giovedì 4 febbraio 2016

Mamme che non lavorano VS mamme che lavorano


                                                                                     (Foto: http://www.pianetadonna.it/)



Dopo la guerra delle mamme che allattano contro quelle che non allattano
ce n'è una che davvero non capisco: le mamme che non lavorano che fanno la guerra a quelle che lavorano e viceversa.
Le prime accusano le altre di essere donne in carriera senza scrupoli, di non godersi e trascurare i figli (e averli fatti per farli crescere dai nonni) di mettere al primo posto il lavoro, l'avanzamento di carriera,  di essere arriviste e tremendamente egoiste.
Le seconde accusano le prime di essere vagabonde, delle donnicciole senza spina dorsale devote solo al bucato e al folletto e delle mantenute che prosciugano lo stipendio del marito per andarsi a fare la ceretta o comprarsi una borsa.
Allora: sia che si guardi da una parte sia che si guardi dall'altra, queste accuse, oltre a essere offensive e maleducate, secondo me non hanno motivo di essere sguainate per difendere la propria posizione. Perché di questo si tratta. Sia che una donna faccia la casalinga, sia che una donna sia una lavoratrice indefessa, non c'è motivo di perorare la propria causa e sapete perché? Perché sono scelte personali e non c'è una cosa giusta e una sbagliata. C'è solo una cosa giusta per ognuna di noi.
Ci sono donne che si sentono realizzate prendendosi cura solamente della casa e dei figli. E lo fanno per scelta.
Ci sono donne che si prendono cura della casa e dei figli e fanno le casalinghe perché purtroppo non c'è lavoro (ma questo è un discorso a parte che, nei casi in cui il livore tocca picchi altissimi verrà usato dalle mamme lavoratrici con la fatidica frase “Seee, se tu lo cercassi vedrai lo troveresti!”)
Ci sono donne che si prendono cura della casa, dei figli e tho! lavorano. A volte per scelta a volte perché uno stipendio solo non basta. Sono super eroine? A volte. A volte no, sono semplicemente delle mamme che ce la fanno. Spesso con l'aiuto dei nonni, altrettanto spesso da sole.
Ci sono donne che scelgono di lavorare tutto il giorno anche se potrebbero permettersi di stare a casa coi figli, il cane, il gatto e fare il punto croce, perché a loro piace lavorare, sentirsi economicamente autonome e fare cose, incontrare gente e avere il sacrosanto diritto di esercitare una professione per la quale hanno studiato tanto.
Non c'è una soluzione perfetta per tutte. C'è una soluzione perfetta per ognuna di noi. E, salvo dei casi, ce la scegliamo. O comunque faremo di tutto per avvicinarci allo stile di vita lavorativo che ci siamo prefissate o che ci è più congeniale.
(Non a caso, una volta mamme, chiediamo il part time, che secondo me rimane la soluzione ottimale per una mamma)
Io non mi sento di demonizzare la donna in carriera che sta fuori tutto il giorno. Magari è una donna che si è fatta un culo tanto nello studio, ha speso denaro, energie, tempo, e pacchi di neuroni per arrivare dove è arrivata e cosa le dobbiamo dire? “Uè, ciccia, adesso mica vorrai fare un figlio e continuare a lavorare? Cioè, se lavori tutto il giorno mica puoi fare la mamma.” E chi l'ha detto? Magari, proprio lei che lavora tutto il giorno fuori casa, può essere una madre migliore di quella che ti aspetta fuori da scuola tutti i giorni. Una donna realizzata (in qualsiasi campo) e soddisfatta, sarà una mamma felice.
Dall'altra parte non mi sento di demonizzare chi fa la casalinga per scelta. Se tu decidi di dedicarti esclusivamente alla famiglia (attenzione, bene o male anche le altre lo fanno, magari con un aiuto nelle pulizie- ma anche qui, che vi incazzate, mica gliela pagate voi la signora) e stai bene e ti senti realizzata così, perché devo chiamarti mantenuta? Perché ti devo vedere come un'arpia che non vede l'ora di mettere le mani sullo stipendio del marito per andare a farsi quattro salti in profumeria e accusarti con la classica frase “Tanto non c'hai da fare un cazzo?”
E anche qui, se la vivi bene e per scelta, sarai una madre serena. Se ti viene imposta per mancanza di lavoro o perché il marito vuole così, sarai una madre nervosa, imbruttita, che vive lo stare in casa una sorta di prigione.
Senza dimenticare che a volte dietro a una scelta che sembra prettamente personale, c'è dietro una stenderia di decisioni prese in due
Ci sono mariti che si fanno in quattro per permettere alla moglie di avere una carriera importante (fanno il bucato, la spesa, aiutano in casa, gestiscono i bambini) e ci sono mariti che si fanno in quattro (straordinari e un culo grosso così) per permettere alla moglie di stare a casa e occuparsi del nido.
Quindi come si può sindacare cosa è meglio e cosa è peggio?
Chi, è meglio di chi? Perché di questo si parla. Di chi si sente superiore rispetto all'altra perdendo di vista, ancora una volta, che non c'è una soluzione per tutte. Ripeto: c'è una soluzione per ognuna di noi. E sono tante, tantissime, e con mille sfaccettature.
Quindi se tu mamma, sorridi allo specchio alle 7 di mattina, e vedi una donna serena, soddisfatta della vita e piena di grinta per affrontare la giornata, sia che tu abbia deciso di fare la casalinga, sia che tu abbia deciso di lavorare, sappi che hai fatto la scelta giusta. Per la tua famiglia. Per i tuoi figli.

Ma soprattutto per te. Perché se tu sei felice lo sarà anche chi ti sta intorno.



(p.s. lo so, discorsi ovvi e banali, ma spesso è l'unica maniera che abbiamo per seguire la propria strada con semplicità)

martedì 19 gennaio 2016

La TT (Torta Toast)


Siamo al 19 Gennaio e cosa c'è di meglio di una ricetta light per smaltire quei 12, 13 kg presi durante le feste natalizie?? Di quelle che ti consiglia pure il dietologo? Di quelle che comprendono uova, pancetta, formaggio e una coscia di brontosauro?
Infatti oggi vi posto una ricettina leggera.
Scherzo. Ma vi pare? Per me può essere il 19 Gennaio come il 15 Luglio, se a me entra nel capo una ricetta non c'è dieta e prova costume che tenga. Quindi se volete provare qualcosa di dietetico 'Ciao' proprio, se invece volete cucinare qualcosa di sfizioso per grandi e piccini, state fermi qua che vi do 'sta ricettina veloce-veloce e molto buona.
Mi sono imbattuta in questa ricetta su You tube e devo dire che mi ha subito conquistata. C'è quel mix giusto di colesterolo e trigliceridi che fanno la ola solo a vederla, quindi è una torta salata perfetta per me.
Ecco la mia ricetta con qualche precisazione e (qualche grammo di ingredienti) in più.

