece amo il rinco vestito da PippoPippo (Drive in docet) che arriva al quinto piano dove c'è Lucia, in riunione, intenta a convincere dieci uomini che quello che ci evita di schiantarci in terra come un caco maturo una volta lasciato il velivolo, non sono le ali degli assorbenti ma il paracadute. Insomma, lei è lì che tenta di spiegare che in quei giorni possiamo fare anche la ruota, una lavatrice e il sudoku e lui attacca con la balalaika (suonata a cazzo di cane, lasciatelo dire) con “I love youuuu!!! Luciaaaaa!!!” Na figura di merda immane. Che se solo accadesse per davvero, l'esempio del volo senza ali Lucia lo farebbe vedere seduta stante lanciando il fidanzato-peluche di sotto dall'impalcatura. Lo spot recita “Si può essere buoni senza essere zuccherosi.”
Sì, ma si può essere innamorati senza essere rincoglioniti.
Però la vera piaga non sono tanto gli spot alla televisione, che voglio dire, una volta interrotto il film la pubblicità te l'aspetti pure. La vera piaga, pari solo al palinsesto del primo pomeriggio di canale5 dove persone che sembrano scappate dal reparto geriatrico ballano sulle note di Ricky Martin, è lo spot sul pc. Lo spot a tradimento.
Io navigo e trovo un articolo interessante. Apro il link e ancora prima che possa leggere la data dell'articolo mi si apre una schermata 50x70 sparata a diecimila decibel. Un cinema, praticamente.
E prima di trovare il tasto Close (messo apposta di sguincio in un punto che manco se chiami la scientifica con il luminol lo trovi) ormai hai già svegliato tutta la famiglia. E si sparge per casa la voce soave della protagonista che ti dice che da quando usa CacoStop non ha più avuto la diarrea. O quella di Mario, che da quando usa le supposte di ViaRettal non ha più avuto problemi di emorroidi. O Gloria, che grazie a uno yogurt verde come il muschio del presepe, ha ritrovato la sua regolarità intestinale e ci tiene a farti sapere che ora caga come un'anatra marzaiola. Olè.
Ma non è finita. Dopo esserti prosciugata gli occhi alla ricerca di quel minchia di tastino, finalmente lo trovi, lo premi, ma lo spot prima si chiude a iconcina, poi si ripresenta puntuale come la peperonata che ti faceva tu' nonna.
E qui si riparte con la rumba di dentiere traballanti o dentifrici che induriscono e sbiancano i denti manco tu ci passassi tre mani di cementite.
Io lo capisco: la pubblicità serve, non obietto. Ci si campa con questa roba qua e mi trovate favorevole. Però maremma paraboli'a trovate il verso, almeno per quella sul pc, di renderla meno invasiva. Evitiamo che ci scoppi davanti improvvisamente come un petardo e che si ripresenti puntuale come la tassa sulla Rai o la Clerici a mezzogiorno. E quel tastino, diomio, fatelo funzionà. Se pigio Close, vordì che è close, chiaro no? Non lo voglio vedè. L'ho già visto ieri, magari. È inutile che se io pigio Close tu ribatta ripiazzandomelo davanti. Io ripigio e te track! me lo rispari al solito posto. Cioè, che minchia ce lo metti a fare il tasto se poi tanto fai come ti pare? Ma vuoi la guerra? Allora dillo. Dillo che lo spot me lo devo sorbire lo stesso e devo decifrare l'articolo che volevo leggere captando qualche parola qua e là.
E poi alla fine che succede? Che chiudo tutto e l'articolo non lo leggo. Perché mi innervosisco. Quindi voi cosa ci avete guadagnato? Nulla se non qualche accidente che prima o poi vi fulminerà. Perché se voglio leggere un articolo di sanità non devo per forza passare tra emorroidi o stipsi. Perché se voglio leggere un articolo di beauty non devo per forza passare tra la colla per dentiere e dentifrici sbiancanti.
Perché se voglio leggere un articolo di viaggi non devo per forza passare tra Suv che costano come un appartamento a New York o la nuova 4x4 ideale pe' fa' la gita fuori porta. Che qua la gente manco c'ha la porta di casa figuriamoci i soldi pe' fa' la gita.
Quindi un suggerimento: mettetela la pubblicità. Però meno invasiva, discreta, che ci lasci la facoltà di scegliere e di cliccare se è di nostro interesse. Più che altro fate funzionare come si deve quel tastino, vi prego.

