martedì 26 agosto 2014

WhatsApp: se lo conosci non ti uccide



“Marì, finalmente, dico FINALMENTE, c'ho whatsapp!”
“Oh bene! Aspè che ti cerco...Mmh...non ti trovo”
“Ma perché sei scema!Come non mi trovi, io ti vedo!”
“Impossibile. Guarda...non ci sei...”
“Ma come non ci sono! Ma figurati, l'ho installato! E poi guarda, guarda se ti dico la verità, eccoti qui: Marì. Vedi?”
Lei dà un'occhiata al tablet, poi mi rivolge uno sguardo compassionevole misto a pena e mi fa:
“Cretina. Hai installato Messenger.”

Questo per dire quanto io e la tecnologia andiamo a braccetto. Ho installato una cosa invece di un'altra, perché a me pareva uguale. E già qui ci sarebbe da approfondire.
Pochi giorni fa comunque ho installato per davvero WhatsApp. Ma non perché mi piacesse in particolar modo, ma perché ero rimasta l'unica sulla faccia della terra a non averlo. E se non hai WA non sei nessuno. Cioè, tu conosci una persona e quella la prima cosa che ti chiede non è “Quanti anni hai?” “Ndo stai?” “Cosa fai nella vita?” ma ce l'hai “WhatsApp?”.
Da qui si evince che sono una caprona che segue la massa e che si mette al passo coi tempi duemila anni luce dopo tutto il mondo. Ma davvero andavo ancora a sms o al massimo segnali di fumo.
Ho cercato informazioni del tipo “Perché dovrei installare WhatsApp?”
La risposta più profonda l'ho avuta da una mia amica che ha squittito “Perché ci sono le faccine!!”
Ecco, per le faccine. Evidentemente l'espressione della mia in quel momento le ha detto il mio stato d'animo perché si è affrettata ad aggiungere “Ma non solo per quello eh? Per un sacco di altre cose...bla bla bla...bla bla bla...”
Mi ha convinto. E queste faccine, queste faccine signoramia, ma cosa sono? C'ho preso gusto. Non mando un messaggio se almeno non metto una faccina, un simbolo, un cartello stradale, un segnale. Faccio anche i rebus, sfidando gli amici a decifrare le frasi. Voglio dire, avete voluto che installassi WA? E ora vi beccate i miei deliri. Figuriamoci se io mi limito a mandarvi un messaggio semplice, ma abbiate pazienza. Le faccine mi sprigionano la fantasia, tipo i bimbi con le costruzioni. E quindi spippolo come una bimba minchia qualunque. A 41 anni. Mi prenderei a sprangate da sola.
E comunque all'inizio non è stato facile. Io per WA ho un altro numero, quindi ho dovuto avvertire TUTTI i miei contatti della rubrica. Gente ganza, amici miei. Ergo: apriti cielo.

Il serioso che non capisce le battute:
“Ciao, registra questo nuovo numero per WA!”
“Chi sei?”
“Tua sorella!”
“Non ho sorelle!”

L'allarmista:
“Ciao! Questo è il nuovo numero per WA!”
“Chi sei?”
“Secondo teee?”
“Chi le ha dato il mio numero? Ora chiamo i carabinieri!”

L'orbo:
“Questo è il nuovo numero, finalmente ho WA. Registralo, sono la Simoooo”
“Oddio, ma nella foto cosa baci? UN RATTOOO???”
“È il cane di mi' madre.”

Il latin lover:
“Abbello registra sto numero. Sono Simona”
“Quale Simona? SimonaTetteGrosse, SimonaTetteaPera o SimonaBelleTette?”
“Le mie non rientrano in nessuna categoria. Non pervenute.”
“Ah, okay, sei la Fruzze.”

Senza considerare il delirio della spunta e del Tizio sta scrivendo...
Amiche che:
“Oddio ha letto il messaggio ma non mi scrive e pensare che l'ultimo accesso è alle 16.30 e sono già le 16.31!”
“È in linea ma non mi risponde il bastardo!”
“L'ha letto!C'è la doppia spunta!” E io che credevo che la doppia spuntas ce l'avesseros solos le spagnoles dopos un estates passata al mares senzas la protesion sui capellis. E per fuerza poi ti si sciupanos.


Poi ci sono un sacco di altre opzioni tipo:
-la casellina vocale-
mi hanno mandato un messaggio vocale che recitava la canzoncina dei sette nani “Eò!Eò! Andiamo a camminar!”, mentre l'artefice di cotanta prova era sul tapis roulant. No, non posso dire chi è, ne vale la sua reputazione. Sì, ognuna ha le amiche che si merita.

-Gli status-
mi hanno detto che ci puoi scrivere gli status, come FB, come Twitter. A me effettivamente mi manca scrivere du' minchiate anche lì e poi sono davvero in cielo in terra in ogni luogo e in tutti i laghi. Avevo, a dire il vero, notato che qualcuno ce l'ha. Frasi carine, alcune celebri, aforismi, citazioni, qualcosa che magari ti presenti a chi ti contatta. Bene. In capo a una settimana non ho ancora trovato nulla che mi aggrada. Non è vero: non ho ancora capito come minchia si fa.

-Mettere e cambiare foto al profilo-
-Quella col topo ragno di mi' madre è la prima che mi è capitata dopo aver digitato Galleria. Ok.
Poi mi son detta che la gente poteva scambiarmi per Licia Colò che bacia un sorcio e allora ho deciso di cambiarla. Mi ci è voluta mezz'ora per la ricerca tra le foto, che se tanto mi dà tanto dovrei mettermi già adesso a cercare quella da affiggere sulla mia tomba. Insomma, quasi un'ora per capì dove cercà, cosa fa', tagliarla e caricarla. Che io col mio ditino sghembo scivolo via sul tablet come un pattinatore 'mbriaco, quindi taglio dove dovrei solo spostare, sposto dove dovrei bloccare e bestemmio dove dovrei pregare. Ma così è. Alla fine l'ho messa. Ohhhh!!!Gioia e gaudio!
È sfocata.
Ma vaffanculo.

Però, c'è un però. Devo ammettere che è comodissimo, con tante cosine da mettere, da fare, da scrivere e che io ho visto (sul capire ancora ci devo lavorare) solo da poco. Cioè, credo di sfruttarlo al 2% delle sue possibilità e nonostante ciò, ho perso mazzi e mazzi di neuroni specchio, quindi son più scema di prima.
Ma ce la farò. Sono intelligente ma non mi applico, tutto lì. Perché per cosa mi pare sapeste come imparo in fretta. Uhhhhhhh!!non mi fate di' niente bocca mia statte zitta!
Comunque anche io c'ho WhatsApp.
Come ho fatto fino a ora a vivere senza? Come?



mercoledì 13 agosto 2014

Il potere della bicicletta.

