venerdì 18 luglio 2014

Tipologia del bagnante medio

Poche cose mi danno fastidio in spiaggia.
Poche cose tipo queste:


Tu fumi, giusto? Ok. Io no. Non mi dà fastidio se fumi in spiaggia, nemmeno se mi arriva il tuo fumo addosso, siamo all'aperto e se il vento tira di qua me ne farò una ragione, non ti scasso le palle, piuttosto mi allontano.
Non mi dà fastidio nemmeno se, per via della calura estiva, fumi in mare mentre sei in ammollo con l'acqua che ti arriva alle cosce. Poro tesoro, vai tranquillo.
Se però spegni la sigaretta in mare e con un pizzicotto butti il mozzicone tre metri più in là in mezzo all'acqua dove giocano i ragazzini, allora mi fai incazzà. Fumati tutto, cosa te pare e dove te pare, ma il mozzicone la prossima volta infilatelo nelle narici o in qualsiasi altro buco del tuo corpo. Perché inquini, perché sporchi e perché mi fa schifo. E poi magari sei uno di quelli che, guardando il degrado delle spiagge, dice “Che schifo.” Eh. Invece te sei na favola. Fanculizzati, vai.

Quelle che urlano tipo piazza del mercato. “ERNESTINOOOOOO!!!!ESCI DALL'ACQUAAA!!!” con lo stesso tono di voce che usa Nando, il pescivendolo della mi'mamma, quando gli arrivano le triglie fresche “TRIGLIEEEE!!! STAMATTINA LE TRIGLIE SONO FAVOLOSE, DONNEEE!!!”
Cioè, capisco il core de mamma, capisco che se Ernestino ha mangiato l'equivalente di dodici menù della nazionale italiana di rugby, magari c'ha lo stomachino un po' impegnato e rischi di vederlo galleggiare tipo boa, capisco che devono passare giusto quelle diciotto, venti ore prima che si possa bagnare un alluce, ma cara mia, alzati dall'asciugamano rosso tiziano preso con l'ultimo numero di Gente con il contributo di 3 euro e 90 e vai a prendere Ernestino senza urlarlo a loop per venti minuti di seguito. Perché? Perché, semplicemente stai scassando la minchia.

L'amico dei rifiuti. Quello che ne rimane talmente affascinato e affezionato che non se ne libera. Aspetta che lo faccia tu. Si scofana un panozzo, a volte due, si beve una birra, accompagnata da noccioline e rutto a tremila decibel e poi caga tutto lì. Quando il sacco dell'immondizia è a dieci passi. No, non è pigro. E' stronzo, è diverso. Perché se c'ha da accalappiare la faiga di turno, non solo farebbe chilomentri di spiaggia, ma li farebbe sui gomiti anche sulla sabbia rovente. Ma i rifiuti no, si rifiuta (perdonate il gioco di parole). Li lascia lì come cimeli, etti e etti di plastica che,come sappiamo, su una spiaggia o in mare sono biodegradabili come io sono Manuela Arcuri. Caro amico, che se tanto mi dà tanto sei amico di quello delle sigarette, se non hai voglia di fare cinque passi (cinque) sai dove la potresti mettere la spazzatura? Bravo. Oggettino per oggettivo, come delle supposte. Il mondo ci guadagna, tu non ti muovi, il culo ti si riveste di plastica e, se sei pure bravo con i movimenti degli sfinteri, ricaghi un cubo di rubik o un triciclo colorato per il nipote. Pensaci.

Quelli che con la spiaggia libera e vuota come il deserto del Sahara, piazzano l'ombrellone a un centimetro dal tuo. Che poi spesso non è manco un ombrellone standard ma un gazebo 18x18 usato dal cugino di terzo grado per il rinfresco del suo matrimonio.Ora, bello de zia, vorrei vantarmi di essere una stragnocca che come il biondo fa impazzire il mondo (crodino docet), e che il piazzamento del tuo ombrellone da catering sia solo una bieca scusa per starmi più vicino e spiarmi come se fossimo al Grande Fratello, ma no, sono obiettiva. Sono un cesso, ho un po' di cellulite, una voce nasale e potrei somigliare a Gisele Bundchen solo per il piccolo neo sotto l'ascella destra. Quindi la scusa non regge, capisci? E ti chiedo: ma con tutta la spiaggia a disposizione, perché minchia devi venire vicino vicino? Ma non puoi andare un po' più in là? Giusto per non infilarti il mignolino del piede in una narice se provo a stendermi. Giusto per non sentire l'odore di talco con cui ricopri nonna (tipo fetta panata) ogni volta che sventola il ventaglio che gli hai portato come souvenir da Posillipo
Giusto per non sentire le cazzate che dici, che voglio dì, ne sparo già abbastanza io e mi basto.

Quelli che gli danno noia i bimbi nell'acqua. Ora. Capisco che se ami l'acqua come io amo depilarmi a secco, l'entrata in acqua ha un rituale preciso che consiste nel:
un quarto d'ora con solo i piedi in ammollo.
Un altro quarto d'ora con l'acqua che arriva ai polpacci e inspirazioni di controllo del freddo.
Dopo mezz'ora siamo all'altezza cosce e si è già attivato un 118 dell'ospedale più vicino pronto a intervenire per assideramento.
In genere a questo punto si passa a raccogliere con il palmo della mano un po' d'acqua (l'equivalente di un bicchiere di vino. Della Barbie.) per poi passarlo delicatamente sulle braccia, sul viso e attingendo a una dose di coraggio immane, anche sulla pancia. Da qui in poi, in genere, si torna indietro. I più coraggiosi vanno oltre: dopo tre ore sono all'altezza vita. Se non sono ancora morti con le labbra blu come fu trovata Laura Palmer, chiaro.
Ovviamente questo rituale a volte è spezzato dai bambini/ragazzini di turno, che entrano in acqua a bomba. A quel punto, se gli sguardi potessero uccidere, ci potrebbe essere una morìa non solo di pesci ma anche di anime innocenti. Sì, perché, nonostante tu pensi che l'abbiamo fatto apposta perché t'hanno visto entrare in acqua sulle punte manco tu fossi Roberto Bolle, sti ragazzini manco t'hanno cacato di striscio. Il bambino, impavido, idrorepellente, scanzonato e con molta probabilità rivestito naturalmente di neoprene, si butta, incurante del freddo, dell'acqua gelida, ma soprattutto incurante di te. Ci potrebbe essere il Papa, Belen o un muro e il bambino si butterebbe con la stessa noncuranza con cui io seguo le foto su Instagram della Marcuzzi. E no, non ce l'ha con te e no, non l'ha fatto apposta. Hai solo scelto il posto sbagliato nel momento sbagliato, e se pensi di stare sulla battigia con i tuoi piedini smaltati che accarezzano le ondine senza essere schizzata almeno un pochino, be', ti conviene andare in montagna.
Certo, io non sono immune a tutto ciò. Una volta stavo per rinviarne uno a mo' di calcio di punizione (perché, sì, ora ti dico la verità: a volte lo fanno apposta) e un' altra volta ho sibilato a denti stretti un dolce complimento alla sua mamma, però poi mi dico che se non voglio essere schizzata, lì, vicino all'acqua, non ci devo sta'. Se voglio rimanè asciutta devo sta' all'ombrellone, a tenere compagnia alla nonna che sa di talco che mi racconta l'ultima puntata de Il Segreto.
È un mondo difficile.




giovedì 10 luglio 2014

Cose che sono successe in questi giorni (Part two)



-Abbiamo partecipato a una festa anni '60. Vestiti anni '60. Tra tutti gli abiti a disposizione ho scelto di fare la figlia dei fiori. Hippy abbestia. Mi ci mancava rollare un cannone e poi ero a posto. Quando chiedevano al Santo: “Sua moglie qual è?” Rispondeva “Vede quella mora sul tacco 10? Magari! Invece è quella sciroccata che balla a piedi nudi. Purtroppo è quella.”

-Sono stata intervistata su RDS da Rosaria Renna e Claudio Guerrini. Sì, a proposito del mio libro. No, non lo so manco io. È successo tutto in fretta, tipo giochi senza frontiere An De Truà Fiiii!! Partiti! Na roba che mi ha preso alla sprovvista, senza preavviso, tipo un temporale estivo, un tuono o una colica di reni. Però è stato molto bello.

-Incontrato, in un pomeriggio ventoso, la blogger Debora, che parlandomi di lavoro mi ha confidato “Sai, prima lavoravo nel settore sanitari. Roba da bagno, intendo.”
“Ah. Vendevi cessi.”
“Sì, mi son sempre piaciuti i cessi.” Così dicendo mi ha preso a braccetto e mi ha riservato uno sguardo con gli occhi a cuoricino. Qualsiasi riferimento a cose o persone è puramente casuale.

