DOLCETTO O SCHERZETTO?


"Nonna, nonna, guarda che bei ragnet..." SBAAAMM!! "Nonna?Nonna?"
Se tua suocera soffre di aracnofobia sarebbe bene saperlo.

"Mamma, ti piacciono i festoni?"
"Sì, Simo. Sembra la faccia di tuo padre quando è costipato"
Se tuo padre soffre di stitichezza sarebbe bene saperlo. Prima. Così non fai ste domande.

"Andrea, guarda bellini questi fantasmini!"
"Fantasmini? Pensavo fossero Barbapapà anemici"
Se tuo marito ha questo spirito, approfitta. Dagli fuoco.


"Vicinadicasa, guarda che bellina sta casetta di Halloween!"
"Bella!Mi ricorda quella della famiglia Adames"
Adames, Athos e Porthos. Stai a vedè che è la casa dei tre moschettieri.

"Amore, facci una foto.Sto bene con questo cerchietto?"
"E io babbo, sto bene con questo cappello?"
"Una domanda di riserva?"
BUMMM!! Si è schiantato l'obiettivo della digitale. Quando due son fighe, nci sta gnente da fà. Mi si emoziona anche la macchina fotografica.


"Facciamo una foto a effetto!Mettiamo tre elementi. Tre come noi!"
"Io mamma sono il gattino!"
"Certo!E io sono la zucchettina!"
"Simo, scusa se mi permetto. Te sei quella grande"
"Amooooreeee!Grazie!Perché è la più bella, vero?"
"No. E' una zuccona. Vuota"
Amo la mia famiglia.



BUON HALLOWEEN

CHI DI CANDY FERISCE DI CANDY PERISCE








Capita che un giorno apparentemente iniziato di merda male, finisca con l’essere un giorno da ricordare con un certo piacere.Questo è quello che chiede la mia Piccolalory nel suo Candy:


al quale io decido di partecipare. Un po’ perché mi piacciono gli stimoli e voi me ne date un monte e poi perché il premio sono dei favolosi fiammiferi che si trasformano in fiori.Ecco...non c'ho capito molto ma fidatevi che è 'na roba bella. E poi perché io e Piccolalory potremmo davvero essere grandi amiche anche per davvero, cioè senza passare via internet, intendo.E' una ragazza molto dolce e sensibile e spesso ci leggiamo nel pensiero ;-) . E quindi ho raccolto la sua sfida e mi accingo a raccontare una giornata iniziata male, ma finita con una bella sensazione.

(Avvertenza per gli utenti: questo post è sconsigliato ai deboli di cuore. Se sei il tipo che sviene quando vede un cadavere durante le repliche estive de La Signora in Giallo, questo post non fa per te. Ma se sei un patito di CSI o del dottor House, allora sì. Ulteriori informazioni le puoi trovare alla pagina 777 di EmoVideo.)

Sapete che lavoro svolgo, vero? E sapete anche che se una gioca 6 ore al giorno al piccolo macellaio, ha un alto rischio di tagliarsi, vero?E può capitare che in 18 anni di onorata carriera di banconista tu ti senta così in gamba che padroneggi l’affettatrice o il coltello come un lanciatore di lame al circo Orfei. Invece no. Perché la macchinetta infernale è sempre pronta a fregarti. Come quella mattina.

“Quanto prosciutto signora? Un etto? Subito!!” e vai col sorrisone!Massì, l’importante è coccolare i clienti! Una fetta, due fette, tre fett… Ops! E’ il mio dito quello?

Ho tagliato quattro fette, di cui una è il mio anulare destro. E solo in quel momento ho capito che la nostra pelle, quando non è irrorata dai vasi sanguigni, non è rosa. Non è rosa, capite? E’ grigia. Dio, che schifo! A parte il dolore e il momento di panico con il negozio pieno di gente, vedere quel pezzettino lì sul foglio, non è stato proprio bello. No no. Prima che mi immaginiate con un anulare in meno, vi rassicuro che mi sono portata via solo la cima. Avevo l’anulare scapato. L’ho portato al pari. Zac. Un taglio netto. Se mettevo le dita in fila erano tutte belle tondeggianti e lui no, piatto. Una bruttura. Roba che se avevo le unghie lunghe mi avrebbe fatto una manicure così precisa che manco un’estetista prossima alla pensione.

Nel frattempo scene di panico tra i clienti e la mia titolare.

“Chiamiamo l’ambulanzaaaaa!!!”

“Macchè ambulanza!Mi son tagliata un dito, mica c’ho un infarto!”

“Oddio che schifo, tappalo!”

“Non mi smette di sanguinare!” Ma quanto cazzo di sangue c’è in un polpastrello?

“Ti portiamo all’ospedale! Poveraaaa!!!”

Ora. A parte la signora schifata, che a quel punto non solo non voleva più il prosciutto ma manca poco ci fa mettere sotto sequestro l’affettatrice in quanto insanguinata, ho temuto di veder apparire pure Bruno Vespa con il plastico del negozio al grido di “E’ stato un attentato?”

Io nel frattempo mi tampono la ferita che, vi giuro, non smetteva di sanguinare. E ho dolore. Un cazzutissimo dolore. E mi fa anche un po’ effetto. Poco poco. E se realizzo che mi manca anche un pezzo di dito mi rattristo. Non riusciamo a trovare le altre ragazze per richiamarle all’ovile per l’urgenza, visto che erano sparpagliate per le consegne a domicilio.

