COME CANTAVA LIZA MINNELLI: NEW YORK NEW YORK! - Viaggio USA - 2 -

 

Il giorno dopo i cugini non solo ci trovano vivi, ma pure svegli dalle cinque di mattina grazie al jet leg che ci ha scombussolato i neuroni. Occhi talmente pallati che sembriamo tre gufi sotto anfetamine.
La giornata la trascorriamo cercando di riprenderci con un po’ di shopping e facendoci coccolare dai parenti a colpi di pappardelle ai funghi e bistecche alla brace.
Il giorno dopo siamo pronti per New York, che raggiungiamo col treno dei pendolari e ci scende direttamente sulla settima.
Prima tappa: Grand Central Terminal.  Lo so, detta così, sembriamo dei rincoglioniti: usciamo da una stazione per visitarne un’altra, ma questa è ‘davvero’ una stazione speciale. Non solo pare sia la stazione più grande del mondo, ma ci sono stati girati parecchi film: Armageddon, Intrigo internazionale, Il collezionista di ossa, Un giorno per caso con quel gran tronco di pino di George Clooney, per dirne alcuni.
Effettivamente è molto bella e talmente sciccosa che a me e ad Aly pare di scorgere tra la folla pure gente famosa. Per conferma chiedo al Santo:
“Amo’, guarda quella bionda.”
“Eh. Quindi?”
“Secondo te chi è?”
“Una gnocca?”
Dicevo: la stazione è molto spaziosa e interessantissima.
Vista la risposta del Santo, propongo una visita al Rockfeller Center, in particolare al Top of the Rock, così, tanto da buttarlo di sotto inavvertitamente.
Saliamo al 67 piano dopo aver donato un rene alla macchinetta dei biglietti, ma ne vale così tanto la pena che quasi quasi ci ritorno prendendo le scale così gli lascio anche il cuore e un polmone. Le ovaie invece non ce le ho più in loco perché l’ascensore parte a razzo e me le ritrovo al posto delle tonsille.
La vista, ovviamente, non ha eguali.
In cima facciamo 77598477 foto più o meno tutte uguali e reggiamo i grattacieli con le mani prendendomi una rivincita per tutti i turisti che reggono la mia torre di Pisa.
Ci sediamo lungo il muro e fissiamo il panorama con la stessa intensità di tre pensionati intenti ad ammirare un cantiere. C’è un po’ di venticello, New York dall’alto è bellissima, l’atmosfera meravigliosa e cerco di immortalare il momento sparandomi dei selfie che puntualmente fanno cagare. Provo a girarmi e mi si cappottano i capelli. Sembro la bambina di The Ring.
Dopo un tempo interminabile dove vediamo cambiare pure le generazioni dei turisti, decidiamo a malincuore di scendere per proseguire la visita della città e quello che ci eravamo prefissati:
Il Downton Abbey Exhibition.
Per gli appassionati di questa serie tv, tutto ciò è il massimo: ricostruzioni dei set, abiti e tutto ciò che riguarda una delle serie inglesi più amate.
Inutile dire che ho fatto gli onori di casa, ma Lady Violet mi ha guardato male. Si vede che non le piaceva il mio abito da cerimonia.
Tuttavia me lo sono goduto alla grande e vedere gli abiti di scena e le ricostruzioni tipo la cucina (la mia stanza preferita) mi ha fatto un certo effetto.
Usciti di lì ci buttiamo nella calca di Time Square dove ci allietano con numeri da circo e cantanti country nudi che io e il Santo abbiamo arruolato per la nuova stagione. Al grido di ‘Io il biondo e te la mora’ abbiamo raggiunto un compromesso e tutti contenti. Anche se a me, detto tra noi, va meglio. Il mio è sodo, pe’ capisse.
Comunque.
Troviamo pure, come sempre, negozi di Natale aperti tutto l’anno dove giace roba improbabile come addobbi a forma di parmigiano o prosciutto per lo zio salumiere, il camice e il dentifricio per il cugino dentista e la donnina col camice per l’amica specializzanda in medicina. Chi non ama regalare, ma soprattutto ricevere, regali del genere per addobbare il proprio alberello? A NY lo puoi fare! (dopo aver visto questo sto rivalutando tutte le pashime, i calzini di lana e i babbonatalini di feltro che ho ricevuto in 45 anni.) Tuttavia il Santo mi trascina via prima che acquisti un addobbo utilissimo a forma di incudine che, voglio dire, a Natale è la morte sua.
Usciti di lì non ricordo più nulla. Perché New York ti inghiotte, ti ubriaca, ti stordisce di musica, suoni e colori. Ti senti, e in qualche modo lo sei, al centro del mondo.
La lasciamo sull’ora del tramonto con la promessa, nei giorni seguenti, di rimanere fino a sera. Ci riusciremo, con un grande spettacolo sotto i nostri occhi.
Ah, qualcosa di Natale poi ho acquistato nei giorni seguenti. Ma non lì dal pizzicarolo, ma al Christmas Cottage sulla settima.
Una bellissima, fascinosa, rossissima, fantasmagorica slitta!
Originale a Natale, vero?

















DIARIO DI VIAGGIO USA - GIORNO 1


Ebbene, siamo tornati negli States.
Il viaggio si è scostato di poco con i luoghi che abbiamo visitato due anni fa: siamo andati dai parenti e abbiamo fatto alcune zone che non siamo riusciti a vedere la volta scorsa tipo Philadelphia, Cape Cod, alcune zone di New York, la costa del New Jersey, varie ed eventuali.

