Una vita una
A reti unificate, per questo giorno di fine anno, vi dico una cosa:
il Signore (anche se a volte tendiamo a dimenticarcene) ci ha donato UNA vita sola. Una, non di più. Non tre, sei o quattro. Una. E non ci sono bonus. Non è che se stai bravo e buono, lui te ne dà un'altra. No. Quella c'hai.
Quindi l'augurio più bello che io possa farvi per il nuovo anno è che abbiate il coraggio e la forza di cambiare la vostra vita qualora non vi piacesse, qualora vi facesse soffrire, incazzare, rattristare o accontentare.
Amatevi e pretendete il meglio dalla vita, che non va annusata ma presa a morsi fino al midollo.
Auguri bimbi!!
Simo
p.s. ci si vede ad anno nuovo, suvvia!
Io, intervistata dal settimanale F
Cioè, ecco sì...è una settimana che me lo tengo dentro (lo so, sembra una frase da stitica, ma così è) e finalmente ve lo posso dire.
Respiro.
Sul numero nuovo del settimanale F uscito questa mattina ci sono io.
Io.
Me.
Simona.
Quella un po' rinco, ricordate? Quella che ha scritto un libro, che scrive post, avete presente? Quella che da quanto è maldestra si pianta nelle porte, si cava gli occhi con l'eyeliner , e c'ha i capelli a nido di poiana...quella lì.
Un'intervista, una bellissima intervista, dove si parla del libro, ma soprattutto della mia storia.
Non mi resta che dirvi: correte in edicola. Ma attraversate sulle strisce, che se vi mettono sotto vi c'ho sulla coscienza.
p.s. la mì mamma è da stamattina che gira per il quartiere con la rivista sotto il braccio, la moltiplica e la distribuisce che manco Gesù coi pani e coi pesci.
Son cose.
Respiro.
Sul numero nuovo del settimanale F uscito questa mattina ci sono io.
Io.
Me.
Simona.
Quella un po' rinco, ricordate? Quella che ha scritto un libro, che scrive post, avete presente? Quella che da quanto è maldestra si pianta nelle porte, si cava gli occhi con l'eyeliner , e c'ha i capelli a nido di poiana...quella lì.
Un'intervista, una bellissima intervista, dove si parla del libro, ma soprattutto della mia storia.
Non mi resta che dirvi: correte in edicola. Ma attraversate sulle strisce, che se vi mettono sotto vi c'ho sulla coscienza.
p.s. la mì mamma è da stamattina che gira per il quartiere con la rivista sotto il braccio, la moltiplica e la distribuisce che manco Gesù coi pani e coi pesci.
Son cose.
La parabola della strafiga
A volte succedono delle cose veramente ganze. Ma ganze per davvero.
E te ti senti una gran figa. Perché
ovviamente ti fanno credere che sei una gran figa, mica lo sei
davvero. Perché lo sai e basta di non esserlo. Punto.
E adesso vi faccio un esempio.
Perché mettiamo il caso, no? Che tu
sei un'apprendista modella e uno un giorno ti telefona e ti dice che
t'ha visto, che sa come ti muovi, che sa cosa puoi trasmettere, che
sa che se sei in gamba e ti propone di sfilare in passerella. Tu dici
“Dai, davvero?”
“Ma certo che sì. Guarda ci sono
dieci posti, tu hai i numeri giusti per far parte di queste dieci,
per questa sfilata fantastica a Parigi. Sicuro. Dài, vieni a fare un
provino”
Tu dici “Esticazzi. Io mi vedo una
chiavica, però loro no, quindi è bene che mi prenda un paio di
occhiali”
Fai il provino e ti sembra di esserti
mostrata al meglio, con una punta di autoironia che non guasta mai,
quel passettino con la giravolta che piace tanto al pubblico.
Insomma, va e va anche bene, secondo te.
Però poi, dopo il “Le faremo
sapere”, l'entusiasmo viene mantenuto basso, perché insomma, può
darsi che sì, può darsi che no. A te sembra, e dico sembra, che tu
abbia fatto bene, ma oh, mica si può sapere.
Quando manco ci pensi più ti arriva la
telefonata. “Si ricorda? La sfilata...bene, ecco. Lei va bene,
sciolta, carina, simpatica, un bel portamento, un'ironia fuori dal
comune con quel passetto con la giravolta che ci ha colpito, però
sa...in questa sfilata ci servono solo bionde, mica niente di che,
solo per l'accostamento cromatico con la nostra collezione di abiti
da sera. Quindi a noi lei piacerebbe parecchio ed è stata già
selezionata nella prima scrematura, una ventina di fanciulle diciamo.
Quindi bionda...veda lei. Insomma, ci siamo capiti, siamo mooolto
interessati”
Tu pensi “Eccheccevo? Oddio, non è
da me cambiare qualcosa del mio aspetto e del mio carattere però oh,
si può fare.L'anima rimane la mia, io rimango la stessa, con le mie
idee e varie ed eventuali, ma se per la sfilata e solo per quella,
c'è da cambiare qualcosina, okay cambiamo. Al traguardo manca poco
così. Se mi concentro vedo già la sfilata!È chiaro e limpido come
un bicchier d'acqua che se io mi fo bionda, il posto è mio.” E poi
chiedi: 'Ma di questa cosa ne posso parlare?”
“Deve! Deve senz'altro! Più ne parla
e meglio è!Ma scherza? Anzi coinvolga parenti e amici, pubblicizzi
la sfilata, così la vengano a vedere e ci sarà un mucchio di gente.
E si sa, più gente c'è, meglio è!Contiamo su di lei!”
E tu pubblicizzi abbestia, da morì,
metti i cartelloni e inviti anche la prozia Adalberta che detto tra noi, ti sta anche sulle palle, ma non è il caso di fare le schizzinose, no? Vojo dì, se ti vogliono
bionda sei già con un piede in passerella, il messaggio è chiaro, quindi non stiamo a fa' il braccino corto con gli inviti.
Mandi la foto di te bionda e ti
rispondono “Benissimo!Fantastica! A presto allora!”
E te nel frattempo ti fai dei film che
non ti sei mai fatta. Mai. E la gente intorno a te dice che è
giusto che te li fai, perché il messaggio è chiaro. Cioè, ma
davvero la vuoi più chiara di così, la faccenda? Namo, su.
Nel frattempo hai messo un mucchio di
cartelloni, hai coinvolto mezzo paese, i tuoi parenti hanno pagato
già il biglietto per la serata,e a loro volta hanno pubblicizzato
l'evento. Quindi ci sarà gente e magari anche qualche
bella ragazza farà parte della sfilata insieme a te. Magari anche
quella che hai incontrato l'ultima volta che sei stata in sala trucco
per quella trasmissione sulla tivù locale. Ehm...sì, anche lei
forse è una modella emergente. E magari non lo sapeva nemmeno che
c'era sta cosa delle bionde della sfilata, ma grazie a te adesso sa e
ci sta provando. E poi magari ti viene in mente che forse, visto che
è bionda naturale e formosa, avranno contattato pure quella che ha
tentano la carriera di velina. Sì, a pensarci bene lei potrebbe
starci. Ma ci sarai anche te, quindi sìììììì, una bella
soddisfazione.
E poi il vuoto. Passano mesi e ti
chiedi: ma la sfilata non doveva esserci a Maggio? Ma come, siamo ad
Agosto e ancora non so nulla? Non è possibile, minchia sono pure
bionda!
E poi ti chiamano e quando senti quel
pronto pensi “Okay, adesso mi dicono dove presentarmi e a che ora.
Che mi pagheranno l'aereo e che mi serviranno un cocktail di
benvenuto. E che a presentare la serata ci sarà Vincent Cassel, e
che...oddio che emozione!Non diventerò mai la Schiffer, ma una
soddisfazione che sia una, me la leverò. Sono anni che sfilo.
Parigi, almeno per una notte, sei mia!”
“Sì?”
“No, la chiamo per dirle che non è
stata scelta”
“Come no”
“Eh, no”
“Ma mi sono fatta pure bionda!”
“Ci sono altre bionde”
“Capisco, ma avevate detto che...”
e muori.
Cioè, tu hai cambiato pettinatura
perché loro volevano che la cambiassi, hai messo i cartelloni, hai
fatto pubblicità, c'hai creduto, perché cazzo sì te l'hanno fatto
credere perché era scritto tutto chiaro e tondo, anche un cieco
l'avrebbe visto che eri lì, cazzo. Eri già lì.
E invece no.
Ci sono altre.
E ti invitano comunque a Parigi alla
sfilata, perché in fin dei conti è una sfilata importante, bella,
piena di colori, luci e suoni e soprattutto piena di gente. La
maggior parte invitata da te. E con dieci modelle strafighe che sono
lì grazie al tuo cartellone, alla tua pubblicità. Ma tu non sei lì
sopra, in passerella, sei a casa. E ti chiedi umilmente, perché?
Perché? E la risposta è una sola, ti dici: perché non vali una
beata ceppa de minchia. Perché bionda fai comunque cagare e si vede
che non lo sei naturalmente. Perché per sfilare ci vuole veramente
una marcia in più, bisogna sapersi muovere bene, e non basta averci
passione. Perché sicuramente lì sopra ci saranno quelle brave e
strafighe per davvero. Delle fuoriclasse. Delle numero uno delle
sfilate. E affogando questa dura e cruda verità in un barattolo di
nutella, prendi atto che no, non puoi mai essere una modella
importante.
