giovedì 18 ottobre 2018

RECENSIONE: NOTTING HILL



                                                                              (Foto: Artstage,info)


Recensione NOTTING HILL:
Allora, c'è un tizio imbranato ma molto piacente che ha una libreria a Notting Hill specializzata in libri di viaggi.
Un giorno nel suo negozio entra una tipa per comprare probabilmente l'ultimo romanzo di Dan Brown, poi si rende conto della gaffe e ripiega sulla guida 'L'Andalusia, terra di corride e flamenco' pur parlando lo spagnolo come Ceccherini ne Il Ciclone. Lui la serve con professionalità, la riconosce come Anna Scott (l'attrice) dopo tre ore e un quarto, la saluta cordiale, ma poco dopo la piglia in pieno con del succo d'arancia della colazione. Lei, con la maglietta bianca nella quale adesso spicca un disegno giallo ocra di Kandinsky, lo sfancula per poi accettare non solo le sue scuse, ma pure di andarsi a cambiare a casa di lui, che guarda caso, sta proprio lì. Il classico tipo da uscio e bottega, diciamo. E tra una maglietta cambiata e un paio di mutande nuove, lei lo bacia. Così. A cazzo (ancora ci stiamo domandando il perché).
Qualche giorno dopo, quando ormai il nostro libraio in prenda alla disperazione si percuoteva con le guide Michelin, il suo coinquilino gallese, sobrio ed elegante come un rutto in chiesa, gli confida che forse forse la tipa lo ha cercato. William il libraio, dopo aver elencato tutti i film Disney dal 56 a oggi al concierge dell'albergo dove l'attrice risiede, finalmente riesce a strappare un appuntamento dove farà delle stratosferiche figure di merda parlando astronavi, cavalli, segugi e nonne morte in ospedale. Tuttavia, pur riconoscendo che è rintronato forte, lei si offre di accompagnarlo al compleanno a casa di amici dove festeggeranno il compleanno della sorella di lui, che si scoprirà essere una stalker a cui piace pettinarsi coi petardi. La cena, dopo un primo imbarazzo pari solo a quando vedi apparire tua suocera a cena che non avevi invitato, fila piuttosto bene, anche se alcuni commensali tramano su come abbattere la sorella di Will che è talmente eccitata da sembrare un chihuahua incazzato sotto anfetamine con problemi alla vescica.
Il dopo cena si conclude con un altro bacio in un giardino incantato al grido di 'Perdindirindina!' seguito da un invito a cena e cinemino. Insomma William Thacker uno di noi. Alla richiesta 'Sali da me?' di Anna, Will accetta pregustando di farle vedere la sua statuetta degli Oscar, ma anche qui MAI UNA GIOIA; una statuetta c'è già ed ha le sembianze di Alec Baldwin. Oltre a non inzuppare il savoiardo, Will viene pure scambiato per un cameriere e viene liquidato con un ‘Ah sì, mi porti anche due uova strapazzate.’
Lì per lì sembra finita, ma un giorno Anna, affranta e in lacrime, si presenta a casa di Will in cerca di consolazione perché dei giornali hanno pubblicato delle foto di lei ignuda di quando era giovane. Will la accoglie in casa, la porta nel confessionale e le dice ‘Che cosa posso fare per te, figliuola?’ lei gli risponde ‘Ho finito i savoiardi’ e lui capisce che ha lasciato Alec Baldwin. Ovviamente tra un savoiardo e l’altra ci scappa un tiramisù e la mattina, grazie a quel rincoglionito di scozzese che obbliga Will ad andare al cinema con la maschera da snorkeling, si ritrovano i giornalisti alla porta che manco Belen sul terrazzo quando dà aria alla farfalla.
Lei a quel punto si incazza di nuovo e gli dice ‘Decido io chi! Decido io cosa! Decido io come! Ah no… aspe’, questa è la battuta di Vivian. Comunque non me lo dovevi fare!’ e va via incazzata come una scimmia.
Will cadrà in depressione e attraverserà le stagioni della vita rimuginando sul perché gli sia uscito quella volta Cavalli&Segugi invece di Eva2000, mentre Anna continua a fare l’attrice. Lui però non molla e infatti la va a trovare sul set dove lei, pettinata come Ornella Vanoni e non sapendo di essere spiata tipo Grande Fratello, lo percula tipo ‘Machicazzosei?’. Lui esce di nuovo deluso (però sei de coccio, fijo mio) e dice basta, ma lei gli piomba in negozio e gli regala un quadro per fare pace. Lui pensa che in casa non sa dove attaccarlo e comunque non gli si addice alla tappezzeria e risponde ‘Mi dispiace, ma no. Rifiuto e vado avanti.’
La sera, a cena con gli amici, si rende conto della puttanata che ha fatto rifiutando una come Anna Scott e la raggiunge in conferenza stampa dove questa volta dichiara che scrive per ‘CACCIA E PESCA’ e lei con un sorrisone da 76 denti capisce che lo ama e che per lei potrebbe pure scrivere per IL GOSSIPPARO di Alfonso Signorini e le andrebbe bene lo stesso.
Alla fine i due si sposano, l’esclusiva delle foto verrà data a CHI e dopo quindici giorni saranno dalla D’Urso, la quale aprirà l’intervista indicando il monitor dove loro Will accarezza il pancione di Anna mentre domanderà loro: “Ma come si chiamerà la creatura bellabbellabbella? Eh? Lo dite a Carmelita vostra? Bellibbellibelli!”
E poi la réclame.




giovedì 4 ottobre 2018

Stai qui

Sono in fila alla cassa del Super. Dietro di me un ragazzo con due bottiglie di birra. Dietro di loro una coppia di anziani. Lei tiene il braccio piegato e lui ci si appoggia ancorando con le dita il suo polso. Ma non stanno sempre così, ogni tanto intrecciano le dita, si danno la mano. Lei ha un viso piacevole, di chi un tempo è stata una bellissima donna. Un tocco di vanità sulle labbra data da un rossetto rosa e degli orecchini vistosi. Lui è molto alto, si muove a piccoli passi e ha occhi piccolissimi, due fessure. La signora getta un occhio al giovane cassiere e attira l'attenzione del marito, muovendo un po' l'avambraccio. "Guarda chi c'è alla cassa. Lo riconosci?"
Lui socchiude ancora di più le asole che si ritrova al posto degli occhi e chiede "Chi è?" guardando in un altro punto.
"È il figlio della Gina."
Lui dice "Ah" annuendo. Forse l'avrebbe riconosciuto comunque, forse no. Forse ci vede poco. Si muove cauto, sempre ancorato al braccio della moglie. Lei saluta il cassiere che la riconosce e le rivolge un saluto mentre passa sullo scanner le birre del cliente.
"Visto? Che ti avevo detto" dice lei muovendo ancora un po' il braccio. "È il bimbo della Gina." Lo ripete con quel vezzeggiativo tipico toscano che fa di noi dei 'bimbi' di tutte le età. Lui annuisce di nuovo, si guarda intorno un po' spaesato, ma alla fine lo vede. Gli regala un sorriso sghembo e dolcissimo, ma rimane fermo sul posto, come un soldatino in attesa di comandi. Lei si avvicina piano al rullo. All'altro braccio ha la busta trasparente della frutta con piccoli oggetti dentro. Lui abbassa il capo, la mano sempre ancorata al suo braccio. Lei, senza nemmeno alzare la testa, dolcemente si stacca da lui, gli prende le mani, gliele appoggia alla cassa e gli sussurra: "Stai qui."
Forse è questo l'amore: qualcuno che nella vita ti prenda per mano e che al momento di lasciarti ti metta al sicuro dicendoti
'Stai qui.'


giovedì 23 agosto 2018

COME CANTAVA LIZA MINNELLI: NEW YORK NEW YORK! - Viaggio USA - 2 -

 

Il giorno dopo i cugini non solo ci trovano vivi, ma pure svegli dalle cinque di mattina grazie al jet leg che ci ha scombussolato i neuroni. Occhi talmente pallati che sembriamo tre gufi sotto anfetamine.
La giornata la trascorriamo cercando di riprenderci con un po’ di shopping e facendoci coccolare dai parenti a colpi di pappardelle ai funghi e bistecche alla brace.
Il giorno dopo siamo pronti per New York, che raggiungiamo col treno dei pendolari e ci scende direttamente sulla settima.
Prima tappa: Grand Central Terminal.  Lo so, detta così, sembriamo dei rincoglioniti: usciamo da una stazione per visitarne un’altra, ma questa è ‘davvero’ una stazione speciale. Non solo pare sia la stazione più grande del mondo, ma ci sono stati girati parecchi film: Armageddon, Intrigo internazionale, Il collezionista di ossa, Un giorno per caso con quel gran tronco di pino di George Clooney, per dirne alcuni.
Effettivamente è molto bella e talmente sciccosa che a me e ad Aly pare di scorgere tra la folla pure gente famosa. Per conferma chiedo al Santo:
“Amo’, guarda quella bionda.”
“Eh. Quindi?”
“Secondo te chi è?”
“Una gnocca?”
Dicevo: la stazione è molto spaziosa e interessantissima.
Vista la risposta del Santo, propongo una visita al Rockfeller Center, in particolare al Top of the Rock, così, tanto da buttarlo di sotto inavvertitamente.
Saliamo al 67 piano dopo aver donato un rene alla macchinetta dei biglietti, ma ne vale così tanto la pena che quasi quasi ci ritorno prendendo le scale così gli lascio anche il cuore e un polmone. Le ovaie invece non ce le ho più in loco perché l’ascensore parte a razzo e me le ritrovo al posto delle tonsille.
La vista, ovviamente, non ha eguali.
In cima facciamo 77598477 foto più o meno tutte uguali e reggiamo i grattacieli con le mani prendendomi una rivincita per tutti i turisti che reggono la mia torre di Pisa.
Ci sediamo lungo il muro e fissiamo il panorama con la stessa intensità di tre pensionati intenti ad ammirare un cantiere. C’è un po’ di venticello, New York dall’alto è bellissima, l’atmosfera meravigliosa e cerco di immortalare il momento sparandomi dei selfie che puntualmente fanno cagare. Provo a girarmi e mi si cappottano i capelli. Sembro la bambina di The Ring.
Dopo un tempo interminabile dove vediamo cambiare pure le generazioni dei turisti, decidiamo a malincuore di scendere per proseguire la visita della città e quello che ci eravamo prefissati:
Il Downton Abbey Exhibition.
Per gli appassionati di questa serie tv, tutto ciò è il massimo: ricostruzioni dei set, abiti e tutto ciò che riguarda una delle serie inglesi più amate.
Inutile dire che ho fatto gli onori di casa, ma Lady Violet mi ha guardato male. Si vede che non le piaceva il mio abito da cerimonia.
Tuttavia me lo sono goduto alla grande e vedere gli abiti di scena e le ricostruzioni tipo la cucina (la mia stanza preferita) mi ha fatto un certo effetto.
Usciti di lì ci buttiamo nella calca di Time Square dove ci allietano con numeri da circo e cantanti country nudi che io e il Santo abbiamo arruolato per la nuova stagione. Al grido di ‘Io il biondo e te la mora’ abbiamo raggiunto un compromesso e tutti contenti. Anche se a me, detto tra noi, va meglio. Il mio è sodo, pe’ capisse.
Comunque.
Troviamo pure, come sempre, negozi di Natale aperti tutto l’anno dove giace roba improbabile come addobbi a forma di parmigiano o prosciutto per lo zio salumiere, il camice e il dentifricio per il cugino dentista e la donnina col camice per l’amica specializzanda in medicina. Chi non ama regalare, ma soprattutto ricevere, regali del genere per addobbare il proprio alberello? A NY lo puoi fare! (dopo aver visto questo sto rivalutando tutte le pashime, i calzini di lana e i babbonatalini di feltro che ho ricevuto in 45 anni.) Tuttavia il Santo mi trascina via prima che acquisti un addobbo utilissimo a forma di incudine che, voglio dire, a Natale è la morte sua.
Usciti di lì non ricordo più nulla. Perché New York ti inghiotte, ti ubriaca, ti stordisce di musica, suoni e colori. Ti senti, e in qualche modo lo sei, al centro del mondo.
La lasciamo sull’ora del tramonto con la promessa, nei giorni seguenti, di rimanere fino a sera. Ci riusciremo, con un grande spettacolo sotto i nostri occhi.
Ah, qualcosa di Natale poi ho acquistato nei giorni seguenti. Ma non lì dal pizzicarolo, ma al Christmas Cottage sulla settima.
Una bellissima, fascinosa, rossissima, fantasmagorica slitta!
Originale a Natale, vero?

















mercoledì 22 agosto 2018

DIARIO DI VIAGGIO USA - GIORNO 1


Ebbene, siamo tornati negli States.
Il viaggio si è scostato di poco con i luoghi che abbiamo visitato due anni fa: siamo andati dai parenti e abbiamo fatto alcune zone che non siamo riusciti a vedere la volta scorsa tipo Philadelphia, Cape Cod, alcune zone di New York, la costa del New Jersey, varie ed eventuali.

Partiamo in un’assolata mattinata toscana dove, con volo tranquillo, atterriamo a Londra due ore dopo. Qui ci aspettano cinque ore e mezzo di sosta in aeroporto che sembrano poche ma vi assicuro che sono un’eternità prima di prendere il volo per New York. A un certo punto mi sono sentita talmente Tom Hanks in ‘The terminal’ che mi sono fatta un indiano per amico e ho costruito un bagno di mattonelle azzurre in un anfratto di Heathrow. Per fortuna a casa avevo trovato delle vecchie sterline che ci hanno permesso di girovagare per negozi comprando minchiate e cibo che, grazie al mio inglese perfetto, mi è stato servito da un barista con un’espressione che diceva ‘Ma è turca?’
Un tipico esempio di conversazione made in Simo è:
“Ci vuole del latte nel caffè?” (in inglese)
“Ma per carità!”
“Prego?”
“No”
“Perché?” (in inglese con sorriso)
“PERCHÉ UMMIPIACE” (in toscano con cadenza pisana e momenti ci aggiungo anche un boia dè.)
Abbiamo mangiato roba da colazione alle due del pomeriggio, poi ceneremo all’ora di coricarsi, per poi pranzare all’ora di cena, ma si sa, col fuso orario è così: non ci si capisce ‘n cazzo.
Arriviamo all’imbarco e il Santo viene interrogato da un’addetta con domande talmente ficcanti che temo gli abbia chiesto anche il codice iban. Lui risponde come se avesse studiato e a un certo punto dichiara che io sono sua moglie. La donna mi squadra con un’espressione che diceva ‘Ma poraccio come sei messo male’ e facendo una smorfia di disapprovazione mi applica sul passaporto un bollino rosso. Il Santo e Alice ‘sto bollino lo hanno blu. Evito di fare scenate solo perché non parlo perfettamente inglese, ma il fatto che mi abbia bollato con la lettera scarlatta R di Rincoglionita, non mi va giù. Arriviamo al gate e questa volta è un ragazzo a spulciare i passaporti e visto il mio bollino Chichita mi dirotta a un controllo supplementare. Si vede che ho la faccia da serial killer. A dirmi di spogliarmi e aprire il trolley trovo un signore di colore che somiglia a quello che faceva i Jefferson. Lui parla, io non capisco un cazzo e allora troviamo un compromesso: dialoghiamo a gesti come i primati. Da lontano sembra un numero di mimi. Mi fa togliere le scarpe, incarica una collega di tastarmi tutta e indicandomi gli oggetti me li fa aprire: cover cellulare, cover tablet, busta dei trucchi e in capo a un minuto sul tavolo pareva di essere a una bancarella al mercato. Non solo: presa dall’ansia da prestazione faccio esplodere un beauty e mutande, tamponi e assorbenti ‘volano’ anche senza ali, letteralmente sul banco. Un cotton fioc gli atterra ai piedi.
Con la coda dell’occhio vedo il Santo che mi guarda con orrore da un angolo e mi mima qualcosa come:
‘La Gigia’ e mi pare strano perché sì, è roba intima, ma non me l’ha mai chiamata così.
‘È grigia’ ma il mio trolley è nero.
‘La zia Luigia’ e temo abbia appena avuto l’apparizione della zia defunta nell’82.
Poi capisco. Mi sta dicendo LA VALIGIA.
Solo allora mi rendo conto che quella che l’omino sta controllando è quella di mio fratello che fa il giro di amici e parenti. L’ultima volta l’ha prestata a un amico che andava ad Amsterdam e ho un flash.
Mi vedo già dietro le sbarre a piangere un ‘Viggiuro, non è mia, e anche se avessi scoperto quel pacchettino per me era origano!” Sudo freddo aspettandomi i cani antidroga e penso ‘La signora al piano di sotto ha capito che sono amica, e a questo punto complice, di narcotrafficanti!’
Mentre vedo sfumare il mio viaggio negli USA, l’omino mi dice ‘Tutto ok, si può rivestire’ mimando tutto con le mani tipo Gioca Jouer. Io dalla contentezza mi metto le scarpe invertite e dopo due passi a momenti mi pianto nelle poltroncine.
Finalmente prendiamo posto in aereo; il Santo entra in modalità coma profondo (dal quale si risveglierà solo per cibarsi) Alice si spara qualche film mentre io impiego otto ore di volo solo per capire come mettere il cellulare in modalità aereo e perché, se il mio orologio segna le undici di sera, fuori ci sia il sole.
Comunque sia ci godiamo un bel tramonto sul Canada, una cenetta con pollo in salsa barbecue e i sorrisi di uno steward che mi ricordava Jerry Lewis.
Arrivati al JFK ci ritoccano i controlli, chi siete, dove andate, un fiorino. Come due persone per bene (e come ogni italiano che va a trovare i parenti all’estero) dichiariamo di trasportare parmigiano e funghi secchi e grazie a questo ci fanno fare una fila interminabile a parte, manco trasportassi cocaina dalla Colombia.
Stai a vede’ che ci arrestano per il parmigiano. Arrivati al controllo, un’agente donna ci percula perché lo abbiamo pure dichiarato con una frase tipo ‘E voi avete fatto la fila perché trasportate parmigiano? Ah ah ah ah!!! Che pivelli! Qui c’è gente che ingerisce ovuli e voi per un po’ di cacio quanto la fate grossa.’
Io, come una tronfia italiota seguace di Cracco esclamo fiera ‘Trasporto anche funghi secchi profumatissimi!’ Al che il Santo mi zittisce con ‘Chetati, che qua sono a fine turno. Guarda un po’ se ti fanno fare un risottino seduta stante!’
Passiamo pure questa e ritiriamo le valige che profumano di caciotta e di bosco, e andiamo a ritirare la macchina in un’azienda che si chiama AVIS. Infatti ti dissanguano. Coincidenze? Io non credo.
Qui sentiamo la botta del viaggio e del fuso. In quei venti minuti in cui il Santo disquisisce sulle auto, io e Alice crolliamo sulle poltroncine come due barbone, con rivolo di bava annesso.
Alla fine prendiamo la nostra auto e arriviamo all’una di notte dai nostri cugini in New Jersey che ci accolgono con calore e con i quali abbiamo avuto una conversazione sana e lucida tipo:
D:‘Avete fatto buon viaggio?’
R:‘La capitale d’Italia è Roma’
D:‘Tutto bene?’
R: ‘Harrison Ford’
D: ‘Mi sa che siete stanchi’
R: ‘Le sette e un quarto.’
A quel punto ci hanno guidato ai letti, hanno spento la luce, e hanno pregato di trovarci almeno vivi il giorno dopo.







lunedì 23 luglio 2018

Il diavolo veste Prada - Recensione -



(Foto: MyMovies)



Ci sono due protagoniste in questo film, la dolce Andy e la fantastica Miranda. Quest'ultima avrà fin dall'inizio così tanta stima di lei, che la chiamerà Angy, Benji, Annie, Benny, Trilly, Nanny, Pandy e via dicendo, praticamente come nostra nonna ci chiamava da piccini prima di azzeccare il nostro nome.
La trama più o meno è questa: c'è una tipa che cerca lavoro e una stronza di capo che je farà vede' i sorci verdi. Ma entriamo nel dettaglio.
La nostra Andy Benji fa domanda per essere la seconda assistente della direttrice di Runway, rivista di moda gestita da Miranda Priestly che ci risulta subito simpatica come un'unghia incarnita, ma chissà perché per tutto il film non facciamo altro che adorarla. Ah sì, forse ci ricorda noi in varie fasi della vita tipo: noi in fase premestruale, noi a pranzo dalla suocera con cognati al seguito, noi appena mollate dal fidanzato, noi con colleghe simpatiche che ti chiedono il cambio turno, noi quando ci gira il cazzo, per farla breve.
Miranda, appena vede 'sta sciacquetta, la cazzia per i capelli, il modo di vestire, la goffaggine, il brufolo sul naso e un ritardo mestruale. Non è che possiamo darle torto: all'inizio la nostra Andy Benny pare una che sceglie i vestiti da indossare come io scelgo un tasto del telecomando quando si pianta il televisore: a cazzo de cane. La sua dirimpettaia di scrivania, la prima assistente, è una certa Emily, affabile e amorosa come una pancreatite, che si ciba come quelli dell'Isola dei famosi a tre chicchi di riso al giorno e un pinolo per digerire, pur di entrare in una 38 e volare alla sfilata di Parigi con Miranda. Inoltre la redazione è un coacervo di gnoccaggine con modelle internazionali con uno stacco di coscia alto come una sgabello da piano bar e la pelle diafana. Insomma, un bell'ambientino lavorativo per niente ostile che non mina l'autostima di Andy Pandy. Sulle prime la nostra eroina (chiamata così non perché coraggiosa ma perché sicuramente si fa altrimenti non si spiega come mai abbia scelto un lavoro tanto di merda) subisce un sacco di angherie, tipo vedersi tirare giacconi e pellicce da Miranda appena uscita dall'ascensore. Una roba che se la fibbia della cintura la prende in fronte, la marchia a fuoco come i vitelli. Ma la nostra Andy Trilly resiste (grazie anche a Nigel che, oltre a un disperato bisogno di Chanel, avrebbe bisogno di un pacchetto di testosterone un giorno sì e uno pure) e piano piano impara a pettinarsi, indossare i tacchi, a vestirsi e a riconoscere la tabella dei colori pantone dopo che Miranda le ha sfrangiato le ovaie con una lezione degna di Super Quark su come nasce, vive e si riproduce un maglioncino ceruleo. Ovviamente, visto che vive per assecondare i capricci di Miranda, la vita privata della nostra protagonista, fa come noi dopo il pranzo di Natale da mi'madre: rotola pericolosamente. Infatti perde gli amici e il rapporto col fidanzato subisce un arresto perché lei invece di fare all'amore, segue passo passo i tutorial di Giovanni Muciaccia  su you tube e costruisce pianeti di cartapesta mormorando ogni tanto: "Fatto?!" Il fidanzato, un cuoco riccioletto che sogna di diventare Cracco ma con velleità che si avvicinano di più ad Alfredo Linguini di Ratatouille, ne esce sconfitto anche perché, ora che lei indossa tacchi, le arriva alla rotula e già solo baciarla è un casino.
Ora che la nostra Andy Nanny è riuscita a rovinare la sua vita ma a fare breccia nel cuore algido di Miranda, grazie anche alla sua amicizia su FB con la Rowling (la quale le manda le bozze di Peppa Pig facendole passare per le nuove avventure di Harry Potter da far leggere a quelle due piaghe delle gemelle), la prima assistente Emily trema dalla paura che venga sostituita proprio dall'ultima arrivata. E infatti, ma pensa un po', viene presa in pieno da un'auto e finisce all'ospedale dove a quel punto si sfoga e mangia un panino con la mortazza, un budino al cioccolato, una pizza doppio formaggio e una pasta e fagioli al grido di 'Andateveneaffanculo voi, la moda, Miranda, la taglia 38, Parigi e le sfilate. Voglio mori' grassa!' per poi sfanculare pure Andy Annie con 'Esci di qui che tu mangi pure carboidrati e non ingrassi che già per quello ti dovrei prendere a mazzate accidenti a te e a chi ha un metabolismo veloce muori male maledetta!' Insomma, un augurio dolcissimo.
Fatto sta che Andy Kelly parte per Parigi con Miranda e l'avesse mai fatto. Quello che per Miranda doveva essere un viaggio di lavoro importantissimo, si rivelerà un tripudio di incul... di fregature non indifferenti. Un complotto degno del KGB vede una Miranda scalzata dal nuovo direttore del giornale, perdere il suo fidato Nigel che scapperà a Copacabana con un tipo italiano di nome Antonio, e l'abbandono del suo terzo marito che le urla dietro 'Se ti hanno lasciato pure gli altri due, un motivo ci sarà stato. Che sono io, più scemo di loro?' Insomma, era meglio se stava a casa. In tutto questo la nostra Andy Carly finisce a letto con un giornalista che aveva conosciuto per la storia di Harry Potter e lei affascinata dalla bacchetta e dal fatto che il tipo è così prestante da essere la custodia del fidanzato, ha ceduto facendo pure la pole dance intorno a un palo in una notte parigina.
Il film potrebbe finire così con lei gnocca, magra e alla moda, con un lavoro brillante, un fidanzato biondo e bello, ma invece no: lei dopo tutto 'sto casino ci ripensa e torna alla vita di prima. 
Cioè, fammi capi': hai fatto la fame, ti sei indebitata fino al 2089 per vestirti decentemente, al posto dei piedi hai degli zoccoli di gnu perché pur avendo il 40 ti fai andar bene un finissimo 37, Linguini è stato sostituito da uno dei Centocelle, hai un lavoro che le altre pur di averlo ammazzerebbero a colpi di Postal Market pure le loro madri e dici 'Rifiuto e vado avanti?'
MA ALLORA SEI SCEMA. 

Andy Delly, fatte di' 'na cosa:  aveva ragione Emily, dopotutto. Tu non meriti niente. 
Anzi, fattene di' due: tu non sei riuscita a capire appieno Miranda. Miranda è un mito: una di noi. E aveva ragione pure lei: quel maglioncino ceruleo te stava demmerda.







lunedì 16 luglio 2018

TITANIC - Recensione -

                                                                                                                 (Foto: movieplayer)


Giorni nostri. La faccio breve: un tizio dall'aria tranquilla sta conducendo una spedizione per recuperare un prezioso gioiello che si trova sul Titanic, affondato nel 1912. La possibilità di trovarlo è pari alla possibilità che trovi anche qualcuno sempre vivo, ma lui non demorde. Infatti, in una cassaforte lo trova, ma ahimè è solo disegnato su un foglio addosso a una tipa che fa strappare loro la seguente frase 'Però! Che gnocca deve essere stata questa qui.' La notizia appare al telegiornale e una vecchietta, tra una pausa e l'altra de Il Segreto, si riconosce in quel disegno e chiama il baldanzoso giovane dicendogli: "A COSO, guarda che quella gnoccolona sono io" Lui pensa che soffra di aterosclerosi e che abbia capito fischi per cazzi, ma comunque accetta di vederla.
A quel punto, tra un 'portatemi una camomilla' e un 'cara, passami le pastiglie per la pressione', la vecchina comincia a raccontare la sua storia:
"Allora, nipote dico a te: bello e caro tu'nonno, eh? Ma mai come colui che mi ha aperto come una cozza in una macchina parcheggiata male. Eh sì, non mi guarda' così, tu nonna era sveglia, sa? Ora ti racconto di Jack. Insomma, salgo sul Titanic con un vestitino comodo comodo di Zara con quel dito in culo della tua bisnonna che doveva esse' in menopausa perché altrimenti non sia spiega la sua acidità, e quel figo ma odioso del mio allora fidanzato che ce stavo solo perché lo chiamavano Trivella e perché mi'madre mi stava a di' che eravamo povery povery. Dopo aver parlato a caso di quadri da appendere nella mia stanza ed essermi resa conto di aver perso il disegno che avevo fatto in quinta elementare che metto sempre sul comodino, mi volevo ammazza'. Giuro, ci tenevo troppo a quel disegno. Allora salgo sulla poppa del Titanic pronta a dire fine alla mia vita senza più matite, pennarelli e tatuaggi di Minnie, e arriva un biondino che invece di tentare di salvarmi mi dice che si vuole butta' anche lui dopo avermi fatto una lezione degna di Super Quark su quanto è fredda l'acqua, gli squali, la salinità del mare, case, libri, viaggi e fogli di giornale. Io penso 'Questo è scemo, in fondo c'è chi sta peggio di me, magari non ha nemmeno un temperamatite' e ci ripenso. E siccome, poraccio, mi faceva pena, lo invito a cena. Lì scopriamo tutti che è un artista e che disegna per vivere (male), ma io ormai affascinata dal fatto che potesse avere una scatola di pennarelli Carioca nuova di zecca, mi lascio conquistare e accetto l'invito di scendere in terza classe a ballare in punta di piedi come una Carla Fracci qualsiasi. Lì, nipote mia, te lo sto a di', ho pensato: però 'sto ragazzino è proprio bòno e i toy boy andavano già di moda. Ergo: avevo 17 anni e ne dimostravo 39, parevo su'madre. Comunque, gira che ti rigira, quella cirrosi del mio fidanzato e quella piaga de mi'madre si accorgono che tra di noi c'è del tenero solo guardando come lui me insegna a sputacchia'. Certi scaracchi che se t'arrivavano in fronte t'affogavo. Niagara, me chiamavano. E tra uno scambio di saliva e l'altro, è sbocciato l'amore oltre alla mononucleosi. Lui me fa pure vede' il suo pennarello rosa Giotto, con il quale dopo mi fa quel ritratto che vedete. E poi niente, quel deficiente di omino alla vedetta non mi vede un iceberg? O non me lo becca in pieno, maremma impestata ladra? Minchia, un iceberg mica è uno scoglietto. No, dico, un iceberg, ma allora sei cecato forte. Da lì, bimbi miei, un gran caos: un fuggi fuggi generale, il Titanic che s'allagava e mi madre che mi accusava ' Rose! Basta sputacchiare! Guarda che casino stai facendo!' ma giuro su tu nonno che non ero stata io. Almeno non tutto, ecco. Un po' di mare c'era.
Comunque io e Jack ce la vediamo brutta più volte: lui viene ammanettato dal galoppino del mio fidanzato, ma io con un'ascia lo libero. Ricordo sempre cosa dissi a lui:
"Jack, sapresti disegnare con una matita infilata nelle narici?"
"Perché me lo chiedi, Rose?"
"Perché non ho una buona mir... vabbè dai, al limite ti metterai sulla strada con un piattino, tanto sei già poraccio. Ti fidi di me?"
"Corcazzo."
E invece, colpendo alla ndo cojo cojo, ce la feci. Poi scappammo su e giù per i piani del Titanic sempre col mio fidanzato alle calcagna che aveva tentato pure di mettermi su una scialuppa, ma ora ve lo posso di': io non sono mai stata una 38 ma una 46 abbondante e il mio culo lì dentro ci stava stretto, ecco. Però ricordo che il mio fidanzato mi regalò il suo cappotto infeltrito preso a una bancarella, robaccia veramente, con cuciture a vista e la fodera di pessima qualità. Vestiva di merda, ve l'ho già detto? Poi non l'ho più visto e, dopo che il Titanic si è schiappato in due e ha cominciato a galleggiare come un savoiardo nel caffellatte, ho pensato di lasciarlo seriamente. Da lì in poi ho pensato non solo a salvarmi, ma anche a cambiare la mia vita al grido di 'Chiusa una porta, si apre un portone'. Infatti me so' presa un bel portone intagliato fine ottocento con pomelli d'oro e l'ho usato per sdraiarmici sopra. Ve devo di' la verità: ce volevo prova' a fa' surf, ma non c'era il vento adatto, allora me son detta 'Via, mi ci sdraio sopra un attimino, metti che dopo s'alza una leggera brezza.' Jack nel frattempo faceva snorkeling. Ogni tanto me portava du' pescetti, qualche conchiglina, poi quando l'ho visto con le labbra blu gli ho detto 'Jack, esci dall'acqua, che te sta a pija il freddo. Vieni che ti cambio il costumino.'  Ma lui impietrito, oh, manco mi rispondeva. Sembrava congelato. Glielo avrò detto mille volte, tra uno sputo e n'artro: "Prima di fa' il bagno devi aspetta', ché sennò poi te prende una congestione e ME MORI." Infatti è morto. Cioè, ma se po' mori' così? Ma io non lo so. Che poi, dopo, tutti a dare la colpa a me, a dirmi che sul portone ce stava, ma oh, famo a capisse: lo sanno tutti che prima di fare il bagno dopo pranzo dobbiamo aspettare minimo 8-9 ore, è la prima regola. E quindi niente, è andata così, congelato e stecchito come un bastoncino Findus. Hai capito che vita grama, nipote mia? Jack è morto per una congestione da parmigiana."
"Sì, nonna, ho capito. Ma il gioiello di famiglia?"
"Ah no quello, pace all'anima sua, finché è stato vivo ha funzionato bene."


lunedì 9 luglio 2018

Harry Potter e la pietra filosofale (film) - Recensione-


                                                                                                          (Foto: PaginaInizio.com)


Harry Potter è uno sfigato quasi al pari di Remì, e fin qui ci siamo. La storia inizia con lui che viene abbandonato davanti alla porta di un'abitazione come un sacchetto dell'umido; infatti lui è orfano e in quella casa ci stanno degli zii simpatici come una pancreatite che lo faranno vivere nel sottoscala come un ratto qualunque. Ditemi voi se non è una vita di merda.
Ciononostante si rende ben presto conto che sa fare cose incredibili come dialogare coi serpenti che si sa, è come un diploma o un attestato CEPU, può tornare sempre utile nella vita.
Verso gli undici anni, Harry riceve delle lettere recapitate da un gufo perché, sfigato com'è, non ha manco WhatsApp. Per farvela breve: in quella lettera gli viene comunicato che i suoi genitori sono morti ammazzati per mano di Voldemort e che 'Però dai, sei stato ammesso alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, quindi sticazzi'. A quel punto scopre che la cicatrice a forma di saetta che ha in fronte non è altro che il segno del 'sopravvissuto alla strage' e non la cicatrice di quando, a tre anni,  si è piantato col triciclo sulla cancellata.
Ad accompagnarlo per i suoi primi passi verso il mondo della magia c'è Cannavacciuolo che, tra un piatto di pappardelle e un risotto ai funghi, lo guida all'acquisto dell'occorrente a Diagon Alley. Harry, con tutto l'armamentario dell'apprendista mago, a quel punto si reca alla stazione e pare noi davanti al cartellone delle partenze: non ci capisce una mazza. Non gli rimane altro che battere la testa nel muro dalla disperazione ma qui, come per magia, invece di finire al pronto soccorso, finisce in un'altra stazione dove inizierà la sua avventura fatta di insidie. Come a un qualsiasi pronto soccorso italiano, infatti.
Qui fa la conoscenza di altri due maghetti: Ron e Hermione. Lui imbranato, pel di carota, che vive con un topo in tasca e con l'aria sveglia di chi si desta dopo un rave. Lei una cagacazzi saccente sotuttoio che verrebbe voglia di lanciarla dal finestrino al grido di 'E allora vola, maledetta!'. Non contento di queste splendide e utili amicizie, Harry conosce anche Draco Malfoy, un biondino platinato dal mento sfuggente simpatico come un chiuhauha incarognito.
Arrivato alla scuola Harry pensa: 'Finalmente mi posso rilassare? Visto che ho fatto un viaggio di merda col rimbambito, la cagacazzi e il figlio di Enzo Paolo Turchi?' La risposta è no. I ragazzi devono essere smistati nelle classi ficcando la testa sotto un casco da parrucchiere pregando cose tipo: 'No i boccoli, no i boccoli, ti prego non i boccoli'. Se ti va bene il tuo desiderio viene esaudito, altrimenti vieni fuori che pari Shirley Temple.
Ma non è finita. Che non lo vuoi fare un po' di sport in questa magnifica scuola? Allora vai di Quidditch, sport le cui regole c'hanno sempre da capirle chi ci gioca. Visto da fuori sono dei disgraziati che, in groppa a una scopa, rincorrono una pallina che li percula agitando le alucce dorate.
Non pago di questa mirabolante scoperta, il nostro Harry in tutto sto pappiè, fa la conoscenza di Albus Silente che è un tipo a metà strada tra mago Merlino, Gandalf e tu nonno con la periartrite. Però dicono che comanda lui, quindi MUTI. Inoltre, nella sua prima lezione di 'pozioni' conosce Renato Zero che lo prende subito in antipatia e rivolgendosi a Harry, Ron e Hermione, si lascia andare a un 'Il triangolo no! Non l'avevo consideratooo' sollevando applausi e consensi del pubblico, fino all'apparizione di Silente che lo redarguisce con un 'A Rena', t'avevo detto basta col tuo repertorio.' Renato si incazza per questo divieto e lo rimarrà per tutto il film.
Comunque tutta la storia è per cercare un sasso di fiume di poco conto che, per darsi delle arie, verrà ribattezzata la 'pietra filosolofale' nascosta, dicono, nella botola del castello sotto la torre più alta della collina più verde della montagna più alta del poggio più giù.
Harry per trovarla deve attraversare varie peripezie come combattere con un cane a tre teste con il nome azzeccatissimo di Fuffi (nome chiaramente terrificante per un mostro del genere), fuggire da delle chiavi volanti con il terrore che gli entrino in tasca e non solo, e una partita a scacchi gigante che a ogni passo falso ti accoppa. Roba simpatica, insomma. Arrivato in cantina, Harry si destreggia tra damigiane di Valdobbiadene, delle melanzane sotto'olio e la conserva di nonna Pina, mentre in un angolo, sorprendentemente, trova lo 'specchio dei desideri'; lo stesso che speriamo di trovare noi in un qualunque camerino di Zara che al grido di 'Specchio, servo delle mie brame, chi è la più gnocca del reame?' ci rimandi la nostra immagine con 10 kg meno, il culo di Belen, le tette della Satta e le gambe della Bundchen. Qui ci incontra il professore di Difesa contro le arti oscure, il professor VelociRaptor che, come dice il nome, svelto svelto gli frega tre melanzane, un fiasco di vino e l'ultima collezione di reggiseni in pizzo in sconto del venti per cento.
Harry a 'sto punto non capisce più nulla, fino a che il professor VelociRaptor non si rivela per quel che è: un voltafaccia. Infatti, tolto il turbante, al posto della chierica da San Francesco ti c'ha un faccione senza naso. VelociRaptor è come il maxibon: Two is megl che one. Harry è sorpreso, ma mai come quando Voldemort non gli rivela che campa grazie al sangue di unicorno. A quel punto Harry lo percula e pensa 'Questo è un cretino. Minimo minimo, è pure innamorato di quella porca di Peppa Pig'.
Il duello finale vede un Harry rincoglionito che ha inseguito per tutto il film la pietra e alla fine se la ritrova in tasca e fa pure il sorpreso come un cleptomane qualunque. Qui mi immaginavo una scena hard con Hermione che gli tocca i pantaloni sussurrando un 'Wingardium levìosa!' ed Harry che risponde 'È inutile che ci provi, non si alza nulla: è la pietra, deficiente.'
Poi niente, Harry al grido di 'E mo' basta, mi avete rotto il cazzo!' polverizza VelociRaptor, fa scappare colui che non deve essere nominato, redarguisce un po' la cagacazzi, risponde un po' sottomesso al figlio platinato di Enzo Paolo Turchi, fa amicizia un po' con tutti e chiede a Cannavacciuolo se la prossima volta invece che a Hogwart lo dirotta verso Masterchef.
Ah sì, la squadra del nostro Harry ovviamente vince pure la Coppa del Nonno, assegnata grazie ai punti acquistati in questo anno scolastico fatto di sfighe, ormoni a palla non soddisfatti, cani a tre teste, pietre false come i brillocchi sulle bancherelle e un gioco in cui ti metti una scopa sotto le chiappe. Insomma, tutto talmente bello che il nostro Harry al grido di 'Mai una gioia!' frequenterà questa scuola per altri ventisette anni.
Il film finisce con Renato Zero che, davanti a Silente, canta 'Vecchio! Diranno che sei vecchio!'
e con quest'ultimo che risponde: 'Se mi richiami vecchio, con un peto ti faccio i riccioli alla Cocciante. Poi vedi come canti bene Margherita a suon di pizze in faccia."

Comunque brava la Rowling, eh?



mercoledì 4 luglio 2018

Dirty Dancig Recensione


                                                                                                                        (foto: film.it)

Dirty dancing.
La scena iniziale si apre più o meno così: una famiglia in auto che si reca al solito villaggio vacanze, quello che ha visto crescere le figlie e invecchiare nonna. Infatti la protagonista, seduta dietro e coi riccioli al vento, è felice e contenta come se la stessero portando a fare una colonscopia. Accanto a lei una sorella che si rimira continuamente in un lezioso specchietto perché sua padre le ha detto più volte che prima di parlare deve riflettere. Sì, è scema. Per tutto il film.
Una volta arrivati, Baby si accorge che l'ospite più giovane ha 78 anni, che si danno allo sport estremo tipo il gioco delle bocce e che il brivido più grande che l'aspetta è la tombolata tre volte a settimana. Reprimendo un 'Babbo, ma una settimana a Formentera, no?' la nostra Baby (curioso nome visto che nel film dovrebbe avere 17 anni, ma ne dimostra 43) si accontenta e fa buon viso a cattivo gioco come tutte le donne quando gli viene detto 'Tesoro, oggi a pranzo ho invitato mia madre.'
In breve tempo, stanca di imparare il punto croce al corso pomeridiano e di giocare a 'Trova la dentiera', la nostra Baby (probabilmente seguendo, col suo naso non indifferente, gli ormoni che Johnny semina per la via) si intrufola in una festa danzereccia portando un cocomero. Lo so, scritta così non ci azzecca una mazza, ma pure nel film. Lei porta un cocomero, punto.
Mentre è lì che pensa 'Ma guarda guarda 'sti giovani come si dimenano' arriva lui, quello che ci fa imbizzarrire le ovaie, quello che fa fare ai nostri ovuli il giro della morte nelle tube, quello che ci fa girare verso nostro marito ringhiando 'Ma te un po' di palestra, no eh?' : Johnny.
Lui, come tutti quelli che sanno di essere fighi, manco la caga di striscio e nonostante in quella sala ci sia un caldo infernale, pensate un po', non vuole nemmeno un po' di cocomero. Nel frattempo i suoi ormoni si affacciano alla vita e gridano 'Figaccione! Figaccione!' come un naufrago qualsiasi grida 'Terra! Terra!'
Lui, con una tipa biondissima, secchissima e levissima, balla la qualunque anche se in realtà agli occhi di tutti stanno copulando selvaggiamente, posizione del missionario compresa.
Lì Baby si accorge che però è tutto un gran puttanaio, che lì non ci dovrebbe stare, che se suo padre la scopre da riccia come Afef la fa diventare liscia come la Hunziker e che se sua sorella si accorge poco poco che c'è gente che ti fa ballare la rumba sullo zucchino, la lancerebbe senza riserve come noi lanciamo il bastone al golden retriever. Infatti la sorella, con i fiocchetti in testa come una rintronata qualsiasi, si invaghisce di un cameriere che sparge i suoi semi manco fosse Luca Sardella in un campo di pomodori a Linea Verde. Infatti, semina che ti risemina, mi ingravida la Penny, la quale balla con Johnny, che si confida con Baby, che alla fine suo padre chiamò.
Quel povero uomo del dottor Houseman, svegliato nella notte non dalla prostata birichina, ma dalla figlia minore, si reca alla capanna e sistema la faccenda rivolgendo a Baby una frase che si può riassumere più o meno così: "Se ti ritrovo da queste parti ti lancio anda' un manrovescio che te cambio i connotati e visto il naso che ti ritrovi te faccio pure un favore." Poi se ne va stizzito e alla domanda della moglie 'Cosa è successo, caro?' risponde come noi quando passano le scene di ballo con Johnny seminudo: "NIENTE. DORMI"
Con la Penny fuori uso, e 24 ballerine disponibili che ballano più o meno come lei in quello scantinato, a chi viene chiesto di sostituirla per una esibizione? A Baby. Una che sa ballare come io so fare la spaccata e che si muove così bene che sembra tutte noi quando abbiamo un insetto incagliato nella maglia. Geni. Lei ovviamente accetta di buon grado e dopo essersi asciugata la bava e chiamato il ginecologo 'Sto ovulando a loop, è normale?' balla col nostro Johnny mentre noi dal divano bofonchiamo con frasi tipo:
"Ma guarda che coppia di merda: lui così bello, lei non si può vedere."
"Non è possibile che a uno così figo piaccia una del genere."
"Pensa te che culo ti c'ha lei che si struscia tutta a Johnny"
per finire con un "Nu-do! Nu-do! Nu-do!" in piedi sul divano facendo saltare i pop corn.
Le scene di ballo le sappiamo talmente a memoria che se tornasse Johnny saremmo in grado anche noi di ballarle e non rideremmo come quella scema quando lui le passa una mano sotto l'ascella. MA COSA RIDI CRETINA CHE MANCO TI RENDI CONTO A CHI TE STAI AD APPOGGIA'. L'odio profondo, proprio.
Insomma, vanno a questo ballo, lei sicuramente truccata da una bambina di cinque anni coi truccosetti di Hello Kitty, vestita da Miccio con la congiuntivite e pettinata da Edward Mani di Forbice, sta così di merda che tutte noi pensiamo 'No vabbè, guarda rimettiti gli short e le infradito che così me pari una ballerina sì, ma dopo un frontale con un tir.' In più balla malissimo, se move come avesse la febbre a quaranta e le vesciche ai piedi e non fa quel benedetto salto.
Nel frattempo, mentre Baby piroetta a cazzo su quel palco, due vecchietti rubano tutte le pensioni dei vecchiardi presenti nella sala e il giorno dopo viene incolpato proprio il nostro Johnny.
Allora Baby, con quel coraggio tipico delle donne che si avvicina molto al nostro 'Ma sì, non la faccio la ceretta per andare al mare, tanto non si vedono molto', lo difende a spada tratta e ammette che lui non può essere il colpevole perché, proprio la sera prima lui le ha insegnato il mambo orizzontale.
Ovviamente si pente di averlo dichiarato (come noi del resto, che nel frattempo intrecciamo sulla battigia i nostri peli) e sarà punita da suo padre che vuole partire subito subito subito, ma poi sua moglie gli dice 'Cazzo stai a di', ho pagato fino a domenica e ora si rimane! Anche se il posto mi fa cagare.' Lui come tutti i nostri padri al cospetto delle nostre madri, abbassa la testa e mormora un 'Sì cara. Hai ragione cara.'
Baby, da una parte è sconsolata perché non ha più l'approvazione del padre, dall'altra si è portata a letto il nostro meraviglioso Johnny quindi saltella per il campo di bocce dando scappellotti ai vecchietti al grido di 'Mio padre non mi parla più perché ho bombato con quel figo di Johnny? Sai che c'è? STICAZZI.'
Ovviamente lui viene cacciato perché mica può sedurre le giovincelle, lei è triste, sua sorella scema viene sedotta e abbandonata dal cameriere, ma probabilmente pure dallo chef, dal portiere, dall'addetto alla sala, dall'autista e pure dal giardiniere, suo padre pensa 'Pensavo di avere una figlia zoccola e invece ne ho due, mai una gioia 'orcomondo!' e sua madre che è felice perché ha vinto al burraco un salvavita beghelli.
Il film finisce con un flash moob in cui il nostro Johnny ritorna, la preleva da un angolo muffito al grido di 'Nessuno può mettere Baby in un angolo' e lei finalmente fa quel benedetto salto che è tutto il film che ci rompe le palle, pure nel lago l'ha fatto stare a morire di freddo il nostro Johnny, inetta che non sei altro, maledetta che per poco non me lo fai cascare dal tronco Johnnymio mentre ti spiega come ha imparato a ballare, te possino a te e tutti i tuoi cocomeri e comunque 17 anni li porti pure male, non sai ballare, hai un naso che fa provincia e ti vesti di merda.
Oh.
Eccheccazzo.

Dicevo: si vede che non l'ho presa tanto bene che si sia portata a letto Johnnymio, sì?



lunedì 25 giugno 2018

Pretty Woman


Allora: c'è un tizio, gnocco e brizzolato, che di lavoro compra compagnie per poi rivenderle a pezzetti facendole passare per un affarone, un cazzaro praticamente. Una sera si mette alla guida di un macchinone che riesce a portare come io potrei portare un elicottero sotto sbornia e chiede informazioni a un pensionato intento ad ammirare un cantiere? A una casalinga alla quale spunta il sedano dalla borsa della spesa? A Belèn tra un selfie e un altro? No, chiede informazioni a chi la strada, giustamente, la conosce bene: un mignottone. Lui chiede, lei si affaccia al finestrino e disquisiscono su vie, nomi, cose, animali e città. Qui, fosse stato un film di serie B le battute si sarebbero sprecate, tipo: "Monto in macchina?" "Ah, guardi, la monto dove vuole", invece è una commedia ben congegnata quindi saltiamo i preliminari e arriviamo in Hotel. Qui Vivian spera di concludere qualcosa, ma lui (fantascienza pura) le offre solo champagne e fragoline e non pensa di montarla come una cassapanca Ikea. Lei a quel punto è a suo agio e si pulisce pure i denti col filo interdentale tanto si sente a casa. Il giorno dopo a colazione lei, in un candido accappatoio bianco, se magna diciotto tartine, otto zuccotti, quattordici brioches e ventisei plumcake e lui pensa "Me costava meno portarla a letto", la lascia nella vasca da bagno a cantare Kiss e poi le propone un affarone "Senti bella, qui non si tromba, ma mi dovresti fa' la bella statuina per una settimanetta, ci stai?" Lei al grido di "Mai una gioia... per una una volta che mi capita un bonazzo, ma okay!" accetta. Ovviamente, visto che Vivian se veste con canotte rubate a Yuri Chechi tanto so' piene d'anelli, lui le propone di comprarsi degli abiti consoni. Lei, dopo essere stata sbattuta fuori da diversi negozi tipo cane con la scabbia, torna in albergo lamentandosi col mondo intero che, nonostante abbia avuto con sé i soldi, nessuno l'ha cagata. Qui entra in scena Thompson, il direttore dell'albergo che, facendola passare per la cugina dello zio del fratello de mi'nonna, la affida a Bridget che la porterà da Enzo Miccio che alla fiera mio padre comprò. A quel punto lei, tutta gnoccolona e depilata, con un vestito nero di trina lo aspetta al bar ma lui, non vedendo i cerchi non la riconosce. Lei si volta e gli dice 'Sei un ritardato' lui non capisce e le risponde 'Sei bellissima' lei gli dice 'Non sei più un ritardato, sei solo in ritardo' e vanno insieme alla famosa cena dove lei fa numeri da circo lasciando lumache come fossero frisbee. Nel frattempo Thompson, che era stato tre giorni a insegnarle la differenza tra la forchetta da dolce e quella da carne, si mette le mani nei capelli e pensa 'Lo sapevo: non ha capito un cazzo". Il giorno dopo Edward la porta di nuovo in Rodeo Drive dove lei dilapida la sua carta di credito e, in pieno delirio di onnipotenza che solo il Vacchi è capace di provare, si fa regalare dal commesso una cravatta sfigata color vomito di gatto. In più le portano la pizza, la coccolano, la viziano, la pettinano e le annusano piedi manco fosse la Ferragni. Coi vestitini nuovi Edward la porta a una partita di polo dove viene invitata al passatempo preferito dei presenti che possiamo riassumere in 'Sistema le zolle', perché 'Schiaccia la merda' pareva brutto. Qui Edward si scopre geloso perché lei chiacchiera col biondino della cena delle lumache, e gli fa una scenata chiamandola puttana. Lei cerca di difendersi e gli dice 'Decido io chi, decido io cosa!' perché urlargli contro 'Son tre settimane che me lo prometti e non me lo dai, io in qualche modo devo campa' ' la faceva sembrare troppo ruspante. Litigano davanti al letto ma fanno pace davanti all'ascensore e il giorno dopo lui, con un jet privato, la porta a vedere un'opera a teatro, nella quale lei, rosso vestita da sembrare un angioma, si commuove fino alle lacrime perché ha capito troppo tardi che era La Traviata e non La Tranvata (che sperava di pijà). Il giorno dopo lo passano a piedi nudi nel parco e lui, alla sera, finalmente cede. Lei, scema come noi tutte dopo una notte con Richard Gere, gli dice di essersi innamorata. Graziealcazzo, vuoi un premio? E poi niente, lei rifiuta l'offerta di Edward di continuare a vedersi, così magari da amici eh? e prende un cazziatone da Kit che le dice 'Hai Richard Gere che ti offre soldi, ville, piscine e ogni tanto il cetriolo e tu rifiuti? Ma quanto sei scema da uno a dieci?'. Poi il socio brutto di Edward, quello alto un metro e un pinolo, tenta di violentarla perché ha scoperto che sotto sotto non c'è Impulse, ma una donatrice di organi da viva. Giusto un pelo prima che la finisca a suon di schiaffoni arriva Edward che lo prende a cazzotti e gli dice più o meno 'Ora te lo posso di': mi sei sempre stato sulle palle, ti puzza il fiato, e una volta t'ho pure rubato la spillatrice. Tiè!' E niente, il film finisce con loro che si lasciano perché lei in pratica come lui apre bocca si sente offesa e preferisce tornare in un appartamento piscioso e muffoso pur di non stare in una villa, rivestita da capo a piedi da Prada con Richard Gere che le sbava addosso. Una cretina. Menomale lui non demorde e con una rosa tra i denti come un tanghero qualsiasi, si arrampica sulla scala antincendio e le dichiara il suo amore. Lei lo guarda, ma subito dopo getta un occhio alla limousine lunga 29 metri con autista e pensa: "Vabbè, dai. Sticazzi" e finalmente, cede.
Epilogo: pure quella granculo di Cenerentola le ha fatto l'applauso bofonchiando "Cocca, e ce stavi pure a pensa'? A rincoglionita."


