Giorni nostri. La faccio breve: un tizio dall'aria tranquilla sta conducendo una spedizione per recuperare un prezioso gioiello che si trova sul Titanic, affondato nel 1912. La possibilità di trovarlo è pari alla possibilità che trovi anche qualcuno sempre vivo, ma lui non demorde. Infatti, in una cassaforte lo trova, ma ahimè è solo disegnato su un foglio addosso a una tipa che fa strappare loro la seguente frase 'Però! Che gnocca deve essere stata questa qui.' La notizia appare al telegiornale e una vecchietta, tra una pausa e l'altra di Terra Amara, si riconosce in quel disegno e chiama il baldanzoso giovane dicendogli: "A COSO, guarda che quella gnoccolona sono io" Lui pensa che soffra di aterosclerosi e che abbia capito fischi per cazzi, ma comunque accetta di vederla.
A quel punto, tra un 'portatemi una camomilla' e un 'cara, passami le pastiglie per la pressione', la vecchina comincia a raccontare la sua storia:
"Allora, nipote mia, dico a te: bello e caro tuo nonno, eh? Ma mai come colui che mi ha aperto come una cozza in una macchina parcheggiata male. Eh sì, non mi guarda' così, tu' nonna era sveglia, sai? Ora ti racconto di Jack. Insomma, salgo sul Titanic con un vestitino comodo comodo di Zara con quella piaga della tua bisnonna che doveva essere in menopausa, altrimenti non sia spiega la sua acidità, e quel figo ma odioso del mio allora fidanzato. Ci stavo solo perché lo chiamavano Trivella e perché mi'madre mi stava a di' che eravamo povery povery. Dopo aver parlato a caso di quadri da appendere nella mia stanza ed essermi resa conto di aver perso il disegno che avevo fatto in quinta elementare che metto sempre sul comodino, mi è preso lo sconforto. Giuro, ci tenevo troppo a quel disegno. Allora salgo sulla poppa del Titanic pronta a dire fine alla mia vita senza più matite, pennarelli e arriva un biondino che invece di tentare di salvarmi mi dice che si vuole buttare anche lui dopo avermi fatto una lezione degna di Super Quark su quanto è fredda l'acqua, gli squali, la salinità del mare, case, libri, viaggi e fogli di giornale. Io penso 'Questo è scemo, in fondo c'è chi sta peggio di me' e ci ripenso. E siccome, poraccio, mi faceva pena, lo invito a cena. Lì scopriamo tutti che è un artista e che disegna (bene) per vivere (male), ma io ormai affascinata dal fatto che potesse avere una scatola di pennarelli Carioca nuova di zecca, mi lascio conquistare e accetto l'invito di scendere in terza classe a ballare in punta di piedi come una Carla Fracci qualsiasi. Lì, nipote mia, ho pensato: però 'sto ragazzino è proprio bòno e i toy boy andavano già di moda. Ergo: avevo 17 anni e ne dimostravo 39, parevo su'madre. Comunque, gira che ti rigira, quella cirrosi del mio fidanzato e quella peritonite de mi'madre si accorgono che tra di noi c'è del tenero solo guardando come lui me insegna a sputacchiare. Niagara, mi chiamavano. E tra uno scambio di saliva e l'altro, è sbocciato l'amore oltre alla mononucleosi. Lui mi fa pure vedere il suo pennarello rosa Giotto, con il quale dopo mi fa quel ritratto che vedete. E poi niente, quel deficiente di omino alla vedetta non mi vede un iceberg. Me lo becca in pieno, maremma impestata ladra. Da lì, un gran caos: un fuggi fuggi generale, il Titanic che s'allagava e mi madre che mi accusava "Rose! Basta sputacchiare! Guarda che casino stai facendo!" ma giuro su tuo nonno che non ero stata io. Almeno non tutto, ecco. Un po' di mare c'era.
Comunque io e Jack ce la vediamo brutta più volte: lui viene ammanettato dal galoppino del mio fidanzato, ma io con un'ascia lo libero. Ricordo sempre cosa dissi a lui:
"Jack, sapresti disegnare con una matita infilata nelle narici?"
"Perché me lo chiedi, Rose?"
"Perché non ho una buona mir... vabbè dai, al limite ti metterai sulla strada con un piattino, tanto sei già poraccio. Ti fidi di me?"
"Corcazzo."
E invece, colpendo alla ndo cojo cojo, ce la feci. Poi scappammo su e giù per i piani del Titanic sempre col mio fidanzato alle calcagna che aveva tentato pure di mettermi su una scialuppa, ma ora te lo posso dire: io non sono mai stata una 38 ma una 46 abbondante e le mie chiappe lì dentro ci stavano strette, ecco. Però ricordo che il mio fidanzato mi regalò il suo cappotto infeltrito preso a una bancarella, con cuciture a vista e la fodera di pessima qualità. Vestiva di merda, sai? Poi non l'ho più visto e, dopo che il Titanic si è schiappato in due e ha cominciato a galleggiare come un savoiardo nel caffellatte, ho pensato di lasciarlo seriamente. Da lì in poi ho pensato non solo a salvarmi, ma anche a cambiare la mia vita al grido di 'Chiusa una porta, si apre un portone'. Infatti mi sono presa un bel portone intagliato fine ottocento con pomelli d'oro e l'ho usato per sdraiarmici sopra. Ti devo dire la verità: volevo provare a fare surf, ma non c'era il vento adatto, allora me son detta 'Via, mi ci sdraio sopra un attimino, metti che dopo s'alza una leggera brezza.' Jack nel frattempo faceva snorkeling. Ogni tanto mi portava du' pescetti, qualche conchiglina, poi quando l'ho visto con le labbra blu gli ho detto 'Jack, esci dall'acqua, che te sta a pija il freddo. Vieni che ti cambio il costumino.' Ma lui impietrito, oh, manco mi rispondeva. Sembrava congelato. Glielo avrò detto mille volte, tra uno sputo e n'artro: "Prima di fare il bagno devi aspettare, ché sennò poi ti prende una congestione e ME MORI." Infatti è morto. Cioè, ma se po' mori' così? Ma io non lo so. Che poi, dopo, tutti a dare la colpa a me, a dirmi che sul portone ci stava, ma oh, famo a capisse: lo sanno tutti che prima di fare il bagno dopo pranzo dobbiamo aspettare minimo 8-9 ore, è la prima regola. E quindi niente, è andata così, congelato e stecchito come un bastoncino findus. Hai capito che vita grama, nipote mia? Jack è morto per una congestione da parmigiana."
"Sì, nonna, ho capito. Ma il gioiello di famiglia?"
"Ah no quello, pace all'anima sua, finché è stato vivo ha funzionato bene."
Parola di Rose.