Partiamo in un’assolata mattinata toscana dove, con volo tranquillo, atterriamo a Londra due ore dopo. Qui ci aspettano cinque ore e mezzo di sosta in aeroporto che sembrano poche ma vi assicuro che sono un’eternità prima di prendere il volo per New York. A un certo punto mi sono sentita talmente Tom Hanks in ‘The terminal’ che mi sono fatta un indiano per amico e ho costruito un bagno di mattonelle azzurre in un anfratto di Heathrow. Per fortuna a casa avevo trovato delle vecchie sterline che ci hanno permesso di girovagare per negozi comprando minchiate e cibo che, grazie al mio inglese perfetto, mi è stato servito da un barista con un’espressione che diceva ‘Ma è turca?’
Un tipico esempio di conversazione made in Simo è:
“Ci vuole del latte nel caffè?” (in inglese)
“Ma per carità!”
“Prego?”
“No”
“Perché?” (in inglese con sorriso)
“PERCHÉ UMMIPIACE” (in toscano con cadenza pisana e momenti ci aggiungo anche un boia dè.)
Abbiamo mangiato roba da colazione alle due del pomeriggio, poi ceneremo all’ora di coricarsi, per poi pranzare all’ora di cena, ma si sa, col fuso orario è così: non ci si capisce ‘n cazzo.
Arriviamo all’imbarco e il Santo viene interrogato da un’addetta con domande talmente ficcanti che temo gli abbia chiesto anche il codice iban. Lui risponde come se avesse studiato e a un certo punto dichiara che io sono sua moglie. La donna mi squadra con un’espressione che diceva ‘Ma poraccio come sei messo male’ e facendo una smorfia di disapprovazione mi applica sul passaporto un bollino rosso. Il Santo e Alice ‘sto bollino lo hanno blu. Evito di fare scenate solo perché non parlo perfettamente inglese, ma il fatto che mi abbia bollato con la lettera scarlatta R di Rincoglionita, non mi va giù. Arriviamo al gate e questa volta è un ragazzo a spulciare i passaporti e visto il mio bollino Chichita mi dirotta a un controllo supplementare. Si vede che ho la faccia da serial killer. A dirmi di spogliarmi e aprire il trolley trovo un signore di colore che somiglia a quello che faceva i Jefferson. Lui parla, io non capisco un cazzo e allora troviamo un compromesso: dialoghiamo a gesti come i primati. Da lontano sembra un numero di mimi. Mi fa togliere le scarpe, incarica una collega di tastarmi tutta e indicandomi gli oggetti me li fa aprire: cover cellulare, cover tablet, busta dei trucchi e in capo a un minuto sul tavolo pareva di essere a una bancarella al mercato. Non solo: presa dall’ansia da prestazione faccio esplodere un beauty e mutande, tamponi e assorbenti ‘volano’ anche senza ali, letteralmente sul banco. Un cotton fioc gli atterra ai piedi.
Con la coda dell’occhio vedo il Santo che mi guarda con orrore da un angolo e mi mima qualcosa come:
‘La Gigia’ e mi pare strano perché sì, è roba intima, ma non me l’ha mai chiamata così.
‘È grigia’ ma il mio trolley è nero.
‘La zia Luigia’ e temo abbia appena avuto l’apparizione della zia defunta nell’82.
Poi capisco. Mi sta dicendo LA VALIGIA.
Solo allora mi rendo conto che quella che l’omino sta controllando è quella di mio fratello che fa il giro di amici e parenti. L’ultima volta l’ha prestata a un amico che andava ad Amsterdam e ho un flash.
Mi vedo già dietro le sbarre a piangere un ‘Viggiuro, non è mia, e anche se avessi scoperto quel pacchettino per me era origano!” Sudo freddo aspettandomi i cani antidroga e penso ‘La signora al piano di sotto ha capito che sono amica, e a questo punto complice, di narcotrafficanti!’
Mentre vedo sfumare il mio viaggio negli USA, l’omino mi dice ‘Tutto ok, si può rivestire’ mimando tutto con le mani tipo Gioca Jouer. Io dalla contentezza mi metto le scarpe invertite e dopo due passi a momenti mi pianto nelle poltroncine.
Finalmente prendiamo posto in aereo; il Santo entra in modalità coma profondo (dal quale si risveglierà solo per cibarsi) Alice si spara qualche film mentre io impiego otto ore di volo solo per capire come mettere il cellulare in modalità aereo e perché, se il mio orologio segna le undici di sera, fuori ci sia il sole.
Comunque sia ci godiamo un bel tramonto sul Canada, una cenetta con pollo in salsa barbecue e i sorrisi di uno steward che mi ricordava Jerry Lewis.
Arrivati al JFK ci ritoccano i controlli, chi siete, dove andate, un fiorino. Come due persone per bene (e come ogni italiano che va a trovare i parenti all’estero) dichiariamo di trasportare parmigiano e funghi secchi e grazie a questo ci fanno fare una fila interminabile a parte, manco trasportassi cocaina dalla Colombia.
Stai a vede’ che ci arrestano per il parmigiano. Arrivati al controllo, un’agente donna ci percula perché lo abbiamo pure dichiarato con una frase tipo ‘E voi avete fatto la fila perché trasportate parmigiano? Ah ah ah ah!!! Che pivelli! Qui c’è gente che ingerisce ovuli e voi per un po’ di cacio quanto la fate grossa.’
Io, come una tronfia italiota seguace di Cracco esclamo fiera ‘Trasporto anche funghi secchi profumatissimi!’ Al che il Santo mi zittisce con ‘Chetati, che qua sono a fine turno. Guarda un po’ se ti fanno fare un risottino seduta stante!’
Passiamo pure questa e ritiriamo le valige che profumano di caciotta e di bosco, e andiamo a ritirare la macchina in un’azienda che si chiama AVIS. Infatti ti dissanguano. Coincidenze? Io non credo.
Qui sentiamo la botta del viaggio e del fuso. In quei venti minuti in cui il Santo disquisisce sulle auto, io e Alice crolliamo sulle poltroncine come due barbone, con rivolo di bava annesso.
Alla fine prendiamo la nostra auto e arriviamo all’una di notte dai nostri cugini in New Jersey che ci accolgono con calore e con i quali abbiamo avuto una conversazione sana e lucida tipo:
D:‘Avete fatto buon viaggio?’
R:‘La capitale d’Italia è Roma’
D:‘Tutto bene?’
R: ‘Harrison Ford’
D: ‘Mi sa che siete stanchi’
R: ‘Le sette e un quarto.’
A quel punto ci hanno guidato ai letti, hanno spento la luce, e hanno pregato di trovarci almeno vivi il giorno dopo.







