Giocare a nascondino con i lettori: il fascino segreto degli Easter Egg letterari

 


 
Forse avete sentito parlare di easter egg (le uova di Pasqua nascoste) nel mondo del cinema; tipo vi sarà capitato di scorgere in alcuni film d’animazione Pixar, dei personaggi di un altro cartone. 
Quindi cos’è un easter egg letterario? In parole semplici, un easter egg in un libro è una strizzata d’occhio che l’autore fa al suo lettore più attento. Può essere un oggetto ricorrente, un luogo fittizio che ritorna, una frase che richiama un altro testo, oppure (la cosa più esaltante in assoluto) un personaggio di un altro romanzo che fa una capatina inaspettata nella storia che stiamo leggendo.
Spesso si confonde con il cameo, ma c’è una bella differenza: l’easter egg è decisamente meno sfacciato. Mentre un cameo tende a prendersi la scena per farsi notare, l’easter egg si mimetizza nella narrazione.
Però, il segreto di inserirlo al meglio sta tutto nella sua invisibilità strategica. Non deve mai, in nessun modo, fermare la trama o urlare: “Ehi, guarda che io sono il protagonista di un altro libro!”. L’inserimento deve essere “morbido” e funzionare su due livelli.
 - per chi legge quel romanzo come primo approccio con 
quell’autore (anche se lo scrittore ha già pubblicato dieci libri), quel personaggio di passaggio è semplicemente una comparsa ben caratterizzata. Potrebbe essere un cliente al bar, un passante per strada o qualcuno che si interfaccia in qualche modo con il protagonista. La storia, in questo senso, deve scorrere liscia e non perdere un colpo. Non deve essere forzata o subire arresti.
- Per il lettore affezionato (quello che ha letto tutto dell’autore), le cose possono andare in un altro modo: un dettaglio o una battuta accendono la lampadina, oppure il personaggio compare direttamente in scena, interagendo con i protagonisti. A volte viene persino chiamato per nome e cognome. Per il fan di vecchia data è un grido di gioia: “Aspetta un attimo… ma io lo conosco! È lui!”. È quel momento di pura soddisfazione in cui si sorride da soli e ci si sente parte di un segreto condiviso.
Inserire i propri personaggi in questo modo crea un legame fortissimo con chi legge. Trasforma i libri da storie chiuse a compartimenti stagni a un unico grande universo, dove il mondo va avanti anche fuori dalle pagine del singolo romanzo.
Del resto, i lettori amano sentirsi parte di un club esclusivo, e scoprire un easter egg nascosto tra le righe li fa sentire non semplici fruitori passivi, ma dei veri e propri detective della carta stampata.
Io non lo faccio sempre, ma alcuni romanzi sono legati tra di loro. In Un taxi per due, ad esempio, ho voluto osare; c’è un’apparizione bella e sfacciata, con tanto di nome e cognome, che gioca a carte scoperte con chi ha buona memoria.
Chi ha già letto i miei romanzi precedenti lo ha riconosciuto all’istante, sorridendo di fronte a quel nome familiare; chi invece è alla prima lettura si è goduto la scena esattamente per quello che sembrava, senza accorgersi di nulla di strano. 
La cosa straordinaria è che entrambe le reazioni vanno benissimo: significa che l’easter egg è abbastanza morbido da non disturbare la lettura di chi non conosceva l’altro mio romanzo, ma abbastanza chiaro da accendere la miccia nei lettori più attenti.
In fondo, inserire questi piccoli mondi incastrati è un modo per ringraziare chi resta, per fare un regalo silenzioso a chi mi segue da anni.
Perché un libro non finisce mai davvero quando si chiude la copertina: a volte, fa solo le valigie per il romanzo successivo.


  

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails