Vivere la campagna inglese: le Cotswolds

 




Questo post contiene tante, ma TANTE foto di cottage e case, perché per rappresentare le Cotswolds non c'è cosa migliore. Ho raggruppato tutti i giorni passati in questi villaggi, tra passeggiate nel verde, feste di paese intorno alla chiesa e negozi di antichità di cui vi parlerò più avanti.
E sì, già vi anticipo, sembra di vedere Mrs. Brown spuntare in ogni angolo
❤
Burford: la caratteristica di questo paesino è senz'altro la strada principale in discesa (o in salita, come preferite) Quel giorno ci ha accompagnato una fitta pioggerellina che ci ha 'costretto' a mangiare in un cottage caratteristico dal soffitto bianco e pareti bianche spessissime. La via è disseminata da botteghe e negozini che meritano senz'altro un'occhiata. Perdendoci tra vicoli e stradine abbiamo scovato un cottage a me molto familare, corredato da un curioso cancelletto che ho letto in un libro. A salutarci con cortesia un vecchietto che curava l'orto incurante della pioggia.
Bampton: il paesino è veramente piccolino, ma nasconde una chicca: è il villaggio di Downton Abbey. Forse in alcuni scatti riconoscerete la stradina con l'arco utilizzata in molte riprese e la chiesa dove si sono sposati Mary e Matthew. Bampton mi ha dato l'idea di un villaggio in cui l'età media è molto alta e la vita scorre ancora più lenta che negli altri paesini. Abbiamo chiesto un'informazione all'ufficio postale e c'era solo uno sportello e un impiegato intento a mettere a posto della mercanzia. Sì, la posta era anche un sorta di piccolo emporio.
Chipping Campden: è un piccolo gioiellino (peccato per le auto parcheggiate che rovinano un po' la veduta d'insieme). Qui abbiamo passeggiato sotto un bel sole e sbirciato nelle vetrine. Abbiamo scoperto da un volantino che il vicario, nella St James' Church, organizza Tea Party in parrocchia con dolcetti annessi. Non faccio fatica a immaginare la partecipazione della comunità. Passeggiando per una strada secondaria, notiamo una porticina che si apriva su un verdissimo giardino. Sembrava la porta del giardino segreto. La targa affissa fuori recita: The Ernest Wilson Garden. Decidiamo di entrare in punta di piedi e ci ritroviamo immersi in una bolla di verde adornata di tantissime piante. Da un opuscolo apprendiamo che questo piccolo e delizioso giardino è in onore di Ernest Wilson, un esploratore e collezionista di piante che introdusse circa 2000 specie di origine asiatica in Occidente; circa 60 di esse portano il suo nome.
Proseguiamo vogliosi di verde e di piante e lungo la strada ci fermiamo a Dover's Hill per un pic nic in compagnia delle pecore per poi proseguire verso Snowshill. Lungo la strada obbligo il Santo a fermarsi di tanto in tanto per fotografare cottage e case. Lui asseconda i miei desideri ridendo e intraprendendo pure viuzze private pur di farmi felice a tal punto che un signore ci ha chiesto "Ma vi siete persi?" Al che il Santo ha risposto impassibile "No, ma mia moglie fotografa case."
Snowshill: ecco, l'angolo con la chiesetta è il panorama più instagrammabile del mondo e non puoi non cedere a cotanta bellezza. Io ci sono cascata con tutte le scarpe anche perché è la chiesa alla quale mi sono ispirata per la St Mary Church del reverendo Bell. Finalmente l'avevo davanti a me. Ci si arriva dopo una passeggiata in paese costeggiando la Snowshill Manor di cui vi parlerò più avanti. Tra pecore, rose rampicanti e chiesette romantiche, Snowshill è uno dei posti che porterò nel cuore per molto tempo.
Broadway: definito 'il gioiello delle Cotswolds' pare che sia stato fonte di scrittori e compositori. Anche qui non mi sento di dissentire. Broadway è un villaggio vivo in cui l'aria commerciale e allegra si avverte. Tuttavia non va a intaccare quel senso di pace che c'è in tutte le Cotswolds. Una leggera brezza fa tintinnare le onnipresenti bandierine, il carretto di un gelataio soddisfa il palato dei più piccini e vestitini romantici fanno bella mostra di sé dalle vetrine. Io mi rilasso su una panchina in compagnia di una coppia anziana. Lui legge un libro a voce alta, lei lo ascolta giocherellando con un fiorellino.
Castle Combe: è uno dei villaggi più famosi delle Cotswolds e in quanto tale comporta la presenza di un po' di gente. L'angolino con il ponte dopo il quale si snoda il pugno di case è il più fotografato e quindi, purtroppo, è funestato dai turisti. Ciò non toglie la bellezza del luogo e la sua magia. Ad averlo saputo, per godere appieno della bellezza autentica di questo luogo, saremmo partiti la mattina prestissimo, prima dell'arrivo dei turisti. In compenso nelle stradine c'è poca gente e riusciamo a fare una bella passeggiata.
Bourton on the water: conosciuta come 'La Venezia delle Cotswolds' è attraversata dal fiume Windrush. Anche questa è una meta turistica molto ambita ed è stata presa d'assalto il lunedì del Bank Holiday. Le rive fanno le veci delle spiagge ed è normale vedere i bimbi nell'acqua e i turisti sui teli mare. Siamo tornati il giorno dopo per ammirarla di nuovo senza la calca ed è sempre una bella sensazione: Bourton on the water merita senz'altro una visita per la sua particolare conformazione in mezzo all'acqua.
Bibury: è un piccolo e breve scorcio che si snoda tra i cottage. Un tempo molto più turistico, ci ha regalato la sensazione di essere tornati a casa: fu uno dei primi villaggi che visitammo dieci anni fa. Ha mantenuto intatta la sua magia e la sua bellezza.
Upper Slaughter e Lower Slaughter: lascio per ultimi i miei due paesini preferiti. Uniti da meno di due km, ci hanno regalato un'atmosfera di altri tempi. E ho anche trovato la casa dei miei sogni. La signora che vi abita non lo sa, ma credo se ne sia accorta dalle decine di foto che ho scattato alla sua abitazione. Upper Slaughter è un angolo di paradiso: verde, silenzioso, bucolico. Davanti ai cottage ricoperti di rose, scorre lento un torrentello sormontato da un piccolo ponte. Qualcuno attraversa a cavallo la lingua di terra che separa le due sponde e diverse panchine sono disseminate qua e là come un invito a godersi quel paradiso. Qui non c'è il turismo di massa, in realtà non c'è proprio nessuno e ci sentiamo fortunati a poterlo assaporare nella sua bellezza.
Raggiungiamo a pranzo Lower Slaughter e ci attende la fiera nel villaggio. Nel giardino della piccola chiesetta sono allestite delle bancarelle di oggetti vintage, una sorta di mercatino delle pulci a scopo benefico. Da un'anziana e graziosa signora, acquisto una borsa fiorita mentre il profumo dei sandwich della bancarella davanti stuzzicava il nostro palato. Decidiamo di provarli e ci vengono serviti da un bambino e la sua mamma. Mangiamo accarezzati da quest'aria d'altri tempi, dove la musica accompagna i nostri passi interrotta solo dalle grida di gioia di anziani e bambini che giocano a birilli. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato. In quel momento non ci siamo sentiti turisti, ma parte integrante del villaggio, con la sua festa, la sua gente e i suoi colori.
P.s. le Cotswolds non vanno lette, vanno assaporate, guardate, annusate e altro ancora. Nessun testo può essere all'altezza di ciò che vediamo, quindi spero di essere riuscita, almeno con le foto, a farvi apprezzare questa meraviglia.



















