martedì 31 dicembre 2013

Una vita una



A reti unificate, per questo giorno di fine anno, vi dico una cosa:

 il Signore (anche se a volte tendiamo a dimenticarcene) ci ha donato UNA vita sola. Una, non di più. Non tre, sei o quattro. Una. E non ci sono bonus. Non è che se stai bravo e buono, lui te ne dà un'altra. No. Quella c'hai.
Quindi l'augurio più bello che io possa farvi per il nuovo anno è che abbiate il coraggio e la forza di cambiare la vostra vita qualora non vi piacesse, qualora vi facesse soffrire, incazzare, rattristare o accontentare.
Amatevi e pretendete il meglio dalla vita, che non va annusata ma presa a morsi fino al midollo.
Auguri bimbi!!
Simo


p.s. ci si vede ad anno nuovo, suvvia!




martedì 24 dicembre 2013

White Christmas


Buon Nataleeeee!!!
Originale nevvero?
Ma cosa volete, è così che va.
Io sto bene. Bene vuol dire che non ho un herpes, per il resto c'ho tutto. Vuoi un po' di mal di schiena ad esempio? eccotelotiè!
Doloretti vari e stanchezza a quintalate? Quanta ne vuoi. Te la regalo, se hai bisogno.
In negozio, manco a dirlo, c'è il delirio. Oggi, ad esempio, nascondendomi tra le banane e l'ananas, sono riuscita a  fuggire.
Sto scherzando. Ho due ore  libere, poi rientro per sentirmi dire "Ma...domani siete aperti?" e la tentazione, ogni volta, di rispondere "Tua sorella è aperta!" è tanta.
Insomma, fanciulli, tanti Auguri di Buon Natale e cercate di passarlo con le persone alle quali volete più bene. Come dite? Siete a pranzo dalla suocera? No, allora non avete capito una ceppa di quello che vi ho appena detto, eh.

Vi lascio con una canzoncina che mi piace un mucchio. Io sto video più lo vedo e più rido.

p.s. Cosa avete chiesto a Babbo Natale?





p.p.s. come dimena la gambetta lui, nessuno mai.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il backstage del servizio fotografico. Ergo: vojo morì.

Ho capito che non potrei fare la modella.
Perché io le misure 90 60 90 non ce l'ho manco di pressione, sia chiaro.
Perché, nonostante la mì mamma e tutte le amiche mie sostengano il contrario, io starei bene a fare la pubblicità delle porcellane Pozzi Ginori. Come sono cesso io, nessuno mai.
E perché, questa è la più importante, non sarei fatta per i servizi fotografici.
E non sono figa per nulla. Infatti se fossi veramente una figa, non vi andrei a illustrare il retroscena del servizio fotografico per F, ma ribadirei che sono su una rivista, che mi hanno scattato una foto, UNA, venuta subito bene alla prima, perché, vojo dì, sono fotogenica abbestia.
Maddeche.
Voi non avete idea di cosa vuol dire fare una foto per un giornale. Non. Avete. Idea.
Cominciamo subito col dire che intervista/foto/telefonate/mail/salti di gioia/mezzi infarti si sono susseguiti per due giorni. Così all'improvviso che la sera ho pensato “Ma è successo davvero?”.
Cioè, a volte manco se preghi, non so se mi spiego.
Comunque.
La giornalista (strasimpatica e che saluto 'Ciao Gaia!), la fotografa (tra poco ne parliamo) e mia madre mi suggeriscono una capatina dal parrucchiere. Così, tanto per. Il mio parrucchiere è così sorpreso da questa richiesta che grida al miracolo e accende un cero a Padre Pio. Pare che il salone sia stato luogo di pellegrinaggio nei giorni a venire.
Vado a farmi la piega con un meteo ostile che non vi sto a dì. Pioggia a secchiate, vento a tremila km orari, grandine e un freddo porco che pareva di essere in Siberia. Praticamente il tempo perfetto per farti una piega di merda.
Le bimbe mi preparano con quintali di lacca e tutte esultano con “Sei perfetta!”.
Tronfia dello splendido risultato mi appresto a uscire e vengo sorpresa da una ventata che mi spezza l'osso del capocollo. Capelli modalità sminchiata in due secondi netti, soldi e tempo buttati al macero. Mi adoro.
Tenendo una mano sui capelli, una sull'ombrello e imprecando che manco uno scaricatore di porto che ha perso lo smartphone in mare, mi avvio nel luogo dell'appuntamento dove mi aspetta lei, Stephanie. Fotografa professionista e professionale, con una biografia  che quando l'ho letta mi son sentita male. Lei che viene apposta da Roma per fotografà me. Dico: ma siamo pazzi?
Dopo un fugace scambio telefonico “Abbella, vedi d'andatte a fa' un po' de piega, che co sto tempo sennò nielafamo” e “Ma ndo me dici te, ce posso parcheggià?” finalmente ci incontriamo.
Cioè, a dire il vero è lei che riconosce me, io ero troppo intenta ad avvolgermi la testa con le mani tipo l'urlo di Munch.
“Simona?”
“Stephanie?”
Bella, solare, e... giovane!
Si è presentata con un vestitino estivo a maniche corte, senza calze (senza calze!) e un giacchettino corto. Ma da dove viene? Roma, che voi sappiate, è sempre in Italia? Comunque è molto fashion, molto trendy e molto nuda. In confronto a lei sembravo nonna Abelarda. Le dita dei piedi, dentro i miei anfibi, avevano la stessa temperatura dei bastoncini di pesce. Capitan Findus sarebbe stato fiero di me.
Cerco in qualche modo di giustificare questo mio tapparmi in modo convulsivo.
“Abbi pazienza, Stephy, ma sai ho un'età!Questo freddo mi uccide”
“Ah. E quanti anni hai?”
“Quaranta. Sai com'è...”
“Embè? Anche io ho quarant'anni!”
Ho deciso: la amo. No, ma davvero. E non avevo ancora visto nulla.
Per prima cosa mi guarda e mi fa “T'avevo suggerito di andare dal parrucchiere”
“Ci sono andata!”
“Ah. Namobbene...” e poi mi studia e mi gira d'intorno studiandomi con il pollice e l'indice poggiato sul mento. Ogni tanto mi toccava i capelli, una spalla, mi faceva voltare, mi sistemava la maglietta.
“Posso sapere cosa stai facendo?”
“Bona. Sta bona che te devo studià...”
Dio, mi sono sentita una modella!Sìììììììììì!!
O un bovino alla sagra contadina. Ci mancava che mi misurasse al garrese ed ero a posto. Anche se, con ste mammelle che mi ritrovo, il latte manco a pregà.
Comunque mi son sentita...mi son sentita... una deficiente, ecco. Forse è il termine esatto, visto che ero circondata da gente che mi guardava incuriosita socchiudendo gli occhi manco fossi la Gioconda. Perché intorno a noi c'era gente. Parecchia gente. E continuavo a mormorare Chefiguradimerdachefiguradimerdachefiguradimerda, fino a che Stephanie mi ha detto “Mo' se non te cheti te rinvio”
Io e lei, sappiatelo, na cosa sola. Feeling allo stato puro.
Poi per farmi mettere a mio agio da una borsa ha tirato fuori quello che a prima vista m'è sembrata:
-una trebbiatrice
-un' aspirapolvere ultima generazione, di quelle che ti aspirano pure il gatto e te lo risputano senza pulci
-l'astronave madre usata da Emmerich durante le riprese di Indipendence day

