mercoledì 22 gennaio 2014

L'amore è


                                                                                                         (Foto: https://loveiscomix.com/)

L'amore è:
ritrovarsi la mattina noi due soli in bagno, con lui nudo e io con le mutandine scese alla caviglia.
Lui, ovviamente,  sta facendo la doccia e io pipì sul water.
Che avevate capito.

L'amore è:
abbracciarsi nel letto a cucchiaio prima di dormire, sentire il suo fiato sul collo e la mattina dopo svegliarci  uno col torcicollo e una con la sciatica. In mezzo a noi, la prossima volta, metteremo un fisioterapista.

L'amore è:
Farsi le coccole sul divano, da soli. Lui che  intrufola le mani dentro la mia maglietta, io  che scopro il suo torace, seguo col dito gli addominali, mi fermo all'ombelico, lo guardo e mormoro "Forse è il caso di fare un lavaggio forte alla tua maglia, perché hai più lana te  nell'ombelico che in un lanificio irlandese"

L' amore è:
Sentirsi dire "Sopra la lavatrice sì!Oh sì!" "Sopra la lavatrice, no.Secondo me non regge" "Oh sì, ne sono sicura!" "Se lo dici te, allora lavatrice sìììì!!!"
E stiamo solo decidendo se impilarci sopra l'asciugatrice.

L'amore è:
Darsi un bacio appassionato, di quelli che ti rivoltano le budella, che ti ricordano, se mai me lo fossi scordato, che a me st'omo m'attizza come quando avevo vent'anni. E scoprire (dopo che gli è rimasta impigliata nei capelli la mia forcina con un fiore rosso), che anche da travestito spagnolo, non sarebbe male. Olè!

L'amore è:
Mandarsi sms compromettenti  prevedendo pure numeri da circo, e cancellarli subito dopo per paura che mia figlia li scopra quando prende il mio cellulare per chiamare mia madre. Lei, tra qualche tempo, cancellerà i suoi per paura che io li scopra quando prenderò il suo cellulare per chiamare mia suocera.
Ergo: se ognuno, in casa mia,  si facesse i cazzi propri  sarebbe meglio.

L'amore è:
Guardare insieme con occhi sornioni  il tavolo di cucina, constatare che è bello solido, che reggerebbe a scossosi e sobbalzi e dire all'unisono "Sì, vabbè, un altro trasloco lo può reggere"

L'amore è:
Essere sul più bello, vedere quasi padre Pio e pure la Madonna, e scorgere sul comodino il gatto che ti guarda con due occhi così grossi che sembrano due padelle Lagostina. Se non fosse che muove anche la testa a ritmo, uno potrebbe anche lasciar perdere.

L'amore è:
Sentire lui che, in cucina in  accappatoio, mi dice "Amò, che la vuoi la banana?" e scoprire che mi sta offrendo davvero una banana mentre lui addenta una mela.

L'amore è:
Sentirsi dire, mentre mi guarda con occhi languidi  "Non so che farei senza di te. Non ce la farei, giuro. Ci sono momenti, come questo, in cui penso che, oh sì, ti risposerei altre mille volte" mentre gli sto passando l'aspirina, il plaid, il telecomando, lo sciroppo e i calzini di lana perché ha la febbre a 37.1

L'amore è:
Aprirgli la porta, gettarsi tra le sue braccia, avvinghiarsi ai suoi fianchi e mormorare "Mmh... ma cosa sento nei bassifondi...stavi pensando a me?"
"È il cellulare"

L'amore è:
Uscire dal letto nuda arrotolandosi il lenzuolo intorno al corpo come fa Brook, dopo che si è fatta qualsiasi membro maschile della famiglia Forrester. E' volersi dirigere sinuosa verso il bagno e inciampare, piantandosi  tra il comò e l'armadio. Che manco una mummia 'mbriaca.

L'amore è:
Nonostante la stanchezza, dirgli con l'occhio trombino "Topo, t'aspetto in camera", andare in coma profondo in cinque secondi netti,  e ritrovarlo la mattina dopo che, poggiato sul gomito, mi guarda e fa "Buongiorno, dormito bene?"