Lo stile neogotico vittoriano e la casa di William Shakespeare


Prima tappa: Tyntesfield.
Per raggiungere la dimora bisogna attraversare il punto ristoro/shopping dove sono esposti vari tipi di rose inglesi David Austin. Il Santo mi ha detto: "Ti ricordo che in macchina non abbiamo posto." Il che la dice lunga sulla mia iniziale intenzione.
Lasciamo questo bel posticino e ci dirigiamo alla casa attraversando un parco magnifico. Il tempo promette pioggia, ma non pioverà; in compenso uscirà un bel sole facendoci godere di un bel pic nic sul prato come piace a noi.
Visitiamo il giardino con un'incantevole nicchia, poi veniamo accolti dal personale della dimora per la visita all'interno. È magnifica. Tyntesfield è una casa e tenuta in stile neogotico vittoriano e si trova nel North Somerset. Prende il nome dai baronetti Tynte, che possedevano tenute nella zona dal 1500 circa. Nel 1830 fu costruita una villa georgiana, che fu acquistata dall'uomo d'affari inglese William Gibbs, la cui enorme fortuna venne dal guano usato come fertilizzante. Negli anni '60 dell'Ottocento Gibbs fece ampliare e rimodellare la casa in modo significativo; una cappella fu aggiunta negli anni '70 dell'Ottocento. La famiglia Gibbs ha posseduto la casa fino alla morte di Richard Gibbs nel 2001, poi nel giugno 2002 è stata acquistata dal National Trust dopo una campagna di raccolta fondi per impedirne la vendita a interessi privati ​​e garantire che fosse aperta al pubblico.
Dopo la visita alla casa abbiamo passeggiato nel parco e visitato le stalle dove ci siamo concessi foto e relax.
Lasciamo Tyntesfield sotto a un bel sole e facciamo una puntatina in Galles per visitare Chepstow Castle. La cittadina ci accoglie festosa e piena di bancarelle, nel castello addirittura ci sarà un concerto di una band rock.

Il castello di Chepstow è situato in cima a una falesia che guarda sul fiume Wye; fu costruito su ordine di Guglielmo il Conquistatore dal normanno William FitzOsbern, I conte di Hereford nel 1067; Nel 1913 venne impiegato per le riprese di Ivanhoe, il primo adattamento per il cinema del romanzo di Walter Scott. Fu costruito fin dall'inizio in pietra, non in legno come la maggior parte dei castelli dell'epoca, a testimonianza della sua importanza strategica di fortezza difensiva sul confine tra l'Inghilterra e il Galles.
Dopo aver visitato il castello ci perdiamo un po' nelle stradine gallesi dalle porte colorate e bandierine alle finestre. Scopriamo una cosa molto carina: sul marciapiede sono affisse delle targhette che raccontano la storia passata della casa o del negozio che ci troviamo davanti. Pezzi di storia locale sparsi qua e là. Lì facciamo uno dei primi acquisti del viaggio: una mappa della Gran Bretagna sulla quale evidenziare i posti visitati. Il giorno dopo è la volta di Charlecote Park, meta digitata per sbaglio sul navigatore al posto di un'altra, ma che si è rivelata una piacevolissima scoperta.