Invece era solo la sua macchina fotografica professionale. Na cosuccia, insomma.
Stephanie studia, medita, guarda, scruta ogni anfratto, ogni pertugio, ogni angolo, ogni linea, Le sedie, i tavoli, i libri, e poi la luce; diretta, indiretta, di traverso, di tre quarti, con la luna storta, con saturno contro, con dù patate in umido, na roba che io non ci stavo a capì più niente.
E ancora non avevamo iniziato. Ma vederla così professionale, così presa, così sicura del suo sapere mi ha fatto sognare di diventare fotografa per un giorno. Pura magia.
“Bene. Mettete a sede. Facciamo due prove. E ora sorridi”
Be' sì, e che ci vuole?
Sorrido.
“Ti pare un sorriso?”
“Certo!”
“A me pari scema. Sorridi più convinta?”
Sorrido più convinta.
“Pare tu abbia na paresi. Rilassati”
Mi rilasso.
“Troppo rilassata. Rilassati di meno”
Ma come minchia faccio a calibrare il rilassamento? Con una professionista poi che mi scatta tremila foto al secondo FOTOFLASH!FOTFLASH!FOTOFLASH!, cioè, impossibile!
“Tesò, tranquilla, jeafamo”
“Sarà...anzi mi scuso perché il soggetto... voglio dire, non sono certo Claudia Schiffer!”
“Nun te preoccupà. Al massimo c'è fotoshop”
E lì, l'apoteosi. Fotoshop! Mi sono immaginata senza rughe, con tre kg in meno, con le tette in più, con la pelle levigata come la pelle di una foca, con gli addominali a tartaruga, col collo lungo come una giraffa, con gli occhi da cerbiatta e una posa sinuosa come una gatta. Praticamente un servizio del National Geographic.
“Ti prego, fotoshoppami!Fammi figa almeno per un giorno! Togli qui, metti là, sduttiscimi, dimagriscimi, levigami ma fammi figa!Se poi non sembro nemmeno io non fa niente, ma dio, avrò una foto di cui vantarmi!”
“Sta bona, che parti già da una bella base...”
Dice a me? Io sarei una bella base? No, vabbè, sta donna me la porto a casa e me ne prenderò cura fino alla fine dei miei giorni. (Nei giorni seguenti sono andata in giro a vantarmi “Sono una bella base” La gente non capiva un cazzo, ma fa niente, l'importante è crederci. Ndr)
“E ora si fa sul serio. Forza. Sei pronta?”
“La base è pronta”
E qui sono partite delle richieste così semplici, ma così semplici che spiegare a un bambino di cinque anni l'astrofisica sarebbe stato più facile.
“Sorridi. Di più. Di meno. Di più e di meno insieme. Più convinta. Meno convinta. Più disinvolta. Meno disinvolta. Disinvolta a metà. Disinvolta di un terzo.Sorridi con gli occhi. Sorridi con la bocca." E se mi diceva 'sorridi col culo' vedi come la spettinavo.
Ma Stephanie è già ripartita “Sorridi seria, sorridi felice. Sorridi senza denti..." E lì m'è venuto in mente il sorriso della mì nonna quando si scordava la dentiera nel bicchiere e manca poco mi prende un ciopone. E m'è apparso anche il mio dentista che col ditino accusatorio mi fa “Te l'avevo detto di non mangiare troppe caramelle!”
"...spostati di tre quarti. Più a sinistra. Più a destra. Alza la gamba. Abbassa la mano. Quei capelli, fija mia, quei capelli!!”
Niente, autogestione. Vita propria.
Quindi mi ha risistemato i capelli, aggiustato il trucco e pregato in sanscrito “Ci siamo”
E ancora tremila foto “Mentre faccio le foto, parlami del libro. Voglio che tu sia a tuo agio”
Come no, ci stanno guardando duecento persone, sono proprio a mio agio, guarda.
“Dài, parlami del libro”
“Allora...il libro...”
“Zitta. Ferma così. Non parlare. Perfetto. Ora parla.”
“Sì, dicevo...”
“Stop. Okay, buona. Vai avanti.”
“Ecco, il libro racconta...”
“Ferma. No, chiudi la bocca. Parla ma non parlare”
Chiedo: sono ventriloqua?
“Okay. Guarda questa foto?” e mi mostra una foto dove, ragazzi, sono troppo figa!Non sembro nemmeno io.
“È... è...” non trovo nemmeno le parole per descriverla.
“È orrenda. Fa cagare. Questo tipo di foto non va bene, capisci?”
No, onestamente no. Mi sembravo bellissima!
“Ma tranquilla, non sei tu. È la luce e devo cercare di cogliere la tua espressione migliore”
Mi chiedo se ne abbia mai avuta una.
Si ricomincia. Non è soddisfatta della location. E quindi via che ricomincia la rumba.
“Seguimi”
La seguo incantata da come riesce a cogliere ogni singola sfumatura di una foto.
“Adesso sdraiati per terra”
“Prego?”
“Eddaje, sdraiati per terra, su”
“Ma dici sul serio?”
“Eccerto! Bimba, non so se l'hai capito, ma io sono parecchio estrosa”
Ma va? Ed è per quello che andiamo d'accordo.
“Namo su, spiattellati al suolo”
Mi sdraio (mi sdraio!) nel mezzo della sala con la gente che ci guarda e che sicuramente pensa “Una volta le modelle erano fighe e nude, ora sono rospe e coperte che manco la mì nonna”
E lì vai di foto. “Scostati i capelli. Poco, perché fija mia, son già un disastro. Bene. Tira su il braccio, piega la gamba, arrotolati, girati, panati...”
Avete presente una cotoletta?
“...stenditi, allungati, piegati, rilassati...”
Mi spiegate come faccio a rilassarmi con una a cavalcioni su di me per farmi un primo piano con una trebbiatrice? Roba che se le cade di mano mi schiaccia la testa e muoro.
A pensarci bene sono stesa in terra, con una gamba piegata, la testa di lato e il braccio sopra il capo. Giuro ci manca la sagoma col gessetto, i sigilli della scena del crimine, Jessica Fletcher e sarebbe una puntata perfetta de La Signora in giallo. Titolo: la trebbiatrice assassina.
Alla fine ho lucidato il pavimento, io ve lo dico. Ho un futuro come pulitrice di piastrelle.
Dopo quasi tre ore (tre.ore) la mia amata Stephanie mi dice “Stopppp. Ci siamo.”
Lei è convinta, soddisfatta, divertita (perché si sa, tra una foto e l'altra non vuoi ridere?) e molto sicura del lavoro svolto. Con gesti sicuri e professionali ripone la trebbiatrice e mi bacia e mi abbraccia come se fossimo amiche da una vita. Proprio bella la Stephanie.

Comunque hai voglia di andare su un giornale con una foto bellissima. La soddisfazione più grande è sentirsi dire “Nella foto è bella, ma io la preferisco DA VIVA”
Peccato. Perché la puntata de La signora in giallo era già pronta.



mercoledì 27 novembre 2013

Io, intervistata dal settimanale F

Cioè, ecco sì...è una settimana che me lo tengo dentro (lo so, sembra una frase da stitica, ma così è) e finalmente ve lo posso dire.
Respiro.
Sul numero nuovo del settimanale F uscito questa mattina ci sono io.
Io.
Me.
Simona.
Quella un po' rinco, ricordate? Quella che ha scritto un libro, che scrive post, avete presente? Quella che da quanto è maldestra si pianta nelle porte, si cava gli occhi con l'eyeliner , e c'ha i capelli a nido di poiana...quella lì.
Un'intervista, una bellissima intervista, dove si parla del libro, ma soprattutto della mia storia.
Non mi resta che dirvi: correte in edicola. Ma attraversate sulle strisce, che se vi mettono sotto vi c'ho sulla coscienza.

p.s. la mì mamma è da stamattina che gira per il quartiere con la rivista sotto il braccio, la moltiplica e la distribuisce che manco Gesù coi pani e coi pesci.
Son cose.



venerdì 22 novembre 2013

Quando la cacca è d'oro




Quando si parla di maternità, le mamme gongolano, gli occhi assumono la classica forma a cuoricino e i ricordi, anche i più stressanti, diventano improvvisamente gioie da condividere. Dopo averle rimosse o trasformate, ovvio.
Io non ho questa virtù. I pianti, le nottate, i rigurgiti sul collo e le cacchette puzzolenti me le ricordo bene, come se le avessi tatuate sull'avambraccio. E non riesco a tacere. Mai.
Ad esempio l'altro giorno ero al telefono con un'amica in dolce attesa. Lei nel corso della telefonata, dove me la immaginavo reggersi il pancione, mi confida che non vede l'ora che nasca la bambina per godersela da soli, lei e il marito.
ALT.
C'è qualcosa che già non torna. Il mio lato romantico mi ha fatto dire cose come “Ceeertooo tesoroooo, sono momenti magici, da godersi fino in fondo, vedrai che bellooooo!” poi lei conoscendomi mi ha detto “Simona, ti prego, voglio la verità”
“È la verità!Tesoro un figlio è un dono del cielo!” e ho evitato di dire frasi comuni tipo “La loro cacca è cacca d'oro e un figlio ti cambia in meglio” se ci mettevo 'non ci sono più le mezze stagioni', 'i giovani di oggi son tutti fannulloni' e 'Venezia è bella ma non ci vivrei', sembrava la sagra delle ovvietà.
Simona, io so quanto hai desiderato e quanto ami tua figlia, è una cosa straordinaria vedervi insieme, ma non ho bisogno di sentirmi dire 'Sarà tutto fantastico!', voglio sapere a cosa vado incontro. Per esempio tu, con i parenti...come hai fatto?Si sono già prenotati in quindici per venire a casa mia!Mi ci vorrebbe un tuo consiglio, sapere cosa ne pensi...”
Ecco, davanti a una richiesta così, come faccio a tirarmi indietro? Vuoi sapere la mia?
Eccoti servita:

Il parto: quando il Signore disse 'partorirai con dolore' non fece conto di quante imprecazioni potessero uscire dalla bocca di una donna. Il secondo comandamento non l'ha mica fatto a caso. Ci sono donne che sparano figli manco fossero sulla rampa di lancio a Cape Canaveral, e ci sono donne che ci impiegano tre giorni come mia madre. Ma sempre dolore è. E non credere a chi dice 'i dolori del parto si dimenticano'. Baggianate. Te li ricordi eccome, solo che sei pronta per affrontarli di nuovo per un altro figlio.

All'ospedale: è la festa dell'Unità dei parenti. Cominciamo col dire che tuo figlio non lo hanno ancora visto e la prima cosa che ti chiedono è “Ha i capelli?” come se l'essere calvo come una palla da biliardo, o sembrare il figlio di Caparezza, fosse di vitale importanza. Tu che ancora ti devi riprendere e sembri appena uscita da sotto un camion rimorchio, farfugli un “Sì...penso di sì” per poi accorgerti, a casa, che hai scambiato i peli del braccio dell'ostetrica, affetta da ipertricosi, per i capelli di tuo figlio.
Se prima eri al centro di ogni attenzione, ti cedevano il posto sull'autobus e i parenti ti chiamavano curiosi di sapere se era uscito (manco fosse il 63 del super Enalotto), dopo aver partorito perdono qualsiasi interesse per te, che a quel punto vali quanto un calzino masticato da un pitbull. Per non parlare di tuo marito che a quel punto diventa non pervenuto.
Ma la cosa più bella è quando il parentado vede il pargolo.
Somiglia a zio Alfonso!Uguale uguale!”
Mannò!Vedi che ha lo stesso sorriso di zia Evarista?”
No no, guardalo meglio, l'espressione è dello zio Pino!”
E lo stanno guardando di culo.
Il cucciolo ha appena tre ore di vita e loro ci vedono tutto l'albero genealogico, tranne il padre che, ovviamente, qualche domandina se la fa. A me dicevano tutte cose molto romantiche tipo: “Che visino, pare una rosa!”
Che bella faccina tonda, pare una melina!”
finché non è arrivata la mia amica Sara che l'ha guardata un po' e mi ha detto “Che espressione buffa, pare il tù babbo!”