 -Mamma ha letto e finito il romanzo.
“Mamma, ti è piaciuto?”
“Moltissimooo!”
“La trama, eh? La trama, che ne dici?”
“Bellissimaaa!”
“Ehm...sì...i personaggi, dico i personaggi, cioè....secondo te sono carismatici?”
“Carismaticissimiiii!”
“No, vabbè, mamma. Però dhè, cerca di essere obiettiva, vabbè che sei la mi' mamma e ogni scrittore è bello a mamma soja, però...”
“Posso fare un appunto?”
“Prego”
“Scrivi un po' troppe parolacce, figlia mia.”
“Ma non dire cazzate!”
Ma come fa a sostenere ciò, porcalamaiala.

-Abbiamo fatto la festa in giardino di inizio estate. Quest'anno il tema era 'Guerra con pistole ad acqua e fucili a canne mozze'. Io mi sono entusiasmata talmente tanto che mi sentivo Lara Croft . Figa, bella, gagliarda, armata fino alle unghie e con due bombe qua davanti pronte a far fuoco. Angelina mi sentivo. Angelina Jolie in Tomb Raider. Invece ero una tomba e basta. Morta subito. M'è scoppiata una bomba d'acqua in mano ancor prima di cominciare e le mie armi erano lo spruzzino con cui annaffio le ortensie e un flacone di svelto piatti finito. Quando lo pigiavo, il getto era talmente debole che sembrava avesse problemi alla prostata. Dio, che tristezza.

-Io e il Santo la notte abbiamo fatto parecchio moto. Ma che avete capito: noi giochiamo a tennis. La notte. In camera da letto. Con la racchetta ammazza zanzare, quella che se ne prendi tre insieme rilascia un puzzo di bruciato che nemmeno all'inceneritore. Nonostante le zanzariere qualche bastarda riesce a passare la barriera e si infiltra in camera dove ci succhia anche l'anima e allora vai di Wimbledon!
“Amò, ma che stai a fa'?”
“Zitta che l'agguanto! Diritto!”
“Sento che fa ancora zzzzz!!! non l'hai presa.”
“Zitta, zitta.” Sbam! “Rovescio!”
“Amo', me pari Panatta. Lascia sta'.”
“No, ormai devo finire il match. Diritto!”
Non c'è verso. Deve finire e possibilmente vincere la partita. Inutile dire che io, invece di dormire, sono a bordo letto a fare il tifo. Ho sempre sognato fare la ragazza pom pom.

-Domenica a pranzo, forse per una reazione allergica (o ho toccato una pianta e poi mi son toccata il viso, o le preghiere del Santo sono state ascoltate, o lo stesso Santo ha cercato di avvelenarmi con del cianuro, non lo so) ho avuto un pizzicore e senso di gonfiore alle labbra. Mi sentivo Alba Parietti. O Bubba di Forrest Gump, con le labbra ripiene di gamberetti. Fatto sta che mi sentivo sti labbroni ripieni come un tacchino a Natale e continuavo a dire "Ammmuore, ma mi vedi le labbbbra gonfuieee?" Pareva avessi una nespola incastonata in un molare.
"No, non mi pare." 
"Ma cuooome nooo?"
E niente, il tempo di far realizzare al Santo giochi erotici che manco cinquanta sfumature de sta ceppa, e m'è sparito tutto. Due ore in cui sono stata naturalmente con le labbra gonfie e turgide come Francesca Dellera ai tempi d'oro. Ricostruendo gli avvenimenti, mi sa che sì, ho toccato una pianta in giardino e poi mi sono messa le dita in bocca. E m'è gonfiato tutto. 
Ammetto che son giorni che mi sposto in giardino sui gomiti e a petto nudo, per vedè se ho la stessa reazione allergica qua davanti, ma niente. Ancora piatta come una tavola da surf. Quando si dice la sfortuna.

-Poi ho incontrato un personaggio televisivo e questa cosa mi ha trovata completamente impreparata.  Ne parlo qui  .

Ora vado, che m'è rimasto un angolino del giardino da perlustrare.

 




giovedì 3 luglio 2014

La scrittrice

Sapete quando vorreste una pala per sotterrarvi all'istante causa figura di merda?
Che poi, come ha detto la mi' mamma, non è stata una figura di merda, ma UNA BELLA COSA.
Dipende dai punti di vista.
Spiego.
Stamattina sono uscita con Alice per andare alla posta a fare delle commissioni.
Aspetto diligentemente il mio turno, poi mi avvicino armata di bollettini, un pacco e un paio di occhiali a goccia che mi nascondono parzialmente il viso. Parevo Michael Jackson.
Ciononostante, l'impiegata al di là del vetro, esclama a diecimila decibel "Ma lei è la scrittrice!"
Guardo Alice aggrottando la fronte e chiedo dubbiosa  "Ma dice a me?"
Alice mi fa "Bho!" (Grazie comunque per la fiducia e per darmi delle certezze, figlia mia)
"Ma sì, lei è quella che scrive libri!"
Mi giro indietro per vedere se ci sono scrittrici famose e mi aspetto di vedere la Kinsella con in mano un bollettino dell'Enel o la Mazzantini con la copia di un bonifico, ma niente. Ci sono una dozzina di vecchietti, un giovane che spippola al cellulare e una ragazza in short color salmone che alza la testa dal modulo che stava compilando. 28 occhi puntati su di me che non aspettano altro di sentire cosa ho da dire.
"Ehm...prego?"
Nel frattempo credo di aver sudato anche nei peli del naso. Che voglio dire, immaginate la poesia.
"Sì, lei! Lei scrive libri, giusto? È Simona Fruzzetti!"
Alice, di bel rosso peperone, borbotta "Sì, allora dice a te."
Vojo morì. Voglio una pala, improvvisarmi becchino e scavare una buca qui alle poste, in cui sotterrarmi sotto gli occhi increduli di questi vecchietti che mi stanno guardando con curiosità.
"Sì, sono io..." mormoro invece.
L'impiegata, tutta allegra e soddisfatta continua "Io l'ho vista su F! Tempo fa ero dal parrucchiere, leggevo F e quando l'ho vista ho detto 'Ma io questa donna la conosco! Viene all'ufficio postale!Ho letto di cosa parla il suo libro e ho detto a mio marito 'Bisogna assolutamente scaricare questo eBook!Già mi piace dalla trama!Complimenti!!"
Ora. Sarei ipocrita a dire che non mi fa piacere. Soprattutto perché lei l'ho vista orgogliosa di conoscermi e l'ho sentita sincera, molto sincera. Si è congratulata in maniera molto, molto carina e con la gioia dipinta in volto.
È che  a me fa strano. Soprattutto se sono in un ufficio postale dove tutti mi guardano.
"Sì, grazie. Il romanzo di cui parla è il primo, però. Pochi giorni fa è uscito il secondo..."
"Ma davvero?"
"Sì, e sta andando bene."
"La trama del primo mi piaceva molto."
"Il secondo è molto meglio, a mio avviso."
"Sono curiosa di leggerlo!"
Intanto intorno a me la gente si era organizzata con bibite e pop corn.
"Ehm...grazie."
"Ma ora fa la scrittrice a tempo pieno?"
"Eh? No, seee magari. Diciamo che gli sto dedicando parecchio tempo, tutto qua."
"È un ebook, giusto?"
"Sì, per ora sì."
Praticamente eravamo in un salotto. L'attività si è fermata un attimo e, a differenza di altre volte in cui la gente borbottava per la lentezza delle impiegate, stamani nessuno fiatava.
Mi guardavano incuriositi e leggevo nelle loro facce:
"Scrittrice? E che scrive? Necrologi?"
"Eh? Hai detto lavatrice? Ah no, scrittrice. Devo cambiare le pile all'Amplifon."
"Cosa è lebucche? Un libro col ditale? Che è, na sarta? Ah. Digitale. Capisco. Cosa vuol dire digitale?"
L'impiegata mi ha servito, se è possibile, con ancora più cortesia e gentilezza del solito, tutta contenta per avermi riconosciuta. Non solo: mi ha elencato tutti i suoi scrittori preferiti, le sue letture e mi ha detto che farà di tutto per scaricare i miei due libri perché non vede l'ora di leggerli.
Un'impiegata che non conosco.
Del mio paese.
Che mi ha riconosciuto.
E che  manca poco mi fa pure lo sconto.
Io ero così pezzata di sudore che parevo la mucca  della Simmenthal, con le guance un po' colorite e un' espressione che si riassumeva in 'StadicendoveramenteameosonosuScherziaparte?'.
Mi ha congedato con "Tanti complimenti ancora!".
"Uhm...grazie!"
Gli occhi dei presenti mi hanno accompagnato fino alla porta, e giustamente dicevano "Ma chi cazz'è questa?".
Me li immagino ora arrivare a casa dai figli e dire "Alla posta c'era una scrittrice!"
"Chi, la Tamaro?"
"No, no."
"La Sveva Casati Modignani?"
"No, no, un altro nome, aspè..."
"La Mazzucco?"
"No seeee, la...la...Fruzzetti! Ecco sì, Fruzzetti!"
"Chi??? E chi minchia è?"
Cioè, quando dico figure di merda, capite? Sta male sta roba qua. Poi penso a sti poveri vecchietti che porini non vengono presi manco sul serio e verranno liquidati con il solito "Chissà cosa hai capito!" o "Mettiti a modo l'apparecchio acustico che ti fischia che manco un treno a vapore!"
Io penso a loro.
A loro. 
Non a me che cercavo di realizzare che ho scritto due romanzi e che l'ultimo sta andando così bene che quando vedo le statistiche e le recensioni devo sniffare il sale fine per riprendermi.
Con amici che mi chiedono la copia cartacea con avidità,  che mi mandano sms pieni di parole bellissime su quello che hanno letto, con lettrici (di questo blog) che mi ringraziano per le belle emozioni che ho regalato loro, tutto solo con la mia passione.
Ecco, sì, io c'ho sempre da realizzare tutto ciò.
E quando qualcuno, vedendomi arrivare, esclama "Ecco la scrittrice!", io mi volto sempre indietro per vedere chi è.

