Belve- intervista a Snoopy



  •  "Buonasera e benvenuto. Che belva si sente?"
  • "Ah ah ah, ma lo sa che lei è simpatica? Quasi quanto me."
  • "Cominciamo bene. Senta, di lei dicono che sia dispettoso e vivace, è vero?"
  • "Chi gliel'ha detto? scommetto la vecchia..."
  • "Mo' la vecchia, non cominciamo..."
  • "No, dico, ma l'ha vista? Ha 51 anni e pare nonna Peppina. La sera mangia il brodino e va a letto dopo il gioco di Fra Martino."
  • "De Martino."
  • "Lui."
  • "Comunque risponda. Ci si riconosce in questa descrizione?"
  • "Mah... dispettoso è un parolone..."
  • "Dicono che getta a terra tutto quello che trova sul tavolo."
  • "Tutto quello CHE LASCIANO sul tavolo, è diverso. Sono tutti oggetti che avrebbero un posto preciso. Io li esorto solo a fare ordine."
  • "Se vabbè, andiamo avanti... la vecchia, come la chiama lei, una volta ha detto che la segue fino in bagno, è vero?"
  • "Certo, lascia la porta aperta."
  • "Qui dice che la porta la apre da solo e se è chiusa miagola per entrare."
  • "Io lo faccio per lei."
  • "Per chi, scusi?"
  • "Per la vecchia. Sa quanti incidenti domestici accadono ogni giorno? Il phon potrebbe accidentalmente cadere nella vasca da bagno e a quel punto cuocerebbe a puntino. Gallina vecchia fa buon brodo! Ah ah ah!"
  • "Ma cosa ride? È una battuta orribile."
  • "Con due carote e un po' di sedano... la patata c'è già, sai che brodino ah ah ah!"
  • "La smetta."
  • "Ok, comunque alla vecchia fa piacere. Mentre è sul wc mi parla."
  • "E lei cosa fa nel frattempo?"
  • "Mi specchio, ovvio."
  • "Andiamo avanti. Un anno fa i suoi servitori hanno rilasciato una dichiarazione scottante a proposito dell'albero di Natale. Le risulta?"
  • "Sì, ma ero piccolo. E se fai l'albero di Natale con dei cuccioli in casa allora sei scemo."
  • "Aridaje."
  • "Mi perdoni, ma è la verità. È come portare un bambino al luna park e non farlo salire sulle giostre. Chi è il cattivo adesso?"
  • "Non mi trova d'accordo, ma proseguiamo. Mi dica un suo pregio."
  • "Non è evidente? Sono bellissimo e intelligentissimo."
  • "Sono due, ma vabbè. Un suo difetto sgradevole?"
  • "Sono TROPPO bello."
  • "Non è un difetto. E poi ho detto sgradevole."
  • "La mia bellezza suscita invidia. La vecchia vorrebbe essere sinuosa come me, ma è più rigida e spigolosa di una mensola ikea."
  • "Un difetto vero."
  • "Sono troppo simpatico..."
  • "Ma non è un difetto manco questo."
  • "Mi lasci finire. Sono troppo simpatico, quindi catalizzo l'attenzione degli ospiti su di me. Salto in braccio a tutti e nessuno mi manda via, anzi!"
  • "Allora è egocentrico?"
  • "No, semplicemente non si può ignorare il mio fascino."
  • "Salta in grembo anche se non chiamato, questa si chiama prepotenza."
  • "Questa si chiama generosità. La mia compagnia è un valore aggiunto alla serata. In casa, da quando ci sono io, viene molta più gente."
  • "Lo sa che lei è presuntuoso?"
  • "Direi più consapevole della mia beltà e simpatia."
  • "Mh. Senta, se avesse la possibilità di incontrare qualcuno che fisicamente non è più qui, chi sarebbe e cosa gli direbbe."
  • "Oh be', senz'altro Dio."
  • "Addirittura! E cosa gli direbbe?"
  • "Puoi farti da parte per piacere? Ora ci sono io."

  • #Belve
  • #Snoopy

Cosa ho letto: LA CHIAVE DEI RICORDI di KATHRYN HUGHES



LA CHIAVE DEI RICORDI
KATHRYN HUGHES
2019
Editrice Nord

Trama

A trentotto anni, dopo un divorzio difficile, Sarah è tornata a casa dei genitori, convinta di non avere più un futuro. Per distrarsi dai suoi problemi, decide di scrivere un libro su Ambergate, l'ospedale psichiatrico in cui lavorava il padre e che, dopo anni di abbandono, verrà presto demolito. Girovagando tra i corridoi di quell'enorme edificio in rovina, Sarah trova la valigia di una vecchia paziente. Dentro c'è un biglietto sui coi sono scritte poche righe, che la riguardano molto da vicino… Rintracciare quella paziente diventa una missione. Spinta da una forza che credeva di aver perduto, Sarah insegue i labili indizi lasciati da quella donna, ricostruendo così la storia di un dolore così grande da essere scambiato per follia, di un amore capace di rischiarare anche le tenebre più buie, di un segreto rimasto sepolto troppo a lungo…


Inutile dire che la trama, così come è scritta, è assai affascinante. Ciononostante questo romanzo non è riuscito ad appassionarmi come speravo. La storia è alternata tra presente (Sarah) e flashback (l'ospedale psichiatrico), ma mentre la storia potrebbe reggere, lo stile l'ho trovato un po' acerbo, come se l'autrice fosse un'esordiente. Piacevole sì, ma di poco spessore. Inoltre nella trama impressa sulla quarta di copertina del mio libro, mancano dei pezzi. Insomma, forse il tutto è imputabile a una errata traduzione, ma l'ho trovato un libro assai approssimativo. Un gran peccato a mio avviso perché poteva avere un grande potenziale. Invece, ahimè, per quanto mi riguarda rimarrà un romanzo senza infamia e senza lode.

Da accompagnare a una tisana ai frutti rossi con una punta di cannella.


Cosa ho letto: SOLSTIZIO D'INVERNO di ROSAMUNDE PILCHER


SOLSTIZIO D'INVERNO

ROSAMUNDE PILCHER

Mondadori 

2000



 Trama

Elfrida Phipps, ex attrice di musical, ha sessant'anni. Affranta dal dolore per la morte dell'uomo che ha sempre amato, lascia Londra e si trasferisce in un piccolo villaggio dell'Hampshire. Dolce ed eccentrica, Elfrida fatica a inserirsi nella piccola comunità, finché non incontra la famiglia di Oscar Blundell, musicista in pensione. Poco tempo dopo Oscar perde moglie e figlia in un tragico incidente stradale, e rimane solo, assillato da problemi economici, in preda alla disperazione. Uniti dalle avversità, Oscar ed Elfrida decidono di lasciarsi alle spalle il passato e di trasferirsi in Scozia per ricucire le trame delle loro esistenze. Sarà il primo Natale trascorso insieme a ridare a entrambi la forza di ricominciare...


Un rifugio per l'anima. Questo è "Solstizio d'inverno". Quando ho bisogno di una coccola, di una lettura tranquilla che mi trasporti in luoghi lontani dalla frenesia di tutti i giorni, mi tuffo proprio nelle pagine di romanzi come questi. Della Pilcher ne ho letti due in passato, questo è il terzo e, come sempre, ho ritrovato quella sua scrittura senza scossoni, capace però di regalarmi quelle ore che io amo definire "liete". Con la sua inconfondibile penna lenta e avvolgente, la Pilcher mi ha trasportato tra i paesaggi innevati della Scozia, in un grande cottage che diventa il fulcro attorno al quale orbitano cinque protagonisti ognuno alle prese con un dolore o un momento di profonda solitudine. Nonostante le premesse possano sembrare malinconiche, il romanzo è una celebrazione della rinascita e delle seconde possibilità. La vera magia del libro sta nella capacità dell'autrice di descrivere la quotidianità e i piccoli gesti (il calore di un camino acceso, il profumo del tè, la preparazione di una cena condivisa) trasformandoli in una forma di cura e di conforto sia per i personaggi che per il lettore. Non è una storia di grandi colpi di scena o di trame frenetiche, ma un viaggio intimo sulla guarigione emotiva e sulla capacità degli affetti scelti di diventare una vera famiglia. La Scozia, con le sue atmosfere d'inverno e la luce magica del solstizio si prende un po' di scena diventano a sua volta protagonista. È il libro perfetto da leggere quando si ha bisogno di ritrovare fiducia nella gentilezza umana e nel potere terapeutico del tempo che passa; una lettura intima e rassicurante che riscalda il cuore come una coperta di lana in una giornata di freddo intenso.




Da accompagnare con un Tè nero allo zenzero e arancia 
per sorsi profumati nelle giornate di dicembre.


Cosa ho letto: APPUNTI SUL DOLORE di CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE

 


APPUNTI SUL DOLORE

CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE

Einaudi

2021


Trama

La morte improvvisa dell'amatissimo padre nel giugno 2020, in piena pandemia, getta Chimamanda Ngozi Adichie in uno stato di rabbiosa prostrazione. Le consuete parole della consolazione la irritano, il formalismo dei riti la esaspera, il dolore la dilania. Ma i suoi pensieri e le sue sensazioni, l'analisi dei diversi modi di affrontare il lutto, quello nigeriano e quello occidentale, diventano occasione per una lucida e penetrante meditazione sulle cose ultime, oltre che un canto d'amore per colui che per primo le ha insegnato a non temere il giudizio degli uomini.
Cosa significa morire in tempo di pandemia? Può significare che la notizia, addirittura l'immagine di un padre senza vita, arrivi tramite una call su Zoom; se si vive in continenti diversi e il lockdown inchioda il mondo intero alla propria abitazione, può significare anche attendere spasmodicamente la riapertura degli aeroporti per poter raggiungere la città natia e celebrare finalmente l'indispensabile rito del funerale. La Chimamanda che apprende della morte improvvisa del padre per una malattia silente è la bambina inconsolabile del suo amatissimo papà, ma è anche la donna che vive a cavallo di due mondi, con le loro enormi differenze nell'avvicinare le fasi più salienti dell'esistenza umana; è la scrittrice che medita sul senso dei rituali; è la femminista che vorrebbe sottrarre la madre a quelli più umilianti, ma al contempo si rende conto del loro potere catartico. Il lutto è violento e fisico, è un ladro che strappa via i ricordi lasciando paura e furia. Eppure porta con sé un monito che in qualche modo spinge avanti: «Una voce nuova si fa strada nella mia scrittura, carica della vicinanza che avverto con la morte, della consapevolezza capillare e acutissima della mia stessa caducità. Un'urgenza nuova. Un senso di incombente precarietà. Devo scrivere tutto adesso, perché chissà quanto tempo mi resta».


Ho acquistato questo libro nel giorno della sua uscita. Complice l'apparizione di un post sponsorizzato al momento giusto. Il titolo mi ha talmente incuriosito che ho scaricato l'anteprima facendomi travolgere dalla scrittura secca e asciutta dell'autrice. Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo l'autrice e me ne pento, vista la sua biografia e la sua notevole bravura. Tuttavia per questo libro non vado oltre le 3 stelle.

Il libro è una sorta di diario che l'autrice scrive per esternare il suo dolore per la morte del padre. Non c'è una vera e propria elaborazione del lutto, non c'è una storia, un filo conduttore, un approfondimento dei membri della sua famiglia, non c'è niente che agganci, tranne quel dolore sordo che purtroppo tutti noi conosciamo bene. Sono 80 pagine (sì, solo 80) divise in 30 capitolini brevi brevi (alcuni di 15 righe, l'ultimo - la chiusa- di 2 soltanto) in cui l'autrice ripercorre gli anni di vita col padre, alcuni frammentati, altri nel suo ruolo di madre, ma tutto rimane marginale, quasi incompleto. A mio avviso questa sorta di sfogo buttato su carta poteva avere del grande potenziale, 'confezionato' così non mi ha entusiasmato. Rimane un libriccino di 80 pagine che si legge in un'ora di cui non rimarrà niente o poco più.
Mi sono ripromessa, però, di leggere altri libri di Chimamanda Ngozi Adichie perché ne ho apprezzato lo stile e il modo di sciorinare pensieri anche scomodi.
Sono certa che saprà sorprendermi.


Da accompagnare con Tè bianco Pai Mu Tan, puro. Rispecchia la scelta stilistica del libro mantenendo la fragranza pura e delicata.


IL MARE FINO A QUI


 IL MARE FINO A QUI

Trama:
Jackie lascia Birmingham per concedersi un breve soggiorno vinto con un concorso a premi. Questo, almeno, è quello che dichiara ai colleghi che la vedono partire senza dare ulteriori spiegazioni. In verità, sotto suggerimento della sua analista, è alla ricerca di uno spazio dove poter decomprimere dopo il lutto che l’ha colpita. A Pant Glas, meta scelta per il suo ritiro, incontra Edna che, insieme agli animali della sua fattoria, la esorterà a vedere con altri occhi il suo passato e il suo futuro.
'Il mare fino a qui' è la struggente e delicata storia di due donne ferite, consapevoli che l’accettazione sia l’unica via da percorrere per raggiungere la serenità.
**************************************************************
Se mi chiedessero di descrivere 'Il mare fino a qui' in una parola, forse direi 'viscerale'.
Quando sono partita per il Galles, mai avrei pensato che una nuova storia potesse prendere forma. Avevo un nuovo romanzo da finire, le bozze dei capitoli finali da rivedere, concetti da sistemare. Quel viaggio sarebbe servito per riposare e ricaricarmi, vista anche la mia stanchezza fisica e mentale.
Ma non avevo fatto i conti con il 'destino'. Solo così posso chiamare questa esperienza inaspettata.
'Il mare fino a qui' è stata una storia che mi è scoppiata in petto, potente e bellissima. Una vicenda che sentivo di dover raccontare perché tutto quello che vedevo mi parlava di loro.
Jackie ed Edna mi sono state a fianco tutto il tempo, mi hanno accompagnato per vallate e brughiere, per albe e tramonti e dal 14 novembre potrete conoscerle anche voi.
L'ebook si può già preordinare al link e comparirà automaticamente sul vostro dispositivo il giorno di uscita. Il cartaceo, invece, non è prenotabile ed è acquistabile dal 14 novembre.
Io spero con tutto il cuore che possiate accogliere questa nuova storia con la stessa delicatezza che la contraddistingue.
Dal 14 novembre sarà nelle vostre mani. Abbiatene cura.

Simona

Cosa ho letto: L'UOMO CHE METTEVA IN ORDINE IL MONDO di FREDRIK BACKMAN

 


L'UOMO CHE METTEVA IN ORDINE IL MONDO

FREDRIK BACKMAM

Mondadori

2016

Trama

Ove ha 59 anni. Guida una Saab. La gente lo chiama "un vicino amaro come una medicina" e in effetti lui ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua. Ogni mattina alle 6.30 Ove si alza e, dopo aver controllato che i termosifoni non stiano sprecando calore, va a fare la sua ispezione poliziesca nel quartiere. Ogni giorno si assicura che le regole siano rispettate. Eppure qualcosa nella sua vita sembra sfuggire all'ordine, non trovare il posto giusto. Il senso del mondo finisce per perdersi in una caotica imprevedibilità. Così Ove decide di farla finita. Ha preparato tutto nei minimi dettagli: ha chiuso l'acqua e la luce, ha pagato le bollette, ha sistemato lo sgabello... Ma... Ma anche in Svezia accadono gli imprevisti che mandano a monte i piani. In questo caso è l'arrivo di una nuova famiglia di vicini che piomba accanto a Ove e subito fa esplodere tutta la sua vita regolata. Tra cassette della posta divelte in retromarce maldestre, bambine che suonano il campanello offrendo piatti di couscous appena fatti, ragazzini che inopportunamente decidono di affezionarsi a lui, Ove deve riconsiderare tutti i suoi progetti. E forse questa vita imperfetta, caotica, ingiusta potrebbe iniziare a sembrargli non così male...


Ecco, io Ove lo vorrei come vicino di casa. È ormai cosa risaputa quanto io adori le persone spigolose e Ove lo è, insieme a un sacco di altre cose. Ove è ruvido, scorbutico, rigidamente attaccato alle sue regole e a tratti persino cinico, ed è esattamente per questo suo carattere intrattabile che lo si ama alla follia dalla prima all'ultima pagina. La vera forza di questo romanzo sta proprio nel fatto che, una volta chiuso il libro, sarà lui a rimanervi stampato nel cuore più che la storia in sé. Mi è piaciuto tantissimo il modo in cui l'autore riesce a scavare sotto la corazza di quest'uomo apparentemente impossibile, rivelando una profondità d'animo, una lealtà e un dolore che commuovono e fanno riflettere sulla bellezza dei legami inaspettati e della comunità. È un libro che fa ridere di cuore e piangere un secondo dopo, un gioiello di rara sensibilità che consiglio assolutamente a tutti; inoltre, per chi volesse prolungare la magia, anche la trasposizione cinematografica con Tom Hanks è davvero godibile e perfetta per passare una splendida serata davanti alla TV, riuscendo a restituire tutta la burbera tenerezza del protagonista.


Da accompagnare con una tazza di tisana finocchio e liquirizia dal sapore forte e pungente al primo impatto, ma capace di lasciare una dolcezza infinita nel finale.

Cosa sono i TROPES e dove trovarli




Risposta semplice: nei romanzi (di qualsiasi tipo)

Vediamo nel dettaglio cosa sono i TROPE. Prendiamo, ad esempio, il genere rosa (o romance) che offre un'infinità di trope (con sottogruppi). Se di primo acchito questa parola vi lascia basiti e/o indifferenti, io sono sicura che anche voi ne preferite uno o più di uno, nei romanzi che scegliete.

I tropes, infatti, non sono altro che 'temi' ricorrenti nelle trame dei romanzi (o nelle sceneggiature dei film). Spesso sono dei veri e propri cliché, ma ognuno di noi ha senz'altro il suo preferito; sono, in pratica, quelle particolari situazioni che ci fanno preferire un romanzo (o un film) a un altro.

Vediamone qualcuno con esempi concreti. 


ENEMIES TO LOVERS 

Qui i protagonisti (la coppia) inizialmente si odia. Possono essere colleghi ed ostacolarsi a vicenda sul lavoro o far parte di un gruppo e battibeccarsi di continuo. Potrebbe essere un incontro in età adulta tra il bullo della scuola e la protagonista... insomma, una storia fatta di scontri e battute al veleno. Ovviamente sappiamo tutti come andrà a finire, ma è il trope che va per la maggiore anche perché permette una sequenza molto vivace di dialoghi e una, non troppo velata, attrazione tra i due.


FAKE DATING

Alzi la mano chi ha visto almeno una volta un film in cui la protagonista deve far finta di avere un fidanzato da presentare alla famiglia. Oppure una pellicola in cui una coppia deve fingere di stare insieme per raggiungere uno scopo. Se in quest'ultimo caso la coppia si detesta, di tropes ne abbiamo ben due: enemies to lovers + fake dating. Sì, i tropes all'interno di un romanzo possono essere molti.


ONLY ONE BED

Come da traduzione: un letto solo. Sono tutte quelle situazioni in cui i protagonisti si ritrovano, loro malgrado, a dividere un letto solo. Probabilmente ci saranno scene in cui tenteranno di rimanere divisi con una sfilza di cuscini, lui che magari tenterà di dormire nella vasca da bagno, salvo poi entrare nel letto, lei che dirà: "Mi rifiuto di dormire con te!" etc etc. Anche qua potremmo affiancargli i due tropes precedenti come nella più iconica commedia romantica. Un esempio lampante è nel film 'Ricatto d'amore' con Sandra Bullock e Ryan Reynolds (in cui troviamo anche il fake dating e enemies to lovers)


FRIENDS TO LOVERS

Qui non si odia nessuno, anzi. I protagonisti sono amici, ma andando avanti nella storia si renderanno conto di essere innamorati. Sembra una narrazione facile e scontata, ma forse è la più insidiosa. 


SMALL TOWN

Qui abbiamo una storia d'amore ambientata in un piccolo paese o una piccola città. Uno dei due protagonisti arriva dalla grande città e dovrà scontrarsi con una realtà ben diversa da quella che conosce fino a incontrare, inaspettatamente, l'anima gemella. Un esempio, per quanto riguarda i miei romanzi, è 'Un tè con Mrs. Brown'.  


SECOND CHANCE

Seconda chance e già capiamo dove andiamo a parare. Qui i protagonisti sono stati in passato amanti/sposati/fidanzati o potrebbe trattarsi del primo amore mai dimenticato. Si ritroveranno anni dopo e assisteremo al loro ri-innamoramento. Anche qui i trope potrebbero essere tanti. Questo, anche se in maniera blanda, è presente in 'Io ti salverò'. 


GRUMPY/SUNSHINE

Chi ha letto 'Mi piaci, ti sposo/Parigi mon amour' comprenderà al volo questo trope. Alice, la protagonista, è solare, pasticciona e sognatrice. Leonardo, il protagonista  maschile, è burbero, a tratti scontroso e per niente incline alle smancerie. Il trope è proprio questo: la differenza abissale tra le due personalità. Alla fine i due caratteri riusciranno a trovare un compromesso e il bello è proprio seguirli in questo loro percorso.


FORCED PROXIMITY

Convivenza forzata (che a volte va a braccetto con il trope One bed only). Qui veramente si aprono mille scenari e possibilità. I protagonisti potrebbero essere costretti a condividere un appartamento, una casa/vacanze per un disguido, un piccolo ufficio etc etc. A volte questo trope è usato come incipit. Immaginate di rimanere bloccate in un ascensore con un tipo bellissimo... Questo trope lo troviamo in 'Come hai detto che ti chiami?'


BROTHER'S BEST FRIEND

Quando la protagonista si innamora del migliore amico di suo fratello (esempio). Quest'ultimo spesso non è d'accordo e metterà i bastoni tra le ruote etc etc. Questo trope, in genere, si trova nei romanzi indirizzati ai più giovani. 


AGE GAP

Qui abbiamo una notevole differenza di età. Spesso è lui più maturo e lei è la classica ragazza ingenua/innocente. L'ho trovato spesso nei sottogeneri del romance classico come i dark romance, mafia romance, talvolta i mistery romance. Più difficile il contrario (Lui più giovane di lei)  ma lo troviamo in 'In amore vince chi rischia' di Anna Premoli. 


Cosa ho letto: CREATURE GRANDI E PICCOLE di JAMES HERRIOT

  


CREATURE GRANDI E PICCOLE
JAMES HERRIOT
Rizzoli 
1996

Trama(versione Superbur 1996) - (la prima edizione originale è del 1972)

 James Herriot è un veterinario che ci racconta in questo libro i suoi primi due anni di professione trascorsi nello Yorkshire.
Intorno a lui vive e si muove tutto un mondo che egli impara prestissimo ad amare e ad apprezzare: le creature grandi e piccole di cui si occupa professionalmente e i ruvidi, taciturni abitanti di quella regione.
Le loro azioni e reazioni, i loro incredibili rapporti offrono lo spunto a pagine di autentico humor.

Ho conosciuto Herriot nel '96 (come si evince dalla copertina della mia copia) e mi innamorai subito di questo dolce e ironico veterinario scozzese. Anche se sono passati tanti anni ricordo ancora le belle sensazioni che mi suscitò; il fatto che il romanzo fosse ambientato nello Yorkshire mi faceva apprezzare ancora di più il romanzo. A quel tempo avevamo già visitato la campagna inglese, il Galles e l'anno dopo avremmo scoperto l'Irlanda. Era l'ambientazione perfetta, quella che piaceva a noi. Questo romanzo è rimasto nella mia libreria per anni, ha superato tre traslochi e l'ho sempre spolverato con infinita tenerezza. È una di quelle storie belle, pulite, che fanno bene al cuore.
La serie televisiva (la più recente) non è da meno. È ironica, pacata, in poche parole 'deliziosa'. Sarà perché tutto ciò mi è familiare (si parla pur sempre di un villaggio di campagna, di animali, personaggi pittoreschi e natura incontaminata), ma l'ho trovata piacevole. Il personaggio di Herriot è quasi sottotono rispetto ai comprimari, ma rispecchia il suo carattere mite, giusto, signorile. Le battute più pungenti, le stoccate ironiche arrivano da altri e ben presto ci si affeziona a tutti personaggi. La fotografia è bellissima e la location non ha bisogno di presentazioni: sfido chiunque a non innamorarsi della campagna inglese dipinta in questa serie.
Vi consiglio entrambi le versioni. Il libro è una chicca e conoscerete un veterinario che ha saputo coniugare la scrittura al suo più grande amore: gli animali. La serie (la prima stagione) godibilissima, ben fatta, che vi lascerà con la mente leggera e una gran voglia di trasferirvi in Inghilterra. 


Da accompagnare con un Yorkshire Tea, 
corposo e semplice come la vita di campagna.



Tra dimore e cabine rosse

 Machynlleth è un paesino di duemila abitanti e poco più con una storia antichissima e reperti dell'età del bronzo. Nel 1291 il re Edoardo I concesse a Owen de la Pole, Lord di Powys, il diritto di tenere un mercato ogni mercoledì e una fiera ogni anno a tempo indeterminato. Ancora oggi il mercato del mercoledì viene mantenuto. La Torre dell'Orologio è la maggiore attrazione turistica di Machynlleth (impossibile non vederla) e fu costruita dai cittadini per marcare l'inizio dell'era di Carlo Stewart, Visconte di Castlereagh. La prima pietra fu posata con una grande festa il 15 luglio 1874. Si visita in pochissimo tempo e non c'è molto da vedere, ma ha negozi e botteghe carine. Una curiosità: girovagando per la strada principale abbiamo scovato l'abitazione e il primo negozio della fondatrice di una delle più celebri case di moda e design tessili: Laura Ashley.






Vista la bella giornata ci siamo spinti verso Aberystwyth, sulla costa, dove abbiamo pranzato al sacco sul mare e acquistato due cappelli caldi e invernali che ci sarebbero serviti fino alla fine del viaggio. Adocchiamo un locale che promette cibo fritto buonissimo e ci promettiamo che lo proveremo. Aberystwyth, oggi, è un importante centro scolastico e la sua università conta più di 7 000 studenti iscritti ogni anno.



Il pomeriggio lo trascorriamo in uno dei luoghi che più amiamo del Galles: Nant-y-Maen. Qualcuno ricorderà la famosa cabina rossa spersa nella brughiera, così isolata e così affascinante. Questa volta la cabina ospita del cibo (uova fresche principalmente) che la fattoria vicina fa trovare a chi passa di lì. La strada per arrivare a Nant-y-Maen è una delle più belle e spettacolari: sarete solo voi, la brughiera e i falchi. Il mio babbo avrebbe detto come sempre: ma come 'bello', non c'è nulla. E io come sempre avrei risposto. 'Appunto'.



Il giorno dopo il meteo ci fa una pernacchia. Una pioggia battente e un freddo porco ci spinge, quindi, a scegliere proprio quel giorno a visitare Llanfair Slate Caverns: le miniere di ardesia. La visita è auto guidata, quindi il personale ti fornisce solo il caschetto e ti invita a munirti di una torcia. Negli anni ne abbiamo visitate alcune e questa è decisamente a portata di bambino: i pannelli sono esplicativi, il poter girare in autonomia fa sì che i più piccoli non si annoino e gli effetti speciali riprodotti regalano un'atmosfera immersiva degna di nota. Da fare, soprattutto se avete bimbi curiosi, per conoscere a fondo la vita dei minatori.

Una volta usciti, se solo il tempo fosse stato più clemente, ci saremmo goduti la notevole vista sulla baia di Cardigan.
Ma non ci abbattiamo e riprendiamo in viaggio: direzione Plas Newydd House. Gestita dal National Trust, è una grande casa di campagna risalente al 1470. Divenne la residenza di campagna dei marchesi di Anglesey e sia la casa che i giardini, con vista sullo stretto e su Snowdonia, sono aperti al pubblico. La casa vanta un grande murale del pittore inglese Rex Whistler. L'opera, lunga all'incirca 17 metri, è un trompe-l'œil che ritrae una scena portuale. Fu dipinto tra il 1936 e il 1938 e occupa un'intera parete della sala da pranzo. All'interno abbiamo individuato edifici italiani che ci sono stati confermati dai uno dei volontari del National Trust. Terminata la visita della casa (bellissima!) ha smesso di piovere, perciò abbiamo potuto passeggiare un po' per i giardini anch'essi meravigliosi. Abbiamo pranzato al bistrot del NT con sfiziose jacket potatoes e golosi brownie, poi siamo rientrati nella nostra casina dove ho messo sul fuoco della minestrina il mio comfort food per eccellenza.








Cosa ho letto: CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI di VALERIE PERRIN

 


CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI 
VALERIE PERRIN
e/o
2019

T
rama

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.
Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose.

Lo ammetto, in genere sto lontana da quelli che io chiamo 'gli strilloni letterari'. Su 'Cambiare l'acqua ai fiori' è stato detto di tutto, pubblicizzato e spammato ovunque. Questo scaturisce in me un campanello d'allarme; so cosa c'è dietro a un tam tam del genere.
Però.
Però scorrendo la mia bacheca mi è apparso un post della mia amica Giorgia; parlava del libro, di questo BEL libro. Allora mi sono detta 'ok, lo prendo'. Non mi sono pentita, è davvero un bel libro, ma non è un libro per tutti. Per apprezzare la storia di Violette serve molta empatia, serve lentezza, serve delicatezza, serve sensibilità. Serve, in pratica, il momento giusto. È un libro da gustare piano, lasciandosi accarezzare dai pensieri dei protagonisti. E dalla morte. Perché di questo parla il libro. Lo fa a modo suo, a mio avviso con forte sensibilità, prendendoci per mano, ma può urtare comunque, può 'far frizzare' ferite non ancora rimarginate. Strizza l'occhio alla tristezza, ma al tempo stesso va a braccetto con la rinascita. È un libro strano, per certi versi 'potente', mi è piaciuto molto.
Da lettrice assegno 4 stelle su 5 perché, nonostante sia un bel libro degno di essere letto, secondo me non giustifica gli strilloni come caso letterario. Come autrice, invece, se potessi gliene assegnerei 10 perché tenere le redini di una trama del genere, fitta di personaggi, vicende e intrecci come quelli narrati, non è per niente facile. In pratica: ve lo consiglio, leggetelo. Prendetevi del tempo e cercate di entrare nella vita di Violette in punta di piedi.
In fondo è quello che ha fatto Valérie Perrin parlandoci della morte.


Da accompagnare con un infuso di malva e
 petali di rosa per un balsamo lenitivo dell'anima.



Posso fare a meno dell'editor?



NO.

Ma io a italiano avevo 10. NO.

Ma me lo corregge mio cuggino, è un tipo che legge molto. NO.

Ma l'ha letto mia mamma (cugina, sorella, mi nonna) e ha detto che è bello. NO.

Mi sono avvalso di un'App, di un sistema, di un sito, e... NO. L'editing non è la correzione di bozze.

L'ho riletto 8 volte e torna tutto. NO. E comunque 8 volte sono poche. Rileggilo e procurati un editor.

Si capisce che è un NO chiaro e tondo? Fidatevi, per quanto a voi il vostro testo sembri PERFETTO, in realtà non lo è. Alla prima stesura è IMPOSSIBILE. Non solo: se siete alle prime armi c'è da metterci le mani in modo massiccio. Ai nostri occhi, il nostro libro, è come un figlio: si vedranno solo i pregi. A elencarci i difetti saranno quelli che non sono coinvolti emotivamente tipo la maestra, il capo scout, il prete della parrocchia, il suo allenatore di calcio e via dicendo. Vi diranno che sì, il bambino è tanto caruccio, ma dovrebbe smussare un po' quel piglio ribelle, essere meno introverso/permaloso/chiassoso, studiare un po' di più etc etc.

Un editor sul vostro testo farà uguale. E quando ve lo riconsegnerà pieno di note a margine e feroci segni rossi vi sentirete morire e l'istinto sarà quello di gettarlo dalla finestra e darvi all'ippica. Tranquilli, è un processo dal quale passiamo tutti, anche i più navigati hanno attraversato momenti di scoramento. Il rapporto con l'editor deve essere basato sulla stima e la fiducia. Lui non è lì per dirvi che il vostro romanzo è bellissimo (a dire il vero può anche non piacergli per niente), non è quello il suo compito, il suo lavoro. Lui è lì per far sì che il vostro romanzo diventi un bel romanzo. E questo può accadere solo se ci affidiamo a occhi esterni e professionali in grado di individuare i punti deboli su cui mettere le mani e i punti forti da far emergere. Una dote necessaria per far sì di lavorare bene con un editor è l'umiltà. A nessuno fa piacere, soprattutto dopo tanto lavoro, sentirsi dire 'Va riscritto', 'Questo pezzo non va bene', 'Devi ampliare/togliere un capitolo'. Lavorare con un editor è un lavoro duro, sfiancante, spesso anche frustrante, ma se riusciamo a comprendere che tutto ciò è finalizzato a rendere il vostro testo più bello, vi assicuro che imparerete a tagliare, riscrivere e a non affezionarvi troppo alle vostre parole. 

L'editor, dalla sua, deve avere la capacità di 'sentire' l'autore, non snaturarlo, non prevaricarlo e scegliere le parole giuste per un confronto rispettoso. L'editor in gamba fa 'lavorare' l'autore stesso sul proprio testo suggerendo, suggestionando e guidando affinché lo scrittore faccia da sé. L'editor non scriverà al vostro posto, non vi dirà le parole che dovete scrivere, non ve lo consegnerà dicendo 'fa schifo'. Può rifiutare un incarico, quello sì, ma dal momento che decide di lavorare sul vostro testo si innescherà una danza a due fatta di complicità e duro lavoro. Qualsiasi decisione, scelta stilistica e via dicendo viene discussa, messa sul tavolo ed esposta per riuscire a trovare un accordo. 

La mia esperienza: Io ho avuto modo di lavorare con alcuni editor. Con alcuni mi sono trovata benissimo, con altri meno. Ho mollato quelli con cui non mi trovavo, appunto perché l'editing è una fase molto delicata e faticosa del processo di un romanzo e ritengo che vada fatta con chi sentiamo un certo feeling, altrimenti qualsiasi contestazione, anche la più banale da entrambe le parti, diventa una guerra estenuante. Così come l'editor può rifiutare un incarico se non sente di poter seguire un autore come meglio crede. Ripeto: è un rapporto delicato che si basa sul rispetto, sulla stima, sul riconoscere la professionalità e le esigenze di chi abbiamo davanti. Se vengono a mancare queste basi, si va poco lontano. Io ho avuto la fortuna di incontrare la mia attuale editor nel 2016, la quale ha lavorato sui miei ultimi tre romanzi. Sara ha l'occhio critico e spietato di un cecchino, non mi risparmia niente, ma allo stesso tempo (appunto perché mi ha seguito in tutti questi anni) riesce a non imporsi brutalmente scegliendo l'atteggiamento giusto per farmi lavorare in tranquillità. 

Ricapitolando: no, non se ne può fare a meno. E quando pensate 'ma sì, forse non è così necessario', pensate che pure Stephen King ha un editor, figuriamoci se non ne abbiamo bisogno noi. Non solo: a volte un editor di professione pubblica un romanzo e a sua volta ha bisogno di un editor. Quindi la risposta alla domanda del titolo è un secco e sonoro NO, soprattutto se volete pubblicare in Self. In questo caso un editor professionista ha un costo che dovrete sostenere personalmente, se invece pubblicate con CE (serie) fa parte del pacchetto. Tuttavia tutto quello che ho esposto rimane. Forza e coraggio, ragazzi!

Atmosfere costiere: il fascino selvaggio di Aberporth, Newport e la maestosità di St David's

 


Questa è stata la classica giornata britannica in cui si passa repentinamente da 13 gradi e pioggia a 19 gradi e sole splendente. In pratica, il meteo da queste parti è imprevedibile, ama cambiare continuamente. Nonostante la pioggerellina iniziale, siamo partiti ottimisti con il nostro pranzo al sacco in direzione Aberporth, nella splendida baia di Cardigan. È un piccolo e suggestivo villaggio sul mare di poco più di duemila anime. Appena scesi dall'auto, lo abbiamo osservato da un promontorio: a parte lo scorgere alcune canoe colorate e un impavido signore a passeggio con il suo cane, la giornata umida e ventosa non invitava a scendere in spiaggia. L'atmosfera, sferzata dal vento e dall'acqua, ricordava quasi un giallo ambientato in un solitario borgo di pescatori, il che ci ha convinti a proseguire. Cartina alla mano, abbiamo impostato il navigatore verso Newport, una deliziosa cittadina costiera nel Pembrokeshire (da non confondere con l'omonima e ben più vasta città vicino a Cardiff). Il centro si gira a piedi in venti minuti e custodisce piccoli tesori: abbiamo scovato un negozio di artigianato e libri così curato da sembrare un dipinto. Aly ne ha approfittato per acquistare un libro sulle leggende gallesi, mentre io sono rimasta affascinata dall'atmosfera accogliente e senza tempo del locale. Approfittando di una tregua della pioggia, siamo scesi verso la spiaggia rintanandoci nelle nostre giacche a vento; intorno a noi, con quel tipico spirito britannico che non teme il freddo, alcune persone si lanciavano in canoa nelle acque del Mare d'Irlanda come se fosse piena estate. Rigenerati dalla sosta, ci siamo diretti verso la spettacolare Cattedrale di St David's. Al nostro arrivo il clima è cambiato radicalmente, regalandoci una temperatura mite e piacevole, ideale per consumare i nostri panini all'aperto nei pressi del sito storico. Questa cattedrale, una delle più antiche e importanti di tutta la Gran Bretagna, toglie il fiato per la sua maestosità architettonica e la pace che trasmette. Anche i dintorni, curati nei minimi dettagli, e le viuzze del piccolo paese circostante meritano assolutamente una passeggiata rilassante. Vista la bellissima virata del meteo, abbiamo deciso di approfittarne fino all'ultimo visitando Porthclais Harbour, un piccolo porto naturale protetto dal National Trust. Abbiamo percorso a piedi il sentiero sul promontorio per godere di una spettacolare vista dall'alto, per poi scendere verso il bagnasciuga grazie alla bassa marea che aveva ritirato le acque. La mia indole romantica mi ha fatto sognare ad occhi aperti nel leggere i nomi poetici scritti sulle barche ormeggiate, lasciandomi cullare dalla suggestione del luogo. Chissà che non nasca una nuova storia...














 

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