Il ritorno a casa: qua io e mio marito siamo rimasti un po' interdetti. Già il fatto che tre giorni prima eravamo partiti da casa in due e adesso tornavamo in tre. E senza libretto di istruzioni. Noi eravamo soli, ma c'è chi torna a casa con il corteo al seguito, tanto che la gente fuori si potrebbe domandare dov'è la salma di Padre Pio visti tutti 'sti pellegrini.
Una volta a casa si scatena la guerra dei Roses: tua Madre VS tua Suocera. Fanno a gara a darti consigli importantissimi per il nascituro, ovviamente senza prenderti in considerazione.
Mettila così”
Così?Mannò cosà!”
Io la Simona la mettevo a pancia in su!”
Io Andrea lo mettevo a pancia in giù!”
Io in quel frangente avrei voluto spiegargli che avevano ragione tutte e due. Quello che stavano vedendo era il risultato di Simona a pancia in su con sopra Andrea a pancia in giù. Ma mi mancò la forza. Senza contare che in genere fanno a gara per tenerla, per stirarvi panni, per mettere su la lavastoviglie e ricordarvi che avete una cera da far paura. Ricordo che mia madre (santa subito) sussurrò a mio padre “Caro, prendiamo noi una notte la bambina, che guarda tua figlia in che stato è, porella”
Ah,quella è nostra figlia?”
Ero irriconoscibile. A parte che avevo più punti di una tessera fedeltà dell'Esselunga, ma avevo i capelli che ci potevi pucciare un sedano per fare un ottimo pinzimonio. E tu, quando sei in questo stato di grazia e di bellezza, dove il tuo unico desiderio è di andare in letargo e svegliarti sei mesi dopo come l'orso Marsicano, hai la casa piena di gente che ti sorride e che sostiene che quella che tu chiami volgarmente cacca, è cacca d'oro (aridaje). A parte il fatto che merda è e merda rimane, e puzza come una discarica a cielo aperto, ma se è così d'oro come dicono, saresti tentata di fare un regalo preziosissimo a tua suocera e fargliela consegnare a casa direttamente da un Re Magio dentro a un cofanetto.

Il primo bagnetto. Il primo bagnetto non si scorda mai, altro che primo bacio. Ovviamente visto dalla mamma, perché anche se vi sforzate intensamente non riuscirete mai a ricordare il vostro primo bagnetto e la faccia estasiata dei vostri genitori mentre vi immergono nella vasca. Il primo bagnetto è un rito, quasi al pari del thé delle cinque in Inghilterra. Ed è un incognita: non sai quello che può succedere. Ci sono bambini che strillano come aquile e altri che si sentono a loro agio nemmeno fossero delfini in un parco acquatico. Dico parco acquatico perché anche qui c'è il pubblico che batte le mani, incita, ti sorride a cinquantadue denti e urla di gioia quando uno sprizzo casualmente capita tra la folla. Ma se il baby è un maschietto non è acqua, è pipì. Si sa, l'immersione stimola. Nel mio caso non abbiamo corso grossi rischi visto che era una femminuccia e siamo stati anche parecchio fortunati: sin dalla prima immersione si muoveva talmente a suo agio che pareva Ariel, la sirenetta. Io, grazie all' umidità che mi imbizzarriva i capelli, sembravo Ursula, ma son dettagli. Sono comunque momenti irripetibili, che a distanza di anni vengono ricordati con gioia, nostalgia e commozione. Cerebrale. Di chi si presenta al lieto evento senza essere invitato e che quindi rischia una testata.
Devo ammetterlo, con noi si sono offerti in venti, ma non abbiamo ceduto. Eravamo io, mio marito e la bimba. Okay, nel pomeriggio avevo contattato mamma, avvertito la suocera e messo gli annunci sul giornale, ma eravamo soli. Meglio, si evita una strage. Una mia amica aveva una stenderia di gente che pareva che il bimbo stesse per svelare il quarto segreto di Fatima. Tutti al cesso a vedere sto bimbo nelle acque manco fosse Mosè. E vai con le foto, il filmino (e che non lo vuoi fare il filmino?) e la suocera che le diceva 'Tienilo su!' E la mamma che le diceva 'tienilo giù che ha freddo! Hai misurato l'acqua? Col dito?Matta!Col gomito!' tutte chine sulla vaschetta come lavandaie e il bimbo ha rischiato di essere lavato con Ace Gentile.
Potrei proseguire per altre venti pagine, ma per ora mi fermo qui e magari aspetto la prossima telefonata dell'amica mia. Se tanto mi da tanto mi chiederà rimedi per far dormire la bimba.
E qui le spedirò un biglietto per Lourdes.







lunedì 18 novembre 2013

La parabola della strafiga




A volte succedono delle cose veramente ganze. Ma ganze per davvero.
E te ti senti una gran figa. Perché ovviamente ti fanno credere che sei una gran figa, mica lo sei davvero. Perché lo sai e basta di non esserlo. Punto.
E adesso vi faccio un esempio.
Perché mettiamo il caso, no? Che tu sei un'apprendista modella e uno un giorno ti telefona e ti dice che t'ha visto, che sa come ti muovi, che sa cosa puoi trasmettere, che sa che se sei in gamba e ti propone di sfilare in passerella. Tu dici “Dai, davvero?”
“Ma certo che sì. Guarda ci sono dieci posti, tu hai i numeri giusti per far parte di queste dieci, per questa sfilata fantastica a Parigi. Sicuro. Dài, vieni a fare un provino”
Tu dici “Esticazzi. Io mi vedo una chiavica, però loro no, quindi è bene che mi prenda un paio di occhiali”
Fai il provino e ti sembra di esserti mostrata al meglio, con una punta di autoironia che non guasta mai, quel passettino con la giravolta che piace tanto al pubblico. Insomma, va e va anche bene, secondo te.
Però poi, dopo il “Le faremo sapere”, l'entusiasmo viene mantenuto basso, perché insomma, può darsi che sì, può darsi che no. A te sembra, e dico sembra, che tu abbia fatto bene, ma oh, mica si può sapere.
Quando manco ci pensi più ti arriva la telefonata. “Si ricorda? La sfilata...bene, ecco. Lei va bene, sciolta, carina, simpatica, un bel portamento, un'ironia fuori dal comune con quel passetto con la giravolta che ci ha colpito, però sa...in questa sfilata ci servono solo bionde, mica niente di che, solo per l'accostamento cromatico con la nostra collezione di abiti da sera. Quindi a noi lei piacerebbe parecchio ed è stata già selezionata nella prima scrematura, una ventina di fanciulle diciamo. Quindi bionda...veda lei. Insomma, ci siamo capiti, siamo mooolto interessati”
Tu pensi “Eccheccevo? Oddio, non è da me cambiare qualcosa del mio aspetto e del mio carattere però oh, si può fare.L'anima rimane la mia, io rimango la stessa, con le mie idee e varie ed eventuali, ma se per la sfilata e solo per quella, c'è da cambiare qualcosina, okay cambiamo. Al traguardo manca poco così. Se mi concentro vedo già la sfilata!È chiaro e limpido come un bicchier d'acqua che se io mi fo bionda, il posto è mio.” E poi chiedi: 'Ma di questa cosa ne posso parlare?”
“Deve! Deve senz'altro! Più ne parla e meglio è!Ma scherza? Anzi coinvolga parenti e amici, pubblicizzi la sfilata, così la vengano a vedere e ci sarà un mucchio di gente. E si sa, più gente c'è, meglio è!Contiamo su di lei!”
E tu pubblicizzi abbestia, da morì, metti i cartelloni e inviti anche la prozia Adalberta che detto tra noi, ti sta anche sulle palle, ma non è il caso di fare le schizzinose, no? Vojo dì, se ti vogliono bionda sei già con un piede in passerella, il messaggio è chiaro, quindi non stiamo a fa' il braccino corto con gli inviti.
Mandi la foto di te bionda e ti rispondono “Benissimo!Fantastica! A presto allora!”
E te nel frattempo ti fai dei film che non ti sei mai fatta. Mai. E la gente intorno a te dice che è giusto che te li fai, perché il messaggio è chiaro. Cioè, ma davvero la vuoi più chiara di così, la faccenda? Namo, su.
Nel frattempo hai messo un mucchio di cartelloni, hai coinvolto mezzo paese, i tuoi parenti hanno pagato già il biglietto per la serata,e a loro volta hanno pubblicizzato l'evento. Quindi ci sarà gente e magari anche qualche bella ragazza farà parte della sfilata insieme a te. Magari anche quella che hai incontrato l'ultima volta che sei stata in sala trucco per quella trasmissione sulla tivù locale. Ehm...sì, anche lei forse è una modella emergente. E magari non lo sapeva nemmeno che c'era sta cosa delle bionde della sfilata, ma grazie a te adesso sa e ci sta provando. E poi magari ti viene in mente che forse, visto che è bionda naturale e formosa, avranno contattato pure quella che ha tentano la carriera di velina. Sì, a pensarci bene lei potrebbe starci. Ma ci sarai anche te, quindi sìììììì, una bella soddisfazione.
E poi il vuoto. Passano mesi e ti chiedi: ma la sfilata non doveva esserci a Maggio? Ma come, siamo ad Agosto e ancora non so nulla? Non è possibile, minchia sono pure bionda!
E poi ti chiamano e quando senti quel pronto pensi “Okay, adesso mi dicono dove presentarmi e a che ora. Che mi pagheranno l'aereo e che mi serviranno un cocktail di benvenuto. E che a presentare la serata ci sarà Vincent Cassel, e che...oddio che emozione!Non diventerò mai la Schiffer, ma una soddisfazione che sia una, me la leverò. Sono anni che sfilo. Parigi, almeno per una notte, sei mia!”
“Sì?”
“No, la chiamo per dirle che non è stata scelta”
“Come no”
“Eh, no”
“Ma mi sono fatta pure bionda!”
“Ci sono altre bionde”
“Capisco, ma avevate detto che...” e muori.
Cioè, tu hai cambiato pettinatura perché loro volevano che la cambiassi, hai messo i cartelloni, hai fatto pubblicità, c'hai creduto, perché cazzo sì te l'hanno fatto credere perché era scritto tutto chiaro e tondo, anche un cieco l'avrebbe visto che eri lì, cazzo. Eri già lì.
E invece no.
Ci sono altre.
E ti invitano comunque a Parigi alla sfilata, perché in fin dei conti è una sfilata importante, bella, piena di colori, luci e suoni e soprattutto piena di gente. La maggior parte invitata da te. E con dieci modelle strafighe che sono lì grazie al tuo cartellone, alla tua pubblicità. Ma tu non sei lì sopra, in passerella, sei a casa. E ti chiedi umilmente, perché? Perché? E la risposta è una sola, ti dici: perché non vali una beata ceppa de minchia. Perché bionda fai comunque cagare e si vede che non lo sei naturalmente. Perché per sfilare ci vuole veramente una marcia in più, bisogna sapersi muovere bene, e non basta averci passione. Perché sicuramente lì sopra ci saranno quelle brave e strafighe per davvero. Delle fuoriclasse. Delle numero uno delle sfilate. E affogando questa dura e cruda verità in un barattolo di nutella, prendi atto che no, non puoi mai essere una modella importante.
Evabbè, ti dici. Mi son fatta dei film, ho tentato, ma non ho la stoffa. Devo farne di strada, prima di arrivare là.
Poi però una tua parente ci va e ti telefona per dirti che tra le dieci in passerella c'è la modella emergente della tivù locale che ha dichiarato che è lì per puro caso grazie a un cartellone che pubblicizzava l'evento, che c'è quella formosa che ha tentato la carriera di velina, ma fu scartata perché portava e porta ancora una gajardissima taglia 46, poi c'è la nipote del sindaco di Parigi,c'è la figlia del fratello del sindaco di Parigi, c'è l'amante di quel politico italiano, c'è una che non solo non ha mai sfilato ma che manca poco t'inciampa nell'ultimo gradino e si spalma sul red carpet. Ce n'è una che sembra la sorella brutta di Tina Pica, c'è una che fino a ieri faceva la tagliaboschi e c'è una che ha dichiarato “Io manco ci volevo venì, ma ho perso una scommessa ed eccomi qua”
Ma più che altro non ci sono solo bionde. Ci sono more, rosse, e castane.
E poi ci sei tu, che probabilmente sei troppo pulita e ingenuotta per questi giochetti, ma c'hai una nuances di biondo che manco Marilyn  Monroe.