(Foto: Grazia.it)

lunedì 21 maggio 2018

Il Royal Wedding

Sabato, a Londra, il sole splendeva come non aveva mai splendu… spleso… splendet… Vabbè, era una bella giornata. Evento raro, per giunta, perché trovare sole, cielo azzurro e temperature miti in Inghilterra, è come trovare dei capelli sulla testa di William.
Comunque sia è tutto pronto per il matrimonio dell’anno in cui Rosso malpelo impalma l’attrice americana, in un tripudio di festa e gaudio, ma sappiamo tutti che Harry ha potuto fare il cazzo che gli è parso tanto non sarà mai Re e quindi al grido di ‘Ma chi se ne fotte’ ha dato il via a una festa godibilissima.
I primi ad arrivare ovviamente sono gli invitati: agli uomini ho invidiato l’aplomb, alle donne il cappellino, a Victoria Beckham il marito. David, bello come solo lui può essere e accompagnato da una Vic   con la vitalità a metà strada tra la sposa cadavere e Morticia, ha dialogato con qualcuno, stretto le mani di qualcun altro e ci ha ingravidate tutte al primo sguardo rivolto alla telecamera. A quel punto potevamo pure spegnere che Harry&Meghan chi?
Ma decidiamo di andare avanti cercando di non digitare su Google ‘Indirizzo dei Beckham, come eludere la sicurezza’ –  ‘Immagini di David Beckham nudo’ e ‘Come far sparire Victoria Adams senza lasciare tracce’.
A un certo punto ci dicono che Meghan è partita con la limousine e tanti di noi, pur non vedendo un cazzo di qui a lì in condizioni normali, si lanciano in gridolini euforici tipo ‘Ho visto le scarpeee’, ‘Ha il reggiseno imbottitoooo’ e ‘Le hanno camuffato un neo sotto il fondotinta numero 65 della Mac nuance cammello morto’. E Meghan l’abbiamo vista solo di striscio offuscata dai vetri, dal riflesso sul finestrino e dal riverbero sullo sportello. Praticamente non abbiamo visto una fava, ma ciò non ci toglie l’illusione di essere possedute non solo da Enzo Miccio ma pure dalla vista di super eroe.
C’è anche George Clooney e Amal, i quali mi hanno ricordato pericolosamente Ambrogio e la signora vestita di giallo che ‘non aveva proprio fame, ma che aveva voglia di qualcosa di bono’. Stesse parole nostre alla vista di Beckham, praticamente.
Prima dell’arrivo della sposa, che con tutte ste premesse deve essere gnocca per forza, arrivano i due fratelli. Sarà che sono Principi, sarà che sono alti, sarà che trasudano corone e castelli da tutti i pori, ma li ho trovati molto belli. Ed è un bene perché vestiti a quella maniera, con la striscia rossa sui pantaloni neri, da Harry&William ai carabinieri Cecchini&Anceschi di Don Matteo il passo è breve.
Harry è visibilmente emozionato mentre Will per tutto il tempo non ha fatto altro che ridacchiare. Ho il sospetto che gli ripetesse a loop ‘Mo so’ cazzi tuoi, vedi nonna come te concia.’
I ragazzi si accomodano mentre fuori arriva la limousine con Carlo e Camilla. Lei indossa un cappellino molto sobrio che ricorda una gerbera rosa di 27 kg e mezzo, na roba che per usci’ dalla macchina hanno dovuto chiamare Luca Sardella per una potatura veloce veloce. Carlo invece in un completo grigio chiaro faceva la sua figura. Di merda, visto la compagna che si è scelto.
Poi arriva Sora Kate di bianco vestita con un nugolo di bimbetti, alcuni suoi alcuni in prestito, con una Charlotte deliziosa che saluta con la mano con la stessa disinvoltura con cui Tina Cipollari saluta Maria e con George già incazzato di prima mattina per essere stato obbligato a vestirsi da cassamortaro. Il piccolo Louis invece è a casa stravaccato sul divano, col biberon in una mano e il telecomando nell’altra che li guarda pensando ‘Meno male sono nato da poco. Che culo che ti c’ho. Baby sitter, allungami un’altra birra. E scusa per il rutto.”
Poco dopo arriva lei, Pantone 432, il mio evidenziatore Stabilo preferito, il mio lime del cuore, Queen Elizabeth di verde vestita. In origine il verde era salvia, ma mi si è inacidita via via in auto pe’ sta storia del matrimonio con l’attrice americana. Scende con sicumera come se avesse dei femori d’acciaio, per poco non chiude lo sportello in faccia a Filippo e se ne va da sola con la borsetta al braccio manco c’avesse da prendere il numerino alla Asl. Filippo, poco dietro e un po’ spaesato, invece guardava tutti pensando ‘Ma siete tutti qui per la tombolata?’
Betty e Fily si siedono l’una accanto all’altro su due postazioni già predisposte di cuscini, una padella, un catetere e l’ultimo numero di Cavalli&Segugi,  perché lei sa di annoiarsi a morte e magari preferisce leggere un po’. Infatti in TUTTE le foto ufficiali non fa un sorriso manco a mori’ e l’espressione dice ‘Prima di essere qui preferirei essere dal dentista per un’estrazione senza anestesia.’ Poi si ricorda di avere la dentiera e si indispettisce ancor di più cazziando pure Filippo che nel frattempo chiede ‘Il 65 è uscito?’.
Ed ecco che, con il rullo di tamburi e il soffio di mille trombe, arriva la Meghan. Scende dall’auto con naturalezza, roba che noi con quello strascico ci saremmo piantate nella portiera finendo boccheggianti sul primo gradino e invece lei no, sola e fiera va per la scalinata così decisa che ci chiediamo tutte se sotto al vestito abbia il tacco dodici o le ciabatte del dottor scholl.
Sorprendentemente non c’è nessuno ad accoglierla e questo è un messaggio chiarissimo ‘Sono una donna libera, forte, moderna ed emancipata. Sono una principessa semplice.’
Betty dall’interno ha bofonchiato ‘Se non stiamo attenti, questa oltre a Harry ci porta via il castello, le limousine, i gioielli di famiglia e i corgi.’  Filippo pare abbia risposto ‘Mi si è spostato il fagiolino, puoi ripetere l’ultimo numero uscito?’
Quando la sposa arriva all’altare la commozione è alle stelle, soprattutto la madre di lei è visibilmente scossa e pare abbia detto “Con questo matrimonio abbiamo fatto bingo!” Filippo ha risposto “Mannaggia stavo per uno!”
Il resto è storia: Harry commosso, William che continua a ridacchiare vedendo la capa di suo fratello e pensando ‘finalmente non sono pelato solo io’, sora Kate che guarda la sposa di sottecchi come per dire ‘sì sì, tutto bello, ma tanto non riuscirai a sparare i figlioli dalla patonza reale come ho fatto io’, Carlo che  vede tutto ma non dice niente, Camilla che non vede un cazzo con quel cappello e manco le file dietro (che nei momenti di pausa sono stati costretti pure ad annaffia’ la gerbera), la Betty una statua di sale imbalsamata incazzata col mondo intero, la Meghan che con un tenero sorrisino sta sicuramente pensando a come accaparrarsi tutto sibilando un ‘Con ‘sto matrimonio ho fatto 13!’ e Filippo che risponde ‘Sedici? Ha detto sedici? O tredici? Perché il sedici è uscito due numeri fa.”
Comunque.
Che al matrimonio c’era pure David Beckham l’abbiamo già detto?


lunedì 16 aprile 2018

Workshop Ewwa (due scrittrici in cerca di ispirazione)




                                                                                                      (Foto: movieplayer e blu-ray.com)



Ieri si è tenuto a Firenze il workshop firmato Ewwa 'Essere oggi un autore indipendente dalla produzione al marketing' dove siamo state letteralmente rapite dalle parole e professionalità (e anche simpatia) di Ricardo Fayet cofondatore di una piattaforma di servizi per autori. Tutto questo per dire che io e l'amica scrittrice Samantha non poteva assolutamente mancare e infatti, nonostante la sera prima ci fossimo coricate alle due dopo una serata di bagordi, alle 7.30 eravamo già in stazione con due borse sotto gli occhi nelle quali potevamo riporre il cambio per la palestra.
Con incedere deciso saliamo sul treno con l'intento di parlare di scrittura, ma in breve tempo i nostri discorsi sono stati: i figlioli, la scuola, il preparare cena, gli appuntamenti col medico, lo spauracchio della menopausa, i panni da stirare e mammamia non mi faccia di' nulla, che guardi l’artrite non mi fa dormire. Insomma più che Patricia Cornwell e Kathy Reichs sembravamo Nonna Pina e Nonna Abelarda in gita col prete.
Arriviamo a Firenze e visti i miei problemi di orientamento le faccio mettere il navigatore, il quale ci parla scandendo bene le parole come se fossimo due sceme. Come dargli torto.
Arriviamo all'evento dopo una colazione a base di burro sotto forma di cornetti e dopo essere scampate a un taxi che a momenti ci mette sotto. Quindi siamo vive, ma abbiamo il colesterolo a 600.
Il workshop, che ve lo dico a fare, è stato interessantissimo. Molte di noi si sarebbero portate Ricardo a casa, per poterlo interpellare al bisogno (tipo ogni due minuti) sui molti dubbi riguardanti i nostri libri.
Lui, con una flemma che io non arriverò mai ad avere manco se mi immergono per dieci anni in un barile di camomilla e mi imbottiscono di Xanax, ci ha spiegato come si crea una bella copertina (e qui qualcuna per poco non dava fuoco a tutta la propria serie), a come ci si muove con efficacia sui social (al che io ho dichiarato 'Guarda che io già vivo su FB non me pare il caso di condonare altre piattaforme), a chi rivolgerci per produrre un libro di qualità e poi consigli random ed errori da evitare che, in un momento di debolezza, ci ha fatto mormorare 'Era meglio se mi davo all'ippica.'
Salterei la descrizione della pausa pranzo che potrei riassumere così: due tipe che si scofanano due etti di carboidrati a testa conditi con del vino e un caffè che aveva il compito di tenerle sveglie, ma vista l'età lo sbadiglio post pranzo ha fatto capolino manco fossero al pranzo di Natale a casa de nonna prima della tombolata.
Ricardo nel pomeriggio arricchisce ancora il suo intervento e noi pronte e agguerrite come solo le signore di 'Uomini e Donne Trono Over' sanno essere, lo bracchiamo avide di sapere. Quando lo abbiamo salutato gli abbiamo detto: 'D'ora in poi ti scriveremo per ogni minimo dubbio', quindi lui già da oggi riceverà 84664784 mail al giorno dalle Ewwe. Sicuro.
Il ritorno a casa è stato un po' rocambolesco tipo che siamo passate da un cantiere invece che su un marciapiede domandandoci 'ma che strane queste strade di Firenze. Sempre state così?', siamo riuscite a perdere il treno (perché troppo intente a fare shopping), a momenti si perde anche quello dopo (perché troppo intente a spiare la gente in cerca di ispirazione per nuovi personaggi) e una volta salite abbiamo dovuto scegliere pure il posto adatto per evitare che la compare mi vomitasse nella borsa.
Una vola accomodate ci siamo confrontate sulle trame vecchie e nuove dei nostri romanzi:
'ma te come lo fai sparire il corpo? Comunque ho una vanga e non ho paura di usarla.'
'una calibro 38 l'hai mai usata?'
'Io devo cambiare tattica: l'ultimo che ho ammazzato l'ho buttato di sotto da una scogliera!'.
Poi è successa una cosa inaspettata: il signore asiatico davanti a noi ha sgranato gli occhi come un gufo imbalsamato, ha biascicato un 'Sorry!' ed è scappato letteralmente a gambe levate. SCAPPATO.
Giuro, non capisco perché. Si sarà dimenticato di aver lasciato il gas aperto, boh.
Peccato, poteva godere ancora della nostra compagnia: siamo due donnine così pacate.



lunedì 26 febbraio 2018

Il buongiorno si vede dal mattino

Quando guardo come fanno colazione quelli della pubblicità provo un misto di invidia e disagio pari solo a quando inquadrano il lato B di Belen fasciato da un tubino. Quelle cose che ti dici "Anche con tutto l'impegno, non ce la farò mai."
Avete presente no, tipo il mulino che vorrei o il Tarzan della foresta?
Allora: la mamma è superfiga, già truccata e pettinata alle 7 di mattina come se avesse dormito da un parrucchiere di Via Montenapoleone in compagnia di tre commesse di Kiko, già sul tacco 12, e fa colazione in tailleur.
Io sono così superfiga che se ti apro la porta alle 7 di mattina la prima cosa che fai è chiamare un esorcista, non sono truccata e ti c’ho due borse sotto gli occhi che da quanto sono capienti me le chiederesti in prestito per andarci in palestra. C’ho i capelli che sembrano il nido di una poiana, c’ho su delle ciabatte viola a pois gialli che all'occorrenza fanno scappare i piccioni nelle piazze, e indosso il pigiama antistupro che funziona anche se lo sbatto davanti agli occhi dell’aggressore al posto dello spray.
Il papà della pubblicità è bello rasato, allegro, ha la valigetta di fianco alla sedia e conta i pezzetti di cioccolato nella merendina improvvisando una tombola con quei bambini con le sembianze da cherubini.
Il Santo fa colazione in mutande, con un po’ di barbetta e ha i capelli gonfi che pare Napo Orso Capo. Allegro è una parola grossa e prima che connetta ci vuole un po’ (infatti l’ultima volta ha messo il sale nel latte), non ha la valigetta ma ha il portafogli e tutto l’armamentario sul mobiletto (così in ordine che per riconoscere la roba devo improvvisarmi Alberto Angela ed etichettarla come i reperti archeologici) e non conta i pezzetti di cioccolato. Perché appena sveglio è già tanto se arriva a 5. Col pallottoliere.
I bambini della pubblicità sono già belli svegli, puliti, pettinati, sorridenti, prendono le vitamine come se fossero smarties, sanno a memoria le tabelline, le poesie di Pavese, volendo ti spiegano pure la scissione dell'atomo e sono pronti per affrontare la giornata.
Alice a volte arriva in cucina e pare sia appena tornata da un rave. Spesso ha i capelli tutti davanti e non si cura nemmeno di spostarli. Non si riconosce il davanti dal dietro. Infatti a volte le bacio la nuca. Mi bacia e mi abbraccia e si accascia sulla panca. Ha il pigiama sbilenco, è scalza, e ha la verve di un bradipo in coma. Gli occhi sono attenti come quelli di un gufo con la congiuntivite e i movimenti sono lesti e veloci come Speedy Gonzales al compimento dei suoi 105 anni. Non solo non dice le tabelline, ma spesso manco sa come si chiama e le devi rivolgere la parola solo dopo che ha bevuto il latte. Ci sono giorni in cui guarda il telecomando chiedendosi come può, un oggetto tanto astruso, essere capitato in casa nostra.
Alla fine l'oggetto viene passato di mano in mano fino a che uno dei tre non trova la forza di pigiare il tasto di accensione e la voce di una giornalista a caso non si diffonde nella cucina.
A quel punto ci destiamo e mormoriamo "Tho! C'è vita sulla terra." 
Se anche tu ti sei riconosciuto in questo quadretto familiare, dimmelo. Ci sentiremo meno soli.

giovedì 15 febbraio 2018

Recensione L'AMORE INFEDELE



Ieri sera ho rivisto il film L'AMORE INFEDELE con il nostro Richard Gere.
La storia più o meno è questa:
c'è una tipa (gnoccolona anche col ciuffo sminchiato alla Meghan Markle) che, in un giorno di vento che manco a Trieste quando soffia la bora, si scontra con un tronista francese su un marciapiede. Dopo il primo approccio del 'mi scusi, non l'avevo vista' lui le propone di salire in casa sua a vedere la sua baguette. Lei sembra titubare, ma siccome ha un ginocchio sbucciato pensa 'sarà maglio che lo disinfetti che manco so' coperta dall'antitetanica.' Lui, una volta in casa, le offre un tè e già è chiaro che vorrebbe inzuppare il savoiardo.
Lei inizia un giochino (che sarà il tema di tutto il film) alla 'Mamma Cecco mi tocca. Toccami Cecco che mamma non vede', del 'Vorrei ma non posso', del 'Dai, solo una trombatina, ma sappi che sono sposata' e via dicendo. 
Quindi cede alle avances del francese e se lo ripassa in lungo e in largo che manco le vasche sugli Champs Elysees.
Il francese non è Richard Gere. 
Richard Gere è il marito.
Tradito.
Cioè, lei ha a casa un tronco di pino come il nostro ufficiale e gentiluomo e lo tradisce con un francesino di 28 anni.
Già qua l'avrei presa a sberle.
Oh be', direte voi, il giovincello è bello, aitante e la sbatte come una tovaglia sul terrazzo dopo il pranzo della domenica, ma io sono del #teamGere, quindi sprecate fiato. Lei, da tranquilla donnina tutta cazzi e chiesa, riesce a tenere nascosta la relazione, ma Richard mica è scemo. Solo cornuto. Quindi prima la fa seguire da un detective e poi affronta l'amico delle omelette, che gli apre seminudo appena uscita la moglie. Richard fa due più due: lui a petto nudo, il letto sfatto e lei appena uscita accaldata gli suggeriscono che forse lei non era lì per imparare ad arrotolare la R moscia.
Quindi offuscato dall'alcol e dall'ira prende una palla di vetro con la neve (regalo che fece alla moglie e lei STRONZA l'ha regalata all'amante) e gliela fracassa sulla testa. 
Il francese spira senza riuscire a dire manco 'Parblè!' e Richard Gere va nel panico: pulisce tutto, lava tutto, toglie le impronte, incarta il francese in un tappeto manco fosse un macaron e si avvia alla recita del figlio come se nel bagagliaio invece di un morto avesse una cassettiera ikea. Alla recita arriva un po' sudato e molto affannato e lei probabilmente pensa 'Vai, si è scordato di nuovo il Ventolin.'
Nel frattempo lei è pentita e mentre suo marito lavava il sangue dal pavimento con mastrolindo, decide di chiudere col francese. Infatti alla recita pare pensare 'Ma guarda te che gnocco di marito che ti c'ho, quasi quasi me lo tengo'.
La fine è questa:
-la polizia scopre che in un tappeto finto persiano trovato alla discarica c'è il corpo dell'amante.
-lei viene interrogata ma dichiara 'A me manco mi piace la michetta, figuriamoci la baguette, quindi no, non lo conoscevo, o meglio... forse sì... bho non so... comunque preferisco la brioche.'
-lei che scopre che Richard l'ha fatto fuori con una 'pallata di vetro' sulla testa, ma non si scompone, voglio dire, c'è scappato un morto, ma la palla come 'l'antico vaso', è stata portata in salvo.
-marito e moglie davanti alla centrale di polizia indecisi se entrare o meno.
Quindi non sapremo mai se lui si costituisce, se lei lo smerda a mo' di vendetta dopo due anni quando lui le dice 'Amo', ma te sei ingrassata?' o se fuggono insieme insieme a 'sta palla de vetro che, per inciso, faceva pure cagare.

#recensioni

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