Poche cose mi danno fastidio in spiaggia.
Poche cose tipo queste:
Tu fumi, giusto? Ok. Io
no. Non mi dà fastidio se fumi in spiaggia, nemmeno se mi arriva il
tuo fumo addosso, siamo all'aperto e se il vento tira di qua me ne
farò una ragione, non ti scasso le palle, piuttosto mi allontano.
Non mi dà fastidio
nemmeno se, per via della calura estiva, fumi in mare mentre sei in
ammollo con l'acqua che ti arriva alle cosce. Poro tesoro, vai
tranquillo.
Se però spegni la
sigaretta in mare e con un pizzicotto butti il mozzicone tre metri
più in là in mezzo all'acqua dove giocano i ragazzini, allora mi
fai incazzà. Fumati tutto, cosa te pare e dove te pare, ma il
mozzicone la prossima volta infilatelo nelle narici o in qualsiasi
altro buco del tuo corpo. Perché inquini, perché sporchi e perché
mi fa schifo. E poi magari sei uno di quelli che, guardando il degrado
delle spiagge, dice “Che schifo.” Eh. Invece te sei na favola. Fanculizzati, vai.
Quelle che urlano tipo
piazza del mercato. “ERNESTINOOOOOO!!!!ESCI DALL'ACQUAAA!!!” con
lo stesso tono di voce che usa Nando, il pescivendolo della mi'mamma,
quando gli arrivano le triglie fresche “TRIGLIEEEE!!! STAMATTINA LE
TRIGLIE SONO FAVOLOSE, DONNEEE!!!”
Cioè, capisco il core de
mamma, capisco che se Ernestino ha mangiato l'equivalente di dodici
menù della nazionale italiana di rugby, magari c'ha lo stomachino un
po' impegnato e rischi di vederlo galleggiare tipo boa, capisco che
devono passare giusto quelle diciotto, venti ore prima che si possa
bagnare un alluce, ma cara mia, alzati dall'asciugamano rosso tiziano
preso con l'ultimo numero di Gente con il contributo di 3 euro e 90 e
vai a prendere Ernestino senza urlarlo a loop per venti minuti di
seguito. Perché? Perché, semplicemente stai scassando la minchia.
L'amico dei rifiuti.
Quello che ne rimane talmente affascinato e affezionato che non se ne
libera. Aspetta che lo faccia tu. Si scofana un panozzo, a volte due,
si beve una birra, accompagnata da noccioline e rutto a tremila
decibel e poi caga tutto lì. Quando il sacco dell'immondizia è a
dieci passi. No, non è pigro. E' stronzo, è diverso. Perché se
c'ha da accalappiare la faiga di turno, non solo farebbe chilomentri
di spiaggia, ma li farebbe sui gomiti anche sulla sabbia rovente. Ma
i rifiuti no, si rifiuta (perdonate il gioco di parole). Li lascia lì
come cimeli, etti e etti di plastica che,come sappiamo, su una
spiaggia o in mare sono biodegradabili come io sono Manuela Arcuri.
Caro amico, che se tanto mi dà tanto sei amico di quello delle
sigarette, se non hai voglia di fare cinque passi (cinque) sai dove
la potresti mettere la spazzatura? Bravo. Oggettino per oggettivo,
come delle supposte. Il mondo ci guadagna, tu non ti muovi, il culo
ti si riveste di plastica e, se sei pure bravo con i movimenti degli
sfinteri, ricaghi un cubo di rubik o un triciclo colorato per il
nipote. Pensaci.
Giusto per non sentire le cazzate che dici, che voglio dì, ne sparo già abbastanza io e mi basto.
Quelli che gli danno noia i bimbi nell'acqua. Ora. Capisco che se ami l'acqua come io amo depilarmi a secco, l'entrata in acqua ha un rituale preciso che consiste nel:
un quarto d'ora con solo
i piedi in ammollo.
Un altro quarto d'ora con
l'acqua che arriva ai polpacci e inspirazioni di controllo del
freddo.
Dopo mezz'ora siamo
all'altezza cosce e si è già attivato un 118 dell'ospedale più
vicino pronto a intervenire per assideramento.
In genere a questo punto
si passa a raccogliere con il palmo della mano un po' d'acqua
(l'equivalente di un bicchiere di vino. Della Barbie.) per poi
passarlo delicatamente sulle braccia, sul viso e attingendo a una
dose di coraggio immane, anche sulla pancia. Da qui in poi, in
genere, si torna indietro. I più coraggiosi vanno oltre: dopo tre
ore sono all'altezza vita. Se non sono ancora morti con le labbra blu
come fu trovata Laura Palmer, chiaro.
Ovviamente questo rituale
a volte è spezzato dai bambini/ragazzini di turno, che entrano in
acqua a bomba. A quel punto, se gli sguardi potessero uccidere, ci
potrebbe essere una morìa non solo di pesci ma anche di anime
innocenti. Sì, perché, nonostante tu pensi che l'abbiamo fatto
apposta perché t'hanno visto entrare in acqua sulle punte manco tu
fossi Roberto Bolle, sti ragazzini manco t'hanno cacato di striscio.
Il bambino, impavido, idrorepellente, scanzonato e con molta
probabilità rivestito naturalmente di neoprene, si butta, incurante
del freddo, dell'acqua gelida, ma soprattutto incurante di te. Ci
potrebbe essere il Papa, Belen o un muro e il bambino si butterebbe
con la stessa noncuranza con cui io seguo le foto su Instagram della
Marcuzzi. E no, non ce l'ha con te e no, non l'ha fatto apposta. Hai
solo scelto il posto sbagliato nel momento sbagliato, e se pensi di
stare sulla battigia con i tuoi piedini smaltati che accarezzano le
ondine senza essere schizzata almeno un pochino, be', ti conviene
andare in montagna.
Certo, io non sono immune
a tutto ciò. Una volta stavo per rinviarne uno a mo' di calcio di
punizione (perché, sì, ora ti dico la verità: a volte lo fanno
apposta) e un' altra volta ho sibilato a denti stretti un dolce
complimento alla sua mamma, però poi mi dico che se non voglio
essere schizzata, lì, vicino all'acqua, non ci devo sta'. Se voglio
rimanè asciutta devo sta' all'ombrellone, a tenere compagnia alla
nonna che sa di talco che mi racconta l'ultima puntata de Il Segreto.
È un mondo difficile.