domenica 20 aprile 2014

Come costruire uno scaffale anche se è Pasqua

Mi dicono che è Pasqua. Io non lo so. Se è vero, augurissimi da parte mia. Io e il Santo ultimamente abbiamo perso la cognizione del tempo e dello spazio. Non sappiamo più chi siamo, ndo annamo, che facciamo. Anzi no, cosa facciamo lo sappiamo. Ci stiamo letteralmente massacrando con il nuovo progetto del giardino  che vi parlavo nel post precedente. Na roba che ci sta coinvolgendo moltissimo, e quando dico moltissimo intendo che ci svegliamo la notte, balziamo sul letto e gridiamo nel sonno
"Oddio le tegole!!"
"L'impregnante deve essere marrone chiaro!"
"La staccionata!"
per poi crollare a peso morto sul cuscino e la mattina non ricordarsi più nulla.
Roba così. Ma siamo felicissimi e contentissimi, senza considerare la soddisfazione immensa di fare tutto da noi. Tutto. E la cosa non è semplice perché ci stiamo costruendo una craft room. Sì, quella stanza dove io creerò e il Santo armeggerà coi suoi attrezzi. Ma è presto per parlare di questa, ancora l'esterno è da terminare e il brutto tempo di questi giorni ha frenato i lavori fuori, mentre il dentro, oddiomio il dentro è pronto. Ma è pure prematuro farvi vedere questo. Lo so, vi state chiedendo "Scusa un attimo, allora che minchia ci vuoi far vedere?" E un attimo che ve lo spiego. Cioè, la craft room va arredata, nevvero? E figuriamoci se io la faccio facile, tipo comprarmi un mobiletto bello e pronto. Ennò! Troppo facile, cara Simo! Ma ti pare? Insomma diciamo che volevo, almeno per iniziare e farmi un'idea, (e anche risparmiare un po') non acquistare qualcosa di nuovo. Diciamo anche che amo dare vita nuova a mobili vecchi e fare qualcosa con le mie mani. Lo so, a volte a fine lavoro la differenza tra quello che si acquista in materiali e il mobile nuovo è davvero poca, ma la soddisfazione dove la mettiamo? In questo caso la spesa è stata minima. Tra quello che avevo e Santa Ikea, mi son ritrovata uno scaffale molto utile che invece  sarebbe andato al macero.
Di due scaffalini un po' sminchiati, vecchi,  anonimi e divisi, ne ho fatto uno utile per accogliere tutti i miei materiali.

E da così:



a così:


Ma come ho fatto? Semplice.
No, ma davvero. Prima di tutto ho rinforzato (sì, dico HO perché questo l'ho fatto tutto da sola, manco lo straccio di un uomo c'ha messo mano. Tzè!), dicevo: rinforzato con dei chiodi nei punti di maggior usura. Diciamo che gli ho dato più stabilità e più forza.
Poi, con la levigatrice e a mano nei punti critici, ho carteggiato per bene i due pezzi.

 
Infine ho dato due mani di smalto bianco opaco. Il risultato già dalla prima mano è lampante. Cosa può fare solo un po' di tinta, eh?
Ora non restava che utilizzare al meglio lo spazio, che non essendo predisposto per alcunché, andava studiato per benino per non strafare. Quindi mi sono disegnata il mobiletto e armata di piccì mi son fatta un giro nel catalogo on line di Ikea, per trovare soluzioni utili ed economiche che facessero al caso mio.


E sono contenta di essere riuscita a mantenere, per un'altissima percentuale, l'idea e il disegno che avevo preparato.
Di seguito una pratica guida all'acquisto (della quale Ikea, sulla prossima spesa, dovrebbe farmi lo sconto) che eviterà domande del tipo: ma dove lo hai preso, di che materiale è fatto, quanto misura, etc etc...

Partendo dall'alto:



barattoli  da conserva che io uso e userò per bottoni, fiori da applicare e piccoli oggetti da cucire.
scatol a scomparti (è molto pratica e comoda, all'interno è comodamente divisa a scomparti). Ho preso anche quella piccola che però di scomparti non ne ha.