Fatemi ripiglià.

lunedì 30 giugno 2014

Chiudi gli occhi. Il nuovo romanzo.



Eccolo, il pargolo. Dopo mesi in cui ho pensato, scritto, sclerato, chiesto, ripreso a bere il caffè, e avuto dei dubbi di brutto, finalmente è uscitoooooo!!!
E' qui, su Amazon.
Ed è qualcosa di diversissimo da quello a cui siete abituati su queste pagine, basta leggere la trama per capirlo. Lo so, sono come un ovino kinder, sono una donna piena di sorprese. O sono una donna molto coraggiosa. O incosciente, vedete voi. Io dico la terza.
Mi è piaciuto tanto scriverlo, mi sono immersa realmente nella storia, fatto ricerche, emozionato e divertita. Rispetto al primo romanzo, nel quale mi son buttata (anche con qualche errore e mancanza di troppo), con questo la stesura è stata più entusiasmante e curata. Fogli e fogli di appunti e retro di scontrini con dialoghi scritti a lapis (che poi scolorisce e non leggi più una mazza), mi hanno tenuto compagnia per un bel po'.
Ed ora finalmente lui vede la luce e io sono uscita dal tunnel!
Spero che vi piaccia, e se vi piacerà anche la metà di quanto è piaciuto a me scriverlo, sarei contenta matta.
Grazie a tutti quelli che hanno fatto il tifo perché ciò accadesse (vi lovvo abbestia) e a chi ha aspettato in gloria questo momento. No, ma quanto siete ganzi?
Ora vado a ubriacarmi con un boccale di acqua gassata. Le bollicine mi stordiscono il giusto.

p.s. ma la copertina vi piace? Indovinate chi ha fatto la foto.
Bravi. Ve l'ho detto, sono una donna dalle mille sorprese.







giovedì 26 giugno 2014

Cuscini e borse come se piovesse

Buongiorno e benvenuti a 'Cucito creativo', la nuova trasmissione di A Casa di Simo. Un breve stacchetto di pubblicità e poi partiamo con la puntata!Non cambiate canale!
Come sono andata? No, perché davvero stamattina sembra di essere a una di quelle trasmissioni dove ti fanno vedere tutte le cose che puoi fare con pezzi di stoffa trovati per caso. Ah, solo io li trovo per caso? Insomma, è estate ma ieri qui ha fatto un temporale che ve lo raccomando, quindi ho lavorato nella craft room mettendo mano a delle stoffe che erano lì da mesi e mesi e che non aspettavano altro di essere utilizzate.
Soprattutto una, presa apposta tempo fa per rinnovare i cuscini della mia poltrona da camera. Quando ho visto la fantasia mi son detta "E' perfetta per i miei cuscini." Il fatto che l'abbia cuciti mesi dopo è solo un dettaglio. La stoffa è talmente bella che pare un quadro e mi dispiaceva 'sciuparla' anche per il dietro, quindi ho preferito utilizzare una tinta unita che mi ha dato la mi' mamma un mesetto fa dicendo "Tho! Non so cosa ci puoi fare, perché il colore è un po' forte e la stoffa un po' grezza, tipo quella che si usa per le sdraio al mare." No, ma avete capito l'intuizione? Il guizzo? Quindi, visto il tema, sta stoffa ci stava da Dio. Una stoffa che davvero non avrei saputo utlizzare da nessuna altra parte. Preso le misure, acceso la macchina e in una mezz'ora pronti i miei cuscini frittomisto/mare.







Ma non sono perfetti per la mia camera da letto?

Poi, mentre riponevo tutto l'armamentario ho visto un'altra stoffa, quella coi cup cakes che ho comprato, quando? Un anno fa? Forse. E allora mi son detta "Tho! Guarda com'è bellina e allegra. Andrebbe fatta vedere, portata a giro..." e quindi l'unico modo per mostrarla è portarla al braccio a mo' di borsa. Un bel borsone per il mare, per i libri, per il tempo libero, o perfetta per andare a fare la spesa.
 

Io però figuriamoci se mi accontento di cucirla e basta. No, la devo impreziosire e allora mi son messa lì tipo bimbina all'asilo a cucire dettagli piccoli in rilievo su alcuni cup cakes. Ed è stata la parte più divertente, chevelodicoaffà.



La fodera...bho, ce l'avevo, non so da dove sia arrivata ma mi sembrava perfetta per questa borsa. I bottoncioni invece sono di un vecchio cappottino di quando Alice era piccolina. La chiusura è un po' spartana ma ho deciso che può andare bene anche così.








Lo ammetto. Per realizzare tutto questo non ho comprato nulla. E' tutto materiale che avevo in casa, dai nastri, ai bottoni, alle stoffe e le varie chincaglierie.
Ma non è bellina? Non vedo l'ora di andare a fare la spesa per sfoggiarla!
Minchia, paro la mi' nonna.
P.s. E ora una scommessa: quanto durerano in mano a me le varie applicazioni? :-D

mercoledì 25 giugno 2014

Cose che sono successe in questi giorni

-Alice ha avuto gli esami di terza media. Giorni passati tra un 'Non mi ricordo nulla!' e 'Le so tutte!' e 'Dico quello che mi ricordo, come va va' e 'Speriamo che a quello che ha inventato le Invalsi prenda una diarrea che lo costringa sul cesso per tre giorni di fila'. Roba così. Una stanchezza cronica mista a euforia. Manco una donna in pre ciclo.

-Corsa al pronto soccorso veterinario sabato sera (con già la pasta al ragù nel piatto) perché Fonzie, il microcane della mi' mamma, ha avuto la brillantissima idea di ficcarsi una spiga in un orecchio. Io e il mi' babbo abbiamo sudato come due beduini per tenerlo fermo e per fortuna che è un microcane perché se era un alano a quest'ora vi parlavo dalla sua pancia come Pinocchio dentro la balena.
Visto che era sabato, visto che era sera, visto che era un'urgenza, il pagamento della parcella lo abbiamo effettuato lasciando un rene.

-Raccolta di kg e kg di albicocche del nostro albero, con il risultato che stiamo a fa' la cura dell'albicocche. Albicocche in tutte le salse, roba da far invidia ai gamberetti di Bubba. In compenso dice fanno bene all' abbronzatura. Infatti siamo stati al mare due volte ma siamo arancioni come una zucca di halloween.
 

-Preso parte, con le donnine dell'edicola, alle varie discussioni gossippare, tipo Buffon che si spalma la D'Amico pure sulle fette biscottate. Tutte a dare della zoccola a lei e a difendere lui, porino, che voglio di', chissa quanto le ci è voluto per convincerlo. Secondo me gli ha promesso anche una confezione nuova di mollettine per capelli e tre primi piani al minuto durante le partite dell'Italia.

-Invidiato Sophia Loren che, alla veneranda età di ottant'anni, si becca da un giovinotto con gli occhi azzurri un "Sei sempre una topa meravigliosa!" Lei si è offesa. Io ci farei la firma, per dire.

