CANDY CANDY




C'era una volta un'orfanella di nome Candy che fu abbandonata insieme a Annie in un orfanotrofio che si chiamava 'Casa di Pony'. È già qui ci sarebbe qualcosa da obiettare, perché ti immagini le bambine con code di cavallo azzurre e fluenti, che parlano con unicorni coi colori dell'arcobaleno. Ma i Minipony verranno anni dopo.
Comunque.
La nostra sfigatella Candy come amico chi c'ha? Un gatto? Un cane? Un amico immaginario? No, un procione, animale notoriamente addomesticabile come un orso marsicano che non mangia da otto mesi. Però il suo sfregarsi le zampette continuamente ce lo rende simpatico come Anna Moroni a La prova del cuoco: "Te le sei lavate le mani, tesoro?"
Un giorno sulla collina Candy ha una visione. No, non siamo a Medjugorje e non è la Madonna, ma un tipo con il kilt che suona la cornamusa. Lei pensa: 'vuoi vedere che è quel gran pezzo di gnocco di Mel Gibson?' invece le va male perché è un biondino slavato che perde pure una spilletta mentre danza manco fosse un Roberto Bolle sbadato qualsiasi. Ma anche qui non poteva essere Mel Gibson perché Brave Heart è arrivato dopo. Comunque.
La nostra Candy viene adottata da una famiglia in cui ci sono due figli simpatici come una rettoscopia e viene costretta a fare la cameriera e pulire le stanze. Dopo aver lucidato pure lo zerbino, la nostra Candy riconosce il tipo ballerino con il kilt e scopre che si chiama Antonio, Antony per gli amici. Non fa in tempo a di' 'Mmh, però... chissà se suona pure il trombone', che questo je more cadendo da cavallo. A lei piglia male e al grido di 'Mai una gioia!' torna all'orfanotrofio sperando che al posto dei pony ci sia uno stallone pronto a consolarla. Tra un cavallino, un trombone e un arcobaleno, la nostra Candy cresce e viene invitata a studiare a Londra in un prestigioso college. Qui incontra degli amichetti suoi che si chiamano come due marche di scarpe (Archie e Stear) conosciuti anni prima e pure Neal e Iriza della prima famiglia adottiva. Sì, lei è quella simpatica come un reflusso gastroesofageo. Qui Candy incontra Terence che con la tempra del maschio alfa le fa capire di non avere né una cornamusa, né una chitarra, ma se vogliono mettere su una band lui ci sta: lei suona il piano, lui la tromba. Ovviamente con lo gnocco di turno l'amore poteva essere solo travagliato: le persone gli si mettono contro, lui vuole essere portato in esterna da un casino di pretendenti e Candy deve gestire Iriza che invece di esclamare 'No, Maria, io esco!' fa uscire Candy dalla scuola. A quel punto la coppia si divide: Terence tenterà la fortuna di attore e verrà preso due anni dopo a Cento Vetrine e lei farà carriera come infermiera a Chicago ripiegando, nel tempo libero, come ballerina in un Night Club facendosi chiamare Caterina Zeta Jones. Qui tutto sembra evolversi per il meglio, ma NO. Terence invita Candy a uno spettacolo, l'amore sembra riacceso, ma poi una collega si fa male a una gamba, lui dice 'è colpa mia se mo' va zoppa' e decide di sta' con la tipa anche se non la ama. Sta tipa però capisce che lui sta con lei solo per pena ma ama Candy, quindi per lasciare campo libero si vuole uccidere ma Candy la ferma in tempo al grido di 'Ma nun fa cazzate, ma per un omo? MA TE PARE?' e lascia di nuovo Terence. Si ritroveranno anni dopo da Maria De Filippi a C'è posta per te.
La stagione finisce con Candy in compagnia di un certo Albert William Andrew che, detto tra noi, c'ho sempre da capi' chiccazzoè.