Ingredienti:
Una confezione di pane per toast (quello che più preferite. Se lo fate in casa ancora meglio.)
100 gr di pancetta affumicata a dadini
3 uova
50 g di parmigiano grattugiato per l'impasto + qualche cucchiaiata da cospargere sopra per una crosticina croccante.
150 g di prosciutto cotto
mezzo bicchiere di latte
100 gr di scamorza o mozzarella da pizza o formaggio filante (insomma, quello che più vi aggrada)
origano (facoltativo)
sale e pepe qb

Procedimento:
Prima di tutto accendete il forno a 180°.
Poi prendete una tortiera di  un diametro di 28 cm se volete utilizzare tutta la confezione di pane da toast (circa 15 fette). Infatti più la tortiera è piccola e meno fette ci staranno.
Comunque, prendete 'sta tortiera e rivestitela di carta da forno. Poi mettete le fette sdraiate una sull'altra e frapponete tra di loro il prosciutto cotto e la mozzarella.
A questo punto in una ciotolina sbattete le uova, aggiungete un po' di sale e un po' di pepe, il mezzo bicchiere di latte, il parmigiano grattato e la pancetta tagliata a cubetti.
Poi, con un ramaiolo, cospargete la vostra torta di toast con questa miscela corposa, cercando che questo mix non vada solo sopra ma entri anche tra fetta e fetta. Vi basteranno dieci secondi per questa operazione.



Dopo di che, cospargete la vostra torta con parmigiano grattato e, se vi piace, dell'origano per dargli quel gusto pizza che non guasta mai.


Tempo di esecuzione 7 minuti. Più veloce di così si muore.
Mettete tutto in forno per 20- 25 minuti o comunque fino a quando la vostra TT non è bella dorata e croccante.



Questa ricetta non so come catalogarla perché faccio fatica a reputarla un secondo, ma se fate come me la utilizzerete come piatto unico (vista anche la corposità degli ingredienti) o come una merenda alternativa e gustosa.


Insomma la Torta Toast è per tutte le stagioni: veloce, gustosissima, sfiziosa e comoda, perché alla fine può avere un mucchio di varianti e può essere un'ottima ricetta svuota frigo.


 

p.s. Mi scuso per la qualità di alcune immagini ma come sapete in casa la sera senza un faro è impossibile fotografare.
p.p.s. Ringrazio l'amica Francesca per avermi suggerito Torta Toast. D'ora in poi dirò “Stasera faccio la TT!”

Buon appetito!

martedì 22 dicembre 2015

I giorni che precedono il Natale: consigli per gli acquisti

                                                                                  Foto:www.globusmagazine.it



Questi sono giorni nei quali:
  • abbiamo il portafogli pieno di scontrini perché “Se non gli piace, con lo scontrino lo posso cambiare, vero?” Poi, ovviamente, lo scontrino del regalo da cambiare non lo trovi manco a mori' per poi rinvenirlo a Pasqua ma nel frattempo Zio Ernesto ha fatto la dieta ed entra nel maglioncino taglia M che gli avevi preso a Natale con una botta di ottimismo e dieci diottrie in meno.
  • le commesse, prima di aprire la serranda, fanno colazione con cappuccino e xanax per reggere all'isterismo dei clienti. E i clienti fanno colazione con xanax e cappuccino per reggere l'isterismo delle commesse.
  • immancabilmente, ogni anno, rischiamo di fare lo stesso regalo alla stessa persona perché tutti gli anni ci diciamo “Devo fare una lista di cosa regalo a chi, così l'anno prossimo non faccio casino,” ma puntualmente regaliamo la sciarpina alla cugina che grazie a noi può apri' na bancarella di pashime al mercato.
  • “Quest'anno solo pensierini!” per poi guardare con aria triste il regalo preso alla prozia che è talmente misero che pure la piccola fiammiferaia vi guarderebbe male. Allora ci aggiungete qualcosa per dare un po' di valore e tono al regalo, ma l'accostamento vi viene male e quindi regalate il vaso di fiori insieme a una cornice che richiama tanto la vetrina delle pompe funebri giù all'angolo. Nel frattempo la prozia tocca ferro e una volta aperti i regali vi fanculizza con triplo carpiato.
  • “Quest'anno solo i regali ai bimbi!” pensando di risparmiare un pochino ma non avete fatto i conti che un trattore di plastica grosso come una scatola di formaggini costa quanto uno pneumatico di uno vero e una navicella spaziale di Star Wars di 8x5 cm quanto una cena al Ristorante Cracco con Harrison Ford.
  • chiami mamma per domandare “Te che regalo vorresti fare a nonna? E a Luisa? E a Norberto?” tanto pe' sape' dove andare a parare e giocare d'anticipo per poi scoprire che tu' madre ha già preso tutti i regali ad agosto lasciandoti il compito di scervellarti fino a farti sanguinare il naso.
  • smadonni in turco perché, come ogni anno, ti ritrovi a fare i regali all'ultimo minuto nonostante l'anno scorso ti fossi ripromessa di iniziare prima. Questo ti fa comprare regali alla cazzo e del tutto improbabili (con un'ansia da prestazione indicibile) e speri che chi li riceva abbia un attacco di narcolessia allo strappo della carta e che cada in stato catatonico fino alla befana.
  • ti sembra di scorgere in mano alle altre persone regali più belli e indovinati di quelli che hai scelto tu, per poi andare nel solito reparto dello stesso negozio, rigirarli tra le mani e scoprire che non sono tutto sto granché. Dopo chiamate l'analista, grazie.
  • per l'ultimo pandoro di marca a 2.99 saresti pronto a uccidere a colpi di salmone norvegese la donnina che ti sta precedendo col carrello con la ruota sminchiata. In quei secondi, se non hai a portata di mano nemmeno il salmone da brandire, preghi che abbia un attacco di colite seduta stante o che la piramide dei pelati in offerta la sommerga come lava. 
  • c'è il giro di telefonate da parte della sorella “A mamma il regalo lo facciamo insieme?” seguita dalla telefonata di tua madre “A tua sorella il regalo lo facciamo insieme?” Che a loro volta si telefonano tra di loro per fartelo insieme e al pranzo di Natale non solo c'è un rigiro di soldi sotto banco che manco tra spacciatori alle tre di notte nei vicoli bui della città, ma realizzate che se ognuno se lo fosse comprato per i cazzi propri ci avreste sicuramente guadagnato.
  • c'è da pensare al regalo delle maestre, che è una piaga che in confronto quelle d'Egitto sono 'na passeggiata. Mamme che si scannano, chat di Whatsapp che prendono letteralmente fuoco, e donnine fino a pochi giorni fa amorevoli, pronte a scuoiarti viva se anche provi a replicare che “forse sarebbe meglio acquistare materiale per la scuo...” Niente, non puoi finire perché sei morta, il regalo alle maestre s'ha da fare. Come vuole lei, ovvio.
  • arriva il nonno o lo zio più anziano che con una pacca sulla spalla ti dice solenne “Io ti do i soldi così ci compri cosa ti pare.” Che non hai mai capito se sia veramente un regalo che lui fa a te o un regalo che tu fai a lui per toglierlo dall'impiccio di scervellarsi a pensare e scegliere un regalo per te.
  • giorni nei quali le frasi must sono “Che vuoi per Natale?” / “Che ti manca?” / “Ti serve qualcosa? Così vado sul sicuro.”/ “Se ti serve il pigiama te lo regalo io. La XL va bene? Rosso? O a fiorellini? Se poi non ti piace lo vai a cambiare, tanto lo prendo alla merceria da Valeria, siamo già d'accordo.”
    Tutte frasi molto utili, pratiche, ma con una poesia pari a un rutto durante un coro gospel la notte di Natale.



giovedì 17 dicembre 2015

Star Wars: questo sconosciuto.

