Dalla Grand Central al Top of the Rock: la nostra New York (tra Clooney e Lady Violet)

 

 
Nel nostro primo giorno nel New Jersey i nostri cugini ci trovano non solo vivi, ma persino svegli dalle cinque del mattino, complice un jet lag che ha completamente scombussolato i nostri bioritmi lasciandoci con gli occhi spalancati come gufi. Trascorriamo la giornata cercando di riprenderci tra un po’ di shopping e le coccole dei parenti, che ci rimettono al mondo a suon di prelibatezze e grigliate. Il mattino seguente siamo finalmente pronti per New York: prendiamo il treno dei pendolari che ci sbarca direttamente sulla Settima Avenue. La prima tappa è il Grand Central Terminal. Lo so, può sembrare bizzarro uscire da una stazione solo per visitarne un’altra, ma questa è davvero speciale. Oltre a essere una delle più grandi al mondo, è stata il set di film indimenticabili come Armageddon, Intrigo internazionale e Un giorno per caso, con quel fascino senza tempo alla George Clooney. È una stazione talmente elegante che a me e ad Aly sembra persino di scorgere qualche celebrità tra la folla. Per sicurezza chiedo conferma al Santo indicandogli una bionda accattivante, ma la sua risposta da uomo pratico mi riporta subito alla realtà, confermandomi che la poesia non è il suo forte. Vista la reazione, decido che è il momento perfetto per una visita al Rockefeller Center, nello specifico al Top of the Rock, accarezzando l'idea di spingerlo giù per vendetta. Saliamo al 67° piano dopo aver praticamente ipotecato un organo alla biglietteria, ma la vista è così incredibile che quasi quasi ci tornerei a piedi pur di rivederla. L'esperienza dell'ascensore è un viaggio a sé: parte a una velocità tale che mi sono ritrovata lo stomaco direttamente in gola. Una volta in cima, lo spettacolo non ha eguali. Scattiamo un’infinità di foto, tutte inevitabilmente simili, divertendoci a posare mentre "reggiamo" i grattacieli con le mani, prendendoci una meritata rivincita contro tutti i turisti che di solito sorreggono la nostra Torre di Pisa. Ci sediamo lungo il muretto a contemplare il panorama e non c'è niente da fare: New York dall’alto è meravigliosa e l’atmosfera è magica. Dopo un tempo indefinito, decidiamo a malincuore di scendere per goderci la tappa successiva: la Downton Abbey Exhibition. Per gli appassionati della serie è il paradiso: ricostruzioni dei set, abiti originali e tutto l'universo di una delle produzioni inglesi più amate. Inutile dire che ho cercato di fare gli onori di casa, anche se Lady Violet mi ha guardato con la sua solita aria di disapprovazione, forse non convinta dal mio outfit. Vedere da vicino i costumi di scena e la cucina, la mia stanza preferita, mi ha fatto un certo effetto. Usciti dalla mostra ci buttiamo nella vibrante calca di Times Square, tra artisti di strada e bizzarri cantanti country in costume. Ci imbattiamo anche in uno di quei negozi di Natale aperti tutto l’anno, pieni di decorazioni improbabili. Il Santo mi trascina via prima che io possa cedere alla tentazione di acquistare un utilissimo addobbo a forma di incudine. Subito dopo i ricordi si fanno sfocati, perché New York ti inghiotte, ti ubriaca e ti stordisce con i suoi suoni e colori, facendoti sentire esattamente al centro del mondo. Lasciamo la città all'ora del tramonto, promettendoci di tornare nei giorni successivi per vederla brillare di sera. Spoiler: ci riusciremo, regalandoci uno spettacolo indimenticabile. E per la cronaca, alla fine qualcosa di natalizio l'ho comprato davvero, ma in una splendida boutique sulla Settima Avenue: una meravigliosa e super classica slitta rossa. Decisamente più sobria di un'incudine.
















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