In poche parole: non aggrediteci di supposte.





martedì 16 settembre 2014

Settembre: l'uva è matura e la Simo riprende


Ciao, sono Simona e non scrivo sul blog da quasi un mese.
Ora tutti in coro: “Ciaooo Simonaaaa”
No, non ero sparita, è che mi si sono accavallate giusto due o tre cosette, per cui trovare il tempo di scrivere sul blog mi era facile come spiegarvi la teoria atomica.
Solo alcune:

Alice ha cominciato il liceo, bella de mamma. Niente di che se non fosse che la mia zona non è servita benissimo dai mezzi e dopo aver consultato una sfera di cristallo, prillato un pallottoliere, telefonato a Paolo Fox per farmi dire se per l'Ariete si preannuncia un anno da taxista e spippolato sulla calcolatrice facendo un conto di km, benzina, minuti, strada e meteo, siamo arrivati alla conclusione che la fanciulla sarà (rullo di tamburi) accompagnata a scuola dal Santo. E già che c'è vigilerà sulla ragazzina col suo occhio laser prima di riprendere la strada verso il lavoro. All'occorrenza estrarrà una magnum e finisce lì. Non siamo una famiglia che ama gli spargimenti di sangue. A me spetterà il ritorno quando, se necessario, occulterò le prove e nasconderò le tracce lasciate dal Santo qualora un ragazzetto che non rientra nei canoni della Santa Lista, si fosse avvicinato troppo alla pargola. Non solo, venderò l'anima al diavolo per trovare parcheggio e mi vedo già smattare e litigare col vigile. Lo so.

A proposito di vigile: in settimana ho preso la prima multa in vita mia. Anni e anni di onorata carriera automobilistica intaccata da una stronza di multa solo perché sono entrata in una zona ZTL. Così, solo per aver percorso quella stradina che a me pareva...ZTL appunto. Mi è venuto il dubbio quando ormai ero alla fine e mi son detta “Ma figurati! Mi sarò sbagliata!” e ho proseguito con sicumera mista a strafottenza come solo io posso fare. Infatti mi è arrivata una bella fotina a casa in cui la mia macchina è presa di culo. Ottimo. Non ho fatto in tempo a bruciarla e il Santo, dopo averla sgamata, si è aggirato in casa sospettoso tipo Montalbano concludendo che in quel giorno e soprattutto a quell'ora potevo essere solo stata io. Ebbene sì, vostro onore: sono stata io. Non solo in questo caso ho ammesso subito il reato facendomi pena come avvocato di me stessa ma ho fatto talmente la faccina a cane bastonato che il Santo mi ha detto “Okay, la pago io.”
Poi vabbè sono uscita in giardino e ho porconato anche in sanscrito, roba che se ai vigili arrivano tutti gli accidenti farebbero bene a scrivere oggi stesso un testamento.
E ho torto. Figuratevi quando ho ragione.



Mi sono messa a ricamare come se non ci fosse un domani. Un domani lucido intendo, perché se ci ragiono non c'è un motivo per cui io debba bruciarmi le retine per ricamare a go go. E poi i lavoretti di cucito. Dei lavoretti signoramia che non potete capì. Quando finisco tutti i miei cuciti ( i miei cuciti? Ma come minchia parlo?) li porto da mamma per il controllo qualità. Lei inforca gli occhiali, li passa sotto lo scanner, li gira e li riprilla e poi sentenzia. Devo dire che l'ultimo lavoro era talmente perfetto che è ammutolita. Non mi ha detto nulla, nessuna correzione. Era talmente perfetto che ha pure dubitato che lo avessi cucito io. No, ma ha fiducia in me. Come no.

Delle care amiche (coetanee) stanno insistendo per farmi tornare a giocare a pallavolo. A 41 anni e mezzo, con tre capelli bianchi, qualche kg in più e qualche cosa in meno: tipo la forma fisica; che prima mi permetteva di saltare e correre come una gazzella e adesso mi permette di saltare e correre lo stesso come una gazzella, ma morta però. Avevo dei quadricipiti talmente possenti che spingevo su quei muscoli senza fiatare. Adesso ho il fiatone pure a spingere il carrello dell'Ipercoop. Ergo: non posso. Non posso assolutamente tornare a giocare perché sono sicura che mi troncherei tutta e il Santo sarebbe costretto a ricompormi le ossa nel posto giusto. Metti che poi mi colloca una scapola al posto della tibia e vengo fuori tutta sminchiata. Non si può fare.


Ho partecipato a eventi, feste, battesimi e cerimonie facendo la ganza sul tacco 12 per poi ritrovarmi tutte le dita dei piedi mozzate e gonfie come le labbra della Parietti. All'ultimo ricevimento mi son tolta le scarpe e ho camminato scalza.
“Lei e un' hippie?”
“No, sono un'idiota.” Che si ostina a mettere i tacchi per fare la faiga e per vincere questa battaglia. E non mi arrendo. A me il tacco piace, ai miei piedi e alluci valghi no, e figurati se faccio comandare loro. A fine serata darei un rene o cederei la casa per un paio di ciabatte ma non demordo. Mortacci loro.