Con una fasciatura FaiDaTeMaSeVaiDalDottoreE’Meglio, girottolo per il negozio facendo mentalmente dei discorsi sminchiati:

“Tanto ora smette”

“Non è la prima volta che mi taglio”

“Ecco, non mi potrò più scaccolare con l’anulare destro”

“Da oggi mi chiameranno ‘La ragazza con l’anulare scapato’”

A vedere tutta sta scena, ci saranno state una decina di persone, tra le quali due o tre clienti occasionali

(chiamasi cliente occasionale colui che entra una volta e non ci torna manco a morì. Ma non per un disservizio, ma perché è di ritorno da una fuitina.Tanto pè fà un esempio)

Tutti i clienti sono molto carini e su loro suggerimento e su quello premuroso della mia capa “Se non vai a farti vedere ti finisco a suon di baguettate sulla testa”, mi accingo ad andare ‘almeno’ alla farmacia del paese, che dista davvero due passi.

Arrivo alla farmacia con tutta la carta assorbente insanguinata in mano. Che scena!Vista oggi è magnifica!Ramba!Paro Ramba. Invece so’ STramba e basta.

“Ci risiamo?” mi fa il medico. Questo vi fa capire come mai non andiamo all’ospedale. E che ci vai a fare? Tanto c’è la farmacia. “Cerottino?”

Man mano che mi avvicino, vedo che si incupisce.

“Dammi piuttosto qualcosa per farlo smettere di sanguinare”

“Ma se non lo chiudi con un cerotto sanguinerà ancora”

“Ma non lo posso ‘chiudere’…”

“Fai un po’ vedè…ODDIO!E dov’è il pezzetto che manca?”

“Sull’affettatrice”

“Mammamia!Vieni qua, siediti. Vuoi un bicchier d’acqua?”

“No. Voglio che mi smetta di sanguinare!” Chissà come sono bianca. Tutto il mio sangue è nella carta assorbente. Non c’è verso di frenare sta cosa e la ferita non si può chiudere.

“L’hai almeno disinfettato?”

“Certo. Ci ho sputato sopra. Certo che l’ho disinfettato!” Mi fa maleeeeeeeee.

Gli altri medici, vedendoci trafficare, si affacciano.

“Che schifo!”

“Noooo, povera Simo!”

“Ti senti bene? Ti senti svenire? Vuoi i sali? Una zolletta di zucchero?Ti misuro la pressione? Ti vedo un po’ bianchina!” Graziealcazzo. Giuro che se diceva “Hai mangiato abbastanza?” e “Quante volte ti ho detto di non giocare con l’affettatrice?” Poteva sembrare mia madre.

Mi mettono una polvere gialla sul dito.

“Ti farà un po’ male, ma vediamo se così smette”

Il medico mi cosparge il dito di questa polvere e sembra la Clerici quando spolverizza con lo zucchero a velo una torta margherita. Ma non fa male.

Fa malissimo. Vorrei chiedere un fazzoletto da stringere sotto i denti, ma non lo faccio. Anzi, ostento sicurezza, della serie “Che vuoi che sia. Il mio passatempo preferito è pareggiarmi le dita delle mani.”

“Qua non smette. All’ospedale, no eh?”

“Ti prego”

“Hai ragione. Sta seduta qua, non ti muovere. Chiamo Sandro”

Arriva Sandro. “Che hai fatto?..fà vedere… Mammamia!”

“Dimmi che ritornerà il dito di prima”

“Massììììì!!!”

“La verità”

“No. Non ti ritornerà il dito di prima”

Ommioddioooooo!!!!Non voglio un dito mozzo!E ora come faccio? Metti che Andrea mi regali un anello con diamante, e che faccio, lo metto al dito mozzo? Eppoi è brutto!Ma guardatelo! Pare un dito calvo in un gruppo di dita rasta!Non ha più una curva!E’ quadrato!Cambierà per sempre e in maniera indelebile la mia impronta digitale!

A pensarci bene potrei commettere un omicidio. Se riesco a stritolarti con la sola forza dell’anulare mozzo, sono salva.

Dolorante, attapirata e consapevole che non solo non mi tornerà più come prima ma che probabilmente perderò la sensibilità della punta del dito (roba che se ti ficco un dito in un occhio in un momento di rabbia posso sempre dire “Ops!scusa, ma non l’ho sentito”), me ne torno in negozio, dove vengo coccolata da tutti, manco avessi partorito tre gemelli.

In testa le mille raccomandazioni:

“Subito a casa”

“Tienilo su”

“Chiama il tuo medico di base. Ci vogliono dei medicinali”

“Se entro tre ore ti sanguina ancora vai all’ospedale”

“Stai tranquilla che andrà tutto bene (ma stanotte non dormirai un cazzo)”

Mentre son lì che preparo le mie cose continuando a ripetere “Non ho bisogno dell’autista, posso guidare!” vengo chiamata da un signore di una cinquantina d’anni “Mi scusi?”

Come Mi scusi? Ma non lo vede che popò di dito c’ho? Ma cosa pensa, che sia un’estimatrice della statua della libertà e che questa cosa bianca sia una torcia di cartapesta? Ma non lo vede che m’hanno fatto ‘na fasciatura manco mi fossi tranciata una mano con la sega circolare?

“Mi scusi…”

Ora minimo minimo mi chiede la carta igienica. Me lo sento.

“Dica”

“Ero qua prima. Ho assistito al suo incidente”

“Ah” Mai visto prima.

“Non mi ha dato il tempo. Quando sono tornato lei non c’era più”

“Sono andata a farmi medicare”

“Meno male. Non mi sembrava molto convinta. Per questo sono andato a prendere queste”

E mi mette in mano un sacchettino. Della farmacia. Dentro ci sono delle garze, dei cerotti, un disinfettante e un prodotto cicatrizzante.

“Gra…grazie…” Sono senza parole. Letteralmente senza parole. Rimango lì come una cretina e non riesco a dire altro che grazie “Ma…quanto le devo? Lei è stato gentilissimo…”

“Niente. Davvero. Tenga queste cose, se mai non le dovessero bastare quelle che ha già acquistato”

“No, davvero, non posso accettare. Mi dica almeno quanto ha speso…”

“Arrivederci signorina. E stia attenta mi raccomando” Mi fa un sorriso, prende la porta e se ne va.