Stamattina, posseduta dallo spirito di un ciclista, mi son detta: “Oggi niente macchina, vado a fare tutte le commissioni in bicicletta come un tempo. Checcevò?”
Il fisico innanzitutto. Perché a vent'anni, quando non avevo la patente lo facevo senza mani e a occhi chiusi. Stamattina sul ponte invece, se non mi rizzavo sui pedali ero sempre lì. Comunque dettagli.
Indosso dei leggins neri, una canotta, delle scarpe da ginnastica e via con la bici. Altro che Nibali.
La prima differenza che ho notato con la macchina è che andando in auto ti perdi un sacco di saluti. Tipo che ho fatto la prima tappa dal giornalaio e prima era: partenza da casa- giornalaio-buongiorno-il quotidiano-arrivederci. Stop.
Invece stamattina ho salutato un mucchio di persone.
Il vicino di casa intento a sistemare l'orto.
Al semaforo ho incrociato due turisti olandesi con la loro bicicletta super accessoriata. Hanno visto che leggevo sulle loro borsine senza capirci una fava, mi hanno sorriso, ho detto buongiorno, uno di loro mi ha detto Ccciuao! E una volta scattato il verde siamo ripartiti. Io per le mie commissioni, loro verso l'infinito e oltre.
Di ritorno dal giornalaio ho incrociato una carovana di ciclisti tutti bardati nelle loro tutine attillate nylon misto acrilico con dettagli di pelle umana e anche loro mi hanno rivolto un saluto caloroso manco avessi staccato il gruppo.
Poi ho incrociato un omino ciclista dilettante e mi ha salutato pure lui.
Ferma a un incrocio ho fatto passare una nonnina. Mi ha rivolto un bel sorriso e mi ha detto grazie e io prego e lei che giornata oggi e io ma davvero e lei l'estate quest'anno non è mai iniziata e io non ci sono più le mezze stagioni e nemmeno le stagioni e se non riprendevo a pedalare mi invitava pure a pranzo che aveva fatto le melanzane alla parmigiana, che con sto freddo si richiedono davvero.
Poi, per andare in banca ho attraversato il ponte che, come dicevo prima mi son dovuta mettere sui pedali. E la gente quando sei sul punte fasciata in dei leggins ritta sui pedali, saluta un casino. Ti suonano anche e io pensavo Ciao bello! Ma guarda te che calore sul ponte.
Al ritorno avevo più forza ed ero più allenata e allora sui pedali non sono salita e non mi ha salutato nessuno. Mi avevano già salutato prima, si vede. Il Santo mi ha detto che, se la prossima volta vado sui pedali sul ponte con la gonnellina, mi salutano di più e mi fanno anche la ola. Ora ci penso perché il saluto è bello. Quando sei in macchina tutti sti saluti, sti sorrisi, ste gentilezze, te le perdi.
Comunque mi son diretta in banca, ero sudata come se fossi appena uscita da una sauna e allora mi son detta 'Se entro in banca con l'aria condizionata a palla, tempo tre secondi mi prende una broncopolmonite letale e muoro. E non è bello morire dopo aver salutato un mucchio di persone.' E allora, dopo aver parcheggiato la bici sul cordolo del marciapiede, mi son messa seduta su una panchina ad aspettare di freddare un po' come quando aspetti che ti freddi la minestra.
Dopo dieci secondi arriva un vecchietto corpulento con una bici con un cestino di vimini bello grosso piazzato davanti. Penso che dentro quel cestino ci starebbero bene dei fiori, magari un mazzo di lavanda, ma l'omino non mi pare il tipo. Ha una stampella infilata lungo la bici, mi guarda e mi dice buongiorno e io rispondo buongiorno, e ho la sensazione di avergli 'rubato' il posto. Quella panchina, tutte le mattine, è sua. Stamani ci trova me. Scende dalla bici con cautela, sguaina la stampella e si siede nella panchina dietro di me. Io e lui seduti tipo sul divanetto dell'amore, schiena a schiena, testa a testa, con la stampella poggiata di traverso come per dire qui ci siamo noi.
Dalle sue spalle mi arriva la sua voce, mi dice che preferisce quella panchina perché è lontana dal passaggio delle auto che sennò si respira tutto il veleno e si sta male. Mi chiedo se sta dicendo a me, e infatti ci sono solo io nel giro di venti metri. Io annuisco, scioccamente. Non può vedermi, ma come sa che ho sentito, saprà anche che ho annuito. Tiro fuori dalla borsa il giornale. Se devo aspettare, tanto vale leggere per passare un po' di tempo. Se non avessi avuto il giornale forse avrei spippolato sul cellulare, o sul tablet o giocherellato con le chiavi o sistemato nella borsa. Ogni tanto però mi volto e mi aspetto che anche lui legga qualcosa, invece fissa i piccioni, alza la mano a qualche vecchietto più in là, ogni tanto tocca la stampella per vedere se è sempre lì. Si gode sto venticello fresco che stamattina scompiglia le foglie degli alberi e fa volare le cartacce che i ragazzini buttano in piazza.
Ho smesso di sudare, ora posso andare in banca. Mi volto per salutarlo e sorridergli, ma lui guarda altrove. Si gode il vento, questa mattina di agosto dall'aria settembrina. Si gode i gridolini dei bambini, i pettegolezzi delle signore davanti al negozio di alimentari, i discorsi sullo sport dei suoi simili, là in fondo, vicino al bar. Si gode il sole che filtra dagli alberi trasformando la sua camicia in un caleidoscopio di luci e ombre e si gode in dolce far niente, così raro in questa epoca in cui, se non fai nulla, sembra che tu non sia connesso, che tu non viva davvero la tua vita, mentre la vita, in fin dei conti, è tutta lì. È saper stare su una panchina tutte le mattine a guardar la gente, e dire a una con una canotta fosforescente che quella è la panchina migliore perché è lontana dal traffico. È usare una frase di circostanza per dirmi che quella è la sua preferita e che, se domani torno in quella piazza, lui lo ritrovo lì, con la bicicletta dal cestino senza lavanda e la stampella messa di traverso.





martedì 29 luglio 2014

L'insonnia stagionale

Io c'ho l'insonnia stagionale.
Un'insonnia che mi prende solo nel periodo estivo e a fasi alterne: a volte ce l'ho, a volte non ce l'ho, maremma addormentata.
Nel periodo estivo, dove a regola (visto che Alice non ha scuola) potremmo dormire di più, io son sveglia come un grillo.
Ci sono sere che fatico ad addormentarmi e che, visto che sono sveglia come se avessi ingurgitato litri e litri di caffeina, mi piacerebbe intavolare una discussione col Santo sul perché degli esseri viventi, la scissione dell'atomo, o del motivo che ha spinto Romina Power a ritornare a Cellino da Albano. Non lo sapevate? Ora sì. Va là che belle notizie che vi do.
Ci sono sere che invece, dopo aver letto due pagine di un libro, crollo sul letto a tappeto d'orso. Morta. Poi all'improvviso mi sveglio e mi dico “Oh che meraviglia! Come ho riposato bene! Devono esser le nove!” Sono le due. Di notte. Una verve che manco una ballerina brasiliana e due occhi sgranati che nemmeno una civetta.
E allora mi giro e mi rigiro come una fetta panata nell'olio bollente. Spessissimo mi alzo, girottolo per casa come una pazza per poi riappisolarmi sul divano. A volte mi basta mezz'ora e torno a letto trascinandomi il cuscino dietro come fa Linus con la sua coperta e con un'espressione che sembro appena uscita da un centro di igiene mentale. Mi butto sul letto e bon. Dormo. A questo punto mi chiedo se soffro di sonnambulismo vigile, tipo che per riposare bene e riaddormentarmi ho bisogno di una giratina.
Ho provato con la camomilla. Non mi fa una beata mazza, anzi mi costringe ad alzarmi per fare pipì, quindi mi sveglio comunque, mi incazzo e siamo punto e da capo.
Ho provato a contare le pecore: arrivo a dodici poi mi stufo. Senza considerare che non posso fare a meno di farne inciampare qualcuna, buttandola a gambe all'aria. Grasse risate nel cuore della notte. Non s'ha da fare.
Ho provato a leggere molto, per stancarmi. Seeee. Se il libro soprattutto mi prende ci rimugino fino alla mattina. Peggio.
Le posso provare tutte, ma finché non tocchiamo l'autunno è così. Io so cosa è, maremma periferica!
Ricordate questo post? Dove vi raccontavo di essere andata dall'angiologo per problemi di circolazione a una gamba che io credevo dipendesse dalle vene e invece era solo l'alluce valgo?
Ecco, è lì il problema. D'estate le gambe mi gonfiano come due zampogne, e questa, quella con l'alluce che va per i cazzi suoi, mi dà fastidio più del solito, e la notte c'ho la smania. Perché se la gambina non mi dà noia, io dormo serena. Si fa per dire.
Anche qui ho adottato degli stratagemmi tipo: mettere un cuscino in fondo al materasso in modo che le gambe siano un po' sollevate. Ma così facendo c'è il rischio che mi vada troppo sangue al cervello (che non c'è abituato) e mi metto a fare sogni sminchiati tipo che mi sogno l'omino della conad che mi dice “C'ho da andà a raddrizzà gli zucchini e a mettere in fila i tetrapak del latte della lola” o mi sogno Marzullo che mi dice “La vita è un sogno o sono i sogni che aiutano a vivere meglio?”. Io gli rispondo “Malevatidalcazzo!” tutto attaccato, lui evapora come acqua in una sauna e mi sveglio maledicendo Marzullo e i suoi aforismi di merda.
Non è una questione di caldo in camera da letto. A parte che quest'anno pare autunno e quindi caldo de che, e poi ho il climatizzatore. Acceso, spento, un po' acceso, un po' spento...la situazione non cambia.
Avete rimedi efficaci? Consigli da darmi? Erbe miracolose? Pratiche di rilassamento valide che non comprendano cinquanta sfumature de sta ceppa (perché fin lì ci arrivo anch'io)?
Grazie per tutto quello che mi consiglierete.
Ah, dite che ci vuole uno bravo.
Ok, fuori il numero.