-Visto le partite dell'Italia con un interesse pari a quello che riservo allo studio dell'unghia incarnita in età avanzata. La metà dei giocatori manco li conoscevo e l'altra metà li conoscevo solo per averli visti sulle riviste di gossip citati dalle ex mogli perché con  un assegno di 55mila euro al  mese, manco ci pagano la colf pe' spiccià casa. Raccolgo le firme per dare a queste pore donne un sussidio più congruo.

-Finito di revisionare il mio secondo romanzo e spedito per l'impaginazione. Uscirà a breve in eBook per la gioia della mi' mamma che manco ha il pc e il massimo della sua tecnolgia si può riassumere in "Perché mi compare la busta da lettere sul telefonino?".

-Appreso che la Minetti è incinta di un D'Alessio e constatare che se al  nascituro, un giorno, gli diranno :" La maiala di tu' ma' ", non si deve manco offendere. E' come se io mi offendessi se mi dicessero " La sarta di tu' ma' ".

-Cercato di convincere il Santo che lo sport in estate fa malissimo davanti alla sua domanda "Vieni a correre con me?" Quando ha capito che sarei potuta morire, la sua insistenza si è fatta più pressante e mi fa trovare opuscoli sul tavolo dove viene citata l'importanza del footing estivo con 40° all'ombra.

-Cercato di organizzare la festa di fine scuola a casa mia con Alice, con il tema "Guerra con pistole ad acqua, gavettoni e pizzata". Mi sono sentita chiedere a un cartolante "Scusi, ha mica il pistolone?".

-Partecipato a un tea party dove il tema era l'Africa e aver  indossato  un abito che raffigurava il manto di una giraffa. Fantastico.
Mi sentivo molto Meryl Streep in La mia Africa, ma in verità sembravo Melman in Madagascar.

Mai una gioia.



giovedì 19 giugno 2014

Saccottone di patate e wurstel


Visto che la prova costume è iniziata da un pezzo, oggi vi do una ricettina dietetica da morì. Così dietetica che Rosanna Lambertucci si è procurata una bambolina vodoo a mia immagine e somiglianza e la sta trafiggendo di spilli avvelenati.
Dicevo: che ce frega della dieta? Soprattutto se la ricetta in questione la sceglie un figlio.
Alice, in preda al delirio per gli esami, ha visto la ricetta qui e ha detto "Questa mi fa proprio gola."
E che non la vuoi accontentare la pora pupa sfinita dallo studio? Eh.
Ricetta buona e golosa, semplice semplice da preparare, ideale calda, fredda, a fettine, a bocconcini o come più vi piace.
Praticamente è uno strudelone (notare la parola strudelone) salato.
Io, come dico sempre, non potrei mai fare la foodblogger, perché le cose non faccio in tempo a sfornarle che se magnano. Quindi fatevi bastare sto quadratino che è avanzato e fidatevi: buono buono. Le dosi, gli ingredienti e il procedimento, rispetto alla ricetta orginale sono un po' cambiati. Vi metto la mia versione.

Quello che vi serve:  

Una confezione di pasta sfoglia rettangolare
2 patate medio grandi
2 wurstel grandi
1 panettino di formaggio a pasta filata (tipo la mozzarella da pizza) p.s. il panettino non l'ho usato tutto. p.p.s. Io vado a occhio, che s'è capito?
sale e pepe qb

Quello che dovete fare:
Accendete il forno a 180°.
Stendete la pasta sfoglia su un piano e riempitela (solo la metà) di fettine di patata tagliate sottili.
Poi tagliate i wurstel in quattro nel senso della lunghezza (piano piano ce la si fa) e metteteli sopra le patate. Adesso mettete le fettine di mozzarella/formaggio.
Ripartite con un suolo di patate, wurstel e formaggio. Finite con una spruzzatina di sale e pepe e volendo anche un po' di origano.
Chiudete con l'altra metà lasciata libera a formare un saccottone, cuscinone, calzoncione (insomma chiamatelo come vi pare), e aspettate che esploda.
Davvero. Una volta chiuso, sigillato e messo in forno avrete la sensazione che scoppi da un momento all'altro da tanto è pieno. Non foratelo però, ma spennellatelo con un po' di latte e mettetelo in forno.
Aspettate giusto quei 30 minuti nei quali potete tifare una squadra ai mondiali anche se i nomi dei giocatori sembrano rebus, darvi lo smalto alle unghie, passare lo straccio, farvi la maschera ai capelli o giocare a candy crash maledicendo le ventole spara cioccolato.
Dopo questo tempo il timer trillerà per dirvi che il vostro saccottone ai wurstel è pronto.
Non mi resta che dirvi: buon appetito!





