A casa di Agatha Christie





 Ci sono posti che ti raccontano una storia ancora prima di varcarne la soglia. Greenway House, la dimora estiva di Agatha Christie, è esattamente uno di questi.
Ci sono due modi per raggiungerla: via terra e via fiume. E noi abbiamo scelto la seconda grazie all'intuizione del sant'uomo che ho sposato. Ha studiato il tragitto, il meteo e grazie a lui l'esperienza è stata di gran lunga migliore. 
Perciò prima siamo arrivati a Dartmouth, un porticciolo incantevole e pieno di carattere e da qui abbiamo preso due battelli: il primo ci ha portati in appena cinque minuti sull'altra sponda del fiume, mentre il secondo ci ha regalato la traversata vera e propria. Un viaggio di trenta minuti fino al molo di Greenway Quay lungo quella che è la rotta più celebre e scenografica. Risalire il fiume in battello con il sole ha trasformato l'arrivo in una vera magia e abbiamo potuto godere di una prospettiva unica.







All'improvviso, tra il verde denso della vegetazione, la casa ti appare lassù, vista dal basso, discreta ed elegante, incastonata nella collina come un luogo misterioso degno di uno dei suoi tanti gialli.


Boat House 

 
Una volta attraccati, abbiamo imboccato il breve sentiero in salita che si arrampica tra gli alberi. Ogni passo è un’anticipazione, un lento avvicinamento a quello che era uno dei miei sogni da realizzare.
Quando ti appare davanti, Greenway House è accecante e maestosa, immersa in una vista magnifica sul fiume Dart. In un attimo abbiamo capito perché Agatha Christie l'avesse scelta come sua dimora estiva: questo suo essere deliziosamente isolata, arroccata sulla collina e abbracciata da un verde folto, la rende un rifugio perfetto per staccare da tutto e ritrovare la pace.
Una volta varcate le sue stanze, la sensazione è quasi spiazzante: Agatha Christie sembra essersene andata un attimo prima. Non c'è la freddezza delle dimore storiche imbalsamate; qui si respira un'energia viva. Si avverte chiaramente tutta la sua anima, la sua insaziabile curiosità e quell'infinita voglia di sapere che l'ha accompagnata per tutta la vita. Le collezioni di oggetti riportati dai suoi viaggi, i libri, i dettagli sparsi qua e là raccontano di una donna che non si è mai accontentata di guardare il mondo da lontano, ma ha voluto esplorarlo, capirlo e infine interiorizzarlo.  
Anche se Greenway non era il luogo in cui si metteva a tavolino a scrivere i suoi gialli più famosi, tra quelle mura ho ritrovato tutte le suggestioni dei suoi romanzi. Ogni stanza è piena di piccoli dettagli che ti riportano dritta alle sue opere. Camminando tra i suoi spazi capisci subito perché amasse così tanto questo posto: era il suo rifugio del cuore, il luogo dove ricaricare la mente e dove la viaggiatrice insaziabile cedeva il passo alla persona. Un angolo di mondo bello da togliere il fiato, che ti lascia addosso la sensazione di aver sbirciato, anche solo per un'ora, nella mente di un genio straordinario.

















Prima di lasciare Dartmouth e prendere la chiatta ci siamo concessi una pausa in una graziosa sala da tè (che vi consiglio). 









Il nostro viaggio sulle tracce di Agatha Christie ci ha portati naturalmente anche a Torquay, la sua città natale. Qui la presenza della scrittrice si avverte ad ogni angolo, tra targhe commemorative e la celebre statua in bronzo che le rende omaggio.



Devo ammettere, però, che la cittadina mi ha lasciata con un pizzico di malinconia. L'ho trovata un po' in affanno, quasi in declino; tanti negozi chiusi e un'atmosfera lontana dai fasti di un tempo. Non è trasandata, ma si percepisce una certa stanchezza. Eppure basta davvero poco sforzo di immaginazione per figurarsi com'era decenni fa: un elegante gioiello della English Riviera,  ricca e piena di vita. Peccato vederla così oggi.



Presso l'ufficio del turismo affacciato sul porticciolo vi verrà fornita una mappa per seguire a piedi tutti i punti nevralgici della vita di Agatha Christie.




Una di queste è il Torquay Museum, una tappa carina, senza troppe pretese. Non c'è una collezione enorme, ma la sezione dedicata ad Agatha Christie aggiunge un altro tassello al puzzle della sua vita.






Camminando lungo il molo e la costa sui passi del suo itinerario, abbiamo visto l'imponente Imperial Hotel e la piccola spiaggetta di Beacon Cove. Era qui che Agatha da ragazza amava venire a fare il bagno in mare, sfidando le acque fredde della Manica. Ritrovarsi esattamente lì dove nuotava e prendeva il sole rende il legame con la sua storia ancora più concreto e personale.
Curiosità: nel romanzo C'è un cadavere in biblioteca  l'elegante e lussuoso Majestic Hotel di Danemouth dove soggiornano i sospettati è modellato quasi interamente sull'Imperial Hotel di Torquay.







 
Luoghi veri apparsi nei suoi romanzi
 
-La sagra del delitto (Dead Man's Folly): Questo è il libro in cui Greenway è assolutamente protagonista (nel romanzo si chiama Nasse House). La descrizione della casa, dei giardini, della serra e del sentiero fino al fiume è identica alla realtà. E soprattutto, il molo e la Boat House (il capanno delle barche) sono esattamente il luogo dove nell'opera viene trovato il cadavere!

-Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs): La dimora della vittima (chiamata Alderbury) è modellata su Greenway. In particolare, il delitto avviene nel Battery Garden (il giardino fortificato con i cannoni affacciato sul fiume Dart), un luogo reale della tenuta che Agatha descrive nei minimi dettagli.

-Le due verità (Ordeal by Innocence): La casa della famiglia Argyle sorge lungo la sponda del fiume e nel libro viene descritto proprio il traghetto da chiamare suonando la campana sul molo di Greenway.

-Verso l'ora zero (Towards Zero): La geografia dell'estuario del fiume Dart e la contrapposizione tra le due sponde servono da alibi e snodo cruciale per la trama del delitto.

Finisce qui il nostro viaggio 2026 alla scoperta della Regina del Giallo. 
Ci ha accompagnato il bel tempo e una gran voglia di leggere e rileggere i suoi romanzi.

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