                                                                             ***



Portanastri , qui mi vanto del mio colpo di genio perché chiunque sia andato all'Ikea almeno una volta ha visto nel reparto cameretta dei bambini il portarotolo di carta. Ecco, io l'ho adibito a portanastri. E non ho ancora finito di riempirlo.

                                                                               ***


Saltando il ripiano di stoffine, troviamo un contenitore per attrezzi tipo viti e chiodi. Me lo regalò il mio babbo anni fa. Secondo lui era l'ideale per tenere separati e in ordine le matassine di fili per ricamare a punto croce.
Aveva ragione. Questo lo potete trovare in qualsiasi negozio di fai da te e pure in ferramenta!

                                                                   ***

Ed eccoci al punto critico. Siccome sti due scaffalini non erano adibiti per essere montati uno sopra l'altro, come potete vedere tra quello sopra e quello sotto c'è uno spessore di soli 6 cm. Che ci metti in sei cm? Semplice: un cassetto per posate che diventa un porta tubetti in comodi scomparti per tempera, acrilici, olio e quant'altro.


                                                                      ***
Sulla destra invece ho riciclato una scatolina che credo contenesse viti e chiodi, ma che potete trovare in qualsiasi negozio (come sopra). Questo mi serve per piccoli oggetti.


                                                                      ***
 Sul ripiano inferiore ho messo un po' di riviste di cucito e ricamo (ma ne ho ancora e sto studiando dove metterle) e due scatole senza scomparti ma molto capienti.




                                                                             ***
Ancora più in basso troviamo tre cestini (questi non proprio convenienti, ma mi piacevano troppo così rustici) in cui ho messo (per ora) la colla a caldo, le cartucce, gli oggetti di polistirolo per il patchwork e altre ammennicoli che solo una pazza può pensare di usare. E non è escluso che in quei buchetti io non faccia passare del nastro di stoffa. Mo' vediamo.



Infine, nell'ultimo ripiano, ho messo due cassettiere  (una grande e una piccola) che ancora non ho riempito (per quello i cartellini sono vuoti). A proposito, le targhette le trovo oltre che utili anche belline, suvvia!



Un chiodino sul bordo per mettere il metro da sarta (che sennò non lo trovo mai!)


e un piccolo anticipo sul prossimo lavoretto...
Notate nulla?
Buahuauhahahhah!!!



Finirò nel 2025, me lo sento.
Anzi, il Santo l'altra sera m'ha detto "Bella la casuccia, vero?"
"Sì, molto bella, amore"
"Ma sarà la nostra tomba, perché noi se si continua di questo passo, si more presto e  ci tumuleranno lì dentro. Però che soddisfazione"
"Sì, soddisfazione, e pure poesia, amore"

Ed è proprio il caso di dire  to be continued...