Evabbè, ti dici. Mi son fatta dei film, ho
tentato, ma non ho la stoffa. Devo farne di strada, prima di arrivare là.
Poi però una tua parente ci va e ti
telefona per dirti che tra le dieci in passerella c'è la modella
emergente della tivù locale che ha dichiarato che è lì per puro
caso grazie a un cartellone che pubblicizzava l'evento, che c'è
quella formosa che ha tentato la carriera di velina, ma fu scartata
perché portava e porta ancora una gajardissima taglia 46, poi c'è
la nipote del sindaco di Parigi,c'è la figlia del fratello del sindaco
di Parigi, c'è l'amante di quel politico italiano, c'è una che non solo
non ha mai sfilato ma che manca poco t'inciampa nell'ultimo gradino e
si spalma sul red carpet. Ce n'è una che sembra la sorella brutta di
Tina Pica, c'è una che fino a ieri faceva la tagliaboschi e c'è una
che ha dichiarato “Io manco ci volevo venì, ma ho perso una
scommessa ed eccomi qua”
Ma più che altro non ci sono solo
bionde. Ci sono more, rosse, e castane.
E poi ci sei tu, che probabilmente sei
troppo pulita e ingenuotta per questi giochetti, ma c'hai una nuances
di biondo che manco Marilyn Monroe.
Vi chiedo: ma quanto mi girerà il cazzo?
UN ANGELO DI PASTA (in musica!!)
Avete pagato il biglietto? No, perché qua è una cosa seria. Il biglietto per questo spettacolo costa poco, diciamo quanto una manciata di pasta mista e qualche nocciola:


L'avete in tasca? Bene. Accomodatevi in platea, fate silenzio, accendete il video qui sotto:
e godetevi la musica.
"Signore e Signori sono lieta di presentarvi... La Simo Band Orchestra:
Diretta da:
e composta da:
APPLAUSI-APPLAUSI-APPLAUSI
Che ne dite? Sono o non sono bravi questi angioletti?
Dietro le quinte:
L'idea è nata dopo aver visto solo il 'Maestro' da Irene. Irene non è una blogger, è una ragazzina di 11 anni (una delle migliori amiche di Alice) che aveva realizzato il direttore d'orchestra durante il laboratorio a scuola. A me è bastato vederlo dieci secondi per far sì che mi partisse un embolo. Na cosa allucinante. Ho girato venti esercizi pubblici tra super, iper e negozi per scegliere tutta la pasta e ideare tutta l'orchestra (l'idea della chitarra è di Alice per esempio)In cantiere ci sono ovviamente anche gli altri strumenti. Proprio stamattina ho trovato una pasta stranissima per realizzare uno strumento un po' complesso. Ora staremo a vede'. Alcuni di questi angioletti li ho dotati di filo per appenderli magari all'albero, comunque son carucci anche da tenere in piedi. Inutile dire che mia figlia si è accaparrata la corista dai capelli lunghi ribattezzandola "Questa pare Raperonzolooooo!!!"
Morale:
ho la casa piena di pasta. Son due giorni che assaporiamo pasta mai vista prima, perché è pure buonissima. Quando si dice unire l'utile e il dilettevole.
E mi sono resa conto che la pasta è davvero versatile non solo in cucina, ma pure in laboratorio. Mmmmuhuhuahuhahhhaaa!!
Per finire:
Domande? ;-)
Noi due ce la faremo
"Mamma, ho detto a destra, non sinistra"
"E un attimo!Allora: destra, sinistra, destra. Ginocchio su, giroooooo stop! Poi di qua, na piroetta, poi dillà, nartra piroettaaaaeeeessssù! destra, sinistra..."
"Mamma, non ci siamo, concentrati per favore!"
"Sono concentrata!"
"Andiamo bene!Dài riproviamo. Dobbiamo ballare a specchio. Se io alzo la gamba destra, tu alzi la sinistra, okay?"
"Riproviamo. Io parto a destra..."
"No. A sinistra"
"A sinistra.Attacca con la musica. Più alta che son sorda"
"Pure!"
"Eh, pure.C'ho un'età, c'ho!Tacabanda, sù. E destraeeeuno due tre quattro, piroetta e là!- MIAOOOO!!!-Minchia, ho pestato la gatta. Andiamo più in là"
"Sì, mamma, però questo movimento più sciolto. Sciolto, hai capito?"
"Io di sciolto non c'ho manco i capelli, pensa te."
"Guarda, così: eeeeunoduetrequattro giro braccio su e gaaamba destra sinistra eeeeunodue tre quattro. Capito?"
"No. Però dai, non è giusto, sembri nata per la danza"
"Mamma, tranquilla, ce la faremo. Noi due ce la faremo. Siamo una forza"
Sono due settimane che proviamo quasi tutti i giorni il balletto per la serata di beneficenza, dopo che la mia compagna gemella ha dato forfait. La sua giustificazione più o meno è stata "Fare sto balletto mi vien facile come imparare a memoria la Divina Commedia in tre ore" Come darle torto povera fija. Io la capisco e la stimo. Perché anche io ho avuto la stessa sensazione, ovvio. Quando eravamo lì lì per dire agli organizzatori "Guardate, nsipoffà. Proprio non ci riesce. Dateci un badilata nelle gengive e si patisce meno" ecco l'ideona della mia ex gemella che se ne esce con una domanda ad Alice "Ma a te, cocchina, ti riesce ballare?"
Alice che è sempre stata una bambina sincera (avrei dovuto insegnarle a dire le bugie, maremma pinocchio!), ha risposto con un "Sì, ho fatto anche dei saggi a teatro con la scuola. Perché?"
"Perché saresti perfetta!Sei pure alta quasi quanto mamma. Oddio, vi immagino già su quel palco!Sarà uno spettacolo divino!!"
Sì, di vino. Perché io sembrerò 'mbriaca di sicuro.
Insomma ho la mia Alice Kessler. Di nome e di fatto. Io e lei. Insieme ancora una volta su un palco (ricordate?). Con un vestito dorato e un boa di piume brillantinoso. Ed è solo grazie a lei se ho imparato tutto il balletto per intero. Tutto. Accendete un cero alla madonna per favore, che questo è più di un miracolo.
Cosa non si fa per beneficenza.
p.s. Se al Santo non piglia un colpo quella sera, non gli piglia più.
p.p.s. Devo rivedere assolutamente la lunghezza del vestito e il tacco delle scarpe. Beneficenza sì, ma un po' di decoro, signori!
"E un attimo!Allora: destra, sinistra, destra. Ginocchio su, giroooooo stop! Poi di qua, na piroetta, poi dillà, nartra piroettaaaaeeeessssù! destra, sinistra..."
"Mamma, non ci siamo, concentrati per favore!"
"Sono concentrata!"
"Andiamo bene!Dài riproviamo. Dobbiamo ballare a specchio. Se io alzo la gamba destra, tu alzi la sinistra, okay?"
"Riproviamo. Io parto a destra..."
"No. A sinistra"
"A sinistra.Attacca con la musica. Più alta che son sorda"
"Pure!"
"Eh, pure.C'ho un'età, c'ho!Tacabanda, sù. E destraeeeuno due tre quattro, piroetta e là!- MIAOOOO!!!-Minchia, ho pestato la gatta. Andiamo più in là"
"Sì, mamma, però questo movimento più sciolto. Sciolto, hai capito?"
"Io di sciolto non c'ho manco i capelli, pensa te."
"Guarda, così: eeeeunoduetrequattro giro braccio su e gaaamba destra sinistra eeeeunodue tre quattro. Capito?"
"No. Però dai, non è giusto, sembri nata per la danza"
"Mamma, tranquilla, ce la faremo. Noi due ce la faremo. Siamo una forza"
Sono due settimane che proviamo quasi tutti i giorni il balletto per la serata di beneficenza, dopo che la mia compagna gemella ha dato forfait. La sua giustificazione più o meno è stata "Fare sto balletto mi vien facile come imparare a memoria la Divina Commedia in tre ore" Come darle torto povera fija. Io la capisco e la stimo. Perché anche io ho avuto la stessa sensazione, ovvio. Quando eravamo lì lì per dire agli organizzatori "Guardate, nsipoffà. Proprio non ci riesce. Dateci un badilata nelle gengive e si patisce meno" ecco l'ideona della mia ex gemella che se ne esce con una domanda ad Alice "Ma a te, cocchina, ti riesce ballare?"
Alice che è sempre stata una bambina sincera (avrei dovuto insegnarle a dire le bugie, maremma pinocchio!), ha risposto con un "Sì, ho fatto anche dei saggi a teatro con la scuola. Perché?"
"Perché saresti perfetta!Sei pure alta quasi quanto mamma. Oddio, vi immagino già su quel palco!Sarà uno spettacolo divino!!"
Sì, di vino. Perché io sembrerò 'mbriaca di sicuro.
Insomma ho la mia Alice Kessler. Di nome e di fatto. Io e lei. Insieme ancora una volta su un palco (ricordate?). Con un vestito dorato e un boa di piume brillantinoso. Ed è solo grazie a lei se ho imparato tutto il balletto per intero. Tutto. Accendete un cero alla madonna per favore, che questo è più di un miracolo.
Cosa non si fa per beneficenza.
p.s. Se al Santo non piglia un colpo quella sera, non gli piglia più.
p.p.s. Devo rivedere assolutamente la lunghezza del vestito e il tacco delle scarpe. Beneficenza sì, ma un po' di decoro, signori!
Sono un animale da palcoscenico
Quando una è coraggiosa, non ce n'è.
O incosciente.
O cretina, come nel mio caso.
In questo periodo non c'ho tempo manco per respirà e non ho fatto una piega quando mi è stato proposto di ballare per l'ennesima volta su un palco in occasione della fiera di beneficenza. Inutile dire che mi hanno ancora una volta ricattato con la storia che lo facciamo per portare fondi alla scuola elementare "Pori fiji, che li vuoi lascià senza lavagna multimediale?", e per portare fondi e una mano di conforto all'ospizio "Pori nonni, due ore di svago e una quintalata di pannoloni glieli vorrai dare, spero". E io secondo voi che ho fatto? Ovvio che ho detto di sì. La mattina mi alzo apposta per rendermi ridicola davanti a cinquecento persone, tho!
Diomio che figura di merda mi aspetta.
Io ballerò. E non una volta, bensì due. A coraggio William Wallace mi fa una pippa.
Il primo balletto non mi preoccupa. È un ballo corale, di gruppo, tipo tribù. Se faccio la furbata di mettermi in fondo mi posso muovere sciolta come un'anguilla viva nella pentola a pressione, tipo che vado di qua, vado di là e chi vuoi che mi veda. Chi vuoi che se ne accorga se non vado a tempo.
Il secondo ballo, quello per la serata clou, quello più importante, mi mette ansia. Se ci penso filo al gabinetto. Sul palco, sotto i riflettori, davanti a cinquecento persone io ballerò in coppia con un'altra. Saremo solo io e lei, la mia compare, la mia compagna di sventura, la mia gemella, la mia gamba destra (perché il braccio è già andato). Lei, così rassicurante, così preparata, così sicura, che quando le ho mandato la mail con il link del balletto che dovevamo provare mi ha risposto più o meno "Non c'ho capito un cazzo".
No, ma son cose che ti mettono serenità. Due anime e una certezza: 'Gnaàfaremomai'.
Io la amo. È incosciente, scellerata e coraggiosa quanto me, non si mette mai i tacchi e dobbiamo ballare sul tacco dodici, porta gli occhiali ma mi ha detto che sul palco viene senza (Ve prego, io già tremo), e in due non abbiamo ancora capito chi sta a destra e chi a sinistra. Ditemi se non è una tragedia questa.
Ma dio solo sa se non ci sto provando. Ho fatto le prove. Il primo step del balletto. Sono sciolta come una gamba di un tavolo di legno massello. Leggiadra come una libellula, una ballerina di Degas. Na roba che se mi vedi ti commuovi. Inciampo pure sui miei piedi, per dire. E senza tacchi, siore e siori!Immaginatevi con quelli. Minimo mi pianto nella scenografia.
Comunque ci sto provando. Cioè, non è che uno nasce ballerino, no?
Il mio problema poi è la memoria. Io ho una memoria fotografica pazzesca. Facce, posti e oggetti me li ricordo anche ad anni di distanza. Ma poesie, canzonette e numeri di telefono detti al volo me li scordo in un nanosecondo. Tipo che se ti stringo la mano e tu mi dici "Piacere, Giulia" io mentre te la lascio mi chiedo "Chi cazz'è, questa?" Non è colpa mia, sono nata scema, che ci volete fare.
Quindi il balletto me lo studio a step. Tipo che lo guardo, memorizzo i passi senza musica, poi con la musica, poi cerco di farli uguale. Perché a vederlo, sto balletto anni '60 famosissimo, ti vien da dire "Ma è facilissimo!E che ci vuole? Lo ballavo da piccina!Va là". Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo Simona che si divincola come posseduta da satana. Non è per niente facile. Faccio i primi passi poi mi blocco, e mettendo l'indice e il pollice sotto il mento (proprio come Poirot quando interroga gli indiziati) mi chiedo "E mo? Che passo c'è adesso?" E il vuoto cosmico mi assale, in quel momento non ricordo manco il mio cognome.
L'unica cosa che mi consola è che sarò irriconoscibile. Avrò una parrucca bionda, ciglia finte, guanti lunghi neri e tacco 12 : praticamente un puttanone. Con tutto il rispetto, eh.
Non chiedetemi che balletto famoso farò. Avete tutti gli indizi del caso: anni '60, in coppia, bionde, guanti neri, tacchi 12 e uno stacco di coscia che lèvati. Ah no, quello ci manca, come ci manca un certo accento tedesco alle volte ci dovessero intervistare.
Io non ve lo dico, mi manca il coraggio. Se volete arrivateci pure da soli e vi avverto: se vi sento ridere vi prendo a mazzate!!
Ci sono anche se non sembra
Non sono morta, sono viva.
C'ho solo un periodino che guarda, madonnamia, come lo sognavo.
Son cambiate un po' di cose al lavoro, tipo che da un part time son passata al full time e c'ho da ripijamme un attimo. Incastro cose e persone che manco un giocatore esperto di tetris. Anzi, se mi stai leggendo, ti sfido quando vuoi perché posso dire di farcela, per ora. Sto facendo tutti i giorni l'orario spezzato (l'incubo di ogni commessa) e torno a casa spezzatino.
Quindi in questi giorni avrei bisogno di avere il naso come Samanta la strega. Tipo che trintrintrin e i panni, voilà! puliti ma soprattutto stirati già nell'armadio. Trintrintrin l'aspirapolvere che va da sè impazzito nemmeno andasse a cocaina e non a corrente. Trintrintrin e tho!cena pronta di quelle pantagrueliche visto che con un altro trintrintrin ho fatto comparire 20 gradi invece di 40. Mi adorerei.
Invece macchè, son qui che mi barcameno, che barcollo ma non mollo, che non c'ho tempo/voglia/ispirazione/cazzi&mazzi per scrivere sul blog. Ho cominciato un libro un mese e fa e sono a un terzo della lettura. Namobbene. Nel frattempo ho nella testa mille progetti e zero tempo per metterli in atto, ma non è fantastico? E poi la sera guardo la prima parte di un film e nella seconda parte la protagonista non è una gnocca ma è il mio rivolo di bava sul mento. Ronfo che è una bellezza. Per fortuna c'ho il Santo che al mio ritorno mi fa trovare la tavola apparecchiata, mezza cena già pronta e pure le candele sul tavolo. Cioè, ehm...la lanterna con la citronella dentro...ma non è fantastico lo stesso?
E meno male che c'ho sempre lui che nei momenti di cedimento mi massaggia le spalle e mi fa tipo Rocky "Dài, forza! Non fa male!Non fa male!Combatti!Prendi a cazzotti quel quarto di bue, avanti!Così. E ora la scalinata,forza!" Mi sto facendo il fisico. Spesso arrivo la sera e mi rendo conto di non essermi ancora seduta. Tipo l'altra sera ho visto una sedia e ho detto "E questo aggeggio cosa è? A cosa serve?" Robe così.
In poche parole: non ci sto capendo un cazzo, faccio discorsi senza senso e quando Alice in bagno mi dice "Prendo queste forcine" io le rispondo "Sono un euro e venti. Grazie e arrivederci".
E poi cose tipo:
entro in casa e dico "Buonasera, signori"
se il Santo mi chiede che ore sono gli rispondo "Chiudiamo alle otto e mezzo"
e facendo le porzioni in tavola mi scappa un "È un etto e mezzo. Lascio?"
Comunque. Fatemi ripigliare che tornerò più pimpante che mai.
Miei cari, io spero a presto, che vi devo dire. Devo solo organizzarmi un attimino e poi torno.
Nel frattempo, se avete una soluzione, una parola di conforto, un po' di droga o una badante da offrirmi, è bene accetta.
C'ho solo un periodino che guarda, madonnamia, come lo sognavo.
Son cambiate un po' di cose al lavoro, tipo che da un part time son passata al full time e c'ho da ripijamme un attimo. Incastro cose e persone che manco un giocatore esperto di tetris. Anzi, se mi stai leggendo, ti sfido quando vuoi perché posso dire di farcela, per ora. Sto facendo tutti i giorni l'orario spezzato (l'incubo di ogni commessa) e torno a casa spezzatino.
Quindi in questi giorni avrei bisogno di avere il naso come Samanta la strega. Tipo che trintrintrin e i panni, voilà! puliti ma soprattutto stirati già nell'armadio. Trintrintrin l'aspirapolvere che va da sè impazzito nemmeno andasse a cocaina e non a corrente. Trintrintrin e tho!cena pronta di quelle pantagrueliche visto che con un altro trintrintrin ho fatto comparire 20 gradi invece di 40. Mi adorerei.
Invece macchè, son qui che mi barcameno, che barcollo ma non mollo, che non c'ho tempo/voglia/ispirazione/cazzi&mazzi per scrivere sul blog. Ho cominciato un libro un mese e fa e sono a un terzo della lettura. Namobbene. Nel frattempo ho nella testa mille progetti e zero tempo per metterli in atto, ma non è fantastico? E poi la sera guardo la prima parte di un film e nella seconda parte la protagonista non è una gnocca ma è il mio rivolo di bava sul mento. Ronfo che è una bellezza. Per fortuna c'ho il Santo che al mio ritorno mi fa trovare la tavola apparecchiata, mezza cena già pronta e pure le candele sul tavolo. Cioè, ehm...la lanterna con la citronella dentro...ma non è fantastico lo stesso?