L'amore è:
Scambiarsi frasi come "Io sotto tu sopra" "No, io sotto e tu sopra!" "Se sto sotto ci entro male" "E se sto sotto io mi sento soffocare, lo sai che preferisco sopra" "Facciamo un po' per uno, un po' sotto e un po' sopra, come quando eravamo giovani"  davanti a un improbabile letto a castello di un bed and breakfast.

L'amore è:
Scatenare, involontariamente,  l'invidia di un'amica dicendole  "L'abbiamo fatto ripetutamente e poi siamo crollati sul divano, sfiniti, sudati. Dio che bellezza! Dopo tanti anni è come se fossimo sempre dù ragazzini!" E mi stavo riferendo a una serie di partite da tennis giocate in doppio alla Wii.

L'amore è:
Baciarsi sempre, e con coraggio. Infatti  il bacio per noi è un apostrofo rosa tra le parole "Che te sei magnata?" e "Na zuppetta di cipolle, perché?"

Ma soprattutto l'amore è:
Guardare insieme la pubblicità di Peppa Pig, sentirgli  dire "Ebbasta, con sta maiala!È pure orrenda!"
sperando che possa proferire la stessa frase a un' eventuale celebrazione di un addio al celibato.




sabato 18 gennaio 2014

Siamo figli di Maria




Ora, io non lo vorrei dì, ma se t'affacci al telegiornale in questi giorni, c'è da divertirsi parecchio.
Non solo le liason dei premier con le attrici, ma ora mi rimane incinta anche una suora. E partorisce un bel bimbino di tre kg e mezzo.
Ovviamente non vorrei addentrarmi sul fatto religioso perché non è questa la sede adatta però vorrei analizzare la questione, così. Per chiaccherà.
Io non grido allo scandalo né al miracolo. Se fosse rimasto incinto un uomo, lì sì che sarebbe strano, ma una suora, in quanto donna, anche no.
Che poi miracolo. Parliamoci chiaro: di Maria ce ne sono due. Quella Maria, che grazie allo spirito santo, eccoallà, ci siamo capiti.  Poi ce n'è un'altra, che fa altri miracoli, tipo uno share del 55% con una trasmissione dove ottantenni col batacchio avvizzito e la dentiera smossa ballano, corteggiano e tentano di mettere in orizzontale improbabili Marilyn Monroe del '22 con le tette così vizze che paiono due caciocavalli disidratati.
E se a quell'età, senza la pillola blu, l'asta si alza, quello sì che è un miracolo. Una notiziona. Non il fatto che una suora (dettagli) di 32 anni sia rimasta incinta. Cioè, se pensi di fare notizia così sei una dilettante, stella mia.
Si sa, la carne è debole, lo zucchino piace, e la tentazione è forte. Nessuno è perfetto. Qualcuno, anche se parte con le più buone intenzioni, spesso vira verso altri lidi, e non sempre c'è una spiegazione. Succede e basta. Quindi, porella, aveva sì giurato, però oh, metti che le si è presentato davanti un marcantonio ignudo e tutte le sue buone intenzioni sono andate a farsi benedire ( e qui scatta la risata).
Magari, offuscata dai sensi a lei finora sconosciuti, ha pensato “Oh che bello marcondirodirondello. Tieni il rosario, dammi il manganello” e si è lasciata andare con la promessa “Vabbè, non lo faccio più, dico tre avemarie e due paternostri e il Signoremio capirà.”
E fin qui, nulla da eccepire. Ripeto: può capitare.
Ci son donne che leccano il televisore quando passa la pubblicità della telefonia con Raoul Bova, figuriamoci se non può cedere lei.
Padre Ralph de Bricassart (se mi chiedete chi è vi prendo a roncolate) ne è un esempio. Ci ha insegnato che non si può non cedere alla passione. Sì, vabbè Maggie aveva vent'anni meno, era gnocca e più che altro Uccelli di rovo è un romanzo, ma insomma anche qui si parla di uccelli, di chiesa e di ardente tormento, no?
Ma quello che mi lascia basita e interdetta, sono più che altro  le dichiarazione della madre superiore, della suora stessa e di tutto l'entourage.
Guardiamolo insieme (testi presi dai tiggì)