Recensione: Bridget Jones's Baby

                                                                                       (Foto: https://en.wikipedia.org/)


Allora, c'è questo pensiero comune che la famosa Bridget Jones (nata dalla squisita penna di Helen Fielding) sia di fatto una sfigata. Ora, parliamoci chiaro: una che si fa Daniel Cleaver (Hugh Grant), Mark Darcy (Colin Firth) e infine Jack Qwant (Patrick Dempsey) vi pare una sfigata? 
Comunque.
Il terzo capitolo della saga si apre con la nostra beniamina parecchio più magra, un po' invecchiata e abbastanza rifatta. Lavora in uno show televisivo e fa quello che faceva Boncompagni con Ambra: suggerisce frasi a cazzo nell'auricolare. Ovviamente la sua migliore amica è quella che riceve suggerimenti ad minchiam e invece di dirle 'posa il fiasco perché me fai fa' figure demmerda', si mette d'impegno per trovarle un uomo. E dove vanno? Dalla De Filippi a Uomini&Donne? No, la trascina tipo a un rave al grido di 'sesso, droga e rock and roll' e le dice "Ti ho portata qui perché ti devi sbloccare, devi ritrovare la gioia di vivere quindi devi fare sesso col primo che incontri!"
Praticamente si deve trasformare in breve tempo in una ornitologa: deve circondarsi di uccelli.
E secondo voi qual è il primo uomo che incontra? Danny De Vito? Jack Black? Woody Allen? No, PATRICK DEMPSEY. Ma pensa te che culo. Dopo averla salvata da una pozzanghera di fango nella quale lei era caduta (citando pure Cenerentola) lei pensa "Ma guarda questo che carino." Ma mica pensa a quello che le ha detto l'amica, ennò! Perché la nostra Bridget è pur sempre una stordita.
Fatto sta che Bridget perde la sua amica durante 'sto rave e cammina cammina, cerca che ti ricerca, entra per sbaglio in un alloggio di questa fiera della porchetta (una tenda tipo riserva indiana) e chi ci trova dentro? Toro seduto? Geronimo? Balla con le pantegane? No. Ci ri-trova Patrick Dempsey. Quando si dice la fortuna! E lo trova vestito di un'armatura? NO. Lo trova a LETTO, NUDO.
Qua da commedia diventa un film di fantascienza. Ma ancora non è finita siore e siori, perché senza manco conoscersi lui che fa? La invita a dare 'una ramatina' (Ceccherini ne 'Il Ciclone' cit.). In men che non si dica lei si fa Patrick Dempsey e torna al suo lavoro felice e contenta. E ce credo, pora cocca.
Pochi giorni dopo purtroppo è al funerale di Daniel (In teoria, perché in pratica il corpo non si trova, ndr) e lì incontra Mark Darcy che però (Mica le puoi avere tutte vinte!) è sposato. L'attrazione c'è ancora, l'affetto pure e dopo poco (ma allora dillo che c'hai più culo che polmoni, fija mia) lui le dice che sta divorziando, che la ama e bla bla bla e finiscono a letto. TUTTO STO BEN DI DIO NEL GIRO DI UNA SETTIMANA.
Mentre la sua amica le dice "Sono felice che tu mi abbia preso in parola, ma datte na carmata che c'hai più uccelli intorno te che una voliera" la nostra Bridget scopre di essere incinta. Ovvio che non sa manco da che parte girarsi e comincia la diatriba "Chi sarà il padre, Mark o Jack?" Io intanto le urlavo dal televisore "Che te frega, sarà figo a prescindere!".
Con la gravidanza facciamo la conoscenza della ginecologa che tutte vorremmo avere: una splendida Emma Thompson carica di ironia, sarcasmo e cinismo. Guiderà Bridget per tutta la gravidanza al grido di "Ma che te ne fai degli uomini? Tanto la devi far uscire te una testa grossa come un melone da un buco piccolo come una nespola, mica loro!"
Inizia così la guerra tra i due padri: chi le porta il caffè, chi le brioches, chi le fa i massaggi, chi le regala fiori. Alla fine  lei li sfancula tutti e due perché "Sì, sei molto bello, hai fatto Grey's Anatomy, sei un icona sexy di mezzo mondo e la Fruzzetti per te scalerebbe anche il K2 con sua suocera sulle spalle, ma NO. Non mi garbi." e "Voglio Mark, voglio Mark, voglio Mark, ma tho, guarda è con sua moglie quindi anche se aspetto un figlio da lui sai che c'è? Fanculo. Non lo voglio più."
Praticamente Bridget non ci sta a capi' più un cazzo.
Arriva il giorno del parto e la nostra Bridget (che viene licenziata a forza di dare suggerimenti di merda, vestirsi come mi'nonna e scambiare un autista per un generale) ha accanto comunque i due uomini. È chiaro a tutti, pure alla ginecologa, che Bridget pende un po' di più per il buon caro vecchio Mark, ma fino alla fine non si scoprirà chi sia effettivamente il padre.