TITANIC

                                                                                                                 (Foto: movieplayer)


 Giorni nostri. La faccio breve: un tizio dall'aria tranquilla sta conducendo una spedizione per recuperare un prezioso gioiello che si trova sul Titanic, affondato nel 1912. La possibilità di trovarlo è pari alla possibilità che trovi anche qualcuno sempre vivo, ma lui non demorde. Infatti, in una cassaforte lo trova, ma ahimè è solo disegnato su un foglio addosso a una tipa che fa strappare loro la seguente frase 'Però! Che gnocca deve essere stata questa qui.' La notizia appare al telegiornale e una vecchietta, tra una pausa e l'altra di Terra Amara, si riconosce in quel disegno e chiama il baldanzoso giovane dicendogli: "A COSO, guarda che quella gnoccolona sono io" Lui pensa che soffra di aterosclerosi e che abbia capito fischi per cazzi, ma comunque accetta di vederla.
A quel punto, tra un 'portatemi una camomilla' e un 'cara, passami le pastiglie per la pressione', la vecchina comincia a raccontare la sua storia:
"Allora, nipote mia, dico a te: bello e caro tuo nonno, eh? Ma mai come colui che mi ha aperto come una cozza in una macchina parcheggiata male. Eh sì, non mi guarda' così, tu' nonna era sveglia, sai? Ora ti racconto di Jack. Insomma, salgo sul Titanic con un vestitino comodo comodo di Zara con quella piaga della tua bisnonna che doveva essere in menopausa, altrimenti non sia spiega la sua acidità, e quel figo ma odioso del mio allora fidanzato. Ci stavo solo perché lo chiamavano Trivella e perché mi'madre mi stava a di' che eravamo povery povery. Dopo aver parlato a caso di quadri da appendere nella mia stanza ed essermi resa conto di aver perso il disegno che avevo fatto in quinta elementare che metto sempre sul comodino, mi è preso lo sconforto. Giuro, ci tenevo troppo a quel disegno. Allora salgo sulla poppa del Titanic pronta a dire fine alla mia vita senza più matite, pennarelli e arriva un biondino che invece di tentare di salvarmi mi dice che si vuole buttare anche lui dopo avermi fatto una lezione degna di Super Quark su quanto è fredda l'acqua, gli squali, la salinità del mare, case, libri, viaggi e fogli di giornale. Io penso 'Questo è scemo, in fondo c'è chi sta peggio di me' e ci ripenso. E siccome, poraccio, mi faceva pena, lo invito a cena. Lì scopriamo tutti che è un artista e che disegna (bene) per vivere (male), ma io ormai affascinata dal fatto che potesse avere una scatola di pennarelli Carioca nuova di zecca, mi lascio conquistare e accetto l'invito di scendere in terza classe a ballare in punta di piedi come una Carla Fracci qualsiasi. Lì, nipote mia, ho pensato: però 'sto ragazzino è proprio bòno e i toy boy andavano già di moda. Ergo: avevo 17 anni e ne dimostravo 39, parevo su'madre. Comunque, gira che ti rigira, quella cirrosi del mio fidanzato e quella peritonite de mi'madre si accorgono che tra di noi c'è del tenero solo guardando come lui me insegna a sputacchiare. Niagara, mi chiamavano. E tra uno scambio di saliva e l'altro, è sbocciato l'amore oltre alla mononucleosi. Lui mi fa pure vedere il suo pennarello rosa Giotto, con il quale dopo mi fa quel ritratto che vedete. E poi niente, quel deficiente di omino alla vedetta non mi vede un iceberg. Me lo becca in pieno, maremma impestata ladra. Da lì, un gran caos: un fuggi fuggi generale, il Titanic che s'allagava e mi madre che mi accusava "Rose! Basta sputacchiare! Guarda che casino stai facendo!" ma giuro su tuo nonno che non ero stata io. Almeno non tutto, ecco. Un po' di mare c'era.
Comunque io e Jack ce la vediamo brutta più volte: lui viene ammanettato dal galoppino del mio fidanzato, ma io con un'ascia lo libero. Ricordo sempre cosa dissi a lui:
"Jack, sapresti disegnare con una matita infilata nelle narici?"
"Perché me lo chiedi, Rose?"
"Perché non ho una buona mir... vabbè dai, al limite ti metterai sulla strada con un piattino, tanto sei già poraccio. Ti fidi di me?"
"Corcazzo."
E invece, colpendo alla ndo cojo cojo, ce la feci. Poi scappammo su e giù per i piani del Titanic sempre col mio fidanzato alle calcagna che aveva tentato pure di mettermi su una scialuppa, ma ora te lo posso dire: io non sono mai stata una 38 ma una 46 abbondante e le mie chiappe lì dentro ci stavano strette, ecco. Però ricordo che il mio fidanzato mi regalò il suo cappotto infeltrito preso a una bancarella, con cuciture a vista e la fodera di pessima qualità. Vestiva di merda, sai? Poi non l'ho più visto e, dopo che il Titanic si è schiappato in due e ha cominciato a galleggiare come un savoiardo nel caffellatte, ho pensato di lasciarlo seriamente. Da lì in poi ho pensato non solo a salvarmi, ma anche a cambiare la mia vita al grido di 'Chiusa una porta, si apre un portone'. Infatti mi sono presa un bel portone intagliato fine ottocento con pomelli d'oro e l'ho usato per sdraiarmici sopra. Ti devo dire la verità: volevo provare a fare surf, ma non c'era il vento adatto, allora me son detta 'Via, mi ci sdraio sopra un attimino, metti che dopo s'alza una leggera brezza.' Jack nel frattempo faceva snorkeling. Ogni tanto mi portava du' pescetti, qualche conchiglina, poi quando l'ho visto con le labbra blu gli ho detto 'Jack, esci dall'acqua, che te sta a pija il freddo. Vieni che ti cambio il costumino.' Ma lui impietrito, oh, manco mi rispondeva. Sembrava congelato. Glielo avrò detto mille volte, tra uno sputo e n'artro: "Prima di fare il bagno devi aspettare, ché sennò poi ti prende una congestione e ME MORI." Infatti è morto. Cioè, ma se po' mori' così? Ma io non lo so. Che poi, dopo, tutti a dare la colpa a me, a dirmi che sul portone ci stava, ma oh, famo a capisse: lo sanno tutti che prima di fare il bagno dopo pranzo dobbiamo aspettare minimo 8-9 ore, è la prima regola. E quindi niente, è andata così, congelato e stecchito come un bastoncino findus. Hai capito che vita grama, nipote mia? Jack è morto per una congestione da parmigiana."
"Sì, nonna, ho capito. Ma il gioiello di famiglia?"
"Ah no quello, pace all'anima sua, finché è stato vivo ha funzionato bene."
Parola di Rose.