giovedì 10 aprile 2014

Chi fa da sé fa per tre

Salve, qui è lo spirito di Simo che vi parla. Perché non ci sono più. Svampata. Cotta. Esaurita.
Il perché è presto detto: ho finito un lavoretto (lavoretto è un parolone, mi sono giocata mazzi e mazzi di neuroni specchio) che avevo iniziato un anno e mezzo fa. Quando si dice fare le cose velocemente. Ma a quel tempo, evidentemente, non ero ancora pronta.
Ma partiamo dall'inizio. Diciamo che mi piacerebbe avere un blog che tenesse sempre una certa linea, tipo post regolari, sempre di interesse comune, che vanno al di là di quello che mi accade e che combino. Invece no. Il mio blog è sminchiato come me, mi rispecchia e io non riesco a vivere una cosa e scriverne un'altra. Tutto questo per dire che siccome abbiamo 'dei lavori' in corso che riguardano il giardino vi dovete sorbire tutto il work in progress. E che volte fare, sono limitata.
Il giardino non verrà stravolto. Il giardino avrà una fantastica miglioria, quel tipo di lavoro e progetto che tanti di noi sospirano con un "Sì, magari un giorno faremo..." Ecco, sì, quel giorno è arrivato. Dopo anni. Ma è questo il bello di un progetto, no? C'è voluto tempo, impegno, denaro, decisioni, scelte, cazzi&mazzi ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
Ma ovviamente è presto per parlarne.
Fregati, eh?
Ma guardate che vi faccio vedere un'altra cosa bellina.
Ora, pensate un attimo a me, che so che tra poco il mio giardino risplenderà ancora di più. Chiedo: secondo voi io sto con le mani in mano? Secondo voi io non posso essere parte attiva del progetto e fare e disfare su nomi cose animali e città? Infatti sono stata molto attiva, talmente attiva che mi aggiravo tra gli arnesi dei muratori curiosa come una scimmia e gira che ti rigira mi sono pure tagliata con un ferro arrugginito. Morale: antitetanica e antibiotici. Un genio.
Allora mi son detta: se non posso usare la betoniera (che vi giuro ha un fascino incredibile quel coso che gira e vomita calcina) sarà meglio che mi metta a fare le cosine proprio da donna. E quindi ho deciso di rinnovare/foderare/ la parure per il mio salottino da giardino. Che, una volta finito, farà bella mostra di sé con tutto il cucuzzaro che stiamo organizzando.
Quindi, armata di tanta voglia di volontà e un'idea precisa in mente, me ne sono andata al mercato a comprarmi due metri di stoffa. Sì, solo due metri, il resto lo avevo già e ce l'ho adattato.
Sono stata due giorni a misurare, tagliare, cucire, assemblare e a fine serata avevo più fili addosso io di qualsiasi sarto in tutta Italia.
Ho foderato tutte le sedute, i cuscini, e ho rifinito di trina la tovaglietta con la mia scoppiettante macchina da cucire Ikea. Il tutto è double face, sennò sarebbe stato troppo facile! Eh.






Ma non è finita, perché il pezzo forte c'ha da arrivare. 
Vi dico: prendete qualche scampolo di stoffa tutta diversa e tagliatela  a quadretti di 11 cm per 11 cm, diciamo 150 quadretti. Che volete che sia.


Assemblatele tutte, divertendovi anche a mo' di puzzle, e poi smadonnate perché alcune stoffe non vanno per niente bene visto che la texure è diversa e quindi cercate altre stoffe, misurate, ritagliate e guardate di nuovo. E poi non vi sembra ancora come la volevate e allora ci vuole stoffa più scura che dia un guizzo, un tocco di colore forte al tutto.


Quando alla fine vi sembra che sia accettabile, tracannate una vodka per affrontare quello che viene dopo. Armatevi di tanta pazienza, accendete un cero a Padre Pio e cominciate a imbastire A MANO tutti i pezzi. Cuciti uno per uno. Uno attaccato all'altro, cercando  di non sminchiare troppo il disegno che vi eravate prefissati. Dopo 8 ore passate alla macchina da cucire, con il piedino che dà gas che manco un pilota di formula uno e nella testa il TRRRRRR!!! del motore, avrete questo risultato:
una coperta/plaid/tovaglia patchwork.
In compenso non avrete più neuroni, ma son dettagli. Volete mettere la soddisfazione?






La mia parure (quanto fa figo chiamarla Parure?)


In finale apro parentesi ( se amate cimentarvi in questi lavoretti e siete alle prime armi, questa macchina da cucire vi può bastare. Io non mi sono mai pentita. Chiusa parentesi)
Detto questo: il patchwork non è venuto precisissimo ma quando ho risposto alla domanda "Simo, sai dov'è il trapano?" con "È nella vasca da bagno" ho deciso di porre fine a questo lavoro per non giocarmi il poco cervello che mi è rimasto.
P.S. consigliatelo come passatempo alla vostra peggior nemica. Dopo vi amerà ancora di più.