venerdì 18 luglio 2014

Tipologia del bagnante medio

Poche cose mi danno fastidio in spiaggia.
Poche cose tipo queste:


Tu fumi, giusto? Ok. Io no. Non mi dà fastidio se fumi in spiaggia, nemmeno se mi arriva il tuo fumo addosso, siamo all'aperto e se il vento tira di qua me ne farò una ragione, non ti scasso le palle, piuttosto mi allontano.
Non mi dà fastidio nemmeno se, per via della calura estiva, fumi in mare mentre sei in ammollo con l'acqua che ti arriva alle cosce. Poro tesoro, vai tranquillo.
Se però spegni la sigaretta in mare e con un pizzicotto butti il mozzicone tre metri più in là in mezzo all'acqua dove giocano i ragazzini, allora mi fai incazzà. Fumati tutto, cosa te pare e dove te pare, ma il mozzicone la prossima volta infilatelo nelle narici o in qualsiasi altro buco del tuo corpo. Perché inquini, perché sporchi e perché mi fa schifo. E poi magari sei uno di quelli che, guardando il degrado delle spiagge, dice “Che schifo.” Eh. Invece te sei na favola. Fanculizzati, vai.

Quelle che urlano tipo piazza del mercato. “ERNESTINOOOOOO!!!!ESCI DALL'ACQUAAA!!!” con lo stesso tono di voce che usa Nando, il pescivendolo della mi'mamma, quando gli arrivano le triglie fresche “TRIGLIEEEE!!! STAMATTINA LE TRIGLIE SONO FAVOLOSE, DONNEEE!!!”
Cioè, capisco il core de mamma, capisco che se Ernestino ha mangiato l'equivalente di dodici menù della nazionale italiana di rugby, magari c'ha lo stomachino un po' impegnato e rischi di vederlo galleggiare tipo boa, capisco che devono passare giusto quelle diciotto, venti ore prima che si possa bagnare un alluce, ma cara mia, alzati dall'asciugamano rosso tiziano preso con l'ultimo numero di Gente con il contributo di 3 euro e 90 e vai a prendere Ernestino senza urlarlo a loop per venti minuti di seguito. Perché? Perché, semplicemente stai scassando la minchia.

L'amico dei rifiuti. Quello che ne rimane talmente affascinato e affezionato che non se ne libera. Aspetta che lo faccia tu. Si scofana un panozzo, a volte due, si beve una birra, accompagnata da noccioline e rutto a tremila decibel e poi caga tutto lì. Quando il sacco dell'immondizia è a dieci passi. No, non è pigro. E' stronzo, è diverso. Perché se c'ha da accalappiare la faiga di turno, non solo farebbe chilomentri di spiaggia, ma li farebbe sui gomiti anche sulla sabbia rovente. Ma i rifiuti no, si rifiuta (perdonate il gioco di parole). Li lascia lì come cimeli, etti e etti di plastica che,come sappiamo, su una spiaggia o in mare sono biodegradabili come io sono Manuela Arcuri. Caro amico, che se tanto mi dà tanto sei amico di quello delle sigarette, se non hai voglia di fare cinque passi (cinque) sai dove la potresti mettere la spazzatura? Bravo. Oggettino per oggettivo, come delle supposte. Il mondo ci guadagna, tu non ti muovi, il culo ti si riveste di plastica e, se sei pure bravo con i movimenti degli sfinteri, ricaghi un cubo di rubik o un triciclo colorato per il nipote. Pensaci.

Quelli che con la spiaggia libera e vuota come il deserto del Sahara, piazzano l'ombrellone a un centimetro dal tuo. Che poi spesso non è manco un ombrellone standard ma un gazebo 18x18 usato dal cugino di terzo grado per il rinfresco del suo matrimonio.Ora, bello de zia, vorrei vantarmi di essere una stragnocca che come il biondo fa impazzire il mondo (crodino docet), e che il piazzamento del tuo ombrellone da catering sia solo una bieca scusa per starmi più vicino e spiarmi come se fossimo al Grande Fratello, ma no, sono obiettiva. Sono un cesso, ho un po' di cellulite, una voce nasale e potrei somigliare a Gisele Bundchen solo per il piccolo neo sotto l'ascella destra. Quindi la scusa non regge, capisci? E ti chiedo: ma con tutta la spiaggia a disposizione, perché minchia devi venire vicino vicino? Ma non puoi andare un po' più in là? Giusto per non infilarti il mignolino del piede in una narice se provo a stendermi. Giusto per non sentire l'odore di talco con cui ricopri nonna (tipo fetta panata) ogni volta che sventola il ventaglio che gli hai portato come souvenir da Posillipo
Giusto per non sentire le cazzate che dici, che voglio dì, ne sparo già abbastanza io e mi basto.

Quelli che gli danno noia i bimbi nell'acqua. Ora. Capisco che se ami l'acqua come io amo depilarmi a secco, l'entrata in acqua ha un rituale preciso che consiste nel:
un quarto d'ora con solo i piedi in ammollo.
Un altro quarto d'ora con l'acqua che arriva ai polpacci e inspirazioni di controllo del freddo.
Dopo mezz'ora siamo all'altezza cosce e si è già attivato un 118 dell'ospedale più vicino pronto a intervenire per assideramento.
In genere a questo punto si passa a raccogliere con il palmo della mano un po' d'acqua (l'equivalente di un bicchiere di vino. Della Barbie.) per poi passarlo delicatamente sulle braccia, sul viso e attingendo a una dose di coraggio immane, anche sulla pancia. Da qui in poi, in genere, si torna indietro. I più coraggiosi vanno oltre: dopo tre ore sono all'altezza vita. Se non sono ancora morti con le labbra blu come fu trovata Laura Palmer, chiaro.
Ovviamente questo rituale a volte è spezzato dai bambini/ragazzini di turno, che entrano in acqua a bomba. A quel punto, se gli sguardi potessero uccidere, ci potrebbe essere una morìa non solo di pesci ma anche di anime innocenti. Sì, perché, nonostante tu pensi che l'abbiamo fatto apposta perché t'hanno visto entrare in acqua sulle punte manco tu fossi Roberto Bolle, sti ragazzini manco t'hanno cacato di striscio. Il bambino, impavido, idrorepellente, scanzonato e con molta probabilità rivestito naturalmente di neoprene, si butta, incurante del freddo, dell'acqua gelida, ma soprattutto incurante di te. Ci potrebbe essere il Papa, Belen o un muro e il bambino si butterebbe con la stessa noncuranza con cui io seguo le foto su Instagram della Marcuzzi. E no, non ce l'ha con te e no, non l'ha fatto apposta. Hai solo scelto il posto sbagliato nel momento sbagliato, e se pensi di stare sulla battigia con i tuoi piedini smaltati che accarezzano le ondine senza essere schizzata almeno un pochino, be', ti conviene andare in montagna.
Certo, io non sono immune a tutto ciò. Una volta stavo per rinviarne uno a mo' di calcio di punizione (perché, sì, ora ti dico la verità: a volte lo fanno apposta) e un' altra volta ho sibilato a denti stretti un dolce complimento alla sua mamma, però poi mi dico che se non voglio essere schizzata, lì, vicino all'acqua, non ci devo sta'. Se voglio rimanè asciutta devo sta' all'ombrellone, a tenere compagnia alla nonna che sa di talco che mi racconta l'ultima puntata de Il Segreto.
È un mondo difficile.