Ora, io lo so che il momento è catartico e che metà mondo da ieri, ossia dall'uscita del film, è in fibrillazione per Star Wars. E io sono con voi. Davvero. Non ho idea di cosa state a idolatrare ma sono con voi, giuro. Il Santo e la ragazzina pure loro sono molto presi, per cui io sono vittima, come poche altre persone, della sindrome “Nonsodichecazzostiamoparlando.”
Io Star Wars non l'ho mai visto. Datemi fuoco, impalatemi, fate quello che volete, ma davvero ho questa mancanza che temo mi marchierà a fuoco come i vitelli e pure sulla carta di identità alla voce 'Segni particolari' ci sarà scritto “Non ha mai visto Star Wars.”
Perché vedete, non è solo una questione di gusti (anche se io mi faccio guidare molto da quelli) è che proprio a me tutti i personaggi richiamano altre cose e non riesco a concentrarmi. Per noi profani (oh sì, non sono la sola) Star Wars non è altro che un ricettacolo di personaggi strani che sguainano la spada laser ad minchiam con quel suono metallico Wuuuommm Wuoooommmm! E ci si ferma lì, ignoranti che non siamo altro.
Quindi, se potete, perdonateci. 

Perdonateci se quando vediamo Obi-Wan Kenobi (vecchio) ci viene in mente un misto tra Albus Silente e  Gandalf del signore degli anelli. O al limite pure Sean Connery ne Il nome della Rosa. O Frate Indovino. Insomma quel saio lì, noi lo abbiamo già visto da qualche parte.


 Perdonateci se alla domanda “Tu conosci C-3PO?” rispondiamo “No, mio figlio a informatica fa il C++, che è, un nuovo programma?” e perdonateci ancora quando, stizziti ci fate vedere la foto e noi tra il serio e faceto replichiamo “Ahhh, ho capito! Ma non c'è più la Charlize Theron per la pubblicità della J' ador? Ma pensa te, i robot ci ruberanno il lavoro!


Perdonateci se quando vediamo Chewbecca ci viene in mente solo che non ci facciamo la ceretta da due settimane e abbiamo i peli sugli stinchi grossi e lunghi come lana Merinos. Che poi non si capisce come mai fate gli schizzinosi per due millimetri di ricrescita sul nostro polpaccio quando amate personaggi ipertricotici come Chewbecca, ma non divaghiamo.


Perdonateci quando alla vostra esclamazione davanti a Harrison Ford “Guarda, lui è Solo!” noi donne replichiamo con la bava alla bocca “Ma magari! Invece è sposato con una più giovane di lui di ventidue anni!Amò, non sai una mazza di gossip, aggiornati per cortesia.” E comunque Solo noi Harrison Ford non ce lo vediamo. O comunque non ce lo lasceremmo mai, che sia messo agli atti.


Perdonateci quando cercate di farci capire che Yoda è il Grande Maestro.
Se lui, alto un metro e un pinolo, è il GRANDE maestro, mi immagino come possa essere un supplente. A vederlo, così verde, grinzoso e bruttarello, mi viene in mente Shrek dopo un tamponamento sulla tangenziale. O un lavaggio a 90° senza ammorbidente.

Perdonateci se ogni volta che inquadrano Dart Fener corriamo a prendere del cortisone. A noi tutta quell'asma ci mette ansia. Noi, mamme italiche premurose, siamo tentate di avvicinare l'orecchio al monitor e intimargli “Dica 33...Eh, qui è una brutta bronchite. Io glielo dico per il suo bene: per andare in motorino non basta il casco, qui ci vuole una bella sciarpetta. Che sennò questa asma colcazzo che ce la togliamo, va bene? Nel frattempo uno sciroppino, tho!”

Perdonateci quando ci presentate Luke e noi domandiamo “E Bo?” perché noi, donnine degli anni '80 non stavamo a vede' le guerre stellari. Stavamo incollate alla tv a vede' du' gnocchi, uno biondo e uno moro che rincorrevano delinquenti su una macchina sportiva. Quindi del vostro Luke non sappiamo una mazza, del nostro anche quanti peli aveva sull'avambraccio.


Perdonateci quando alla vista di Leila non pensiamo a una principessa ma a “Chi minchia è il tuo parrucchiere?” e nel nostro immaginario sta pure per spuntare Enzo Miccio che, sguainando una piastra, esclama “Ma tesssssorooo! Ma come ti pettini! Via questi nidi di poiana sopra le orecchie! Vie queste girelle che ti fanno sembrare più 'motta' che viva! Via questa divisa nel mezzo alla testa che andava negli anni venti. Basta con queste ciambelle senza buco, ma ti pare? E poi guardati, hai un bisogno disperato di Chanel!” (cit.)


Perdonateci quando appare il robottino e voi esclamate “Eccolo! R2-D2!” noi ribattiamo con “Colpito e affondato! Amò m'hai fatto fuori la portaerei porcatroia!”


Insomma, alcune di noi non sono fatte per quella roba lì. Perdonateci. E siate clementi, voi uomini. E no, non regge la scusa “Ma è un film che ha segnato la storia del cinema.” Perché per noi ci sono altri film che hanno segnato la storia del cinema e che voi, ignorate bellamente. Almeno che non sappiate dirmi dove non puoi mettere Baby, chi è quella Granculo e cosa vuol dire “Andare ai materassi”.

In tal caso, avete vinto voi e non ci resta che punirci col cilicio.



lunedì 14 dicembre 2015

Il rituale dei regali di Natale


Eccomi di nuovo su questo blog dopo una lunga pausa, dove mi credevate alle Maldive o rapita dagli alieni. Invece no, come le amiche di fb sanno bene, è solo iniziato Dicembre e udite udite ho cambiato la cucina. Questo comporta non solo frugarsi per bene, ma pure sbattimenti vari come vivere tipo campeggio per alcuni giorni, senza acquaio, senza frigo e senza fornello. Roba che sciacquavo le tazze della colazione nel lavandino e mettevo i formaggi sul davanzale come Nonna Papera con le torte. In tutto questo marasma (dove avevo i tegami nella vetrinetta in salotto e per cercare uno schiaccianoci dovevi pregare Padre Pio o armarti di TomTom) io, ovviamente, ho continuato a fare finta che fosse un Dicembre come gli altri anni. Mica penso "Ok, Simo, hai un bel po' di casino in casa, quindi quest'anno i regalini li compri, non fai i dolcetti e te dai una calmata."
Macchè. Ma figuratevi. Quindi nonostante avessi i cucchiai nel cassetto delle mutande ho fatto sì che anche questo Natale, io e la mia famiglia,  assaporassimo tutta l'atmosfera. 
Che poi a noi il Natale piace tanto. Piace talmente tanto che ci pensiamo pure ad Agosto. Infatti raccogliamo bacche, pigne, muschi e licheni per fare le decorazioni quando fuori ci sono ancora 40° e ai piedi abbiamo le infradito.
Di seguito alcuni rituali di casa Fruzzetti per preparare i doni di Natale:

I Regali fatti a mano: 


Sia chiaro: i regali fatti a mano non si fanno per risparmiare, si fanno per il gusto di regalare qualcosa fatto con le proprie manine e un pezzettino di cuore. Chiunque abbia provato almeno una volta a prendere del materiale per confezionare due doni, si accorgerà ben presto che avrebbe fatto prima a comprarli. Ma non è questo il punto. Io amo, ogni anno, cercare un'idea nuova, un oggettino semplice, da regalare alle amiche più care. C'è dietro tutta una ricerca di gusti, colore e utilità e spero vivamente  che questo venga percepito. 