Charlecote Park è una tenuta del villaggio inglese di Charlecote nella contea del Warwickshire, che comprende un palazzo in stile Tudor risalente al 1551 e un parco nel quale vivono indisturbati cervi e daini. Nel 1572, fu ospitata per due notti nel palazzo della tenuta la regina Elisabetta I d'Inghilterra.
La dimora, come tutte del resto, è molto bella e suggestiva, ma è l'esterno che ci ha regalato emozioni. Una brochure ci invita a passeggiare nel bosco e ammirare cervi e daini in libertà. Unica raccomandazione non avvicinarsi troppo, non disturbarli e fare silenzio. Non ci sembra vero, ma si rivelerà così. Piano piano, a piccoli passi, possiamo davvero stare in loro compagnia nel pieno rispetto della natura. È tutto surreale, ma bellissimo (semi cit.)
Nonostante il pranzo al sacco, decidiamo di pranzare sul posto assaggiando per la prima volta il Cornish Pasty (una sorta di pasticcio di carne in pasta sfoglia) e il Sausage Roll (salsiccia anch'essa in pasta sfoglia). Viene considerato cibo da strada e ci viene servito come tale. Tutto buono e saporito, tanto da gustarlo ancora nei giorni seguenti. Ci godiamo ancora un po' il parco, poi nel pomeriggio raggiungiamo Stratford Upon Avon, città natale di William Shakespeare. La cittadina è molto carina e in gran festa (troviamo una fiera) e la casa di Shakespeare merita senz'altro una visita. Purtroppo le entrate non sono contingentate, quindi il tour si rivelerà un po' caotico. Il Santo ha chiamato l'esperienza "Tourist Trap" trappola per turisti e non riesco a dargli del tutto torto. La cittadina gioca molto su questo e a mio avviso è un gran peccato. Io e Aly ci consoleremo facendo acquisti in un negozio di Beatrix Potter. Detto ciò: aver visto e calpestato la casa del grande drammaturgo, è stata comunque una bella emozione.

















Dear Kate, batti il five

 



Dear Kate,

oh da quanto time non ti scrivevo. Do you remember me? Yes, brava, la writer tuscany, quella un po' ornytorinco, but togli ornyto. Yes, proprio quella lì. How are you? I t'ho visto well, royal gnaccherona come sempre, che you sia vestita di yellow, white o red sempre super mouse di first categoria rimani. Inarrivabile.
But ti volevo di' 'na cosa: t'ho sentita vicina vicina and sai quando? Quando eri insieme al last son, il little Louis.
He very very simpatico, with quella faccetta da little canaglia, but me pare che you l'hai, come si dice in tuscany, 'stintignato'?
L'hai guardato e sembrava dicessi: "Mo' when s'arriva a house vedi che eyes te faccio! Te gonfio come 'na cornamusa scottish. Rifammi la linguaccia e te rinvio in corner."
But lui nothing, manco te cagava of striscio. Pernacchie e peti come al Bar "The Zozzone", you have present?
Beautiful vederti come noi altre, Kate. Vederti digrignare i teeth mentre gli dicevi "Te levo dal world, quanto è vero iGGod."
Because i children so' tutti uguali, reali and not reali, but pure le mamme, eh? Hai voglia d'esse Duchessa, se te fanno incazza', t'encazzi. Always with class, magari, ma t'encazzi.
Ah, now so' sollevata, you sei uguale a me, a noi.
Welcome into the club, Kate. Batti il five.
p.s. Un saluto al mitico little Louis, se much mi dà much, ci darà delle big satisfactions. I non vedo l'hour.
With love
XXX

Simona

Happy Birthday Kate!

 



Dear Kate,

prima di tutto Happy Birthday! Sorry, but non te potevo fa' gli
auguri
this morning, because c'avevo da sfa' il tree of Christmas with Sant'Andrews che prima d'aiutamme se sarebbe tirato 'na revolverata. But ce l'avemo fatta; into the garage pare c'è sia un man dead incellophanato male, but oh, noi non c'avemo altro spazio. Do you remember me? Ti scrissi tanto tempo fa... so' la Simo, quella del minkia blog... quella che scrive always a Betty.
Vabbè goodnight sonatori!
Anyway, che beautiful 40 anni, ve'? Sei sempre nel flower degli anni, the menopause is ancora lontana con the caldane, gli sbalzi of humor, the homicidal instinct... goditeli sti years, Kate, dai retta a Simo, che poi dopo so' dicks. For carità, so sempre dicks de 'na princess with castello and l'eredità the grandmather, but sempre dicks sono.
And nothing, te volevo fa' only tanti
auguri
e che God ti mantenga forever così: magnificamente aristocratic mouse. With tuo vitino da wasp nonostante tre children sparati che manco the missiles sulla rampa of lancio di Cape Canaveral.
But si sa, dear Kate, la mia is tutta invidia. After the feste tengo 'na panza con 'a vita propria: mi saluta come le sheep fanno 'hello!' ad Heidi.
But now basta chiacchiere, che c'avrai pure da fa', pora star.
Again Happy Birthday, Kate!
p.s. Compliment for the nuove photos.
Soprattutto in quelle color seppia, because non è easy veni' bene.
One time c'ho provato anch'io e my daughter mi ha scambiato for my bisnonna.
With Love
XXX
Simona