giovedì 10 luglio 2014

Cose che sono successe in questi giorni (Part two)



-Abbiamo partecipato a una festa anni '60. Vestiti anni '60. Tra tutti gli abiti a disposizione ho scelto di fare la figlia dei fiori. Hippy abbestia. Mi ci mancava rollare un cannone e poi ero a posto. Quando chiedevano al Santo: “Sua moglie qual è?” Rispondeva “Vede quella mora sul tacco 10? Magari! Invece è quella sciroccata che balla a piedi nudi. Purtroppo è quella.”

-Sono stata intervistata su RDS da Rosaria Renna e Claudio Guerrini. Sì, a proposito del mio libro. No, non lo so manco io. È successo tutto in fretta, tipo giochi senza frontiere An De Truà Fiiii!! Partiti! Na roba che mi ha preso alla sprovvista, senza preavviso, tipo un temporale estivo, un tuono o una colica di reni. Però è stato molto bello.

-Incontrato, in un pomeriggio ventoso, la blogger Debora, che parlandomi di lavoro mi ha confidato “Sai, prima lavoravo nel settore sanitari. Roba da bagno, intendo.”
“Ah. Vendevi cessi.”
“Sì, mi son sempre piaciuti i cessi.” Così dicendo mi ha preso a braccetto e mi ha riservato uno sguardo con gli occhi a cuoricino. Qualsiasi riferimento a cose o persone è puramente casuale.

 -Mamma ha letto e finito il romanzo.
“Mamma, ti è piaciuto?”
“Moltissimooo!”
“La trama, eh? La trama, che ne dici?”
“Bellissimaaa!”
“Ehm...sì...i personaggi, dico i personaggi, cioè....secondo te sono carismatici?”
“Carismaticissimiiii!”
“No, vabbè, mamma. Però dhè, cerca di essere obiettiva, vabbè che sei la mi' mamma e ogni scrittore è bello a mamma soja, però...”
“Posso fare un appunto?”
“Prego”
“Scrivi un po' troppe parolacce, figlia mia.”
“Ma non dire cazzate!”
Ma come fa a sostenere ciò, porcalamaiala.

-Abbiamo fatto la festa in giardino di inizio estate. Quest'anno il tema era 'Guerra con pistole ad acqua e fucili a canne mozze'. Io mi sono entusiasmata talmente tanto che mi sentivo Lara Croft . Figa, bella, gagliarda, armata fino alle unghie e con due bombe qua davanti pronte a far fuoco. Angelina mi sentivo. Angelina Jolie in Tomb Raider. Invece ero una tomba e basta. Morta subito. M'è scoppiata una bomba d'acqua in mano ancor prima di cominciare e le mie armi erano lo spruzzino con cui annaffio le ortensie e un flacone di svelto piatti finito. Quando lo pigiavo, il getto era talmente debole che sembrava avesse problemi alla prostata. Dio, che tristezza.

-Io e il Santo la notte abbiamo fatto parecchio moto. Ma che avete capito: noi giochiamo a tennis. La notte. In camera da letto. Con la racchetta ammazza zanzare, quella che se ne prendi tre insieme rilascia un puzzo di bruciato che nemmeno all'inceneritore. Nonostante le zanzariere qualche bastarda riesce a passare la barriera e si infiltra in camera dove ci succhia anche l'anima e allora vai di Wimbledon!
“Amò, ma che stai a fa'?”
“Zitta che l'agguanto! Diritto!”
“Sento che fa ancora zzzzz!!! non l'hai presa.”
“Zitta, zitta.” Sbam! “Rovescio!”
“Amo', me pari Panatta. Lascia sta'.”
“No, ormai devo finire il match. Diritto!”
Non c'è verso. Deve finire e possibilmente vincere la partita. Inutile dire che io, invece di dormire, sono a bordo letto a fare il tifo. Ho sempre sognato fare la ragazza pom pom.

-Domenica a pranzo, forse per una reazione allergica (o ho toccato una pianta e poi mi son toccata il viso, o le preghiere del Santo sono state ascoltate, o lo stesso Santo ha cercato di avvelenarmi con del cianuro, non lo so) ho avuto un pizzicore e senso di gonfiore alle labbra. Mi sentivo Alba Parietti. O Bubba di Forrest Gump, con le labbra ripiene di gamberetti. Fatto sta che mi sentivo sti labbroni ripieni come un tacchino a Natale e continuavo a dire "Ammmuore, ma mi vedi le labbbbra gonfuieee?" Pareva avessi una nespola incastonata in un molare.
"No, non mi pare." 
"Ma cuooome nooo?"
E niente, il tempo di far realizzare al Santo giochi erotici che manco cinquanta sfumature de sta ceppa, e m'è sparito tutto. Due ore in cui sono stata naturalmente con le labbra gonfie e turgide come Francesca Dellera ai tempi d'oro. Ricostruendo gli avvenimenti, mi sa che sì, ho toccato una pianta in giardino e poi mi sono messa le dita in bocca. E m'è gonfiato tutto. 
Ammetto che son giorni che mi sposto in giardino sui gomiti e a petto nudo, per vedè se ho la stessa reazione allergica qua davanti, ma niente. Ancora piatta come una tavola da surf. Quando si dice la sfortuna.

-Poi ho incontrato un personaggio televisivo e questa cosa mi ha trovata completamente impreparata.  Ne parlo qui  .

Ora vado, che m'è rimasto un angolino del giardino da perlustrare.

 