Sono stata dietro al libro. Chiudi gli occhi in queste ultime settimane è schizzato in cima alla classifica Gialli&Thriller guadagnando perfino il 2° posto. Ci sono state tantissime recensioni e articoli di giornale che potete leggere su questa pagina e una bella intervista che mi ha fatto Mamma Piky che potete leggere QUI . Il romanzo sta andando benissimo, ho dei riscontri positivissimi e posso dirlo: sono sfacciatamente felice per questo. Una grande soddisfazione che mi accompagna per fare di più e meglio. Un immenso grazie a chi lo ha letto, a chi lo leggerà, a chi l'ha consigliato o divulgato, a chi ha creduto in me e nelle mie potenzialità e a chi fa il tifo.
Questo settembre per me è stato e sarà un mese di aspettative, progetti e lavori futuri, sia sul piano personale, sia riguardante il libro stesso.
E niente. Tutto qui.
E a me, pare già tantissimo.




martedì 26 agosto 2014

WhatsApp: se lo conosci non ti uccide



“Marì, finalmente, dico FINALMENTE, c'ho whatsapp!”
“Oh bene! Aspè che ti cerco...Mmh...non ti trovo”
“Ma perché sei scema!Come non mi trovi, io ti vedo!”
“Impossibile. Guarda...non ci sei...”
“Ma come non ci sono! Ma figurati, l'ho installato! E poi guarda, guarda se ti dico la verità, eccoti qui: Marì. Vedi?”
Lei dà un'occhiata al tablet, poi mi rivolge uno sguardo compassionevole misto a pena e mi fa:
“Cretina. Hai installato Messenger.”

Questo per dire quanto io e la tecnologia andiamo a braccetto. Ho installato una cosa invece di un'altra, perché a me pareva uguale. E già qui ci sarebbe da approfondire.
Pochi giorni fa comunque ho installato per davvero WhatsApp. Ma non perché mi piacesse in particolar modo, ma perché ero rimasta l'unica sulla faccia della terra a non averlo. E se non hai WA non sei nessuno. Cioè, tu conosci una persona e quella la prima cosa che ti chiede non è “Quanti anni hai?” “Ndo stai?” “Cosa fai nella vita?” ma ce l'hai “WhatsApp?”.
Da qui si evince che sono una caprona che segue la massa e che si mette al passo coi tempi duemila anni luce dopo tutto il mondo. Ma davvero andavo ancora a sms o al massimo segnali di fumo.
Ho cercato informazioni del tipo “Perché dovrei installare WhatsApp?”
La risposta più profonda l'ho avuta da una mia amica che ha squittito “Perché ci sono le faccine!!”
Ecco, per le faccine. Evidentemente l'espressione della mia in quel momento le ha detto il mio stato d'animo perché si è affrettata ad aggiungere “Ma non solo per quello eh? Per un sacco di altre cose...bla bla bla...bla bla bla...”
Mi ha convinto. E queste faccine, queste faccine signoramia, ma cosa sono? C'ho preso gusto. Non mando un messaggio se almeno non metto una faccina, un simbolo, un cartello stradale, un segnale. Faccio anche i rebus, sfidando gli amici a decifrare le frasi. Voglio dire, avete voluto che installassi WA? E ora vi beccate i miei deliri. Figuriamoci se io mi limito a mandarvi un messaggio semplice, ma abbiate pazienza. Le faccine mi sprigionano la fantasia, tipo i bimbi con le costruzioni. E quindi spippolo come una bimba minchia qualunque. A 41 anni. Mi prenderei a sprangate da sola.
E comunque all'inizio non è stato facile. Io per WA ho un altro numero, quindi ho dovuto avvertire TUTTI i miei contatti della rubrica. Gente ganza, amici miei. Ergo: apriti cielo.

Il serioso che non capisce le battute:
“Ciao, registra questo nuovo numero per WA!”
“Chi sei?”
“Tua sorella!”
“Non ho sorelle!”

L'allarmista:
“Ciao! Questo è il nuovo numero per WA!”
“Chi sei?”
“Secondo teee?”
“Chi le ha dato il mio numero? Ora chiamo i carabinieri!”

L'orbo:
“Questo è il nuovo numero, finalmente ho WA. Registralo, sono la Simoooo”
“Oddio, ma nella foto cosa baci? UN RATTOOO???”
“È il cane di mi' madre.”

Il latin lover:
“Abbello registra sto numero. Sono Simona”
“Quale Simona? SimonaTetteGrosse, SimonaTetteaPera o SimonaBelleTette?”
“Le mie non rientrano in nessuna categoria. Non pervenute.”
“Ah, okay, sei la Fruzze.”

Senza considerare il delirio della spunta e del Tizio sta scrivendo...
Amiche che:
“Oddio ha letto il messaggio ma non mi scrive e pensare che l'ultimo accesso è alle 16.30 e sono già le 16.31!”
“È in linea ma non mi risponde il bastardo!”
“L'ha letto!C'è la doppia spunta!” E io che credevo che la doppia spuntas ce l'avesseros solos le spagnoles dopos un estates passata al mares senzas la protesion sui capellis. E per fuerza poi ti si sciupanos.


Poi ci sono un sacco di altre opzioni tipo:
-la casellina vocale-
mi hanno mandato un messaggio vocale che recitava la canzoncina dei sette nani “Eò!Eò! Andiamo a camminar!”, mentre l'artefice di cotanta prova era sul tapis roulant. No, non posso dire chi è, ne vale la sua reputazione. Sì, ognuna ha le amiche che si merita.