But che te ridi?

 



Dear William,

but che devo fa' con you? Yes yes sono sempre io, la Fruzzetti, quella che ve scrive the letters un day yes and un day pure, but look, me le levate dalle hands, anzi dalla tastiera.
Ti volevo dire che me too ho patito tanto quanto you, che credi?
Yesterday, in preda an attack de colite, sono corsa in the bathroom proprio nel moment in cui facevamo goal.
My husband (Sant'Andrew, do you remember?) ha aperto the door del cesso e tutto happy mi ha detto: "Porti bene, rimani lì, on the toilet. NUN TE MOVE." And quindi nothing, so rimasta sul wc a fissarmi le infrafinger de gomma per almeno ten minutes, poi so' rientrata in the living room anche se Sant'Andrew mi guardava male gridando rivolto ai giocatori "E daglieli du' colpi!"
"Yes!" ho risposto, poi hanno inquadrato David Beckham e ho pensato that two colpi glieli darei volentieri anch'io.
Però te volevo chiede: anche your wife Patonza Reale soffre de colite? Pure she se reggeva the pancia. Porella, I la capisco, sometimes the watermelon ghiaccio fa quell'effetto lì. And look, me dispiace anche che tutti gli 11 players siano allergici al silver, capisco pure loro, io so' allergica al nichel e nun posso porta' nothing addosso, manco una medal. Brutta beast l'allergy.
Ah, un'ultima cosa: but little George? But che caruccio il baby Prince! Compliments. Ride un po' troppo sguaiatamente for my gusti, soprattutto se the game is tutta da gioca', ma caruccio. Bellino bellino, yes, with de cravattina come impiegato of the catasto.
Però magari the prossima volta spiegagli che 'ride well chi ride last'.
Eh.

XXX
With love forevah

Simona







Dear Brad but come fai?

 




Dear Brad,

I'm Simona, an italian writer that... oioi che two ball's sta' always a spiega' chi sono. Comunque: FIDATE.
Te volevo fa' a question: but come fai a essere again the big gnocco da competition a 58 years? that I have 10 anni de meno e paio tu grandmother in carriola?
I boh.
Secondo my modest parere, Angelina se sta a mangia' i gomiti for essersi separata da cotanto trunk of pine. Sta proprio a batte the capoccia in the wall.
Anyway, my
congratulations
fijo mio.
Mantieniti forever così: a ribaltatore de ovaries.
Daje Brad.
With Love
Simona

Dear Meghan, you devi stare calm

 



Dear Meghan,

I am Simona, 'na amica di Betty. Ti scrivo only now, because ho avuto da fare with the garden de my mother. She has not big park (mica siamo rich come your), but c'avevamo da fa' le cleaning of spring. Presente when arrives il prete? Paro paro.

In any case, ecchime. 

The first cosa che te vojo di' is: but are you crazy? But really te metti contro la Betty? You non hai understand in che casino te sei messa, fija mia.

You dovevi sta' calm. Parecchio calm, che mo' sei pure pregnant. Invece del tè, drink a camomilla, e fai big respiro che te spiego.

What's the problem? Non volevi frequentare Buckingham Palace? Bastava trovare an excuse qualsiasi tipo:

"Sorry Betty, but I have una nail incarnita and cammino male. Rimango in my house." o sennò "Sorry Betty, but me so' uscite le emorroidi, look sto a mori' dal dolore." You know emorroidi? A problem serio, nobody te poteva di' nulla.