E meno male che c'ho sempre lui che nei momenti di cedimento mi massaggia le spalle e mi fa tipo Rocky "Dài, forza! Non fa male!Non fa male!Combatti!Prendi a cazzotti quel quarto di bue, avanti!Così. E ora la scalinata,forza!" Mi sto facendo il fisico. Spesso arrivo la sera e mi rendo conto di non essermi ancora seduta. Tipo l'altra sera ho visto una sedia e ho detto "E questo aggeggio cosa è? A cosa serve?" Robe così.
In poche parole: non ci sto capendo un cazzo, faccio discorsi senza senso e quando Alice in bagno mi dice "Prendo queste forcine" io le rispondo "Sono un euro e venti. Grazie e arrivederci".
E poi cose tipo:
entro in casa e dico "Buonasera, signori"
se il Santo mi chiede che ore sono gli rispondo "Chiudiamo alle otto e mezzo"
e facendo le porzioni in tavola mi scappa un "È un etto e mezzo. Lascio?"
Comunque. Fatemi ripigliare che tornerò più pimpante che mai.
Miei cari, io spero a presto, che vi devo dire. Devo solo organizzarmi un attimino e poi torno.
Nel frattempo, se avete una soluzione, una parola di conforto, un po' di droga o una badante da offrirmi, è bene accetta.
Un non post
Sto scrivendo questo post dalla montagna. Venti gradi di giorno e dieci la notte. Un venticello fresco che mammamia. Un'arietta che guarda, non te lo sto nemmeno a di'.
Non è vero, sto scrivendo da casa con il condizionatore che mi punta l'osso del collo e 38 gradi fuori. Vi volevo fare solo un po' di invidia. Ma poi se domani sto torta e gobba come Quasimodo non mi invidierete per nulla.
È un'estate strana, nevvero? Un po' afosa, un po' nebbiosa, un po' nuvolosa, un po' ariosa, un po' furiosa, bho, quest'anno ci sono tutte.
Che dire. Non ho argomenti validi per il post di oggi. D'estate un po' sono ridimensionate le attività perché si suda, è caldo, si esce di più (e c'è poco tempo per scrivere), si va al mare, si va in piscina e chi più ne ha più ne metta.
In questi giorni ho avuto un mal di testa colossale, na roba che mi son drogata talmente tanto con le medicine che la notte ti c'avevo due occhi così. Parevo un gufo. Il Santo, poraccio, mi avrebbe presa a badilate pur di farmi stare ferma, perché io mi agito. Già mi agito quando dormo, figuriamoci quando non dormo. Mi verrebbe da svegliarlo e farci due chiacchere, chessò sul tempo, sull'economia del paese, su come Belèn stia crescendo quella povera creatura...roba che mi farebbe venire sonno per forza.
E poi che ho fatto? Ah sì, abbiamo portato Charlie a fare il vaccino, anzi il richiamo. La solerte veterinaria, alla prima iniezione ci avvertì "Se in questi giorni lo vedete stanco, insonnolito, apatico, niente paura: è il vaccino"
Ecco, prendete quello che ha detto e fatene il contrario. Dopo un'ora siamo tornati a casa e sembrava avessimo aperto la porta al figlio di Satana. Il vaccino gli ha fatto l'effetto contrario. Una belva. Saltava come un grillo, mangiava come un maiale e cagava come un elefante. Quattro bestie in una. Manco un transformer.
Agitato, giocherellone, casinista, dove passava lui cascavano fogli, vasi e telecomandi. Praticamente Attila. Sorvolo sul fatto che il Santo abbia detto "Mi ricorda qualcuno..."
Si sa, ognuno sceglie il proprio gatto a istinto e se io ho scelto lui, un motivo ci sarà.
Quando l'ho raccontato alla mì mamma, lei riservandomi un bel sorriso mi ha detto "Da piccola, da quanto eri agitata, mi consigliavano di darti un po' di valium. Ho dovuto smettere, ti faceva l'effetto contrario" Ecco, voglio dire.
Insomma abbiamo il Charlie double face: o spalmato sul divano a palle all'aria sotto il getto del condizionatore o (quando esce dal coma) iperattivo ai limiti della sopportazione. Aspè, non ho detto tutto:si crede di essere un cane. Se gli lanci un oggetto, lui corre come un pazzo, lo prende in bocca e te lo riporta. O sennò lo nasconde da qualche parte e questo oggetto non lo ritrovi più. Giust'appunto stavo pensando... quanto peserà una suocera?
Sto scherzando, pora suocera mia che m'ha fatto uno come il Santo.
Poi che dire?
Ah sì, che tutti vanno o sono in ferie.
Voi dove andate di bello?
O dove siete di bello?
Su, scrivete e ditemelo voi, che io già a scrivere questo breve testo sto sudando come un beduino che fa la maratona nel deserto.
Sì, perché adesso ho spento l'aria condizionata visto che sto diventando la prima cosa più storta a Pisa dopo la torre.
Io, turista nella mia città.
Capita che arrivi un invito alla mia Capa.
Capita che la mia Capa, dopo questo invito, dica sconsolata "Oh...io domenica non ci sono..."
Capita che le figlie della mia Capa abbiano già degli impegni improrogabili e in più una soffre il mal di mare/auto/aria e qualsiasi mezzo di locomozione esistente.
Capita che mi venga detto "Noi non possiamo. Che ci vuoi andare te? Dài, vacci te, sarà bello!"
E che dico di no alla Capa mia? Ennò, mi sacrifico volentieri!
Infatti ieri sera parto, con l'allegra famiglia, alla volta della scoperta dell'Arno. L'invito prevedeva navigazione in Arno con piccolo battello (max 40 posti) con cena a buffet a bordo, arrivo al mare sull'ora del tramonto, rientro per ammirare Pisa illuminata di notte. Na figata. Anche perché io in Arno non c'ero mica mai stata. A Pisa lo attraversi, lo vedi, lo segui dalla strada, ma almeno io non avevo mai solcato le sue acque.
E quello che ho visto è stato, anche nella sua semplicità, molto bello.
Siamo partiti da San Paolo a ripa d'Arno, con questo piccolo battello, intorno alle 7 di sera.
Ci viene presentato il comandante che a battuta qualcuno chiama Schettino. Gli uomini si son dati una ravanata nei bassifondi, le signore hanno dato una ravanata agli uomini sempre nei bassifondi. Se avessi avuto la macchina fotografica pronta avrei immortalato una scena da film porno. Tutti a toccasse.
Il tavolo centrale era già apparecchiato con le stoviglie e lì davvero mi sono chiesta dove tenessero il cibo perché di altri pertugi non v'era traccia. E mi sono immaginata il comandante (che io chiamerò capitano Stubing. Love Boat n.d.r.) dirmi "Ma davvero credevi che ci fosse la cena? Agguanta una canna da pesca, prega che abbocchi un muggine e mangiatelo crudo. Che non ti piace il sushi?".
Cominciamo a navigare con un venticello caldo che ci accarezza i capelli e devo dire che la sensazione è stata troppo forte. Vedere il fiume da quella prospettiva è forte.
Dopo un'oretta si fa spazio tra noi un cameriere che ci offre un prosecchino di benvenuto. Ma va là che meraviglia! Il Santo ne prende un po', io evito perché già sono 'mbriaca di mio e di lì a breve vengono portate le vivande. Vabbè, non ve lo sto nemmeno a dire. Aria frescolina, prosecco, buffet buonissimo e noi in navigazione sull'Arno, direzione: tramonto sul mare. Ci mancava un Michael Bublè qualsiasi nelle casse ed aravamo a posto. A pensarci bene, c'è stata sempre della musica, ma di Michael nemmeno l'ombra. Dovrò farlo notare alla direzione!
Comunque sia è stato piacevolissimo. C'è da dire che le sponde del fiume non sono tutte uguali. In alcuni tratti, soprattutto appena lasciata la città, gli argini purtroppo non sono curatissimi. Risentono ancora della vicinanza della città. Non sei ancora dentro l'Arno. Ma come ci siamo allontanati un po' ecco che la natura un po' più selvaggia si impossessa del luogo. Ad un certo punto cominciano ad affacciarsi le grandi reti per la pesca e delle piccole imbarcazioni ormeggiate.
Ma la vera grande e bellissima scoperta è stata quando abbiamo percorso la riva del Parco di San Rossore. Qui la natura è selvaggia e ancora incontaminata.
Siamo riusciti a vedere una volpe che passeggiava sulla riva, un cerbiatto che col suo collo longilineo ci fissava da sopra l'erba alta (che al nostro concitato stupore è scappato nel verde con grandi balzi) e numerosi altri animali: cavalli , aironi, germani e altri volatili ai quali non saprei attribuire dei nomi. La visione è stata così genuina, selvaggia e inaspettata che nessuno è riuscito a immortalare questi momenti. Azz!
Quando siamo arrivati al mare, lo spettacolo toglieva il fiato.
I numerosi retoni, che di giorno sembrano vecchie palafitte malandate, alla luce dell'imbrunire assumono un fascino diverso. Non credete?