venerdì 4 aprile 2014

Erba di casa mia






Quello che sto per dire suona molto come farse tipica di nonna Abelarda: "Poche cose mi rilassano come fare giardinaggio"
Non mi immaginate già coi guanti fioriti e il cappello di paglia china a estirpare erbacce in una verde campagna inglese? Poi magari passa anche Miss Marple che mi dice "L'assassino per me è il vicario".
Cioè, poesia pura.
Ma è la verità. Dedicarmi al giardino mi mette serenità, mi scarica, tengo le mani impegnate (a volte anche faticosamente perché 'io vaNgo') e creo, disfo, semino, estirpo e aspetto paziente che i miei semini diano i loro frutti. Anzi, fiori. 
Spesso anche senza guanti, perché manco mi fa schifo toccare la terra a mani nude. Ad Heidi facevano ciao le caprette, a me i lombrichi, va là.
Il giardino, soprattutto grande come il mio, richiede tempo, energia e denaro. Se pensi di tenere un giardino e curarlo una volta tanto, in men che non si dica ti ritrovi una foresta, pure infestata dagli alieni.
Le recinzioni richiedono manutenzione (tingi, ritingi, dai la cera togli la cera), i vasi di essere svuotati dai bulbi e messi ad asciugare (perché io le fioriere dalla primavera all'autunno le voglio sempre fiorite, sennò tho! troppo facile lasciare i bulbi  lì così, porini), gli alberi da frutto, la siepe, le grandi piante di essere potate, il prato di essere tosato, nutrito e concimato (i gatti in questo caso ci danno una grossa zampa)... insomma già a parlarne sono stanca.
Però è una grandissima soddisfazione, almeno per me, vedere i frutti della nostra fatica (seeee fatica, diciamo impegno, suvvia)


Che poi, quando siamo all'estero, come souvenir  acquisto semi e bulbi da piantare nel nostro giardino. Un modo come un altro di avere un  po' di quel luogo, di quei colori, a casa mia. Quest'anno nello Yorkshire abbiamo acquistato dei bulbi di daffodils e di tulipani dai colori variegati e dalle forme strane (quelli un po' particolari ancora sono indietro nella sbocciatura, ma sono fiduciosa). 

 






Inutile dire che sono molto orgogliosa di questi fiori e per un momentino ino ino mi sembra di essere di nuovo là.
Un'altra mia passione sono le ortensie, specialmente quelle blu. Una fila di sei piante per ora è sempre verde ma rigogliosa, invece questa me l'ha regalata mamma. Quando si dice fare contenta una figlia. Tzè.


 Un'altra pianta che mi garba un casino è 'La bella di notte', pianta con fiori che durante il giorno sono chiusi
e si aprono all'imbrunire, al tramonto, per stare fiorita e profumatissima solo la notte. Ma non è fantasticamente strano? È una pianta che attacca facilmente e che , grazie ai semini (che sembrano grani di pepe nero) che col vento vanno a finire da tutte le parti, in breve tempo ce la siamo ritrovata un po' ovunque. Come ho detto prima ha un profumo molto intenso e piacevolissimo. Praticamente profuma l'aria in giardino al calar della sera. Adoro.





Quest'anno aspettiamo in gloria che il nostro albicocco e i ciliegi ci regalino i loro frutti. A vedere il via vai di apine direi che i fiori almeno son buoni.


Come dev'essere buona l'erba, il polline dei miei fiori e l'ambiente in generale perché in alcune giornate sembra di essere allo zoo, tra gatti curiosi, famiglie di ricci, uccelli di vario tipo, civette diffidenti, farfalle strane, lumache di ogni dimensione, e chi più ne ha più ne metta. Ah sì, abbiamo anche un biacco che a quanto pare girovaga tra il mio giardino e quello dei vicini. Abbiamo scoperto giorni fa due mute, due pelli secche. Non metto la  foto perché potreste avere uno sturbo, ma fidatevi: molto belle. Mi hanno suggerito di farci una cintura. Voglio dire: unire l'utile allo schifo, ma insomma ci posso pensare.

 

 Anche se il Re incontrastato del giardino rimane lui. Che se lo gira, se lo annusa,  ci si nasconde, me lo concima (lo possino!) lo controlla, smuove i semi appena il Santo gira gli occhi e mi morde i bulbi.





