mercoledì 27 novembre 2013

Io, intervistata dal settimanale F

Cioè, ecco sì...è una settimana che me lo tengo dentro (lo so, sembra una frase da stitica, ma così è) e finalmente ve lo posso dire.
Respiro.
Sul numero nuovo del settimanale F uscito questa mattina ci sono io.
Io.
Me.
Simona.
Quella un po' rinco, ricordate? Quella che ha scritto un libro, che scrive post, avete presente? Quella che da quanto è maldestra si pianta nelle porte, si cava gli occhi con l'eyeliner , e c'ha i capelli a nido di poiana...quella lì.
Un'intervista, una bellissima intervista, dove si parla del libro, ma soprattutto della mia storia.
Non mi resta che dirvi: correte in edicola. Ma attraversate sulle strisce, che se vi mettono sotto vi c'ho sulla coscienza.

p.s. la mì mamma è da stamattina che gira per il quartiere con la rivista sotto il braccio, la moltiplica e la distribuisce che manco Gesù coi pani e coi pesci.
Son cose.



venerdì 22 novembre 2013

Quando la cacca è d'oro




Quando si parla di maternità, le mamme gongolano, gli occhi assumono la classica forma a cuoricino e i ricordi, anche i più stressanti, diventano improvvisamente gioie da condividere. Dopo averle rimosse o trasformate, ovvio.
Io non ho questa virtù. I pianti, le nottate, i rigurgiti sul collo e le cacchette puzzolenti me le ricordo bene, come se le avessi tatuate sull'avambraccio. E non riesco a tacere. Mai.
Ad esempio l'altro giorno ero al telefono con un'amica in dolce attesa. Lei nel corso della telefonata, dove me la immaginavo reggersi il pancione, mi confida che non vede l'ora che nasca la bambina per godersela da soli, lei e il marito.
ALT.
C'è qualcosa che già non torna. Il mio lato romantico mi ha fatto dire cose come “Ceeertooo tesoroooo, sono momenti magici, da godersi fino in fondo, vedrai che bellooooo!” poi lei conoscendomi mi ha detto “Simona, ti prego, voglio la verità”
“È la verità!Tesoro un figlio è un dono del cielo!” e ho evitato di dire frasi comuni tipo “La loro cacca è cacca d'oro e un figlio ti cambia in meglio” se ci mettevo 'non ci sono più le mezze stagioni', 'i giovani di oggi son tutti fannulloni' e 'Venezia è bella ma non ci vivrei', sembrava la sagra delle ovvietà.
Simona, io so quanto hai desiderato e quanto ami tua figlia, è una cosa straordinaria vedervi insieme, ma non ho bisogno di sentirmi dire 'Sarà tutto fantastico!', voglio sapere a cosa vado incontro. Per esempio tu, con i parenti...come hai fatto?Si sono già prenotati in quindici per venire a casa mia!Mi ci vorrebbe un tuo consiglio, sapere cosa ne pensi...”
Ecco, davanti a una richiesta così, come faccio a tirarmi indietro? Vuoi sapere la mia?
Eccoti servita:

Il parto: quando il Signore disse 'partorirai con dolore' non fece conto di quante imprecazioni potessero uscire dalla bocca di una donna. Il secondo comandamento non l'ha mica fatto a caso. Ci sono donne che sparano figli manco fossero sulla rampa di lancio a Cape Canaveral, e ci sono donne che ci impiegano tre giorni come mia madre. Ma sempre dolore è. E non credere a chi dice 'i dolori del parto si dimenticano'. Baggianate. Te li ricordi eccome, solo che sei pronta per affrontarli di nuovo per un altro figlio.

