lunedì 21 maggio 2018

Il Royal Wedding

Sabato, a Londra, il sole splendeva come non aveva mai splendu… spleso… splendet… Vabbè, era una bella giornata. Evento raro, per giunta, perché trovare sole, cielo azzurro e temperature miti in Inghilterra, è come trovare dei capelli sulla testa di William.
Comunque sia è tutto pronto per il matrimonio dell’anno in cui Rosso malpelo impalma l’attrice americana, in un tripudio di festa e gaudio, ma sappiamo tutti che Harry ha potuto fare il cazzo che gli è parso tanto non sarà mai Re e quindi al grido di ‘Ma chi se ne fotte’ ha dato il via a una festa godibilissima.
I primi ad arrivare ovviamente sono gli invitati: agli uomini ho invidiato l’aplomb, alle donne il cappellino, a Victoria Beckham il marito. David, bello come solo lui può essere e accompagnato da una Vic   con la vitalità a metà strada tra la sposa cadavere e Morticia, ha dialogato con qualcuno, stretto le mani di qualcun altro e ci ha ingravidate tutte al primo sguardo rivolto alla telecamera. A quel punto potevamo pure spegnere che Harry&Meghan chi?
Ma decidiamo di andare avanti cercando di non digitare su Google ‘Indirizzo dei Beckham, come eludere la sicurezza’ –  ‘Immagini di David Beckham nudo’ e ‘Come far sparire Victoria Adams senza lasciare tracce’.
A un certo punto ci dicono che Meghan è partita con la limousine e tanti di noi, pur non vedendo un cazzo di qui a lì in condizioni normali, si lanciano in gridolini euforici tipo ‘Ho visto le scarpeee’, ‘Ha il reggiseno imbottitoooo’ e ‘Le hanno camuffato un neo sotto il fondotinta numero 65 della Mac nuance cammello morto’. E Meghan l’abbiamo vista solo di striscio offuscata dai vetri, dal riflesso sul finestrino e dal riverbero sullo sportello. Praticamente non abbiamo visto una fava, ma ciò non ci toglie l’illusione di essere possedute non solo da Enzo Miccio ma pure dalla vista di super eroe.
C’è anche George Clooney e Amal, i quali mi hanno ricordato pericolosamente Ambrogio e la signora vestita di giallo che ‘non aveva proprio fame, ma che aveva voglia di qualcosa di bono’. Stesse parole nostre alla vista di Beckham, praticamente.
Prima dell’arrivo della sposa, che con tutte ste premesse deve essere gnocca per forza, arrivano i due fratelli. Sarà che sono Principi, sarà che sono alti, sarà che trasudano corone e castelli da tutti i pori, ma li ho trovati molto belli. Ed è un bene perché vestiti a quella maniera, con la striscia rossa sui pantaloni neri, da Harry&William ai carabinieri Cecchini&Anceschi di Don Matteo il passo è breve.
Harry è visibilmente emozionato mentre Will per tutto il tempo non ha fatto altro che ridacchiare. Ho il sospetto che gli ripetesse a loop ‘Mo so’ cazzi tuoi, vedi nonna come te concia.’
I ragazzi si accomodano mentre fuori arriva la limousine con Carlo e Camilla. Lei indossa un cappellino molto sobrio che ricorda una gerbera rosa di 27 kg e mezzo, na roba che per usci’ dalla macchina hanno dovuto chiamare Luca Sardella per una potatura veloce veloce. Carlo invece in un completo grigio chiaro faceva la sua figura. Di merda, visto la compagna che si è scelto.