(Voci di corridoio fanno sapere che dopo il film centinaia di donne sono entrate a sorpresa nelle tende di indiani, circensi e campeggiatori con la speranza di trovarci un Patrick Demsey nudo qualunque che, facendo l'occhiolino, domandasse loro: "Dos il ramatos? Eh?" 




Che ne sanno

(Foto: tablettv.it)

Laura è una donna piacente. Non giovanissima ma la cura che ha di sé, le cancella qualche anno. Ha sempre i capelli a posto, ma poco trucco, anzi quasi niente. Lascia scoperte le piccole rughe e qualche imperfezione.
Laura è alta e ha un viso comune, ma è il suo corpo che attira l'attenzione: è tonico, forse merito della ginnastica fatta anni prima. Ed è lì che lei gioca. Ha il viso di una cinquantenne con il corpo di una trentenne.
Laura ama vestirsi bene, portare le gonne sopra il ginocchio, osare con le calze e i tacchi alti. Se lo può permettere, li sa indossare, ha un bel portamento, come direbbe mia madre. Ma è una cinquantenne che osa con le calze audaci e con i tacchi. Le persone buone e in pace con loro stesse vedono in lei una bella donna che si cura. Altre persone la vedono diversamente. La vedono troppo sfrontata, spudorata, anche un po' volgare. Le frasi come 'non ha più vent'anni ma dove crede di andare' nemmeno si contano più, come se averne cinquanta fosse già una condanna a morte.
E Laura, alla morte, è stata quasi condannata prima di riuscire a godersela questa vita. Ci sono giorni i cui, alla vista delle ultime analisi e delle terapie che deve affrontare, decide di farsi bella. Indossa una gonna attillata, le calze con la riga, i tacchi più alti ed esce. Decide di regalarsi una colazione al bar e compiacersi se un uomo le paga la colazione. Decide di sorridere a chi le fa i complimenti e ridere di gusto per una battuta un po' osé. Decide di lottare e non buttarsi giù prendendosi cura di se stessa, facendo qualche spesuccia pazza, andando dal parrucchiere sempre più spesso e regalandosi qualche dettaglio lezioso.
Laura, puntualmente, riceve occhiate da altre donne che, seppur riconoscendone l'avvenenza, la ammoniscono perché è troppo appariscente, per la gonna troppo corta, per i tacchi troppo alti.
Un ammonimento che sa di invidia, per quel suo modo di fare sempre cortese, per il suo sorriso, per la sua educazione, per quel corpo esaltato da abiti che le sembrano cuciti addosso.
Sapessero la verità, cara Laura. Sapessero quante volte hai risposto al mio 'Come va?' con un 'Per ora va.' Sapessero quante calze o quante scarpe servono per allontanare dalla mente quello che devi affrontare. Quanti rossetti e messe in piega servono per cancellare la paura. Ma loro non lo sanno. E lasciamole parlare, lasciamo che ti guardino andar via fasciata nel tuo nuovo vestitino, l'ultima coccola prima dell'intervento, fantasticando su un ipotetico amante che ti aspetta. Lasciamo che vivano nella cattiveria, nell'ignoranza e nel pregiudizio.
Lasciamo che vivano, come solo sanno fare: da inconsapevoli.
Che ne sanno loro di come si lotta.


State lontani




State lontani da chi vi affossa, da chi, davanti a un vostro sogno o progetto, scuote la testa con un "Ma lascia perdere!" o "Non ne vale la pena." Se ci credete  veramente, ne vale sempre la pena. E voi siete lì per dimostrarlo.

State lontani da chi gode dei vostri insuccessi. Non vi avvilite però, godrebbero ancora di più.
Trasformate la vostra rabbia in qualcosa di costruttivo, di più forte e riprovateci. Non è facile, ci vuole allenamento, ma alla fine ci si riesce. Garantito.

State lontani dai pessimisti, da chi vede sempre tutto nero, chi non riesce a scorgere niente di positivo in questa vita. Se non vi allontanate, piano piano vi trascineranno nel buio con loro. State lontani non solo da chi vede il bicchiere mezzo vuoto ma da quelli che non vedono manco il bicchiere.

State lontani da chi tira fuori il peggio di voi. Sono persone negative, che vi intossicano piano piano come un veleno insapore e inodore, trasformandovi senza neanche rendervene conto in persone sgradevoli.