Se-ne-va. E io non l’ho più rivisto.

Ora, se questo gesto lo avesse fatto un cliente abituale, o il vicino di casa del negozio, che mi conosce da anni, bhè ecco, sarei stata comunque molto colpita, ma avrebbe quasi un senso. Ma ricevere questa accortezza da un cliente occasionale, mi ha fatto bene. Non so perché.Io questo signore non l’ho più rivisto, né in negozio, né fuori, né da nessun’altra parte. E non abito a New York. Insomma, uno va in un negozio per la prima volta,vede una rimbambita che si taglia un dito, va in farmacia, compra dei prodotti di pronto intervento e torna in negozio per consegnarli a una perfetta sconosciuta. Vi pare normale? Rimango sempre molto colpita dal gran cuore delle persone. Ed eccola qua, una giornata iniziata male, ma finita con un bel gesto che porterò sempre con me. E quando dico sempre, è sempre. Almeno ogni volta che guarderò il mio dito:


Ma sono io che mi entusiasmo per poco o è davvero un bel gesto?Per me la seconda, ma non vale. Sono un 'ditino' di parte.

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO




Oggi parliamo di sonno. Non quella tranvata che ci piglia alle 21.30 sulla digestione dopo aver mangiato uno squalo salmonato, dico quello profondo, quello che ti sminchia i neuroni. Vi ho già confidato che io dormo male (nel senso fisico del termine) un misto tra l’uomo di vitruvio e un ragno spiaccicato da una ciabattata, avete presente, no? Con tutte le zampette scomposte e pure un po’ storte. Io dormo così.

Però almeno mentalmente sono abbastanza presente. Abbastanza. Cioè, se so’ sveglia so’ sveglia. Se dormo dormo. C'è chi invece sta sveglia e dorme contemporaneamente. O sembra sveglia ma sta a dormì che è una meraviglia. Parlo dell’altra donna di casa, quella alta un metro e trentacinque.

E non è mia nonna. E’ mia figlia.

Io ve lo dico, perché vorrei essere rassicurata da voi, tipo:

“Capita anche a mio figlio Simo, stai serena!”

Da chi non ha figli vorrei sentirmi dire “Capitava anche a me quando ero bambino, Simo. Tranquilla!”

Da chi non è stato mai bambino vorrei sentirmi dire “Mi capita adesso Simo!”

L’importante è che mi diciate “Almeno una volta è capitato pure a me”

D’acccordoooooo????? Ce semo capiti.

Allora, più o meno tutte le sere io e Alice ci appropinquiamo (vè vè che parolone!) ad andare nel lettone insieme. Due coccolette, due baci sulle guanciotte che sanno di sapone,poi lei prende il suo libro, io il mio, e tempo cinque minuti ronfiamo come due tromboni. Quando il suono tocca i 110 decibel arriva Andrea, che sveglia delicatamente Alice, la manda nel suo letto e se io non sono in coma profondo tenta anche un approccio. Questa più o meno la routine.

Ora si potrebbero muovere centinaia di specialisti a dirci "I bambini devono dormire nel loro letto!Devono addormentarsi da soli!Devono evitare di transumare dal lettone al lettino!"

Io rispondo "Due genitori alle prime armi con una neonata che non dorme manco se l'accoppi, Devono salvaguardare la loro salute psichica e fisica.E se per fare questo, anni fa si sono fatti autori di piccole, ingenue e, a dirla tutta anche piacevoli , brutte abitudini...macchissenefrega.Se eravamo genitori perfetti non eravamo qua. E poi, come dico sempre, 'ma son questi i problemi'? E andiamo"

Che poi, voglio dire, Alice nel lettone con me ci starà al massimo un'ora, e poi se ne va. Cioè, se ne va perché noi la facciamo andare, sennò colcà che si muoverebbe. Però non fa storie, nel senso che non ha mai pianto, ne prende atto e basta. E' solo un filino inquietante il come lo fa. Sembra ipnotizzata da Giucas Casella. Ti guarda ma non ti vede.Se viene svegliata durante il sonno profondo, lei apre gli occhi ma davanti le ci passa un film.In genere questo stato di trance dura meno di un minuto ma in quel minuto può succedere di tutto.E questo è quello che succede dopo:

Scena 1

“Alice, vai nel tuo lettino” sussurrato alla Robert Redford quando sussurra ai cavalli.

“Eh?” Alice bofonchia.

“Vai nel tuo lettino”

“Ah sì”

E non si muove di un capello.

Alla Scena 1 spesso segue la 2

“Vai nel tuo lettino”

“Ah sì”

“Non ah sì. Vai” e la prende per le ascelle.

“Aiuto!Aiuto!”

Ora. Vabbè che vedere me senza trucco, in pigiama e coi capelli a nidio di chiurlo non sia una gran visione , ma insomma!Poi ho capito che non ero io. Lei, se la prendi in braccio nel sonno, grida aiuto.Non ce n’è. Quindi tocca calmarla, abbracciarla e quando non basta svegliarla prendendola quasi a sberle.Pora stella, chissà cosa sogna.

Scena 3

"Alice vai nel lettino" stavolta sono io che lo dico, sveglia e in formissima alla 'Amò preparati che te faccio vedè i sorci verdi'.

E lei "Sì. E la bicicletta?"

La bicicletta?

"Ali stai sognando. Che bicicletta? Su, vai a letto"

"Ennò, poi la rubano, esissì e quando poi il gatto peloso arriva. Chevvoi?"

"Come che voglio?Alice vai nel lettino. Aspè che t'aiuto..."

"Aiuto!Aiuto!"

Ah già. Nsi po' manco toccà. Ora chiamano il telefono azzurro.

Scena numero 4

"Aliceeee, amorinaaaa, su, vai nel tuo letto"

"Sì"

Scende dal lettone da una parte e risale dall'altra.


Scena numero 5

"Alice, è tardissimo, vai in camera tua, sù"

Lei si sveglia (pare ma è una finta) e fa "Sì"

E rimane lì impalata seduta sul letto.

"Ali, su amorina, vai" e intanto la spingo delicatamente per il ciapet.

"Non ho capito cosa devo fare. Hai bisogno di qualcosa?"


La scena numero 6 e la 7 sono quelle che in genere raccontiamo.Meritano.

La 6

"Aliiiii su vai in camera tua"

"Sì. Okay"

Scende dal letto, e si ferma. Effettivamente è un po' inquietante saperla lì in mezzo alla stanza, con la lucina rossastra che arriva dalla cameretta. Ma quella sera aveva bisogno di un aiutino. Me ne sono accorta quando ha chiesto "Dove devo andà?"

"In ca-me-ri-na"

"Ah già..."

E va in cucina. L'ho sentita bofonchiare (dopo che aveva acceso pure le luci) "Ma dove sono? Mi sa che ho sbagliato"

La 7

"Alicetta, su vai in camera tua"

"Mmmh..."

"Dai dai! vai nel tuo letto"

"Sì!" E' partita in quarta e chissà dove credeva di essere, perché ha piegato a sinistra e si è piantata nel muro. 'Na craniata che non vi dico. A quel punto si è svegliata del tutto.E vorrei vedere.

Il bello è che la mattina non si ricorda una beata mazza.Nada de nada. Vuoto cosmico.

Il bello è che mentre fa questo cabaret ha gli occhi aperti (e credetemi non è piacevole, perché sembra sveglia, ma sta dormendo)

Il bello è che con una principessa così mi sa che ci vuole un principe molto, ma molto sveglio e un tantino ruspante. Figuriamoci se lei mi si sveglia con un casto bacio di quel rinco di Filippo.

Per mia figlia ci vuole Shrek.


LA RAGAZZA CON LA VALIGIA




Mai titolo fu più appropriato. Volete sapere perché? Seguitemi nella mini gita a Milano con le TMT. (n.b. se volete farvi un’idea di chi sono ste sciroccate troverete le loro schede qui, qui e qui.)

Sorvolo sul viaggio di andata in treno fatto con Catefiè per il semplice motivo che non abbiamo solo viaggiato ma giocato al gioco delle tre carte con tre passeggeri. Abbiamo prenotato due posti e ci siamo sedute su altri, facendo spostare quasi tutto il vagone a nostro piacimento.Evvai. Arriviamo al duomo di Milano (Che bello!!) dove ci viene ‘garantito’ dal trio Lescano (Paola, Ilagnè e Elena) un’accoglienza calorosa con tanto di fanfara. Inutile dire che, una volta arrivate, non veniamo cagate manco di striscio. Il trio (probabilmente trattenuto dal Coro dell’Antoniano) era sempre a fare le prove, perché sono arrivate in netto ritardo dando la colpa ai mezzi. Credibili come Cicciolina che dichiara che il suo animale preferito non è un uccello. Dopo aver preso quasi a sberle Ilagnè (in quanto organizzatrice) per la mancata accoglienza, il ritardo e già che c’ero anche per il fatto che era un freddo porco, ci siamo scambiate baci e abbracci di rito. Ho avuto la gioia di conoscere di persona Elena che ho constatato essere meravigliosa, non solo perché ama l’Inghilterra come me ma perché riesce a sfoggiare con nonchalance delle piume di fagiano nei capelli. Se lo faccio io sembro un alpino, se lo fa lei sembra appena uscita da una sfilata di Dolce e Gabbana.

Io a dir la verità comincio a essere insofferente, ho freddo, ho fame e vorrei posare la valigia (DING! Occhio a questo suono. Vedrete quante volte suonerà questo campanello. E’ il segno che quello che faccio è con la valigia. Comodità a mille).

Nel frattempo arrivano Smemo con Smemomamma a loro agio con i 16 gradi della mattina. E' sempre bello vederle così affiatate (così tanto che nella foto non ci sono perché hanno anche un grande affiatamento con il letto di casa loro).

Visto che avevamo fatto colazione quando era ancora notte, viene proposto da Catefiè un panzerotto da Luini. Io non so manco cos’è e chi è sto Luini ma mi viene detto che è roba buona da magnà e questo mi basta per farci intraprendere la camminata (DING!) verso Via Santa Radegonda (che dalla fame che ho mi pare pure di averne un’apparizione). Arriviamo da Luini e c’è una fila che non vi dico, sembrava che ci fosse Naomo a spargere banconote da 500 euro, ma mi viene detto che è normale. Catefiè e Smemo si fanno la fila in modo molto cortese e pacifico (pare che Catefiè abbia fatto fuori due minorenni e un pensionato a colpi di borsetta) e dopo un quarto d’ora ci portano i panzarotti caldi e profumati. Dopo averlo assaggiato sarei stata disposta a stare tutto il giorno in fila pur di averne un altro.E avrei anche ucciso, se ce ne fosse stato il bisogno. Questa delizia ce la siamo mangiata sul marciapiede dividendoci l’ultimo panzerotto rimasto e scambiandoci fazzolettini e pezzi di cartone. Sembravamo dei clochard.

Piene e soddisfatte con la faccia sempre unta di pomodoro ci dirigiamo di nuovo verso il Duomo (DING!) per accogliere Caterina, Veronica e Martyna. Spero con tutto il cuore che mi dicano “Andiamo a posare le valigie” invece appena arrivate mi dicono “Abbiamo fame. Prima mangiamo e poi andiamo a posare le valigie”. Veronica l’ho trovata più alta: l’altra volta era un metro e 83, stavolta era un metro e 85. Caterina l’ho trovata ingrassata: l’altra volta pesava 36 kg e 350 gr, stavolta 36 kg e 355 gr. Martyna l’ho trovata in formissima e con una quarta che non ricordavo. Tutta invidia la mia. Ci dirigiamo come una carovana di beduini (DING!) a uno snack bar dove loro (porelle) da quanto è piccolo sono costrette a mangiare in piedi. Paola, lamentando un mal di piedi, si accascia di nuovo sul marciapiede e questa volta racimola pure due spiccioli nel piattino.

Finito il rifocillamento delle belle donzelle chiedo in maniera molto garbata (“Se non mi fate posare la valigia vi prendo a badilate nelle gengive”) ma mi vien risposto “ Aspè che ti portiamo da Abercrombie”

“Da chi?” Oddio che è? Lì per lì avevo capito pure AlloZombie (ma tenetelo per voi)

Mi viene spiegato che è una vetrina dove ci stanno i fotomodelli ignudi e questo mi basta per farmi caricare il mio trolley in spalla e incamminarmi (DING!) verso Corso Matteotti. Anche qui fila di gente, ma non per un panzerotto, ma per un pezzo di manzo da competizione. Oddio, ma è mezzo ignudo! Ma che fa? Il ragazzo, modellato dal Signore in maniera egregia ,se ne sta davanti alla porta con il petto glabro alla mercè di tutti. Ho visto donne sbavare e travagliarsi alla vista di tutto ciò. Però è troppo giovane! Insomma voglio dire, avrà sì e no 24 anni, potrebbe essere mio figlio!Mmh..magari mio fratello…bhè…anche mio cugino….a pensarci bene potrebbe essere il mio vicino di casa… e devo confessare che in quel caso mi mancherebbe sempre lo zucchero.

Milano è proprio bella.Bellabellabella. Soprattutto dopo questa parentesi.

Tra di noi (senza fare nomi ma il suo inizia con C e finisce con atefiè) ci sono donne con l’ormone impazzito che avrebbe preso sto ragazzo, lo avrebbe piegato come un origami, lo avrebbe infilato in valigia, portato a casa e murato nel suo letto. Ovvio che mi sono rifatta gli occhi e io, che amo gli animali , volevo poter toccare quella bella tartaruga. Con gli occhi illuminati e la bava alla bocca decidiamo di dirigerci all’albergo. Per arrivarci prendiamo un’infinità di mezzi (DING!) facendo un saliscendi (DING!) tra autobus e tram (DING!DING!) e finalmente arriviamo a destinazione. Il mio trolley stava chiedendo pietà. Devo dire che Albergo è una parola grossa. Quello che si presentava ai nostri occhi di albergo non c’aveva proprio nulla, ma non posso fare pubblicità positiva o negativa che sia.Non sta bene. Dico solo che era così accogliente e bello che Veronica appena l’ha visto ha detto “Per portarmi lì dentro dovete prima uccidermi”. D’impatto avremmo voluto scappare, non c’era niente, dico niente di positivo e ognuna aveva dei pensieri:

Veronica “Li querelo! Li denuncio!” e improvvisandosi Scalfaro ha cominciato a urlare “Iononcivsto!”

Martyna “Ave Maria piena di grazia il Signore è con te….”

Caterina “Rido per non piangere”

Simona “Chi l’ha suggerito questi albergo? Ilagnè? Levatemela dal davanti perché rischia di prenderne così tante che non la riconoscono nemmeno all’anagrafe!”

Catefiè “Che problema c’è? Io ho dormito in posti peggiori!”

Senza indagare oltre ci siamo fidate e siamo andate in camera.

Un camera ardente. Paro paro. Con tende e copriletti rossi. Na roba inquietante. Muri scalcinati e macchiati, letti sgangherati e vista sul muro davanti a 10 cm dalla nostra finestra. Veronica ha avuto una crisi di nervi e per calmarla l’abbiamo dovuta prendere a sberle.

Catefiè “Calmatiiiii! Guarda che va tutto bene, cosa vuoi che sia? Ah ah ah!Prendiamola a ridere. Vè vè, ora vado in bagno, vedrai che quello è pulito, sì sì!”

E’ tornata dopo due secondi con un portarotolo di ferro “Mi è rimasto in mano…”

Veronica a quella notizia è svenuta a quattro di bastoni.

Io “Veronica tranquilla, guarda che vedrai era montato male. Ora vado io, guarda poso gli asciugamani…SDENG! Ops! Il porta asciugamani si è staccato dal muro, ma STIAMOCARMEEE!!Niente panico!”

Veronica, rinvenutasi coi sali, ha cominciato a girare in tondo come un criceto “Noooooo!!!Non ci voglio stareeeee!!!”

L’abbiamo presa a schiaffi e si è tranquillizzata.

Martyna ha detto “Veronica, tranquilla, vè vè, ora vado a lavarmi e vedrai che bello, basta darsi una rinfrescata e tutto torna e essere bello”

E’ tornata dopo 5 secondi ancora vestita “C’è qualcosa di nero e appiccicoso sul piatto doccia. Scommesse?”

Veronica era già in piedi sul davanzale pronta a buttarsi di sotto.

L’abbiamo ricalmata questa volta facendole due dosi di camomilla direttamente in vena.

Caterina “Veronica, su, siamo tutte insieme, è questo quello che conta!Vero bimbe? Vè vè, ora vado io e tutto si sistema, mi lavo a pezzi nel lavandino e chissenefrega della doccia!”

E’ tornata dopo due minuti “Ehm…mi son lavata prima i denti”

“Embè?”

“Lo scarico del lavandino non va. Ora sembra una sputacchiera”

Questa volta Veronica l’abbiamo dovuta ipnotizzare.

Se vi state chiedendo come è andata a finire…

bhè ve lo dico la prossima volta, sennò mi viene detto che i miei post son troppo lunghi, o no?

:-D



QUANDO LA GATTA NON C'E' I TOPI MANGIANO







E non solo mangiano, ma sporcano. Ma partiamo dall’inizio. Sono stata due giorni a Milano con le mie amatissime amiche (ricordate le TMT? Loro.) da sola senza la Top-family, come tradizione vuole. E anche se sono abituata (anzi spero di riuscire a postare la gita con le foto) venerdì ho detto in un impeto “Amore, domani parto. Sarai SOLO con la bimba…ma non sei triste che per due giorni non ci vediamo?”

Lui non mi ha risposto. Era troppo intento a mettere gli striscioni e stappare lo spumante. Chevvelodicoaffà. Poi presa dalla responsabilità che mi contraddistingue ho cominciato:

“Allora, i panni stirati sono qua, questi invece non li prendete perché son sempre da stirare, in frigo c’è del sugo, fatemi almeno la lavatrice dei bianchi che sennò in bagno manco c’entriamo, c’è da pagare una bolletta se fai in tempo sennò lascia stare che faccio io, Alice ha da finire matematica e deve scrivere un raccontino per italiano, se ce la fai falle ripassare le tabelline, se cerchi la padella grande è dentro il forno, l’olio non lo buttare, ci ho fatto solo una frittura, è finito lo scottex, puoi usare i tovaglioli di carta, quelli bianchi però perché quelli belli colorati son da mettere con la tovaglia arancio, ma vai a fare la spesa sabato? Ricordati il sapone della lavastoviglie, appproposito la lavastoviglie è da svuotare, se vuoi, sennò lascia stare….”

“Hai finito?”

“No. Alice? Alice? Aliiiiiiiii???”

Alice è seduta per terra che guarda le tele con le cuffie “Eh, mamma?” chiede alzando una cuffia.

“Se cerchi la tuta grigia è nel cassetto, ma la maglia rosa è…”

“Sì mamma, okay” riabbassa la cuffia e si rimette a guardare la tele.

“Simo, stai tranquilla, non è la prima volta che rimaniamo da soli due giorni.”

“Lo so, ma devo fare la parte della madre premurosa”

“Hai da dirmi altro?

“Sì. Fate come ve pare”

Ecco. L’ho detto C’ho provato ma non mi è riuscito. Ho provato a pretendere che tutto filasse liscio e che mi lasciassero tutto in ordine e bello lindo, ma sono poco credibile. Non sono capace di lasciare compiti, tendo sempre a dire “L’importante è che stiate bene, poi al mio ritorno ci penso io”

E loro sono bravissimi. Bravissimi a prendermi in parola.

Ho avuto un vago sentore di cosa mi aspettasse alla prima telefonata a casa.

Ore 13.30

“Ciao amoreeee!!!Che fate? Avete appena mangiato? Che bravi. Che t’ha fatto babbo di buono? Patatine fritte? Che buone! Quante ne ha fatte, una decina? No? Mezzo pacco da 1 kg? E ve le siete magnate tutte? Ottimo.”

Ore 21.30

“Tesorinaaaaaa!!!Bella de mamma! Che fai, giochi? No? Stai mangiando ancora? Come dici? E’ la terza barretta di cioccolato? Ah. E che t’ha fatto babbo di buono stasera? Ancora patatine fritte? L’altro mezzo kg, ho capito. Perfetto. Toglietemi una curiosità: le tende di cucina, son sempre bianche? Ah sì? Bene. Ma almeno la porta della zona notte è chiusa? Sì aspetto…ah è aperta? Fantastico. E la cucina? Dimmi un po’ dimmi un po’, è sempre azzurra e lucida? No? Ora è grigia e unta? Perfetto.”

Il bello è che non posso nemmeno dire niente, perché Sant’Andrea in quanto Santo è venuto a prendermi a Milano sciroppandosi tre ore all’andata e tre al ritorno (con me che, voglio dire, ti allevio anche la giornata con la mia gnoccaggine). Quindi, che pretendo porelli?

Quando ieri sera ho aperto la porta pensavo di aver sbagliato ed essere entrata al McDonalds. C’era un odore di fritto allucinante, le mie piantine di pothos erano unte come filetti di tonno e le mie paperelle da collezione avevano tutte il capo chino. Ma mica l’ho comprate così. Ieri sera stavano a vomità. Non dico niente e anzi esordisco con “Mmmhh che bel profumino genuino!”

“Mi dispiace per l’odore, ma stamani sono partito presto, un po' ho aperto ma poi ho dovuto richiudere”

“Certo amò, che problema c’è?” Mi sbaglio o il divano è giallo ocra?

“Uh, si vede che avete mangiato, guarda quanti piatti!Bravi bravi, di appetito vi voglio!”

C’è una colonna di piatti e tegami nell’acquaio alta quanto me. Ma sono mie tutte ste stoviglie? Cioè, possiedo tutti questi piatti? Che novità.

“Anche i piatti, guarda non ho fatto in tempo, ieri sera eravamo stanchi…”

“Tranquillo amore, li faccio io, anzi no, li metto in lavastoviglie, figurati. Vado un attimo a spogliarmi…ah, vedo che te, Alicetta, hai dormito con babbo eh? Mattacchioni!Bravi bravi che vi siete fatti le coccole!”

Il letto pare sia stato risucchiato da un orco, masticato e poi risputato.

“Mamma, non l’abbiamo rifatto perché ci siamo svegliati presto, e poi tanto ora andiamo a letto di nuovo, no?”

Eccerto, non fa una piega. Questa è filosofia. Infatti mi verrebbe da dire “Che mangiamo a fare? Tanto poi ricaghiamo tutto”

E penso che sia filosofia giapponese, imparata in questi due giorni dalla mia famiglia. Da cosa lo capisco? Perché pur avendo una scarpiera dietro la porta, in un angolo sono accorpate almeno 6 paia di scarpe. Si spazia tra ciabattine di Hello Kitty e scarpe da lavoro maschili. Roba che non si vede manco all’entrata della casa di Sampei.