Poi arriva Sora Kate di bianco vestita con un nugolo di bimbetti, alcuni suoi alcuni in prestito, con una Charlotte deliziosa che saluta con la mano con la stessa disinvoltura con cui Tina Cipollari saluta Maria e con George già incazzato di prima mattina per essere stato obbligato a vestirsi da cassamortaro. Il piccolo Louis invece è a casa stravaccato sul divano, col biberon in una mano e il telecomando nell’altra che li guarda pensando ‘Meno male sono nato da poco. Che culo che ti c’ho. Baby sitter, allungami un’altra birra. E scusa per il rutto.”
Poco dopo arriva lei, Pantone 432, il mio evidenziatore Stabilo preferito, il mio lime del cuore, Queen Elizabeth di verde vestita. In origine il verde era salvia, ma mi si è inacidita via via in auto pe’ sta storia del matrimonio con l’attrice americana. Scende con sicumera come se avesse dei femori d’acciaio, per poco non chiude lo sportello in faccia a Filippo e se ne va da sola con la borsetta al braccio manco c’avesse da prendere il numerino alla Asl. Filippo, poco dietro e un po’ spaesato, invece guardava tutti pensando ‘Ma siete tutti qui per la tombolata?’
Betty e Fily si siedono l’una accanto all’altro su due postazioni già predisposte di cuscini, una padella, un catetere e l’ultimo numero di Cavalli&Segugi,  perché lei sa di annoiarsi a morte e magari preferisce leggere un po’. Infatti in TUTTE le foto ufficiali non fa un sorriso manco a mori’ e l’espressione dice ‘Prima di essere qui preferirei essere dal dentista per un’estrazione senza anestesia.’ Poi si ricorda di avere la dentiera e si indispettisce ancor di più cazziando pure Filippo che nel frattempo chiede ‘Il 65 è uscito?’.
Ed ecco che, con il rullo di tamburi e il soffio di mille trombe, arriva la Meghan. Scende dall’auto con naturalezza, roba che noi con quello strascico ci saremmo piantate nella portiera finendo boccheggianti sul primo gradino e invece lei no, sola e fiera va per la scalinata così decisa che ci chiediamo tutte se sotto al vestito abbia il tacco dodici o le ciabatte del dottor scholl.
Sorprendentemente non c’è nessuno ad accoglierla e questo è un messaggio chiarissimo ‘Sono una donna libera, forte, moderna ed emancipata. Sono una principessa semplice.’
Betty dall’interno ha bofonchiato ‘Se non stiamo attenti, questa oltre a Harry ci porta via il castello, le limousine, i gioielli di famiglia e i corgi.’  Filippo pare abbia risposto ‘Mi si è spostato il fagiolino, puoi ripetere l’ultimo numero uscito?’
Quando la sposa arriva all’altare la commozione è alle stelle, soprattutto la madre di lei è visibilmente scossa e pare abbia detto “Con questo matrimonio abbiamo fatto bingo!” Filippo ha risposto “Mannaggia stavo per uno!”
Il resto è storia: Harry commosso, William che continua a ridacchiare vedendo la capa di suo fratello e pensando ‘finalmente non sono pelato solo io’, sora Kate che guarda la sposa di sottecchi come per dire ‘sì sì, tutto bello, ma tanto non riuscirai a sparare i figlioli dalla patonza reale come ho fatto io’, Carlo che  vede tutto ma non dice niente, Camilla che non vede un cazzo con quel cappello e manco le file dietro (che nei momenti di pausa sono stati costretti pure ad annaffia’ la gerbera), la Betty una statua di sale imbalsamata incazzata col mondo intero, la Meghan che con un tenero sorrisino sta sicuramente pensando a come accaparrarsi tutto sibilando un ‘Con ‘sto matrimonio ho fatto 13!’ e Filippo che risponde ‘Sedici? Ha detto sedici? O tredici? Perché il sedici è uscito due numeri fa.”
Comunque.
Che al matrimonio c’era pure David Beckham l’abbiamo già detto?