State lontani da chi non sa ridere. Da chi non capisce l'ironia, da chi non capisce le battute o meglio: da chi le capisce ma non ride per non darvi soddisfazione. Quelli in effetti sono i peggiori.

State lontani da chi vi critica, sempre e comunque. Da chi vi fa sentire un inetto, insignificante. Nel mondo ci sarà sempre qualcuno migliore di voi, questo è certo,  ma non per questo dovete sentirvi inferiori.

State (ancora più) lontani da chi vi ha lasciato andare. Non affannatevi, non rincorrete chi non vi vuole. Concentratevi piuttosto da chi fa di tutto pur di incontravi, anche solo per un caffè al volo.

State lontani da chi, non sapendo dove colpirvi, lo fa su un difetto fisico. O meglio: su quello che loro pensano sia un vostro difetto fisico. Magari voi, nel tempo, ne avete fatto un punto di forza.

State lontani da chi non vi capisce, da chi vi fraintende sempre, da chi non viaggia sulla vostra lunghezza d'onda. La vita è troppo breve per spiegare alcuni concetti a chi non è predisposto all'ascolto.

State lontani da chi non ha empatia, carità cristiana, da chi è severo con se stesso e con gli altri. Da chi, prima di agire, pensa sempre a un tornaconto. Da chi non dà, ma pretende. Da chi critica ma non muove un dito.

State lontani da chi polemizza su tutto. Dai bastian contrari. Da chi sale in cattedra e sentenzia senza conoscere. Da  chi non sa motivare una scelta, da chi non sa argomentare una decisione presa, da chi crede a qualsiasi cosa gli venga detta o messa sotto gli occhi, da chi non si informa, da chi segue la massa a occhi chiusi, da chi è sprovvisto di spina dorsale.

State lontani dagli invidiosi. Dagli arroganti. Dai presuntuosi. Da subito.

Invece:

Circondatevi di persone che, davanti a un vostro sogno o progetto, vi incitano con un "Provaci! Io sono con te." o "Non so se sia una buona idea, ma ti appoggio. Sono qui."

Circondatevi di persone che esultano per un vostro successo, di persone che vi stanno vicine e sono realmente felici per ciò che di bello vi accade. Perché è facile stare vicino a una persona in un momento critico ma è ancora più difficile farlo con bontà quando questa raggiunge il successo o un sogno.

Circondatevi di ottimisti, di chi riesce a vedere uno spiraglio di luce nel buio più totale. Circondatevi di speranzosi, di persone che sanno ridere nonostante tutto, che sanno cogliere il bello della vita, che hanno fatto della gratitudine quasi uno stile di vita.

Circondatevi di persone che vi fanno stare bene, che vi fanno dimenticare anche solo per un'ora tutti i casini che avete. Circondatevi di chi tira fuori il meglio di voi stessi, di persone che vi fanno spostare i paletti che vi siete imposti, facendovi diventare persone migliori. E tenetele strette queste belle anime.

Circondatevi di persone che hanno fatto del loro sorriso l'arma con cui abbattere tutti i mali del mondo.

Circondatevi di persone che vi fanno sentire importante. Di persone che vogliono ascoltare il vostro parere, la vostra voce, cosa avete da dire a proposito di alcune questioni. Circondatevi di persone positive.

Circondatevi di chi vi tiene stretto, non solo in un abbraccio, ma nella sua vita.

Circondatevi di persone che vi dicano "Sei bellissima," anche quando l'umore è sottoterra e l'aspetto pure. Di chi riesce a farvi un complimento per tirarvi su,  chi contribuisce con mattoncino su mattoncino, a costruire la vostra autostima.

Circondatevi di persone che  vi capiscono al volo, di quelle che 'basta uno sguardo', di persone che viaggiano sul vostro stesso binario. Sarà un viaggio indimenticabile.

Circondatevi di persone sensibili, che si commuovono, che non provano vergogna a piangere in pubblico. Circondatevi di chi allunga una mano verso gli altri, di chi fa volontariato. Di persone che danno tanto senza pretendere nulla. Di chi è generoso. Di chi ama, ma col cuore.

Circondatevi di gioia e di calore. E non abbiate la paura di tagliare ponti, rapporti, amicizia o allontanare ciò che vi fa soffrire. È solo il primo passo per stare bene, con noi stessi e con gli altri per far sì di godere al meglio questa grande giostra che chiamano vita.



(foto da: psicoadvisor.com)

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