Invece you no! Interview con Oprah Winfrey che ti ha fatto fare hair e contro hair alla Royal Family.

Che poi, Meghanina, anche you... come facciamo a credere che you non abbia never googlato Harry... che you non sapessi nulla,  but chi credevi che fosse, the boy of the pizze? The corriere de Amazon? Er son del garzone?

Cioè, pure my Grandmother de 90 years sa chi è Harry and come se vive a corte a eyes and cross. Scommetto che my mother sa pure che taglia porta de mutande. 

The story con Kate la comprendo, stai quiet, nessuna di noi va di love e d'accordo with cognata, it's normal.  Poi Kate... capirai. Beautiful, magra, gnocca, che sforna children come noi se sfornava cake demmerda dal Dolceforno Harbert. Se te sta simpatica come a cistite, I understand.

And capisco anche che te sei sentita incompresa, but ce devi fa' 'r callo. Pensa che on newspaper they call me SILVIA, non Simona. And se ce la faccio io, ce la devi fa' anche you a supera' sta cosa. Nun te fa bene statte ad angustiare. Next time me devi chiama', I will calm you. Ci facciamo a herbal tea, se chiacchiera un po' e te spiego come devi prendere la Betty, because se you non l'avessi capito she te magna a colazione. Te spalma on bread. Te puccia nell'Earl Grey. Te dà in pasto ai wild porc del bosco behind Buckingham Palace. Però sorridendo. Mica se scompone. Vi sfancula con much class.

Because le Queens sono così, si fanno i dick loro e campano 100 years.

Enfatti s'è visto.

Anyway, Meghanina, promettimi che stai calm. And basta interview dove spari shit sulla Royal Family, datti peace. Ricorda: big respiro and camomilla.

Dai retta a Simo, o Silvia, come you preferisci e saluta Harry, utile nell'intervista come una betoniera in the living room.

Fate i bravi, raga'.

With Love

Simona 



PRENDERSI CURA

 Se c'è una cosa, tra le tante per la verità, che mi manda fuori di testa in questo periodo è il non poter prendersi cura.