lunedì 16 aprile 2018

Workshop Ewwa (due scrittrice in cerca di ispirazione)




                                                                                                      (Foto: movieplayer e blu-ray.com)



Ieri si è tenuto a Firenze il workshop firmato Ewwa 'Essere oggi un autore indipendente dalla produzione al marketing' dove siamo state letteralmente rapite dalle parole e professionalità (e anche simpatia) di Ricardo Fayet cofondatore di una piattaforma di servizi per autori. Tutto questo per dire che io e l'amica scrittrice Samantha non poteva assolutamente mancare e infatti, nonostante la sera prima ci fossimo coricate alle due dopo una serata di bagordi, alle 7.30 eravamo già in stazione con due borse sotto gli occhi nelle quali potevamo riporre il cambio per la palestra.
Con incedere deciso saliamo sul treno con l'intento di parlare di scrittura, ma in breve tempo i nostri discorsi sono stati: i figlioli, la scuola, il preparare cena, gli appuntamenti col medico, lo spauracchio della menopausa, i panni da stirare e mammamia non mi faccia di' nulla, che guardi l’artrite non mi fa dormire. Insomma più che Patricia Cornwell e Kathy Reichs sembravamo Nonna Pina e Nonna Abelarda in gita col prete.
Arriviamo a Firenze e visti i miei problemi di orientamento le faccio mettere il navigatore, il quale ci parla scandendo bene le parole come se fossimo due sceme. Come dargli torto.
Arriviamo all'evento dopo una colazione a base di burro sotto forma di cornetti e dopo essere scampate a un taxi che a momenti ci mette sotto. Quindi siamo vive, ma abbiamo il colesterolo a 600.
Il workshop, che ve lo dico a fare, è stato interessantissimo. Molte di noi si sarebbero portate Ricardo a casa, per poterlo interpellare al bisogno (tipo ogni due minuti) sui molti dubbi riguardanti i nostri libri.
Lui, con una flemma che io non arriverò mai ad avere manco se mi immergono per dieci anni in un barile di camomilla e mi imbottiscono di Xanax, ci ha spiegato come si crea una bella copertina (e qui qualcuna per poco non dava fuoco a tutta la propria serie), a come ci si muove con efficacia sui social (al che io ho dichiarato 'Guarda che io già vivo su FB non me pare il caso di condonare altre piattaforme), a chi rivolgerci per produrre un libro di qualità e poi consigli random ed errori da evitare che, in un momento di debolezza, ci ha fatto mormorare 'Era meglio se mi davo all'ippica.'
Salterei la descrizione della pausa pranzo che potrei riassumere così: due tipe che si scofanano due etti di carboidrati a testa conditi con del vino e un caffè che aveva il compito di tenerle sveglie, ma vista l'età lo sbadiglio post pranzo ha fatto capolino manco fossero al pranzo di Natale a casa de nonna prima della tombolata.
Ricardo nel pomeriggio arricchisce ancora il suo intervento e noi pronte e agguerrite come solo le signore di 'Uomini e Donne Trono Over' sanno essere, lo bracchiamo avide di sapere. Quando lo abbiamo salutato gli abbiamo detto: 'D'ora in poi ti scriveremo per ogni minimo dubbio', quindi lui già da oggi riceverà 84664784 mail al giorno dalle Ewwe. Sicuro.
Il ritorno a casa è stato un po' rocambolesco tipo che siamo passate da un cantiere invece che su un marciapiede domandandoci 'ma che strane queste strade di Firenze. Sempre state così?', siamo riuscite a perdere il treno (perché troppo intente a fare shopping), a momenti si perde anche quello dopo (perché troppo intente a spiare la gente in cerca di ispirazione per nuovi personaggi) e una volta salite abbiamo dovuto scegliere pure il posto adatto per evitare che la compare mi vomitasse nella borsa.
Una vola accomodate ci siamo confrontate sulle trame vecchie e nuove dei nostri romanzi:
'ma te come lo fai sparire il corpo? Comunque ho una vanga e non ho paura di usarla.'
'una calibro 38 l'hai mai usata?'
'Io devo cambiare tattica: l'ultimo che ho ammazzato l'ho buttato di sotto da una scogliera!'.
Poi è successa una cosa inaspettata: il signore asiatico davanti a noi ha sgranato gli occhi come un gufo imbalsamato, ha biascicato un 'Sorry!' ed è scappato letteralmente a gambe levate. SCAPPATO.
Giuro, non capisco perché. Si sarà dimenticato di aver lasciato il gas aperto, boh.
Peccato, poteva godere ancora della nostra compagnia: siamo due donnine così pacate.



