mercoledì 19 agosto 2015

La mamma italica e il cibo


                                                                   Foto: http://4marketing.biz/





Se c'è una cosa che accomuna tutte le mamme italiane degli anni 40/50 è il loro rapporto con il cibo. Nei tuoi confronti però. Che tu abbia 5, 10 o 40 anni per la mamma italica mangi sempre troppo poco. Il suo sogno non è nutrirti, no. È farti assumere le sembianze di un dirigibile. E a volte non capisce come mai il pediatra insista tanto a farle usare il cucchiaio per imboccare il nipotino quando lei troverebbe così comoda una pala.
Per lei il nipotino o i figli sono sempre troppo magri, emaciati, malnutriti. Se ha un figlio maschio poi, guarderà prima il figlio con aria pietosa e poi la nuora con profondo odio perché “Chissà che ti fa mangiare quella. Probabilmente solo bacche, muschi e licheni.”
Mi' madre non è da meno. Mi' madre è il classico esempio di mamma italica fiera della sua cucina. Mi' madre se entri in casa e dici “Sono a dieta,” ti prende a calci in culo e ti rispedisce al mittente. In casa mia, in poche parole, devi magna'. E quantoevveroiddio, la cucina di mi'madre è favolosa. Cucina da DIO quella santa donna ed è davvero difficile dire basta.
Nonostante ciò, dopo una porzione di lasagne, un piatto di spaghetti alle vongole, un tacchino ripieno, un brontosauro in salmì, uno struzzo in umido con patate e un profiterol con così tante palle che pare di essere a Natale, se dici “Basta.” lei si offende a morte e se foste amici su Facebook vi leverebbe l'amicizia.
La mamma italica degli anni 40/50 ha anche un concetto tutto suo di cibo salutare.
Tipo:
  • i carciofi fritti fanno bene perché è verdura.
  • L'olio a crudo fa bene abbestia quindi cosa vuoi che sia mezza bottiglia nell'insalata che poi salti la staccionata come Nino Castelnuovo nella pubblicità dell'olio Cuore.
  • Il pane a mo' di scarpetta nell'intingolo col soffritto è quello che più si avvicina al concetto “La dieta Zona." E la 'zona' è esattamente l'angolino a destra del piatto dove si raduna tutto l'olio.
  • La trippa fa bene perché è lessa.
  • Le verdure lesse e  il petto di pollo sono roba da ospedale e se le mangi vuol dire che stai per mori'.
  • La carne invece  fa sangue, quindi magnati sta bistecca di muflone.
  • Lo yogurt magro è il male.
  • La frutta un optional.
  • I cereali non pervenuti.
  • Le tre dita di olio in fondo al tegame in realtà non è olio ma l'ACQUA NATURALE rilasciata dal prodotto. Il fatto che ci potresti fare il cambio olio dell'auto è solo un dettaglio.
  • La frittata con un uovo è da sfigati. Se non ne usi almeno quattro non meriti nemmeno il buongiorno la mattina.
  • “Questo non è olio,” è la frase proferita dalla mamma italica mentre guardi con orrore i numerosi cerchi galleggiare nella minestra. Se li unisci ti appare Sora Lella che ti dice “Ha ragione tu' madre.”
  • Se dopo una cena con 27 portate non accetti il dolce a cinque strati puoi ritenerti morto.
  • La panna è solo decorazione e poi non fa male perché i prodotti bianchi sono genuini. Tipo i finocchi. E poi in origine è latte. “Che fa male il latte?Essù.”
  • La melanzana viene riconosciuta solo sotto forma di parmigiana. Per il resto potrebbe essere scambiata per una pera tumefatta.
  • Se per i tuoi piatti non fai il soffritto non meriti la vita su questa terra. Estinguiti, per cortesia.
  • Non è umanamente accettabile mangiare senza pane. Piuttosto si mangia senza tavolino, senza sedie, senza cucina, senza posate ma il pane ci deve essere. E se non mangi il pane vieni guardata come se tu avessi appena detto di essere una terrorista.
  • L'antipasto della mamma italica è una roba così contenuta che ci potresti sfamare un quarto d'Africa. “Ma è solo l'inizio,” è la giustificazione alle 56 portate che seguiranno dopo.
  • La salsiccia in umido è magra. In fin dei conti è solo carne magra macinata, infilata in un budellino e cotta col pomodoro dell'orto. Il pomodoro dell'orto in effetti è anche bio. 
  • Il sugo al coniglio ha questa percentuale: coniglio :2%. Unguento per le benedizioni: 98%
  • La pasta integrale si autodistrugge dalla vergogna sullo scaffale dell'Iper al passaggio della mamma italica e si fa domande esistenziali del tipo “Che cazzo ci sto a fare al mondo.”
  • Idem per le bacche di goji che mi'madre scambierebbe per concime per ortensie.
  • Il sale è un dono del cielo come la neve e il dietologo un essere umano da eliminare come una blatta.