Vi chiedo: ma quanto mi girerà il cazzo?





venerdì 15 novembre 2013

UNA GRANDE FAMIGLIA - la mia fiction preferita



Il giovedì sera ho un appuntamento. Niente burraco, prove di teatro o la tombola al centro ricreativo. Il giovedì sera in tv c'è Una grande famiglia.
Fiction che adoro.
E che mi scaturisce diversi pensieri che voglio condividere con chi la guarda. (Abbiate pazienza voi che non la guardate. Ho una certa età e si vede da queste cose. Che vogliamo fare)
Insomma, eccoli. Per esempio:

-adoro Raoul quando prende a cazzotti una porta, a pedate un tavolino, quando lancia il cellulare dalla finestra e per come dice Vaffanculo. Uno così ti strappa la filanca delle mutande a morsi e te fa' vedè i sorci verdi. Ho sempre amato l'uomo sanguigno.

-mi piace lo sguardo truce di Edoardo ogni volta che vede SUA moglie che si spalma su SUO FRATELLO. Se tanto mi dà tanto nella prossima puntata dà fuoco a Raoul. Poi sparisce di nuovo, questa volta lanciandosi col paracadute, dopo che un'auto è precipitata da una scarpata ed è scoppiata come un petardo la notte di San Silvestro. Nelle ricerche saranno impiegati Don Matteo e la Signora in giallo.

-amo Nicoletta e Ruggero, così belli come due piccioncini. A tal proposito volerei sulla testa della suocera di Nico e lancerei una cagata grossa come un bidet (tanto per rimanere in tema) sul suo completo rosa fuxia di Cavalli.

-ammiro la coerenza di Giovanna che a Stefano gli mima pure 'Tanto non te la do' facendo la gnorri spostando la sua cartelletta da un water a uno sciacquone  e basta che lui si affacci a casa sua per dargliela con tutti gli interessi. Se non gli levano il ragazzo di sotto, questo mi muore.

-Chiara ha gli occhi tristi, è sconvolta, depressa e amareggiata, solo perché non sa se darla ad Alessandro Gassman o Giorgio Marchesi. Povera donna, c'è da capirla, son scelte difficili. Due brutti così non si sono mai visti manco la notte di Halloween.

-Comprendo invece Laura, che va cauta sul suo rapporto con un bancario, gnocco, innamorato di lei, galante e gentile. Anche io andrei cauta, in effetti non gli ha ancora chiesto quali sono i numeri della sua tessera sanitaria, qual era il soprannome che gli affibbiavano a scuola e quanto porta di scarpe. Queste son le cose importanti.

-Vedendo Stefano propongo agli autori di fargli fare quella pubblicità al posto di Rocco Siffredi. Non solo perché la patatina tira, ma a lui, le patatine, gliele tirano pure dietro.

-Rimango basita davanti a piccolo Tino. Sto bambino ha poteri paranormali: vede e sente mostri, gente morta e presenze oscure. Praticamente un misto tra Harry Potter, Mago Otelma e Giucas Casella. Poro fijo.

-Mi garba un mucchio mamma Eleonora perché è una che pota le rose in giardino con l'abito da sera. Quella è classe. O fantascienza.

-E anche Ernesto mi garba, per la sua serietà soprattutto. È l'unico uomo che ha come segretaria non  una gnocca da paura ma una donna che fa paura. Pare la vecchina di Hansel e Gretel.

-Infine, appunto, Serafina. Chiara e limpida come un barattolo di pelati andato a male, amorevole come un rottweiler con la rabbia, fedele e discreta come un'amante che ti fa la piazzata in ufficio sputtanandoti davanti al tuo capo. Praticamente una suocera perfetta.

Detto questo, aspetto con ansia la prossima puntata.

p.s. Il divano, il plaid e la tisana bollente chiudono il cerchio. Vi ho mai parlato del declino delle quarantenni?


mercoledì 16 ottobre 2013

Quark: La Pantera Vulgaris


                                                            (fonte foto www.trovaofferte.net)



Attenzione!Per l'ottima riuscita di questo post si prega di azionare il filmato sottostante. Buona visione.


                              

La pantera vulgaris (normalmente chiamata Panterona) è un esemplare onnivoro che appartiene alla famiglia delle leopardate.È diffusa in tutta la penisola, con un numero di individui particolarmente alto nei pressi dei locali notturni.
La pantera vulgaris si riconosce dal tipico mantello leopardato o maculato che mette in evidenza curve e muscoli pronti a scattare sulla preda. La colorazione e lo spessore della pelliccia variano da stagione a stagione. D'inverno è più folta ma d'estate si riduce notevolmente: si parla di pochi centimetri di mantello maculato sfoggiato addirittura sulle spiagge dove la pantera vulgaris si spinge per la caccia. In questo frangente gli esemplari più giovani mostrano un corpo tonico e scattante, mentre gli esemplari più vecchi adottano stratagemmi quali il tingersi il muso per attirare ancor di più l'attenzione e l'uso di richiami vocali in direzione del bagnino.
Le prede preferite da questi onnivori sono in genere maschi già accoppiati. Gli studi hanno confermato che la pantera vulgaris predilige giocare e accalappiare la preda con fare ammaliatore in una danza dove viene mostrato il posteriore.
Le dimensioni dell'esemplare possono variare sia di peso che di altezza, ma nella savana il tipo più longilineo e visivamente accattivante, ha la meglio.
La pantera vulgaris ha le zampe posteriori lunghe, glabre, spesso con protuberanze che variano da 10 a 15 cm che le permettono di alzare la sua statura fino a un metro al garrese. È stato dimostrato che le protuberanze sorgono solo durante la caccia e l'accoppiamento. Possiede inoltre unghie molto lunghe con le quali lascia il segno sulla preda e con le quali si arrampica socialmente con molta maestria.

       (fonte foto La Stampa)   
                                               
La pantera vulgaris presenta un' ottima vista e un olfatto sviluppato. Riconosce a km di distanza le prede disposte ad accoppiarsi e sfrutta le sue doti di arrampicatrice per portare le sue prede sugli alberi o nella sua tana, lontano da altre predatrici.
L'esemplare, pur essendo coraggioso e sfrontato, spesso è portatore di molta pazienza quando si tratta di preferire una grossa preda a un più piccola. In questo caso fiuta il territorio, circumnaviga l'esemplare, attacca le nemiche a colpi d'anca e infine lotta con un corpo-a-corpo sensuale con l'esemplare maschio. Quasi sempre dopo il primo accoppiamento la pantera vulgaris si dilegua. È conosciuta infatti come un animale notturno, non fedele e poco incline alla convivenza. Questa particolarità, fin dagli anni settanta, è stata registrata dagli studiosi sotto la dicitura Nabottaevia.
Tuttavia è un animale territoriale e una volta scelto il genere maschile di suo gradimento marca continuamente il suo territorio non con l'urina, ma lasciando segni più o meno evidenti sul corpo del maschio. Sono infatti noti i segni rossi tipo rossetto all'altezza del collo dell'esemplare maschile.
La pantera, oltre ad avere un richiamo sessuale molto esplicito fatto di ancheggiamenti e sfoggio delle mammelle, spesso emette un suono che può variare dal ruggito feroce con strappo di peli (nel caso di lotta con un'altra pantera) alle fusa più dolci nel periodo riproduttivo.
L'animale in questione si adatta bene ad ogni tipo di abitat e questo la rende molto pericolosa per qualsiasi tipo di femmina presente sul territorio.
Esistono tre sottospecie di pantera vulgaris:


La gatta morta

(Fonte foto:www.scuolagrafica.it)

Questo felino meno appariscente e aggressivo della panterona, ma altrettanto pericoloso, si muove sornione e con passo felpato intorno alla preda. Dapprima sembra disinteressata, distaccata, per poi lanciare dei messaggi più o meno espliciti al maschio, il quale senza nemmeno accorgersene cade nella trappola. La più famosa e conosciuta di questa sottospecie è la Marina La Rosa, esemplare conosciuto  dal grande pubblico grazie ad un altro documentario: Il Grande Felino.