lunedì 9 giugno 2014

Una questione di salvezza

Avete mai avuto terrore? Quel terrore che vi attanaglia lo stomaco, che vi fa ridurre la salivazione a zero, che vi fa avere un mancamento?
No?
Provate a svegliarvi una mattina, accendere il piccì (il vostro piccì, quello con la vostra vita dentro), e vedere solo uno schermo nero, poi ne riparliamo.
Qualche settimana fa ho acceso il computer di prima mattina ed era morto. Si è accesa solo una lucina tipo: "Sì, mi accendo ma non fo altro, non c'ho voglia."
Ho pigiato qualche tasto e lui niente. Dicono che quando stai per morire ti passa tutta la vita davanti, io quella mattina davanti agli occhi ho visto scorrere tutte le foto, tutti i documenti, tutti gli articoli, i post, il blog, la tesina GIA' PRONTA di Alice per gli esami e il mio romanzo. L'ultimo. Quello nuovo, quello spero che uscirà a breve, salvato solo fino a un certo numero di capitoli in un hard disk esterno, perché non è che pensi che ti si svampi il pc proprio ora, noooo???
Manca poco svengo. Mi sono trascinata in bagno dal Santo con la morte sul volto.
"Il pc non va più. Morto." Stavo per fare harakiri con lo spazzolino da denti, ingoiare il coluttorio con tutta la bottiglietta, tagliarmi le vene con il rasoio, quando il Santo mi fa "Ma no, ma figurati, ci penso io."
Presa da un nuovo entusiasmo aspetto che lui ci smanetti un po', ma la sua faccia è preoccupante. La frase che dice dopo ancora di più "Temo che vada portato in assistenza."
"I nostri datiiiiiiiii!!!!!!!!!La tesinaaaaaaaa!!!Le foto della nostra vitaaaaaaa!!!!Il mio romanzoooooooo!!!"
"Stai calma!Stai calma!" manca poco mi prende a schiaffi. Dalla paura di aver perso tutto, io sudo dietro al collo, a lui sudano le mani e ad Alice i piedi. Grazie a questo, in capo a cinque minuti casa mia sembrava un caseificio di formaggio pecorino.
"Dimmi che non abbiamo perso tutto. Dimmelo!" lo imploro.
"Non credo sia un problema di hard disk, ma finché non lo portiamo dal tecnico, non posso saperlo."
"Ma come non lo sai!Devi saperlo!Sei un Santo, perdio!Lì dentro c'è il mondo, il mondo!Anzi, sai che ti dico? Rivoglio la macchina da scrivere!Voglio la polaroid! Voglio la penna e l'inchiostro!Voglio tutto stampato perché della tecnologia non mi fido!Non mi fido!Maledetto computer di merda!Uhahhahhahahhahah!!!!"
Poi ho avuto paura che avesse un'anima e che per ripicca mi esplodesse pure davanti, allora c'ho ripensato "Scherzavo amore mio, bellino di mamma. Vuoi partire per piacere? Vuoi illuminarti d'immenso? Vuoi dire a quelle tue rotelline del cazzo di girare nel verso giusto? Perché non ti accendi, maledetto? Perchèèèèèèè!!! Brutto bastardone!Apriti sesamo!!!"
Era un filino in ansia, si capisce?
Il Santo dopo aver contato fino  a 235 mi ha detto "Stai calma, vedrai che non tutto è perduto."
"Davvero?"
"Sì, credo di sì, secondo me non è un problema di hard disk, tranquilla."
Mi sono rilassata un po', ma dopo cinque minuti ha fatto l'errore di chiedermi "Quanti capitoli del libro avevi salvato?"
"Buhuahhahhahahahhahhahaha!!!!!" Stavo per impiccarmi con la corda dell'avvolgibile.
Alle 9.30 ho varcato la soglia del negozio di assistenza, col computer chiuso in una valigetta e l'aria mesta dipinta sul volto. Il ritratto dell'ottimismo praticamente.
Un signore dietro al bancone mi sorride.
"Buongiorno."
Buongiorno un cazzo, ma lasciamo perdere.
"Senta, sono qui perché ho un problema col computer."
Lui mi guarda come per dire "Ma và? Pensavo fosse qui per prenotare un viaggio o smacchiare un cappotto."
"Sì," ed evita di farmi notare che fuori c'è un cartellone con scritto ASSISTENZA COMPUTER grande come uno striscione da stadio.
"L'ho acceso stamattina e niente. Morto. Tutto nero."
"Mmh..."
Cazzo vordì Mmh...? 
"Cosa è???"
"Uhh...mmh..." lui continua a fa' sti versi tipo i dottori che ti leggono le analisi e tu pensi "Mi rimangono 40 giorni di vita" e poi loro ti rimpoverano "Eh eh, qui il colesterolo è un po' altino, e la glicemia è al limite, ma va bene" e tu li prenderesti a schiaffi per averti fatto prendere un colpo.
"E' grave?" minchia, sembro la protagonista di una fiction brasiliana al capezzale di un qualsiasi parente moribondo.
"Mah!"
"Mi dica che non è l'hard disk..." Ho bisogno di sentirmelo dire adesso. SUBITO.
"Non credo..."
Tiro un sospiro di sollievo.
"Ma non si può mai dire."
Voglio morì.
"Finché non apro, non posso dirlo con certezza."
E lì ho capito che i tecnici del computer e i chirurghi sono uguali. Finché non operano non possono sapere l'entità della malattia.
"No, la prego faccia il miracolo!"
"Signora, vediamo. Quando ha fatto l'ultimo  back up?"
"Eh? Becappe? Ma non lo so!Ma mi prometta che salverà tutti i miei dati, la prego! Si metta una mano sul cuore (o anche sul culo, se preferisce) ma salvi tutto!!" Manca poco mi sdraio sul bancone che manco una velina di striscia la notizia.
"Ci sono cose importanti, immagino, dite tutti così."
"Eccerto! Ci sono tante foto, scritti, la tesina per gli esami della mì figliola e il mio... il mio r..nz..o."
"Come?"
"Rmmnz."
"Non ho capito."
Mi sporgo verso di lui per non farmi sentire "Lì dentro c'è il mio romanzo. Quasi finito."
Lui mi guarda come se davanti a sè avesse un criceto obeso che non solo non fa girare la ruota, ma da quanto è peso la schiappa in due. Pena pura. Una grandissima pena. Temo che mi rida in faccia una cosa tipo "E' preoccupata di perdere il suo romanzo? ahuahahhahahhah!!! Alla faccia di Dan Brown!"
Sì, okay, non sarà un graché ma c'ho perso le giornate e comunque è roba mia e io la rivoglio!
"Senta, la prego, salvi il salvabile, tutto quello che può, le sarò riconoscente a vita!Le faccio il regalo quando sposa!Ah, vedo che ha già la fede, vabbè glieo faccio per le nozze d'oro, ma mi salvi tutto!" Ero tentata anche di proporgli 'guardi che la pago il doppio, il triplo, se riesce a fare il miracolo!' ma poi ho avuto paura che mi chiedesse l'equivalente di un Suv e ho lasciato perdere.
"Guardi, mi lasci il numero di telefono che la chiamo appena so qualcosa, se non è l'hard disk, possiamo salvare tutto, non si faccia prendere dal panico."
Tzè! Facile per lui!
Gli lascio il numero di telefono ed esco così in preda all'ansia che non solo mi mangio le unghie ma tutte le falangi. E' già il secondo che mi dice che potrebbe non essere l'hard disk e che i miei dati potrebbero essere salvi, ma io ancora non mi fido. Devo sapè, devo sapè per non morire, e allora chiamo Valerio (questo Valerio), il mio genio della lampada informatica e gli spiego per filo e per segno che versi ha fatto il pc appena acceso (tipo che gli ho mimato a voce il bip bip di accensione e cercato di descrivere la tonalità di nero che è apparsa sullo schermo "Non proprio  nero carbone, tipo grigio scuro canna di fucile. Lo stesso che userò io per spararmi se va tutto perduto."
Lui, che stranamente mi capisce, cioè capisce come mi esprimo, mi rassicura e parte con una serie di varie e eventuali che possono essere accadute. E mi rassicura al 99% che i miei dati sono salvi.
Non potete capì la gioia. Riprendo a respirare, a nutrirmi, a vivere. Ho passato quattro ore di inferno.
Però l'omino non chiama. E mi riviene l'ansia.
Poi finalmente "Signora, sono il tecnico del computer..."
"Mi dia solo buone notizie!" lo interrompo.
"Be'...insomma..."
Mi sono accasciata sul divano e in quel momento ho pensato: Smetto di scrivere, mi do all'ippica e mi improvviserò fantino. "Dica."
"I dati sono salvi, ma il piccì è da butta..."
"I dati sono salvi???? I dati sono salvi???"
"Sì, ma il computer purtroppo..."
"Ma chi se ne frega del computer! I dati sono salviiiii!!" esulto come se fossi la figlia di Bill Gates e mi regalassero computer un giorno sì e un giorno pure.
"Sì, se mi porta un hard disk esterno gli faccio il trasbordo dei dati su quello che acquisterà, perché questo purtroppo non le conviene aggiustarlo. Si è bruciata la scheda madre...e... dati....costo... riparazione..." ma io non lo sento già più. Sono troppo contenta!
Chiamo subito il Santo "Amòòòò!!!Buone notizie! Si è SOLO  bruciata la navicella madre!"
"Sì, mo' Guerre Stellari."
Insomma, per farla breve: ho dovuto ricomprare il pc (maremma svampata) e quando ho visto i prezzi ho voluto davvero ardentemente essere la figlia di Bill Gates, ho provato anche a falsificare la carta di identità ma l'addetto alla vendita non c'ha creduto. Forse avrei dovuto indossare gli occhiali.
Comunque ho scritto questo post per darvi un consiglio: che state facendo adesso? A parte leggere qui, ovviamente. Dopo prendetevi dieci minuti e fate il back up al vostro pc, salvate i dati, registrate tutto, non per gufarvela sia chiaro, ma perchè anche io, fino a qualche settimana fa, mi vantavo ridendo "Ma va là, cosa vuoi che succedaaa!!"
E invece succede che una mattina non hai più dei pezzi di vita dentro al pc.
Perché di quello si tratta, che lo vogliamo o no. 
Quindi, date retta alla Simo: andate e salvatevi  tutto.
Che il back up sia con voi.


lunedì 2 giugno 2014

Finalmente: la craft room





Finalmente sono lieta di presentarvi la craft room di cui vi parlavo in questo post. Non è finita, mancano ancora dei dettagli, ma ci stiamo lavorando. C'è da dire subito che la costruzione di questa casetta c'ha levato il sonno e anche il sangue: è stata scaricata una tonnellata di legna davanti a casa nostra e l'omino che ce l'ha portata, con una pacca sulle spalle, ci ha detto "Tanti auguri!" No, ma avete idea? Come due Manny tutto fare impazziti ci siamo armati di quintali di pazienza e arnesi e abbiamo letteralmente tirato su le mura della casetta. A tratti ci siamo divertiti molto perché in effetti sembrava di costruire la casa di campagna della Lego. Tutto quello che vedete lo abbiamo piantato, montato, tinto, verniciato, avvitato, assemblato, misurato, inchiavardato e sudato (sì, anche l'impianto elettrico. Sì, anche quello idraulico), io e il Santo, il quale, dopo questo popò di capolavoro porta ancora segni come un'infiammazione al gomito che gli fa vedere le stelle anche di giorno. Ma vuoi mettere la soddisfazione? Cioè, non usa più un braccio, ma voglio dì, ne ha due.... Io personalmente sono diventata così esperta che dopo vi lascio il numero, tante volte vi servisse un manovale/imbianchino/tuttofare. Chiamare ore pasti, prezzi modici. Vi piace il colorino? L'ho tinta tutta io, fuori e dentro. Ho avuto una liason passionale con la pennellessa cinghiale che voi non avete idea. Altro che quella cretina di Brava Giovanna Brava che le fanno l'applauso perché ha tinto 10 cm di cancello. Vieni a tingere qua con gli hot pants poi vedi come ti riduci, tzè!
Insomma, dicevamo, ci siamo fatti il mazzo, ma la soddisfazione è enorme. Finito il fuori ho organizzato il dentro. Dico ho perché il Santo m'ha lasciato carta bianca e me lo sono sistemato e arredato secondo i miei gusti. Abbiamo scelto insieme le lanterne per dentro e fuori, ha detto no al colesterolo ma sì sulla stoffa che ho scelto per le tende, e portato molta pazienza quando l'ho trascinato a Ikea per prendere degli accessori da cucina (?) da mettere lì dentro, che poi vi farò vedere.
Vogliamo cominciare con il tour?