giovedì 3 luglio 2014

La scrittrice

Sapete quando vorreste una pala per sotterrarvi all'istante causa figura di merda?
Che poi, come ha detto la mi' mamma, non è stata una figura di merda, ma UNA BELLA COSA.
Dipende dai punti di vista.
Spiego.
Stamattina sono uscita con Alice per andare alla posta a fare delle commissioni.
Aspetto diligentemente il mio turno, poi mi avvicino armata di bollettini, un pacco e un paio di occhiali a goccia che mi nascondono parzialmente il viso. Parevo Michael Jackson.
Ciononostante, l'impiegata al di là del vetro, esclama a diecimila decibel "Ma lei è la scrittrice!"
Guardo Alice aggrottando la fronte e chiedo dubbiosa  "Ma dice a me?"
Alice mi fa "Bho!" (Grazie comunque per la fiducia e per darmi delle certezze, figlia mia)
"Ma sì, lei è quella che scrive libri!"
Mi giro indietro per vedere se ci sono scrittrici famose e mi aspetto di vedere la Kinsella con in mano un bollettino dell'Enel o la Mazzantini con la copia di un bonifico, ma niente. Ci sono una dozzina di vecchietti, un giovane che spippola al cellulare e una ragazza in short color salmone che alza la testa dal modulo che stava compilando. 28 occhi puntati su di me che non aspettano altro di sentire cosa ho da dire.
"Ehm...prego?"
Nel frattempo credo di aver sudato anche nei peli del naso. Che voglio dire, immaginate la poesia.
"Sì, lei! Lei scrive libri, giusto? È Simona Fruzzetti!"
Alice, di bel rosso peperone, borbotta "Sì, allora dice a te."
Vojo morì. Voglio una pala, improvvisarmi becchino e scavare una buca qui alle poste, in cui sotterrarmi sotto gli occhi increduli di questi vecchietti che mi stanno guardando con curiosità.
"Sì, sono io..." mormoro invece.
L'impiegata, tutta allegra e soddisfatta continua "Io l'ho vista su F! Tempo fa ero dal parrucchiere, leggevo F e quando l'ho vista ho detto 'Ma io questa donna la conosco! Viene all'ufficio postale!Ho letto di cosa parla il suo libro e ho detto a mio marito 'Bisogna assolutamente scaricare questo eBook!Già mi piace dalla trama!Complimenti!!"
Ora. Sarei ipocrita a dire che non mi fa piacere. Soprattutto perché lei l'ho vista orgogliosa di conoscermi e l'ho sentita sincera, molto sincera. Si è congratulata in maniera molto, molto carina e con la gioia dipinta in volto.
È che  a me fa strano. Soprattutto se sono in un ufficio postale dove tutti mi guardano.
"Sì, grazie. Il romanzo di cui parla è il primo, però. Pochi giorni fa è uscito il secondo..."
"Ma davvero?"
"Sì, e sta andando bene."
"La trama del primo mi piaceva molto."
"Il secondo è molto meglio, a mio avviso."
"Sono curiosa di leggerlo!"
Intanto intorno a me la gente si era organizzata con bibite e pop corn.
"Ehm...grazie."
"Ma ora fa la scrittrice a tempo pieno?"
"Eh? No, seee magari. Diciamo che gli sto dedicando parecchio tempo, tutto qua."
"È un ebook, giusto?"
"Sì, per ora sì."
Praticamente eravamo in un salotto. L'attività si è fermata un attimo e, a differenza di altre volte in cui la gente borbottava per la lentezza delle impiegate, stamani nessuno fiatava.
Mi guardavano incuriositi e leggevo nelle loro facce:
"Scrittrice? E che scrive? Necrologi?"
"Eh? Hai detto lavatrice? Ah no, scrittrice. Devo cambiare le pile all'Amplifon."
"Cosa è lebucche? Un libro col ditale? Che è, na sarta? Ah. Digitale. Capisco. Cosa vuol dire digitale?"
L'impiegata mi ha servito, se è possibile, con ancora più cortesia e gentilezza del solito, tutta contenta per avermi riconosciuta. Non solo: mi ha elencato tutti i suoi scrittori preferiti, le sue letture e mi ha detto che farà di tutto per scaricare i miei due libri perché non vede l'ora di leggerli.
Un'impiegata che non conosco.
Del mio paese.
Che mi ha riconosciuto.
E che  manca poco mi fa pure lo sconto.
Io ero così pezzata di sudore che parevo la mucca  della Simmenthal, con le guance un po' colorite e un' espressione che si riassumeva in 'StadicendoveramenteameosonosuScherziaparte?'.
Mi ha congedato con "Tanti complimenti ancora!".
"Uhm...grazie!"
Gli occhi dei presenti mi hanno accompagnato fino alla porta, e giustamente dicevano "Ma chi cazz'è questa?".
Me li immagino ora arrivare a casa dai figli e dire "Alla posta c'era una scrittrice!"
"Chi, la Tamaro?"
"No, no."
"La Sveva Casati Modignani?"
"No, no, un altro nome, aspè..."
"La Mazzucco?"
"No seeee, la...la...Fruzzetti! Ecco sì, Fruzzetti!"
"Chi??? E chi minchia è?"
Cioè, quando dico figure di merda, capite? Sta male sta roba qua. Poi penso a sti poveri vecchietti che porini non vengono presi manco sul serio e verranno liquidati con il solito "Chissà cosa hai capito!" o "Mettiti a modo l'apparecchio acustico che ti fischia che manco un treno a vapore!"
Io penso a loro.
A loro. 
Non a me che cercavo di realizzare che ho scritto due romanzi e che l'ultimo sta andando così bene che quando vedo le statistiche e le recensioni devo sniffare il sale fine per riprendermi.
Con amici che mi chiedono la copia cartacea con avidità,  che mi mandano sms pieni di parole bellissime su quello che hanno letto, con lettrici (di questo blog) che mi ringraziano per le belle emozioni che ho regalato loro, tutto solo con la mia passione.
Ecco, sì, io c'ho sempre da realizzare tutto ciò.
E quando qualcuno, vedendomi arrivare, esclama "Ecco la scrittrice!", io mi volto sempre indietro per vedere chi è.

Fatemi ripiglià.

lunedì 30 giugno 2014

Chiudi gli occhi. Il nuovo romanzo.



Eccolo, il pargolo. Dopo mesi in cui ho pensato, scritto, sclerato, chiesto, ripreso a bere il caffè, e avuto dei dubbi di brutto, finalmente è uscitoooooo!!!
E' qui, su Amazon.
Ed è qualcosa di diversissimo da quello a cui siete abituati su queste pagine, basta leggere la trama per capirlo. Lo so, sono come un ovino kinder, sono una donna piena di sorprese. O sono una donna molto coraggiosa. O incosciente, vedete voi. Io dico la terza.
Mi è piaciuto tanto scriverlo, mi sono immersa realmente nella storia, fatto ricerche, emozionato e divertita. Rispetto al primo romanzo, nel quale mi son buttata (anche con qualche errore e mancanza di troppo), con questo la stesura è stata più entusiasmante e curata. Fogli e fogli di appunti e retro di scontrini con dialoghi scritti a lapis (che poi scolorisce e non leggi più una mazza), mi hanno tenuto compagnia per un bel po'.
Ed ora finalmente lui vede la luce e io sono uscita dal tunnel!
Spero che vi piaccia, e se vi piacerà anche la metà di quanto è piaciuto a me scriverlo, sarei contenta matta.
Grazie a tutti quelli che hanno fatto il tifo perché ciò accadesse (vi lovvo abbestia) e a chi ha aspettato in gloria questo momento. No, ma quanto siete ganzi?
Ora vado a ubriacarmi con un boccale di acqua gassata. Le bollicine mi stordiscono il giusto.

p.s. ma la copertina vi piace? Indovinate chi ha fatto la foto.
Bravi. Ve l'ho detto, sono una donna dalle mille sorprese.







giovedì 26 giugno 2014

Cuscini e borse come se piovesse

Buongiorno e benvenuti a 'Cucito creativo', la nuova trasmissione di A Casa di Simo. Un breve stacchetto di pubblicità e poi partiamo con la puntata!Non cambiate canale!
Come sono andata? No, perché davvero stamattina sembra di essere a una di quelle trasmissioni dove ti fanno vedere tutte le cose che puoi fare con pezzi di stoffa trovati per caso. Ah, solo io li trovo per caso? Insomma, è estate ma ieri qui ha fatto un temporale che ve lo raccomando, quindi ho lavorato nella craft room mettendo mano a delle stoffe che erano lì da mesi e mesi e che non aspettavano altro di essere utilizzate.
Soprattutto una, presa apposta tempo fa per rinnovare i cuscini della mia poltrona da camera. Quando ho visto la fantasia mi son detta "E' perfetta per i miei cuscini." Il fatto che l'abbia cuciti mesi dopo è solo un dettaglio. La stoffa è talmente bella che pare un quadro e mi dispiaceva 'sciuparla' anche per il dietro, quindi ho preferito utilizzare una tinta unita che mi ha dato la mi' mamma un mesetto fa dicendo "Tho! Non so cosa ci puoi fare, perché il colore è un po' forte e la stoffa un po' grezza, tipo quella che si usa per le sdraio al mare." No, ma avete capito l'intuizione? Il guizzo? Quindi, visto il tema, sta stoffa ci stava da Dio. Una stoffa che davvero non avrei saputo utlizzare da nessuna altra parte. Preso le misure, acceso la macchina e in una mezz'ora pronti i miei cuscini frittomisto/mare.







