SARANNO FAMOSI (ma anche no)




Avete presente il detto 'Tale madre tale figlia'? Mica è sempre vero. E io c'ho le prove. Prendete me e Alice per esempio. Da quando vado in palestra a tentare di fare aerobica, ho avuto la conferma che:

il mio senso del ritmo è pari a zero, mentre lei riesce a fare un belletto anche sulle note di un semplice schioccar di dita.

io sono più rigida di un tronco di legno e lei snodata e morbida come un invertebrato.

sono coordinata e veloce come un bradipo che si è fatto una pista, mentre lei in quattro e quattr'otto impara una coreografia senza battere ciglio.

E pensare che io da piccola volevo fare la ballerina. Voi no?

Un giorno in particolare ho avuto questa conferma, quando la piccola di casa si è esibita a teatro nel saggio di danza di fine anno scolastico.

Quella sera,quando arriviamo a teatro son già tutta emozionata. Una fiumana di gente che manco la prima alla Scala.Io con il tono di voce di chi dice fiera “Sono la madre della sposa!!” ho ripetuto più volte “Sono la mamma di Alice!!” E’ ovvio che non importava una mazza a nessuno della mia esclamazione.

Andrea mi ha mormorato “Amore, non ti far riconoscere subito, siamo in un teatro” e vi dico che eravamo sempre FUORI. I bambini erano entrati un’ora e mezzo prima per la prova finale. Aprono il portone e io e Andrea per niente di fretta (Bolt ci fa ‘na pippa) ci siamo messi in coda. E’ stato un po’ un casino perché, per festeggiare e fare di questo giorno un giorno importante,mi son portata dietro dei palloncini,uno striscione,dei coriandoli per il finale, una bottiglia d’acqua,la cipria per il naso e il rossetto per il restauro all’ultimo minuto.Ma la cosa più importante(la macchina fotografica) ce l’aveva Andrea.
“Amò mi raccomando, fai le foto”
“Non incominciare”
“Ma le sai fare?”
“Ti ricordo che sono stato il fotografo ufficiale del matrimonio di tua zia”
“E ma qui è diverso!Mica stanno in posa i bambini! Qui ballano e si agitano!Bisogna saper fare quelle in movimento!”
“Se riesci te a farla mossa fotografando un albero, riuscirò senz’altro io a farla statica ai bambini che ballano”

Non fa una piega.
Mentre siamo lì che parliamo fitti fitti, una signora, una sorta di Luciana Turina in rosso,si infila in mezzo a noi blaterando “Ma perché siamo fermi? Ma perché non ci fanno entrare? Ma perché siamo in ritardo?....”
Ma perché non va affanculo?Giusto un attimo. Siamo tutti in coda,santiddio!!La signora intanto spinge e manca poco mi fa rifinire dietro il tendone di velluto. Ora gliene dico quattro “Senta...!!”

Andrea socchiude gli occhi “Simo”

“Ennò!Niente Simo!Signora?” nel frattempo sono impigliata nella tenda e la signora con una mossa di bacino degna della Laurito anni ’80 mi dà il colpo di grazia e mi allontana ancora di più. Ora m’ha proprio rotto. “Ma allora!Ecchediamine!” Prima che possa saltare al collo della signora, Andrea mi interrompe “Prego signora…vada…non c’è fretta però”
La red bull pare non sentire e
visto che eravamo fermi e immobili davanti alla porta,ha pensato bene di piazzarsi proprio nel mezzo tra me e Andrea.
“Amoreeee!?!?!! Iu-uuuuuuu!!!Sono quaaa!!!!Amoreeee!!?!?!!” lo capirà adesso?
Mi ha risposto l’eco di mio marito “….tai zitta…itta….itta…ta…a….”
Visto che la signora non si muoveva ed io non avevo voglia di circumnavigarla senza le pagaie, ho provato a convincerla “Mi scusi…eh? Ma…potrebbe…ma insomma…”
Lei mi guarda “Problemi?”
Ce l’avrà lei i problemi se non si sposta.Oddio, forse a guardarla bene, i problemi ce li avrei io se lei si arrabbiasse.
“Devo raggiungere mio marito.” Ho detto con tono austero alla signorina Rottermaier.
Quest’ultimo mi è corso in aiuto. “Signora? Sa cosa dice un vecchio proverbio? Tra moglie e marito non mettere il dito. Lei signora ci si è messa tutta intera” Ha sfoderato un sorriso smagliante e ammaliatore “ Se vuole scusarci, la pregherai di trovare spazio altrove,prego si accomodi da quella parte…” l’ha presa per un gomito e garbatamente l’ha messa un po’ più in là. La signora, tra l’incredulo e il lusingato si è spostata a piccoli passi.
Ma chi ho sposato???Sa sempre il fatto suo, non perde mai la calma, sa risolvere tutto!
“UI AR DE CEMPIONNNN!!!!GRANDEEEE!!!!”
“Chetati, che ce n’è anche per te”
Come non detto.
Finalmente riusciamo a sederci a modino. Svelta come una lepre mi sono accaparrata la quarta fila centrale. EVVAI!!
Evvai una cippa. Ho preso un posto di merda. Dopo, proprio davanti a noi, hanno preso posto il maestro di musica e la maestra di ballo, carina e tonica come una Schweppes. Secondo voi stanno seduti? Manco per sogno. Il maestro, che aveva una capigliatura così folta che da sola faceva provincia, ha cominciato a smanettare. Mi aspettavo di sentirgli dire “Thè infrè fa buono qui e fa buono qui”. Comunque lui dev’essere buono davvero e anche parecchio generoso visto che ha regalato alla maestra di danza uno strumento, che lei ha deciso di mettersi sul didietro. Infatti non aveva un culo, bensì un mandolino. Naturalmente i bambini durante il balletto pendevano dalle sue labbra, invece ai babbi seduti dietro, in quel momento non pendeva proprio niente.

