lunedì 29 aprile 2024

LA FESTA (Racconto vincitore Premio Ponte di Parole)

 




LA FESTA

 Un paio di scarpe logore; dalla mia postazione è questa la prima cosa che vedo. Poi arriva tutto il resto: dei pantaloni scuri, una camicia a quadri rossi e blu. Infine delle dita che stringono una borsa della spesa. Mi alzo in piedi e sorrido a labbra serrate in un muto buongiorno. L’uomo, però, non bada a me e si china ad accarezzare la foto. Gesti lenti e circolari, quasi la volesse lucidare.

Sul marmo usurato dal tempo, delle lettere bronzate compongono un cognome moderno e un nome antico. Mi soffermo sull’anno di nascita: è il mio. Poi scorro su quello di morte e vengo scossa da un brivido; aveva appena vent’anni. Oggi ne avrebbe compiuti quaranta. Distolgo gli occhi sentendomi un avvoltoio, mentre un disagio strisciante si insinua in me come il vento tra le fronde di questi cipressi.

Prendo l’acqua e finisco di rabboccare il vaso mentre l’uomo estrae dalla borsa un pacchetto. Un adesivo dorato luccica al sole come una medaglia.

 Non so se il suo sia un rituale. Non vengo mai qui, sto solo adempiendo a un ordine impartito da mia madre. Prendo tempo ridisponendo i fiori come se fossi un fioraio davanti a un cliente esigente; in realtà vanno bene così come sono. O almeno credo. Però quando vedo la torta, non posso fare a meno di bloccarmi. Una gerbera mi cade ai piedi e non mi preoccupo di raccoglierla.

«Ne vuole una fetta?» mi domanda.

La situazione è talmente surreale che faccio fatica a rimanere seria.

«Non vorrei fare la sfacciata e approfittare» dico, cercando di stemperare l’imbarazzo.

«A Maddalena fa piacere.»

Parla di lei al presente, come se fosse qui con noi.

«In questo caso allora sì, volentieri.»

«Prima però la candelina.» Rovista nella borsa e ne estrae una che accende con un fiammifero. La piazza al centro della torta e sorride alla foto incorniciata. Il volto raggiante della ragazza sembra apprezzare questo gesto. Sprizza allegria; una ciocca di capelli le oscura parzialmente il volto, ma non la felicità di quell’istante. Sullo sfondo si intravede l’azzurro del mare. L’immagine è talmente nitida che quasi riesco a percepire l’odore di salmastro. È il ritratto di un momento spensierato, in cui pensi che niente e nessuno potrà spegnere il tuo sorriso.

Come nessuno, oggi, spegnerà questa candelina.

«Quarant’anni sono un bel traguardo» fa lui, sedendosi sulla lapide e proteggendo la fiammella con le mani.

«Già» replico, facendo un passo avanti.

La candelina cola cera sulla torta, ma non se ne cura. Sappiamo che appena toglierà le mani, la fiamma si spegnerà.

«Soffia forte, Maddalena» le dice, rivolgendo lo sguardo alla foto.

Trattengo il respiro mentre le sue dita sfilano in alto. La fiammella tremula e infine si spegne, vittima di questa brezza primaverile. L’uomo fa un piccolo applauso al quale mi unisco con un sorriso tirato. Lui tira a sé il vassoio e affonda la lama di un coltello nella torta. Della crema al cacao straborda fuori.

«Spero che il cioccolato le piaccia» mi dice allungandomi un piattino corredato da una forchetta da dolce. L’aspetto è molto invitante, ma ho lo stomaco chiuso.

«Certo.»

«Me la faccio confezionare ogni anno. La signora Fiorenza, quella della pasticceria, mi aggiunge sempre delle meringhe. A lei piacciono le meringhe?»

«Sì» rispondo, ma in realtà non lo so. Al momento non so più niente.

«Non avevo dubbi, sembrano delle nuvole di zucchero. E lo zucchero piace a tutti.»

L’uomo gusta la sua porzione lentamente e mi trovo costretta a imitarlo per non offenderlo. Si sposta impercettibilmente; un chiaro invito che decido di assecondare. Mi siedo mentre mi dice allegro: «Benvenuta alla festa!»

Alzo il piattino. Un brindisi anomalo in un luogo che di festoso non ha niente. Un gesto profano che stride con tutto ciò che abbiamo intorno.

«Non sta mangiando» mi fa notare dopo un po’, con un velato disappunto.

«Non ci siamo nemmeno presentati» ribatto, come se fosse solo questa la causa della mia inappetenza.

«Non si è mai imbucata alle feste?»

Rido mio malgrado. «La verità? No.»

Anche sulle sue labbra spunta l’ombra di un sorriso. «C’è sempre una prima volta.»

«Come fa?» gli chiedo, non senza fatica.

«Come faccio, cosa?»

Ammicco ai piattini, alla torta saccheggiata, alla candelina che ora giace sbilenca nella crema. «A... festeggiare.»

L’uomo mi guarda quasi con compassione. «Una data è tutto ciò che mi resta. Mi è stato portato via tutto: il cuore, la speranza, una figlia. Mi sono rimasti solo numeri, quelli impressi su questa tomba. E i ricordi. Quelli sì, sono vividi nonostante la mia età. Lei invece come fa?»

«Come faccio, cosa?» rimpallo a disagio.

«A fare finta che le interessi chi è sepolto lì sotto. Bei fiori, certo, ma il suo cuore e i suoi pensieri erano altrove.»

«Ho fatto felice mia madre» ammetto con spiazzante sincerità. «Mi scusi, probabilmente sono un’ipocrita.»

D’un tratto tutta la verità mi piomba addosso come una valanga di sassi. È così che mi sento: schiacciata dai doveri, dalla società, dalla finzione. Un senso di colpa violento mi fa vacillare e lui sembra accorgersene.

«Si sieda, la festa non è ancora finita. Ci faccia compagnia.»

Guardo lo sconosciuto accanto a me; ha gli stessi occhi della figlia che ora sembrano fissarmi attraverso un vetro ovale.

«Volentieri e… ho portato un regalo» prorompo, mentre il nodo finalmente si scioglie nello stomaco. Raccolgo la gerbera che mi era caduta e la indirizzo con naturalezza verso la foto. «Spero ti piaccia.»

L’uomo sorride a entrambe. «Visto, Maddalena? Il tuo fiore preferito.» Poi mi allunga di nuovo un piattino. «Un’altra fetta di torta?»

 

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Nel frattempo, visto il periodo, vuoi una tazza di thè?

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