Quello che sembra un tavolo da lavoro in realtà era una scrivania grezza. L'ho trovata da un rigattiere e sono riuscita a portarla via a un quarto del suo prezzo. L'ho smaltata di bianco e shabbata, mentre il sopra ho preferito tingerlo di un marrone caldo e accogliente.






La parte destra è adibita  a piccola lavanderia. Questa è mooolto da finire, tipo che voglio studiare come sfruttare al meglio lo spazio sopra la lavatrice per riporre magari detersivi, mollette e biancheria varia. Nell'angolo ho voluto fortemente un punto acqua, sia per il bucato sia per sciacquare i pennelli, le mani o qualsiasi cosa, visto tutti i lavori di bricolage. Dopo aver girato un po' ho deciso che il classico pilozzo da esterno non mi piaceva: troppo grosso, troppo plasticone, troppo grezzo. Girando girando ho trovato un piccolo lavabo da antibagno che è perfetto per il mio angolino.


In più ho tinteggiato di bianco un vecchio tavolo da lavoro, grezzo e massiccio dotato di morsa,  per i lavori più pesanti, tipo martellare, inchiodare e roba varia. Diciamo che è il tavolo da lavoro del Santo e anche qua c'è da studiare un attimo qualcosina per una disposizione ottimale degli arnesi.









Le tende le ho cucite io, ovviamente niente di che, ma con la stessa fantasia ho costruito (con della gomma piuma) e rivestito il cuscino e fatto le tendine nuove al mobiletto basso.






Ai lati del tavolo ho messo due porta utensili da cucina che trovate da Ikea  a pochi euro, indispensabili per attaccarci la qualunque e molto carini dal punto di vista estetico.






La veranda invece l'ha voluta fortemente il Santo e devo dire che non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi convinto. Dà al tutto un'anima più intima e calda. Apro parentesi (la veranda ci ha fatto uscire pazzi, non tornava una minchia e alla fine l'abbiamo costruita come ce pareva, ma non lo dite a nessuno) chiusa parentesi.





Credo che qualsiasi parola sia superflua, perché che cosa vuoi dire, oltre a ribadire che ci siamo ammazzati per costruirla? Ma ne è valsa troppo la pena e ricomincerei da capo, pur di avere sta popò di casetta tutta per me, anzi per noi, che qua ogni scusa è buona per starci dentro (vedi foto con Charlie)

p.s. mi hanno già chiesto se l'affitto.
Ci penserò :-D

venerdì 23 maggio 2014

Suor Cristina: per me è NO.

                                                        Foto: http://www.vanityfair.it/

Premetto che sono battezzata, comunicata, cresimata e che ho sposato in chiesa.
Non vorrei che quello che sto per dire venisse scambiato per un'accusa verso la chiesa, che rispetto moltissimo, ma la mia domanda è:
Che minchia ci fa ancora a The Voice Suor Cristina?
No, perché io non mi capacito.
Al di là del personaggio “Oh sì, ganza!”, “Sister act de noattri è proprio forte!”, e “Ci voleva in questo momento un personaggio del genere”, lo vogliamo ammettere o no, che Suor Cristina ha una voce e un modo di cantare che l'avrebbero scartata pure al concorso canoro della Sagra della Porchetta?
Ah sì, premetto anche che non mi intendo di musica e probabilmente questi miei dubbi sono nati dalla mia ignoranza in materia.
Devo ammettere, senza vergogna alcuna, che la prima volta che Suor Cristina è apparsa a The Voice a me è piaciuta un mucchio. Vuoi il coraggio, vuoi la novità, vuoi l'effetto mediatico non indifferente, vuoi il fatto che sì, una suora che canta a The Voice è forte.
Però già dalla puntata dopo, ho capito che “Sì, apprezzo l'impegno, ma ciccia, non ci siamo.” Ha una voce a tratti flebile, a volte stona anche un po', una voce anche scontata e per nulla particolare se vogliamo, ma chissà perché è in finale.
No, vabbè, si sa perché. Perché se l'abito non fa il monaco, la toga fa una cantante.
È chiarissimo che se la Cri è arrivata fino a questo punto è grazie all'abito talare. Non cercate di convincermi del contrario perché è fiato sprecato. Utilizzatelo magari per gonfiare i palloncini che andrete a sventolare nello studio quando si esibirà la prossima volta.
Non ho nulla contro la chiesa, i preti, le suore, ma sono contro qualsiasi forma di paraculismo.
Perché qui c'è del paraculismo all'ennesima potenza. E quello che mi fa incazzare è che cercano di convincerci che va avanti perché merita, perché è una voce fuori dal coro, lo stesso coro che magari l'ha scartata per anni visto che per arrivare alle note alte deve prendere una scala da pompieri.
E non è manco colpa sua. Che colpa ne ha lei se J-Ax la porta avanti?
Che colpa ne ha se la gente da casa la vuole vedere ancora su quel palco a sgambettare con quelle scarpine nere raso terra?
Nessuna. Si gode il momento e Amen, è proprio il caso di dirlo.
Riguardo al suo motto “Ho un dono e ve lo dono” vorrei dire a Suor Cristina “Grazie, ma ne farei anche a meno.” Perché non è tutto sto granché, anche se a caval donato non si guarda in bocca, per carità. Però se vuoi donare qualcosa di grande ne devi essere all'altezza, capisci?
Tipo che se sto motto lo fa suo Rocco Siffredi, è un'altra storia. È credibile. E meno male che lo dona, perché se lo facesse pagare a peso, sarebbe un casino.
Ovviamente, come tutti noi sappiamo, la scelta di mandare avanti la Cri è dettata dall'audience, dalla produzione, da cosa si fuma J-Ax, dalle regole a noi sconosciute della televisione, dai segnali che arrivano dall'alto, da che tempo farà domani, da una telefonata di Papa Francesco, dalla Cia, dal KGB, da una decisione di Peppa Pig...insomma, le vie del Signore sono infinite. E lei, è chiaro, che ha intrapreso una scorciatoia. Perché se quando ancora non era suora non è stata presa ad Amici (e quello Crì, lasciatelo dire, poèsse una fortuna), X Factor, castrocaro, sanremo giovani, concorso 'voce dell'anno' della parrocchia di Caltanissetta, gara canora delle scuole elementari di Mazara del Vallo e non ha vinto manco un premio come miglior voce esibita sotto la doccia, un motivo ci sarà.
Sennò a quest'ora sarebbe già stata notata, sarebbe una cantante di un certo livello, e non una suora che grazie all'abito talare arriva in finale a The Voice nonostante una voce mediocre.
Che poi noi italiani ci lasciamo trasportare dall'entusiasmo, dalla novità, ma già in passato qualcun altro aveva calcato il palcoscenico bensì fosse un uomo di chiesa: Fra' Cionfoli.
Frate Cionfoli, m'arrivò solo quarto in quel Sanremo dell'82. Ed era giusto così. Poi vabbè, lui c'ha preso gusto, si è sfratato e tutto è cambiato.
Vorrei ribadire che io non ce l'ho con Suor Cristina, ma vorrei dirle due cosine:
“Cara la mia Cri, sono contenta che tu abbia coronato il tuo sogno di esibirti e cantare davanti a un grande pubblico. Sono contenta che tu ritenga (con un filino di presunzione da parte tua ma tant'è,) che donarci il tuo dono sia fondamentale per la nostra esistenza. Sono contenta che stai dimostrando che tutto è possibile, che è bello poter lanciare messaggi positivi sulle note di No One di Alicia Keys. Sono contenta per te, ecco. Per me, per noi, un po' meno. Perché quello che ti sta accadendo è la prova che si arriva con scorciatoie, per raccomandazioni, e che la meritocrazia è una parola che si trova solo sul vocabolario e che è difficile, se non impossibile, vederla mettere in atto in Italia. Anche in una ininfluente gara canora. Se tu volessi veramente lasciare il segno dovresti dimostrare di possedere quella carità cristiana di cui vai professando, quella carità che può raggiungere anche il sacrificio di sé stessi. Come nostro Signore ci insegna, e tu sai bene, dovresti dimostrare umiltà in quello che fai, riconoscere e ammettere che immeritatamente sei dove ti trovi. Ma non vediamo in te questo messaggio. Se tu fossi veramente grande, grandissima, ti ritireresti dalla gara per permettere a chi è più talentuoso di andare avanti, come è giusto che sia. E ti opporresti al gioco dell'audience, alle scorciatoie, al percorrere la via più facile, alla gloria di un programma tv, agli applausi, in nome di quella umiltà che a quanto pare ti manca. Sei brava Cristina, e non discuto il tuo percorso di vita e spirituale. Sicuramente dimostri una grande forza, un grande carattere e un grande spirito di condivisione che ti suggerirei di spostare in altri luoghi dove davvero puoi essere la numero uno. Ma non in una gara canora come The Voice.
Il settimo comandamento recita: non rubare.

Che sia una mela o il primo posto di un podio, non fa poi molta differenza.”



giovedì 22 maggio 2014

Lo amo perché

Perché fa le uova al tegamino più buone del mondo. Il fatto che sia un Homo Orbus e non trovi mai il tegamino è solo un dettaglio.

Perché sa mantenere la calma laddove io prenderei a sprangate il primo che passa.

 Perché ha le spalle larghe e un petto sempre pronto ad accogliermi, anche quando stanno trasmettendo la Champions. Il fatto che mi dia una capocciata durante l'esultanza di un goal, è un rischio che corro molto volentieri.

Perché sulla sua scrivania al lavoro non ha una mia foto, ma tutti i regalini che gli faceva Alice da piccola.
Praticamente riceve giapponesi con le sorprese dell'ovino kinder in bella vista.

Perché si dedica alla casa e al giardino con entusiasmo e volontà. Mi stermina le violette col tosaerba ma a dire il vero non mi sono mai piaciute molto. Crediamoci tutti insieme. Amen.

Perché mi conosce meglio di quanto io conosca me stessa. Ad esempio sa dirmi quanti giorni mi mancano dal ciclo solo vedendo come mi accanisco con la mannaia su un innocente petto di pollo. È un grande conoscitore della sindrome premestruale.

Perché se vado dal parrucchiere e cambio  taglio e/o colore, se ne accorge. Ha un che di miracoloso, lo so. Aspettiamo solo che sto miracolo venga riconosciuto dalla chiesa.

Perché pretende di guidare quando andiamo in auto. Lui fa la sua parte, sempre. Okay, ritiene che la mia guida sia sicura come farsi scoppiare un petardo in mano, ma voglio credere che sia galanteria.

Perché durante il corteggiamento, molti anni fa, mentre tutti i ragazzi facevano i bulli, lui mi ha scritto una lettera piena d'amore e di ironia.

Perché è un uomo concreto che non messaggia come un bimbominchia, che non wuozzappa, che non feisbucca, che non twitta, ma se c'ha da dirti una cosa alza il telefono. Tanto ci penso io a fare tutte ste cose in modo compulsivo.

Perché cura la sua persona ma non si depila, non si increma, non si fa le sopracciglia e non si improfuma con betoniere di dopobarba. E non si incazza quando trova il suo rasoio con i miei peli.

Perché mi presta le sue magliette, il rasoio di cui sopra, i suoi guanti da lavoro, le sue ciabatte (che dopo che le ho usate io non le trova più), e la sua attenzione. Sempre.

Perché mi permette di scaldare i miei gelidi piedini dentro le sue cosce, di svegliarlo accoccolandomi a lui perché ho freddo anche se è già in fase rem, di scoprirlo con movimenti inconsulti anche quando ha la febbre.

Perché se io vado a letto prima, lui fa tutto pianissimo per non svegliarmi.

Perché se va a letto prima lui, mi perdona il fatto che faccio così piano che pare stia entrando una fanfara in camera da letto.

Perché non si infastidisce quando vuole leggere un libro e io gli soffio sulle pagine per girargliele.

Perché si lascia tagliare i capelli da me dicendomi "Sono perfetti!" per poi scoprirlo fare le smorfie allo specchio. Questo è il prezzo da pagare per avere la parrucchiera a domicilio.

Perché non mi dona fiori ma opere di pene.

Perché guarda le altre donne in mia compagnia. Mi preoccuperei se non lo facesse. Non fidatevi di uomini che non guardano un'avvenente gnocca in minigonna: o sono uomini zerbino che hanno paura della reazione della compagna (e di un uomo così non saprei veramente di che farmene), o hanno la stessa quantità di testosterone di Roberto Bolle. Un uomo ha da guardà. Poi per non morire si deve fermare lì, ma questo lo sappiamo tutte.




lunedì 12 maggio 2014

Il Jane Austen tea Party

 