“Oh!!”
“Eh??”
“Ma chi stai a guardà?”
“I bimbi, no?”
“Ma sei sicuro?”
“Ti dico di sì!”
“E allora dimmi come si chiama la seconda bambina a sinistra”
“Chiapp…Chiara!”
“Ma lo vedi che non guardi i bambini? Che stai a guardà? Le chiappe della maestra?”
“Ma no…”
Alzo la mano “SCUSIII?????”
“Stai giù!!!”
“E ma non può mica dimenarsi così! Ma le fai le foto?”
“COME NO!!!!”
“Oh! Ma ai bimbi!!”
“Certo, ai bimbi…”
Finalmente arriva il momento del balletto con il gruppo di Alice ed è stato strepitoso. Musica tutta araba e coreografia (che mi costa un sacco dirlo) straordinaria. Miss Culo a Mandolino ha fatto proprio un bel lavoro. Alice è bravissima, sembra sia nata e cresciuta a Dubai, tanto dimena le anche. In certi momenti, lei e le compagne hanno fatto roteare la testa e girare su se stesse e sculettare e battere i piedi. Sembravano dodici impasticcate. Ma dodici impasticcate bellissime.
“ A SHAKIRA DE NOATTRIIII!!!!!!!! BELLA DE MAMMAAAAAA!!!”
“Simo controllati…”
“EVVAII!!!E’ MIA FIGLIAAAA!!!!ALICEEEE!!!!!”
Un uomo davanti a me sbotta “Guardi che sono tutti figli nostri!”
“I restanti 22? Complimenti a lei e signora!!! VAI ALICEEEEE!!!MA CHI C’HO??CARLA FRACCI???”
Cazzo c’entra Carla Fracci? Mica è danza classica, poi Carla Fracci è vecchia.
“A HEATHER PARISIIIII!!!!FACCI SOGNA’!!!!”

Meravigliosa. Tutta sua madr...no. Forse no.

Mi sono emozionata, ho riso, ho pianto, e sì lo so, sono rincoglionita.Non mi sono bastati due pacchetti di fazzolettini, ho dato la via ai palloncini, ho buttato i coriandoli,e inavvertitamente rovesciato l’acqua. Un casino che la metà basta e avanza.

Che bella serata però. Siamo andati a cena fuori, pagandola con il ricavato della vendita del book che Andrea ha fatto alla maestra di danza. “ Il MANDOLINO E’ MIO E ME LO GESTISCO IO” è andato a ruba.

Tra meno di un mese, il saggio di quest’anno.

Andrea ha già cominciato a somministrarmi il Valium. Pensava non lo vedessi mentre metteva le goccine nel mio piatto di minestrone.

Non saprò ballare, ma mica sono orca.

Scusate, ORBA.

(….’ste letterine del cazzo della tastiera son troppo piccole…)

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO


Una cosa che mi ha sempre incuriosito è come si sono conosciute le persone. Soprattutto le coppie. Ricordo di essermi fatta raccontare un miliardo di volte dai miei poveri nonni, come si sono conosciuti e come è nato il loro amore. Devo dire che nonno e nonna non hanno avuto un granchè fantasia, manco un filmetto ci verrebbe fuori. Nonna andava tutti i giorni al pozzo a prendere l’acqua e nonno che un giorno passava di lì la vide e rimase folgorato dalla sua bellezza. (Io sono sua nipote, vorrei ricordarvelo).

Mi par di vederlo il mio giovane nonnetto che si toglie il cappello e mormora “Buonasera signorina”.

Ben presto quel ‘prendere l’acqua al pozzo’ e il ‘passo di qui per caso’ diventò un appuntamento tacito. Ovvio che nonno al “Buonasera signorina” ogni sera aggiungeva una frase fino a che nonna non ha accettato di vederlo anche lontano dal pozzo. Ecchediamine. Allora si vedevano nei campi.

E allora era meglio il pozzo. E’ più romantico, almeno. Mi viene in mente la scena di Biancaneve che canta a faccia in giù in compagnia di mezza dozzina di colombe…e mi immagino nonno che le fa la serenata col cappellino con la piuma. Che tempi!

Capitasse ora, la donna direbbe “Se tu non te ne fossi accorto, ho dimestichezza con gli uccelli, e non sono un’ornitologa”

Babbo e mamma invece si sono conosciuti in galera.

Scusate, balera. Era la fine del ’60 e qui mi immagino babbo col ricciolo alla Little Tony che mi canta un cuore matto vedendo la mì mamma entrare in sala. Dio come vorrei esserci stata! Che poi, prima, era tutto più romantico. Per esempio mamma mi dice che capì che a babbo interessava, perché lui quella sera mise la giacca sulla sedia di mamma. Fu il segno che lui voleva stare a quel tavolino, che aveva scelto quella sedia apposta perché era la sedia di mamma e non di un’altra sciacquetta. Poi le ha chiesto di ballare e mentre erano lì l’una accanto all’altro sulle note de La spada nel cuore, le ha proposto di vedersi da soli. Ahh!! Che romantico!

Capitasse ora, non solo non ti abbracci ma ti avvinghi, ma non fai in tempo manco a sentire la fine della canzone che il Lui ti ha già steso nella Ipsilon dieci del fratello.

Due miei amici invece (e qui parlo di tempi un po’ più recenti) si sono conosciuti a una festa di un amico in comune. Lei manco l’ha cacato di striscio, mentre lui l’ha puntata col raggio laser già dal primo minuto. Le ha fatto una radiografia degna di un ortopedico. Lei lo ha fatto sudare un po’, ma alla fine, tipo dopo un mese (mica cotica) è riuscito a strapparle un appuntamento.

Capitasse ora, dopo due minuti, e il tempo di dire “Ciao sono Ernesto”, riuscirebbe a strapparle le mutande. Se lei non se l’è già tolte da sola.

Un’altra coppia avrebbe potuto fare il remake di Sapore di mare. Si sono conosciuti da ragazzini nello stabilimento balneare dove le rispettive famiglie prenotavano la cabina. Dai primi di giugno son riusciti a stare vicino-vicino e darsi un bacetto a settembre. Settembre! E sapete perché il bacetto? Perché la stagione era finita. No, dico. Quattro mesi per corteggiarsi, per spiarsi da sotto l’ombrellone, per dedicargli (nella tua testa ovviamente) questa canzone al jukebox. Quella malinconia che ti prende a settembre perché sai che devono passare mesi prima che tu lo riveda.Ahh! Che pathos!

Capitasse ora,non siamo nemmeno alla fine di giugno che, la ragazza in questione, te la ritrovi a fare la lap dance al bastone dell’ombrellone mentre ti guarda mangiando con avidità un calippo all’arancia.