-Gli status-
mi hanno detto che ci puoi scrivere gli status, come FB, come Twitter. A me effettivamente mi manca scrivere du' minchiate anche lì e poi sono davvero in cielo in terra in ogni luogo e in tutti i laghi. Avevo, a dire il vero, notato che qualcuno ce l'ha. Frasi carine, alcune celebri, aforismi, citazioni, qualcosa che magari ti presenti a chi ti contatta. Bene. In capo a una settimana non ho ancora trovato nulla che mi aggrada. Non è vero: non ho ancora capito come minchia si fa.

-Mettere e cambiare foto al profilo-
-Quella col topo ragno di mi' madre è la prima che mi è capitata dopo aver digitato Galleria. Ok.
Poi mi son detta che la gente poteva scambiarmi per Licia Colò che bacia un sorcio e allora ho deciso di cambiarla. Mi ci è voluta mezz'ora per la ricerca tra le foto, che se tanto mi dà tanto dovrei mettermi già adesso a cercare quella da affiggere sulla mia tomba. Insomma, quasi un'ora per capì dove cercà, cosa fa', tagliarla e caricarla. Che io col mio ditino sghembo scivolo via sul tablet come un pattinatore 'mbriaco, quindi taglio dove dovrei solo spostare, sposto dove dovrei bloccare e bestemmio dove dovrei pregare. Ma così è. Alla fine l'ho messa. Ohhhh!!!Gioia e gaudio!
È sfocata.
Ma vaffanculo.

Però, c'è un però. Devo ammettere che è comodissimo, con tante cosine da mettere, da fare, da scrivere e che io ho visto (sul capire ancora ci devo lavorare) solo da poco. Cioè, credo di sfruttarlo al 2% delle sue possibilità e nonostante ciò, ho perso mazzi e mazzi di neuroni specchio, quindi son più scema di prima.
Ma ce la farò. Sono intelligente ma non mi applico, tutto lì. Perché per cosa mi pare sapeste come imparo in fretta. Uhhhhhhh!!non mi fate di' niente bocca mia statte zitta!
Comunque anche io c'ho WhatsApp.
Come ho fatto fino a ora a vivere senza? Come?



mercoledì 13 agosto 2014

Il potere della bicicletta.

Stamattina, posseduta dallo spirito di un ciclista, mi son detta: “Oggi niente macchina, vado a fare tutte le commissioni in bicicletta come un tempo. Checcevò?”
Il fisico innanzitutto. Perché a vent'anni, quando non avevo la patente lo facevo senza mani e a occhi chiusi. Stamattina sul ponte invece, se non mi rizzavo sui pedali ero sempre lì. Comunque dettagli.
Indosso dei leggins neri, una canotta, delle scarpe da ginnastica e via con la bici. Altro che Nibali.
La prima differenza che ho notato con la macchina è che andando in auto ti perdi un sacco di saluti. Tipo che ho fatto la prima tappa dal giornalaio e prima era: partenza da casa- giornalaio-buongiorno-il quotidiano-arrivederci. Stop.
Invece stamattina ho salutato un mucchio di persone.
Il vicino di casa intento a sistemare l'orto.
Al semaforo ho incrociato due turisti olandesi con la loro bicicletta super accessoriata. Hanno visto che leggevo sulle loro borsine senza capirci una fava, mi hanno sorriso, ho detto buongiorno, uno di loro mi ha detto Ccciuao! E una volta scattato il verde siamo ripartiti. Io per le mie commissioni, loro verso l'infinito e oltre.
Di ritorno dal giornalaio ho incrociato una carovana di ciclisti tutti bardati nelle loro tutine attillate nylon misto acrilico con dettagli di pelle umana e anche loro mi hanno rivolto un saluto caloroso manco avessi staccato il gruppo.
Poi ho incrociato un omino ciclista dilettante e mi ha salutato pure lui.
Ferma a un incrocio ho fatto passare una nonnina. Mi ha rivolto un bel sorriso e mi ha detto grazie e io prego e lei che giornata oggi e io ma davvero e lei l'estate quest'anno non è mai iniziata e io non ci sono più le mezze stagioni e nemmeno le stagioni e se non riprendevo a pedalare mi invitava pure a pranzo che aveva fatto le melanzane alla parmigiana, che con sto freddo si richiedono davvero.
Poi, per andare in banca ho attraversato il ponte che, come dicevo prima mi son dovuta mettere sui pedali. E la gente quando sei sul punte fasciata in dei leggins ritta sui pedali, saluta un casino. Ti suonano anche e io pensavo Ciao bello! Ma guarda te che calore sul ponte.
Al ritorno avevo più forza ed ero più allenata e allora sui pedali non sono salita e non mi ha salutato nessuno. Mi avevano già salutato prima, si vede. Il Santo mi ha detto che, se la prossima volta vado sui pedali sul ponte con la gonnellina, mi salutano di più e mi fanno anche la ola. Ora ci penso perché il saluto è bello. Quando sei in macchina tutti sti saluti, sti sorrisi, ste gentilezze, te le perdi.
Comunque mi son diretta in banca, ero sudata come se fossi appena uscita da una sauna e allora mi son detta 'Se entro in banca con l'aria condizionata a palla, tempo tre secondi mi prende una broncopolmonite letale e muoro. E non è bello morire dopo aver salutato un mucchio di persone.' E allora, dopo aver parcheggiato la bici sul cordolo del marciapiede, mi son messa seduta su una panchina ad aspettare di freddare un po' come quando aspetti che ti freddi la minestra.
Dopo dieci secondi arriva un vecchietto corpulento con una bici con un cestino di vimini bello grosso piazzato davanti. Penso che dentro quel cestino ci starebbero bene dei fiori, magari un mazzo di lavanda, ma l'omino non mi pare il tipo. Ha una stampella infilata lungo la bici, mi guarda e mi dice buongiorno e io rispondo buongiorno, e ho la sensazione di avergli 'rubato' il posto. Quella panchina, tutte le mattine, è sua. Stamani ci trova me. Scende dalla bici con cautela, sguaina la stampella e si siede nella panchina dietro di me. Io e lui seduti tipo sul divanetto dell'amore, schiena a schiena, testa a testa, con la stampella poggiata di traverso come per dire qui ci siamo noi.
Dalle sue spalle mi arriva la sua voce, mi dice che preferisce quella panchina perché è lontana dal passaggio delle auto che sennò si respira tutto il veleno e si sta male. Mi chiedo se sta dicendo a me, e infatti ci sono solo io nel giro di venti metri. Io annuisco, scioccamente. Non può vedermi, ma come sa che ho sentito, saprà anche che ho annuito. Tiro fuori dalla borsa il giornale. Se devo aspettare, tanto vale leggere per passare un po' di tempo. Se non avessi avuto il giornale forse avrei spippolato sul cellulare, o sul tablet o giocherellato con le chiavi o sistemato nella borsa. Ogni tanto però mi volto e mi aspetto che anche lui legga qualcosa, invece fissa i piccioni, alza la mano a qualche vecchietto più in là, ogni tanto tocca la stampella per vedere se è sempre lì. Si gode sto venticello fresco che stamattina scompiglia le foglie degli alberi e fa volare le cartacce che i ragazzini buttano in piazza.
Ho smesso di sudare, ora posso andare in banca. Mi volto per salutarlo e sorridergli, ma lui guarda altrove. Si gode il vento, questa mattina di agosto dall'aria settembrina. Si gode i gridolini dei bambini, i pettegolezzi delle signore davanti al negozio di alimentari, i discorsi sullo sport dei suoi simili, là in fondo, vicino al bar. Si gode il sole che filtra dagli alberi trasformando la sua camicia in un caleidoscopio di luci e ombre e si gode in dolce far niente, così raro in questa epoca in cui, se non fai nulla, sembra che tu non sia connesso, che tu non viva davvero la tua vita, mentre la vita, in fin dei conti, è tutta lì. È saper stare su una panchina tutte le mattine a guardar la gente, e dire a una con una canotta fosforescente che quella è la panchina migliore perché è lontana dal traffico. È usare una frase di circostanza per dirmi che quella è la sua preferita e che, se domani torno in quella piazza, lui lo ritrovo lì, con la bicicletta dal cestino senza lavanda e la stampella messa di traverso.