Cura di qualcuno come abbiamo sempre fatto.
Stamattina ho accompagnato il mio babbo a una visita. Gli ospedali sono blindati. Si entra uno alla volta, non puoi accompagnare.
"Resta qui" gli ho ordinato mentre spingevo la prima porta a vetri. L'ho lasciato sotto il tendone, in quella sala d'aspetto improvvisata all'aperto. Ha ubbidito e si è messo a fissare il soffitto di plastica sudicia, gli anelli di alluminio da cui pendevano delle corde.
La ragazza dell'accettazione mi ha chiesto dove fosse mio padre.
"Fuori" ho risposto "Preferisco fare tutto io qui dentro."
"Lo chiami. Serve lui, lei non può stare."
L'ho guardata cercando di trasmetterle un messaggio, che però non ha colto. È una ragazza bruna, con dei riccioli fitti fitti intrappolati in un elastico colorato.
Chiamo il mio babbo e spieghiamo anche a lui che deve fare da solo. Lui rimane un po' spaesato, poi dice che va bene e 'imbocchi il corridoio, poi a destra, poi a sinistra, quello è il numerino, la chiamano loro.' Gli consegno la cartellina, il suo fardello.
"Babbo, hai capito? Hai tutto qui dentro"
Mi risponde sì sì, mi rassicura.
Riprovo con un'altra ragazza al di là del vetro. Ha gli occhiali e una coda svolazzante. "No perché qui dentro c'è un bel po' di roba... dovrei spiegare alcune cose..."
Lei alza il mento, non transige, la coda si agita mentre mi ripete "No. Entra solo lui."
Non si scusa e perché dovrebbe, ora funziona così. Sono io che dovrei chiedere scusa per la mia infantile insistenza.
Il mio babbo prende la cartellina e si avvia da solo per il corridoio. Va piano, ma tanto che fretta c'è.
Torno fuori come mi dicono. Io, al contrario di lui, guardo il pavimento di cemento scrostato.
Una coppia si avvicina. Lei avrà la mia età, forse qualcosa in più. Al suo braccio, un po' claudicante, è ancorato quello che presumo essere suo padre. L'uomo fa una battuta, lei ride.
Varcano insieme la prima porta a vetri, poi la seconda, infine dopo alcuni minuti, li vedo fare insieme il corridoio.
Rientro di nuovo. La ragazza coi riccioli stretti nell'elastico mi dice stancamente "Dica..." Probabilmente ha già capito.
"Ho visto passare il signore con la donna... mi chiedevo se anche io..."Lei guarda la ragazza con gli occhiali. È in imbarazzo, balbetta "Be'... sì..."
"Io capisco tutto e mi sembra giusto" insisto piccata "ma anche io allora vorrei essere con il mio babbo."
"Non è autosufficiente?" si intromette quella con la coda.
"Sì, ma che c'entra... solo che a volte confonde..."
Lei non mi lascia finire "Signora, non si può." Poi sbircia un foglio "Poi questo esame non è invasivo, niente di cui preoccuparsi, e comunque il signore di prima ha l'accompagnamento." La butta lì e dovrei sentirmi fortunata. Il mio babbo non ha bisogno dell'accompagnamento. Avrebbe solo bisogno di essere rassicurato o al limite imbeccato per poter rivelare al medico le medicine che prende. O ricordargli la sua anamnesi, tutta. O passargli la camicia con un gesto gentile al posto di 'Si può rivestire.' Di questo ha bisogno.
La ragazza coi riccioli mi guarda un secondo di troppo. Non parlo più, ho capito. La imploro solo con gli occhi. Alla fine mi dice "Vado io."
Imbocca il corridoio e resto a guardarla con le mani in tasca. Un'altra ragazza prende il suo posto sullo sgabellino. Possono coprirla qualche minuto.
Mi ritrovo a fissare le pareti, degli opuscoli, cartelli covid e amuchina ovunque.
Torna dopo un po' "Tutto ok" mi dice. Sembra sollevata anche lei. "Sta già facendo l'esame. Il medico e l'infermiera mi hanno detto che va tutto bene, è bravissimo."
"È stata molto gentile". Mi ritrovo a ringraziare una perfetta sconosciuta per essere stata al mio posto. I suoi occhi sono stati i miei.
Torno fuori.
Dopo dieci minuti arriva il mio babbo, cartellina in mano, un foglio aggiunto alla pila di quelli che ha già.
"Tutto bene?"
"Sì sì. Ho fatto presto" mi risponde aggiustandosi la mascherina.
"Sei stato bravo!"
"Bah!" mi risponde sollevato.
Saliamo in macchina e lo spedisco dietro come un tassista. Lui guarda fuori dal finestrino e mi racconta cosa ha fatto. Gli ripeto che è stato bravo, voglio che lo sappia.
Arriviamo a casa e troviamo mamma seduta a una tavola apparecchiata, ma intonsa di cibo. Qualcosa è sul fuoco.
"Siete già qui. Tutto bene?"
"Tutto bene, abbiamo fatto presto. È andato da solo."
"Bravo!" anche da mamma prende la medaglia. "E ora mangiamo. Aspettavo te."
Babbo si lava le mani e mette in tavola.
Il prendersi cura, alla fine, è anche questo.

Dear Sean Connery...