Per quanto mi riguarda, la mia love story è fin troppo lunga da raccontare (poi magari un giorno ve la racconto) ma vi dico solo che il primo incontro tra Andrea (con una flemma e un self control da far invidia a un lord inglese) e me (portatrice sana di tre neuroni, di cui due perennemente in sciopero) ve la posso riassumere semplicemente con questa scena:



Io e Andrea.Paro paro.
Quasi quasi chiedo i diritti.

RINCO E BASTONATA


Nella vita a volte capita che la realtà superi di gran lunga la fantasia.

Capita anche che una donna senta sua figlia ridere a crepapelle.

Capita anche che la stessa donna senta suo marito avere degli spasmi incontrollati di ridarella, e vederlo poi dopo scuotere la testa tra il divertito e il rassegnato.

Il suddetto marito a volte prende anche delle iniziative “Questo è da scrivere sul blog!Ah ah ah!!!”

“Sai che non mi crederebbero?Poi mi dicono ‘tutte a te’”

“Hai ragione. E’ troppo una scena da cartone animato di serie B”

Allora la donna vuol fare un esperimento. Perché è coraggiosa, perché pensa “Cazzo, mica solo a me può capitare una cosa del genere”, perché pensa “Ditemi che è tutto okkay”.

E decide di raccontarlo ai suoi amici del blog, i quali faranno di tutto per consolarla e dirle ‘Non sei sola, magari sei rinco, ma non sei sola’

Al rallentatore ecco la scena:

Simo si dirige in dispensa a prendere un sacchetto. Con molta delicatezza (leggi ‘strattonando’ che manco quando prende la peggiore nemica per i capelli) agguanta una busta dal dispenser dell’Ikea (quello bucherellato che avrete sicuramente anche voi) e la tira via. Nel suo gesto così fine, urta una bottiglia da un litro e mezzo intonsa che è riposta sulla mensola più alta. La bottiglia, prendendo forza e velocità, precipita inesorabilmente verso terra. Ma prima di toccare il suolo si imbatte sulla parte finale dello spazzolone per lo straccio. Lo spazzolone bascula pericolosamente in avanti imitando un rastrello e…

SDENG!!!!

Simo presa in piena fronte dal bastone.

Una tranvata che non vi dico. Ho visto le stelle e tutto il firmamento.

Manco Hanna e Barbera, in tanti anni di onorata carriera, sono mai riusciti a far fare a Tom una scena del genere. Il mio Jerry nel frattempo era piegato in due, mentre io, con la mano sull’occhio destro, cercavo di capire se ero sempre viva.

Oggi sembra che abbia un contenitore della sorpresina degli ovetti kinder incastonato nell’arcata sopraccigliare.

Non chiedetemi come sia potuto accadere.

Ma piuttosto consolatemi.

E tanto.

SPIDER WOMAN (ve pareva?)

Sapete che stamattina facendo giardinaggio ho avuto paura? Ma parecchia anche.

Ho avuto paura di essere stata di nuovo punta da un insetto. Probabilmente la maggior parte di voi se la cava con un po’ di ghiaccio. Ma io? Non è mica così facile, per me. Questo è quello che è successo la scorsa estate e quello che ho temuto si fosse di nuovo verificato stamattina.

Luglio 2009

Un venerdì sera vengo punta da una zanzara. E fin qui niente di strano.Milioni di persone vengono punte da zanzare, no?

Sabato mattina mi accorgo che il ponfo è largo e grosso come un taralluccio del Mulino Bianco, però non mi fa male. E fin qui niente di strano, ma già comincio ad avere pensieri un po’ forti “Stronza di una zanzarina!!Quanto cazzo di sangue mi hai succhiato?”

Sabato sera il ponfo è grande come una Camilla alla carota del Mulino Bianco e allora ci faccio un po’ di ghiaccio. “Domani passerà…”

Domenica mattina il ponfo è grande come la crostata alle albicocche del Mulino Bianco. Mi guardo il braccio che è tutto rosso e mi fa pure parecchio male.E fin qui…E’ MOLTO STRANO.

Dove va, secondo voi, una con un braccio così? Al mare, ovvio. E’ luglio, è un caldo che si schiatta, e io, a parte il braccio che sembra quello di Giuliano Ferrara, sto benissimo. Ma passerà!Che vuoi che sia!Basta non muoverlo, sennò mi fa male, ma è una sciocchezza.

Il mio consorte, che oltre a essere premuroso, è anche intelligente, mi dice “Non penso sia il caso di andare al mare. Guarda che braccio, non va per niente bene”

“Mannò! Vieni, prendi la borsa frigo e andiamo!Tzè!Non permetterò a una zanzarina di rovinarmi la domenica”

“Prima passiamo di farmacia. Fatti dare almeno una pomata, Simo”

Mi lascio convincere, anche perché guida lui, e mi scarica davanti all’unica farmacia aperta di domenica.

“Buongiorno. Mi dà una pomatina per questa cosa?” dico con nonchalance, poggiandomi al bancone di tre quarti come Lilli Gruber.

“Oh mio Dio! Che gli è successo?”

“Una zanzara”

“Una zanzara? Guardi io mi farei vedere da un medico”

“Mannò…”

“Io non le posso dare assolutamente niente senza prima aver consultato un medico. Dia retta, vada al pronto soccorso”

“Per una puntura di insetto??Mannò! Ha idea che ora potrei farci al pronto soccorso di domenica?”

“Non è un bel braccio”

Se mi dice anche che non ho le tette e le gambe storte, salto il bancone e le riempio le narici di Aulin.

“Vada almeno dalla guardia medica”

La farmacista ha una faccia che non mi piace, guarda il mio braccio e fa le smorfie. Mmh…sì, forse è un po’,parecchio, molto, orrendamente gonfio, però insomma…non sarà grave, no?E poi non mi fa nemmeno tanto male…cioè…forse un po’, un po’ tanto, molto, cazzo mi sta facendo un male cane ma io…insomma è una puntura di una zanzara (chissà quale),non è mica il morso di un giaguaro!

Ecco. Però a questo punto devo andare dalla guardia medica. Perderò del tempo, lo so. E riderà di me, lo so. Una che va a farsi visitare per una punturina…

Arrivo dalla guardia medica (che di domenica mattina aveva voglia di vedermi come ne ho io di stirare 25 camicie) e entrando esclamo “Buongiorno, mi dica che non sono l’unica che viene punta da queste stronz…straordinarie zanzare che chissà da dove vengono” e aggiungo anche “Ah ah!”