martedì 29 luglio 2014

L'insonnia stagionale

Io c'ho l'insonnia stagionale.
Un'insonnia che mi prende solo nel periodo estivo e a fasi alterne: a volte ce l'ho, a volte non ce l'ho, maremma addormentata.
Nel periodo estivo, dove a regola (visto che Alice non ha scuola) potremmo dormire di più, io son sveglia come un grillo.
Ci sono sere che fatico ad addormentarmi e che, visto che sono sveglia come se avessi ingurgitato litri e litri di caffeina, mi piacerebbe intavolare una discussione col Santo sul perché degli esseri viventi, la scissione dell'atomo, o del motivo che ha spinto Romina Power a ritornare a Cellino da Albano. Non lo sapevate? Ora sì. Va là che belle notizie che vi do.
Ci sono sere che invece, dopo aver letto due pagine di un libro, crollo sul letto a tappeto d'orso. Morta. Poi all'improvviso mi sveglio e mi dico “Oh che meraviglia! Come ho riposato bene! Devono esser le nove!” Sono le due. Di notte. Una verve che manco una ballerina brasiliana e due occhi sgranati che nemmeno una civetta.
E allora mi giro e mi rigiro come una fetta panata nell'olio bollente. Spessissimo mi alzo, girottolo per casa come una pazza per poi riappisolarmi sul divano. A volte mi basta mezz'ora e torno a letto trascinandomi il cuscino dietro come fa Linus con la sua coperta e con un'espressione che sembro appena uscita da un centro di igiene mentale. Mi butto sul letto e bon. Dormo. A questo punto mi chiedo se soffro di sonnambulismo vigile, tipo che per riposare bene e riaddormentarmi ho bisogno di una giratina.
Ho provato con la camomilla. Non mi fa una beata mazza, anzi mi costringe ad alzarmi per fare pipì, quindi mi sveglio comunque, mi incazzo e siamo punto e da capo.
Ho provato a contare le pecore: arrivo a dodici poi mi stufo. Senza considerare che non posso fare a meno di farne inciampare qualcuna, buttandola a gambe all'aria. Grasse risate nel cuore della notte. Non s'ha da fare.
Ho provato a leggere molto, per stancarmi. Seeee. Se il libro soprattutto mi prende ci rimugino fino alla mattina. Peggio.
Le posso provare tutte, ma finché non tocchiamo l'autunno è così. Io so cosa è, maremma periferica!
Ricordate questo post? Dove vi raccontavo di essere andata dall'angiologo per problemi di circolazione a una gamba che io credevo dipendesse dalle vene e invece era solo l'alluce valgo?
Ecco, è lì il problema. D'estate le gambe mi gonfiano come due zampogne, e questa, quella con l'alluce che va per i cazzi suoi, mi dà fastidio più del solito, e la notte c'ho la smania. Perché se la gambina non mi dà noia, io dormo serena. Si fa per dire.
Anche qui ho adottato degli stratagemmi tipo: mettere un cuscino in fondo al materasso in modo che le gambe siano un po' sollevate. Ma così facendo c'è il rischio che mi vada troppo sangue al cervello (che non c'è abituato) e mi metto a fare sogni sminchiati tipo che mi sogno l'omino della conad che mi dice “C'ho da andà a raddrizzà gli zucchini e a mettere in fila i tetrapak del latte della lola” o mi sogno Marzullo che mi dice “La vita è un sogno o sono i sogni che aiutano a vivere meglio?”. Io gli rispondo “Malevatidalcazzo!” tutto attaccato, lui evapora come acqua in una sauna e mi sveglio maledicendo Marzullo e i suoi aforismi di merda.
Non è una questione di caldo in camera da letto. A parte che quest'anno pare autunno e quindi caldo de che, e poi ho il climatizzatore. Acceso, spento, un po' acceso, un po' spento...la situazione non cambia.
Avete rimedi efficaci? Consigli da darmi? Erbe miracolose? Pratiche di rilassamento valide che non comprendano cinquanta sfumature de sta ceppa (perché fin lì ci arrivo anch'io)?
Grazie per tutto quello che mi consiglierete.
Ah, dite che ci vuole uno bravo.
Ok, fuori il numero.

venerdì 18 luglio 2014

Tipologia del bagnante medio

Poche cose mi danno fastidio in spiaggia.
Poche cose tipo queste:


Tu fumi, giusto? Ok. Io no. Non mi dà fastidio se fumi in spiaggia, nemmeno se mi arriva il tuo fumo addosso, siamo all'aperto e se il vento tira di qua me ne farò una ragione, non ti scasso le palle, piuttosto mi allontano.
Non mi dà fastidio nemmeno se, per via della calura estiva, fumi in mare mentre sei in ammollo con l'acqua che ti arriva alle cosce. Poro tesoro, vai tranquillo.
Se però spegni la sigaretta in mare e con un pizzicotto butti il mozzicone tre metri più in là in mezzo all'acqua dove giocano i ragazzini, allora mi fai incazzà. Fumati tutto, cosa te pare e dove te pare, ma il mozzicone la prossima volta infilatelo nelle narici o in qualsiasi altro buco del tuo corpo. Perché inquini, perché sporchi e perché mi fa schifo. E poi magari sei uno di quelli che, guardando il degrado delle spiagge, dice “Che schifo.” Eh. Invece te sei na favola. Fanculizzati, vai.

Quelle che urlano tipo piazza del mercato. “ERNESTINOOOOOO!!!!ESCI DALL'ACQUAAA!!!” con lo stesso tono di voce che usa Nando, il pescivendolo della mi'mamma, quando gli arrivano le triglie fresche “TRIGLIEEEE!!! STAMATTINA LE TRIGLIE SONO FAVOLOSE, DONNEEE!!!”
Cioè, capisco il core de mamma, capisco che se Ernestino ha mangiato l'equivalente di dodici menù della nazionale italiana di rugby, magari c'ha lo stomachino un po' impegnato e rischi di vederlo galleggiare tipo boa, capisco che devono passare giusto quelle diciotto, venti ore prima che si possa bagnare un alluce, ma cara mia, alzati dall'asciugamano rosso tiziano preso con l'ultimo numero di Gente con il contributo di 3 euro e 90 e vai a prendere Ernestino senza urlarlo a loop per venti minuti di seguito. Perché? Perché, semplicemente stai scassando la minchia.