So di non aver scritto molto e aver parlato solo a immagini, ma che ci volete fare, in questi giorni sono molto indaffarata con un nuovo progetto che riguarda proprio il giardino. Perché oltre a tutto questo ci sarà qualcos'altro di molto molto bello. 
Ve lo dirò tra qualche settimana suvvia.

venerdì 28 marzo 2014

Chiamatemi Michael

Avete presente una famiglia in delirio? No? venite a casa di mia zia in questi giorni  e ne vedrete una bella bella.
Circa tre settimane fa, il cane di mia zia (una femmina di nome Briciola) ha dato alla luce quattro cuccioli. 
Rettifico: non è un cane, è un toporagno. Non si può chiamare cane un incrocio tra uno yorkshire e un chihuahua. Na robetta piccola, un po' pelosa, che entra tranquillamente in borsetta, o anche volendo, nel portafoglio, che stranamente non abbaia mai, ed è anche parecchio intelligente a dire il vero. Ma rimane, a mio avviso, un toporagno. Era da tempo che i miei zii le organizzavano appuntamenti al buio. Ragazzi per bene, per carità. Qualcuno con la cresta irriverente, altri con barba folta, altri ancora parecchio aitanti e corpulenti. E lei nulla. Si negava. Sempre. Talmente sempre che abbiamo pensato fosse gaia.
Addirittura durante i tentativi di approccio amoroso, non solo lei snobbava gli spasimanti arrapati, ma guardava i miei zii come dire "È tutto qui quello che sapete trovarmi? Nemmeno uno straccio di sosia di Rex? Di Rin tin tin? Ma voi  vi accoppiereste con sti qua? No, ma guardateli! Fino a ieri copulavano con il polpaccio della Marisa!"
Di gusti fini, la ragazza.
Fino a che, dopo innumerevoli incontri andati a vuoto, si è lasciata ammaliare da Lo Smilzo.
Brutto, ma brutto forte. Più giovane, ma giovane pè davvero. Praticamente s'è fatta il toy boy. Anzi il toy dog. E di stazza più piccola della sua. Se l'è fatta con un chihuahua nano, col pelo talmente sminchiato che sembra che sia stato preso in pieno da un fulmine. Svampato, signò.
Hai capito, la ragazza? Pure giovane, piccolo e sottomesso.
E niente, dopo poco tempo, la notizia: quattro cuccioli nella panciotta. Gioia e gaudio di tutti e prenotazioni come se piovesse. Roba che per soddisfare tutte le richieste ne avrebbe dovuti fare diciotto.
Al momento del parto mia zia era presente con acqua calda e asciugamani puliti e la mi' mamma m'ha chiamato emozionata quando è uscito l'ultimo.
I primi giorni casa di zia sembrava una nursery. Gente che andava e veniva in visita portando fiori, pasticcini e leccornie. Scattando foto col cellulare, ridendo delle faccine buffe dei neonati e brindando alla nascita dei microcani. Siamo una famiglia semplice che si accontenta e trova da festeggiare anche nelle piccole cose, che vi devo dire.
E devo ammetterlo: anche se sono nati da due cani mignon (che quando hanno distribuito la bellezza evidentemente loro erano a guardare Lessie) i cuccioli sono FA.VO.LO.SI. Troppo belli.
Che dire...la mi' mamma era parecchio coinvolta, e sapete perché? Perché lei, il mi' babbo e il mi' fratello, hanno deciso di prendere uno di quei cuccioli.
La mia famiglia. Con un cane. Nano, ma pur sempre cane. Loro, che hanno tenuto solo gatti. No, ma voglio vedè. 
Non l'hanno ancora preso e già hanno iniziato una diatriba per sceglierlo. Roba che si fanno i trabocchetti, giocano sporco coi parenti per far convincere l'uno o l'altro a cedere, fanno il gioco delle tre carte per vedere quale è più sveglio.
L'unica cosa che li accomuna tutti e tre è che deve essere maschio. Non entriamo nei particolari di questa scelta perché quando io ho chiesto spiegazioni mi è stata citata  la supercazzola antani quindi, anche se sono la figlia, non c'ho capito na fava.
La mi' mamma appena ha visto sgusciare quello bianco, l'unico, ha detto "Se è maschio voglio quello!È bianco!" Per chi non lo sapesse la mi' mamma è una donna in fissa col bucato. Potrebbe fare benissimo la pubblicità del Dash al posto della mamma di Fabio De Luigi. Il bianco l'affascina, anche nel microcane.