Risatina super disinvolta.La dottoressa, per niente sconvolta dalla mia straordinaria simpatia, mi guarda il braccio,lo tasta e fa “Eh no, purtroppo non solo lei viene punta così”

Che faccia fa? E’ orribile.

“Emh…Ma posso io avere una reazione così strana…?”

“Certo, perché lei non è stata punta da una zanzara”

“Come no? Non era un calabrone, l’avrei visto e manco una vespa, guardi gliel’assicuro…”

“L’ha punta un ragno”

“EEEEEEEEHHHHHHH??????UN RAGNOOOOOOO!!??!!??!!!?????!!!!!!!!”

OMMIODDIOOOO!!!!

La dottoressa mi guarda come se niente fosse. “Non lo sapeva? Pungono anche i ragni, e spesso. E spesso danno queste reazioni allergiche”

Un ragno? Un ra-gno.

Sono sconvolta e ora mi fa schifo pure il mio braccio.

Cerco almeno di apparire intelligente “Ma guardi, me ne sarei accorta”

“Se se ne accorgeva, lo avrebbe evitato o comunque allontanato”

Non fa una piega.

“E ora?” Oddio, già mi vedo aprire i palmi delle mani e sparare ragnatele. Ecco a voi: SPIDER WOMAN!!! Ma si può?

“Mi faccia vedere se il siero è già entrato nei canali linfatici”

Il siero? Canali linfatici? Sta scherzando?

Mi gira il braccio e mi accorgo con orrore che ho una striscia rossa che dall’ascella mi scende fino al gomito. Son sicura che ora mi dice “Donna bianca, trentasei anni, rinco, dobbiamo amputarle l’arto sinistro, la stiamo perdendo, la stiamo perdendo….!!!!”

“Quando è stata punta?”mi chiede guardandomi con un’espressione del tipo “Quando pensava di farsi visitare? Quando la sua casa sarebbe diventata un’enorme ragnatela?”

“Ve..r..dì”

“Prego?”

“Vabbè venerdì. SERA, però. Ma non pensavo…è grave?”

Ecco, lo so, ora mi dice che il veleno mi sta per arrivare al cuore (visto che è il braccio sinistro), e che mi piglierà un infarto, anzi no mi arriva prima al cervello e incomincio a fare discorsi sminchiati.Oddio, allora mi sa che è già da mo’ che mi ci è arrivato. Mi amputeranno il braccio, ah ma meno male è il sinistro, vabbè posso sempre scrivere e mangiare di destro, no? Uffi, però devo cambiare posto alla fede nuziale. Come ci sta la fede a destra? Mmhh…non male…e poi guidare? Vabbè mi daranno una macchinina elettrica come quella di Topolino, ma mi conviene già inoltrare la richiesta.

“Per la patente?”

“Come dice?”

“………..?..................”

“Cinque giorni di antibiotico, impacchi di ghiaccio e pomata al cortisone tre volte al giorno”

Mi ha liquidato in tre secondi netti perché c’era già un’altra persona dietro me che aspettava di essere visitata. Sicuramente punta dall’Ape Maia.

Invece, bensì stamattina sia stata punta da nonsochecosa, ora sto bene e non c’ho manco un pallino.

Il primo che mi chiama Toparagno, rischia grosso, io ve lo dico ;-)

Mi faccio oibò da sola.

Qui e Qui i link per votare I segreti di Pulcinella.

STREGA COMANDA COLOR



"Amore, ma i jeans me li hai stirati?"

"Li avrei stirati se si fossero asciugati"

"Ma come? Son sempre bagnati?"

“Eh ,ma l’altro giorno ci ha piovuto sopra"

"Evvabbè...tanto…"

"Evvabbè cosa? Come faccio ad asciugarli? Ci devo alitare sopra?"

"Compriamo l'asciugatrice"

"Sì, e dove la mettiamo?Sopra la lavatrice a mo' di costruzioni?Via, mettiti quelli neri.Sarà uguale, no?Ma levati la camicia bianca che, lo sai, sembri un camerire. Bravo. No, quella grigia no che con i pantaloni neri sembri mio cugino Alfonso quando è in depressione il 2 novembre.Bravo celestina.Oddio!Sembri un autista del pullman, prova quella a righine.Dai no, non ci dice, metti quella rosa..."

"Lo sai che non amo le camicie rosa, ma buttiamole via!"

“Ma sono regali!”

“Regali non azzeccati”

"Allora mettiti quella giallina. No è un giallo smorto, ti sta male, prova quella nera, per l'amor del cielo! Tutto nero sembri Gomez, no via,metti..."

"Simo?"

"Ho scassato le palle?"

"Abbastanza"

"Guarda, fammi un piacere,mettiti questi jeans"

"Ma son quelli che mi stanno stretti!"

"Amore, ma se sei ingrassato è mica colpa mia.Via, bravo. Tieni il respiro? Così."

"Mhki,..dggjst....hdyhbsn!!!"

"Andrea non capisco...."

Si slaccia i bottoni."Mi stanno troppo stretti, cazzo!!"

"Eh ma allora la vuoi come ti pare!! E la camicia rosa no, e i jeans no, Ma allora dillo che vuoi litigare!Siamo ad Aprile con temperature di Dicembre, prevedilo un tempo del genere, no? Mettiti a dieta Santo Iddio!Non è che puoi avere 38 paia di jeans!E non è che puoi comprare un asciugatrice da 400 euri per asciugare quattro jeans, hai capito?Che poi tocca a me stirare, eh...come se non lo sapessi, fai presto te a dire 'ma i jeans?' e poi chi stira? eh? eh?E poi stira, metti a posto e te risporchi e in bagno sembra sia passato un uragano. (mica è vero) A proposito, lo sai che il gancino del bagno s'è staccato???"

Perché mi guarda così? Che ho detto?

"Dove eravamo rimasti?"

"Simo, ti senti bene?"

"Mica tanto, mi fa male qui"

M'ha preso per le spalle, mi ha girato e mi ha spinto in bagno “Rovista tra le medicine, prenditi una pastiglia e curati”

Una domanda: vi svegliate mai con un mal di testa micidiale? No, dico.

Tanto pe’ sapè.

COMITATO TMT (Tante Ma Tope) Bologna 2010










Son tornataaaaaa!!Oddio che uichend pregno. C’ho talmente tante cose da raccontare che non so da dove iniziare (e v’ho fatto pure la rima).

Diciamo innanzitutto che dopo 9876 mail e 45687 sms e 6543 sbattimenti di pelotas di Pica, siamo riusciti a fare un blog raduno, destinazione Bologna.Vorrei specificare che più che un blog raduno è un ritrovo di amiche carissime in un'unica città, visto che abitiamo sparse per tutta Italia.Dobbiamo dire che la Pica c’ha rimesso un filino di salute (soprattutto mentale) perché mettere d’accordo quasi una quindicina di persone ti fa smattare in un nanosecondo, ma lei ce l’ha fatta. In questo raduno ci sono tutte le amiche e gli amici non blogger.Ve li presento.

Annalisa: donna molto decisa.Per decidere un piatto al ristorante può impiegare il tempo che tu dedichi al cambio degli armadi.

Cinzia Pica: donna di un metro e ottanta che ti fa sembrare nana anche col tacco 18. Abbiamo rischiato di perderla visto l’impegno dell’organizzazione. Attualmente è ricoverata alla neuro.

Cate: donna che si veste di nero, perché il nero ‘sfina’. Piesse: Cate peserà 26 chili con coratella. Si veste da Benetton 0-12.

Catefiè: donna dotata di un sorriso smagliante. Di lavoro fa la traduttrice:dal pisano all’italiano per conto della sottoscritta.

Elisa: donna-denim:alla quale non dovete chiedere mai. Soprattutto indicazioni stradali.

Fefè: donna che io immaginavo coi capelli corti, mora, sbarazzina, coi piercing e tatuaggi e invece è bionda, capelli lunghi, l’aria da impiegata del catasto e con orecchini di perla. Quando dico che non ci prendo mai con le persone dovete credermi.

IlariaGnè: donna che sa tutto, ma proprio tutto su Disney e C. Vive in un mondo di fiabe.Si crede un ranocchio ma è una principessa.

IlariaSmemo: donna (donna? Ha 21 anni,cazzo) ragazza che si dimentica sempre tutto. Anche sua madre.

Smemomamma: donna in cerca della figlia.

Paola: donna molto precisa. Arriva dalla Svizzera con furore.

Serena: donna acchiappavips. Se ti fai una foto con lei puoi considerarti un vip a tutti gli effetti. Nel giro di tre minuti verrai fotografata anche da un gruppo di giapponesi.

Sonia: supermamma con il mammarsupio (ma come cazzo parlo?) la piccola Serena è proprio fortunata. La bambina manco se la disegnava Giotto veniva così bella.

Veronica: sorella minore della Cucinotta. Alta, bella, mora e fotogenica da morì. Accanto sembriamo la bella e la bestia. La bella è lei, manco a dirlo.

Nino e Italo: ricordate il film Top Gun? Ecco, loro sono Maverick e Iceman de noattri. Ovvio che Nino non è che sia proprio la copia sputata di Tom Cruise, ma gli occhiali a specchio danno quel certo che di Cruisiano e Italo ha due occhi grigi ghiaccio che pare un husky.

Voglio cominciare dall’inizio, cioè da quando son partita da Pisa(destinazione Firenze) con Andrea che mi monta letteralmente sul treno,mi dice “Fai a modo, mettiti seduta e non ti muovere di lì finchè non arrivi a Firenze”, dopo è andato dal capotreno e gli ha detto “Me la bada per un’oretta? A Firenze c’è una persona che la preleva. Grazie” Manco fossi un bimbo di cinque anni. Però come sempre aveva ragione perché ho avuto un attimo di panico quando mi arriva l’sms di Catefiè “ Il tuo treno è quello che arriva alle 10.33 da Livorno?”

La mia risposta “Il mio treno arriva alle 10.33. Io arrivo da Livorno?” mentre scrivo ciò in preda a una paura allucinante sono straconvinata di essere partita da Pisa. Ma straconvinta per davvero.

La risposta di Catefiè non si fa attendere “Lascia stare, fai finta che non t’abbia domandato nulla, stai seduta e non ti muovere” sottotitolo “Ma chi mi hanno appioppato, questa qua non capisce un cazzo”

Arrivo a Firenze e vedo Catefiè ad attendermi. Prima sbotto con un “Ma ti pare il caso di farmi queste domande? So assai da dove è passato il mio treno!” poi me la sono abbracciata tutta perché ero davvero felicissima di rivederla. Ovvio che il mio treno era quello che era partito da Livorno.

Felici e sorridenti come due ebeti prendiamo il Freccia Rossa che sfreccia davvero e in 37 minuti ci scarica a Bologna dove ad attenderci c’è Fefè. Come ho detto sopra mi immaginavo una ragazza punk e mi ritrovo davanti una donna con un mazzo di quotidiani che spuntano da una valigetta, vestita sobriamente come se fosse appena uscita da una rassegna stampa e che mi sorride subito facendomi sentire subito a casa. La mia paura era che tirasse fuori un microfono e mi intervistasse.Proprio di classe. C’ha pure quella che non ho io. Io e Catefiè vestite quasi uguali con i pantaloni e le magliette da Hip Hop sembravamo le figlie scellerate di questa donna in carriera.

Arriviamo all’albergo cariche e stanche come ciuchi. Come sempre ho dato talmente tanta confidenza all’albergatore che lui alla fine mi ha battuto il 5 esclamando “Gimmy five!”

Posate le valigie, come i Re Magi ci siamo incamminate per incontrare Cate e Elisa, di ritorno dal mercato. Vista la dimestichezza di Elisa per i punti cardinali avevo paura di riuscire a vederla solo a fine serata, dopo aver girovagato invano tutta Bologna chiedendo “E’ quello il nord?”.

Finalmente arrivano, belle e stragnocche e mi rendo conto che le mie paure sono pure sciocche perché la Cate sta a Bologna.

Io: “Sai Cate che pure io per stasera ho portato il tacco 12? Spero di non camminare troppo. E’ distante da qua il ristorante che avete prenotato?”

Lei:“Non so manco dove sia a Bologna questo ristorante”

Ottimo. Cate e Elisa: due anime e una cartina.

Ri-torniamo alla stazione per prendere il resto del gruppo non prima di aver chiamato Smemo al cell, la quale con una voce che pare Memole dolce Memole, mi snocciola cinque o sei orari e sette o otto province d’Italia. Dopo dieci muniti non avevo ancora capito da dove arrivava e quando.

Arriviamo alla stazione e riprendo il cell in mano. “Dove siete?”

“Su alla biglietteria!”

Ce n’è una di biglietteria a Bologna. Una. Ne su ne giù. E’ a piano terra e mentre ci stavamo parlando al cell eravamo quasi spalla a spalla. Due rinco al telefono.

Finalmente ci siamo quasi tutte. Ri-vedo Ilaria bella e sorridente e tutta pacioccona. Rivedo Paola, che con gli indici si indica le orecchie e io penso spaventata “Oddio! C’ha l’otite, porella!” e invece vuol farmi notare che ha messo gli orecchini che le ho regalato io. Ri-vedo Serena che sembra appena uscita da High School musical da quanto e teen e pure agers. Però…però…mi manca qualcuno in tutto questo marasma di baci e abbracci , talmente convulso che ho rischiato di baciare perfino un facchino. E infatti ecco davanti a me, di spalle, la mamma di Smemo.

Oh…ma è una…

SIGNORA!!!”

Lei ha fatto un balzo spaventata portandosi una mano sul cuore. Manca poco mi si travaglia.

“Ti prego…” mi fa timidamente “Non chiamarmi signora”

“No signora”

“Chiamami Laura”

“Sì signora Laura”

“Dammi del tu!”

“Non ce la faccio signora”

“Mi fai sentire vecchia!”

“Mannò signora!Macchè vecchia!La chiamo signora perché lei è una mamma!”

“Perché tu cosa sei?”

…………..

…………….

“Benvenuta Laura!Vieqquà!Quanto sei topa!Stasera ci mettiamo il tacco 12?”

Smemomamma spaventata a morte dalla mia idiozia ha preso sua figlia per un gomito e le ha sussurrato “La prossima volta che fai una gita, le amiche te le scelgo io, chiaro?”

Ci dividiamo in due gruppi. Uno aspetta Annalisa che arriva da Bari (pazzia pura) e un altro va a posare le valigie in albergo. Prima di tutto questo mi ero messa quasi davanti a un treno ad aspettare Nino e Italo quando loro erano già in albergo da due ore. Ognuno ha gli amici che si merita.

Io, Fefè, Catefie e Elisa aspettiamo Annalisa che si è sciroppata una roba come 8 ore di treno.

Inganniamo il tempo facendo il nostro curriculum vitae a voce alta. Se non c’hanno rinchiuso in quel momento non lo fanno più. Sembravamo quattro dell’alcolisti anonimi.

“Ciao sono Elisa…”

In coro “Ciao Elisa”

“…e sono sobria da un mese. Faccio l’impiegata e nel tempo libero blog raduni…”

Abbiamo fatto pure le foto sul muretto delle scale rischiando di andare di sotto, visto che siamo agili come gazzelle zoppe.

Finalmente arriva Annalisa vestita come se arrivasse dalla Lapponia. Da notare che sabato a Bologna c’era un tempo che nemmeno ad Agosto. Ventototto gradi. Annalisa con un piumino di pelo di gnù, stivali imbottiti e maglione di lana merinos e una strano pallino in mezzo alla fronte. Dubbiose abbiamo chiesto:

“Ma ti sei data all’induismo?”

“Vieni da Bari o dall’Alaska?”

“Per essere qua ora, quando sei partita? ‘na settimana fa?”

Le risposte sono state. “A Bari faceva freddo, non è induismo ma pomata per proteggere un brufolo,

non so manco io quando sono partita, vi dico solo che nel frattempo i peli delle gambe son diventate delle mangrovie”

Felici e contente di averla con noi abbiamo raggiunto il gruppo e siamo andate alla ricerca del cibo.

Venivamo scacciati via da qualunque ristorante perché era tardissimo ed aravamo veramente troppi.

Ne abbiamo trovato uno che mosso a compassione ci ha dato da mangiare, non prima di averci diviso quasi i fila per due. Minacciandolo di fare una scenata ha optato per due tavoli.

Io son capitata insieme a Paola, Smemo, Ilariagnè,e ahimè Annalisa.

Dico ahimè per questo motivo:

Cameriere: “Volete ordinare?”

Simo e Ilariagnè “Per noi un Piatto Primavera!” Tempo: 10 secondi e mezzo.

Paola e Smemo “Per noi un insalata mista con tonno!” Tempo: 9 secondi

Annalisa: “……mmmh….vediamo….(il menù l’aveva in mano da 15 minuti) …allora….(il cameriere batte il piedino)….bhè….mmh….(Io, Ilagnè, Paola e Smemo la guardiamo mentre ci passa un Vismara davanti. Una fame che non vi dico)…sì…potrei…..(cameriere che la incita)…

Ecco…una piadina…”

Cameriere: “Perfetto!”

“Aspetti, mica ho finito. Allora, con pomodorini non verdi, maturi ma non troppo, con rucola, appena colta se è possibile e dei funghi. Freschi.”

“Guardi i funghi se la scaldiamo non vanno bene perché si ammosciano…”

“Va bene, allora toglie i funghi, lì lascia lì poi intanto lei la scalda, ma toglie pure i pomodorini e ci mette l’origano, poi la ritira fuori e ci mette i funghi che (per cortesia) mi cuoce a parte, senza prosciutto mi raccomando, qui c’è scritto ma lei mi ce lo toglie. Mi raccomando la rucola sopra i pomodorini e non sotto e i fughi adagiati a mo’ di mosaico….”

Il cameriere le ha strappato il menù di mano e ha sbottato “Ho capito tutto! La faccio come dico io!” Manca poco le da pure due schiaffi.

Quando è tornato era una semplice pizza bianca con pomodori e rucola.

Abbiamo mangiato avidamente e dall’altro tavolo non volava una mosca. Arrivavano solo frasi tipo “Che buona questa pasta panna e salsiccia, con ripieno di tacchino trifolato al cinghiale in umido”. Stiamo attente alla linea. Noi.

Al momento delle ordinazioni del caffè il cameriere quando è arrivato al nostro tavolo è diventato verde e ha ingurgitato un barattolo di calmanti “Chi vuole il caffè?”

Quasi tutti hanno alzato la mano tranne Annalisa

“Perfetto!”

“No aspetti, manco io!”

Il cameriere l’ha guardata e ho letto distintamente “E ORA CHE COSA VUOI GRAN ROMPIMENTO DI COGLIONI CHE NON SEI ALTRO”

Annalisa senza fare una piega ha cominciato “Un caffè ristretto in tazza grande con poca schiuma fatta con latte scremato, un po’ macchiato ma con latte tiepido e non freddo, possibilmente appena munto,il caffè di buona marca non decaffeinato, senza cioccolatino, abbastanza caldo ma non troppo…”

Il cameriere se n’è andato senza nemmeno ascoltarla e le ha portato un caffè normale.

Dopo averlo minacciato al telefono finalmente arrivano Nino e Italo. Il primo lo saluto abbracciandolo stretto stretto, il secondo, spaventato, si è tirato indietro e ha esclamato “Nino!Ma chi è questa donna, così aggressiva ed eccessiva?!”

Io “Ma non rompere le palle!”

“E pure volgaVe!”

“Ma stai zitto e fatti salutà!”

Si sono seduti al tavolo e ho constatato che Italo è un uomo magnifico, ma che dico magnifico, stupendo, ma che dico, DEPPIU’!

(Italo ha detto davanti a tutti che Simo è una bella donna, con un bel culo a mandolino, che dimostra 25 anni, che potrebbe fare la modella ed è pure stra-simpatica, colta e intelligente. Ndr)

Ho anche constatato che Nino me lo ricordavo più simpatico.

“Nino, come stai?”

“Io bene, ma te ti vedo ingrassata”

“Vaffanculo”

“No davvero, stai bene però, magari un po’ di rughe, ma non si vedono”

“Assorate”

“Stavi meglio senza frangia”

“Vaiammorìammazzato”.

Quando si dice l’amicizia.

Tutti insieme poi abbiamo fatto un giro alla cazzo di cane per Bologna, scattando foto alla rinfusa, come dei turisti impazziti, fino ad approdare in un locale scicchissimo per berci qualcosa. Io mi son seduta su una poltrona che sembrava quella di Fantozzi. Mi son messa seduta e mi sono ritrovata in terra. Io e Italo con una sete allucinante abbiamo chiesto subito una damigiana di qualsiasi liquido, mentre Catefiè, vista la mia vicinanza si è data all’alcol e ha preso una birra.

Mentre eravamo tutti lì a bere e darci pacche sulle spalle come degli irlandesi ‘mbriachi, arriva una stangona mora: Veronica. Si siede con noi e facciamo tutti un sospiro di sollievo perché abbiamo appreso che è l’unica che vive a Bologna e che ne è consapevole. Sapeva le strade!!! Wow!

Durante le nostre risate per un nonnulla facciamo tutti un OOHHH!!! all’arrivo di Sonia con la piccola Serena. Una ME-RA-VI-GLIA. Lei e la bambina. La piccola Serena infagottata nel mammarsupio (vi prego) sembrava un dipinto, il bambinel Gesù nei quadri, da quanto è bella. E Sonia che fa la mamma con una tranquillità invidiabile, con la stessa dimestichezza con la quale io sbuccio le patate A turno l’abbiamo tenuta in braccio. Ovvio che con me ha pianto. Ha tirato un urlo appena mi ha visto e non si più chetata. Con Ilagnè invece c’è stata buona buona (ha capito che qui Disney ci cova). Hanno provato a darla in braccio a Nino che ha detto “Per l’amordiddio!” e poi a Smemo, ma la sua mamma è intervenuta dicendo “Fossi in voi non lo farei, mia figlia in mano non regge nulla,qualsiasi cosa le si dà, le casca di mano”

Forse è meglio di no.
La piccola Serena però ha fatto una scelta: Italo. In braccio a lui manca poco si fa fare anche un tatuaggio. Sos Tata gli fa una pippa.

Dopo aver bevuto anche nei bicchieri degli altri ci siamo incamminati a fare un po’ di Topashopping insieme a Pica che finalmente era arrivata dopo aver passato una nottata da incubo. Scriverò un libro narrando le sue dis-avvenure (sennò non era amica mia). L’ho trovata comunque in formissima nonostante la notte insonne. Negli occhi (come sempre) ha una luce speciale, ma questa volta ancor di più. Ovvio, era felice di vedermi!O era contenta di aver organizzato perfettamente una cosa alla quale teneva molto.Abbiamo girovagato per negozi toccando tutto e comprando quasi niente. A parte Elisa che ci ha chiamate davanti al camerino per dare i voti a ogni cambio di jeans. C’è chi si è comprato un paio di mutande, chi dei pantaloni e chi come Cate una cartina di Bologna. Meno male che c’era Santa Veronica.

Verso le sette siamo ritornate all’albergo per attoparci un po’ in vista della cena e come delle cenerentole del 2000 siamo passate dal grembiule alla minigonna giropassera come quella di Paola. Annalisa ovviamente era in ‘preparazione’già da tre ore.

Vi dico solo che col tacco 10 ero al pari di Catefiè, sotto di una decina di cm da Veronica e arrivavo alla spalla di Pica. Quanto m’ha voluto male la natura!Non solo senza tette ma anche di un banale 1.70!

Però devo dire che abbiamo usato dei piccoli trucchi:

Io i pesci di silicone nel reggiseno

Catefiè un po’ di trucco per uno sbattimento di ciglia stratosferico (fosse mai che così facendo stende uno)

Paola minigonna giropassera

Annalisa un vestito fatto di velcro che bastava prenderlo tra due dita e lo strappavi come i pantaloni dei Centocelle

Serena ha abbandonato lo stile High school ed è diventata, “Bella, bionda e dice sempre sì”

Elisa si è attopata togliendosi pure gli occhiali e manca poco si pianta nella porta

Cate sull’attillato forte con un braccialetto che pesava più di lei

Ilagnè con un maglioncino alla ‘baciami subito’ ma con sotto la canottiera con Minnie. Quando si dice essere una topa.

Pica che dandosi una spazzolata ai corti capelli ha detto “Sono pronta!”. Quando una donna è perfetta già di suo.

Smemo col tacco 10 era fantastica. Peccato che a fine serata i suoi piedi sembravano due peperoni alla griglia. Rossi e prendevano fuoco.

Smemomamma, sobria e rassicurante come sempre.

Fefè con una camicetta a pallini che se la fissavi per cinque minuti ci potevi vedere un disegno in 3D che consisteva nella raffigurazione della Gioconda.