  • Infine il digestivo di cui fai uso dopo aver mangiato a casa loro, non è per la cucina. Sei te che c'hai un fisico di merda. Sia chiaro.



mercoledì 5 agosto 2015

La verità, prima di tutto


                                                                                     Foto: http://www.leiweb.it/


Eccola. È lì davanti a te, magari in fila alla posta o al bar dello stabilimento balneare. Alta, magra, addominali scolpiti e un culo così sodo che ci può schiacciare le noci. E sì, lo ammetti: è una gnocca. Perché noi donne, al contrario degli uomini (quando si tratta di ammettere la virilità dello stesso sesso) sappiamo anche essere obiettive. Se una è figa lo diciamo: è figa, non ci sta niente da fare. Magari sta tipa fa anche due battute ed è pure simpatica. Praticamente una dea. Quando sei lì che pensi che dovresti assolutamente buttare giù almeno tre kg, le rivolgono la fatidica domanda: “Ma daiiii! Ma come fai a essere così bella e così in forma?” E mentre te tiri fuori dalla borsa un taccuino per annotare la sua dieta, il nome del suo personal trainer e pure a quale Santo è devota, lei giuliva esclama la più grande cazzata del secolo:
“Chi ioooo? Ma che scherzi? MANGIO TUTTO CIO' CHE VOGLIO E NON FACCIO SPORT. È SOLO COSTITUZIONE!!”
Ora. Ma mi vuoi far incazzare di brutto?
Che. Cazzo. Stai. Dicendo. Santoiddio?
Ma perché non dici che mangi una nespola al giorno, quando ti va bene, e ti sfondi in palestra?
E no, non sto zitta perché so quel che dico, cara mia. Fino a 25 anni, grazie a dello sport sfrenato e al mio spostarmi in bicicletta ti c'avevo un fisico che lèvate. Quando ci penso mi metterei a piangere. E no, non era costituzione, era perché mi sfondavo tra lavoro, allenamenti e bicicletta. Era perché seguivo un'alimentazione corretta (sempre per via dell'attività agonistica) e anche quando mi mangiavo un piatto di pasta il mio metabolismo la bruciava in dieci minuti.
Se vuoi un fisico tonico e magro o mangi moderato e fai sport o fai sport e mangi moderato, non se ne esce.
E non è costituzione perché se fosse costituzione, adesso, pur non facendo la medesima vita, sarei uguale, ti pare? Invece no, porcatroia.
Ma che ne vuoi sapere tu. Ma ditelo che fate sport! Ditelo che vi contate le calorie! Ditelo che vi piace entrare in una taglia 40, perché pensate un po', piace anche a me. Ma un fisico magro, tonico e scolpito te lo devi sudare. E non sempre abbiamo voglia, tho. Ma si sa, le donne prima di ammettere “Sì, per avere 'sto fisico sto attenta a quel che mangio e vado in palestra tutti i giorni,” piuttosto si affogano nel bidet.
Invece no, bisogna dirlo. Perché lo sport fa bene, in primis. E poi perché sei sincera e più simpatica. In caso contrario sappi che non ti crede nessuno, non puoi avere un fisico scolpito e affermare “Lo sport? Non so cosa sia!Sono solo fortunata!”
Mavvatelapijanderculo.
E perché io e altre centinaia di donne non abbiamo sta fortuna? Ndo sei andata, a Lourdes? Che dobbiamo fa'? No, ma diccelo te. Illuminaci. Perché così evitiamo di andare in palestra o a correre contro voglia, evitiamo di preferire un sedano crudo a una pizza quattro stagioni, di provare creme miracolose, di piangere davanti a un tubino taglia 42, di strappare con uno starnuto quello taglia 40, di 'regolarci' a tavola, di costringerci a riprendere a fare dello sport dopo che il medico ha spulciato con fare severo le tue analisi (qualsiasi riferimento a persone di nome Simo è puramente casuale) e di bere due litri di acqua con la pia illusione che l'acqua toglie acqua. L'acqua invece non toglie una beata ceppa, ma bevete che vi fa bene a un sacco di altre cose. Date retta a Simo.
Questo inverno ci sono state delle sere che mi sono fatta violenza ad andare in palestra, lo ammetto. Quelle sere fredde che sei già sul divano in 'modalità plaid e tè caldo'. Poi però ci vado uguale, perché ho una coach bravissima che mi fa sudare ma divertire un mondo, un gruppo di ragazze con cui mi trovo alla grande, perché dopo sto meglio, perché mi fa bene e perché me l'ha ordinato il dottore. Sì, ora, a 42 anni suonati, ci si mette pure lui a dirmi “Devi sudare, fare sport, perché l'alternativa sono queste,” e mi mette davanti una scatola di pillole.
Quindi, anche con sto caldo, vado a camminare un'ora, o a correre e sì, lo ammetto: sono un po' dimagrita, la notte dormo meglio, non mi gonfiano le gambe, se bevo molta acqua mi fa meno male anche la schiena (poi ve la spiego) e sono rientrata in un tubino taglia 42. Gioia e gaudio. Alè!
Ma bestemmio ogni volta che installo Runtastic, sia chiaro. Perché io non avrei voglia. Quindi a chi mi dice “Wow come sei in forma!” non rispondo “Visto? Guarda non so come sia possibile, forse è costituzione!” ma:
“Hai visto? Non sai che fatica. Infatti se vedi una cretina a correre per i campi anche ora ad Agosto sappi che sono io. PORCATROIA.”