La pantera vulgaris design

                                                                                             (Fonte foto:affiliati.buybilonia.com)
Questo esemplare ama circondarsi di tutto ciò che ricorda la sua specie. La sua tana è riconoscibilissima dai numerosi graffi alle pareti e dalle pellicce esposte come trofei. Una volta portata la preda nella sua tana offre con orgoglio e senza nessun pudore oggetti vari di dubbio gusto. È un esemplare molto superficiale, tuttavia è capace di grandi slanci e probabilmente, tra tutte, è la specie più innocua.

La Bikini Maculatos  
                                                                                                               (Fonte foto:leiweb.it)

Questo esemplare prettamente estivo è dotato di una grandissima versatilità. Nella stagione più calda abbandona il vecchio mantello per sfoggiarne uno maculato, o leopardato, o anche uno sorprendentemente zebrato. Si ritiene che quest'ultimo venga scelto per disorientare la preda e attaccare con più facilità. La pantera Bikini Maculatos è un animale che ama uscire allo scoperto. A volte troppo scoperto. Spesso dotata di un fisico massiccio e potente che mal si addice alla pelliccia ridotta, è uno degli esemplari in cui la muta stagionale la fa da padrone. Come si spoglia lei del vecchio mantello, nessuno  mai nella savana. Questo è uno dei pochi esemplari di pantera che non ha bisogno di cacciare: le prede si accasciano da sole alle sue zampe, sbavando e pronti per l'accoppiamento. E forse, cari telespettatori, in quel frangente anche un piccolo maschio di suricate si sente il Re della foresta.

Alla prossima puntata.

1° puntata di Quark: L'homo Orbus
2° puntata di Quark: La suocera Minkias




lunedì 7 ottobre 2013

Noi due ce la faremo

"Mamma, ho detto a destra, non sinistra"
"E un attimo!Allora: destra, sinistra, destra. Ginocchio su, giroooooo stop! Poi di qua, na piroetta, poi dillà, nartra piroettaaaaeeeessssù! destra, sinistra..."
"Mamma, non ci siamo, concentrati per favore!"
"Sono concentrata!"
"Andiamo bene!Dài riproviamo. Dobbiamo ballare a specchio. Se io alzo la gamba destra, tu alzi la sinistra, okay?"
"Riproviamo. Io parto a destra..."
"No. A sinistra"
"A sinistra.Attacca con la musica. Più alta che son sorda"
"Pure!"
"Eh, pure.C'ho un'età, c'ho!Tacabanda, sù. E destraeeeuno due tre quattro, piroetta e là!- MIAOOOO!!!-Minchia, ho pestato la gatta. Andiamo più in là"
"Sì, mamma, però questo movimento più sciolto. Sciolto, hai capito?"
"Io di sciolto non c'ho manco i capelli, pensa te."
"Guarda, così: eeeeunoduetrequattro giro braccio su e gaaamba destra sinistra eeeeunodue tre quattro. Capito?"
"No. Però dai, non è giusto, sembri nata per la danza"
"Mamma, tranquilla, ce la faremo. Noi due ce la faremo. Siamo una forza"

Sono due settimane che proviamo quasi tutti i giorni il balletto per la serata di beneficenza, dopo che la mia compagna gemella ha dato forfait. La sua giustificazione più o meno è stata "Fare sto balletto mi vien facile come imparare  a memoria la Divina Commedia in tre ore" Come darle torto povera fija. Io la capisco e la stimo. Perché anche io ho avuto la stessa sensazione, ovvio. Quando eravamo lì lì per dire agli organizzatori "Guardate, nsipoffà. Proprio non ci riesce. Dateci un badilata nelle gengive e si patisce meno" ecco l'ideona della mia ex gemella che se ne esce con una domanda ad Alice "Ma a te, cocchina, ti riesce ballare?"
Alice che è sempre stata una bambina sincera (avrei dovuto insegnarle a dire le bugie, maremma pinocchio!), ha risposto con un "Sì, ho fatto anche dei saggi a teatro con la scuola. Perché?"
"Perché saresti perfetta!Sei pure alta quasi quanto mamma. Oddio, vi immagino già su quel palco!Sarà uno spettacolo divino!!"
Sì, di vino. Perché io sembrerò 'mbriaca di sicuro.
Insomma ho la mia Alice Kessler. Di nome e di fatto. Io e lei. Insieme ancora una volta su un palco (ricordate?). Con un vestito dorato e un boa di piume brillantinoso. Ed è solo grazie a lei se ho imparato tutto il balletto per intero. Tutto. Accendete un cero alla madonna per favore, che  questo è più di un miracolo.
Cosa non si fa per beneficenza.
p.s. Se al Santo non piglia un colpo quella sera, non gli piglia più.
p.p.s. Devo rivedere assolutamente la lunghezza del vestito e il tacco delle scarpe. Beneficenza sì, ma un po' di decoro, signori!


martedì 1 ottobre 2013

I piaceri della vita

Scena 1 - interno negozio - giorno

Entra una coppia. Lei è una ragazza molto bella con un leggero strabismo di Venere che la rende più intrigante. Lui è un tipo magro, curato, con la camicia con le cifre.
La commessa ascolta le ordinazioni davanti a un'altra decina di persone. La commessa prepara in fretta il panino con la mortadella per lui e chiede gentilmente "Per lei, signorina, faccio altrettanto?"
"No" si sente rispondere. "A me con le melanzane grigliate"
La commessa, che non si fa mai li cazzi sua esordisce con "Perfetto. Ma un giorno la provi la nostra mortadella, è una delle migliori!"
"Non  credo proprio" risponde la bella ragazza agitando i lunghi capelli neri "Sono vegana" e sorride compiaciuta al compagno, mentre lui sorride compiaciuto al panino con la mortazza che la commessa le porge.
La commessa sorride gentile a entrambi e augura buon appetito, senza elaborare alcunché pensiero al riguardo.
Ma c'è, oltre alla commessa, qualcun'altro che non si fa mai li cazzi sua.
"Cosa è, lei?" fa una donnina con un bel ciuffo grigio in cima alla capoccia. Quei ciuffi un po' troppo pieni di lacca, che sanno di parrucchiere.
La bella ragazza si gira verso la signora e ripete "Sono vegana"
"Cioè, non mangia carne?" chiede la donnina stringendo gli occhi.
 La commessa, a quel punto, si mette comoda e agguanta un pacchetto di pop corn.
"Non solo non mangio carne, ma non mangio formaggi, derivati del latte, uova...è un discorso lungo" lo dice con quell'aria tipo 'che palle tutte le volte spiegare la stessa storia' e la commessa capisce che dev'essere davvero una palla.
La donnina la guarda da capo a piedi con ammirazione e fa "Lei, signorina, è troppo giovane e bella per privarsi delle gioie della tavola..." poi si rivolge alla commessa "Intanto affettamene due etti, tagliata spessa, lo sai che sono buongustaia"
La ragazza sorride compiaciuta mostrando anche dei bei denti.
"...ma..." continua la donnina rivolta alla mora "non sa cosa si perde,"  a quel punto sposta lo sguardo sul ragazzo che fin'ora non ha aperto bocca "Vede..." continua la donnina  " ai piaceri della buona tavola, soprattutto alla sua età, non si dovrebbe rinunciare. Privarsi di tutto questo ben di Dio, di queste prelibatezze, non può farle bene. Essere...vegani, giusto? È come andare a letto con un figo e fermarsi a metà, privarsi di alcuni piaceri. Questo no, questo no, questo no. Insomma, per farle capì: chi gode di più, io o lei?"
La commessa si sta ancora chiedendo non se l'essere vegano sia una scelta giusta o sbagliata (e francamente che la gente faccia cosa le pare, e vorrei vedè), ma se la donnina sia veramente capace di andare a letto con un figo, fare tutto e uscirne indenne col suo ciuffo grigio che ancora sa di parrucchiere.