Ma non sono perfetti per la mia camera da letto?

Poi, mentre riponevo tutto l'armamentario ho visto un'altra stoffa, quella coi cup cakes che ho comprato, quando? Un anno fa? Forse. E allora mi son detta "Tho! Guarda com'è bellina e allegra. Andrebbe fatta vedere, portata a giro..." e quindi l'unico modo per mostrarla è portarla al braccio a mo' di borsa. Un bel borsone per il mare, per i libri, per il tempo libero, o perfetta per andare a fare la spesa.
 

Io però figuriamoci se mi accontento di cucirla e basta. No, la devo impreziosire e allora mi son messa lì tipo bimbina all'asilo a cucire dettagli piccoli in rilievo su alcuni cup cakes. Ed è stata la parte più divertente, chevelodicoaffà.



La fodera...bho, ce l'avevo, non so da dove sia arrivata ma mi sembrava perfetta per questa borsa. I bottoncioni invece sono di un vecchio cappottino di quando Alice era piccolina. La chiusura è un po' spartana ma ho deciso che può andare bene anche così.








Lo ammetto. Per realizzare tutto questo non ho comprato nulla. E' tutto materiale che avevo in casa, dai nastri, ai bottoni, alle stoffe e le varie chincaglierie.
Ma non è bellina? Non vedo l'ora di andare a fare la spesa per sfoggiarla!
Minchia, paro la mi' nonna.
P.s. E ora una scommessa: quanto durerano in mano a me le varie applicazioni? :-D

mercoledì 25 giugno 2014

Cose che sono successe in questi giorni

-Alice ha avuto gli esami di terza media. Giorni passati tra un 'Non mi ricordo nulla!' e 'Le so tutte!' e 'Dico quello che mi ricordo, come va va' e 'Speriamo che a quello che ha inventato le Invalsi prenda una diarrea che lo costringa sul cesso per tre giorni di fila'. Roba così. Una stanchezza cronica mista a euforia. Manco una donna in pre ciclo.

-Corsa al pronto soccorso veterinario sabato sera (con già la pasta al ragù nel piatto) perché Fonzie, il microcane della mi' mamma, ha avuto la brillantissima idea di ficcarsi una spiga in un orecchio. Io e il mi' babbo abbiamo sudato come due beduini per tenerlo fermo e per fortuna che è un microcane perché se era un alano a quest'ora vi parlavo dalla sua pancia come Pinocchio dentro la balena.
Visto che era sabato, visto che era sera, visto che era un'urgenza, il pagamento della parcella lo abbiamo effettuato lasciando un rene.

-Raccolta di kg e kg di albicocche del nostro albero, con il risultato che stiamo a fa' la cura dell'albicocche. Albicocche in tutte le salse, roba da far invidia ai gamberetti di Bubba. In compenso dice fanno bene all' abbronzatura. Infatti siamo stati al mare due volte ma siamo arancioni come una zucca di halloween.
 

-Preso parte, con le donnine dell'edicola, alle varie discussioni gossippare, tipo Buffon che si spalma la D'Amico pure sulle fette biscottate. Tutte a dare della zoccola a lei e a difendere lui, porino, che voglio di', chissa quanto le ci è voluto per convincerlo. Secondo me gli ha promesso anche una confezione nuova di mollettine per capelli e tre primi piani al minuto durante le partite dell'Italia.

-Invidiato Sophia Loren che, alla veneranda età di ottant'anni, si becca da un giovinotto con gli occhi azzurri un "Sei sempre una topa meravigliosa!" Lei si è offesa. Io ci farei la firma, per dire.

-Visto le partite dell'Italia con un interesse pari a quello che riservo allo studio dell'unghia incarnita in età avanzata. La metà dei giocatori manco li conoscevo e l'altra metà li conoscevo solo per averli visti sulle riviste di gossip citati dalle ex mogli perché con  un assegno di 55mila euro al  mese, manco ci pagano la colf pe' spiccià casa. Raccolgo le firme per dare a queste pore donne un sussidio più congruo.

-Finito di revisionare il mio secondo romanzo e spedito per l'impaginazione. Uscirà a breve in eBook per la gioia della mi' mamma che manco ha il pc e il massimo della sua tecnolgia si può riassumere in "Perché mi compare la busta da lettere sul telefonino?".

-Appreso che la Minetti è incinta di un D'Alessio e constatare che se al  nascituro, un giorno, gli diranno :" La maiala di tu' ma' ", non si deve manco offendere. E' come se io mi offendessi se mi dicessero " La sarta di tu' ma' ".

-Cercato di convincere il Santo che lo sport in estate fa malissimo davanti alla sua domanda "Vieni a correre con me?" Quando ha capito che sarei potuta morire, la sua insistenza si è fatta più pressante e mi fa trovare opuscoli sul tavolo dove viene citata l'importanza del footing estivo con 40° all'ombra.

-Cercato di organizzare la festa di fine scuola a casa mia con Alice, con il tema "Guerra con pistole ad acqua, gavettoni e pizzata". Mi sono sentita chiedere a un cartolante "Scusi, ha mica il pistolone?".

-Partecipato a un tea party dove il tema era l'Africa e aver  indossato  un abito che raffigurava il manto di una giraffa. Fantastico.
Mi sentivo molto Meryl Streep in La mia Africa, ma in verità sembravo Melman in Madagascar.

Mai una gioia.



giovedì 19 giugno 2014

Saccottone di patate e wurstel


Visto che la prova costume è iniziata da un pezzo, oggi vi do una ricettina dietetica da morì. Così dietetica che Rosanna Lambertucci si è procurata una bambolina vodoo a mia immagine e somiglianza e la sta trafiggendo di spilli avvelenati.
Dicevo: che ce frega della dieta? Soprattutto se la ricetta in questione la sceglie un figlio.
Alice, in preda al delirio per gli esami, ha visto la ricetta qui e ha detto "Questa mi fa proprio gola."
E che non la vuoi accontentare la pora pupa sfinita dallo studio? Eh.
Ricetta buona e golosa, semplice semplice da preparare, ideale calda, fredda, a fettine, a bocconcini o come più vi piace.
Praticamente è uno strudelone (notare la parola strudelone) salato.
Io, come dico sempre, non potrei mai fare la foodblogger, perché le cose non faccio in tempo a sfornarle che se magnano. Quindi fatevi bastare sto quadratino che è avanzato e fidatevi: buono buono. Le dosi, gli ingredienti e il procedimento, rispetto alla ricetta orginale sono un po' cambiati. Vi metto la mia versione.

Quello che vi serve:  

Una confezione di pasta sfoglia rettangolare
2 patate medio grandi
2 wurstel grandi
1 panettino di formaggio a pasta filata (tipo la mozzarella da pizza) p.s. il panettino non l'ho usato tutto. p.p.s. Io vado a occhio, che s'è capito?
sale e pepe qb

Quello che dovete fare:
Accendete il forno a 180°.
Stendete la pasta sfoglia su un piano e riempitela (solo la metà) di fettine di patata tagliate sottili.
Poi tagliate i wurstel in quattro nel senso della lunghezza (piano piano ce la si fa) e metteteli sopra le patate. Adesso mettete le fettine di mozzarella/formaggio.
Ripartite con un suolo di patate, wurstel e formaggio. Finite con una spruzzatina di sale e pepe e volendo anche un po' di origano.
Chiudete con l'altra metà lasciata libera a formare un saccottone, cuscinone, calzoncione (insomma chiamatelo come vi pare), e aspettate che esploda.
Davvero. Una volta chiuso, sigillato e messo in forno avrete la sensazione che scoppi da un momento all'altro da tanto è pieno. Non foratelo però, ma spennellatelo con un po' di latte e mettetelo in forno.
Aspettate giusto quei 30 minuti nei quali potete tifare una squadra ai mondiali anche se i nomi dei giocatori sembrano rebus, darvi lo smalto alle unghie, passare lo straccio, farvi la maschera ai capelli o giocare a candy crash maledicendo le ventole spara cioccolato.
Dopo questo tempo il timer trillerà per dirvi che il vostro saccottone ai wurstel è pronto.
Non mi resta che dirvi: buon appetito!