La suora dichiara: non sapevo di essere incinta.
Ora, cara la mia foca monaca, tutta sta panza cosa credevi che fosse? Aria? Che t'eri magnata, na padellata di fagioli? Facevi la dieta a Zone e la tua zona era vicino ai soffioni boraciferi di Larderello che t'hanno gonfiato come na zampogna? Che ti mettevi al posto delle supposte, i petardi? Cosa credevi di avere nella pancia, una mongolfiera? No, dimmelo. E quando sto bambino si muoveva, cosa credevi di avere in pancia, gli organi interni intenti a fare un rave? Magari con un fegato che ti fa la brekdance? E poi, ma le mestruazioni, santocielo, ti son sparite e non ti sei fatta nessuna domanda? Son cose che sanno pure le bambine di dieci anni. E non ti viene il dubbio, il dubbio bada bene, che forse quella volta, sì offuscata dai sensi bla bla bla, sia scappata la pantegana dal recinto? O non ti sei accorta manco di quello? Ah, ti sembrava un cetriolo. Ah, okay. Però, maremma vegetariana, i cetrioli son verdi, quello è rosa, più o meno. Ah, sei daltonica. Tutto a posto sorella, batti il cinque.

La madre superiore commenta: 'Ha fatto tutto da sola'.
Signora mia, badessa, mi lasci dissentire su questa sua coraggiosa affermazione. Tutto da sola sarebbe stato un po' un casino. Minimo minimo guardi, ma non ne ho la certezza, bisogna essere in due, almeno per come mi ricordo io. Però magari farei controllare l'orto del convento. Non vorrei che SuorVerdiana tirasse su cetrioli geneticamente modificati.

Poi continua: non ha fatto nulla, non ci siamo accorte di nulla.
Ahhhhh!!!Allora il ha fatto tutto da sola lei intende 'ha gestito da sola la cosa' Orbene. Doveva mettere i manifesti? Ricordiamoci che pensava di avere una colica d'aria. Metti che uno gli raccontava una barzelletta, lei si piegava dal ridere, partiva un soffione e faceva i boccoli a tutta Rieti, mi spiego? Quindi non ha voluto rischiare. E voi non vi siete accorte di nulla. Certo. Piccola divagazione: ma lo sa che in giardino ho un tirannosauro? Giuro. Per cibarsi gli lancio le vacche dell'allevamento qui vicino. Non ci crede? Guardi se glielo dico, è vero. Le sembra impossibile? Vabbè è un problema suo. Io posso dichiarare quello che voglio, poi oh, se lei non ci crede... ma è la verità. Quindi diceva che non vi siete accorte di nulla. Okay, badè se tu credi al mio T-rex, io credo a te va'.

Ha aggiunto poi: “Non ha fatto del male a nessuno”
Qui mi trova d'accordo, perché quella cosa lì fa solo un gran bene. Sì, certo ci si lamenta, si mugola un pochino, spesso si invoca anche nostro Signore, ma è un lamento che ci deve sta'. E poi guardi, non credo che l'uomo in questione (ma ne vogliamo parlare? Perché qua manco è rammentato un eventuale maschio, ma c'è. Mi creda, c'è) si sia sentito in pericolo e abbia chiamato aiuto. Se tutti i mali fossero così...

E non contenta finisce con: “Proprio non riesco a capire perché ci sia così tanta attenzione attorno a questa storia”
Allora Badè, famo a capisse.
Se la storia fosse normale amministrazione, non ci sarebbe attenzione da parte dei media, ovvio. Ma si dà il caso che la mamma sia una suora. Ora, a me, e lo dico onestamente, la cosa non mi sciocca, magari mi sciocca di più il fatto che sia stata fatta una colletta dalle altre mamme per comprare i vestitini e tutto il necessario al piccolo Francesco (ah, bel nome, comunque). Perché insomma che la chiesa/convento non abbia un centinaio di euri per dù cose al pupo, mi fa strano.
Comunque dicevamo. Lo scandalo. Io a sta cosa c'ho pensato e c'ho la mia ipotesi.
La donna non è una suora ma è la donna delle pulizie, che vi viene in convento tre volte a settimana. Pè fa' due prove per carnevale, agguanta il vestito della madre superiora e mentre fa due piroette per vedere l'effetto che fa, le si rompono le acque e via di corsa all'ospedale. Da qui l'equivoco. Però ditelo che non è una suora. Cioè, basta annunciarlo.
E se invece davvero è una suora che ha partorito...bhè...ecchessaràmai, non tacciamola di sacrilegio, anche se il portavoce del vescovo ha dichiarato : La sorella è comunque venuta meno ad uno specifico voto.
Io direi che è venuta.
E basta.