 



Dear Sean,
o preferisci Sir?
Sono Simo, you non mi conosci but te posso assicura' che la friend tua, la Betty, sa chi sono. Call her, ti spiegherà.
I'm sorry se ti auguro Happy Birthday the day after, but yesterday quando ho appreso the news ero in the car e you sai che to drive a me riesce bene quanto a te non essere un big actor, quindi I can not distrarmi per non piantarmi in a tree.
Anyway.
Avrei for you a question: but come ci si sente a compiere 90 years ed essere comunque un arrovella hormones for noi women?
Because qui te bomberebbero all, a partire da grandmother Abelarda, alla aunt Peppina, passando da quelle più young.
And poi, for dirla tutta, you sei come the wine, più invecchi, più sei bono (old frase di una banality imbarazzante, but questa c'ho)
My mother for you se strapperebbe la filanca delle big slip e la pancera del doctor Gibaud. Ha già avvertito my father: "Se Sean Connery mi chiedesse di scappare with him, not ci penserei two volte!"
My father la guarda and scuote the head "But chi te se piglia!"
Infatti my mother is sempre lì.
Questo for dirti that sei stato in my house da always, fin dai tempi di zerozeroseven, quando you avevi quelle orecchie little little Dumbo style, but eri comunque un bel piece of gnocco, eh? But with qualche years in più, acquisti charm, beauty, quel certo non so che... da tronysta geriatric. Il David Gandy delle grandmother, il bronze di Riace delle ottuagenarie, il Can Yaman delle old ladies.
Roba che se trasmettono a your film in the ospizio, le trovano a fare the lap dance aggrappate al deambulatore.
E nothing... tutto qui.
Spero you voglia accettare my auguri in ritardo, my favourite scottish. Fai conto che sia your nipote, ok?
With Love
Simona
p.s. one cosa: siccome I'm not tua nipote, se me volessi invita' a dinner, magari a lume of candle, io ce sto.
Così.
For dire.

David Beckham nonno NO



Dear David,
qui is the Simo che ti parla. Quella that for marriage di Harry e Meghan ti ha dedycato alf post da quanto eri fig.
But veniamo a noi. Yesterday I read that your son... coso lì, quello che ha the name come le gomme... ah yes, Brooklyn, si sposa.
Now.
A parte che ha 21 years e voglio di', come cantava Loretta Goggy 'That fretta c'era, maledetta spring'... cioè, is very very young, ha tutta life ahead... mi pare una scelta too fast sulla scia degli hormones.
Detto ciò. Mica mi diventerai grandfather. No, because famo a capissi: we sgallettate we are not pronte. Cioè, levatelo pure dalla head. Noi abbiamo l'image di you with slippino white, roba che le nostre ovary se so' cappottate, hanno fatto il tour of death come le mountain russian. Abbiamo sempre in our eyes yours addominali quadrettati a kinder cereali. The piece of beef come you, non può diventa' grandfather. For pleasure. Let's not joke. Namo su. Che se a little bit vai a prendere the children a school e dicono "Anvedi c'è nonno!" the mothers ti rinchiudono in the school bus e te fanno la festa.
For non parlare poi of your wife... but ce la vedi Victoria grandmother??? Ce la vedi a raccontare the novel tipo Cappuccetto Red, Little Piero and woolf, WhiteSnow and seven nani? Ce la vedi to cook lasagne invece di berries di goji e pinoli? Because è di quello che si nutre, for forza. Che poi diciamocelo, non ha nemmeno the face rassicurante da grandmother, anzi, she always has espressione tipo when non vai di body, you know? Stytyca, si dice così?
Comunque David, you are too the beef da competiscion, the tronco di pine tree, un Marcantony da paura... i nostri hormones hanno sempre bisogno di you. Naked, vestito, whit slip white, in costume, at the sea, in the mountains, insomma, dove te pare e come te pare, but grandfather NO.
Però.
Se dovesse accadere, sappi che I ho very very dimestichezza coi nonnetti, ho un certo feeling, da always. Potrei metterti a bed e rimboccarti le coperte, for esempio. Ecco yes, ti porterei a bed. But lo faccio for you, not for me, sia chiaro.
Quindi appena diventi grandfather chiamami, non te ne pentirai.
A presto 
Simo, la tua nuova badante personale.

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