Ho il terrore di entrare in bagno e invece quello è stranamente in ordine. Ma si sono almeno lavati?

Mi è cascato l’occhio sui panni da stirare e ho notato che la piramide di Cheope ha avuto uno smottamento, segno che qualcosa si son messi. Ancora da stirare. Spero abbiano prelevato solo un paio di calzini rimasto lì accidentalmente. La mia cucina mi chiamava a gran voce “Ti prego levami sta patina di unto col Topexan”, il tavolo intonava una canzone di Biagio Antonacci “Liberatemiiiii!!Liberatelooo!!!”, e il divano tremava dal freddo perché il copridivano era da tutte le parti, tranne che là sopra.

Quindi ora mi metto la fascia nei capelli e il grembiule e per due giorni avrò da fare giusto un filino.

“Simo, dì la verità, quanto è bello il profumo di casa nostra?”

Uuuaccchhhhh! (conato di vomito) “Sì, caro, davvero. Non c’è niente di più bello. Troppo delizioso questo sentore, così fine, quasi francese. Cosa è, Eau de pomme de terre?”

IL MIO MIGLIOR NEMICO








Vi piace questa foto? E’ il mio cane preferito. L’ho amato fin dal primo momento quando era compagno di telefono di Fiorello. Ho scoperto dopo che il Border Collie è un cane da pastore. Mi poteva piacere, secondo voi, un elegante e signorile levriero? Macchè. Bestia come sono poteva piacermi solo un cane da pastore. Però non si spiega come mai piaccia anche al resto della famiglia.

Secondo me mi piace perché ha quello che non ho io: lo sguardo intelligente, dei bei capelli, muscoli scattanti e una linea invidiabile. Secondo Andrea mi piace per un altro motivo, mo’ spiego. Durante questa fiera, siamo rimasti letteralmente incantati da questi cani. Dopo aver ammirato la prova di agility (vi prego), ci siamo informati un po’. La ragazza, disponibilissima ha cominciato la tiritera:

“Questo è un cane vivace, che ama gli spazi aperti, socievole e affettuoso coi bambini. Ama la compagnia e tende (per quello è un cane da pastore) a raggruppare gli elementi, bambini o pecore che siano.Ha un’anima un po’ irrequieta e non ama le costrizioni. Ha bisogno di grandi spazi e se relegato in un piccolo spazio può far danni…”

“Scusi, ma parla del cane o di mia moglie?”

“Del cane”

“Ah”

A parte il fatto che è il cane che va per la maggiore in Gran Bretagna (chevvelodicoaffà) e poi io mi ci vedo nelle brughiere scozzesi col mio cane da pastore. Dio, che meraviglia! E poi la sera, davanti al camino, con un bel libro e una tazza di thè e lui, il MIO cane, sdraiato ai miei piedi, mentre fuori imperversa un temporale…

Devo assolutamente comprarmi un Border Collie. E un biglietto per la Scozia,ovvio.

Più che altro dovrei comprarmi un macchingegno che mi sminchi tutto il mio sistema neurologico e mi cancelli dal DNA la mia più grande paura. Anzi, il mio più grande terrore.

Nonostante a me piaccia da morire questo cane, io ho il terrore dei cani. Una fobia che non potete capì. Molti infatti mi hanno suggerito di prendere un cucciolo di cane e crescerlo e la paura mi passerebbe.Non so. Sapete che se decidessi di prendere un Border collie non basterebbero i 320 metri quadri di giardino che abbiamo? Che lo riempirebbe di buche che manco una talpa? Che questo cane ha bisogno davvero di ettari e ettari di terreno? Come dite? Un altro cane? Non ce la faccio.

Che poi dicono che il cane lo sente che tu hai paura. Infatti mi annusano sempre come se fossero cani dell’antidroga e avessi le tasche dei jeans piene di cocaina. Nel frattempo io vado in stand-by. Sono in stato di semi incoscienza, se mi tocchi sono pure ghiaccia da sembrare morta, e mi fermo immobile nella posizione in cui mi trovo. Se passi di lì in quel momento sembra che giochi alle belle statuine.

Ma a mia discolpa devo dire che purtroppo ho avuto brutte esperienze da piccola. Giudicate voi.

1985

Simo ha 12 anni ed è forte e possente come uno stecchino ciucciato. Roba che se tira il libeccio la ritrovano appiccicata al terzo terrazzo della palazzina di fronte alla sua. La Simo a quell’età è giocosa, vivace e ha voglia di amici, infatti comincia a frequentare Effe, un bimbetto che sta non troppo distante da lei. Effe ha una bella casa , per arrivarci devi attraversare un vialetto. Di là dal vialetto c’è un capannone dove il suo babbo tiene gli attrezzi. E un cane, che io chiamerò Dix, perché è sempre, costantemente ‘zzato come una bestia. E ci credo che era ‘zzato, perché il povero Dix era legato da mattina a sera per 365 giorni l’anno. Meno quelle due volte in cui mi ha morso.

Metteteci che ero un po’ rinco e pure un po’ orba, ma non mi accorgevo mai quando la catena era slegata. E quando me ne accorgevo era troppo tardi. Ho fatto delle corse che se mi vedeva la federazione di atletica leggera a quast’ora c’avevo dieci medaglie d’oro nei cento metri piani. La prima volta ho fatto un’acrobazia (stile rinculo piegandomi come un punto interrogativo) e mi ha strappato solo i pantaloni. Sono tornata a casa con un buco sui pantaloni grande quanto un pugno. La seconda volta mi ha preso per bene e i suoi denti sulla mia chiappa mi hanno formato uno smile, e nonna a dire “Su su cosa vuoi che sia, è solo un cagnolino”

“Cagnolino bastardo, nonna”

“Sì, è un bastardino, non è di razza, e allora? Son bellini pure quelli!”