martedì 14 gennaio 2014

Lettera aperta alla compagna di Hollande

Valerie.
Cara cara cara Valerie.
Ho immaginato per te questa scena:
Il primario che entra nella tua stanza, spulcia la cartella clinica e chiede all'infermiera:
“Cosa abbiamo?”
“Un paio di corna, dottore”
Che brutta cosa.
Magari nei film americani è una gastroenterite. Che è più dignitosa.
Ascolta un po'. Tanto per cominciare tirati un attimo su che su questo letto d'ospedale mi stai proprio abbattuta. Ste lenzuola ti fanno bianca che pari un morto. Eh lo so, lo so, hai la morte nel cuore per lo scherzetto di Francois, ma da prendere un paio di corna e prendere a cornate la vita c'è una bella differenza.
Che poi, Valerie, cioè non è che perdi tutto sto granché. Cioè non è Alain Delon, capisci? Eh lo so, l'amore è cieco, ma fija mia, a te te devono operà di miopia.
Vabbè, ha un bel carattere, è un uomo di polso, è un uomo dinamico. Tu vedessi infatti come si dimenava con la Gayet... no scusa, uscita infelice.
Dicevamo? Ah sì. Non ti buttare giù. Ma ti pare farsi ricoverare per un paio di corna? Valerie, ma te prego!Magari per una colica di reni, un attacco di bile, dopo esserti lussata una spalla a forza di tirare il servito di Limoges a Francois, ma per un paio di corna anche no.
Cioè, a me come donna disturba non poco. Hai avuto un malore? Ma io un malore lo facevo venire a lui. Capisci la differenza? Il ricoverato (grave) doveva essere il tombeur de femmes, tipo che alle prossime elezioni si presenta in carrozzella perché gli ho preso a randellate i menischi. Robetta insomma.
Che poi guarda, ti do ragione, è uno shock pè davvero, da qualsiasi punto di vista. Però se lo scoprivi dai giornali era peggio. Invece, por'amore, te l'ha detto lui, sincero sincero.
Ed è lì che hai sbagliato!
Ed è lì che dovevi agire!
Minimo un par di schiaffoni, sonori, dati bene, con le 5 dita spalmate sul suo viso così rassicurante da non destare sospetti. E poi lo rinchiudevi a doppia mandata nello stanzino delle scope “Scopa ora, idiota!” per due tre giorni. Così.
Invece che mi fai? Mi svieni. Mannòòòòò!!!
Ma fija mia, la politica estera non ti ha insegnato niente? No, ma allora Veronica Berlusconi che doveva fa'? Riflettici un attimino. Anzi, chiamala guarda. Ti può insegnare un sacco di cose. Se doveva svenire e farsi ricoverare ogni volta, sarebbe stata in coma profondo per un trentennio.
Invece guardala là, a smistare tutto un patrimonio che non riuscirebbe a dilapidare nemmeno campasse altri 600 anni. Ha reagito così. Prendine atto Valerie bella. Eh.