Il mio babbo invece si è innamorato di quello con la testa più grossa. E qui non voglio entrare nei particolari della scelta, perché ho paura di sapere i retroscena di cotanto pensiero. Il cucciolo in questione sembra un cucciolo di San Bernardo o di Boxer, e sì, è anche il mio preferito.
Mio fratello (con un passato da meccanico)  ha detto "Vanno bene tutti, ma quello bianco no. Ci si vede subito lo sporco". Ci mancava dicesse "Ci piove anche dentro" e poteva sembrare che stesse parlando della Panda dell'88 dello zio Gualtiero.
"Ma quello bianco è più bellino, poi lo laviamo!(col Dash)" ha provato a replicare mia madre.
Ma mio fratello è stato categorico "Se prendi quello bianco te lo rigo con la chiave!"
Allora, anche se mia madre non è ancora convinta del tutto, hanno scelto il piccolo San Bernardo. Il nome, l'hanno fatto scegliere ad Alice che ha optato per Fonzie. Perché Fonzie è uno ganzo.
Mio fratello ha detto che gli insegnerà ad alzare i pollicini e dire "Hey...!"
Ma non è finita. Mentre tutta la famiglia, quando entra in casa e lo prende in braccio, lo chiama già Fonzie, il mi' babbo lo saluta con "Ciao Michael"
"Michael? Ma non era Fonzie?"
"Nonno, è Fonzie!"
M'è rincoglionito il babbo.
"Come va, Michael?" Perché lui ci parla e lo fa sottovoce con un lieve accento siciliano.
"Babbo, ndo  l'hai tirato fuori Michael?"
La mi' mamma m'ha risposto piatta "Il padrino"
"Eh?"
"Il padrino"
"Il padrino?"
"Michael, il figlio di Don Vito Corleone ne Il Padrino"
"Ma cosa c'entra?"
"È uno dei film preferiti di babbo"
La mi' mamma lo voleva bianco come dash, il mi' fratello metallizzato come una volvo e il mì babbo lo vuole mafioso come Al Pacino. Ognuno il suo. 
"Michael...Michael..."  ormai è preso da sta cosa e gli parla come Marlon Brando con due criceti morti in bocca.
Quindi per tutti è Fonzie, ma per il mi' babbo rimane Michael. Il figlio maschio  prediletto dopo il mi' fratello.
Voi capite. Cioè capite come mai io sia così. La mì famiglia è questa: una splendida famiglia in possesso di numerosi neuroni specchio sminchiati alla grande. E io non potrei desiderare di più. Perché non mi sento mai idiota, ma facente parte di un gruppo di persone che trova da sorridere e divertirsi anche nelle piccole cose. E comunque il mi' babbo che fa il verso a Marlon Brando ve lo raccomando. Altro che Oscar a La  grande bellezza.
La più piccolina la tiene la zia che se n'è uscita con zio "Questa è Mia"
"Lo so, di chi vuoi che sia?"
"No, non hai capito. È Mia!"
"Ho capito. È tua, e chi te la tocca!"
"No, è Mia, Mia!"
"Ho capito che è tua tua! Ma oh, se sta in casa sarà anche un po' mia!"
"Bravo! Mia!"
Avete presente Dustin Hoffman in Rain Main quando inizia con "Chi gioca in prima base."
"Chi gioca in prima base?"
"Chi, gioca in prima base."
"Eh, appunto. Chi gioca in prima base?"
"Chi, gioca in prima base"
Non ci si esce. È questione di DNA, c'è poco da fare.
Per i nomi degli altri due cuccioli, (ai quali abbiamo dato dei nomi che speriamo vengano rispettati sennò amen) ho proposto alla zia "Dai, facciamo il totonome con i miei amici su FB, che qui le idee scarseggiano"
La mia proposta è stata accolta con "Ok!Facciamo il caffè!" Non ho capito il nesso, ma pazienza. Non si può capire tutto nella mia famiglia. Le mie amiche, dopo la pubblicazione delle foto,  si son date un gran daffare a spararmi dei nomi, che io ad ogni bip di notifica, urlavo alla folla:
"Poldo!"
"Jerry!"
"Ringhio!"
"Sansone!"
"Bingooo!!"
"Abbiamo finalmente trovato il nome?"
"No, Bingo è un nome che hanno proposto."
Ha vinto però Zeus, accolto dai presenti con un'alzata di palette che manco Mariotto a Ballando con le stelle.
Per l'altra femminuccia è stato accolto con un caloroso applauso Kikka, sperando che a nessuno venga in mente di fare battute tipo Kikkazzosei?
E ora è arrivato il momento di presentarveli perché meritano pe' davvero:











Ma per gli amici: Michael.




domenica 23 marzo 2014

Per chi suona la campana

Ora, se c'è una cosa che non mi manca è la fantasia e l'ingegno. Tutto il resto, tipo l'intelligenza, la bellezza, lo stacco de coscia, una quarta di tette e una preparazione in matematica, mi manca. E insieme a queste cose altre più importanti.
Ma dicevo, la fantasia e l'ingegno no.
In questi giorni ho acquistato della robetta per il fai da te che m'ha smosso l'embolo creativo. Di tutta sta roba però ho usato solo un oggetto, quando si dice la coerenza.
E niente, mettendo a posto in giardino e sistemando i vasi dei fiori, m'è preso lo schiribizzo di fare una campana di benvenuto (quelle da appendere fuori dalla porta o in giardino) dipingendo solamente un vaso.
Perché a comprarla son tutte brave. O prova a farla te con un vaso di terracotta, tzè.
Guarda che è facile.
Ho usato:
1 vaso di terracotta non troppo grande
Nastri colorati
Del Flatting
Dei colori acrilici
Una perforatrice con zampucce di gatto
Uno stecchino, della lenza e un campanellino

                        
Per prima cosa ho dato tre mani di acrilico facendo asciugare ogni volta per bene. Io ad esempio per fare prima uso il phon con aria fredda. Poi ho fatto la scritta, che poteva anche venire meglio ma vabbè.

                                                                                                                                                     
 Poi con un piccolo pennellino rettangolare ho decorato di bianco il bordino e, a mano libera, disegnato tre sagomine di gatti. Uno può usare anche uno stencil che vengano meglio e più precisi ma figurati se io c'ho lo stencil fatto a gatto, ma ti pare? E allora l'ho fatto da me.


A questo punto ho dipinto i gatti di nero e aiutandomi con lo stencil fatto dalla perforatrice ho riempito tutto con delle belle impronte. Nere su sfondo celestino e bianche su sfondo blu/pervinca.







Infine ho passato una mano di flatting e fatto asciugare per bene.
Ho preso un pochino di lenza dove ho attaccato un campanellino che ho trovato in un cassetto (chi non ha un campanellino nel cassetto di questi tempi? Eh) l'ho fissato a uno stuzzicadenti per bloccarlo e al tutto ho legato dei nastri di raso impreziositi da un fiorino finto.



Tho! Ed ecco a voi pronta una campanella da appendere dove volete.




Poteva venire più preciso, più bello, più ganzo, ma mi accontento perché:

-l'ho fatto con le cose che avevo in casa
-fuori è brutto tempo e dovevo trovà qualcosa da fare
-avevo bisogno di distrarmi dalla stecca di cioccolata da un kg e mezzo che ho in dispensa visto che c'ho gli ormoni che mi ballano la rumba nella pancia
-e ho il torcicollo. Na roba che me pare d'esse il Gobbo de Notre Dame.

Infatti ora vado a suonare la mia campana nuova di zecca.

p.s. Con lo stesso criterio ho fatto anche delle campanelle di primavera 
(foto aggiunta il 26/03/14)


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