"Hai visto il nuovo reel?"
"Hai visto la nuova uscita?"
"Hai sentito il nuovo album?"
"Hai letto il nuovo post?"
La mia risposta spesso è no. Non perché non voglia, semplicemente non ce la faccio.
Non so se anche voi avvertite ciò che avverto io: questa costante corsa a non perdersi un contenuto, l'uscita di un libro, una canzone, l'ultimo trend del momento.
Viviamo un'epoca in cui siamo sommersi di contenuti, iper stimolati a leggere, comprare, ascoltare. Dall'altra parte c'è una spinta alla produzione che non ha niente di umano. Un autore per stare sul pezzo deve pubblicare 'almeno' tre libri all'anno. Non importa come, devi uscire. Questo, a mio avviso, comporta un indebolimento della qualità, perché lo scrivere (così come comporre musica etc) non è un'azione meccanica, è frutto di riflessioni, sospensioni e spesso, ahimè, anche di pause. C'è bisogno di tempo per maturare idee, per elaborare trame, per far sì che un'idea diventi un prodotto valido. Tutti questo processo ha bisogno di tempo. Tempo che non ci concediamo e che non ci viene concesso. Produrre senza sosta per un pubblico disattento e svogliato e per un mercato già saturo, lo ritengo una follia. Un libro dopo due mesi è già vecchio, stantio, ha già fatto il suo tempo. E via che si esce con la novità, pescata tra le varie piattaforme. E deve rendere, perché altrimenti si passa oltre. Fischio. Arbitro. Cambio. Questo porta alla mancanza di un filtro; non c'è ricerca, spesso, purtroppo, non c'è qualità. Ma non importa. L'importante è macinare, cavalcare l'onda, essere presenti, sapersi vendere perché "Se non sei sui social, non vendi" (Book of love cit.)
Fioccano gare a chi legge di più, pile e pile di libri... ma LEGGIAMO davvero? Lasciamo che la storia si sedimenti in qualche anfratto del nostro cuore o cervello? Riflettiamo su un libro, anche se di intrattenimento? Curiosa una frase che ho sentito da una ragazza. Alla domanda: "Come fai a leggere quasi venti libri al mese?" la risposta è stata: "Alcuni li leggo, altri li scorro e non mi soffermo. Dei primi ricordo quasi tutto, dei secondi qualcosa a grandi linee." Allora mi chiedo: perché? Non sarebbe meglio prendersi del tempo e leggerne quattro, ma come si deve? Lasciarsi accarezzare dalle pagine, entrare in connessione coi personaggi, CAPIRE il testo. IMPARARE cose nuove. Prendersi quello spazio sacrosanto per GUSTARE le pagine, ché altrimenti, sono solo lettere buttate a caso. E tu, tu che ne leggi uno o due al mese, ti senti in debito, in difetto. Tutto scorre veloce, ma tu sei al palo. Come una giostra che gira, in cui tutti si dicono divertiti, e tu fuori che tenti di acciuffare un cavallino, ma questa non si ferma, anzi, accelera.
Sarò catastrofica, ma lo scrivo lo stesso: questo andamento ci sta impoverendo. Tutti. Chi fa parte del sistema e chi ne usufruisce. Questa produzione bulimica di contenuti per stare sul pezzo, di opere per stare a galla e di reel per lisciare l'algoritmo altrimenti nessuno sa che esisti, non costruisce niente, ma al contrario crea macerie. Sulle quali ballano il consumismo, il mercato dei libri e i dati delle piattaforme.
Io non dico che dovremmo fermarci, ma solo domandarci che strada stiamo prendendo. Dove vogliamo andare. Quale direzione è meglio per noi. Possiamo fare qualcosa per migliorare il tragitto? Forse sì. Piccoli segnali per tracciare non dico una strada nuova, ma almeno un sentiero alternativo. Non per noi ché ormai è tardi, ma per chi verrà dopo. Una panchina per ascoltare il fischio del vento; una fontanella per rinfrescarsi le idee; un bivacco per sognare sulla strada appena percorsa; un orologio e una mappa disseminati tra i sassolini per ricordarci che il viaggio è più importante della meta.
E noi ce lo stiamo perdendo.