E di Hilary ne vogliamo parlare? No, dico, Hilary, hai presente? In America manca poco è stato vietato il nome Monica. Il mastodontico Bill, quel bell'omone dal sorriso durbans, è diventato piccino picciò. Dopo lo scandalo gli s'è rimpicciolito pure il bastoncino a tal punto che la Hilary lo guardava e diceva “E tutto sto casino per quel cosino lì? Ma a cosa era abituata Monica? Ai chupa chups delle Barbie?” E poi si è tuffata a capofitto (tanto pè rimanè in tema) in politica. Per dire, una reagisce come meglio crede. Quindi che ce fai in ospedale, Valerie?
Reagisci!
Che poi sì, per carità, magari era facile cadere in tentazione perché la Gayet è caruccia. Però spostarsi con lo scooterino come un ragazzino brufoloso in preda agli ormoni...via...non si po' sentì. E manco vedè. Le briochine calde...ma a te te le portava le briochine calde?
Vabbè, dettagli.
Comunque Valerie, lasciati dì na cosa: paga di più la guardia del corpo. Ma che ti devo insegnà tutto io? Namo su, regalagli un attico a Parigi, 80 kg di baguette, la collina di Montmartre, il centro Pompidou (che già dal nome gli dovrebbe piacè), insomma fattelo amico, donagli quello che puoi in cambio di qualche informazione. Non è che può scarrozzare e proteggere il corpo del tuo Francois mentre fa la lotta greco romana con un'altra, giusto? Ecchediamine!Io dico che bastava farti l'occhiolino ogni qualvolta Francois te diceva “Scerì, esco a comprarè le sigarettè!”
Bastava poco, capisci? Diciamo che per queste cose sei ancora un po' come dire...acerba? Te devi fa' le ossa cara mia. Che qua sennò altro che ospedale, ti ci vuole un chiropratico per la cervicale perché tutte ste corna sono un peso non indifferente. Ti sbilanciano. E poi vai tutta storta, e una premiere dame tutta storta è brutta, ti si sminchiano anche i tailleur, io te lo dico.
E poi, e poi cara la mia occhietti foderati di prosciutto, ma quando il Francois stava fuori la notte che te raccontava? Ma un sospetto non ti veniva? Ndo cazzo va il presidente di Francia la notte con lo scooterino? A prendere i condom alle macchinette? A farsi un birrozzo in centro? Una gara di freccette in un pub? A controllare che sia ancora in piedi la piramide del Louvre? A farsi un selfie col cellulare con la Torre Eiffel illuminata sullo sfondo, per poi postarla su Instagram?
No, ma dimmi te. Ma ndo cazzo va.
Dimmi che non ti pareva il vero e che tiravi fuori dalla cassapanca un tronista che ti mandiamo noi grazie a Maria. Dimmelo. Perché se è così, hai capito tutto. Cioè, che ti sto a dì. Finiamola qui.
E ora forza, levati sta camiciola da malaticcia, tira fuori le palle, ripijati, reagisci, costruisci un piano d'attacco e incazzati, perdio!Guarda, ti permetto di scaraventare anche due flebo e tre padelle, magari piene. Sai che notizia su Le Figaro La Trierweiler spara merda sul marito e pure sulle piastrelle” Ecco sì,. È una buona idea. Ti prendi anche la prima pagina. Pensaci.
Ma più che altro esci da questo ospedale cazzuta e soprattutto a testa alta.