Perché la verità, prima di tutto.

mercoledì 29 luglio 2015

LA GANZA

                                                                  foto: http://www.ilgazzettino.it/


Benvenuti amici nella rubrica “Il dialetto toscano.”
Sto scherzando, ma quale rubrica, ma oggi vi voglio parlare di una parola di uso comune a Pisa che ha mille sfaccettature.
Come? Ah, mi dicono dalla regia che in ogni dialetto c'è una parola che ha molti significati. Ma davvero? Ma pensa te, e io che credevo di essere originale.
Comunque. La parola in questione è ganzo/ganza.
Una sera mi sono trovata a spiegare questo vocabolo a un amico veneziano e il discorso era talmente ampio che gli ho detto “Amico mio, ci vuole mezza giornata per spiegarti a modo tutto quanto. Un giorno lo farò, con calma.” Perché se non sei di Pisa non puoi capire tutte le sfumature.
Ci provo comunque.
Chi non è di Pisa, o comunque toscano la parola ganzo/ganza ha solo un significato: forte, gagliardo, divertente.
Un bambino, davanti a un giocattolo nuovo e divertente, può esclamare “Ganzo!” e qui lo capiscono tutti.
Un comico toscano può essere apostrofato con “Ganzo!”: fai ridere davvero. Così come un film può essere ganzo o una persona particolarmente divertente può essere ganza. Sotto questo aspetto è una parola molto positiva, sinonimo certo di allegria.
Ma attenzione al contesto e all'intonazione, perché se per esempio sono a una festa e vedo una tipa che gesticola e urla troppo per stare al centro dell'attenzione, potrei dare di gomito al Santo e sussurrare “Quella lì fa troppo la ganza.” = una che si vuol far notare a tutti i costi. Così come potrei apostrofare un ragazzino irriverente con “Fai un po' troppo il ganzo per i miei gusti.” In questo contesto non è positivo, in poche parole stai cagando fuori dal vaso, stai esagerando, datte 'na calmata.
Quindi tra “Quella lì è troppo ganza!” e “Quella lì fa troppo la ganza!” c'è una bella differenza: la prima ti sta simpatica, la seconda la prenderesti a sprangate. Ci siamo?
Ma non è finita, perché a Pisa la parola ganzo/ganza ha un altro significato ancora:
amante. Ebbene sì. Ganza è sinonimo di amante. Quando dalle comari di paese senti dire “Il figlio del panettiere è scappato con la ganza.” non vuol dire che è scappato con una tipa simpaticissima, vuol dire che ha lasciato moglie e figli ed è scappato con l'amante. Anche qui contesto e intonazione la fanno da padrone. Se ti dico “Ho visto tuo fratello con una tipa: ganza!” vuol dire che hai constatato (da una battuta, da come si è presentata etc etc) che è proprio simpatica. Se ti dico “Ho visto tuo fratello con la ganza.” oltre a rispondermi “Fatti i cazzi tuoi” capisci che l'ho visto con l'amante.
Avere il ganzo non è uguale ad avere accanto un tipo ganzo (anche se non si può escludere che il ganzo sia anche ganzo) ma vuol dire avere a portata di mano un tizio con il quale mettere 'in cornice' l'attuale compagno.
Non ci state capendo una beata ceppa? Eh lo so, mica è facile.
Tutti questi significati, questi rigiri di parole...
...ganzo, vero? 




mercoledì 22 luglio 2015

È uscito il quarto romanzo: PARIGI MON AMOUR!



È nato!
Lo so, tutte le volte sempre la stessa storia, ma è davvero come se fosse 'na creatura, ogni volta.
Perché come un pargolino, anche un romanzo, o una storia breve come questa, cresce piano piano, ci fa riflettere, emozionare e davvero non vediamo l'ora di farlo vedere a tutti. (io poi, c'ho un gruppo di lettrici/amiche che sono da giorni col viso appiccicato alla porta della sala parto a gridarmi "Spingi! Dai che ce la fai! Ma quanto ci metti a farlo uscire?". Robe così.)
Sono davvero felice di presentarvi il quarto romanzo, una storia voluta, dovuta (nei ringraziamenti capirete perché) e sentita per un sacco di motivi.
Spero mi facciate sapere cosa ne pensate qualora decideste di leggerlo (ho azzeccato tutti i tempi? Me so' incartata?) . Ci terrei davvero.
Grazie intanto a chi l'aveva prenotato, a chi lo sta già leggendo (sì, ho pure lettrici così amorose) a chi lo condivide, a chi lo piace, a chi lo leggerà e a chi ci si soffermerà anche solo per curiosità.
Come sempre aspetto foto e recensioni e vi abbraccio tutte in questo afoso giorno di Luglio.
Buona lettura amiche mie.

(Da oggi Parigi mon amour è disponibile in tutti gli Store di eBook e come sempre sulla mia pagina Piemme. ndr)

p.s. tutte le volte mi viene l'ansia. Presto, una camomilla. O una vodka, fate voi.






martedì 14 luglio 2015

Il nuovo romanzo: PARIGI MON AMOUR

Vi piace Parigi? 
Vi piacciono le storie d'amore dove il romanticismo se la gioca con l'ironia?
Vi è piaciuta in Mi piaci, ti sposo la badante Anita?
Se la risposta è sì a tutte le domande non vincete una beata mazza ma sicuramente vi piacerà il nuovo romanzo.
Ebbene sì, tornano la pasticciona Alice e la straordinaria Anita, nel seguito di Mi piaci, ti sposo.
Non potevo lasciarli sul più bello, no? Ma vi pare? Senza contare che me l'avete chiesto in tante, tantissime. Mo' vi ho accontentato e spero vi faccia ridere ed emozionare in questa estate calda e afosa. 
Parigi mon amour esce Mercoledì 22 Luglio ed già sul sito della Piemme alla mia pagina (se volete sbirciare, piacere, linkare, taggare, baciare, lettera e testamento) e prossimamente vi farò sapere gli store in cui lo potete acquistare (in alcuni potete addirittura leggere in anteprima i primi capitoli).
Ma quanto sono contenta da 1 a 10? Ho un sorrisino stampato in faccia che sembra abbia una paresi.
E questa contentezza è merito vostro perché è anche grazie alla vostra insistenza che non ci ho pensato su due volte a scrivere questa storia. Un altro IN LOVE? Di sicuro Leonardo e Alice, e la mitica Anita, in una città che non lascia di certo indifferenti.
Però è inutile dilungarsi ancora, anche perché su FB avete seguito tutti i miei deliri al riguardo e so che non vedete l'ora di vedere la copertina e leggere il titolo. Eccotelotiè!








Una città: Parigi. Un sentimento: l'amore. Una minaccia: la gelosia.
Quale donna, prima o poi, non si ritrova a fare i conti con una ex scomoda? Ad Alice capita proprio durante il suo primo viaggio con Leonardo in una delle città più romantiche al mondo. I due sono fidanzati da poche settimane e Leonardo ha parlato sempre poco ad Alice della sua passata e fallimentare relazione. Ma ora, quel vago accenno assume le sembianze di Bianca, donna volitiva e attraente, volata a Parigi per riprendersi con decisione ciò che prima era suo.
Alice si ritrova così a dover fare i conti con il veleno delle insicurezze e della gelosia. Il suo sogno rischia di diventare un incubo, e dovrà tirare fuori tutta la sua grinta e le sue armi segrete per non lasciarsi soffiare il fidanzato, grazie anche all’aiuto dell’insostituibile Anita, badante russa di professione, e confidente di Alice per necessità, pronta a sollevare una seconda guerra fredda pur di salvaguardare la felicità della ragazza.
Dopo il successo di Mi piaci, ti sposo, Simona Fruzzetti torna con la dolce e strampalata Alice e il suo irresistibile Leonardo, in un nuovo romanzo breve romantico, ironico e frizzante, capace di farci ridere, commuovere, emozionare.

Anime belle, vi  aspetto il 22 Luglio così festeggiamo  questo nuovo librino!

p.s.  il 21 è il compleanno del Santo.
"Amore, il mio nuovo romanzo esce il 22! fa ridere ma è anche romanticoso, va là che regalo t'ho fatto!!"
Risposta:
"Sono commosso."
Mai una gioia 'orcomondo.


Aggiornamento del 17 Luglio:
il libro da oggi è prenotabile  qui su Amazon.


lunedì 6 luglio 2015

L'estate è quella cosa che


                                                          foto da http://aforismi.meglio.it/frasi-estate.htm

L'estate è quella cosa che ti fa fare la doccia, tutti i giorni, più volte al giorno. Se la fai calda muori e non ti passa il senso di afa, se la fai fredda, hai la reazione opposta e in capo a dieci secondi sudi di nuovo. E rifai la doccia. Ma se la fai calda muori e non ti passa il senso di afa e se la fai fredda...insomma, a loop.

L'estate è quella cosa della transumanza in spiaggia. Centinai e centinaia di persone che si spostano sulla battigia da uno stabilimento all'altro senza effettivamente andare a trovare nessuno. E tu, mentre cammini sbilenco per via del dislivello, ti chiedi “Ma 'ndo cazzo vanno tutti?” E tu ovviamente fai parte del gregge. Roba che se il medico ti dice “Dovrebbe fare almeno 500 metri di camminata per la sua salute, alle sette di sera, almeno due volte a settimana” lo sfanculizzi, ma tutti i giorni 8 km di battigia sotto il sole di luglio ti pare un'idea geniale.

L'estate è quella cosa in cui si passa dalla temperatura del deserto del Sahara a quella delle isole Svalbard solo oltrepassando la porta scorrevole dell'Ipermercato.
Fuori i cammelli, dentro i pinguini. I casi sono diversi:
-Sono sudata, ma non me ne frega una cippa, se devo mori' voglio mori' così. Con una pleurite.
-Sono sudata quindi mi copro. Scialle a nonna Abelarda sulle spalle e tamponamento dell'ascella commossa, sono il must.
-Sono sudata, quindi mi copro ed entro. Porca vacca mi son scordata le borse. Esco e mi riscopro. Poi entro e mi ricopro. Cazzo, i buoni sconti nel cruscotto. Esco e mi riscopro. Poi rientro e mi ricopro. Un dai la cera e togli la cera da far impallidire il maestro Miyagi.
-Non sono sudata quindi vuol dire che sto male. E parecchio. Curatevi.

L'estate è quella cosa che se lo yogurt a colazione d'inverno lo concepisci come potresti concepire il premio Strega al libro delle barzellette di Totti, a luglio lo rivaluti come il ventilatore quando non ti parte il condizionatore. Si può fare.

L'estate è quella cosa che chi ha il condizionatore se ne vanta giulivo, chi non ce l'ha rosica e dice che fa male, chi ce l'ha e non lo usa e lo tiene come complemento di arredo insieme a un pappagallo imbalsamato e un servizio di porcellana inglese e ti chiedi 'Perché, tutto ciò?', chi ce l'ha e lo tiene a 8 gradi che anche un husky chiederebbe pietà, chi va di ventilatore ma si sa “Quello smuove solo aria calda”, e c'è chi invece c'ha un giramento di pale non indifferente. Io parlo di quelle sul soffitto tipo camera deluxe in Polinesia, poi se avete altri giramenti affari vostri.

L'estate è quella cosa che accendi l'aria condizionata in auto e quando finalmente cominci a starci benino è l'ora di scendere. È pure quella cosa che metti la tendina parasole quando la parcheggi all'ombra e non la metti quando la parcheggi al sole, perché a quarant'anni non hai ancora imparato la rotazione della terra, del sole e di tutto l'universo. Morale: 47 gradi nell'abitacolo con il volante che ha la stessa temperatura della lava di un vulcano in eruzione.

L'estate è quella cosa che ti fai la doccia, ti spalmi la tua bella crema idratante per una serata all'aria aperta, poi se non vuoi morire mangiata viva dalle zanzare ti cospargi di lozione anti pinzo per poi puzzare tutta la sera come un arbre magique al mango andato a male.

L'estate è quella cosa che Dio, mi devo depilare! Lo fai quasi a secco con il rasoio prima di andare in spiaggia e ti senti liscia come un culetto di un bambino. Dopo il primo bagno in mare le tue gambe sembrano il suddetto bambino col morbillo. Pori rossi e irritati che frizzano come bicarbonato e limone assieme e una vaga somiglianza con La Pimpa.

L'estate è quella cosa che Quest'anno non ci casco! Abbronzatura graduale! Allora inizi dalla 50, poi vorresti scendere alla 20 e poi alla 10. Ma la 50 dura un casino perché al mare ci vai poco e ti dispiace buttare via quella crema della farmacia che ti è costata un botto e decidi di usarla tutta. Intanto è Agosto. Tu a quel punto sei leggermente dorata e tra du' piogge e le vacanze in collina, a ferragosto sei di nuovo bianca e la prima settimana di settembre ricominci con la 50, perché si sa, la pelle va protetta.
Riassumendo mi domando: Cazzo fanno a fare la protezione 6? vorrei sapere.

p.s. Per voi l'estate è quella cosa che...






venerdì 19 giugno 2015

Speriamo che sia femmina

                                                                    Foto: http://www.ivid.it/


Quando ero incinta e mi chiedevano “Cosa ti piacerebbe che fosse?” rispondevo sicura “Io vorrei una femmina.”
Non sono mai stata una di quelle che diceva “È uguale, basta che sia sano.” Eh, graziealcazzo. Pure io, che c'entra? Quello lo spero, me lo auguro ma ciò non toglie che potrei avere una preferenza. Tuttavia ci sono donne che davvero non hanno alcuna preferenza e altre, come me, che ce l'hanno eccome. Ovvio che se fosse stato un maschietto sarei stata felice lo stesso, ma c'è bisogno di specificarlo? E andiamo, su. Anche mia madre voleva una femmina. Infatti è stata accontentata. Poi dopo di me avrebbe voluto un'altra femmina. Invece è nato quel rospo del mi'fratello.
Tornando a noi: non so perché ma col maschio mi ci sarei vista meno. Io amo la complicità tra donne, quel fare squadra e quelle affinità che possono unire una madre e una figlia, o due sorelle. Due donne, insomma. Sono strana? No, secondo me è tutto riconducibile alla famiglia, a come l'hai vissuta, a come sei cresciuta.
Infatti sono cresciuta in una famiglia fortemente matriarcale.
Le donne della mia famiglia, a partire da mia nonna e per finire con me attraversando le mie zie e mia madre, hanno avuto negli anni più potere decisionale, più carattere, più carisma, più grinta e più personalità. Non dico che gli uomini fossero inesistenti, ma avevano un ruolo più marginale nella gestione della famiglia. Loro lavoravano come ciuchi, mentre le donne, oltre a lavorare come ciuchi prendevano in mano le situazioni con un piglio che lèvate. Facevano squadra, si riunivano, si appoggiavano l'una con l'altra, si consultavano sia per cose belle, sia per cose meno belle. Spesso, gli uomini, erano pure all'oscuro di tutto sto mènage. Ora come ora il ceppo attivo della mia famiglia siamo io, mia madre e le mie due zie. Come c'è un problema da risolvere o una gioia da condividere scattano le telefonate tra noi. La mi' nonna, manco a dirlo, pur essendo alta come un barattolo di pelati e cagionevole di salute, da giovane ti c'aveva una verve e un carattere deciso tale da far scattare sull'attenti anche il mi' poro nonno. Non a caso la chiamavano La Bersagliera. E non a caso scappò di casa ribellandosi alla famiglia perché non volevano che stesse con mio nonno. Ma figurati.
In parole povere, se la mia famiglia subisce un torto, è più facile che si parta noi donne che gli uomini. Che si sono un po' adagiati su questa cosa, devo dire. O rassegnati. O squadra che vince non si cambia, non so. 
Ricordo fin da piccola queste donne decise, pragmatiche, pratiche, concrete. Donne che non facevano drammi o sceneggiate anche quando la gravità delle situazioni le avrebbe quantomeno giustificate. Formichine forti, laboriose, che si rimboccavano le maniche per affrontare la vita a morsi e a pugni. Poche lacrime, tanti sorrisi. E fatti. Tanti fatti. 
Le donne della mia famiglia infatti non amano il pettegolezzo becero, non alimentano la chiacchera, la maldicenza, ma affrontano tutto con schiettezza, affrontandoti.
Le donne della mia famiglia ne hanno passate così tante che hanno fatto dell'ironia e del sorriso un'arma vincente, perché hanno dimostrato di essere forti. E sono fiere di esserlo.
Le donne della mia famiglia mi hanno insegnato il rispetto per me stessa, il non piangersi addosso e la positività, perché in fondo a tutto c'è rimedio, soprattutto se hai una famiglia su cui contare.
Per quello speravo che fosse femmina. Perché ho avuto un ottimo esempio dalle mie donne, e mi piacerebbe che in futuro, Alice, avesse la loro solidità e la loro fermezza.
E a vederla adesso, così decisa e forte, così sicura di quello che vuole, così poco traviabile, nonostante i suoi acerbi quattordici anni, capisco che tutto ciò probabilmente lo sta assimilando senza accorgersene.
E, la mi' nonna, ne sarebbe stata fiera.




domenica 14 giugno 2015

L'angolo lettura romantico

Disclaimer: post con molte foto e poco testo.
Ergo: la mia parte creativa ha preso il sopravvento.



Avevo in mente, da un po' di tempo, di fare 'sta cosa dell'angolo lettura/tè/aperitivo/cazzeggio/dormita e via dicendo. Inoltre ho questo gelso che oltre a fare dei frutti buonissimi è talmente bello e maestoso che sarebbe un peccato non sfruttarlo e quindi facendo due più due ho voluto creare questo angolino romanticone (oh sì, adoro!). Lì per lì m'era presa la malsana idea di creare la zanzariera da me ma poi Ikea la vende a meno di 15 euro e...ma ti pare?
Presa dalla sindrome di Manny tutto fare, stamattina ho cucito e foderato due vecchi cuscini con stoffine nuove perché, se non si fosse capito, amo molto i cuscini. 









 


Ho cambiato 'faccia' anche all'altalena adattandola ai colori che ho scelto e appeso ai rami lanterne, cuori e gabbie.









A questo punto uno si potrebbe chiedere quanto può costare allestire un angolo del genere che vi assicuro è di un effetto scenico allucinante. Bene: tra zanzariera, fiori finti, lanterne Ikea più ammennicoli vari non arrivate a 50 euro. Lo specifico perché davvero con una poca spesa, un po' di inventiva e un po' di fantasia potrete allestire una cosa del genere godibilissima sia con i cuscini, sia con una sdraio, sia con una stuoia, e creerete con poco il vostro angolo lettura shabby.





 Oggi, dopo aver finito, l'ho provata e devo dire che ci si sta da Dio. Con Alice abbiamo deciso di provarla in notturna con le lanterne accese e se non prende fuoco tutto posterò anche quelle di foto.
Ah sì, ho finito il romanzo e ho preso in parola chi mi ha detto "Bene! E ora relaaaaax!"
Ecco, questo è il mio relax. Chè, sto a esagera'?

 





venerdì 5 giugno 2015

Sono dentro al tunnel



                                                                                        Foto:http://www.cittadinieuropei.it/


Sono in pieno trip per la stesura del quarto romanzo. In questi ultimi tempi è successa una cosa alquanto bizzarra ma molto bella, tipo che stavo lavorando a un progetto, ma poi se n'è presentato un altro più urgente e allora metti da parte quello e fai quest'altro con la conseguenza che ho in cantiere paginate e paginate di roba per due storie in cui credo molto e in bozze altre due idee e trame per altri due romanzi che vorrei scrivere nei prossimi mesi. Della serie: scrivile du' cose Simo.
Si sa, a me piace scrivere e quindi non faccio nemmeno fatica. Vi dirò di più: sotto pressione lavoro anche meglio. Infatti a me cosa m'ammazza è la fase di stallo, in tutte le cose della vita, sia ben inteso. Quella fase in cui non c'è niente di definito, dove non ti senti né carne né pesce, dove non si muove foglia, dove tutto è sinonimo di tranquillità. Ecco, per me non è tranquillità, è calma piatta. Ed è una cosa che mi annienta. Io per stare bene, a livello lavorativo (non solo di scrittura) devo macinare, fare, disfare, progettare e avere qualcosa a cui dedicare anima e core. E Dio solo sa se ora sta fase ce l'ho.
Non mi soffermo troppo spesso sul perché io senta la necessità di scrivere, ognuno lo fa per svariati motivi. Io ho iniziato da piccola e non ho più smesso. Dicono che, soprattutto da piccoli, chi scrive e inventa storie fantastiche probabilmente vuole ricreare un ambiente migliore di quello in cui vive. Sì, lo so, psicologia spicciola. Bho, io onestamente non lo so. So solo che scrivere mi fa stare bene, è come se vivessi un'altra vita. È come se io fossi lì, al posto della protagonista e patisco con lei, gioisco con lei, mi innamoro di nuovo con lei. Perché, anche se di primo acchito non do questa impressione, io sono molto romantica. Non quel romanticismo mieloso e da diabete, almeno non credo di scrivere un romanticismo mieloso e da diabete. Oddio, mi viene il dubbio. Se così fosse vi autorizzo a prendermi a mazzate! I miei romanzi sono sì romantici ma conditi con una dose massiccia di ironia. Le due cose vanno di pari passo, una accanto all'altra. Forse non sarei capace di scrivere solo con l'una o solo con l'altra. Diciamo che in me vivono due Simona: una pragmatica, a volte cinica, ironica e altamente cazzona. L'altra romantica, che piange come una vite tagliata su qualsiasi scena che passa la tv basta che in sottofondo ci sia una melodia strappalacrime, che adora le commedie romantiche e che si aspetta qualche galanteria da parte del genere maschile. Infatti i miei protagonisti maschili sono di rilievo quasi quanto la protagonista. E io li amo, tutti. Gli faccio fare e dire cose che io adoro, li idealizzo, li plasmo a immagine somiglianza del mio uomo ideale. Perché non è detto che alle altre piaccia. Gioco più sulla personalità e il carattere, piuttosto che sull'aspetto fisico. Ovvio che non sono mai il sosia di Brunetta (con tutto il rispetto per il sosia), anche perché l'aspetto fisico per me è fondamentale per il primo approccio, però diciamo che descrizioni tipo “Aveva gli occhi così azzurri da sembrare due laghi di montagna in cui mi ci perderei da qui all'eternità,” non le trovate. Le mie descrizioni sono un po' più carnali, fisiche e schiette.
Però.
Però non c'è solo l'aspetto fisico. E no, e qui casca l'asino. Perché anche se non si direbbe, la Simo si aspetta dal genere maschile un certo tipo di comportamento. Bensì mi reputi una donna emancipata, moderna, di larghe vedute e a tratti anche un po' maschiaccio, subisco il fascino dell'uomo che mi cede il passo davanti a una porta, o me la apre per farmi entrare. Di quello che con naturalezza mi paga il caffè e mi ferma con un gesto della mano, di quello che ti viene a prendere sotto casa con la sua auto (perché non mi piace che guidi la donna se ha un uomo a fianco -lo so, è una fissazione antica la mia, me ne rendo conto, ma non posso negarlo, sono vecchia raga'-), quello che aspetta che tu entri nel portone al sicuro prima di andarsene, quello che a tavola ti versa da bere o almeno fa il gesto prima di servirsi e tracannare un fiasco e via dicendo. Lo so, conoscendomi forse non lo avreste detto, invece ci faccio caso. Piccoli gesti non eclatanti che a me piacciono. Ovvio che non mi aspetto che un uomo mi apra la portiera o mi faccia il baciamano (in questi casi probabilmente mi metterei a ridere ora e smetterei tra due settimane), ma diciamo che la galanteria di base mi aggrada. Poi magari sono la prima a insistere per pagare il caffè o ti dico “Vai pure,” quando mi lasci davanti al portone, ma il fatto che io faccia la mia mossa non vuol dire che lo voglia davvero, sono frasi carine, di circostanza, che si dicono perché dobbiamo dirle, appunto perché dobbiamo apparire donne emancipate. Metti che dico a uno “Vai pure, tranquillo,” anche se mi lascia in un luogo malfamato e quello mi risponde “Ah, okay!” e parte sgommando. Cioè, è un uomo morto.
O quello che non fa nemmeno il gesto di pagarti, un caffè, un tramezzino, un monchery e lascia che tu lo faccia per lui. Va bene la parità, però insomma, un po' di galanteria non guasta.
O è educazione?
Già, educazione o galanteria?
Minchia, mi sa che ho fatto casino.

(questo post è stato scritto di getto, a braccio, in poche parole: in modalità minchia passando da un discorso a un altro come se vi avessi davanti e facessimo una conversazione. Dalla regia invece mi dicono che è un blog e in quanto tale dovrei curare un pelino la sintassi. Ma avevo bisogno di una pausa per non sclerare e questo è il risultato. Inoltre l'autrice si scusa per le amenità citate. Saranno raccolte nel nuovo volume dal titolo “Le ovvie banalità della Simo”)

No, ma mi riprendo.
Tranquilli, mi riprendo.


lunedì 25 maggio 2015

Un tè a Downton Abbey


Non so se conoscete la serie televisiva Downton Abbey, noi sì, molto bene.
Siamo una famiglia che si è appassionata alle vicende di Lord Grantham, vicende che narrano la vita dei nobili ma anche della servitù, in egual misura.
Ci hanno appassionato così tanto che a me è presa voglia di creare un evento:
Un tè a Downton Abbey (nel mio giardino of course).
La stessa idea, nello stesso momento (senza ovviamente che ci interpellassimo) l'ha avuta Bruna, una delle mie amiche del tè. Vi lascio immaginare i fuochi d'artificio quando ci siamo parlate, non stavamo più nelle scarpette. La preparazione ha richiesto tempo e impegno, ma lo rifaremmo duecento volte per la bellissima riuscita di ieri. Il nostro team, formato da Bruna, Annie, Gabrielle, Leila e la sottoscritta, ha dato vita a una serie di ricerche per ricreare perfettamente una giornata tipo anni'20. Questo inverno infatti, davanti a un camino acceso e una tazza di tè, abbiamo dato via all'impresa, guardandoci quel pomeriggio uno spezzone (fotogramma per fotogramma) di una puntata in cui Lord Grantham e famiglia ricevono nel loro parco. Io non ho un parco, ma diciamo che il mio umile giardino ha fatto la sua figura. Armate di penna, taccuino e idee abbiamo dato il via a una minuziosa ricerca del dettaglio e del particolare, soprattutto per l'intrattenimento. Tutto doveva essere perfetto e uguale e quindi via alla ricerca del catino di zinco per il Duck Fishing, piccoli oggetti per il Lucky Dip, una stampa per lo Snakes and Ladders e il gioco della mela, senza tralasciare la cura nello scegliere i tendaggi e le stoffe perfette.
Abbiamo scovato oggetti antichi, foto d'epoca e ricreato ricette di quel tempo. Io ad esempio ho fatto i famosi piccoli tramezzini al salmone e al cetriolo tratti dal libro
The Unofficial Downton Abbey Cookbook, ma tutto ciò che era sulla tavola vi posso assicurare che era divino.
Gli ospiti/amici (meravigliosamente stupendi) si sono presentati con abiti d'epoca che ognuno ha confezionato per conto proprio, svuotando armadi, ingegnandosi a ricreare, sfare e cucire altri abiti. E per chi fosse stato sprovvisto, niente panico: accessori per tutti. E quei cappelli, signore mie, cosa sono?
C'è stato un entusiasmo, una felicità di partecipazione e un impegno costante senza precedenti e la bellissima riuscita ne è il risultato. Prima di lasciarvi alle foto (perché come per ogni evento le parole sono superflue) vorrei ringraziare tutti i partecipanti e le mie quattro ladies (Bruna, Annie, Gabrielle, e Leila) perché ogni volta è una gioia e un onore organizzare questi party.
p.s. Menzione speciale alla mi'mamma: una perfetta Mrs Patmore e alla sua adorabile sguattera Daisy che non era altro che la mia Alice.
Ah sì, c'era anche Lord Grantham, chè, poteva mancare?

Ora, per accompagnarvi in questo giorno speciale, accendete la musica e immergetevi nell'accogliente atmosfera di Downton Abbey.


























I giochi:






La cucina:







































p.p.s. L'intero album  su FB.

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