lunedì 9 giugno 2014

Una questione di salvezza

Avete mai avuto terrore? Quel terrore che vi attanaglia lo stomaco, che vi fa ridurre la salivazione a zero, che vi fa avere un mancamento?
No?
Provate a svegliarvi una mattina, accendere il piccì (il vostro piccì, quello con la vostra vita dentro), e vedere solo uno schermo nero, poi ne riparliamo.
Qualche settimana fa ho acceso il computer di prima mattina ed era morto. Si è accesa solo una lucina tipo: "Sì, mi accendo ma non fo altro, non c'ho voglia."
Ho pigiato qualche tasto e lui niente. Dicono che quando stai per morire ti passa tutta la vita davanti, io quella mattina davanti agli occhi ho visto scorrere tutte le foto, tutti i documenti, tutti gli articoli, i post, il blog, la tesina GIA' PRONTA di Alice per gli esami e il mio romanzo. L'ultimo. Quello nuovo, quello spero che uscirà a breve, salvato solo fino a un certo numero di capitoli in un hard disk esterno, perché non è che pensi che ti si svampi il pc proprio ora, noooo???
Manca poco svengo. Mi sono trascinata in bagno dal Santo con la morte sul volto.
"Il pc non va più. Morto." Stavo per fare harakiri con lo spazzolino da denti, ingoiare il coluttorio con tutta la bottiglietta, tagliarmi le vene con il rasoio, quando il Santo mi fa "Ma no, ma figurati, ci penso io."
Presa da un nuovo entusiasmo aspetto che lui ci smanetti un po', ma la sua faccia è preoccupante. La frase che dice dopo ancora di più "Temo che vada portato in assistenza."
"I nostri datiiiiiiiii!!!!!!!!!La tesinaaaaaaaa!!!Le foto della nostra vitaaaaaaa!!!!Il mio romanzoooooooo!!!"
"Stai calma!Stai calma!" manca poco mi prende a schiaffi. Dalla paura di aver perso tutto, io sudo dietro al collo, a lui sudano le mani e ad Alice i piedi. Grazie a questo, in capo a cinque minuti casa mia sembrava un caseificio di formaggio pecorino.
"Dimmi che non abbiamo perso tutto. Dimmelo!" lo imploro.
"Non credo sia un problema di hard disk, ma finché non lo portiamo dal tecnico, non posso saperlo."
"Ma come non lo sai!Devi saperlo!Sei un Santo, perdio!Lì dentro c'è il mondo, il mondo!Anzi, sai che ti dico? Rivoglio la macchina da scrivere!Voglio la polaroid! Voglio la penna e l'inchiostro!Voglio tutto stampato perché della tecnologia non mi fido!Non mi fido!Maledetto computer di merda!Uhahhahhahahhahah!!!!"
Poi ho avuto paura che avesse un'anima e che per ripicca mi esplodesse pure davanti, allora c'ho ripensato "Scherzavo amore mio, bellino di mamma. Vuoi partire per piacere? Vuoi illuminarti d'immenso? Vuoi dire a quelle tue rotelline del cazzo di girare nel verso giusto? Perché non ti accendi, maledetto? Perchèèèèèèè!!! Brutto bastardone!Apriti sesamo!!!"
Era un filino in ansia, si capisce?
Il Santo dopo aver contato fino  a 235 mi ha detto "Stai calma, vedrai che non tutto è perduto."
"Davvero?"
"Sì, credo di sì, secondo me non è un problema di hard disk, tranquilla."
Mi sono rilassata un po', ma dopo cinque minuti ha fatto l'errore di chiedermi "Quanti capitoli del libro avevi salvato?"
"Buhuahhahhahahahhahhahaha!!!!!" Stavo per impiccarmi con la corda dell'avvolgibile.
Alle 9.30 ho varcato la soglia del negozio di assistenza, col computer chiuso in una valigetta e l'aria mesta dipinta sul volto. Il ritratto dell'ottimismo praticamente.
Un signore dietro al bancone mi sorride.
"Buongiorno."
Buongiorno un cazzo, ma lasciamo perdere.
"Senta, sono qui perché ho un problema col computer."
Lui mi guarda come per dire "Ma và? Pensavo fosse qui per prenotare un viaggio o smacchiare un cappotto."
"Sì," ed evita di farmi notare che fuori c'è un cartellone con scritto ASSISTENZA COMPUTER grande come uno striscione da stadio.
"L'ho acceso stamattina e niente. Morto. Tutto nero."
"Mmh..."
Cazzo vordì Mmh...? 
"Cosa è???"
"Uhh...mmh..." lui continua a fa' sti versi tipo i dottori che ti leggono le analisi e tu pensi "Mi rimangono 40 giorni di vita" e poi loro ti rimpoverano "Eh eh, qui il colesterolo è un po' altino, e la glicemia è al limite, ma va bene" e tu li prenderesti a schiaffi per averti fatto prendere un colpo.
"E' grave?" minchia, sembro la protagonista di una fiction brasiliana al capezzale di un qualsiasi parente moribondo.
"Mah!"
"Mi dica che non è l'hard disk..." Ho bisogno di sentirmelo dire adesso. SUBITO.
"Non credo..."
Tiro un sospiro di sollievo.
"Ma non si può mai dire."
Voglio morì.
"Finché non apro, non posso dirlo con certezza."
E lì ho capito che i tecnici del computer e i chirurghi sono uguali. Finché non operano non possono sapere l'entità della malattia.
"No, la prego faccia il miracolo!"
"Signora, vediamo. Quando ha fatto l'ultimo  back up?"
"Eh? Becappe? Ma non lo so!Ma mi prometta che salverà tutti i miei dati, la prego! Si metta una mano sul cuore (o anche sul culo, se preferisce) ma salvi tutto!!" Manca poco mi sdraio sul bancone che manco una velina di striscia la notizia.
"Ci sono cose importanti, immagino, dite tutti così."
"Eccerto! Ci sono tante foto, scritti, la tesina per gli esami della mì figliola e il mio... il mio r..nz..o."
"Come?"
"Rmmnz."
"Non ho capito."
Mi sporgo verso di lui per non farmi sentire "Lì dentro c'è il mio romanzo. Quasi finito."
Lui mi guarda come se davanti a sè avesse un criceto obeso che non solo non fa girare la ruota, ma da quanto è peso la schiappa in due. Pena pura. Una grandissima pena. Temo che mi rida in faccia una cosa tipo "E' preoccupata di perdere il suo romanzo? ahuahahhahahhah!!! Alla faccia di Dan Brown!"
Sì, okay, non sarà un graché ma c'ho perso le giornate e comunque è roba mia e io la rivoglio!
"Senta, la prego, salvi il salvabile, tutto quello che può, le sarò riconoscente a vita!Le faccio il regalo quando sposa!Ah, vedo che ha già la fede, vabbè glieo faccio per le nozze d'oro, ma mi salvi tutto!" Ero tentata anche di proporgli 'guardi che la pago il doppio, il triplo, se riesce a fare il miracolo!' ma poi ho avuto paura che mi chiedesse l'equivalente di un Suv e ho lasciato perdere.
"Guardi, mi lasci il numero di telefono che la chiamo appena so qualcosa, se non è l'hard disk, possiamo salvare tutto, non si faccia prendere dal panico."
Tzè! Facile per lui!
Gli lascio il numero di telefono ed esco così in preda all'ansia che non solo mi mangio le unghie ma tutte le falangi. E' già il secondo che mi dice che potrebbe non essere l'hard disk e che i miei dati potrebbero essere salvi, ma io ancora non mi fido. Devo sapè, devo sapè per non morire, e allora chiamo Valerio (questo Valerio), il mio genio della lampada informatica e gli spiego per filo e per segno che versi ha fatto il pc appena acceso (tipo che gli ho mimato a voce il bip bip di accensione e cercato di descrivere la tonalità di nero che è apparsa sullo schermo "Non proprio  nero carbone, tipo grigio scuro canna di fucile. Lo stesso che userò io per spararmi se va tutto perduto."
Lui, che stranamente mi capisce, cioè capisce come mi esprimo, mi rassicura e parte con una serie di varie e eventuali che possono essere accadute. E mi rassicura al 99% che i miei dati sono salvi.
Non potete capì la gioia. Riprendo a respirare, a nutrirmi, a vivere. Ho passato quattro ore di inferno.
Però l'omino non chiama. E mi riviene l'ansia.
Poi finalmente "Signora, sono il tecnico del computer..."
"Mi dia solo buone notizie!" lo interrompo.
"Be'...insomma..."
Mi sono accasciata sul divano e in quel momento ho pensato: Smetto di scrivere, mi do all'ippica e mi improvviserò fantino. "Dica."
"I dati sono salvi, ma il piccì è da butta..."
"I dati sono salvi???? I dati sono salvi???"
"Sì, ma il computer purtroppo..."
"Ma chi se ne frega del computer! I dati sono salviiiii!!" esulto come se fossi la figlia di Bill Gates e mi regalassero computer un giorno sì e un giorno pure.
"Sì, se mi porta un hard disk esterno gli faccio il trasbordo dei dati su quello che acquisterà, perché questo purtroppo non le conviene aggiustarlo. Si è bruciata la scheda madre...e... dati....costo... riparazione..." ma io non lo sento già più. Sono troppo contenta!
Chiamo subito il Santo "Amòòòò!!!Buone notizie! Si è SOLO  bruciata la navicella madre!"
"Sì, mo' Guerre Stellari."
Insomma, per farla breve: ho dovuto ricomprare il pc (maremma svampata) e quando ho visto i prezzi ho voluto davvero ardentemente essere la figlia di Bill Gates, ho provato anche a falsificare la carta di identità ma l'addetto alla vendita non c'ha creduto. Forse avrei dovuto indossare gli occhiali.
Comunque ho scritto questo post per darvi un consiglio: che state facendo adesso? A parte leggere qui, ovviamente. Dopo prendetevi dieci minuti e fate il back up al vostro pc, salvate i dati, registrate tutto, non per gufarvela sia chiaro, ma perchè anche io, fino a qualche settimana fa, mi vantavo ridendo "Ma va là, cosa vuoi che succedaaa!!"
E invece succede che una mattina non hai più dei pezzi di vita dentro al pc.
Perché di quello si tratta, che lo vogliamo o no. 
Quindi, date retta alla Simo: andate e salvatevi  tutto.
Che il back up sia con voi.