Occhio alle porte, però.





venerdì 10 gennaio 2014

Il gatto con la dentiera




Avete mai visto un gatto con la dentiera? No? Evabbè, tra poco ne vedrete uno.
Il mio.
Anzi, la mia.
La Minù aveva da un po' di giorni una guancia che pareva il padrino, che di conseguenza le chiudeva un occhio facendole assumere un'espressione tipo “Con me non ti conviene scherzare, se mi incazzo ti salto addosso e ti sbrindello che manco le frange del tappeto”.
Perché lei è una dura. Lo è sempre stata. Attacca i cani, per dire.
In un giorno di festa, nel mio giardino, io e i miei invitati, siamo stati spettatori di una scena inverosimile. Lei che rincorreva un cane. Per carità, mica grosso, però lei gli sbavava dietro come un mastino. Il cagnetto, impaurito, ha spiccato un salto in collo al padrone con così tanta foga che manca poco gli strappa il parrucchino.
Invece le è stato affibbiato il soprannome di Scacciacani da quando ha attaccato un dobermann.
Perché a lei mica piace vincere facile.
A dire il vero il bestione l'ha rincorsa abbaiando per tutto il piazzale, lei è entrata agile e snella (nonostante avesse a quel tempo già una quindicina d'anni) nel cancello lasciando lui a continuare a sbraitare rabbioso attraverso le inferriate.  Poi si è fermata di colpo, ha inchiodato con tanto di polvere sotto le zampe tipo cartone animato, è tornata indietro socchiudendo gli occhi e (anche sculettando un po' a dire il vero), ha sfoderato tutti gli artigli e ha letteralmente arpionato il muso del cane.
Gli ha fatto un segno che manco Zorro.
Un ricamo a punto croce.
Un reticolato dove potevi giocare a crocette.
Un quattro e quattr'otto di segni che ha sfregiato il bel muso lucido dell'avversario.
Una vendetta perfetta. Da vera donna.
Inutile dire che da quel giorno il dobermann non se l'è cacata manco di striscio, no, perché rincorri oggi, rincorri domani, poi impari a stare un po' calmino. Eh.
Insomma tutto sto preambolo per farvi capire il carattere forte e orgoglioso della vecchiarda che quest'anno mi va per i 18 anni. Una bella maggiorenne umana ma novant'enne felina. E quando la guardo, con quello sguardo così fiero sembra che mi dica “Novant'anni a chi? Abbbellaaaa!!!”
Effettivamente sembra tutto tranne che vecchina. Si arrampica ancora, difende con coraggio il proprio territorio e non molla la presa. A giorni è un po' scorbutica e non possiamo dire nemmeno che siano gli ormoni visto che è in menopausa, giusto?
Fatto sta che però 90 anni ce l'ha e ha bisogno probabilmente di una dentiera. Comincia ad avere problemi ai denti e ora c'ha un ascesso che emana un odore tipo arbre magique al mango e cocco dell '87 lasciato sotto il pelo di pastore maremmano bagnato.
Ieri l'ho portata dal veterinario e non ha fatto una piega. Buona, non un miagolio, non un fiato. E menomale sennò mi stendeva e mi faceva i capelli verdi.
È arrivata una signora e mi ha detto “Scusi, può tirare su la cestina col suo gatto? Sto per scendere il cane e non vorrei la aggredisse”
È sceso un cane basso e grasso e io e Minù ci siamo veramente fatte delle grasse risate, ma roba da rotolarsi pè davvero. Lei l'ha guardato attraverso il trasportino e m'ha detto “Lui attacca me?Mappeppiacere! Reggimi!Reggimi perché quantèvveroiddio che se esco di qui  lo gonfio come un canotto, se solo prova a ringhiarmi gli faccio un uno-due che non lo riconosce manco sua madre!”
Un amore.
È stata visitata e il verdetto è stato “È un ascesso. Va operata. Via il dente, via l'ascesso, via il dolore e via questa faccina così gonfia”
Minù ha risposto “Gonfia sarà tua sorella!”
“È digiuna?”
"È digiuna? Mah. Sei digiuna Minù?" Poi la guardo bene e le scopro una macchia di sugo intorno al naso (perché a casa mia i gatti mangiano anche gli avanzi).
“Ehm...forse no?”
La gatta mi ha guardato come per dire “Se scopre che mi dai l'avanzo degli spaghetti al sugo ti prende a randellate, ma per una doppia porzione ti reggo il gioco”
“Me la lasci e venga stasera a riprenderla. Dobbiamo fare tutte le analisi del caso: prelievo del sangue, delle urine... sa... per capire se a questa età può reggere l'anestesia...”
A me pare di averla vista fare il gesto dell'ombrello e tirare su l'unghiolo medio, ma potrei sbagliarmi.
“La avverto, così per dire, è vecchiotta ma si difende piuttosto bene”
“Non si preoccupi” ha chiosato il medico “Noi sappiamo come fare”
Certo.
Quando son tornata a prenderla non la vedevo.
Sono entrata nell'ambulatorio chiedendo “Dovrei avere da qualche parte una gatta” con la stessa tonalità di quando entriamo in un bar e diciamo “Ieri dovrei aver lasciato l'ombrello”
Un ragazzo è andato a prenderla e lei, nonostante alcune gocce di sangue evidenti sul tappetino, m'ha guardato come dire “Nti preoccupà, l'ho fatti neri”
Infatti...
“Mi spiace, non siamo riusciti a fare le analisi”
“Come no?”
“Niente. Una beRva. Vecchina sì, ma che caratterino! Non c'è stato verso di levarle il sangue. Un'indemoniata”
“E mo'?” ho chiesto mentre Minù guardando il dottore si passava una zampa sotto il collo dicendo “A lui e a tutta la famiglia!”
“E ora ci basiamo sugli esami delle urine che vanno bene, quindi lunedì operiamo”
Quindi lunedì la beRva sarà sotto ai ferri. Sicuramente con un'anestesia che ci vorrebbe per un cavallo.
Verrà tolto quello che c'è da togliere per averla di nuovo con un bel sorriso.
Sdentato.
Se avete esperienza al riguardo (anche se l'amica Laura S. mi ha tranquillizzato) vi esorto a parlare.
Perché insomma, se devo comprare una dentiera mi devo organizzà!