Il comandante in quel tratto si è fermato per farci godere il tramonto, farci scattare qualche foto, e assaporare questo percorso che non è che facciamo tutti i giorni.
Poi ha virato e abbiamo preso la via del ritorno.
E anche qui è stata una magia. Stava calando la sera ed essere in quel piccolo battello, a quell'ora e con quel silenzio, ci ha fatto sentire tutti dei piccoli esploratori. Okay, io mi sono sentita subito una gran figa di Donna Avventura, se devo immaginare, immagino alla grande.
Le foto di questi momenti parlano da sole.
Siamo arrivati in centro a Pisa che era buio. Il comandante ha tenuto spente le luci per farci godere Pisa illuminata. Abbiamo attraccato allo scalo dei Renaioli dove ci è stato offerto il caffè per poi proseguire fino alle Piagge, dove con una virata abbiamo fatto marcia indietro per poi tornare al punto di partenza.
Ecco, io non sarei più scesa, per dire. E pensare che tutto sto ben di Dio l'ho avuto a portata di mano fino ad ora. Ma vederlo da lì fa tutto un altro effetto, suvvia.
Comunque sarei rimasta lì fino a che non si fosse spenta anche la più piccola lucina.
Il tour 'Dall'Arno al mare' è finito.
Alla prossima!
P.s. Mi hanno già chiesto come fare per prenotare questo tipo di esperienza. Se interessati contattatemi in privato.
La prova costume (secondo me)
Anche se di questi tempi sembra Novembre più che Giugno, è tutto un gran parlare della prova costume.
La prova costume.
Io, se penso a questa frase, mi viene in mente solo il carnevale di Viareggio.
Perché la prova costume l’ho fatta solo per il carnevale, alla recita della scuola in quinta elementare e quando ho travestito mia figlia da bidone della pattumiera durante un Martedì grasso.
Questa cosa mi affligge e mi dà pensiero come potrebbe darmelo sapere che fine ha fatto il chihuahua di Paris Hilton.
In partenza per Milano
Domattina parto.
Domattina parto per Milano.
Domattina parto per Milano da sola.
Questo non è un esempio di come si evolve una frase minima, ma è la pura verità.
Domattina prenderò un Freccia Rossa a Firenze che mi porterà in un battibaleno a Milano. In prima classe, super lusso, con un marcantonio che mi sventola con una foglia gigante alle volte io avessi caldo. Solo caldo, perché io non sudo, evaporo semplicemente, sia chiaro.
Ah, il viaggio me l'hanno pure pagato.
Ho ricevuto un invito molto importante, si tratta del libro. Però non posso dire di più.
Oggi sto scrivendo con un casino di punti. Come questo. Chissà perché.
Ah, forse perché me la faccio sotto, forse perché si parlerà una lingua che non è la mia, forse perché non capirò una beata ceppa, forse perché parto da sola (e non ci sono abituata) verso un'esperienza che bho, vedremo. Sono elettrizzata, lo ammetto. Arriverò con la mia faccia tosta e leggerezza, ma è una cosa molto bella e wow, ci sono proprio io.
Non posso dire di più.
La sento così tanto che oggi sono andata perfino a farmi i capelli, fate voi.
E quindi niente, preparo la mia mega borsa, dove dentro ci manca un capibara e poi c'è davvero di tutto, e domattina parto.
Questo post è troppo pieno di punti e poche notizie, allora vi lascio due link:
l'intervista che mi hanno fatto (sono stata seria secondo voi?) su Tentazione Make up Cultura e
la recensione del libro su Tentazione Make up Libri.
Ecco sì, credo di avervi detto tutto. No, cioè, vorrei dirvi molto ma molto di più, ma prometto alle più fedeli che se riesco a connettermi sul mio Instagram e su FB domani vi do foto e notizie in tempo reale.
Così sarete con me durante le mie innumerevoli, incommensurabili, grandiose figure di merda.
p.s. come sarà il tempo a Milano???
Bepanthenol e il libro 'Detto con il cuore'
Che tu lo abbia voluto o no, quando sul
test di gravidanza compaiono due stanghette, la tua vita cambierà
per sempre. E la reazione cambia da donna a donna, sia che tu lo
abbia cercato col lanternino, sia che la creatura sia arrivata a
sorpresa come un tappo di spumante in capo durante il veglione di
San Silvestro. Sì, pure con la nonna ottantenne che ti urla 'mbriaca "E porta anche bene!", per poi continuare a fare il trenino cantando "Brigittebardò bardò!!"
Comunque. Se ogni mamma si mettesse a
raccontare la propria esperienza, se ne leggerebbero delle belle.
Bepanthenol, azienda che si occupa di
mamme e bambini, con la collaborazione di Tata Francesca (Francesca
Valla- SOS Tata) danno la possibilità a noi mamme di dire la nostra
sul fattore mammità.
Verranno raccolti i racconti più
emozionanti di noi mamme per creare il libro 'Detto con il cuore', che
uscirà a fine anno.
Sono stata invitata a dire la mia per
questo progetto, a mio avviso bello e importantissimo, soprattutto
perché il libro sosterrà Fondazione Ariel (alla quale saranno
devoluti una parte dei proventi della vendita del libro) una
organizzazione che assiste le famiglie con bambini disabili. Qui i loro obiettivi.
A leggere e scegliere i nostri racconti
sarà proprio Tata Francesca che sostiene questo importante progetto
con la sua professionalità e competenza.
E questa è la parte teorica, la più
importante, alla quale spero aderirete.
Poi c'è la parte pratica, perché ho
avuto la fortuna di testare anche i loro prodotti.
Che come testo io, nessuno mai.
Ho provato tre prodotti:
-la crema per le smagliature
-la pasta lenitiva protettiva
-la schiuma rinfrescante per scottature
lievi.
Ora, immaginatemi con questi tre flaconi.
La schiuma rinfrescante non poteva
capitare più a fagiuolo di così. L'abbiamo provata io e Alice dopo
che ci siamo scottate in piscina nonostante la protezione 30. Tipo:
la mattina è arrivata, la sera l'abbiamo spalmata a chili sulla
schiena visto che eravamo più rosse di un pomodoro pachino. Ed è
ottima, davvero. La cosa più importante è che non va spalmata (non
so voi, ma spalmare una crema sulla pelle ustionata dal sole, a me fa
tirare giù qualche santo dal calendario), ma va solo spruzzata e
lasciata evaporare. Va là. E sei fresca come una rosa.
Sulla crema smagliature mi sono
guardata allo specchio un po' perplessa. Io le smagliature (quelle di crescita,
nemmeno fossi due metri, alimortè) le ho da una vita, quindi darci
la crema ora sarebbe come chiudere i cancelli dopo che sono scappati
i buoi. E lo stesso vale per la pasta lenitiva per il culetto del
pupo. Potevamo fare la prova con cicciobello che abbiamo in garage,
ma non ci sembrava il caso. Quindi chi meglio di un'amica che ha
partorito da poco, poteva testare questi prodotti?
Prima di portarle i prodotti, la crema
smagliature un po' l'ho provata, tanto per vedere l'effetto che fa e
manca poco non gliela do più. Ha un profumo buonissimo, e lo
ammetto, mi ha fatto fare un salto all'indietro di 13 anni. E sì,
potevo tenerla e usarla come crema idratante e nutriente, ma davvero
è un ottimo prodotto e mi dispiaceva che una neo mamma non potesse
usufruirne appieno.
Poi dimmi che non sono altruista.
Per la crema lenitiva per le
irritazioni da pannolino, posso dire che funziona. Io c'ero!
Il povero Tommy, ti c'aveva un culetto
rosso a strisce che pareva Nemo. E so' arrivata io in soccorso come
un super eroe (d'altronde la S sul petto io posso averla, giusto?)
Dio, mi sono sentita la paladina della
salute! Hai il deretano infuocato? È pieno di puntini rossi da irritazione che pare tu c'abbia il morbillo? L'eritema da pannolino è un grosso problema anche se tua madre non ti nutre di peperoncino intinto nella nutella? Niente paura, arriva Super Simo
con la cremina Bepanthenol! Na na na naaaaaaa (leggasi jingle
pubblicitario). Ma non sarei fantastica? Dovrei propormi come attrice
di spot per culetti arrossati, non ce n'è. E poi mi chiamerebbero 'Quella che fa la pubblicità del culetto'. Avrei un futuro.
Sì, alla neuro.
Insomma, la crema funziona. La mamma di
Tommy era entusiasta e anche lui. Come faccio a saperlo? Dalla
contentezza mi ha ruttato in faccia. Adoro.
Insomma mamme, o neo mamme, o mammebis, o tris o donne in generale, spargete la voce, diffondete questa importante iniziativa e che Bepanthenol sia con voi.
p.s. Vado a cucirmi una S sulla tutina azzurra di acrilico.
Non si sa mai.
Lotterò per te
Perché tu non sia vittima di un amore
malato.
Ti insegnerò la differenza tra amore e
possessione.
Ti insegnerò a distinguere il bene dal
male e il rispetto dalla prepotenza.
Ti insegnerò ad avere stima in te
stessa e a pretendere che chiunque ti stia vicino, abbia del riguardo
nei tuoi confronti.
Ti insegnerò a non permettere a
nessuno di trattarti male, ad avere la forza di dire basta e la
costanza di portare avanti questa decisione.
Ti insegnerò la dolcezza delle carezze
e la ruvidità di uno schiaffo, per capirne la differenza e
riconoscere che non è amore, quello.
Ti insegnerò che le mani si usano per
amare, e non per ferire.
Ti insegnerò ad aver cura del tuo
corpo, che in nessun modo deve essere deturpato e della tua mente,
che in nessun modo deve essere plagiata.
Ti insegnerò che alcuni uomini sono
come burrasche vestite da arcobaleno, così intriganti ma pieni di
devastazione.
Ti insegnerò a proteggerti da loro con
la forza della parola, e ti donerò occhi nuovi per riconoscerli e
metterli da parte.
Ti asciugherò le lacrime di una
delusione, ma ti insegnerò a volerti così bene da pretendere che
chi ti sia vicino te ne voglia il doppio.
Ti spiegherò cos'è l'amore vero, tu,
che sei nata proprio da questo infinito sentimento.
Ti laverò di dosso la malinconia di una storia finita e ti spingerò a guardare sempre avanti per buttarti in
un abbraccio sincero.
Ti amerò come ti ho sempre amata e
pretendo, quanto è vero Iddio, che tu divida il tuo cuore con un
uomo che ti doni un amore bello, profondo, ma soprattutto sano.
Se così non fosse, figlia mia, ho
fallito come madre.
Un'intervista per le foodblogger
Sfogliando un settimanale ho letto un'intervista di un personaggio famoso che spignatta nelle cucine. Cucina, scrive, presenta, intrattiene e probabilmente non mangia tutto quello che cucina. È importante sapere chi è ai fini di questo post? Ma anche no. Però.
Però, non volendo, mi sono ritrovata a
rispondere alle domande che le venivano rivolte. Così. Sapete quando
leggi la risposta e fai “Nooooo, io no. Non potrei mai fare a meno
di...”
Na roba così.
Poi ho pensato a un'altra cosa: che
potrebbe essere un'idea carina rivolgere a voi queste domande (okay, le foodblogger
sono più motivate, ma io non lo sono e ho risposto ugualmente,
quindi...) per conoscere meglio la vostra cucina, i
vostri segreti e i vostri pensieri. Se volete potete rispondere qui
sotto, se invece decidete di farci un post, avvertitemi che, oltre a
venire a leggere metterò alla fine del mio, tutti i vostri link, per
un'intervista corale sulla cucina e non.
E poi chissà, se ne trovo una
particolarmente simpatica...bhè, non vi posso dire tutto, no???
Comincio io, va bene?
LA SIMO T'INTERVISTA.
Il tuo piatto preferito in assoluto?
Pizza, pizza e ancora pizza. Alta,
bassa, bianca, al pomodoro, croccante, morbida, di mattina, di sera,
di pomeriggio, calda, ghiaccia e strascicata pure per terra. Non ce
n'è. Come me la dai me la dai, ne mangio una cofana. Non solo, anche
patatine al gusto pizza, crackers al gusto pizza, carne alla
pizzaiola, se mi dai anche un gelato al gusto pizza, mangio pure
quello. Avete presente Bubba di Forrest Gump coi gamberetti?
Immaginatemi su un peschereccio che vi faccio due palle così “Pizza
bianca, pizza prosciutto e funghi, pizza capricciosa, pizza
margherita, sfoglie alla pizza, pizza quattro stagioni...” Paro
paro.
Quello che ti riesce meglio? Linka
la ricetta presente nel tuo blog.
A parte la pizza? (datemi una sberla,
ve prego) Le torte salate. Amo la sfoglia in ogni sua forma, dolce e
salata, ma le torte ripiene di verdura sono il mio forte. Dentro ci
metto di tutto, roba che se passi in cucina in quel momento ti ci
ficco anche te. Eccone una: torta salata al salmone e yogurt greco.
In casa cosa chiedono più spesso?
Se vuoi metti una foto del piatto o il link della ricetta.
In
casa mia è difficile che chiedano, si lasciano sfamare dalla mia
voglia e dalla mia ispirazione del momento (incoscienti!), però devo
dire che il Santo a volte mi chiede il gratin di zucchine e patate
con provola affumicata.Un piatto semplice, ma molto gustoso che
mangia anche Alice. Ci litighiamo i quadranti vicino al bordo (perché
la crosticina ha un suo perché) a colpi di mestolo, ma son dettagli.

Dolce o salato?
Salato,
sempre e comunque. Infatti ho la pressione altaaaaaaaaaaaaa!!La
possino!!!
Carne o pesce?
Formaggio?
Sì, formaggio, decisamente.
Il piatto che non ti riesce mai?
Prova a farmi fare
le meringhe. No, ma te prova anche pregando in turco o in aramaico
antico. Non c'è verso. Mi vengono tutte mosce mosce, anemiche e
brutte da morì. Mi s'ammosciano che è una meraviglia. E poi prova a
chiedermi un arrosto coi fiocchi. O gli spaghetti cacio e pepe.
L'ultima volta ho buttato via anche la padella!
Il tuo chef di riferimento?
Non ce l'ho. Non
seguo la politica estera.
Il programma di cucina prediletto?
Non li seguo, a
dire il vero. Non perché non ne abbia bisogno, anzi, ma perché non
si conciliano coi miei orari alquanto sminchiati. Però ho seguito
su YT la prima serie di Masterchef e sono rimasta così folgorata che
c'ho scritto un post. Quando dico folgorata intendo che quando vedo
Bastianich che fanculizza un concorrente mi prende fo'o anche il
cervelletto.
La cucina
regionale? Linka una ricetta della tua regione presente nel tuo
blog.
Mah, forse la mia:
Toscana.
Cucina straniera? Linka una tua
ricetta straniera.
Ecco, io qui
sperimento poco. Però magari azzardo: la cucina francese. Ma sapete
perché? Perché amo la soupe d'onion e perché hanno i formaggi
puzzolentissimi!E io lì ci starei bene. Il cacio mi garba e più
puzza più mi piace. Che schifo di donna, lo so. Zuppa di cipolle e
formaggio pestilenziale, roba che se parli con me dopo un mio
soggiorno in Francia, con una fiatata ti faccio diventare biondo.
Però une delle ricette straniere di questo blog è il Rosti (ricetta svizzera) che io adoro. Mi scuso per la foto, ma è quello che
passava il convento. Amen.
Il piatto che non sopporti?
Le interiora. Il
cervello, il fegato, il rognone e anche la trippa l'hai a mangià te.
Grazie.
Il dolce di cui sei più golosa.
Linka una ricetta del tuo dolce preferito.
Non faccio molti
dolci al cucchiaio, semplicemente perché cucino dolci solo per farci
colazione. E tra questi i miei preferito sono i muffins. Sono
talmente fissata che una mia amica mi chiama Signora Muffin. Li
stra-adoro in ogni loro forma e gusto. Questa è la pagina con alcune
mie ricette.
Da bambina cosa rifiutavi?
Le interiora di
cui sopra, il pesce e le verdure. Ora, senza quest'ultime, camperei
sì e no tre giorni.
Il menù più romantico? Linka il tuo menù o la tua ricetta più romantica.
Non ne ho idea.
Anche un panino al prosciutto mangiato in riva al mare al tramonto,
può essere romantico. Non è importante cosa mangi, ma con chi lo
mangi. Però per una seratina speciale potete provare la mia torta dell'amore. Ma quanto sono romantica da uno a dieci? Mmh...zero? Pòesse.
Vino bianco o vino rosso?
Sono astemia. O
poco ci manca, ma se devo scegliere rosso.
Il ricettario irrinunciabile?
Ho un po' di libri
di cucina e ricettari molto belli regalatomi anche da amiche. Attingo
da tutti e in più ho un mio quadernetto unto e bisunto che avrà
vent'anni. Pure quello uso. E poi Santo Google fa il resto. Non mi
fossilizzo su qualcosa in particolare. Leggo, sfoglio e digito di
tutto, mi garba sperimentare.
La cosa più difficile in cucina?
La tempistica.
Siccome non sopporto spignattare in cucina mentre gli altri sono a
tavola, cerco di fare dei piatti che mi permettano di stare in
compagnia il più possibile. Quindi difficilmente curo
l'impiattamento, e difficilmente mi alzo da tavola per trafficare in
cucina. Da ospite, cenare con la padrona di casa rinchiusa in cucina
e non a tavola con me, non mi è mai piaciuto, quindi cerco nel
possibile di evitarlo.
L'attrezzo indispensabile?
La bilancia da
cucina. Oggetto sconosciuto a mia madre che fa tutto a occhio. Io no
ed è un punto a mio sfavore, lo so. Però una volta che t'abitui è
un casino.
Il trucco che ti ha aperto un mondo?
Un trucco in
cucina? Non so, non c'ho mai pensato.
Apriresti un tuo ristorante?
Siete pazzi?
Cosa non manca mai nel tuo frigo?
Il latte, senza il
quale Alice non mette in moto manco un neurone. E le verdure.
Qualcosa c'è sempre.
Il cibo bandito dalla tua cucina?
Di cibo proprio
non so, ci sono alcune cose che proprio non sono avvezza a comprare,
tipo le bibite gassate (se togliamo gli eventi speciali), i dadi (ho
imparato a farlo in casa!) e magari altre cose che ora non mi vengono
in mente. Fosforo, mi ci vuole parecchio fosforo.
Ti sei divertita a rispondere a
queste domande?
Certo!Non vedevo
proprio l'ora! Come me la canto e me la suono io, nessuno mai.
Simo ha intervistato:
(di seguito metterò i vostri link)
L'intervista a Chicca del blog 'Uno spazio da riempire'
L'intervista a Simona del blog 'Farine, fiori e fili'
L'intervista del blog Aeriselphie the strange
L'intervista a Chicca del blog 'Uno spazio da riempire'
L'intervista a Simona del blog 'Farine, fiori e fili'
L'intervista del blog Aeriselphie the strange
L'articolo
IL TIRRENO 1 Giugno 2013
Il
romanzo vince diversi premi poi la scelta di pubblicare su internet
si trasforma in un successo. L'autrice è commessa in un negozio di
gastronomia.
Pisa-
Incredibile,
ma vero. Il romanzo “Il male minore” di Simona Fruzzetti nella
classifica Amazon della narrativa contemporanea per mezza giornata ha
superato il pluriomaggiato “ZeroZeroZero” di Roberto Saviano il
quale, poi (ma solo poi) si è ripreso il primato in classifica.
“Sì,
il mio libro è stato il primo in classifica per mezza giornata, ma
che soddisfazione stare davanti a Saviano!” afferma Simona
Fruzzetti che fa la commessa in un negozio di gastronomia.
Il
successo per questa scrittrice è arrivato del tutto inaspettato
grazie al web perché il suo è un eBook che si può comprare a 1,02
euro, e in poco più di un mese, ha venduto quasi mille copie.
“Con
questo romanzo ho partecipato a un concorso a Pontedera e un altro a
Firenze dove è giunto primo ricevendo tre proposte editoriali, ma
che non mi convincevano. Poi, una mia amica mi ha detto di questa
opportunità di pubblicare sulla rete e così io stessa ho scelto la
copertina e il libro è stato inserito nel mercato di internet. Non
mi aspettavo questo successo. Anche se i miei amici mi dicevano che è
un buon libro, poi il vero banco di prova è stato il pubblico dei
lettori”
Simona
Fruzzetti scrive per diletto, “perché è una passione mia e sono
soddisfatta di questa esperienza dell'eBook in quanto è una finestra
perfetta per i giovani autori che vogliono pubblicare un libro, mi
dispiace non averlo fatto prima”
La
protagonista del libro è Alessandra, una trentenne con una vita
apparentemente da invidiare.Ha una bella casa, un bel marito, una
figlia incantevole e un lavoro, in una libreria del centro, che la
soddisfa pienamente. In realtà è una donna tormentata, schiacciata
dal senso di responsabilità che sente nei confronti della famiglia e
appiattita dalla routine coniugale. Un giorno Alessandra incontra
Guido, un suo ex. L'uomo, diventato poliziotto, la invita a bere
qualcosa per festeggiare il loro fortuito incontro, ma si rivelerà
l'inizio di un'avventura a cui riuscirà a sfuggire e che aveva
rischiato di mettere a repentaglio se stessa e la sua famiglia.Sul
web, ci sono numerosi commenti positivi al libro.
Simona
Fruzzetti ha scritto anche un racconto per bambini e inoltre cura una
rubrica sul portale
wwwtentazionedonna.it/donne-manuale-di-sopravvivenza/ dove scrive
articoli sulla cura e la bellezza femminile.
(g.p.)
Non
sto capendo più nulla, fioccano festeggiamenti e brindisi a casa, al
lavoro, in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Ma
un calice è per voi, perché se sono arrivata a questo è grazie a
voi che mi seguite con tanto affetto e a chi ha acquistato, letto e
recensito il mio libro. E un grazie va anche a un gruppo
numerosissimo di belle anime su FB che mi sostiene, qualsiasi cosa
faccia, manco fossi J.K. Rowling!
Dio,
c'ho gli ormoni a palla, mi ci manca la lacrimuccia e siamo a posto.
Ancora
GRAZIE di cuore, bimbi.
p.s. mi ripiglio poi torno, eh? n'attimo...
Io amo la tecnologia.
Sì, sono un po' incasinata. Ma dov'è la novità? Ultimamente la media è di un post a settimana, son troppo scarsa.
Comunque vi voglio rendere partecipi del mio super impegno.
In questa settimana:
ho aperto dieci volte la pagina di word dove avevo cominciato a scrivere della gita a Roma da Papa Frà. Lo richiusa altre dieci volte perché : ho risposto a una telefonata, sono corsa a star dietro alla vellutata di zucchine che mi stava bruciando, ho salvato Charlie che si stava impiccando coi fili del computer che amorevolmente aveva tirato fuori dal mobiletto e ripassato l'impossibile con Alice perché siamo quasi a fine scuola e i compiti e le interrogazioni fioccano come neve a Maggio. Perché ora nevica anche a Maggio, essì.
Poi cosa è successo? Vediamo... ah sì, Charlie si è cappottato da una certa altezza e s'è azzoppato per un giorno. Quando dico che è pazzo, dico il vero. Siamo stati in apprensione manco fosse attaccato alla bombola d'ossigeno, ma poi tutto si è risolto. Fino a ieri. Che si è cappottato di nuovo e andava tutto sminchiato come un carrello dell'iper con la rotina che cigola. Prendeva di qua e andava di là. Giuro, faceva pena. Oggi sta bene, salta come un grillo, mangia come un lupo e rompe come una suocera.
Poi è successo che sto Charlie, la sera, bisogna che tu lo metta a letto. Cioè, non pensare di prendere e andare a lavarti e poi in camera da letto. Ma sei pazzo? No, devi stare lì, gli devi fare le coccole, lo devi accarezzare e lui, tranquillo tranquillo, solo così si addormenta. Altrimenti si pianta alla porta della camera da letto e miagola come se lo stessero strangolando, ti perfora i timpani e ti scekera le gonadi.
Quindi abbiamo imparato che la sera lo mettiamo tra noi sul divano, facciamo a gara a fargli le coccole e poi bacino e a nanna. No, ditemi se è normale. Certo che no!
Poi che è successo? Ah sì, mi si è rotta la lavatrice. Ganzo, vero? Ma non tutta. S'è rotto l'oblò. Al che io pensavo di dover ricomprare tutto, ma invece ho trovato un negozio di ricambi che m'ha dato solo l'oblò. Dovevate vedermi l'altra mattina. Io che guido e l'oblò accanto a me sul sedile del passeggero. Messo al contrario sembrava pure la ciambella di un cesso. Dio, che tristezza, parevo scappata da un centro di igiene mentale. Ho pregato come non mai che non mi fermassero a un posto di blocco, perché ero veramente ridicola. Ma ora la lavatrice va di nuovo.
Poi che c'è? Ah, sono diventata tecnologica abbestia. E me ne intendo un casino. Come ho fatto fin'ora senza, Dio solo lo sa. Sono su Twitter da un mese e lo uso con la stessa dimestichezza con cui Lapo Elkann usa i congiuntivi. Ci capisco così tanto che mi sorprendo di me stessa. Non ho idea di cosa sia un astag, chevvordì quando ti rituittano, e c'ho messo un'ora per capire di avere anche lì la possibilità di mandare un messaggio privato. Io vedo solo numeri, segni e cose incomprensibili come un orbo che guarda il pannello delle lettere dall'oculista. Cosa vede sto disgraziato? Nulla! Io uguale. Però oh, ce l'ho.
Poi, da pochissimo, ho pure un account su Instagram (si dice così?) e quello mi garba un po' di più perché puoi fare le fotine e ci metti i filtri, poi riscatti e ci rimetti un filtrino, e poi scatti di nuovo...sì, okay avete capito. A quarant'anni mi diverto così, chi l'avrebbe mai detto. Speriamo non mi venga a noia, perché il problema della tecnologia per me, è proprio questo. Mi esalto in un secondo e in altrettanti secondi mi scasso. Badate bene che su Instagram io scatto solo foto, e ho messo un commento. Mi sa che c'è da fare un casino di altre cose ma se volete che io muoia ditelo! Una cosa per volta, perdio!
Poi ho cominciato pure a giocare a Ruzzle. Che all'inizio non c'ho capito un Razzo. Ho sfidato una manciata di persone e m'hanno fatto un culo come un cappello da prete. Anche lì, con calma. Arrivo. Sono riuscita a superare i 1200 punti.Wow. Però anche lì il primo giorno c'ho giocato tanto, il secondo un po' meno, il terzo un pochino, il quarto per niente e oggi "Cos'è Ruzzle?". Io mi sminchio subito.
E poi che è successo? Ah sì.
Ehm...
Oggi mi ha contattato un giornalista via mail. Roba che quando ho letto il testo m'è sembrato di vedere la Madonna.
E niente, poi mi ha telefonato.
No, non per sapere se la pizzeria accanto a casa mia il mercoledì è chiusa, ma per farmi un'intervista riguardo al libro.
Credo di aver girovagato in tondo col telefono in mano come un criceto rincoglionito nella ruota della gabbia. Credo anche, senza alcun dubbio, di aver camminato così tanto nel solito posto da aver fatto un fossato dove ora posso gettare tranquillamente dei coccodrilli.
Uscirà un articolo in un quotidiano, non so quando, credo a breve, dove si parlerà di me e soprattutto del mio romanzo.
Le cose che mi hanno scioccato non sono state le domande precise, le dichiarazioni riguardanti la trama o il contesto nel quale verrà inserito l'articolo, che di per sé è una cosa bellissima ( e se Moccia camminava Tre metri sopra il cielo, io son nell'Universo bello mio) ma è stata la seguente domanda: "Ai fini della buona riuscita dell'articolo, mi servirebbe una sua foto. È possibile?"
E gli ho detto "Sì"
Ho detto sì.
Non mi ci fate pensare.
Che se penso che ci sarà un articolo dove si parla di me e del libro mi sento male e vado al gabinetto.
Perché la felicità, quella vera e sana, a me fa quell'effetto lì.
Comunque vi voglio rendere partecipi del mio super impegno.
In questa settimana:
ho aperto dieci volte la pagina di word dove avevo cominciato a scrivere della gita a Roma da Papa Frà. Lo richiusa altre dieci volte perché : ho risposto a una telefonata, sono corsa a star dietro alla vellutata di zucchine che mi stava bruciando, ho salvato Charlie che si stava impiccando coi fili del computer che amorevolmente aveva tirato fuori dal mobiletto e ripassato l'impossibile con Alice perché siamo quasi a fine scuola e i compiti e le interrogazioni fioccano come neve a Maggio. Perché ora nevica anche a Maggio, essì.
Poi cosa è successo? Vediamo... ah sì, Charlie si è cappottato da una certa altezza e s'è azzoppato per un giorno. Quando dico che è pazzo, dico il vero. Siamo stati in apprensione manco fosse attaccato alla bombola d'ossigeno, ma poi tutto si è risolto. Fino a ieri. Che si è cappottato di nuovo e andava tutto sminchiato come un carrello dell'iper con la rotina che cigola. Prendeva di qua e andava di là. Giuro, faceva pena. Oggi sta bene, salta come un grillo, mangia come un lupo e rompe come una suocera.
Poi è successo che sto Charlie, la sera, bisogna che tu lo metta a letto. Cioè, non pensare di prendere e andare a lavarti e poi in camera da letto. Ma sei pazzo? No, devi stare lì, gli devi fare le coccole, lo devi accarezzare e lui, tranquillo tranquillo, solo così si addormenta. Altrimenti si pianta alla porta della camera da letto e miagola come se lo stessero strangolando, ti perfora i timpani e ti scekera le gonadi.
Quindi abbiamo imparato che la sera lo mettiamo tra noi sul divano, facciamo a gara a fargli le coccole e poi bacino e a nanna. No, ditemi se è normale. Certo che no!
Poi che è successo? Ah sì, mi si è rotta la lavatrice. Ganzo, vero? Ma non tutta. S'è rotto l'oblò. Al che io pensavo di dover ricomprare tutto, ma invece ho trovato un negozio di ricambi che m'ha dato solo l'oblò. Dovevate vedermi l'altra mattina. Io che guido e l'oblò accanto a me sul sedile del passeggero. Messo al contrario sembrava pure la ciambella di un cesso. Dio, che tristezza, parevo scappata da un centro di igiene mentale. Ho pregato come non mai che non mi fermassero a un posto di blocco, perché ero veramente ridicola. Ma ora la lavatrice va di nuovo.
Poi che c'è? Ah, sono diventata tecnologica abbestia. E me ne intendo un casino. Come ho fatto fin'ora senza, Dio solo lo sa. Sono su Twitter da un mese e lo uso con la stessa dimestichezza con cui Lapo Elkann usa i congiuntivi. Ci capisco così tanto che mi sorprendo di me stessa. Non ho idea di cosa sia un astag, chevvordì quando ti rituittano, e c'ho messo un'ora per capire di avere anche lì la possibilità di mandare un messaggio privato. Io vedo solo numeri, segni e cose incomprensibili come un orbo che guarda il pannello delle lettere dall'oculista. Cosa vede sto disgraziato? Nulla! Io uguale. Però oh, ce l'ho.
Poi, da pochissimo, ho pure un account su Instagram (si dice così?) e quello mi garba un po' di più perché puoi fare le fotine e ci metti i filtri, poi riscatti e ci rimetti un filtrino, e poi scatti di nuovo...sì, okay avete capito. A quarant'anni mi diverto così, chi l'avrebbe mai detto. Speriamo non mi venga a noia, perché il problema della tecnologia per me, è proprio questo. Mi esalto in un secondo e in altrettanti secondi mi scasso. Badate bene che su Instagram io scatto solo foto, e ho messo un commento. Mi sa che c'è da fare un casino di altre cose ma se volete che io muoia ditelo! Una cosa per volta, perdio!
Poi ho cominciato pure a giocare a Ruzzle. Che all'inizio non c'ho capito un Razzo. Ho sfidato una manciata di persone e m'hanno fatto un culo come un cappello da prete. Anche lì, con calma. Arrivo. Sono riuscita a superare i 1200 punti.Wow. Però anche lì il primo giorno c'ho giocato tanto, il secondo un po' meno, il terzo un pochino, il quarto per niente e oggi "Cos'è Ruzzle?". Io mi sminchio subito.
E poi che è successo? Ah sì.
Ehm...
Oggi mi ha contattato un giornalista via mail. Roba che quando ho letto il testo m'è sembrato di vedere la Madonna.
E niente, poi mi ha telefonato.
No, non per sapere se la pizzeria accanto a casa mia il mercoledì è chiusa, ma per farmi un'intervista riguardo al libro.
Credo di aver girovagato in tondo col telefono in mano come un criceto rincoglionito nella ruota della gabbia. Credo anche, senza alcun dubbio, di aver camminato così tanto nel solito posto da aver fatto un fossato dove ora posso gettare tranquillamente dei coccodrilli.
Uscirà un articolo in un quotidiano, non so quando, credo a breve, dove si parlerà di me e soprattutto del mio romanzo.
Le cose che mi hanno scioccato non sono state le domande precise, le dichiarazioni riguardanti la trama o il contesto nel quale verrà inserito l'articolo, che di per sé è una cosa bellissima ( e se Moccia camminava Tre metri sopra il cielo, io son nell'Universo bello mio) ma è stata la seguente domanda: "Ai fini della buona riuscita dell'articolo, mi servirebbe una sua foto. È possibile?"
E gli ho detto "Sì"
Ho detto sì.
Non mi ci fate pensare.
Che se penso che ci sarà un articolo dove si parla di me e del libro mi sento male e vado al gabinetto.
Perché la felicità, quella vera e sana, a me fa quell'effetto lì.
Vado in un posto deserto
Che ore sono? Mezzanotte e qualche cosa, e io tra due ore parto. Inutile che fate le battutine tipo "Parti sì, ma di cervello!" io tra due ore parto per davvero. C'ho già tutto pronto: lo zaino, i panini per il pranzo al sacco, la bottiglietta dell'acqua... tutto a posto.
E ndo vado a notte fonda?
Da Papa Francesco.
Tho!E ti pareva che io non ci vado da sto Papa ganzo? No, perché è ganzo per davvero. Come scansa le transenne e va a giro tra la gente lui, nessuno mai.
Insomma, alle due parto con sta gita della parrocchia per essere a Roma di prima mattina in udienza da Francy.
Io. Con la gita della parrocchia. Immaginatevi di tutto.
Ma non parto sola, parto con Alice e la mì mamma sprint. Andrea no, rimane a casa con Charlie e non oso pensare a cosa troverò domani sera. Faranno festa 'sti ragazzacci.
Comunque. Vista l'ora di partenza così agevole, non sono andata nemmeno a letto. Il rischio sarebbe stato troppo alto e il risultato devastante. Se dormo solo due ore, per poi svegliarmi e prendere l'auto, cioè non arrivo dal Papa, arrivo direttamente dal Creatore. E allora sono qui che spippolo al piccì, che è l'unica cosa che mi fa stare sveglia, con una tazza di thè concentrato, tipo tre bustine a tazza. E fa effetto, eh? C'ho due occhi così, paro un gufo.
La mì mamma ha deciso di aspettare l'una e mezza giocando a carte con le amiche, Alice ha dormito ottanta minuti e ora è lì che gioca con Charlie (Perché lui l'ha svegliata per giocare, ovvio), il Santo è a letto e io son qui che scrivo sto post.
Vi do altre notizie: domattina a Roma troveremo un tempo fantastico!
Mette pioggia. Temporali. Fulmini e saette. Preciso, no? Ma noi saremo lì impavide nelle nostre cerate giallo canarino. Francesco non mi vedrà mai, ma mettiamo il caso che mi veda...cioè mi vede con una cerata gialla in capo e il mascara colato sulle guance dall'acqua che prenderò. Ma vi pare bellino? Io è la prima volta che vado dal Papa, da qualsiasi Papa e ci andrò così. Metti che c'è Rai1. Non ci voglio pensare.
Ma noi andiamo per lui. Che uno può credere, non credere, essere scettico e varie ed eventuali, ma io sento che voglio andare da questo Papa che mi sembra così diverso, innovativo...non so, voglio andare e basta. Sono una che non si fa troppe domande. Se mi va, piglio e vado, bon! E quindi ci saremo, insieme a sette miliardi di persone che la pensano più o meno come me. Un posticino intimo e deserto diciamo.
Ma so che sarà emozionante, un'esperienza allucinante e bellissima già tra meno di due ore, quando partirò con quelli della parrocchia alle due di notte.
Alle. due. di. notte.
Maremma gitana!
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