Harry Potter e la pietra filosofale (film)


                                                                                                          (Foto: PaginaInizio.com)


 Harry Potter è uno sfigato quasi al pari di Remì, e fin qui ci siamo. La storia inizia con lui che viene abbandonato davanti alla porta di un'abitazione come un sacchetto dell'umido; infatti lui è orfano e in quella casa ci stanno degli zii simpatici come una pancreatite che lo faranno vivere nel sottoscala come un ratto qualunque. Ditemi voi se non è una vita di merda.
Ciononostante si rende ben presto conto che sa fare cose incredibili come dialogare coi serpenti che si sa, è come un diploma o un attestato CEPU, può tornare sempre utile nella vita.
Verso gli undici anni, Harry riceve delle lettere recapitate da un gufo perché, sfigato com'è, non ha manco WhatsApp. Per farvela breve: in quella lettera gli viene comunicato che i suoi genitori sono morti ammazzati per mano di Voldemort e che 'Però dai, sei stato ammesso alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, quindi sticazzi'. A quel punto scopre che la cicatrice a forma di saetta che ha in fronte non è altro che il segno del 'sopravvissuto alla strage' e non la cicatrice di quando, a tre anni, si è piantato col triciclo sulla cancellata.
Ad accompagnarlo per i suoi primi passi verso il mondo della magia c'è Cannavacciuolo che, tra un piatto di pappardelle e un risotto ai funghi, lo guida all'acquisto dell'occorrente a Diagon Alley. Harry, con tutto l'armamentario dell'apprendista mago, a quel punto si reca alla stazione e pare noi davanti al cartellone delle partenze: non ci capisce una mazza. Non gli rimane altro che battere la testa nel muro dalla disperazione ma qui, come per magia, invece di finire al pronto soccorso, finisce in un'altra stazione dove inizierà la sua avventura fatta di insidie. Come a un qualsiasi pronto soccorso italiano, infatti.
Qui fa la conoscenza di altri due maghetti: Ron e Hermione. Lui imbranato, pel di carota, che vive con un topo in tasca e con l'aria sveglia di chi si desta dopo un rave. Lei una cagacazzi saccente sotuttoio che verrebbe voglia di lanciarla dal finestrino al grido di 'E allora fammi vedere come voli, maledetta!'. Non contento di queste splendide e utili amicizie, Harry conosce anche Draco Malfoy, un biondino platinato dal mento sfuggente simpatico come un chiuhauha incarognito.
Arrivato alla scuola Harry pensa: 'Finalmente mi posso rilassare? Visto che ho fatto un viaggio di merda col rimbambito, la cagacazzi e il figlio di Enzo Paolo Turchi?' La risposta è no. I ragazzi devono essere smistati nelle classi ficcando la testa sotto un casco da parrucchiere pregando cose tipo: 'Non i boccoli, non i boccoli, ti prego non i boccoli'. Se ti va bene il tuo desiderio viene esaudito, altrimenti vieni fuori che pari Shirley Temple.
Ma non è finita. Che non lo vuoi fare un po' di sport in questa magnifica scuola? Allora vai di Quidditch, sport le cui regole c'hanno sempre da capirle chi ci gioca. Visto da fuori sono dei disgraziati che, in groppa a una scopa, rincorrono un ferrero rocher che li percula agitando le alucce dorate.
Non pago di questa mirabolante scoperta, il nostro Harry in tutto sto pappiè, fa la conoscenza di Albus Silente che è un tipo a metà strada tra mago Merlino, Gandalf e tu nonno con la periartrite. Però dicono che comanda lui, quindi MUTI. Inoltre, nella sua prima lezione di 'pozioni' conosce Renato Zero che lo prende subito in antipatia e rivolgendosi a Harry, Ron e Hermione, si lascia andare a un 'Il triangolo no! Non l'avevo consideratooo' sollevando applausi e consensi del pubblico, fino all'apparizione di Silente che lo redarguisce con un 'A Rena', t'avevo detto basta col tuo repertorio.' Renato si incazza per questo divieto e lo rimarrà per tutto il film.