All'ospedale: è la festa dell'Unità dei parenti. Cominciamo col dire che tuo figlio non lo hanno ancora visto e la prima cosa che ti chiedono è “Ha i capelli?” come se l'essere calvo come una palla da biliardo, o sembrare il figlio di Caparezza, fosse di vitale importanza. Tu che ancora ti devi riprendere e sembri appena uscita da sotto un camion rimorchio, farfugli un “Sì...penso di sì” per poi accorgerti, a casa, che hai scambiato i peli del braccio dell'ostetrica, affetta da ipertricosi, per i capelli di tuo figlio.
Se prima eri al centro di ogni attenzione, ti cedevano il posto sull'autobus e i parenti ti chiamavano curiosi di sapere se era uscito (manco fosse il 63 del super Enalotto), dopo aver partorito perdono qualsiasi interesse per te, che a quel punto vali quanto un calzino masticato da un pitbull. Per non parlare di tuo marito che a quel punto diventa non pervenuto.
Ma la cosa più bella è quando il parentado vede il pargolo.
Somiglia a zio Alfonso!Uguale uguale!”
Mannò!Vedi che ha lo stesso sorriso di zia Evarista?”
No no, guardalo meglio, l'espressione è dello zio Pino!”
E lo stanno guardando di culo.
Il cucciolo ha appena tre ore di vita e loro ci vedono tutto l'albero genealogico, tranne il padre che, ovviamente, qualche domandina se la fa. A me dicevano tutte cose molto romantiche tipo: “Che visino, pare una rosa!”
Che bella faccina tonda, pare una melina!”
finché non è arrivata la mia amica Sara che l'ha guardata un po' e mi ha detto “Che espressione buffa, pare il tù babbo!”

Il ritorno a casa: qua io e mio marito siamo rimasti un po' interdetti. Già il fatto che tre giorni prima eravamo partiti da casa in due e adesso tornavamo in tre. E senza libretto di istruzioni. Noi eravamo soli, ma c'è chi torna a casa con il corteo al seguito, tanto che la gente fuori si potrebbe domandare dov'è la salma di Padre Pio visti tutti 'sti pellegrini.
Una volta a casa si scatena la guerra dei Roses: tua Madre VS tua Suocera. Fanno a gara a darti consigli importantissimi per il nascituro, ovviamente senza prenderti in considerazione.
Mettila così”
Così?Mannò cosà!”
Io la Simona la mettevo a pancia in su!”
Io Andrea lo mettevo a pancia in giù!”
Io in quel frangente avrei voluto spiegargli che avevano ragione tutte e due. Quello che stavano vedendo era il risultato di Simona a pancia in su con sopra Andrea a pancia in giù. Ma mi mancò la forza. Senza contare che in genere fanno a gara per tenerla, per stirarvi panni, per mettere su la lavastoviglie e ricordarvi che avete una cera da far paura. Ricordo che mia madre (santa subito) sussurrò a mio padre “Caro, prendiamo noi una notte la bambina, che guarda tua figlia in che stato è, porella”
Ah,quella è nostra figlia?”
Ero irriconoscibile. A parte che avevo più punti di una tessera fedeltà dell'Esselunga, ma avevo i capelli che ci potevi pucciare un sedano per fare un ottimo pinzimonio. E tu, quando sei in questo stato di grazia e di bellezza, dove il tuo unico desiderio è di andare in letargo e svegliarti sei mesi dopo come l'orso Marsicano, hai la casa piena di gente che ti sorride e che sostiene che quella che tu chiami volgarmente cacca, è cacca d'oro (aridaje). A parte il fatto che merda è e merda rimane, e puzza come una discarica a cielo aperto, ma se è così d'oro come dicono, saresti tentata di fare un regalo preziosissimo a tua suocera e fargliela consegnare a casa direttamente da un Re Magio dentro a un cofanetto.

Il primo bagnetto. Il primo bagnetto non si scorda mai, altro che primo bacio. Ovviamente visto dalla mamma, perché anche se vi sforzate intensamente non riuscirete mai a ricordare il vostro primo bagnetto e la faccia estasiata dei vostri genitori mentre vi immergono nella vasca. Il primo bagnetto è un rito, quasi al pari del thé delle cinque in Inghilterra. Ed è un incognita: non sai quello che può succedere. Ci sono bambini che strillano come aquile e altri che si sentono a loro agio nemmeno fossero delfini in un parco acquatico. Dico parco acquatico perché anche qui c'è il pubblico che batte le mani, incita, ti sorride a cinquantadue denti e urla di gioia quando uno sprizzo casualmente capita tra la folla. Ma se il baby è un maschietto non è acqua, è pipì. Si sa, l'immersione stimola. Nel mio caso non abbiamo corso grossi rischi visto che era una femminuccia e siamo stati anche parecchio fortunati: sin dalla prima immersione si muoveva talmente a suo agio che pareva Ariel, la sirenetta. Io, grazie all' umidità che mi imbizzarriva i capelli, sembravo Ursula, ma son dettagli. Sono comunque momenti irripetibili, che a distanza di anni vengono ricordati con gioia, nostalgia e commozione. Cerebrale. Di chi si presenta al lieto evento senza essere invitato e che quindi rischia una testata.
Devo ammetterlo, con noi si sono offerti in venti, ma non abbiamo ceduto. Eravamo io, mio marito e la bimba. Okay, nel pomeriggio avevo contattato mamma, avvertito la suocera e messo gli annunci sul giornale, ma eravamo soli. Meglio, si evita una strage. Una mia amica aveva una stenderia di gente che pareva che il bimbo stesse per svelare il quarto segreto di Fatima. Tutti al cesso a vedere sto bimbo nelle acque manco fosse Mosè. E vai con le foto, il filmino (e che non lo vuoi fare il filmino?) e la suocera che le diceva 'Tienilo su!' E la mamma che le diceva 'tienilo giù che ha freddo! Hai misurato l'acqua? Col dito?Matta!Col gomito!' tutte chine sulla vaschetta come lavandaie e il bimbo ha rischiato di essere lavato con Ace Gentile.
Potrei proseguire per altre venti pagine, ma per ora mi fermo qui e magari aspetto la prossima telefonata dell'amica mia. Se tanto mi da tanto mi chiederà rimedi per far dormire la bimba.
E qui le spedirò un biglietto per Lourdes.