Devo dire che il cane non era grande, sennò mi avrebbe mangiato come il lupo di Cappuccetto Rosso: in un sol boccone.

E devo anche dire che Effe, alla fine, mi stava un po’ sul cazzo. L'ho detto? L'ho detto.

1988

Simo ha 15 anni e se ne va bella e spensierata sul Ciaino grigio. E dove va Simo di bello? A trovare Esse. E ‘ndo sta Esse? In una corte stretta stretta che divide con un’altra famiglia. E cosa c’ha questa famiglia? Un criceto? No. Una cocorita? Nemmeno? Un piccione? Macchè.

Un cane lupo.

Che aveva morso già il postino.

La nonna.

E pure i padroni.

Un cane amabile, direi. Ho sempre avuto il sospetto che fosse un lupo travestito da cane. E infatti lo chiamerò Alberto.

Un giorno arrivo col mio Ciao in cima alla corte. Come sempre guardo se il cane è fuori ma soprattutto se è legato. Il cane non c’è. Che so’ orba? Che so’ scema? Se non c’è non c’è.

Arrivo col Ciao davanti alla porta di Esse e in quel momento il cane (come nei migliori film di terrore) esce allo scoperto (ma ‘ndo cazzo era? Che si era travestito da ficus benjamin?) e mi assale.

Avete letto bene.Sono stata assalita da un cane lupo.

Non un chihuahua. Un cane lupo.

Fosse stato anche un carlino lo avrei rinviato a mo’ di calcio di rigore direttamente tra i pali della porta del Signore.

Fosse stato uno yorkshire lo avrei preso per il ciuffino e lo avrei spedito nell’orto insieme ai pomodori senza passare dal via.

Fosse stato un pincher nano lo avrei schiacciato a suon di ciabattate.

Ma un cane lupo come faccio? Ricordo (ho ancora i brividi)di essermi appiattita al muro di cinta, con il casco ancora indosso, con lui che mi viene incontro abbaiando. Io penso di morire e mentalmente faccio il testamento:

-Lascio il mio diario segreto a Tilly, il poster dei Duran Duran a Patty, le foto con Nick Kamen mezzo ignudo a Betty, la penna rosa coi brillantini a Lalla e la collezione di gomme profumate a Fanny-

Prego anche in sanscrito che qualcuno si affacci e mi tolga questo cane di dosso prima che mi morda. Perché ce l’avevo addosso e aveva avuto un'erezione. Nel senso che si era eretto sulle zampe posteriori e mi stava abbaiando e sbavando a cinque centimetri dal casco. La scena che si è presentata a Esse è stata: io appiccicata al muro a mo' di geco (travestito da palombaro per via del casco) affetto dal morbo di Parkinson . Ero tutta un tremore. Alberto, incazzato e infastidito forse dal color 'grigio lettino delle autopsie' del mio motorino, che stava abbaiando e sbavando (Dio che schifo!) mostrando non due denti, bensì due sciabole che avrebbero fatto invidia a Sandokan. C'è mancato veramente una peto che non mi mordesse. Giuro gli ho visto l'ugola. T'aveva un fiato che avrebbe steso un branco di gnu. Per fortuna i suoi padroni (Ma ndo cazzo eravateeeeeeeee???)sono riusciti a strapparlo da me improvvisandosi domatori del circo Orfei. SDISH SDISH!! Frustate e ora il cerchio di fuoco, vai!lcuno si affacci e mi tolga questo cane di dosso prima che mi morda.

Ovvio che non tutti i cani sono così, forse sono così quelli tenuti un po' male. E ritengo che un cane sia davvero un bel compagno di vita, grande o piccolino che sia. Spero solo, nel tempo, di farmi passare questa fobia e godermi (magari quando sarò in pensione) un bel cane tutto mio. Nel frattempo ho una gatta che in quanto a colori lo richiama molto,vero?




Il problema è che manco mi caca quando le dico "SIZ!Seduta!"

Sbaglio qualcosa?

INTERVISTA COL VAMPIRO




Il vampiro sarei io. Non ci credete? Provate a venire a casa mia quando ho 39 e mezzo di febbre, o sbirciare la foto della mia carta d’identità poi vedete se non somiglio a un vampiro. Paro paro.

Poi c’è l’intervista. Vera. Sì, vera. Quando Sara (che scrive per il settimanale Donna Fashion News mi ha contattata una decina di giorni fa per propormela, non credevo alle mie mail. Infatti le ho risposto una cosa tipo “A me? Ma sei sicura che sia proprio io quella che cerchi? Secondo me hai sbagliato numero, anzi mail”.

Lei, carina, disponibile e davvero amabile, mi ha confermato che ero proprio io. Voleva scrivere un articolo su di me e su A Casa di Simo, il mio blogghino. Subito mi sono sentita onorata e piena di entusiasmo come mio solito “Sì, che bello!Dai facciamola!”, poi è subentrato lo sconcerto “Per Donna Fashion News? Più che una donna sono una bestia, più che fashion sono fusescion, più che news sono old.Come faccio? Quello è un giornale serio!Ommioddio!”, poi è subentrata la paura. La paura di non essere all’altezza, la paura di non riuscire a confrontarmi con qualcosa di serio come un’intervista. Perché non sono cose da me. E alla mia domanda “Posso essere me stessa?” la Sara mi ha risposto “E’ quello che voglio”.

Quindi vi potete immaginà che intervista è venuta fuori.

Grazie infinite a Sara per questa opportunità, per le sue belle parole e la sua pazienza. E’ stata gentilissima ed è pure una gran professionista. Evvai.

FINE.

Scherzavo.

L’articolo e l’intervista sono QUI.

(ancora mi fa strano)

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