I chiudipacco:


Questa è una fissa che mi è presa negli ultimi anni, roba che se non metto un chiudipacco non mi sento NESSUNO. In genere uso oggetti carini, a basso costo ma di effetto, a volte li faccio a mano. 



Raccolgo bacche e pigne anche per quello, perché con un po' colla e glitter possono diventare dei chiudipacco fantastici. Riciclo pure vecchie decorazioni o pezzi di albero finto (sapete quando vi si strappa un pezzo?) per impreziosire una scatola o una ghirlanda. Tengo tutto a portata di mano sotto l'albero, dentro un cesto e in alcune scatoline. Basta, all'occorrenza, infilare la mano, agguantare una decorazione e il gioco è fatto. Praticamente sembra un angolo di un negozio pronto a farti un pacchetto, ma mi piace farmi ispirare dal momento. E dall'albero. 

I Bigliettini:

Amo così tanto i bigliettini che me li tengo. Tipo che, in un villaggino in Inghilterra, 
 abbiamo preso dei biglietti di Natale così belli e particolari che li appendo per figura a una fila di lucine. Sono patologica, lo so.


 Invece, per i regali, mi piacciono gli adesivi, così evitiamo lo scambio promiscuo nel casino della mattina di Natale, che a nonna poi va il perizoma leopardato di Intimissimi e alla nipote ventenne il Salvavita Beghelli. Io ve lo dico: mettete sti benedetti biglietti.

Dolcetti fatti in casa:
Quanto è bello cucinare per gli altri? Regalare il frutto della vostra fantasia? Che  siano biscotti, panettoni, praline o un muffin, non ha importanza. Se avete tempo e voglia di cimentarvi provate per una volta a regalare dei dolcetti fatti da voi, saranno graditissimi, fidatevi. Io per quest'anno avevo deciso delle cose che mi stanno saltando per il semplice fatto che il forno deve sempre arrivare, quindi non mi sono data per vinta e sto testando delle ricettine senza l'obbligo di cottura in forno. Infatti mentre sto scrivendo ho sul fuoco delle scorze di arance, per un esperimento. Se non salto in aria poi vi farò sapere il risultato.

E voi, ce l'avete il rituale del Natale?




venerdì 20 novembre 2015

Il vecchietto dell'Asl



                                                                                                         Foto:wwwsicilia.it


Sia chiaro: i vecchietti che incontrate all'Asl non sono amorevoli nonnetti indifesi, ma sono guerrieri stoici e coraggiosi. Fin qui tutti d'accordo?
Perché, ditemi voi, non devi essere impavido per alzarti alle quattro di mattina a Gennaio per sostare già dalle cinque e mezzo davanti alla porta DESERTA dell'Asl manco spacciassero gratis colla per dentiere?
Loro si difendono dicendo “Eh, ma così poi sono il primo.” Graziealcazzo. Cos'è quest'ansia da prestazione? Perché devi essere il primo? Non devi andare a lavorare, non devi portare i bimbi a scuola, non devi presentare un progetto importante alle otto di mattina, non hai una riunione, in pratica non hai un cazzo da fare e parti alle 5. Perchèèèèè??? Perchèèèèè???
Che poi sono quelli che quando il nipote va al concerto di Vasco partendo il giorno prima e sostando col sacco a pelo davanti alle transenne, lui scuote la testa facendolo passare per un cretino e lui che fa? Fa uguale!
Il vecchietto dell'Asl non dorme: vigila. Non rimette nemmeno la sveglia e parte in fredde mattinate quando l'unica persona che incontra sono il fornaio e l'edicolante che smadonnano perché vorrebbero essere a letto senza considerare che loro, alla fine, diventeranno come il vecchietto: una vita passata a maledire la sveglia e quando finalmente sei in pensione e puoi dormire, ti svegli alle 5 per andare a prendere posto all'Asl. E ve lo dico subito: coi vecchietti dell'Asl NON CE LA FARETE MAI. Anche se parti alle 3 di notte, troverai sempre qualcuno davanti a te. Magari esulti contento davanti al portone e quello ti sbuca ridendo sornione da un angolino e ti dice “Lei è l'ultima!” Per forza, nonno, siamo in due! Poi ti accorgi con orrore che hai sbagliato sosta e loro, i vecchietti, sbucano da ogni parte ben consapevoli della loro posizione in classifica. Loro sanno dirti per filo e per segno chi è quarto e chi è settimo mentre tu a malapena sai che giorno è. Loro sono come Matrioske, probabilmente sono uno dentro l'altro. Sono come i Gremlins a mezzanotte, che se li bagni si moltiplicano. Sono degli scanner, che mentre fanno finta di raccontare i loro acciacchi ti contano pure i nei e i peli sulle braccia.
Che poi, provate a dire “Scusi, siccome devo andare al lavoro, potrei almeno fare una domanda all'infermier...”
Eh no!Ma lo sa da che ora sono qua? Eh? Lo sa?”
Ehm... no.”
Dalle 5!”
Vuoi un premio? Un Oscar? Una menzione speciale tipo “Nonnetto dell'anno?” Parla, santoiddio! Perché sei qui dalle cinque? Perché mi costringi a chiedere permessi su permessi al lavoro, farmi fare il cazziatone dal capo, correre a rotta di collo per strada, controllare duecento volte l'orologio, farmi cascare la provetta della pipì per via della curva a gomito che ho preso in corridoio per accaparrarmi il numerino, lanciare i bambini a mo' di frisbee oltre il cancello della scuola, parcheggiare a cazzo di gatto (perché col parcheggio a cazzo di cane ho già preso tre multe), costringermi quasi a prostituirmi pur di barattare un 86 con un 25? Dimmelo.
Sa...devo far controllare se il colesterolo a 220 è pericoloso. Il fratello di mio cognato, nonché cugino della Palmira, sa quella che aveva la merceria all'angolo di via Crispi? Eh lui, LUI è morto di infarto a 96 anni. Il colesterolo è pericoloso, sa?”
Ora. Nonnetto mio amoroso du du du dà dà dà. Il colesterolo è pericoloso e io sono contenta che tu gli abbia detto NO ma anche io sono pericolosa se mi trovo davanti trenta anziani che fanno la fila per far controllare UN DATO sballato. Te lo dico pure io che sì, è meglio se mangi meno stracchino, ma no, non morirai d'infarto come il fratello di tuo cognato nonché cugino della Palmira quella che aveva la merceria all'angolo di via Crispi. Perché mi guardi scuotendo la testa? Lo so, stai pensando che sono pigra, infingarda, che mi piace dormire e mi fai sentire un'inetta, un'inadeguata visto che sono qui solo dalle 7. Ma non ti faccio un po' pena, nonnino? Eh? Guardami. Guarda con che maestria ho messo il mascara stamattina. Ma non lo vedi che sembro un Pierrot da quanto è sbafato? Guarda le mie tempie. Sono imperlate di sudore dalla corsa che ho fatto e se ti faccio vedere le ascelle ci trovi Piero Angela che ti illustra i muschi e i licheni. Guarda i miei capelli. Sì, sono capelli, che ti sembravano? Questi c'ho, non è che mi chiamo Jean Louis David. Insomma dicevo, ma vedi i miei capelli? Manco mi sono pettinata stamani per essere qui alle 7. Non alle 11, capisci? Alle 7. E fammelo sto favore, nonnetto. Fammi passare avanti che ho da andare al lavoro. Tanto tu a parte leggere il quotidiano e improvvisarti ingegnere davanti a un cantiere, che hai da fare?
Niente, non ci sente. Per farsi i cazzi tuoi capta onde sonore udibili solo dai delfini, ma quando provi a chiedere una cosa del genere, nisba.
L'unica cosa che ti rimane da fare, a quel punto, è sperare che qualcuno avanti a te, con le gonadi che gli toccano in terra, decida di abbandonare la missione e getti via il numerino. A quel punto, nella Asl, sarà riprodotto lo scatto felino di Bolt. Butti via il tuo numerino e Ti precipiti a raccattare il foglietto, a ravanare nella spazzatura, nel cestino dell'immondizia, a gridare “La preeeeego!! Lo dia a meeee! Non lo gettiiii!!” manco fosse Victoria Beckam che ha deciso di sbarazzarsi del marito. Insieme a te altre persone che sgomitano ma tu prendendo a picconate quelle più insidiose finalmente riesci nell'impresa. Il numerino è tuo!
Lo guardi: è il 76.
Ti maledici: avevi il 54.
Poi guardi il nonnetto che lentamente raccoglie dal pavimento il tuo e lo da a quella che è appena entrata.
Nonno 1 Simona 0
Ma voglio la rivincita.