lunedì 2 giugno 2014

Finalmente: la craft room





Finalmente sono lieta di presentarvi la craft room di cui vi parlavo in questo post. Non è finita, mancano ancora dei dettagli, ma ci stiamo lavorando. C'è da dire subito che la costruzione di questa casetta c'ha levato il sonno e anche il sangue: è stata scaricata una tonnellata di legna davanti a casa nostra e l'omino che ce l'ha portata, con una pacca sulle spalle, ci ha detto "Tanti auguri!" No, ma avete idea? Come due Manny tutto fare impazziti ci siamo armati di quintali di pazienza e arnesi e abbiamo letteralmente tirato su le mura della casetta. A tratti ci siamo divertiti molto perché in effetti sembrava di costruire la casa di campagna della Lego. Tutto quello che vedete lo abbiamo piantato, montato, tinto, verniciato, avvitato, assemblato, misurato, inchiavardato e sudato (sì, anche l'impianto elettrico. Sì, anche quello idraulico), io e il Santo, il quale, dopo questo popò di capolavoro porta ancora segni come un'infiammazione al gomito che gli fa vedere le stelle anche di giorno. Ma vuoi mettere la soddisfazione? Cioè, non usa più un braccio, ma voglio dì, ne ha due.... Io personalmente sono diventata così esperta che dopo vi lascio il numero, tante volte vi servisse un manovale/imbianchino/tuttofare. Chiamare ore pasti, prezzi modici. Vi piace il colorino? L'ho tinta tutta io, fuori e dentro. Ho avuto una liason passionale con la pennellessa cinghiale che voi non avete idea. Altro che quella cretina di Brava Giovanna Brava che le fanno l'applauso perché ha tinto 10 cm di cancello. Vieni a tingere qua con gli hot pants poi vedi come ti riduci, tzè!
Insomma, dicevamo, ci siamo fatti il mazzo, ma la soddisfazione è enorme. Finito il fuori ho organizzato il dentro. Dico ho perché il Santo m'ha lasciato carta bianca e me lo sono sistemato e arredato secondo i miei gusti. Abbiamo scelto insieme le lanterne per dentro e fuori, ha detto no al colesterolo ma sì sulla stoffa che ho scelto per le tende, e portato molta pazienza quando l'ho trascinato a Ikea per prendere degli accessori da cucina (?) da mettere lì dentro, che poi vi farò vedere.
Vogliamo cominciare con il tour?



Quello che sembra un tavolo da lavoro in realtà era una scrivania grezza. L'ho trovata da un rigattiere e sono riuscita a portarla via a un quarto del suo prezzo. L'ho smaltata di bianco e shabbata, mentre il sopra ho preferito tingerlo di un marrone caldo e accogliente.






La parte destra è adibita  a piccola lavanderia. Questa è mooolto da finire, tipo che voglio studiare come sfruttare al meglio lo spazio sopra la lavatrice per riporre magari detersivi, mollette e biancheria varia. Nell'angolo ho voluto fortemente un punto acqua, sia per il bucato sia per sciacquare i pennelli, le mani o qualsiasi cosa, visto tutti i lavori di bricolage. Dopo aver girato un po' ho deciso che il classico pilozzo da esterno non mi piaceva: troppo grosso, troppo plasticone, troppo grezzo. Girando girando ho trovato un piccolo lavabo da antibagno che è perfetto per il mio angolino.


In più ho tinteggiato di bianco un vecchio tavolo da lavoro, grezzo e massiccio dotato di morsa,  per i lavori più pesanti, tipo martellare, inchiodare e roba varia. Diciamo che è il tavolo da lavoro del Santo e anche qua c'è da studiare un attimo qualcosina per una disposizione ottimale degli arnesi.









Le tende le ho cucite io, ovviamente niente di che, ma con la stessa fantasia ho costruito (con della gomma piuma) e rivestito il cuscino e fatto le tendine nuove al mobiletto basso.






Ai lati del tavolo ho messo due porta utensili da cucina che trovate da Ikea  a pochi euro, indispensabili per attaccarci la qualunque e molto carini dal punto di vista estetico.






La veranda invece l'ha voluta fortemente il Santo e devo dire che non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi convinto. Dà al tutto un'anima più intima e calda. Apro parentesi (la veranda ci ha fatto uscire pazzi, non tornava una minchia e alla fine l'abbiamo costruita come ce pareva, ma non lo dite a nessuno) chiusa parentesi.





Credo che qualsiasi parola sia superflua, perché che cosa vuoi dire, oltre a ribadire che ci siamo ammazzati per costruirla? Ma ne è valsa troppo la pena e ricomincerei da capo, pur di avere sta popò di casetta tutta per me, anzi per noi, che qua ogni scusa è buona per starci dentro (vedi foto con Charlie)

p.s. mi hanno già chiesto se l'affitto.
Ci penserò :-D

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