Partiamo per il ristorante e ci raggiungono poco dopo i Top Gun e Veronica.

Nino nel frattempo è diventato più simpatico perché mi ha detto “Stasera sei proprio bella”

Temo che Italo lo abbia pagato. Anche profumatamente. Poi è arrivata Sonia, con il marito e la piccola Serena che ha cominciato a piangere appena entrata e haimè non ha più smesso. Io nelle sue lacrime ho letto “Cazzo, mamma! Già oggi mi son dovuta sorbire questi rinco e pure stasera? Ora ti pianto un capriccio che te lo ricordi finchè campi” e a quel punto ha inserito la sirena e non c’è stato verso. Il suo papà ha provato anche a tirarle del vino addosso (piccolo incidente), ma lei niente. Sfiniti e amareggiati hanno abbandonato il campo. Uno a zero per la piccola Serena. Ma il pubblico oltre che comprendere le ha dato pure ragione. Nel ristorante sembrava di essere in una sauna.Manca poco dal caldo piango io, figuriamoci lei.

Mentre siamo lì che mangiamo quasi tutti carne bensì sia un ristorante vegetariano, abbiamo avuto la bella sorpresa di avere con noi la nostra scrittrice preferita Federica Bosco, che essendo vegana ha guardato in malo modo quasi tutti presenti ed è stata lì lì per andarsene. Paola e Catefiè che si stavano a magnà la bistecca hanno prima cercato di nascondere il piatto sotto la maglietta, ma poi fallito il piano hanno esclamato “A noi manco ci piace, l’abbiamo presa perché costava poco”. Federica si è seduta al tavolo con noi mangiando un piatto ordinato da qualcun altro (bisogna sempre scoprire di chi era) e ci ha regalato delle borsine fatte a fragola. Della serie “Donne, andate a fa la spesa!” Mitica.

Io ho fatto il giro dei tavoli sedendomi, chiacchierando e abbracciando tutti manco fossi una escort.

Quando siamo usciti dal ristorante il tempo era cambiato e abbiamo salutato Federica con i ghiaccioli al naso e imprecando dal freddo porco. Tutte ci siamo pentite di non aver messo la tuta da neve e i doposci.

In albergo abbiamo tentato di fare come sempre il pigiama party, ma la Pica appoggiandosi un attimo al muro si è addormentata in piedi e abbiamo capito di dover dormire quando abbiamo fatto dei discorsi strani tipo:

Elisa: “Oddio! Vedo una luce rossa!Alieni?”

Catefiè: “E’ la lucina dell’allarme anti incendio. Dormi”

Simo “Eli, ti vedo più vicina, sarà stato il vino?”

Elisa “Ti si è mosso il letto, cretina”

Pica “Non riesco a prendere sonno”

Tutte “Qual è il problema?”

Pica “La stanza non mi piace…aspè che cambio qualcosa” e si è messa a spostare i mobili nella stanza come un operaio dei magazzini Aiazzone.

Finalmente crolliamo.

La mattina ci svegliamo di buon umore con degli argomenti felici: problemi di intestino e suicidi.

La Pica non ha dormito una mazza

Elisa ha starnutito tutta la notte

Catefiè ha dormito e in silenzio

A me hanno detto che ho dormito ma ho fatto dei grugniti che sembravo un cinghiale in amore.

Nell’altra camera non ho idea di cosa sia successo ma erano pronte, belle e profumate mezz’ora prima di noi. Penso abbiano riposato meglio.

Ci ritroviamo tutti per andare un po’ in giro aspettando pure i mariti e la Chicca.

Quando è arrivato Andrea gli ho chiesto “Amò, dimmi la verità, ti son mancata eh?”

“No, son venuto perché quando mi ricapita di vedere tante tope tutte insieme?”

Ottimo.

La Chicca, con la famiglia al seguito, quando è arrivata sembrava appena uscita dal Cocoricò di Riccione:tacco 12 e scollatura mozzafiato e talmente abbronzata e riccioluta che sembrava Afef. Dopo averla stritolata in un mega abbraccio l’ho affidata a Cate che sa come prenderla. Questione di ricci, mica per altro. Lei ci ha minacciato “Guardate di considerarmi sennò vi mando 87 mail al giorno e vi intaso la posta!”

Abbiamo pranzato tutti come una grande famiglia, ed è stato bello bello bello.

Di questo week end avrò dei ricordi sparsi che vagheranno e riaffioreranno nel mio cervello alla rinfusa insieme a questa canzone:




le bimbe che mi prendono per il culo perché non capiscono tanti vocaboli pisani che manco mi accorgo di dire, come gommino, ritrosa, mi fa male la vita, oimmena, oioia, e chi più ne ha più ne metta.

Chicca che mi minaccia mentre ride e non le credo manco un po’.

Catefiè che mi confida: “Due ore ce la posso fare, ma a sopportarti due giorni c’è da morì” e non credo nemmeno a lei.

Elisa che mi fa il book manco fossi la Bellucci

Fefè che tenta con una calma impressionante di spiegarmi il suo lavoro e io che non capisco una beata.

L’abbraccio di Cate che diceva “Finalmente!”

Laura e Smemo insieme con una complicità mamma-figlia da far invidia

Paola che mi fotografa sotto la scritta OLTRE, ma lei è DEPPIU’.

Annalisa che si trasforma ogni volta, e c’è stata nonostante i chilometri

Sonia, la piccola Serena e il resto della famiglia così belli e unici

La sicurezza di Serena così giovane ma già così ‘autonoma’

Il sorriso di Veronica che toglie il fiato

Nino e Italo che si guardano, mi guardano e mi fanno ridere.

Ilagnè che ho ri-trovato con gioia dopo averla persa un po’, ma si sa, io sono così. Solo gli idioti non cambiano mai idea.

Pica con i suoi occhi che parlano senza bisogno che dica niente.

Tutti loro, così fantastici che assecondano la mia pazzia invece di frenarmi. Loro, così amiche, così speciali, così uniche e insostituibili. Loro che mi fanno sentire amata e specialosa. Loro alle quali voglio un mondo di bene e che hanno reso questi due giorni Super-bellissimi.

Vi lovvo.

E vi taggo (su FB)

P.S. BOIA DE’!

Aggiungo le foto un po' alla volta..



Post in evidenza

 

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails