Lettera a te (al quale ho prestato un libro)




Caro amico dalla memoria corta, parlo proprio a te. E anche a te, che tratti libri come zerbini. E anche a te, che li restituisci dopo 10 anni. Perché non parliamo dei vostri libri, ma dei nostri, dei miei.
Devi sapere innanzitutto, caro mio distruttore di sapere, che un libro ha un costo. Che in alcuni casi non compriamo l'edizione economica, ma spesso l'edizione nuova di zecca appena uscita da tre ore, e a volte se siamo lesti è sempre incellophanata e la commessa della libreria ci guarda come per dire "Avevi paura di non essere a tempo?"
Devi sapere che alcune tengono più a un libro che al marito. Che alcune sniffano le pagine manco fosse cocaina perché il profumo della carta dà un piacere inebriante. Che alcune usano un segnalibro perché fare il ricciolo alla pagina è un orrore, un'offesa all'umanità quasi al pari della vista di Gigi Marzullo nudo. No, vabbè, ho esagerato. Lascia sta' l'ultima affermazione, ma fai di sì con la testa così capisco che hai inteso.
Devi sapere che alcune persone, a casa, hanno una bella libreria divisa per autore, per genere o per colore di copertina.
Devi sapere che la maggior parte delle persone che adora i libri, i libri se li compra. Difficilmente se li fa prestare. Anche perché se il libro preso in prestito le è piaciuto, stai sicura che alla prima uscita se lo comprerà, perché le piacerà averlo nella libreria per rileggerlo, rileggerlo e rileggerlo ancora. Siamo gente malata, me ne rendo conto.
Devi sapere che il piacere della lettura, di un buon libro, può indurre a una sonora risata, a un sussulto di spavento o a un pianto disperato.
Devi sapere che c'è gente che ama i libri così tanto, ma così tanto che non potrebbe mai farne a meno. È aria, capisci?
Quindi, quando una di queste persone ti presta un libro, non solo ripone in te una fiducia sconfinata per i motivi di cui sopra, ma si aspetta che tu tratti quel libro con delicatezza come fosse un neonato, con riverenza come se tu stessi colloquiando col Papa, e con gentilezza come se tu avessi a che fare con un vaso di cristallo di Boemia e non con un cubo di Rubik, intesi?
Perché a volte i libri ci ritornano così messi bene, ma così messi bene che apri la pagina e il testo è al contrario. Perché ti si è staccata la copertina e l'hai rincollata al contrario. Sei un genio, lasciatelo dire.
Non solo, quando la copertina è nel verso giusto, a volte è così crepata e  piegata a origami, che pare la cartina stradale della Spagna lasciata sotto il sedile della panda verde di babbo quella volta che siamo andati al campeggio nell'89. E perché se io ti consegno un libro con una copertina che pare stirata con l'appretto, tu me la riconsegni piena di pieghe come se avesse fatto cento centrifughe? Perché se te la consegno bella stirata come il viso di Nina Moric, tu me la riconsegni piena di rughe come il viso della pora Margherita Huck? Se le parole sono importanti, lo sono anche le copertine.
E poi spiegami quelle chiazze sulle pagine. A parte il fatto che ci vorrebbe la scientifica per capirne la provenienza, ma ti pare che una macchia di sugo proprio sulla pagina dove si scopre l'assassino renda il tutto più appetibile? Cosa volevi fare, confondere le acque? Nascondere le prove sotto una gora untuosa?No, ma dimmelo. E comunque  se leggi mentre mangi ti consiglio un bavaglino di quelli grandi da pappa.
E poi vogliamo parlare dei riccioli? Per carità, un orecchino a piè di pagina non si nega a nessuno, ma se me lo restituisci con dei dei riccioli che pare un incrocio tra Shirley Temple e la parrucca di Luigi XVI, che ti dovrei dire? "Portalo dalla parrucchiera giù all'angolo così gli fa anche lo shatush"?
E poi, santoiddio, quanto cazzo ti ci vuole per leggere un libro? Tre anni non ti sembrano sufficienti? Se non ti piace abbi il coraggio di dirmi "È una cagata, non ce la faccio, tho!ripiglialo" ma non lo lasciare a marcire sul tuo comodino, sulla cesta dei panni del tuo cesso o sotto la zampa del mobile chippendale di tu' nonna che traballava fino a un anno fa. 
E più che altro evita, ma evita, che il mio libro faccio il giro del parentado. Perché io so che ce l'hai te e invece tu l'hai dato a tua sorella che l'ha prestato al suo moroso che l'ha dato a sua cognata che l'ha dato a Cristina che l'ha prestato a Roberta che l'ha consigliato a Palmira che l'ha consegnato a Grazia che l'ha dato a Graziella e, grazie al cazzo che poi mi torna distrutto.
Non solo, alla fine manco vi ricordate di chi è sto libro. E nessuno ha voglia di conoscere la filiera e la rintracciabilità di un libro, come se fosse il latte della Lola, e quindi finisce che magari Graziella lo porta a una bancarella dell'usato o allo scambio libri della scuola dove un bimbetto dispettoso lo prende, lo porta in cortile, se lo dimentica e ti ci caga sopra un piccione.
No, dico, ma ti sembra la giusta fine di un mio libro?
Ma fallo con il tuo. Comprati i libri, straziali e di baci saziali. Usali al posto del piedino per  i mobili di nonna, come skateboard, strappaci le pagine e facci gli aeroplanini, usali come tovaglietta americana e mangiaci sopra, fagli i riccioli, la messa in piega e pure la permanente, che me frega. Ma fallo con i tuoi.
E più che altro: restituisci.
Se non vuoi comprarti i libri, comprati almeno una vagonata di post it dove segni chi ti ha prestato cosa e restituisci. 

Perché ricorda, un  libro prestato è come un boomerang: deve tornà indietro.



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