L'amico dei rifiuti. Quello che ne rimane talmente affascinato e affezionato che non se ne libera. Aspetta che lo faccia tu. Si scofana un panozzo, a volte due, si beve una birra, accompagnata da noccioline e rutto a tremila decibel e poi caga tutto lì. Quando il sacco dell'immondizia è a dieci passi. No, non è pigro. E' stronzo, è diverso. Perché se c'ha da accalappiare la faiga di turno, non solo farebbe chilomentri di spiaggia, ma li farebbe sui gomiti anche sulla sabbia rovente. Ma i rifiuti no, si rifiuta (perdonate il gioco di parole). Li lascia lì come cimeli, etti e etti di plastica che,come sappiamo, su una spiaggia o in mare sono biodegradabili come io sono Manuela Arcuri. Caro amico, che se tanto mi dà tanto sei amico di quello delle sigarette, se non hai voglia di fare cinque passi (cinque) sai dove la potresti mettere la spazzatura? Bravo. Oggettino per oggettivo, come delle supposte. Il mondo ci guadagna, tu non ti muovi, il culo ti si riveste di plastica e, se sei pure bravo con i movimenti degli sfinteri, ricaghi un cubo di rubik o un triciclo colorato per il nipote. Pensaci.

Quelli che con la spiaggia libera e vuota come il deserto del Sahara, piazzano l'ombrellone a un centimetro dal tuo. Che poi spesso non è manco un ombrellone standard ma un gazebo 18x18 usato dal cugino di terzo grado per il rinfresco del suo matrimonio.Ora, bello de zia, vorrei vantarmi di essere una stragnocca che come il biondo fa impazzire il mondo (crodino docet), e che il piazzamento del tuo ombrellone da catering sia solo una bieca scusa per starmi più vicino e spiarmi come se fossimo al Grande Fratello, ma no, sono obiettiva. Sono un cesso, ho un po' di cellulite, una voce nasale e potrei somigliare a Gisele Bundchen solo per il piccolo neo sotto l'ascella destra. Quindi la scusa non regge, capisci? E ti chiedo: ma con tutta la spiaggia a disposizione, perché minchia devi venire vicino vicino? Ma non puoi andare un po' più in là? Giusto per non infilarti il mignolino del piede in una narice se provo a stendermi. Giusto per non sentire l'odore di talco con cui ricopri nonna (tipo fetta panata) ogni volta che sventola il ventaglio che gli hai portato come souvenir da Posillipo
Giusto per non sentire le cazzate che dici, che voglio dì, ne sparo già abbastanza io e mi basto.

Quelli che gli danno noia i bimbi nell'acqua. Ora. Capisco che se ami l'acqua come io amo depilarmi a secco, l'entrata in acqua ha un rituale preciso che consiste nel:
un quarto d'ora con solo i piedi in ammollo.
Un altro quarto d'ora con l'acqua che arriva ai polpacci e inspirazioni di controllo del freddo.
Dopo mezz'ora siamo all'altezza cosce e si è già attivato un 118 dell'ospedale più vicino pronto a intervenire per assideramento.
In genere a questo punto si passa a raccogliere con il palmo della mano un po' d'acqua (l'equivalente di un bicchiere di vino. Della Barbie.) per poi passarlo delicatamente sulle braccia, sul viso e attingendo a una dose di coraggio immane, anche sulla pancia. Da qui in poi, in genere, si torna indietro. I più coraggiosi vanno oltre: dopo tre ore sono all'altezza vita. Se non sono ancora morti con le labbra blu come fu trovata Laura Palmer, chiaro.
Ovviamente questo rituale a volte è spezzato dai bambini/ragazzini di turno, che entrano in acqua a bomba. A quel punto, se gli sguardi potessero uccidere, ci potrebbe essere una morìa non solo di pesci ma anche di anime innocenti. Sì, perché, nonostante tu pensi che l'abbiamo fatto apposta perché t'hanno visto entrare in acqua sulle punte manco tu fossi Roberto Bolle, sti ragazzini manco t'hanno cacato di striscio. Il bambino, impavido, idrorepellente, scanzonato e con molta probabilità rivestito naturalmente di neoprene, si butta, incurante del freddo, dell'acqua gelida, ma soprattutto incurante di te. Ci potrebbe essere il Papa, Belen o un muro e il bambino si butterebbe con la stessa noncuranza con cui io seguo le foto su Instagram della Marcuzzi. E no, non ce l'ha con te e no, non l'ha fatto apposta. Hai solo scelto il posto sbagliato nel momento sbagliato, e se pensi di stare sulla battigia con i tuoi piedini smaltati che accarezzano le ondine senza essere schizzata almeno un pochino, be', ti conviene andare in montagna.
Certo, io non sono immune a tutto ciò. Una volta stavo per rinviarne uno a mo' di calcio di punizione (perché, sì, ora ti dico la verità: a volte lo fanno apposta) e un' altra volta ho sibilato a denti stretti un dolce complimento alla sua mamma, però poi mi dico che se non voglio essere schizzata, lì, vicino all'acqua, non ci devo sta'. Se voglio rimanè asciutta devo sta' all'ombrellone, a tenere compagnia alla nonna che sa di talco che mi racconta l'ultima puntata de Il Segreto.
È un mondo difficile.




giovedì 10 luglio 2014

Cose che sono successe in questi giorni (Part two)



-Abbiamo partecipato a una festa anni '60. Vestiti anni '60. Tra tutti gli abiti a disposizione ho scelto di fare la figlia dei fiori. Hippy abbestia. Mi ci mancava rollare un cannone e poi ero a posto. Quando chiedevano al Santo: “Sua moglie qual è?” Rispondeva “Vede quella mora sul tacco 10? Magari! Invece è quella sciroccata che balla a piedi nudi. Purtroppo è quella.”