Disclaimer : nessun vecchietto o pensionato è stato maltratto per la stesura di questo post.
Anzi, è diventato un amico e si chiama Bruno, nonché il cognato del fratello del cugino della Palmira, quella che aveva la merceria all'angolo di via Crispi.







giovedì 12 novembre 2015

Pilates: questa disciplina non s'ha da fare


                                                                                     Foto da: http://www.oriente-occidente.it/


Tu, donna o uomo che mi stai leggendo, fai Pilates?
Bene, sappi che ti stimo tantissimo. E ti invidio. Ma tanto. Sei probabilmente una persona calma, riflessiva ed equilibrata.
Io no, infatti ieri ho avuto l'ennesima sconfitta.
Per via degli incastri sminchiati della giornata, ieri sera mi sono ritrovata a scegliere il corso di Pilates per non saltare la palestra a metà settimana. Per me era la prima volta e come tutte le prime volte parto piuttosto convinta e positiva per alcuni punti. Punto primo: per alcuni fastidi che ho alla schiena Pilates me lo hanno consigliato in dodicimila quindi ero carica. Punto secondo: la coach che insegna Pilates è la stessa che insegna il mio corso di Total Body quindi una persona preparatissima, che conosco, che adoro, che mi fa divertire e che sa il fatto suo. Ero in una botte di ferro. Punto terzo: se lo fanno in tanti deve essere ganzo abbestia per forza.
Punto quattro: mi sono addormentata.
Giuro.
Allora: Pilates è una disciplina bellissima, a mio avviso, ma che non possono fare tutti. O quantomeno, per farlo, ti deve piacere, perché se non ti piace lo fai male e se lo fai male non sudi e se non sudi vuol dire che lo fai male. Non se ne esce.
È una questione anche di passione, secondo me. Se una cosa mi piace e voglio farla non ce n'è, io la imparo. Ho imparato a cucire a macchina seguendo mia madre, ma più che altro spinta dalla passione. Così come ho imparato a dipingere, disegnare, fare dolci, scrivere e pure alcuni lavoretti di muratura per la passione che ho verso casa mia. E per Pilates io la passione non ce l'ho. Non è scattato il colpo di fulmine, non è la disciplina che fa per me. Semplicemente.
Una delle maggiori difficoltà che ho incontrato sono state la respirazione e la concentrazione. Siamo stati un'ora a inspirare...espirare...inspirare...espirare...inspirare...espirare. E niente dopo due volte ho cominciato:
-a canticchiare una canzone
-grattarmi il naso
-pensare “Tho! Guarda che bella tonalità di arancio la maglietta di quella lì!Chissà dove l'avrà comprata.”
-pensare di farmi fare il doppione del cd che stavamo ascoltando.
-pensare: Concentrati Simo. Concentrati concentrati concentrati concentrati...E questa unghia scheggiata? Quando me la sono rotta, maledizione?
-pensare: Devo stare zitta devo stare zitta devo stare zitta devo stare zitta devo stare zitta... “Ehm, scusate, ma a voi non ghiacciano i piedi?”
-fare mentalmente la lista della spesa di stamani “Allora...il latte, i biscotti, lo scottex...a proposito di scottex, dove l'ho messi i buoni sconto? Vuoi vedere che l'ho persi? Ma no, li ho messi in borsa. Sì, ma quale borsa avevo l'ultima volta? Quella nera? Mmh...forse sono nella tasca interna dove ho messo pure il numero di telefono del medico per mamma. Oddio! Non avrò mica perso pure quello! Mi' madre m'ammazza!”
“Simo, stai respirando male.”
Cazzo, non sto proprio respirando, ho trattenuto il fiato inorridita dall'avere perso un numero di telefono importante. Voi non potete capire, è na tragedia!
Insomma, un gran casino. Non riesco a fare miei tutti i punti principali di questa disciplina, tipo: (fonte wikipedia)
*La concentrazione: massima attenzione e concentrazione in ogni esercizio, la mente deve essere il supervisore per ogni singola parte del corpo.
Bene, non vorrei dirlo, ma il mio unico neurone fa già fatica a gestirsi da solo figuriamoci il resto del corpo.
*Il controllo: controllo su ogni parte del corpo, non si devono effettuare movimenti sconsiderati e trascurati
Odio ribadire un concetto ma ho fatto esattamente questo. E di gesti sconsiderati sono la campionessa, scusate se è poco.
*Il baricentro: visto come centro di forza e di controllo di tutto il corpo.
Io non ho un baricentro, io ho un gran casino. Roba che quando ho provato a fare il test alla Wii Balance mi è stato risposto "Smettete di fare i cretini e montate uno alla volta.
*La fluidità:questo principio è la sintesi di tutti i concetti precedenti.
Risposta di Simo: non pervenuta.
*La precisione: ogni movimento deve avvicinarsi alla perfezione, un lavoro a circuito chiuso dove l'insegnante deve avere continui feedback dall'allievo.
Non so voi, ma la prima parte del discorso a me spaventa da matti.
*La respirazione deve essere sempre ben controllata.
Allora procuratemi un cecchino che mi punti un fucile in mezzo alla fronte, perché solo sotto minaccia forse ce la faccio.