mercoledì 25 settembre 2013

Parlare chiaro




Lo so, è un discorso trito e ritrito, di grande attualità, sa di letto e riletto e già visto, ma davvero io non riesco ancora a capacitarmi sulla naturalezza con la quale alcune ragazzine si fotografano mezze nude e postano tali foto su FB. Non ce la faccio. Scusate, sarà la vecchiaia, sarà la menopausa, ma proprio non ce la fo. La cosa più sconcertante, secondo me, è che spesso sotto tali foto c'è il  mi piace della madre o col cuoricino o con un bel commento tipo "Bella de mamma!"
Ora. Ci sono foto e foto.
Se tu, tredicenne o quindicenne o dodicenne (a volte anche meno) posti una foto in cui fai la linguaccia e scrivi "Odio la prof di mate che mi ha messo 5 nell'ultimo compito" avrai il mi piace di tutti i tuoi compagni, avrai commenti (fatti dalla tua amica del cuore) di quanto sei brutta quando fai la linguaccia, avrai tua madre che non ti scriverà niente, ma in compenso ti dirà "Invece di mettere ste foto idiote, studia! Che se al prossimo compito prendi 5, vedi come ti giochi la pallavolo!" E fin qui, anche se discutibile, direi tutto nella norma. Ci può stare. Che male c'è? Come i miliardi di status sul pallone dei ragazzini, sul primo amore, gli aforismi estrapolati dai link, qualche status con alcuni errori di grammatica, la foto del nuovo taglio di capelli (che la stessa amica di prima commenterà con un Wow!Sei strafiga!) e i consigli su quale smalto è migliore per tenuta, durata e cazzi vari.
Okay.
Poi ci imbatte sull'altra faccia della medaglia. Tipo le ragazzine della stessa età, truccate che nemmeno Lady Gaga, che postano foto in bikini o in mutande e reggiseno in pose ridicolmente sensuali davanti allo specchio.
Tu madre, che vedi tutto questo, spiegami. Spiegami cosa  ti garba di tutto ciò. Illuminami d'immenso. Dimmi perché permetti una cosa del genere. Perché sei tu che lo permetti. Tu e tuo marito. E non mi venite a dire che non lo sapete perché non ci credo manco a morì. Lo sapete e vi va bene. Come vi va bene sapere che nel migliore dei casi fioccheranno commenti volgari da ragazzini stupidi e nel peggiore ci sarà un adulto, che alla vista della vostra ragazzina con le tette quasi di fuori, si aprirà la patta dei pantaloni. No, voglio dire, c'avete pensato un attimino?
Io sarò all'antica, severa, acida e maligna. Non saprò assecondare le voglie, le manie e la moda di mia figlia, ma quelle foto anche no. Sono molto limitata, me ne rendo conto.
Ragazzine che sembrano piccole lolite, mezze nude e sbattute in prima pagina manco fosse una copertina di play boy. Sono io che ci vedo del marcio? La malizia, d'altronde, è negli occhi di chi guarda, per carità, ma a me vedere mia figlia che si atteggia sui social che manco Belèn mi farebbe impressione a venti, figuriamoci a dodici.
Mi è stato risposto "Glielo permetto, non puoi sempre dire di no a tutto. Te la fai nemica"
Invece così è amica. Amicissima. Soprattutto quando ci metti il cuoricino, amica abbestia, guarda.
Io so di essere probabilmente un po' troppo 'maresciallo'. Il Santo a questo punto è l'appuntato.
Alice ha dei divieti, ha delle regole, ma ha carta bianca su altro. Sa che internet è una grande risorsa, ma sa anche che nasconde delle insidie molto pericolose. Credo che per rendere un bambino/ragazzino consapevole si debba mettere al corrente  di ciò che accade nel mondo. Da quando è nata, alle otto si guarda il telegiornale, non ci sono storie. Niente cartoni, niente fiction, niente ricatti del tipo "Se mangi la minestrina, si guarda i cartoni". No, il telegiornale. Con le povere Scazzi e Gambirasio, con gli stupri in prima serata, le  guerre, con le donne assassinate da fidanzati respinti e con ragazzine violentate e uccise  dopo essere state adescate sui social. E se ne parla. Tanto. E la mia domanda è sempre la stessa "C'è questo rischio. Purtroppo c'è. Ne devi essere consapevole. Puoi usare internet per delle ricerche, chattare con le amiche su Skype per metterti d'accordo per il regalo di compleanno di un'amica, navigare su siti sicuri, per la scuola, per il tempo libero, per i libri. Se ti metti in vetrina, rischi altro. Non è detto. Ma può succedere. Secondo te ne vale la pena?"
La sua risposta è no. Ha paura. E non credo che anche incuterle paura sia una bella cosa, proprio no, non sono una madre perfetta,  ma io ci parlo chiaro. I fatti di cronaca, purtroppo, parlano chiaro. E non possiamo far finta di niente. Il nostro dovere di genitori è proteggerla, ma soprattutto farle capire i rischi e le conseguenze che comporta una certa azione da lei adottata. Non ce n'è. Se fai una cazzata, una leggerezza, te ne prendi le responsabilità. Il problema è che a volte ti stuprano o t'ammazzano prima e la responsabilità non te la prendi. Eh no, sei morta.
Credo, ripeto credo, che il dovere di una madre sia di rendere una figlia adolescente consapevole della reazione che la sua persona, il suo fisico, il suo mostrarsi, ha sulle persone dell'altro sesso. È faticoso, difficile, imbarazzante. Sa che se un compagno le tocca la guancia è tenero. Se le tocca il culo, non è tenero. Sa più che altro che se un adulto le fa una carezza sul viso è un gesto paterno, se tocca da altre parti non è un gesto paterno, è altro. E questo altro spesso non viene affrontato. Invece bisogna farlo. Il prossimo non è un mostro. Un uomo o un ragazzino non sono demoni pronti a farti del male, ma dobbiamo con tutte le nostre forze dare gli strumenti giusti affinché le nostre figlie sappiano riconoscere  o ostacolare un pericolo. Sei sei impreparata e inerme, ti fanno fuori.
Io spero che queste armi non debbano mai servire, che rimangano al loro posto in un angolino per sempre con la certezza che se ha bisogno, sono lì. Perché il mondo e la vita, madonnamia, sono una cosa bellissima che va vissuta circondandosi d'amore, di bene e di affetti.
Ma solo se conosci anche il male, sai distinguere e capire la differenza.
E se ci riesci, sei già un passo avanti.






lunedì 16 settembre 2013

Sono un animale da palcoscenico




Quando una è coraggiosa, non ce n'è.
O incosciente.
O cretina, come nel mio caso.
In questo periodo non c'ho tempo manco per respirà e non ho fatto una piega quando mi è stato proposto di ballare per l'ennesima volta su un palco in occasione della fiera di beneficenza. Inutile dire che mi hanno ancora una volta ricattato con la storia che lo facciamo per portare fondi alla scuola elementare "Pori fiji, che li vuoi lascià senza lavagna multimediale?", e per portare fondi e una mano di conforto all'ospizio "Pori nonni, due ore di svago  e una quintalata di pannoloni glieli vorrai dare, spero". E io secondo voi che ho fatto? Ovvio che ho detto di sì. La mattina mi alzo apposta per rendermi ridicola davanti a cinquecento persone, tho!
Diomio che figura di merda mi aspetta.
Io ballerò. E non una volta, bensì due. A coraggio William Wallace mi fa una pippa.
Il primo balletto non mi preoccupa. È un ballo corale, di gruppo, tipo tribù. Se faccio la furbata di mettermi in fondo mi posso muovere sciolta come un'anguilla viva nella pentola a pressione, tipo che vado di qua, vado di là e chi vuoi che mi veda. Chi vuoi che se ne accorga se non vado a tempo.
Il secondo ballo, quello per la serata clou, quello più importante, mi mette ansia. Se ci penso filo al gabinetto. Sul palco, sotto i riflettori, davanti a cinquecento persone io ballerò in coppia con un'altra. Saremo solo io e lei, la mia compare, la mia compagna di sventura, la mia gemella,  la mia gamba destra (perché il braccio è già andato). Lei, così rassicurante, così preparata, così sicura, che quando le ho mandato la mail con il link del balletto che dovevamo provare mi ha risposto più o meno "Non c'ho capito un cazzo".
No, ma son cose che ti mettono serenità. Due anime e una certezza: 'Gnaàfaremomai'.
Io la amo. È incosciente, scellerata e coraggiosa quanto me, non si mette mai i tacchi e dobbiamo ballare sul tacco dodici, porta gli occhiali ma mi ha detto che sul palco viene senza (Ve prego, io già tremo), e in due non abbiamo ancora capito chi sta a destra e chi a sinistra. Ditemi se non è una tragedia questa.
Ma dio solo sa se non ci sto provando. Ho fatto le prove. Il primo step del balletto. Sono sciolta come una gamba di un tavolo di legno massello. Leggiadra come una libellula, una ballerina di Degas. Na roba che se mi vedi ti commuovi. Inciampo pure sui miei piedi, per dire. E senza tacchi, siore e siori!Immaginatevi con quelli. Minimo mi pianto nella scenografia.
Comunque ci sto provando. Cioè, non è che uno nasce ballerino, no?
Il mio problema poi è la memoria. Io ho una memoria fotografica pazzesca. Facce, posti e oggetti me li ricordo anche ad anni di distanza. Ma poesie, canzonette e numeri di telefono detti al volo me li scordo in un nanosecondo. Tipo che se ti stringo la mano e tu mi dici "Piacere, Giulia" io mentre te la lascio mi chiedo "Chi cazz'è, questa?" Non è colpa mia, sono nata scema, che ci volete fare.
Quindi il balletto me lo studio a step. Tipo che lo guardo, memorizzo i passi senza musica, poi con la musica, poi cerco di farli uguale. Perché a vederlo, sto balletto anni '60 famosissimo, ti vien da dire "Ma è facilissimo!E che ci vuole? Lo ballavo da piccina!Va là". Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo Simona che si divincola come posseduta da satana. Non è per niente facile. Faccio i primi passi poi mi blocco, e mettendo l'indice e il pollice sotto il mento (proprio come Poirot quando interroga gli indiziati) mi chiedo "E mo? Che passo c'è adesso?" E il vuoto cosmico mi assale, in quel momento non ricordo manco il mio cognome.
L'unica cosa che mi consola è che sarò irriconoscibile. Avrò una parrucca bionda, ciglia finte, guanti lunghi neri e tacco 12 : praticamente un puttanone. Con tutto il rispetto, eh.
Non chiedetemi che balletto famoso farò. Avete tutti gli indizi del caso: anni '60, in coppia, bionde, guanti neri, tacchi 12 e uno stacco di coscia che lèvati. Ah no, quello ci manca, come ci manca un certo accento tedesco alle volte ci dovessero intervistare.
Io non ve lo dico, mi manca il coraggio. Se volete arrivateci pure da soli e vi avverto: se vi sento ridere vi prendo a mazzate!!