-Sono stata intervistata su RDS da Rosaria Renna e Claudio Guerrini. Sì, a proposito del mio libro. No, non lo so manco io. È successo tutto in fretta, tipo giochi senza frontiere An De Truà Fiiii!! Partiti! Na roba che mi ha preso alla sprovvista, senza preavviso, tipo un temporale estivo, un tuono o una colica di reni. Però è stato molto bello.

-Incontrato, in un pomeriggio ventoso, la blogger Debora, che parlandomi di lavoro mi ha confidato “Sai, prima lavoravo nel settore sanitari. Roba da bagno, intendo.”
“Ah. Vendevi cessi.”
“Sì, mi son sempre piaciuti i cessi.” Così dicendo mi ha preso a braccetto e mi ha riservato uno sguardo con gli occhi a cuoricino. Qualsiasi riferimento a cose o persone è puramente casuale.

 -Mamma ha letto e finito il romanzo.
“Mamma, ti è piaciuto?”
“Moltissimooo!”
“La trama, eh? La trama, che ne dici?”
“Bellissimaaa!”
“Ehm...sì...i personaggi, dico i personaggi, cioè....secondo te sono carismatici?”
“Carismaticissimiiii!”
“No, vabbè, mamma. Però dhè, cerca di essere obiettiva, vabbè che sei la mi' mamma e ogni scrittore è bello a mamma soja, però...”
“Posso fare un appunto?”
“Prego”
“Scrivi un po' troppe parolacce, figlia mia.”
“Ma non dire cazzate!”
Ma come fa a sostenere ciò, porcalamaiala.

-Abbiamo fatto la festa in giardino di inizio estate. Quest'anno il tema era 'Guerra con pistole ad acqua e fucili a canne mozze'. Io mi sono entusiasmata talmente tanto che mi sentivo Lara Croft . Figa, bella, gagliarda, armata fino alle unghie e con due bombe qua davanti pronte a far fuoco. Angelina mi sentivo. Angelina Jolie in Tomb Raider. Invece ero una tomba e basta. Morta subito. M'è scoppiata una bomba d'acqua in mano ancor prima di cominciare e le mie armi erano lo spruzzino con cui annaffio le ortensie e un flacone di svelto piatti finito. Quando lo pigiavo, il getto era talmente debole che sembrava avesse problemi alla prostata. Dio, che tristezza.

-Io e il Santo la notte abbiamo fatto parecchio moto. Ma che avete capito: noi giochiamo a tennis. La notte. In camera da letto. Con la racchetta ammazza zanzare, quella che se ne prendi tre insieme rilascia un puzzo di bruciato che nemmeno all'inceneritore. Nonostante le zanzariere qualche bastarda riesce a passare la barriera e si infiltra in camera dove ci succhia anche l'anima e allora vai di Wimbledon!
“Amò, ma che stai a fa'?”
“Zitta che l'agguanto! Diritto!”
“Sento che fa ancora zzzzz!!! non l'hai presa.”
“Zitta, zitta.” Sbam! “Rovescio!”
“Amo', me pari Panatta. Lascia sta'.”
“No, ormai devo finire il match. Diritto!”
Non c'è verso. Deve finire e possibilmente vincere la partita. Inutile dire che io, invece di dormire, sono a bordo letto a fare il tifo. Ho sempre sognato fare la ragazza pom pom.

-Domenica a pranzo, forse per una reazione allergica (o ho toccato una pianta e poi mi son toccata il viso, o le preghiere del Santo sono state ascoltate, o lo stesso Santo ha cercato di avvelenarmi con del cianuro, non lo so) ho avuto un pizzicore e senso di gonfiore alle labbra. Mi sentivo Alba Parietti. O Bubba di Forrest Gump, con le labbra ripiene di gamberetti. Fatto sta che mi sentivo sti labbroni ripieni come un tacchino a Natale e continuavo a dire "Ammmuore, ma mi vedi le labbbbra gonfuieee?" Pareva avessi una nespola incastonata in un molare.
"No, non mi pare." 
"Ma cuooome nooo?"
E niente, il tempo di far realizzare al Santo giochi erotici che manco cinquanta sfumature de sta ceppa, e m'è sparito tutto. Due ore in cui sono stata naturalmente con le labbra gonfie e turgide come Francesca Dellera ai tempi d'oro. Ricostruendo gli avvenimenti, mi sa che sì, ho toccato una pianta in giardino e poi mi sono messa le dita in bocca. E m'è gonfiato tutto. 
Ammetto che son giorni che mi sposto in giardino sui gomiti e a petto nudo, per vedè se ho la stessa reazione allergica qua davanti, ma niente. Ancora piatta come una tavola da surf. Quando si dice la sfortuna.

-Poi ho incontrato un personaggio televisivo e questa cosa mi ha trovata completamente impreparata.  Ne parlo qui  .

Ora vado, che m'è rimasto un angolino del giardino da perlustrare.

 




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