lunedì 18 novembre 2013

La parabola della strafiga




A volte succedono delle cose veramente ganze. Ma ganze per davvero.
E te ti senti una gran figa. Perché ovviamente ti fanno credere che sei una gran figa, mica lo sei davvero. Perché lo sai e basta di non esserlo. Punto.
E adesso vi faccio un esempio.
Perché mettiamo il caso, no? Che tu sei un'apprendista modella e uno un giorno ti telefona e ti dice che t'ha visto, che sa come ti muovi, che sa cosa puoi trasmettere, che sa che se sei in gamba e ti propone di sfilare in passerella. Tu dici “Dai, davvero?”
“Ma certo che sì. Guarda ci sono dieci posti, tu hai i numeri giusti per far parte di queste dieci, per questa sfilata fantastica a Parigi. Sicuro. Dài, vieni a fare un provino”
Tu dici “Esticazzi. Io mi vedo una chiavica, però loro no, quindi è bene che mi prenda un paio di occhiali”
Fai il provino e ti sembra di esserti mostrata al meglio, con una punta di autoironia che non guasta mai, quel passettino con la giravolta che piace tanto al pubblico. Insomma, va e va anche bene, secondo te.
Però poi, dopo il “Le faremo sapere”, l'entusiasmo viene mantenuto basso, perché insomma, può darsi che sì, può darsi che no. A te sembra, e dico sembra, che tu abbia fatto bene, ma oh, mica si può sapere.
Quando manco ci pensi più ti arriva la telefonata. “Si ricorda? La sfilata...bene, ecco. Lei va bene, sciolta, carina, simpatica, un bel portamento, un'ironia fuori dal comune con quel passetto con la giravolta che ci ha colpito, però sa...in questa sfilata ci servono solo bionde, mica niente di che, solo per l'accostamento cromatico con la nostra collezione di abiti da sera. Quindi a noi lei piacerebbe parecchio ed è stata già selezionata nella prima scrematura, una ventina di fanciulle diciamo. Quindi bionda...veda lei. Insomma, ci siamo capiti, siamo mooolto interessati”
Tu pensi “Eccheccevo? Oddio, non è da me cambiare qualcosa del mio aspetto e del mio carattere però oh, si può fare.L'anima rimane la mia, io rimango la stessa, con le mie idee e varie ed eventuali, ma se per la sfilata e solo per quella, c'è da cambiare qualcosina, okay cambiamo. Al traguardo manca poco così. Se mi concentro vedo già la sfilata!È chiaro e limpido come un bicchier d'acqua che se io mi fo bionda, il posto è mio.” E poi chiedi: 'Ma di questa cosa ne posso parlare?”
“Deve! Deve senz'altro! Più ne parla e meglio è!Ma scherza? Anzi coinvolga parenti e amici, pubblicizzi la sfilata, così la vengano a vedere e ci sarà un mucchio di gente. E si sa, più gente c'è, meglio è!Contiamo su di lei!”
E tu pubblicizzi abbestia, da morì, metti i cartelloni e inviti anche la prozia Adalberta che detto tra noi, ti sta anche sulle palle, ma non è il caso di fare le schizzinose, no? Vojo dì, se ti vogliono bionda sei già con un piede in passerella, il messaggio è chiaro, quindi non stiamo a fa' il braccino corto con gli inviti.
Mandi la foto di te bionda e ti rispondono “Benissimo!Fantastica! A presto allora!”
E te nel frattempo ti fai dei film che non ti sei mai fatta. Mai. E la gente intorno a te dice che è giusto che te li fai, perché il messaggio è chiaro. Cioè, ma davvero la vuoi più chiara di così, la faccenda? Namo, su.
Nel frattempo hai messo un mucchio di cartelloni, hai coinvolto mezzo paese, i tuoi parenti hanno pagato già il biglietto per la serata,e a loro volta hanno pubblicizzato l'evento. Quindi ci sarà gente e magari anche qualche bella ragazza farà parte della sfilata insieme a te. Magari anche quella che hai incontrato l'ultima volta che sei stata in sala trucco per quella trasmissione sulla tivù locale. Ehm...sì, anche lei forse è una modella emergente. E magari non lo sapeva nemmeno che c'era sta cosa delle bionde della sfilata, ma grazie a te adesso sa e ci sta provando. E poi magari ti viene in mente che forse, visto che è bionda naturale e formosa, avranno contattato pure quella che ha tentano la carriera di velina. Sì, a pensarci bene lei potrebbe starci. Ma ci sarai anche te, quindi sìììììì, una bella soddisfazione.
E poi il vuoto. Passano mesi e ti chiedi: ma la sfilata non doveva esserci a Maggio? Ma come, siamo ad Agosto e ancora non so nulla? Non è possibile, minchia sono pure bionda!
E poi ti chiamano e quando senti quel pronto pensi “Okay, adesso mi dicono dove presentarmi e a che ora. Che mi pagheranno l'aereo e che mi serviranno un cocktail di benvenuto. E che a presentare la serata ci sarà Vincent Cassel, e che...oddio che emozione!Non diventerò mai la Schiffer, ma una soddisfazione che sia una, me la leverò. Sono anni che sfilo. Parigi, almeno per una notte, sei mia!”
“Sì?”
“No, la chiamo per dirle che non è stata scelta”
“Come no”
“Eh, no”
“Ma mi sono fatta pure bionda!”
“Ci sono altre bionde”
“Capisco, ma avevate detto che...” e muori.
Cioè, tu hai cambiato pettinatura perché loro volevano che la cambiassi, hai messo i cartelloni, hai fatto pubblicità, c'hai creduto, perché cazzo sì te l'hanno fatto credere perché era scritto tutto chiaro e tondo, anche un cieco l'avrebbe visto che eri lì, cazzo. Eri già lì.
E invece no.
Ci sono altre.
E ti invitano comunque a Parigi alla sfilata, perché in fin dei conti è una sfilata importante, bella, piena di colori, luci e suoni e soprattutto piena di gente. La maggior parte invitata da te. E con dieci modelle strafighe che sono lì grazie al tuo cartellone, alla tua pubblicità. Ma tu non sei lì sopra, in passerella, sei a casa. E ti chiedi umilmente, perché? Perché? E la risposta è una sola, ti dici: perché non vali una beata ceppa de minchia. Perché bionda fai comunque cagare e si vede che non lo sei naturalmente. Perché per sfilare ci vuole veramente una marcia in più, bisogna sapersi muovere bene, e non basta averci passione. Perché sicuramente lì sopra ci saranno quelle brave e strafighe per davvero. Delle fuoriclasse. Delle numero uno delle sfilate. E affogando questa dura e cruda verità in un barattolo di nutella, prendi atto che no, non puoi mai essere una modella importante.
Evabbè, ti dici. Mi son fatta dei film, ho tentato, ma non ho la stoffa. Devo farne di strada, prima di arrivare là.
Poi però una tua parente ci va e ti telefona per dirti che tra le dieci in passerella c'è la modella emergente della tivù locale che ha dichiarato che è lì per puro caso grazie a un cartellone che pubblicizzava l'evento, che c'è quella formosa che ha tentato la carriera di velina, ma fu scartata perché portava e porta ancora una gajardissima taglia 46, poi c'è la nipote del sindaco di Parigi,c'è la figlia del fratello del sindaco di Parigi, c'è l'amante di quel politico italiano, c'è una che non solo non ha mai sfilato ma che manca poco t'inciampa nell'ultimo gradino e si spalma sul red carpet. Ce n'è una che sembra la sorella brutta di Tina Pica, c'è una che fino a ieri faceva la tagliaboschi e c'è una che ha dichiarato “Io manco ci volevo venì, ma ho perso una scommessa ed eccomi qua”
Ma più che altro non ci sono solo bionde. Ci sono more, rosse, e castane.
E poi ci sei tu, che probabilmente sei troppo pulita e ingenuotta per questi giochetti, ma c'hai una nuances di biondo che manco Marilyn  Monroe.



Vi chiedo: ma quanto mi girerà il cazzo?





venerdì 15 novembre 2013

UNA GRANDE FAMIGLIA - la mia fiction preferita



Il giovedì sera ho un appuntamento. Niente burraco, prove di teatro o la tombola al centro ricreativo. Il giovedì sera in tv c'è Una grande famiglia.
Fiction che adoro.
E che mi scaturisce diversi pensieri che voglio condividere con chi la guarda. (Abbiate pazienza voi che non la guardate. Ho una certa età e si vede da queste cose. Che vogliamo fare)
Insomma, eccoli. Per esempio:

-adoro Raoul quando prende a cazzotti una porta, a pedate un tavolino, quando lancia il cellulare dalla finestra e per come dice Vaffanculo. Uno così ti strappa la filanca delle mutande a morsi e te fa' vedè i sorci verdi. Ho sempre amato l'uomo sanguigno.

-mi piace lo sguardo truce di Edoardo ogni volta che vede SUA moglie che si spalma su SUO FRATELLO. Se tanto mi dà tanto nella prossima puntata dà fuoco a Raoul. Poi sparisce di nuovo, questa volta lanciandosi col paracadute, dopo che un'auto è precipitata da una scarpata ed è scoppiata come un petardo la notte di San Silvestro. Nelle ricerche saranno impiegati Don Matteo e la Signora in giallo.

-amo Nicoletta e Ruggero, così belli come due piccioncini. A tal proposito volerei sulla testa della suocera di Nico e lancerei una cagata grossa come un bidet (tanto per rimanere in tema) sul suo completo rosa fuxia di Cavalli.

-ammiro la coerenza di Giovanna che a Stefano gli mima pure 'Tanto non te la do' facendo la gnorri spostando la sua cartelletta da un water a uno sciacquone  e basta che lui si affacci a casa sua per dargliela con tutti gli interessi. Se non gli levano il ragazzo di sotto, questo mi muore.

-Chiara ha gli occhi tristi, è sconvolta, depressa e amareggiata, solo perché non sa se darla ad Alessandro Gassman o Giorgio Marchesi. Povera donna, c'è da capirla, son scelte difficili. Due brutti così non si sono mai visti manco la notte di Halloween.

-Comprendo invece Laura, che va cauta sul suo rapporto con un bancario, gnocco, innamorato di lei, galante e gentile. Anche io andrei cauta, in effetti non gli ha ancora chiesto quali sono i numeri della sua tessera sanitaria, qual era il soprannome che gli affibbiavano a scuola e quanto porta di scarpe. Queste son le cose importanti.

-Vedendo Stefano propongo agli autori di fargli fare quella pubblicità al posto di Rocco Siffredi. Non solo perché la patatina tira, ma a lui, le patatine, gliele tirano pure dietro.

-Rimango basita davanti a piccolo Tino. Sto bambino ha poteri paranormali: vede e sente mostri, gente morta e presenze oscure. Praticamente un misto tra Harry Potter, Mago Otelma e Giucas Casella. Poro fijo.

-Mi garba un mucchio mamma Eleonora perché è una che pota le rose in giardino con l'abito da sera. Quella è classe. O fantascienza.

-E anche Ernesto mi garba, per la sua serietà soprattutto. È l'unico uomo che ha come segretaria non  una gnocca da paura ma una donna che fa paura. Pare la vecchina di Hansel e Gretel.

-Infine, appunto, Serafina. Chiara e limpida come un barattolo di pelati andato a male, amorevole come un rottweiler con la rabbia, fedele e discreta come un'amante che ti fa la piazzata in ufficio sputtanandoti davanti al tuo capo. Praticamente una suocera perfetta.

Detto questo, aspetto con ansia la prossima puntata.

p.s. Il divano, il plaid e la tisana bollente chiudono il cerchio. Vi ho mai parlato del declino delle quarantenni?


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