domenica 18 agosto 2013

Ci sono anche se non sembra

Non sono morta, sono viva.
C'ho solo un periodino che guarda, madonnamia, come lo sognavo.
Son cambiate un po' di cose al lavoro, tipo che da un part time son passata al full time e c'ho da ripijamme un attimo. Incastro cose e persone che manco un giocatore esperto di tetris. Anzi, se mi stai leggendo, ti sfido quando vuoi perché posso dire di farcela, per ora. Sto facendo tutti i giorni l'orario spezzato (l'incubo di ogni commessa) e torno a casa spezzatino.
Quindi in questi giorni avrei bisogno di avere il naso come Samanta la strega. Tipo che trintrintrin e i panni, voilà! puliti ma soprattutto stirati già nell'armadio. Trintrintrin l'aspirapolvere che va da sè impazzito nemmeno andasse a cocaina e non a corrente. Trintrintrin e tho!cena pronta di quelle pantagrueliche visto che con un altro trintrintrin ho fatto comparire 20 gradi invece di 40. Mi adorerei.
Invece macchè, son qui che mi barcameno, che barcollo ma non mollo, che non c'ho tempo/voglia/ispirazione/cazzi&mazzi per scrivere sul blog. Ho cominciato un libro un  mese e fa e sono a un terzo della lettura. Namobbene. Nel frattempo ho nella testa mille progetti e zero tempo per metterli in atto, ma non è fantastico? E poi la sera guardo la prima parte di un film e nella seconda  parte la protagonista non è una gnocca ma è il mio rivolo di bava sul mento. Ronfo che è una bellezza. Per fortuna c'ho il Santo che al mio ritorno mi fa trovare la tavola apparecchiata, mezza cena già pronta e pure le candele sul tavolo. Cioè, ehm...la lanterna con la citronella dentro...ma non è fantastico lo stesso?
E meno male che c'ho sempre lui che nei momenti di cedimento mi massaggia le spalle e mi fa tipo Rocky "Dài, forza! Non fa male!Non fa male!Combatti!Prendi a cazzotti quel quarto di bue, avanti!Così. E ora la scalinata,forza!" Mi sto facendo il fisico. Spesso arrivo la sera e mi rendo conto di non essermi ancora seduta. Tipo l'altra sera ho visto una sedia e ho detto "E questo aggeggio cosa è? A cosa serve?" Robe così.
In poche parole: non ci sto capendo un cazzo, faccio discorsi senza senso e quando Alice in bagno mi dice "Prendo queste forcine" io le rispondo "Sono un euro e venti. Grazie e arrivederci".
E poi cose tipo:
entro in casa e dico "Buonasera, signori"
se il Santo mi chiede che ore sono gli rispondo "Chiudiamo alle otto e mezzo"
e facendo le porzioni in tavola mi scappa un "È un etto e mezzo. Lascio?"
Comunque. Fatemi ripigliare che tornerò più pimpante che mai.
Miei cari, io spero a presto, che vi devo dire. Devo solo organizzarmi un attimino e poi torno.
Nel frattempo, se avete una soluzione, una parola di conforto, un po' di droga o una badante da offrirmi, è bene accetta.

martedì 30 luglio 2013

Un non post

Sto scrivendo questo post dalla montagna. Venti gradi di giorno e dieci la notte. Un venticello fresco che mammamia. Un'arietta che guarda, non te lo sto nemmeno a di'.
Non è vero, sto scrivendo da casa con il condizionatore che mi punta l'osso del collo e 38 gradi fuori. Vi volevo fare solo un po' di invidia. Ma poi se domani sto torta e gobba come Quasimodo non mi invidierete per nulla. 
È un'estate strana, nevvero? Un po' afosa, un po' nebbiosa, un po' nuvolosa, un po' ariosa, un po' furiosa, bho, quest'anno ci sono tutte.
Che dire. Non ho argomenti validi per il post di oggi. D'estate un po' sono ridimensionate le attività perché si suda, è caldo, si esce di più (e c'è poco tempo per scrivere), si va al mare, si va in piscina e chi più ne ha più ne metta.
In questi giorni ho avuto un mal di testa colossale, na roba che mi son drogata talmente tanto con le medicine che la notte ti c'avevo due occhi così. Parevo un gufo. Il Santo, poraccio, mi avrebbe presa a badilate pur di farmi stare ferma, perché io mi agito. Già mi agito quando dormo, figuriamoci quando non dormo. Mi verrebbe da svegliarlo e farci due chiacchere, chessò sul tempo, sull'economia del paese, su come Belèn stia crescendo quella povera creatura...roba che mi farebbe venire sonno per forza.
E poi che ho fatto? Ah sì, abbiamo portato Charlie a fare il vaccino, anzi il richiamo. La solerte veterinaria, alla prima iniezione ci avvertì "Se in questi giorni lo vedete stanco, insonnolito, apatico, niente paura: è il vaccino"
Ecco, prendete quello che ha detto e fatene il contrario. Dopo un'ora siamo tornati a casa e sembrava avessimo aperto la porta al figlio di Satana. Il vaccino gli ha fatto l'effetto contrario. Una belva. Saltava come un grillo, mangiava come un maiale e cagava come un elefante. Quattro bestie in una. Manco un transformer.
Agitato, giocherellone, casinista, dove passava lui cascavano fogli, vasi e telecomandi. Praticamente Attila. Sorvolo sul fatto che il Santo abbia detto "Mi ricorda qualcuno..."
Si sa, ognuno sceglie il proprio gatto a istinto e se io ho scelto lui, un motivo ci sarà.
Quando l'ho raccontato alla mì mamma, lei riservandomi un bel sorriso mi ha detto "Da piccola, da quanto eri agitata, mi consigliavano di darti un po' di valium. Ho dovuto smettere, ti faceva l'effetto contrario" Ecco, voglio dire.
Insomma abbiamo il Charlie double face: o spalmato sul divano a palle all'aria sotto il getto del condizionatore o (quando esce dal coma) iperattivo ai limiti della sopportazione. Aspè, non ho detto tutto:si crede di essere un cane. Se gli lanci un oggetto, lui corre come un pazzo, lo prende in bocca e te lo riporta. O sennò lo nasconde da qualche parte e questo oggetto non lo ritrovi più. Giust'appunto stavo pensando... quanto peserà una suocera?
Sto scherzando, pora suocera mia che m'ha fatto uno come il Santo.
Poi che dire?
Ah sì, che tutti vanno o sono in ferie.
Voi dove andate di bello?
O dove siete di bello?
Su, scrivete e ditemelo voi, che io già a scrivere questo breve testo sto sudando come un beduino che fa la maratona nel deserto.
Sì, perché adesso ho spento l'aria condizionata visto che sto diventando la prima cosa più storta a Pisa dopo la torre.


lunedì 22 luglio 2013

Viaggi: il mio modus operandi.

È caldo.
È estate.
È tempo di vacanze, viaggi, e ferie. Allora oggi scrivo di questo. Mi rifaccio a una domanda che mi ha rivolto Simona a questo post: "Com'è che organizzi i tuoi percorsi turistici?" e io le promisi che, visto il tema, ci avrei fatto un post.
Ed il post eccolo!
Ma che culo che ti c'avete.
Quindi rispondo a lei, ma potete leggere tutti, suvvia.
La sua domanda nascondeva altri quesiti come "Come fate a non tergiversare e andare dritti al sodo. Come fate a incastrare tutto quanto. Come fate a organizzare così bene le giornate quando vi trovate all'estero. Come fate. In generale"
Ecco come lo famo. Lo famo anche strano.
Allora. Non so manco da dove partire, e non è una battuta.
Prendiamo per esempio  il viaggio dell'anno scorso, okay? Lo sapete tutti che amiamo molto la Gran Bretagna e bla bla bla, quindi durante il ruminamento dei neuroni alla ricerca di un nuovo luogo da visitare mi parte l'embolo Jane Austen. Guizzo. Idea. Visiteremo i luoghi della sua vita e i posti dove ha tratto ispirazione per i suoi romanzi. E siamo partiti da lì.
E il punto 1 lo abbiamo:sappiamo dove andare.
Lo step numero 2 è: cosa c'è nei dintorni da visitare. A quel punto ci facciamo una mappa suoi luoghi più belli. Vediamo i dintorni, misuriamo le distanze, i km e altre attrattive.
Il viaggio, almeno in teoria, prende forma. Lasciando un ampio margine per l'ispirazione del momento. Ma questo lo vediamo più avanti.
Step numero 3: cercare una casa che ci permetta il maggior numero di spostamenti. In genere la cerchiamo al centro di tutto quello che vogliamo visitare e ci muoviamo a raggiera. E la scelta della casa non è mai da sottovalutare, almeno per noi. Non penserai mica di darmi una casa a caso? Scusate la cacofonia.
No, la location per noi è molto importante. In genere cerchiamo una sistemazione in luoghi molto tranquilli, immersi nel verde e che ispirino parecchio. Tipo che in Normandia avevamo una casina a pochi passi da Utah beach, la spiaggia dello sbarco. Brividi.E in Bretagna, ad esempio, ci addormentavamo col rumore del ruscello e la finestra della camera da letto si affacciava sul bosco. Aspè, ora parte la colonna sonora de La bella addormentata nel bosco. Aspè che arriva.




 E in Cornovaglia il nostro lodge era immerso nel Dartmoor National Park. E in Galles...no ma davvero potrei non finire più. Quindi scelta della casa fatta.
E queste son cose che facciamo da casa. Basta. Stop. Ricapitoliamo: abbiamo una casa, un'intera contea (o due o tre)  da visitare, una decina di luoghi sotto la dicitura 'da non perdere', dieci/quindici giorni a disposizione, e un'auto.
Una volta arrivati a destinazione, buttiamo l'orologio e iniziano le danze.
La mattina ci svegliamo presto e non per scelta. È la normale conseguenza dell'andare a letto all'incirca alle dieci e mezzo. Andare a letto più tardi, gnaàfacciamo proprio. Perché viaggiare in auto è bellissimo ma ti sfianca un pelino. E se volevamo dormire fino a mezzogiorno stavamo a casa. Comunque, niente sveglia caricata. A svegliarci ci pensano spesso i gabbiani, il sole che filtra dalle finestre senza tende pesanti,i rumori del bosco, e le nove ore filate che ci siamo fatti. Quindi in maniera molto naturale e senza stress.
Colazione. Con calma. Mooolta calma. E abbondante. Mooolto abbondante. Se è bel tempo la facciamo fuori, se ci sono dieci gradi la facciamo dentro. A volte accendiamo la stufa. Ad agosto.
Tra una tazza di thé e una fetta di torta di mele ci domandiamo: dove andiamo oggi? E qui si gioca la carta meteo:se è bel tempo facciamo la costa e il mare, se è così così, praterie, brughiere, abbazie, cattedrali, (insomma un po' di tutto) se è brutto parecchio ci buttiamo nelle città e nei musei.
Dopo mangiato sbaracchiamo il tavolo che viene invaso da cartina, mappa, navigatore e guida.