lunedì 26 febbraio 2018

Il buongiorno si vede dal mattino

Quando guardo come fanno colazione quelli della pubblicità provo un misto di invidia e disagio pari solo a quando inquadrano il lato B di Belen fasciato da un tubino. Quelle cose che ti dici "Anche con tutto l'impegno, non ce la farò mai."
Avete presente no, tipo il mulino che vorrei o il Tarzan della foresta?
Allora: la mamma è superfiga, già truccata e pettinata alle 7 di mattina come se avesse dormito da un parrucchiere di Via Montenapoleone in compagnia di tre commesse di Kiko, già sul tacco 12, e fa colazione in tailleur.
Io sono così superfiga che se ti apro la porta alle 7 di mattina la prima cosa che fai è chiamare un esorcista, non sono truccata e ti c’ho due borse sotto gli occhi che da quanto sono capienti me le chiederesti in prestito per andarci in palestra. C’ho i capelli che sembrano il nido di una poiana, c’ho su delle ciabatte viola a pois gialli che all'occorrenza fanno scappare i piccioni nelle piazze, e indosso il pigiama antistupro che funziona anche se lo sbatto davanti agli occhi dell’aggressore al posto dello spray.
Il papà della pubblicità è bello rasato, allegro, ha la valigetta di fianco alla sedia e conta i pezzetti di cioccolato nella merendina improvvisando una tombola con quei bambini con le sembianze da cherubini.
Il Santo fa colazione in mutande, con un po’ di barbetta e ha i capelli gonfi che pare Napo Orso Capo. Allegro è una parola grossa e prima che connetta ci vuole un po’ (infatti l’ultima volta ha messo il sale nel latte), non ha la valigetta ma ha il portafogli e tutto l’armamentario sul mobiletto (così in ordine che per riconoscere la roba devo improvvisarmi Alberto Angela ed etichettarla come i reperti archeologici) e non conta i pezzetti di cioccolato. Perché appena sveglio è già tanto se arriva a 5. Col pallottoliere.
I bambini della pubblicità sono già belli svegli, puliti, pettinati, sorridenti, prendono le vitamine come se fossero smarties, sanno a memoria le tabelline, le poesie di Pavese, volendo ti spiegano pure la scissione dell'atomo e sono pronti per affrontare la giornata.
Alice a volte arriva in cucina e pare sia appena tornata da un rave. Spesso ha i capelli tutti davanti e non si cura nemmeno di spostarli. Non si riconosce il davanti dal dietro. Infatti a volte le bacio la nuca. Mi bacia e mi abbraccia e si accascia sulla panca. Ha il pigiama sbilenco, è scalza, e ha la verve di un bradipo in coma. Gli occhi sono attenti come quelli di un gufo con la congiuntivite e i movimenti sono lesti e veloci come Speedy Gonzales al compimento dei suoi 105 anni. Non solo non dice le tabelline, ma spesso manco sa come si chiama e le devi rivolgere la parola solo dopo che ha bevuto il latte. Ci sono giorni in cui guarda il telecomando chiedendosi come può, un oggetto tanto astruso, essere capitato in casa nostra.
Alla fine l'oggetto viene passato di mano in mano fino a che uno dei tre non trova la forza di pigiare il tasto di accensione e la voce di una giornalista a caso non si diffonde nella cucina.
A quel punto ci destiamo e mormoriamo "Tho! C'è vita sulla terra." 
Se anche tu ti sei riconosciuto in questo quadretto familiare, dimmelo. Ci sentiremo meno soli.

giovedì 15 febbraio 2018

Recensione L'AMORE INFEDELE



Ieri sera ho rivisto il film L'AMORE INFEDELE con il nostro Richard Gere.
La storia più o meno è questa:
c'è una tipa (gnoccolona anche col ciuffo sminchiato alla Meghan Markle) che, in un giorno di vento che manco a Trieste quando soffia la bora, si scontra con un tronista francese su un marciapiede. Dopo il primo approccio del 'mi scusi, non l'avevo vista' lui le propone di salire in casa sua a vedere la sua baguette. Lei sembra titubare, ma siccome ha un ginocchio sbucciato pensa 'sarà maglio che lo disinfetti che manco so' coperta dall'antitetanica.' Lui, una volta in casa, le offre un tè e già è chiaro che vorrebbe inzuppare il savoiardo.
Lei inizia un giochino (che sarà il tema di tutto il film) alla 'Mamma Cecco mi tocca. Toccami Cecco che mamma non vede', del 'Vorrei ma non posso', del 'Dai, solo una trombatina, ma sappi che sono sposata' e via dicendo. 
Quindi cede alle avances del francese e se lo ripassa in lungo e in largo che manco le vasche sugli Champs Elysees.
Il francese non è Richard Gere. 
Richard Gere è il marito.
Tradito.
Cioè, lei ha a casa un tronco di pino come il nostro ufficiale e gentiluomo e lo tradisce con un francesino di 28 anni.
Già qua l'avrei presa a sberle.
Oh be', direte voi, il giovincello è bello, aitante e la sbatte come una tovaglia sul terrazzo dopo il pranzo della domenica, ma io sono del #teamGere, quindi sprecate fiato. Lei, da tranquilla donnina tutta cazzi e chiesa, riesce a tenere nascosta la relazione, ma Richard mica è scemo. Solo cornuto. Quindi prima la fa seguire da un detective e poi affronta l'amico delle omelette, che gli apre seminudo appena uscita la moglie. Richard fa due più due: lui a petto nudo, il letto sfatto e lei appena uscita accaldata gli suggeriscono che forse lei non era lì per imparare ad arrotolare la R moscia.
Quindi offuscato dall'alcol e dall'ira prende una palla di vetro con la neve (regalo che fece alla moglie e lei STRONZA l'ha regalata all'amante) e gliela fracassa sulla testa. 
Il francese spira senza riuscire a dire manco 'Parblè!' e Richard Gere va nel panico: pulisce tutto, lava tutto, toglie le impronte, incarta il francese in un tappeto manco fosse un macaron e si avvia alla recita del figlio come se nel bagagliaio invece di un morto avesse una cassettiera ikea. Alla recita arriva un po' sudato e molto affannato e lei probabilmente pensa 'Vai, si è scordato di nuovo il Ventolin.'
Nel frattempo lei è pentita e mentre suo marito lavava il sangue dal pavimento con mastrolindo, decide di chiudere col francese. Infatti alla recita pare pensare 'Ma guarda te che gnocco di marito che ti c'ho, quasi quasi me lo tengo'.
La fine è questa:
-la polizia scopre che in un tappeto finto persiano trovato alla discarica c'è il corpo dell'amante.
-lei viene interrogata ma dichiara 'A me manco mi piace la michetta, figuriamoci la baguette, quindi no, non lo conoscevo, o meglio... forse sì... bho non so... comunque preferisco la brioche.'
-lei che scopre che Richard l'ha fatto fuori con una 'pallata di vetro' sulla testa, ma non si scompone, voglio dire, c'è scappato un morto, ma la palla come 'l'antico vaso', è stata portata in salvo.
-marito e moglie davanti alla centrale di polizia indecisi se entrare o meno.
Quindi non sapremo mai se lui si costituisce, se lei lo smerda a mo' di vendetta dopo due anni quando lui le dice 'Amo', ma te sei ingrassata?' o se fuggono insieme insieme a 'sta palla de vetro che, per inciso, faceva pure cagare.

#recensioni

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