Come avrete notato sono stata un po' assente. Ma solo perché c'avevo da organizzà un evento.
A casa mia.
Nel mio giardino.
Circa una quarantina di persone invitate.
Con l'idea di fare tutto da me.
In poche parole: volevo morire di morte lenta e dolorosa.
Invece è stato un successone.
Ma partiamo dall'inizio.
Io, il Santo e Alice da non molto partecipiamo ai Tea Party organizzati e curati da Annie (la sua insegnante di inglese) e Bruna, sua amica da una vita, nonché donna con forte spirito organizzativo.
In parole povere (detto anche 'ma parla come magni') chiunque voglia promuovere la cultura inglese e/o condividere qualsiasi forma d'arte (che può spaziare dalla scrittura alla letteratura in generale, dalla pittura al corso di ceramica, e chi più ne ha più ne metta,) può chiedere di organizzare un Tea Party. Tu metti a disposizione la location ed eventualmente cosa vuoi promuovere e loro organizzano il tutto.
In occasione dell'ultimo tea party ci è partito l'embolo.
“Sentite Bruna e Annie, pensavo: io e il Santo vorremmo...come dire...be' sì, fare un Tea Party nel nostro giardino, che dite?”
“Perfect!”
“Fabulous!” queste già mi partono con l'inglese che come sapete mi vien facile come tenere un discorso sull'astrofisica.
“Vuoi promuovere il tuo libro?”
Il mio libro? Ah sì, ho scritto un libro. E quindi presa dall'entusiasmo ho risposto “Ma anche no!”
“No?”
“Ma noooo! Ma vi pare che invito gente a casa mi per parlare del mio libro? Piuttosto potremmo far vedere le foto dei nostri viaggi in Inghilterra, quando siamo stati a visitare i luoghi di...”
“Jane Austen!”
Lo abbiamo detto all'unisono. Un lampo, un guizzo, un'idea geniale presa davanti a un tè con intorno decine di persone, ma in quel momento c'eravamo solo io, Andrea, Bruna e Annie.
L'idea ha preso forma in una maniera allucinante e Andrea (sicuramente sotto l'effetto di psicofarmaci) ha proposto: “Sarebbe bello accogliere gli ospiti in costume”
In costume?
Lì per lì ho pensato volesse fare il remake di Baywatch e già stavo telefonando a un chirurgo plastico per rifarmi una quinta di tette, (perché è l'unica cosa che mi differenzia da Pamela Anderson, poi per il resto siamo ugualissime, sia chiaro.) Poi mi son detta: non può essere quel costume perché noi non abbiamo manco una piscina e sinceramente non so se reggerei di vedere il Santo con la capigliatura di David Hasselhoff.
“Costume di quei tempi???”
“Sì, ma forse non è una buona id...”
“Ma è fantastico!!” troppo tardi, ciccio. Ormai è andata. Lo sai che se mi metti in testa una cosa la devi considerare già fatta e non puoi tornare indietro. Tipo quella volta che mi hai detto “Potremmo sposarc...”
“Ho già chiamato il prete. C'aspetta il 27 settembre alle quattro. Puntuali.”
Insomma, per farla breve (ma breve non sarà) la location per il Jane Austen Tea Party è stato il nostro giardino e son partiti i preparativi da parte di Annie e Bruna. Ma anche noi ci abbiamo messo del nostro, troppo facile chiedere alle Tea Ladies 'ok fate tutto voi'. Io non ci riesco, devo essere parte attiva, mettere le mani in pasta e ficcare il naso in tutto. Immaginatemi a ottant'anni, gobba e curiosa che spettegolo sui vicini. Ma non sono adorabile?
Abbiamo proposto a tutti di venire vestiti in costume e ho temuto risposte tipo:
“Piuttosto mi rinchiudo le dita nello sportello del suv.”
“Piuttosto organizzo una crociera di tre settimane solo con mia suocera”
“Piuttosto mi prendo a martellate le gengive.”
Invece via, anche se all'inizio quasi tutti hanno detto “Ma sei pazza? Assolutamente no!” poi è andata bene. Non so, forse trascinati da me, dal mio entusiasmo, dalle mie doti di convincimento o dalle mie minacce, ci hanno ripensato. E non solo hanno accettato ma son volate frasi come:
“Oddio non ho il vestito adatto!Devo ASSOLUTAMENTE trovarlo!”
“Presto! Un cappellino e un ventaglio!”
“Se non trovo il vestito piuttosto non vengo. Voglio vestirmi!”
“Se riesco vengo in carrozza!”
Insomma la voglia di vestirsi si è allargata come un virus e ha contagiato un po' tutti. E chi non era vestito quasi si è sentito più a disagio di chi lo era. E ho detto tutto.
Il mio vestito e quello di Alice, manco a dirlo, me li ha fatti quella santa donna di mia madre che, armata di foglio e lapis, si è fatta uno schizzo degli abiti visti su internet con una tale scioltezza che sembrava un pittore francese a Montmatre. Taglio qui, cucio là, stringo qui, allargo là, fai na giravolta falla nartra volta, tho! Eccoti il vestito. Ualà, eccheccevò? Valentino ha da tremà.
Andrea, il mio amatissimo Darcy, l'ho rivestito io acquistando una camicia pescata con una botta di cu fortuna, trasformandola (quando si dice avere l'occhio lungo) in una camicia d'epoca, e anche il resto è stato riadattato e convertito. Perché comprare o noleggiare tutto sarebbe stato troppo facile, nevvero?
Con le Tea ladies abbiamo deciso l'apparecchiatura, la scenografia, mi hanno proposto delle cose fighissime che noi abbiamo accettato e io ne ho proposte altre che loro hanno accolto con entusiasmo. Ho/abbiamo cercato materiale, fatto foto, stampato roba, scovato oggetti. Siamo una squadra fortissimi, non c'è che dire.
Alle quattro era tutto pronto. La mia camera da letto era stata adibita a camerino/guardaroba e pareva di essere dietro le quinte di un teatro. Cappellini, ventagli, guanti di pizzo e donne sull'orlo di una crisi di risate. Non ci siamo fatte prendere nemmeno dall'isteria allo strappo di un nastro o al salto di un bottone, perché avevamo la costumista: la mi' mamma, che armata di ago e filo e una pazienza che manco Giobbe, ha risistemato vestiti e cappelli in fase di vestizione.
Io ero pronta ad accogliere tutti con la classe e la finezza tipica di quei tempi.
“Signoraaa!!! ma che piacere!! venga!Attenta allo scalino che sennò mi si pianta nella siepe!”
“Salve!!sono Simona, la padrona di casa!Ti piace il vestito? Lo so pare una camicia da notte, mi ci manca il pitale e poi siamo a posto. Gradisci un biscottino?”
“Ciao!Ma che bello questo fiore! Ho sempre amato le camelie!Ah. È una petunia. Certo. - da segnare sull'agenda: fare un corso accelerato con Luca Sardella- Ma grazie!”
Annie e Bruna si sono mosse come formichine laboriose destreggiandosi con gli interventi, il catering, l'intrattenimento e un certo aplomb inglese che da me ovviamente non sarebbe mai arrivato.
Andrea invece è stato un perfettissimo Darcy, non solo per l'aspetto e le basette lunghe ma si è prestato a qualsiasi cosa la mia mente contorta gli abbia suggerito, senza fare una piega. E, conoscendo il suo carattere piuttosto schivo e concreto, direi che stata una dimostrazione d'amore più di un anello, più di una serenata, più di cento tavole sparecchiate. E se era già Santo e Beato, dopo questa cosa  lo trovate alla destra del Padre.
Alice invece ha aiutato fin dalla mattina, ha trasportato sedie, chiuso e aperto tavolini, aiutato ad allestire i drappi sulla siepe, pulito, apparecchiato e sparecchiato con una cura fantastica. Ci teneva più di me che tutto fosse perfetto, e quest'ansia le ha fatto avere uno scatto isterico di circa cinque secondi in cui ho temuto che mi si trasformasse nella bambina dell'esorcista. Poi è entrata totalmente nella parte, al punto che ieri sera mi ha detto “Madre, io mi ritiro nella mia stanza. Voi quando vi coricate?” Io ho preso il pitale di cui sopra e l'ho seguita.
Gli invitati all'evento sono stati fantastici, si sono lasciati travolgere e non sconvolgere dalla pazzia della sottoscritta e hanno scattato credo 9876 foto a testa. Tutto per poi ricattarmi, sono certa.
Roba che se questa cosa arriva agli assistenti sociali, ci levano la figliola.
Roba che ho sentito mia madre rispondere alla domanda 'ma quella è sua figlia?' “Chi, quella che sta correndo sguaiata reggendosi il vestito e che, ommioddio! ha appena detto una parolaccia? No no, non so chi sia...”
Roba che, dopo questa performance, ho un futuro. Sì, alla neuro.
Ci sono state tante risate, interventi interessanti, miliardi di foto e un divertimento unico, coinvolgente e sì, pure godereccio. Il banchetto del cibo era strafavolso con dolci uno più buono dell'altro che, per inciso, sono stati portati dagli invitati. Ognuno ha avuto una parte, un ruolo e tutti hanno partecipato entusiasti. Non solo: era presente la sorella di Greta Scacchi, l'attrice, che saputo della cosa è stata lietissima di partecipare e ha pure usato il mio cesso! e un operatore di un canale della tv regionale che ha ripreso in cielo in terra, in ogni luogo e in tutti i laghi e ha intervistato la sottoscritta, Annie e Bruna per un filmato che forse andrà in onda. Ora come ora sto cercando di contattare la Tomponzi Investigazioni per cercare di trovare qualche scheletro nell'armadio, qualche segreto importante con cui ricattare l'operatore perché non venga mandato in onda il filmato. Col culo che ho, non avrà precedenti, sarà un cittadino modello, un padre esemplare e a capo pure di missioni umanitarie, per cui temo che il video possa essere divulgato.
L'evento comunque è riuscito bene, talmente bene, che qualcuno ha perfino azzardato un “Sembra un film!” e una signora, presentatasi al cancello del giardino, è rimasta allibita e immobile.
“Signora, ma...cerca qualcuno?”
“Sì, ma mi sa che ho sbagliato. Scusi scusi non voglio disturbare, vedo che c'è un matrimonio in corso!”
Un matrimonio. Facciamo un evento in giardino e da quanto ci riesce bene lo scambiano per un matrimonio. Nella prossima vita voglio fare la wedding planner.
Prima delle foto chiuderei con i ringraziamenti.
Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato e che si sono prestati a questa folle anche se bellissima idea.
Ringrazio chi mi ha portato i regali, che ho accolto con sincero stupore e chi mi ha donato i fiori. Bellissimi tutti e in particolare un grazie a Vanna che addirittura, per me, solo per me, si è fatta arrivare le rose Austin direttamente dall'Inghilterra e me l'ha confezionate con una cura e una maestria certosina, perché anche la ricerca della stoffa ha avuto un suo perché.
Ringrazio chi mi ha lasciato la sua mail per far sì che io mandi tutto sto pappiè.
Ringrazio la mia amica Samantha che non solo si è lasciata travolgere da questa cosa, ma è stata parte attiva anche nella preparazione dell'evento fornendomi materiale e chicche culinarie: ha fatto dei cup cakes con la silhouette di Jane Austen. C'ha perso un giorno, la pazienza e mazzi di neuroni ma son venuti 'na favola!
Ringrazio: Sarah per la lettura in inglese di un brano tratto da Orgoglio e Pregiudizio, Vanna per averci trasmesso la sua passione per la musica e ricordato che anche Jane la amava, Silvia per averci reso partecipi dell'affascinante mondo dei cavalli e dell'abbigliamento di quel tempo in questo campo, Laura per aver riassunto anche con spunti personali la vita di Jane Austen, Naibì per averci illustrato gli abiti d'epoca, i tessuti e la moda, e infine Leila per averci presentato la Fondazione Cerratelli. E qui ringrazio di cuore Diego Fiorini che ci ha permesso di esporre per l'occasione due cappelli di scena usati per La Bohème di Puccini con la regia di Franco Zeffirelli del 1983 e per Il signor Bruschino di Rossini del 1978. Vi consiglio un giro sul sito per apprezzare questa grande sartoria che ha collaborato per la realizzazione di costumi che hanno contribuito a rendere famose moltissime opere e che hanno solcato teatri come il Metropolitan di New York, il Royal Opera House Covent Graden di Londra, senza dimenticare i più famosi teatri italiani.
Infine un ringraziamento alle preziose Annie e Bruna, che con divertimento, passione, grazia e dedizione organizzano splendidi Tea Party per il solo piacere di divulgare e promuovere la cultura inglese, ma non solo. Si tratta proprio del piacere di condividere esperienze, foto, arte e dello splendido tè con chi apprezza lo stile english. Il tutto condito con simpatia, disponibilità e cordialità molto british!





 







 



























Ah, poi un po' del libro si è parlato. 
Mi hanno incastrato.



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