Comunque tutta la storia è per cercare un sasso di fiume di poco conto che, per darsi delle arie, verrà ribattezzato la 'pietra filosofale' nascosta, dicono, nella botola del castello sotto la torre più alta della collina più verde della montagna più rocciosa del poggio più giù.
Harry per trovarla deve attraversare varie peripezie come combattere con un cane a tre teste con il nome azzeccatissimo di Fuffi (nome chiaramente terrificante per un mostro del genere), fuggire da delle chiavi volanti con il terrore che gli entrino in tasca e non solo, e una partita a scacchi gigante che a ogni passo falso li accoppa. Roba simpatica, insomma. Arrivato in cantina, Harry si destreggia tra damigiane di Valdobbiadene, delle melanzane sott'olio e la conserva di nonna Pina, mentre in un angolo, sorprendentemente, trova lo 'specchio dei desideri'; lo stesso che speriamo di trovare noi in un qualunque camerino di Zara che al grido di 'Specchio, servo delle mie brame, chi è la più gnocca del reame?' ci rimandi la nostra immagine con 10 kg meno, il culo di Belen, le tette della Satta e le gambe della Bundchen. Qui ci incontra il professore di Difesa contro le arti oscure, il professor VelociRaptor che, come dice il nome, svelto svelto gli frega tre melanzane, un fiasco di vino e l'ultima collezione di reggiseni in pizzo in sconto del venti per cento.
Harry a 'sto punto non capisce più nulla, fino a che il professor VelociRaptor non si rivela per quel che è: un voltafaccia. Infatti, tolto il turbante, al posto della chierica da San Francesco ti c'ha un faccione senza naso. VelociRaptor è come il maxibon: Two is megl che one. Harry è sorpreso, ma mai come quando Voldemort gli rivela che campa grazie al sangue di unicorno. A quel punto Harry lo percula e pensa 'Questo è un cretino. Minimo minimo, è pure innamorato di quella porca di Peppa Pig'.
Il duello finale vede un Harry rincoglionito che ha inseguito per tutto il film la pietra e alla fine se la ritrova in tasca e fa pure il sorpreso come un cleptomane qualunque. Qui mi immaginavo una scena hard con Hermione che gli tocca i pantaloni sussurrando un 'Wingardium levìosa!' ed Harry che risponde 'È inutile che ci provi, non si alza nulla: è la pietra, deficiente.'
Poi niente, Harry al grido di 'E mo' basta, mi avete rotto il cazzo!' polverizza VelociRaptor, fa scappare colui che non deve essere nominato, redarguisce un po' la cagacazzi, risponde un po' sottomesso al figlio platinato di Enzo Paolo Turchi, fa amicizia un po' con tutti e chiede a Cannavacciuolo se la prossima volta invece che a Hogwarts lo dirotta verso Masterchef.
Ah sì, la squadra del nostro Harry ovviamente vince pure la Coppa del Nonno, assegnata grazie ai punti acquistati in questo anno scolastico fatto di sfighe, ormoni a palla non soddisfatti, cani a tre teste, pietre false come i brillocchi sulle bancherelle e un gioco in cui ti metti una scopa sotto le chiappe. Insomma, tutto talmente bello che il nostro Harry al grido di 'Mai una gioia!' frequenterà questa scuola per altri ventisette anni.
Il film finisce con Renato Zero che, davanti a Silente, canta 'Vecchio! Diranno che sei vecchio!'
e con quest'ultimo che risponde: 'Se mi richiami vecchio, con un peto ti faccio i riccioli alla Cocciante. Poi vedi come canti bene Margherita a suon di pizze in faccia."
Comunque brava la Rowling, eh?

                                                                                                                        (foto: film.it)

 
La scena iniziale si apre più o meno così: una famiglia in auto che si reca al solito villaggio vacanze, quello che ha visto crescere le figlie e invecchiare nonna. Infatti la protagonista, seduta dietro e coi riccioli al vento, è felice e contenta come se la stessero portando a fare una colonscopia. Accanto a lei una sorella che si rimira continuamente in un lezioso specchietto perché suo padre le ha detto più volte che prima di parlare deve riflettere. Sì, è scema. Per tutto il film.
Una volta arrivati, Baby si accorge che l'ospite più giovane ha 78 anni, che si danno allo sport estremo tipo il gioco delle bocce e che il brivido più grande che l'aspetta è la tombolata tre volte a settimana. Reprimendo un 'Babbo, ma una settimana a Formentera, no?' la nostra Baby (curioso nome visto che nel film dovrebbe avere 17 anni, ma ne dimostra 43) si accontenta e fa buon viso a cattivo gioco come tutte le donne quando gli viene detto 'Tesoro, oggi a pranzo ho invitato mia madre.'
In breve tempo, stanca di imparare il punto croce al corso pomeridiano e di giocare a 'Trova la dentiera', la nostra Baby si intrufola in una festa danzereccia portando un cocomero. Lo so, scritta così non ci azzecca una mazza, ma pure nel film. Lei porta un cocomero, punto.
Mentre è lì che pensa 'Ma guarda guarda 'sti giovani come si dimenano' arriva lui, quello che ci fa imbizzarrire le ovaie, quello che fa fare ai nostri ovuli il giro della morte nelle tube, quello che ci fa girare verso nostro marito ringhiando 'Ma te un po' di palestra, no eh?' : Johnny.
Lui, come tutti quelli che sanno di essere fighi, manco la caga di striscio e nonostante in quella sala ci sia un caldo infernale, pensate un po', non vuole nemmeno un po' di cocomero. Nel frattempo gli ormoni di Baby si affacciano alla vita e gridano 'Figaccione! Figaccione!' come un naufrago qualsiasi grida 'Terra! Terra!'
Lui, con una tipa biondissima, secchissima e levissima, balla la qualunque anche se in realtà agli occhi di tutti stanno copulando selvaggiamente, posizione del missionario compresa.
Lì Baby si accorge che però è tutto un gran puttanaio, che lì non ci dovrebbe stare, che se suo padre la scoprisse, da riccia come Afef la farebbe diventare liscia come la Hunziker e che se sua sorella si accorgesse poco poco che c'è gente che ti fa ballare la rumba sullo zucchino, la lancerebbe senza riserve come noi lanciamo il bastone al golden retriever. Infatti la sorella, con i fiocchetti in testa come una rintronata qualsiasi, si invaghisce di un cameriere che sparge i suoi semi manco fosse Luca Sardella in un campo di pomodori a Linea Verde. Infatti, semina che ti risemina, mi ingravida la Penny, la quale balla con Johnny, che si confida con Baby, che alla fine suo padre chiamò.
Quel povero uomo del dottor Houseman, svegliato nella notte non dalla prostata birichina, ma dalla figlia minore, si reca alla capanna e sistema la faccenda rivolgendo a Baby una frase che si può riassumere più o meno così: "Se ti ritrovo da queste parti ti lascio anda' un manrovescio che te cambio i connotati e visto il naso che ti ritrovi te faccio pure un favore." Poi se ne va stizzito e alla domanda della moglie 'Cosa è successo, caro?' risponde come noi quando passano le scene di ballo con Johnny seminudo: "NIENTE. DORMI"
Con la Penny fuori uso, e 24 ballerine disponibili che ballano più o meno come lei in quello scantinato, a chi viene chiesto di sostituirla per un'esibizione? A Baby. Una che sa ballare come io so fare la spaccata e che si muove così bene che sembra tutte noi quando abbiamo un insetto incagliato nella maglia. Geni. Lei ovviamente accetta di buon grado e dopo essersi asciugata la bava chiama il ginecologo: 'Sto ovulando a loop, è normale?'
Le scene di ballo le sappiamo talmente a memoria che se tornasse Johnny saremmo in grado anche noi di ballarle e non rideremmo come quella scema quando lui le passa una mano sotto l'ascella. MA COSA RIDI CRETINA CHE MANCO TI RENDI CONTO A CHI TE STAI AD APPOGGIA'. L'odio profondo, proprio.
Insomma, vanno a questo ballo, lei sicuramente truccata da una bambina di cinque anni coi truccosetti di Hello Kitty, vestita da Miccio con la congiuntivite e pettinata da Edward Mani di Forbice, sta così di merda che tutte noi pensiamo 'No vabbè, guarda rimettiti gli short e le infradito che così me pari una ballerina sì, ma dopo un frontale con un tir.' In più balla malissimo, se move come avesse la febbre a quaranta e le vesciche ai piedi e non fa quel benedetto salto.
Nel frattempo, mentre Baby piroetta a cazzo su quel palco, due vecchietti rubano tutte le pensioni dei vecchiardi presenti nella sala e il giorno dopo viene incolpato proprio il nostro Johnny.
Allora Baby, con quel coraggio tipico delle donne che si avvicina molto al nostro 'Ma sì, non la faccio la ceretta per andare al mare, tanto non si vedono molto', lo difende a spada tratta e ammette che lui non può essere il colpevole perché, proprio la sera prima lui le ha insegnato il mambo orizzontale.
Ovviamente si pente di averlo dichiarato (come noi del resto, che nel frattempo intrecciamo sulla battigia i nostri peli) e sarà punita da suo padre che vuole partire subito subito subito, ma poi sua moglie gli dice 'Cazzo stai a di', ho pagato fino a domenica e ora si rimane!' Lui come tutti i nostri padri al cospetto delle nostre madri, abbassa la testa e mormora un 'Sì cara. Hai ragione cara.'
Baby, da una parte è sconsolata perché non ha più l'approvazione del padre, dall'altra si è portata a letto il nostro meraviglioso Johnny quindi saltella per il campo di bocce dando scappellotti ai vecchietti al grido di 'Mio padre non mi parla più perché ho bombato con quel figo di Johnny? Sai che c'è? STICAZZI.'
Ovviamente lui viene cacciato perché mica può sedurre le giovincelle, lei è triste, sua sorella scema viene sedotta e abbandonata dal cameriere, ma probabilmente pure dallo chef, dal portiere, dall'addetto alla sala, dall'autista e pure dal giardiniere, suo padre pensa 'Pensavo di avere una figlia donatrice di organi da viva e invece ne ho due, mai una gioia 'orcomondo!' e sua madre che è felice perché ha vinto al burraco un salvavita beghelli.
Il film finisce con un flash moob in cui il nostro Johnny ritorna, la preleva da un angolo muffito al grido di 'Nessuno può mettere Baby in un angolo' e lei finalmente fa quel benedetto salto che è tutto il film che ci rompe le palle, pure nel lago l'ha fatto stare a morire di freddo il nostro Johnny, inetta che non sei altro, maledetta che per poco non me lo fai cascare dal tronco Johnnymio mentre ti spiega come ha imparato a ballare, te possino a te e tutti i tuoi cocomeri e comunque 17 anni li porti pure male, non sai ballare e ti vesti di merda.
Oh.
E che diamine.
Dicevo: si vede che non l'ho presa tanto bene che si sia portata a letto Johnnymio, sì?

Pretty Woman


Allora: c'è un tizio, gnocco e brizzolato, che di lavoro compra compagnie per poi rivenderle a pezzetti facendole passare per un affarone, un cazzaro praticamente. Una sera si mette alla guida di un macchinone che riesce a portare come io potrei portare un elicottero sotto sbornia e chiede informazioni a un pensionato intento ad ammirare un cantiere? A una casalinga alla quale spunta il sedano dalla borsa della spesa? A Belèn tra un selfie e un altro? No, chiede informazioni a chi la strada, giustamente, la conosce bene: un mignottone. Lui chiede, lei si affaccia al finestrino e disquisiscono su vie, nomi, cose, animali e città. Qui, fosse stato un film di serie B le battute si sarebbero sprecate, tipo: "Monto in macchina?" "Ah, guardi, la monto dove vuole", invece è una commedia ben congegnata quindi saltiamo i preliminari e arriviamo in Hotel. Qui Vivian spera di concludere qualcosa, ma lui (fantascienza pura) le offre solo champagne e fragoline e non pensa di montarla come una cassapanca Ikea. Lei a quel punto è a suo agio e si pulisce pure i denti col filo interdentale tanto si sente a casa. Il giorno dopo a colazione lei, in un candido accappatoio bianco, se magna diciotto tartine, otto zuccotti, quattordici brioches e ventisei plumcake e lui pensa "Me costava meno portarla a letto", la lascia nella vasca da bagno a cantare Kiss e poi le propone un affarone "Senti bella, qui non si tromba, ma mi dovresti fa' la bella statuina per una settimanetta, ci stai?" Lei al grido di "Mai una gioia... per una una volta che mi capita un bonazzo, ma okay!" accetta. Ovviamente, visto che Vivian se veste con canotte rubate a Yuri Chechi tanto so' piene d'anelli, lui le propone di comprarsi degli abiti consoni. Lei, dopo essere stata sbattuta fuori da diversi negozi tipo cane con la scabbia, torna in albergo lamentandosi col mondo intero che, nonostante abbia avuto con sé i soldi, nessuno l'ha cagata. Qui entra in scena Thompson, il direttore dell'albergo che, facendola passare per la cugina dello zio del fratello de mi'nonna, la affida a Bridget che la porterà da Enzo Miccio che alla fiera mio padre comprò. A quel punto lei, tutta gnoccolona e depilata, con un vestito nero di trina lo aspetta al bar ma lui, non vedendo i cerchi non la riconosce. Lei si volta e gli dice 'Sei un ritardato' lui non capisce e le risponde 'Sei bellissima' lei gli dice 'Non sei più un ritardato, sei solo in ritardo' e vanno insieme alla famosa cena dove lei fa numeri da circo lasciando lumache come fossero frisbee. Nel frattempo Thompson, che era stato tre giorni a insegnarle la differenza tra la forchetta da dolce e quella da carne, si mette le mani nei capelli e pensa 'Lo sapevo: non ha capito un cazzo". Il giorno dopo Edward la porta di nuovo in Rodeo Drive dove lei dilapida la sua carta di credito e, in pieno delirio di onnipotenza che solo il Vacchi è capace di provare, si fa regalare dal commesso una cravatta sfigata color vomito di gatto. In più le portano la pizza, la coccolano, la viziano, la pettinano e le annusano piedi manco fosse la Ferragni. Coi vestitini nuovi Edward la porta a una partita di polo dove viene invitata al passatempo preferito dei presenti che possiamo riassumere in 'Sistema le zolle', perché 'Schiaccia la merda' pareva brutto. Qui Edward si scopre geloso perché lei chiacchiera col biondino della cena delle lumache, e gli fa una scenata chiamandola puttana. Lei cerca di difendersi e gli dice 'Decido io chi, decido io cosa!' perché urlargli contro 'Son tre settimane che me lo prometti e non me lo dai, io in qualche modo devo campa' ' la faceva sembrare troppo ruspante. Litigano davanti al letto ma fanno pace davanti all'ascensore e il giorno dopo lui, con un jet privato, la porta a vedere un'opera a teatro, nella quale lei, rosso vestita da sembrare un angioma, si commuove fino alle lacrime perché ha capito troppo tardi che era La Traviata e non La Tranvata (che sperava di pijà). Il giorno dopo lo passano a piedi nudi nel parco e lui, alla sera, finalmente cede. Lei, scema come noi tutte dopo una notte con Richard Gere, gli dice di essersi innamorata. Graziealcazzo, vuoi un premio? E poi niente, lei rifiuta l'offerta di Edward di continuare a vedersi, così magari da amici eh? e prende un cazziatone da Kit che le dice 'Hai Richard Gere che ti offre soldi, ville, piscine e ogni tanto il cetriolo e tu rifiuti? Ma quanto sei scema da uno a dieci?'. Poi il socio brutto di Edward, quello alto un metro e un pinolo, tenta di violentarla perché ha scoperto che sotto sotto non c'è Impulse, ma una donatrice di organi da viva. Giusto un pelo prima che la finisca a suon di schiaffoni arriva Edward che lo prende a cazzotti e gli dice più o meno 'Ora te lo posso di': mi sei sempre stato sulle palle, ti puzza il fiato, e una volta t'ho pure rubato la spillatrice. Tiè!' E niente, il film finisce con loro che si lasciano perché lei in pratica come lui apre bocca si sente offesa e preferisce tornare in un appartamento piscioso e muffoso pur di non stare in una villa, rivestita da capo a piedi da Prada con Richard Gere che le sbava addosso. Una cretina. Menomale lui non demorde e con una rosa tra i denti come un tanghero qualsiasi, si arrampica sulla scala antincendio e le dichiara il suo amore. Lei lo guarda, ma subito dopo getta un occhio alla limousine lunga 29 metri con autista e pensa: "Vabbè, dai. Sticazzi" e finalmente, cede.
Epilogo: pure quella granculo di Cenerentola le ha fatto l'applauso bofonchiando "Cocca, e ce stavi pure a pensa'? A rincoglionita."


(Foto: Grazia.it)

Il Royal Wedding

Sabato, a Londra, il sole splendeva come non aveva mai splendu… spleso… splendet… Vabbè, era una bella giornata. Evento raro, per giunta, perché trovare sole, cielo azzurro e temperature miti in Inghilterra, è come trovare dei capelli sulla testa di William.
Comunque sia è tutto pronto per il matrimonio dell’anno in cui Rosso malpelo impalma l’attrice americana, in un tripudio di festa e gaudio, ma sappiamo tutti che Harry ha potuto fare il cazzo che gli è parso tanto non sarà mai Re e quindi al grido di ‘Ma chi se ne fotte’ ha dato il via a una festa godibilissima.
I primi ad arrivare ovviamente sono gli invitati: agli uomini ho invidiato l’aplomb, alle donne il cappellino, a Victoria Beckham il marito. David, bello come solo lui può essere e accompagnato da una Vic   con la vitalità a metà strada tra la sposa cadavere e Morticia, ha dialogato con qualcuno, stretto le mani di qualcun altro e ci ha ingravidate tutte al primo sguardo rivolto alla telecamera. A quel punto potevamo pure spegnere che Harry&Meghan chi?
Ma decidiamo di andare avanti cercando di non digitare su Google ‘Indirizzo dei Beckham, come eludere la sicurezza’ –  ‘Immagini di David Beckham nudo’ e ‘Come far sparire Victoria Adams senza lasciare tracce’.
A un certo punto ci dicono che Meghan è partita con la limousine e tanti di noi, pur non vedendo un cazzo di qui a lì in condizioni normali, si lanciano in gridolini euforici tipo ‘Ho visto le scarpeee’, ‘Ha il reggiseno imbottitoooo’ e ‘Le hanno camuffato un neo sotto il fondotinta numero 65 della Mac nuance cammello morto’. E Meghan l’abbiamo vista solo di striscio offuscata dai vetri, dal riflesso sul finestrino e dal riverbero sullo sportello. Praticamente non abbiamo visto una fava, ma ciò non ci toglie l’illusione di essere possedute non solo da Enzo Miccio ma pure dalla vista di super eroe.
C’è anche George Clooney e Amal, i quali mi hanno ricordato pericolosamente Ambrogio e la signora vestita di giallo che ‘non aveva proprio fame, ma che aveva voglia di qualcosa di bono’. Stesse parole nostre alla vista di Beckham, praticamente.
Prima dell’arrivo della sposa, che con tutte ste premesse deve essere gnocca per forza, arrivano i due fratelli. Sarà che sono Principi, sarà che sono alti, sarà che trasudano corone e castelli da tutti i pori, ma li ho trovati molto belli. Ed è un bene perché vestiti a quella maniera, con la striscia rossa sui pantaloni neri, da Harry&William ai carabinieri Cecchini&Anceschi di Don Matteo il passo è breve.
Harry è visibilmente emozionato mentre Will per tutto il tempo non ha fatto altro che ridacchiare. Ho il sospetto che gli ripetesse a loop ‘Mo so’ cazzi tuoi, vedi nonna come te concia.’
I ragazzi si accomodano mentre fuori arriva la limousine con Carlo e Camilla. Lei indossa un cappellino molto sobrio che ricorda una gerbera rosa di 27 kg e mezzo, na roba che per usci’ dalla macchina hanno dovuto chiamare Luca Sardella per una potatura veloce veloce. Carlo invece in un completo grigio chiaro faceva la sua figura. Di merda, visto la compagna che si è scelto.
Poi arriva Sora Kate di bianco vestita con un nugolo di bimbetti, alcuni suoi alcuni in prestito, con una Charlotte deliziosa che saluta con la mano con la stessa disinvoltura con cui Tina Cipollari saluta Maria e con George già incazzato di prima mattina per essere stato obbligato a vestirsi da cassamortaro. Il piccolo Louis invece è a casa stravaccato sul divano, col biberon in una mano e il telecomando nell’altra che li guarda pensando ‘Meno male sono nato da poco. Che culo che ti c’ho. Baby sitter, allungami un’altra birra. E scusa per il rutto.”
Poco dopo arriva lei, Pantone 432, il mio evidenziatore Stabilo preferito, il mio lime del cuore, Queen Elizabeth di verde vestita. In origine il verde era salvia, ma mi si è inacidita via via in auto pe’ sta storia del matrimonio con l’attrice americana. Scende con sicumera come se avesse dei femori d’acciaio, per poco non chiude lo sportello in faccia a Filippo e se ne va da sola con la borsetta al braccio manco c’avesse da prendere il numerino alla Asl. Filippo, poco dietro e un po’ spaesato, invece guardava tutti pensando ‘Ma siete tutti qui per la tombolata?’
Betty e Fily si siedono l’una accanto all’altro su due postazioni già predisposte di cuscini, una padella, un catetere e l’ultimo numero di Cavalli&Segugi,  perché lei sa di annoiarsi a morte e magari preferisce leggere un po’. Infatti in TUTTE le foto ufficiali non fa un sorriso manco a mori’ e l’espressione dice ‘Prima di essere qui preferirei essere dal dentista per un’estrazione senza anestesia.’ Poi si ricorda di avere la dentiera e si indispettisce ancor di più cazziando pure Filippo che nel frattempo chiede ‘Il 65 è uscito?’.
Ed ecco che, con il rullo di tamburi e il soffio di mille trombe, arriva la Meghan. Scende dall’auto con naturalezza, roba che noi con quello strascico ci saremmo piantate nella portiera finendo boccheggianti sul primo gradino e invece lei no, sola e fiera va per la scalinata così decisa che ci chiediamo tutte se sotto al vestito abbia il tacco dodici o le ciabatte del dottor scholl.
Sorprendentemente non c’è nessuno ad accoglierla e questo è un messaggio chiarissimo ‘Sono una donna libera, forte, moderna ed emancipata. Sono una principessa semplice.’
Betty dall’interno ha bofonchiato ‘Se non stiamo attenti, questa oltre a Harry ci porta via il castello, le limousine, i gioielli di famiglia e i corgi.’  Filippo pare abbia risposto ‘Mi si è spostato il fagiolino, puoi ripetere l’ultimo numero uscito?’
Quando la sposa arriva all’altare la commozione è alle stelle, soprattutto la madre di lei è visibilmente scossa e pare abbia detto “Con questo matrimonio abbiamo fatto bingo!” Filippo ha risposto “Mannaggia stavo per uno!”
Il resto è storia: Harry commosso, William che continua a ridacchiare vedendo la capa di suo fratello e pensando ‘finalmente non sono pelato solo io’, sora Kate che guarda la sposa di sottecchi come per dire ‘sì sì, tutto bello, ma tanto non riuscirai a sparare i figlioli dalla patonza reale come ho fatto io’, Carlo che  vede tutto ma non dice niente, Camilla che non vede un cazzo con quel cappello e manco le file dietro (che nei momenti di pausa sono stati costretti pure ad annaffia’ la gerbera), la Betty una statua di sale imbalsamata incazzata col mondo intero, la Meghan che con un tenero sorrisino sta sicuramente pensando a come accaparrarsi tutto sibilando un ‘Con ‘sto matrimonio ho fatto 13!’ e Filippo che risponde ‘Sedici? Ha detto sedici? O tredici? Perché il sedici è uscito due numeri fa.”
Comunque.
Che al matrimonio c’era pure David Beckham l’abbiamo già detto?


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