Insomma, come avrete capito, la respirazione va a farsi fottere, la testa pure e, principalmente, mi annoio a morte. I movimenti lenti, di concentrazione, di sforzo anche, non fanno per me. Quelle tre volte alla settimana che vado in palestra io ho bisogno di sudare copiosamente saltellando come una gazzella a ritmo di musica. Io mi scarico solo se duro fatica, se mi muovo, e soprattutto se rido e chiacchero. Da questo si evince che Pilates è l'ultima cosa che posso fare. Ho sbadigliato diciotto volte e non ho fatto NULLA di quello che mi è stato chiesto. E quel poco che ho fatto l'ho fatto MALE.
Me ne sono resa conto subito e se ne sono resi conti pure gli altri perché quella accanto a me faceva la spia alla maestra:
“Eh, ma lei sta respirando male! Guarda che devi fare così! Ci credo che non provi fatica, stai sbagliando tutto! Coach, guarda? Vedi che fa il movimento sbagliato?”
Ora. Già l'approccio non è stato idilliaco. Già che respiro a cazzo di cane di mio e dovresti sentirmi la notte quando rantolo con la bocca spalancata e la bava alla bocca e quindi mi ci vorrebbero diecimila lezioni per imparare a farlo bene. Già non mi sta piacendo con questi movimenti lenti che non faccio manco la mattina appena sveglia per stirarmi. Già con questo inspira ed espira che sembriamo tutte in sala parto pronte a sparare il pupo nelle mani dell'ostetrica, mi sento deficiente. Già non riesco a concentrarmi perché sto pensando a come ucciderti senza lasciare tracce se continui a rompermi le palle, voglio dire... stai zitta. Chetati. Concentrati per i cazzi tuoi. Non fare la spia che poi non sei figlia di Maria, non sei figlia di Gesù e domani non piove più. Eh.
Quindi, fatto così, non mi serve a niente. Per avere benefici dovrei eseguirlo correttamente ed essere predisposta a collaborare. Ma io non ragiono di testa, ragiono col core e il core mi dice che sono una persona casinista, inquieta e con problemi di concentrazione (soprattutto se una cosa non mi piace). Mi hanno pure detto che non solo mi farebbe bene alla schiena, ma anche alla mente perché imparerei a gestire la respirazione (fondamentale per un buon equilibrio psicofisico) e le mie emozioni. Peccato che per fare tutte ste cose io mi rompa semplicemente i coglioni. Bon.
Ovvio che è una tacca su “Le cose che non mi riescono,” e non ne vado certo fiera, ma ho fatto pace col cervello da un po' e riconosco i miei limiti.
In breve: se mi dovessero consigliare questa disciplina per i problemi di schiena che ho, il mio approccio sarebbe lo stesso come se dovessi prendere una medicina: non mi piace ma devo farlo.
E chissà perché mi viene in mente una supposta.


mercoledì 4 novembre 2015

Io, donna, in cerca di lavoro.


                                                                                           Foto:www.blitzquotidiano.it





In questi giorni gira in rete (tra facebook e articoli di varie testate) la storia di Paola, invitata a lasciare la stanza durante un colloquio di lavoro perché si è rifiutata di rispondere alla domanda “Lei è sposata? Convive? Ha figli?”. Secondo il titolare dell'agenzia  era rilevante al fine di darle un lavoro, secondo Paola invece no. Io non entro nel merito perché non so se ci sono state altre dinamiche, anche se, al posto di Paola, probabilmente avrei fatto lo stesso. Si può non rispondere alle domande sulla vita privata? Credo di sì. Fatto sta che all'uomo sono piovute addosso offese di ogni tipo (come biasimare tutto ciò) per come l'ha trattata. È stato chiamato maschilista e via dicendo. Inoltre alcuni commenti sono stati  “Un uomo ti giudicherà sempre male.” “Un uomo non può capire" “È un uomo...cosa vuoi sperare...”
Bene, vi dico la mia: non è che con le donne vada molto meglio. E, dopo moooolto mooolto tempo, voglio raccontarvi una cosa che ho taciuto prima per rabbia, poi per delusione, poi perché mi sono sistemata in un altro modo (e col senno di poi anche meglio) e poi perché per un po' ha prevalso il “Sai che c'è? Ma vaffanculo.”
Ora, invece, questa storia di Paola mi ha riportato alla mente la mia esperienza, che anche se non è uguale, parla di un certo tipo di discriminazione.
Non so se sarò breve, ma ci provo:
Un po' di tempo fa, quando stavo per buttarmi a corpo morto nella scrittura, una mia conoscente mi contatta perché il titolare di un negozio cercava una persona fidata e di esperienza per il proprio punto vendita. Lei gli aveva fatto il mio nome e mi dice che a breve, l'uomo, mi contatterà. Mi chiede se ha fatto bene, la rassicuro con risposta affermativa. Ho sì lasciato un lavoro full time (che mi stava massacrando ) per dedicarmi alla famiglia e alla scrittura, ma mi piacerebbe rimettermi in piazza, magari con un part time, un piccolo impiego che mi eviti di imbruttirmi facendo di me una casalinga disperata e che mi permetta di lasciarmi del tempo da dedicare alle mie passioni. Lo so, detta così pare una chimera perché tutti vorremmo questo, ma io non ho mai smesso di pensarci e, più che altro, di provarci. Ritengo, tutt'oggi, che per dare il meglio, anche nella scrittura, io abbia bisogno di stimoli, di gente, di confrontarmi, di  avere un impegno fisso che mi faccia trovare il giusto equilibrio tra cosa voglio e cosa sogno. 
Comunque. Dopo tre giorni mi chiama questo signore, mi dice del punto vendita, mi chiede cosa cerco e cosa lui mi può offrire e, come per magia, vogliamo le stesse cose. Gli parlo della mia esperienza ventennale nel settore, di cosa mi sono sempre occupata, dei miei aggiornamenti su corsi e procedure. Lui è molto convinto: sono la persona che cercava. Tuttavia insisto per fargli recapitare il mio curriculum. Lui ribatte con un “Non ho bisogno del suo curriculum. Il curriculum lo fa la gente e se l'ho chiamata è perché in molti mi hanno parlato bene di lei.” Non mi crogiolo nella sua affermazione, mi è capitato molte volte. Anzi, grazie ai clienti e ai fornitori sono sempre passata da un negozio ad un altro, non sapendo cosa volesse dire la parola 'disoccupata'. Sì, ho sempre avuto anche un gran culo, probabilmente. E sì, probabilmente lo so fare bene, non perché sono particolarmente dotata, ma perché non ho mai fatto altro in vita mia. E dai oggi e dai domani, poi lo fai bene per forza.
Ci accordiamo per farmi visitare il punto vendita che, mi avverte, è gestito dal figlio. Di fatto io lui non lo incontrerò mai perché si occupa principalmente di reclutare il personale.
Il giorno dell'appuntamento presto particolare attenzione al mio abbigliamento che non deve essere trasandato (la reputo una mancanza di rispetto per chi ti deve assumere) e nemmeno troppo ricercato o provocante ( la minigonna giropassera o abiti attillati si mettono per una serata e non per un colloquio).
Detto ciò opto per un look sportivo ma sobrio. Dei jeans, degli stivali e un giubbottino di pelle che, per via delle temperature, non sbottonerò mai. Un velo di trucco, capelli sciolti, niente orecchini vistosi, nulla di appariscente.
Incontro il figlio del signore che mi accoglie quasi in amicizia. Come il padre mi snocciola cose che già sa di me e in breve tempo parliamo delle nostre conoscenze nel settore e di tutto quello che potrei gestire in negozio. Dalla cassa, ai buoni sconto, a come si compila una bolla di accompagnamento, a come si fa l'inventario. Ci troviamo d'accordo sull'elasticità dell'orario, quasi mi interroga sulle procedure antincendio e antinfortunistiche, ma io le so. Tutte. Gli snocciolo le mie tesi sulle quali non transigo tipo il cellulare che va lasciato nell'armadietto e il non stare attaccata al minuto quando si esce. Per me dieci minuti vanno e vengono, se c'è il lavoro non sto a guarda' l'orologio. Sembra quasi che il capo lo abbia fatto anche io. Lui è colpito, ma nonostante ciò insisto perché legga il mio curriculum da cima a fondo. Voglio fare le cose per bene, non voglio essere assunta perché Pincopallino mi conosce e può referenziarmi. Lo fa e mi pare ancora più deciso.
“Mi serviva una persona d'esperienza come te. Non abbiamo tempo e possibilità di seguire chi non c'è dentro da un po'. ” mi dice senza troppi fronzoli. E io apprezzo. Avrà qualche anno più di me ma nella sua voce come nei suoi gesti non c'è piaggeria, non c'è malizia, non c'è un briciolo di galanteria al fine di fare il piacione. Perché puntualizzo tutto ciò? Tra poco capirete.
“Avevano ragione, e il curriculum parla chiaro. Per me vai benissimo. Ti faccio chiamare dal mio commercialista per il contratto.”
“Benissimo, aspetterò la telefonata allora,” e mi scappa un sospiro di sollievo, la tensione si allenta. Ci sono. Sono dentro. Nel giro di tre giorni avrò un impiego fatto su misura per me. Il posto mi piace, è carino, ristrutturato da poco. Mi ci vedo già dentro, poche cose sarebbero per me una sorpresa, e mi sentirei davvero a casa.
Poi, mentre mi domanda se ho mai lavorato con una certa ditta, mi sento osservata. Lentamente mi volto e scorgo, poco fuori dall'ufficio, una donna. Mi sta guardando con insistenza e la scopro inclinare la testa per guardarmi il culo. Avete letto bene.
“Ah, questa è mia moglie.”
Nonostante l'approccio un po' discutibile le sorrido cordiale, ma il sorriso mi muore in gola, visto che lei ricambia serrando le labbra. E in quel preciso momento ho pensato:
“Io questo lavoro non l'avrò MAI.”
Chiamatela premonizione, sesto senso, sensazione femminile. Chiamatelo come volete, ma avevo appena assistito al mio licenziamento ancor prima di essere stata assunta.
La donna passa oltre e tutta l'adrenalina che avevo in corpo evapora come una pozzanghera al sole.
Se mi vedessi da fuori vedrei una Simona afflitta, con le spalle, dapprima dritte e fiere, leggermente incurvate in segno di sconfitta. Il mio sorriso non è più genuino, ma quello che rivolgo a lui è solo cordialmente tirato. La mia voce ha perso l'entusiasmo e prima che possa congedarmi ho la conferma del mio pensiero. La donna entra in ufficio stizzita, quasi mi dà una borsata, aggredisce lui su alcune amenità e se ne va senza salutare. Né me, né lui.
“Io e mia moglie gestiamo il negozio,” mi dice quasi scusandosi.
“Non solo,” vorrei ribattere, “gestisce anche te.”
Invece dico “Bene.” quando non va bene un cazzo. Perché so, caro mio, che anche tu come tanti sei vittima di una gelosia marcia, malata, totalmente incomprensibile, inspiegabile. Una gelosia che ti fa dannare ma, evidentemente, non abbastanza da farti opporre con forza. Una gelosia che ti condiziona la scelta delle dipendenti che con un paio di jeans e degli stivali vengono reputate delle minacce o più probabilmente vengono reputate delle minacce in quanto donne. Una gelosia che mina non solo il vostro matrimonio e la sfera privata ma anche quella lavorativa. Una gelosia che ti farà reclutare e assumere per la tua attività, del personale dall'aspetto sì rassicurante ma magari totalmente incapace. Del personale senza esperienza, senza motivazione, senza quella particolare predisposizione al pubblico che un po' è carattere e un po' si acquisisce con gli anni; perché è brutto dirlo, ma non tutti sanno stare al pubblico. Una gelosia che ti porterà ad avere a che fare con dipendenti buttati in un reparto di prodotti di cui non sapevano manco l'esistenza. Una gelosia che ti porterà a scegliere una persona non adatta a quel ruolo al posto di quella qualificata, a discapito della professionalità e della serietà del tuo punto vendita. Ecco a cosa ti porterà questa gelosia.”
Ho salutato con una stretta di mano quest'uomo, già sapendo che non l'avrei più rivisto. Infatti non c'è stata nessuna telefonata, nessun commercialista, nessun lavoro. Mi sono fatta sentire due volte, volevo chiarimenti, volevo che mi dicessero la verità. Volevo che mi dicessero che non sono stata assunta perché, agli occhi della moglie, sono piacente, sono femmina, sono donna. Li ho messi sotto torchio, si sono arrampicati sugli specchi. La situazione era talmente ridicola e grottesca che alla fine ho chiuso io perché mi facevano troppa pena. Una coppia di uomini senza palle che proteggono una tipa con seri problemi di autostima, incapaci forse, di fare l'ennesima guerra in famiglia. E non potete capire l'incazzatura per ciò che in quel momento mi è stato negato. Un'incazzatura folle perché la mia esperienza e professionalità e stata messa sul piatto della bilancia contrapposta al mio sesso e quest'ultimo è stato decisamente più pesante. E parliamo di un posto da commessa non di una scrivania da manager. Tuttavia potevo essere una madre di quattro figli con il marito in cassa integrazione bisognosa di quel lavoro come l'aria che respiro e mi sarei vista scartata nonostante le ottime referenze, nonostante i due 'superiori' avessero deciso che quel posto sarebbe stato mio. E 'Solo' perché una moglie possessiva ha detto NO. Così, senza un cazzo di motivo ragionevole.
In tutto questo, però, mi sono domandata se avessi sbagliato qualcosa io, perché solo un'imbecille non si sarebbe fatta qualche domanda. Mi sono confrontata perché ho temuto di essere stata presuntuosa, altezzosa, un filino troppo decisa e determinata. Ma la risposta, come sempre, la fa la gente. Ho saputo, da vecchi dipendenti, di scenate di gelosia tra gli scaffali dei pelati e lo sgabuzzino. Di personale femminile scappato in lacrime perché offeso in pubblico. Di barzellette e derisione per questa Otello in gonnella. Di come sia impossibile, in quanto donna, lavorare serenamente là dentro.

