BOTTA E RISPOSTA


“Andrea, che mi andresti a ritirare i panni stesi fuori?”

“Ora vado”

Dopo dieci minuti.

“Amò, ho paura che stia per piovere.Mi vai a prendere i panni?”

“Sì, aspè…”

Dopo dieci minuti.

“Ciccio, via!Che son pronti!Una mezz’oretta sul termosifone e sono asciutti”

“Ma non ci puoi andare te?”

“Ma non lo vedi che sono sulla scala a pulire il lampadario? Dai, io ieri sera ti ho sfatto la borsa del calcettoooooo!!”

“Ecchevvordì?Io ieri sera ti ho svuotato la lavastoviglie!”

“E io ti ho pulito la macchina dentro!”

“E io ho passato l’aspirapolvere!”

“E…E…io ho rimesso a posto il rasoio che TE hai lasciato sul lavandino”

“Ma sentila.E io ho rimesso a posto i tuoi trucchi che TE avevi lasciato sulla vasca”

“Uff…e io ti ho portato le ciabatte e ti ho dato pure un bacetto!”

“Obiezione vostro onore!Il bacio te l’ho dato io!Ed era un signor bacio se vogliamo dirla tutta. Comunque io ti ho massaggiato le spalle e scaldato i piedi!”

“Mannaggia…e io…ti stiro le camicie!Evvai!”

“Io vado a buttare la spazzatura e ti scaldo la tua parte di letto!Evvai IO!”

“Azz!E…io…io… metto a posto il telecomando che TE lasci sul divano”

“E dove deve stare il telecomando?Comunque io metto a posto la TUA borsa che lasci sempre sulla sedia”

“E dove deve stare la borsa? E poi io…ti appaio i calzini, ecco!Che venga messo agli atti!”

“E io rimetto nel tuo cassetto le tue mutande di trina che per sbaglio infili nel mio.C’ho le prove!”

“E io…dammi un bacetto che quando mi tieni testa ti risposerei. Mi sembri Perry Mason”

“Dammelo tu un bacetto, che quando ti arrampichi sugli specchi sembri Nemo spiaggiato.Non vinceresti una causa, ma il tailleur ti donerebbe.”

“STA PIOVENDO!”

“Come Alice, ‘sta piovendo!?’”

“Sì, e anche da un po’. Non ve ne siete nemmeno accorti. Ma non la sentite come viene giù?”

Morale: tra i due litiganti, il terzo ODE.

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO






Quello che sto per dirvi è follia, follia pura. Ma in quanto tale, mi appartiene. Da un po’ di tempo mi frulla in testa una cosa, un progetto, un’idea, un sogno. Un sogno alimentato in tutti questi anni da un semplice ricordo.

Il ricordo di una bambina secca secca, seduta sulle ginocchia del nonno, quel nonno che aveva fatto la guerra. Della guerra nonno non parlava mai, tranne di quando fu fatto prigioniero e mandato in Inghilterra. Forse da lì è partita la passione per questa terra, chissà.

A nonno, quando parlava di quella fattoria a Carlisle dove era prigioniero, strano a dirsi, si illuminavano gli occhi. E capivi che la guerra è brutta, ma anche un pochino no.

Quando, davanti al grande camino dove nonna cuoceva le castagne, si metteva a raccontare di quanto era stata importante per lui quella famiglia, io cercavo di immaginarlo, ma non ci riuscivo.

Allora tirava fuori una vecchia foto gialla e sbiadita dal portafogli e mi faceva vedere dove stava nel ’43.

“Qui sono a Carlisle. In Inghilterra”

“E’ lontana, nonno questa terra?”

“Sì, è lontana”

“Ti mancava casa tua nonno?La tua mamma, ti mancava?”

“Sì”

“E questi chi sono?”

“Questa è la famiglia della fattoria. Eravamo in guerra, ma io qui sono stato bene. Ero prigioniero, ma ero privilegiato. Avevo cibo, un tetto e una famiglia. E mi volevano bene”

“C’erano anche dei bimbi?”

“Due.Come te. Ci giocavo,sai?”

“Come con me?”

“Come con te”

“Sei più tornato in Inghilterra, nonno?”

“Mai più”

E fissava un punto lontano, indefinito e si perdeva in quel tempo. A me pareva strano che nonno mi parlasse bene di quel periodo, ma a lui era rimasto nel cuore. Forse era stato il periodo meno atroce della sua guerra, forse aveva trovato un po’ di calore in quella fattoria, forse aveva trovato delle belle persone. Questo ricordo, e quella foto sono cresciute con me fino a quando nel ’93 non corsi a casa sua “Nonno!Quest’anno vado in Inghilterra!”

“A Carlisle?” mi rispose entusiasta.

“No. Vado a Londra”

Lessi nei suoi occhi un po’ di delusione, ma si riprese subito “Se ti capita, arriva fino a Carlisle. E’ bella”

“E’ molto lontano, nonno. Magari un giorno ci andrò!”

Ed è qui che vorrei fermare il tempo. Tornare indietro premendo Rewind e sentirmi dire “Certo che ci vado!Anzi, vieni con me, nonno” Perché io ce l’avrei riportato. L’avrei riportato in quei posti, dove forse adesso la fattoria non c’è più e c’è una scuola, dove forse sono tutti morti, dove forse lui non riconoscerebbe niente a parte il vento che spazza le nuvole e l’aria che sa di verde.

Invece ho lasciato che mi dicesse buon viaggio, e l’ho lasciato lì su quella poltrona davanti al camino.

Però aveva ragione nonno. L’Inghilterra è bella. E l’Inghilterra rurale ancor di più. Il giorno della mia partenza, a Dover, sentivo che non potevo tornare a casa a mani vuote. Non potevo essere andata fin lì e non pensare a nonno. Mi ricordo che quella mattina, con la pioggia che ti sferzava il viso e un vento da lasciarti senza fiato, io e Andrea entrammo in una libreria. E lì lo vidi.

Lo presi in mano, lo sfogliai e dissi “Gli porto questo. Lo farà felice”

Uscimmo con questo libro sotto il braccio, in quella giornata triste e uggiosa. Ma ero felice. Avevo qualcosa per lui.

Quando tornammo e lo vide, si imbarazzò dalla sorpresa.

“Ho trovato questo laggiù. E' un libro sulla guerra in Inghilterra”

“Grazie”

“Mi dispiace nonno, è in inglese…”

“Ci sono tante figure”

“Sì. Tante figure”

“Io non lo so l’inglese, ma dubito che ci sia scritto qualcosa che non conosco. E’ molto bello”

“Sono contenta che ti piaccia. Avevi ragione nonno, l’Inghilterra è molto bella”

“Siete arrivati a Carlisle?” e di nuovo quegli occhi, quel luccichìo di quella terra lontana.

“No.” Ho scosso la testa “Ma ti ho portato questo!” Deluderlo era la cosa che mi faceva stare peggio. E l’unica cosa che aveva, a parte i ricordi, era il mio libro, che è stato mesi e mesi sul suo comodino. Mi pare di vederlo ancora, con gli occhiali calati sul naso adunco e la coppola in testa. Assorto nella lettura come se l'inglese fosse la sua seconda lingua, come se davvero capisse il significato di quelle parole che accompagnavano le grandi foto. E poi puntava il dito su qualcuna, alzava gli occhi e mi diceva "Ci sono stato!Qui ci sono stato"

Ed ora, a distanza di anni, e pentendomi di non averlo fatto prima, voglio cercare quella famiglia. Lo so è una pazzia, ma tentare non nuoce. So che questa ricerca sarebbe stata molto più facile quando nonno era sempre vivo, ma non c’era ancora Internet, ed io sono una maestra a farmi sfuggire le occasioni di mano.Tuttavia ho trovato una ragazza che ha fatto una ricerca simile alla mia, che ora contatterò privatamente. Ma lei in mano aveva vecchie foto e lettere. Io in mano non c’ho niente. Ho una foto gialla, qui nella mia testa, perché in quella scatola marrone che mi ha dato la zia, la foto non c’è. Ho i suoi ricordi, qualche dettaglio (come i due bambini, che ora dovrebbero avere circa 75 anni, se il Signore l’ha assistiti), e una città. Ma sono certa che da qualche parte ci saranno altre foto, qualche documento, un nome di quella famiglia, di quella casa o di quel che rimane. Ripeto, è pazzia, ma lo voglio fare, perché questa storia fa parte della mia famiglia da anni. Ed io, adesso, non sono quella di un tempo. Non ero una che si emozionava a guardare vecchie foto in bianco e nero, non ero una che riusciva ad apprezzare il vero significato di famiglia, non ero una così attaccata ai suoi cari. Perché a vent’anni mica stai a pensare a queste cose. L’ho imparato e apprezzato dopo, quando le persone più importanti della mia vita mi hanno lasciato, come lui. Che l’ho imboccato in quel letto d’ospedale, dove non mi riconosceva nemmeno più.

E se trovo, anche solo un piccolissimo, microscopico aggancio, una fottutissima speranza di conoscere qualcuno che sa questa storia, che ha conosciuto nonno,che gli ha voluto bene, che ha giocato con lui, che si ricorda di questo uomo dal cuore grande,(tramite vecchie foto o racconti di famiglia) o anche di trovare quella casa, quel terreno o quel che resta di quei giorni, noi partiamo.

Voglio andare a riprendermi quel pezzo di cuore che nonno ha lasciato lì.


THE WINNER IS? Z come...


“Simo, aiutami, sto poco bene”

“Oh, mi dispiace, che ti senti?”

“Non so, ho un peso proprio qui sullo stomaco”

“Vuoi un massaggino?”

“Grazie, sarebbe l’ideale”

“Vieni qua…così va meglio? Ma che ti sei magnata ieri sera?”

“In effetti ho un po’ esagerato. Era la mia festa”

“Ma fija mia, datte na regolata la prossima volta. Ti trovo anche un po’ ingrassata”

“Dici?”

“Come no.Ti sei arrotondata qui sui fianchi. E poi mi sa che hai la febbre. Senti come sei calda”

“Burp! Continuo a non digerire. Ho dei bruciori di stomaco allucinanti. Manco avessi un lumino in pancia”

“Pure!Dimmi un po’, che ti sei messa nello stomaco?”

“Un po’ di roba. Roba buona però"

“Quanta?”

“Tanta, ma non è mai troppa.Burp!”

“Ma che stai a vomità?”

“No…insomma…ho qualcosa qui, di traverso. E’ come se lo dovessi sputare”

“Ma che schifo!”

“Ma se lo butto fuori almeno sto meglio!Lo dice anche Shrek, ‘Meglio fuori che dentro!’ Simo, aiutami”

“Macchevvoi?”

"Tienimi la testa.Burp!"

"Anche no!"

"Guarda che se sto così è anche colpa tua!"

"Ma figurati!"

"Chi è che ha esortato gli altri a fare festa?Eh?Sei stata te!E ora mi aiuti. E poi dici sempre che ti piaccio da morì, e ora io stoammorì"

"Non dare la colpa a me, sai? Che colpa ne ho io se c'ho degli amici straordinari?Anzi, guarda, a dirla tutta è colpa loro. Sì, è loro!Fatti reggere la testa da chi ha festeggiato con te. Che c'entro io!Ma guarda te..."

"Simo, non mi lasciare sola in questo brutto momento"

"Ma non puoi chiamare tuo fratello?"

"Chi, quello? E' tutto curvo, non ce la farebbe mai a sorreggermi, tondetta come sono"

"Vabbè, dai, mi fai troppa pena. Ti aiuto io.Che devo fà?"

“Fammi un massaggino”

“Così va bene?"

"Sì, sto meglio se mi fai due carezzine. Sento che sono pronta a digerire"

"(Bleh!)Dai, prova allora! Liberati. Farai felice me e anche qualcun altro. Così la finiamo con questa pantomima”

“Davvero?”

“Ma certo!Tenersi tutto dentro fa malissimo!E sputa sto rospo!”

“Oddio…Burp!”

“Aspè che t’aiuto…ti agito un po’…ecco così…massaggino…non mi spettinà, sai? E sputa!Sputa che l’hai proprio lì!E sputa sto rospoooo!!!”

“BURP!”

"Brava!Ce l'hai fatta!Mi fa parecchio schifo, ma ce l'hai fattaaaa!!"

"Ora sto meglio.E' un bel rospo?"

“Oh. Non è un rospo. E’ un quadrupede. E ci credo che l’avevi di traverso. Ma ti rendi conto quanto è grande in confronto a un rospo?Porella. Fammi vedere…Caspiterina. Qua ci vuole Piero Angela per spiegà sta cosa. Non si è mai visto un animale del genere. Per quello è speciale. Riposati ora, cara mia, che io vado a dare la notizia”

Il video lascia molto a desiderare ma se mi chiamavo Tornatore, adesso non ero qua.




-La mia zucchetta ha rischiato di morire soffocata, vi rendete conto?

-La mia zucchetta mi ha pure sputato in mano.Dio che schifo (ma cosa non faccio per voi, voglio dì...)

-La mia zucchetta fa sapere che, insieme alla padrona di casa, è felice di questo sputacchio.

Complimentissimi Tesorinaaaaaaaaa!!!!!

Sono felice (ma lo sarei stata per tutti), ma lei c’è sempre e già il nome è troppo simpatico.Poi il suo blog è creativamente culinario, e come può non piacerci il suo biscottino autografato? Spero che con questo premio la nostra amicizia diventi più profonda, come profonda deve essere la buchetta dove pianterai i semini dell’Amicizia. E ora preparati perché ti arriverà una tegolata tra capo e collo. Evvai!Un baciottolone tutto per te!

Grazie a TE e a tutti VOI di aver partecipato. Come sempre siete stati stupendissimiiiiii!!!

p.s. Con la Zucchetta, ci voleva Zucchero.

E dopo sto post (che manco un bimbo di sei anni) è proprio un Peccato morir.

Tanto pè rimanè in tema '1° Novembre', mica per altro.

p.s. ciù: vi adoro.

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