Ci facciamo mentalmente un tragitto approssimativo. E quando dico approssimativo intendo: "Andiamo qui. Nel pomeriggio di qua. Nel mezzo non si sa"
Mentre il Santo e la baby si lavano e si preparano, io lancio le tazze nel lavello (non mi metto a lavarle) e mi dedico al fattore cibo. Preparo panini, tramezzini e varie leccornie, tra cui della cioccolata (che non manca mai) e le ficco nel frigo da viaggio. Preparo scarponcini da pioggia, cerate, costumi e asciugamani (trova l'errore) e carico la macchina fotografica. Poi vado io al lavaggio e il Santo si occupa di preparare lo zaino con mappe, mappine, carte, guida, cavalletto macchina fotografica, cellulari, caricabatterie e ammennicoli vari. A lui il compito di controllare quanta benzina abbiamo, i km che faremo, e che io abbia chiuso il gas. Alice deve controllare che nel suo zaino ci sia la giacca a vento e un paio di calzini asciutti.
Pronti, si parte.
Se è bel tempo ad esempio andiamo verso la costa. Scendiamo ognuno col proprio zaino e pascoliamo come capre impazzite. Il cibo che è dentro al frigo portatile viene trasferito nello zaino termico e lo porta sempre Alice. I panini son leggeri. Gli zaini più pesanti (con l'acqua) toccano a noi. Spesso scendiamo in spiaggia dopo lunghe camminate sulle scogliere e ci mangiamo un panozzo davanti all'Oceano, così.



Roba che io potrei anche starci anni. Ci rilassiamo con poco, che vi devo dire. A volte ci scappa un mezzo bagno (l'acqua è un tantino fredda) a volte no.Poi, quando ci va, proseguiamo. Possiamo rifare un tratto di scogliera, o andare subito all'auto per un'altra destinazione, scegliere di fare un tratto panoramico fermandoci in più punti o prendere l'autostrada per raggiungere più velocemente un altro posto. Dipende cosa vogliamo fare. L'unica certezza è che tra un posto all'altro scegliamo sempre la via più suggestiva. Tipo che magari la distanza è di un'ora, noi ce ne mettiamo tre perché nel mezzo abbiamo avvistiamo un castello che bho, sarà bellino? Via, si va a vedere. O magari attraversiamo la brughiera e ci fermiamo a sdraiarci tra l'erica. Così. Senza fretta, senza orologio, senza una meta apparente. E ogni scusa è buona per entrare in qualsiasi Tea Room che incrociamo sulla strada. Perché, non lo vuoi prendere un theino? Annamosù!



Capite bene che questo modo di viaggiare implica che lo si faccia da soli. Cioè, se  a noi ci piglia di stare due ore a contemplare una prateria, magari leggendo un libro su un plaid e un thermos di thè a fianco, siamo liberi di farlo.


E magari sta prateria (se così vogliamo chiamarla) non l'avevamo nemmeno contemplata. Questo è un modus operandi che a tanti può sembrare anomalo. E badate bene che cosa ci eravamo prefissati la mattina (tipo di vedere questa cattedrale) lo abbiamo fatto o lo faremo. E il 'nel mezzo' che per noi fa la differenza. E non abbiamo orari, cose fisse. Possiamo mangiare a mezzogiorno, come alle due o alle tre. Possiamo mangiare in riva al mare, sulla sommità della scogliera,
 nella brughiera con un vento che ti spezza l'osso del collo, ai piedi di un castello, tra le pecore (dio, come ti fregano il panino!) in riva a un lago, seduti sul tronco di un albero, sotto una pioggia battente,


o in un parco tra scoiattoli e lepri.


Dove ci pare. E poi niente, al ritorno spesso ci fermiamo nei paesini, compriamo qualcosa per cena e la strada non è mai quella dell'andata. Scopriamo posti nuovi.
Quando arriviamo, spesso il Santo va a correre. Footing. Per la linea? Macché. Per godere di correre in un verde che più verde non si può. Si rigenera. Respira. Incamera e quando torna mi racconta. Io nel frattempo preparo la cena (semplice, perché sennò andavo al ristorante) e Alice apparecchia.
Ceniamo con la palpebra che già è in fase calante, guardiamo i notiziari e il meteo. Ci serve per capire più o meno dove buttarci il giorno dopo.
Dopo cena (e qui viene il bello) Alice sparecchia, il Santo fa i piatti. "Qui non c'è la lavastoviglie. Sei in vacanza anche te" e io li asciugo. Na roba da diabete proprio. Però oh, è una cosa collaudata, funziona e si fa presto. Anche perché davvero son sei piatti e un tegame.
Poi ci accomodiamo sul divano al grido di "Dài!Guarda che bel film danno stasera!" e dopo dieci minuti ronfiamo tutti che è un piacere.
L'indomani mattina si riparte e così fino alla fine.
Ecco, più o meno il nostro modus operandi è questo.

Il vostro qual è?




lunedì 15 luglio 2013

Io, turista nella mia città.

Capita che arrivi un invito alla mia Capa.
Capita che la mia Capa, dopo questo invito, dica sconsolata "Oh...io domenica non ci sono..."
Capita che le figlie della mia Capa abbiano già degli impegni improrogabili e in più una soffre il mal di mare/auto/aria e qualsiasi mezzo di locomozione esistente.
Capita che mi venga detto "Noi non possiamo. Che ci vuoi andare te? Dài, vacci te, sarà bello!"
E che dico di no alla Capa mia? Ennò, mi sacrifico volentieri!
Infatti ieri sera parto, con l'allegra famiglia, alla volta della scoperta dell'Arno. L'invito prevedeva navigazione in Arno con piccolo battello (max 40 posti) con cena a buffet a bordo, arrivo al mare sull'ora del tramonto, rientro per ammirare Pisa illuminata di notte. Na figata. Anche perché io in Arno non c'ero mica mai stata. A Pisa lo attraversi, lo vedi, lo segui dalla strada, ma almeno io non avevo mai solcato le sue acque.
E quello che ho visto è stato, anche nella sua semplicità, molto bello.
Siamo partiti da San Paolo a ripa d'Arno, con questo piccolo battello, intorno alle 7 di sera. 


Ci viene presentato il comandante che a battuta qualcuno chiama Schettino. Gli uomini si son dati una ravanata nei bassifondi, le signore hanno dato una ravanata agli uomini sempre nei bassifondi. Se avessi avuto la macchina fotografica pronta avrei immortalato una scena da film porno. Tutti a toccasse.
Il tavolo centrale era già apparecchiato con le stoviglie e lì davvero mi sono chiesta dove tenessero il cibo perché di altri pertugi non v'era traccia. E mi sono immaginata il comandante (che io chiamerò capitano Stubing. Love Boat n.d.r.) dirmi "Ma davvero credevi che ci fosse la cena? Agguanta una canna da pesca, prega che abbocchi un muggine e mangiatelo crudo. Che non ti piace il sushi?". 
Cominciamo a navigare con un venticello caldo che ci accarezza i capelli e devo dire che la sensazione è stata troppo forte. Vedere il fiume da quella prospettiva è forte.
Dopo un'oretta si fa spazio tra noi un cameriere che ci offre un prosecchino di benvenuto. Ma va là che meraviglia! Il Santo ne prende un po', io evito perché già sono 'mbriaca di mio e di lì a breve vengono portate le vivande. Vabbè, non ve lo sto nemmeno a dire. Aria frescolina, prosecco, buffet buonissimo e noi in navigazione sull'Arno, direzione: tramonto sul mare. Ci mancava un Michael Bublè qualsiasi nelle casse ed aravamo a posto. A pensarci bene, c'è stata sempre della musica, ma di Michael nemmeno l'ombra. Dovrò farlo notare alla direzione!
Comunque sia è stato piacevolissimo. C'è da dire che le sponde del fiume non sono tutte uguali. In alcuni tratti, soprattutto appena lasciata la città, gli argini purtroppo non sono curatissimi. Risentono ancora della vicinanza della città. Non sei ancora dentro l'Arno. Ma come ci siamo allontanati un po' ecco che la natura un po' più selvaggia  si impossessa del luogo. Ad un certo punto cominciano ad affacciarsi le grandi reti per la pesca e delle piccole imbarcazioni ormeggiate.


Ma la vera grande e bellissima scoperta è stata quando abbiamo percorso la riva del Parco di San Rossore. Qui la natura è selvaggia e ancora incontaminata.




 Siamo riusciti a vedere una volpe che passeggiava sulla riva, un cerbiatto che col suo collo longilineo ci fissava da sopra l'erba alta (che al nostro concitato stupore è scappato nel verde con grandi balzi) e numerosi altri animali: cavalli , aironi, germani e altri volatili ai quali non saprei attribuire dei nomi. La visione è stata così genuina, selvaggia e inaspettata che nessuno è riuscito a immortalare questi momenti. Azz!
Quando siamo arrivati al mare, lo spettacolo toglieva il fiato.

 I numerosi retoni, che di giorno sembrano vecchie palafitte malandate, alla luce dell'imbrunire assumono un fascino diverso. Non credete?





Il comandante in quel tratto si è fermato per farci godere il tramonto, farci scattare qualche foto, e assaporare questo percorso che non è che facciamo tutti i giorni.
Poi ha virato e abbiamo preso la via del ritorno.
 E anche qui è stata una magia. Stava calando la sera ed essere in quel piccolo battello, a quell'ora e con quel silenzio, ci ha fatto sentire tutti dei piccoli esploratori. Okay, io mi sono sentita subito una gran figa di Donna Avventura, se devo immaginare, immagino alla grande. 
Le foto di questi momenti parlano da sole.



Siamo arrivati in centro a Pisa che era buio. Il comandante ha tenuto spente le luci per farci godere  Pisa illuminata. Abbiamo attraccato allo scalo dei Renaioli dove ci è stato offerto il caffè per poi proseguire fino alle Piagge, dove con una virata abbiamo fatto marcia indietro per poi tornare al punto di partenza.



 Ecco, io non sarei più scesa, per dire. E pensare che tutto sto ben di Dio l'ho avuto a portata di mano fino ad ora. Ma vederlo da lì fa tutto un altro effetto, suvvia.
Comunque sarei rimasta lì fino a che non si fosse spenta anche la più piccola lucina.


Il tour 'Dall'Arno al mare' è finito.
Alla prossima!
P.s. Mi hanno già chiesto come fare per prenotare questo tipo di esperienza. Se interessati contattatemi in privato.






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