Ora, a distanza di tempo, ho un piccolo impiego con 'una coppia' di capi che mi hanno valutato e riconosciuto per quello che so fare. A loro è bastato vedermi all'opera nel giorno più critico all'ora di punta. Ho superato l'esame, è andata. Una coppia che a settembre, dopo un anno dall'assunzione, mi ha voluto festeggiare con un aperitivo per i dodici mesi trascorsi insieme.
Quindi a pensarci bene, alla fine, mi è andata di culo.



venerdì 30 ottobre 2015

Muffins al cioccolato con cuore di marmellata



Eccoci qua con un'altra ricetta. Lo so, 'sto blog ultimamente pare gestito a giorni alterni da Nonna Papera e Giovanni Muciaccia, ma tant'è. Periodino un po' pregno, incasinato e spesso, per rilassarmi, metto le mani in pasta. E questa volta andiamo di muffins al cioccolato perché si sa, il cioccolato fa bene all'umore, no?
La ricetta l'ho presa qui, ma c'è stato un problema: aprendo il frigo mi sono resa conto che avevo un uovo solo. Una brava massaia avrebbe desistito (ma ndo vai se gli ingredienti non ce l'hai) invece io ho tolto di qui, aggiunto di là, messo pure il ripieno e...Perfetti, chevvelodicoaffare.
Quindi, di seguito, la ricetta personalizzata da me medesima:

Ingredienti: 
200 g di farina 00
60 g di cacao amaro
190 g di zucchero
200 ml di latte
3/4 di una bustina di lievito per dolci
1 uovo
60 g di burro
marmellata di albicocche
gocce di cioccolato.

Procedimento:
Prima di tutto accendete il forno e mettetelo a 180° così mentre impastate arriva a temperatura.
Poi, in una ciotola, mescolate con  le fruste elettriche  il latte, l'uovo e il burro fuso.
In un'altra ciotola, con un mestolo,  mescolate farina, zucchero, lievito e cacao.
A questo punto che si fa? Bravi, si aggiungono gli ingredienti liquidi a quelli secchi e amalgamiamo l'impasto per bene.
Poi prendete i vostri bei pirottini, mettete un po' di impasto, un cucchiaino di marmellata e poi ancora un po' di impasto. Così per tutti i pirottini a disposizione. Infine qualche goccina di cioccolato a guarnire.
Infornate per circa 15/20 minuti, facendo ovviamente la prova stecchino.
E niente, in meno di mezz'ora  avrete dei muffins golosissimi,cioccolatosi e ripieni.







Come sempre, fatemi sapere ;-)


giovedì 8 ottobre 2015

Il mio Tagliere-Notes molto shabby.



Vi ricordate la canzone di Ferradini "Prendi una donna, trattala male..."
Bene, io l'ho fatto con un tagliere.
"Prendi un tagliere, trattalo male..." male nel senso che l'ho usato per fare una cosa che non ci incastra una cippa lippa col suo uso: il mio Tagliere-notes.
In questi giorni sono un po' presa con tremila cose e c'ho la creatività che spinge con prepotenza per venire fuori. E io l'assecondo, ovvio. 
Oggi vi propongo (minchia sembro una conduttrice di una trasmissione culinaria), dicevo, vi propongo un oggettino moooolto carino fatto con materiali che avete sicuramente già in casa, che assemblati nella giusta maniera danno vita a una chicca che potete appendere nella vostra cucina.


Quello di cui avete bisogno è:

-un taglierino da salame (il mio era molto grezzo e ho dovuto fare il buco per appenderlo)
-dei cartoncini colorati (Lidl ve li tira dietro a un prezzo stracciato)
-nastri colorati
-un bloc notes di vostro gradimento (tanto poi lo andiamo a foderare)
-trine e applicazioni di stoffa (ma vanno bene anche bottoni, farfalline, pasta...l'importante è che sia a tema)
-dei colori acrilici e un pennello
-penne della tonalità che preferite (l'importante è che vadano dentro al gancio e che siano intonate al resto)
-colla a caldo e colla spray.
Per prima cosa dipingete il tagliere del colore che preferite. Io ho fatto due prove perché mi piaceva il tono su tono. Poi, con la colla spray, ho attaccato la trina e con quella a caldo le applicazioni.
Ho foderato solo la copertina del bloc notes e l'ho attaccato al tagliere.
Infine ho messo il gancino laterale e infilato la penna.
Ho rifinito il tutto con dei nastri 






Devo dire che questo stile è molto shabby-inglesino ma potete sbizzarrirvi come più vi piace. Per qualsiasi informazione su dove ho trovato i materiali scrivetemi pure che lo sapete, per voi non ho segreti.

Alla prossima puntata di Art Attack!

lunedì 5 ottobre 2015

I RIMPIATTINI (Banderas scansate un attimo)



Avete presente Banderas e quella gallina rincoglionita?
Avete presente il mulino che vorrei? (che vorrei prendesse fuoco perché son sempre tutti felici e contenti e non se ne capisce il motivo)
Avete presente quando il nostro Antonio assaggia un prodotto, storce la bocca e fa "Mmh..." e lì inizia con  "Più dolce, più spessa, più sottile, più cremosa..."? 
Bene, io mi sono cimentata a fare da me i Nascondini. 
Ma siccome sono toscana l'ho ribattezzati I Rimpiattini.
Ho trovato subito una ricetta, questa, che mi ha convinto. L'ho fatta paro paro e devo dire che sono venuti buoni, ma il cioccolato spiccava poco. Quindi li ho rifatti cambiando un po' di cose, tipo diminuendo il burro e aumentando il cioccolato e il cacao, andando un po' a gusto mio insomma. E devo dire che sono moooolto più golosi, pur mantenendo una finezza che fa a cazzotti con il loro aspetto. (A me vengono cicciotti, come mai???)
Quindi se li volete un po' più golosi questa  è la mia personalissima ricetta:

Ingredienti per 30 biscotti circa:

300 g di farina 00
100 g di fecola
150 g di zucchero a velo
70 g di latte
120 g di burro
1 tuorlo
aroma vaniglia
mezza bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
2 cucchiai e mezzo di cacao amaro
25 g di cioccolato fondente
latte per spennellare

Procedimento:
Mettete in una ciotola lo zucchero a velo, il burro morbido e la vaniglia. Lavorate il composto per bene e poi aggiungete, in questo ordine: l'uovo, il latte, la farina mescolata con la fecola, il lievito e il sale. Trasferite su un piano la pasta, lavoratela per bene e poi prendetene 3/4 e mettetela da parte. 
Al rimanente quarto aggiungete il cacao e il cioccolato fatto a scagliette.
 

A questo punto ricoprite le due paste con carta velina e mettetele in frigo a riposare mezz'ora.
Dopo di che, spianate un po' alla volta la pasta bianca in un bel rettangolo e mettete al suo centro un cordoncino di pasta al cacao (Vi prego niente battute su quello che può sembrare il cacao).
Arrotolate la pasta fino a farne un tubo e tagliarlo a piccoli bocconi. Poi aiutandovi con qualcosa di piatto (io ho usato una piccola mannaia) schiacciate un po' i bocconcini e con un coltello fate delle righe per dargli proprio l'aspetto dei Nascondini.
 A questo punto disponeteli su una placca ricoperta di carta da forno e spennellateli con un po' di latte.
Via in forno a 160° per 15 minuti.

E i RIMPIATTINI  ora sì che sono perfetti!
 







 p.s. Mi è avanzata un pochetto di pasta al cioccolato. E che non li vuoi fare i PAN DI CUORI? ;-)



Se li provate fatemi sapere se vi piace la mia versione più cioccolatosa!




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