p.s. Come avere novant'anni e non sentirli.


sabato 4 gennaio 2014

Fate l'amore col tavolone

Eccoci qua col nuovo anno.
L'avete passato bene il capodanno? contatevi le dita. Ce le avete tutte? Bravi, l'avete passato bene allora.
Il nuovo anno per me è cominciato col botto, nel senso che ho fatto na botta di sonno il primo giorno che credevo di esser morta. Poi  mi son ripresa ed è stato tutto un lavorìo di cose da fare, progetti, varie ed eventuali.
Tanto per cominciare c'ho il Santo a casa e quando il Santo è a casa, la parola d'ordine è:
cassettadegliattrezzi. Tutto attaccato. Capite perché lo amo, tra le altre?
Vi faccio un  esempio: un uomo, prima di portarti da Ikea per comprare quel mobilino che poi l'uomo in questione dovrebbe montare, preferirebbe morire di morte lenta e dolorosa. Preferirebbe ingoiare un ombrello chiuso per cagarlo aperto, preferirebbe essere attaccato per i kiwi sullo stendibiancheria, preferirebbe rinchiudersi le dita nel portellone della Jeep.
Il Santo no.
Il Santo, una mattina a colazione, mi  ha proposto una gita all'Ikea per comprare finalmente quel mobiletto che sennò quando lo si acquista che poi c'è meno tempo? E infatti. E che non lo vuoi accontentare?
E poi già che ci siamo io e Alice abbiamo proposto un cambiamento della sua camera da letto. Tipo uno specchio, dei cassetti in più, uno scaffale per i libri che qua non si sa più dove mettere la roba. In poche parole: bisogna ottimizzare gli spazi.
Io, che quando c'è da pensare alla casa, a cambiare, progettare, fare e risfare, tocco il cielo con un dito. Il Santo che quando c'è da sguainare il trapano (ah ah ah!), il martello, viti e chiodi, è nel suo mondo.
Fosse un bimbino il suo eroe sarebbe Manny tutto fare, senza dubbio.
Insomma siamo partiti noi due alla volta di Ikea come due piccioncini innamorati. Noi due soli. Insieme. Con un progetto in testa. Ma non è romantico?
Ma de che.
Siamo partiti in due perché con quello che dovevamo prendere, Alice dietro non c'entrava.
Ci siamo fatti il nostro giretto armati del foglietto a righe e della mini matita come due esemplari perfetti di acquirenti Ikea. La giovane coppia (ah ah ah!!Ma quanto sono comica oggi? facciamo novant'anni in due) che prende appunti, immagina, crea, fa e disfa.
E non vede.
Per trovare il mobiletto che avevamo visto sul sito c'è voluto l'aiuto di un mago, di un indovino e infine di un rabdomante. Sto mobiletto non c'era verso di vederlo, fino a che io non mi sono appoggiata stanca da una parte "Amò, ma non è che abbiamo sbagliato? Cioè, il mobiletto era blu come questo qua, ma dove sarà?"
"Sotto la tua mano. È questo il mobiletto"
Due cuori e un neurone di legno massello. Due pirla is megl che uan.
Comunque era camuffato.
Sì sì come no.
Insomma abbiam preso questo mobiletto/cassettiera per la camera di Ali di un bel blu marino che lei ha già 'addobbato' con le sue conchiglie e stelle marine. Bello.
Poi abbiamo preso Billy. Chi non ha almeno un pezzetto di Billy in casa? A noi bastava un pezzo, un'ala color faggio.
Siamo arrivati a casa e la libreria era nera. Appunto.
Due cuori di cui uno daltonico a questo punto.
Abbiamo dovuto fare un'altra gita per cambiarlo, che ve lo dico a fare. A noi la benzina la regalano.
Poi ci voleva lo specchio, che mica lo compri quadrato e lo attacchi. Macchè, sei pazzo? Troppo facile. Abbiamo preso i due pezzi ondulati mooolto carini che per montarli bisogna che tu minimo abbia studiato ingegneria spaziale. Ho trovato il Santo ad armeggiare con un filo e un piombo per metterli in asse per fare un lavoro preciso. Menomale sti lavori li fa lui perché io lo appoggiavo in terra, ci mettevo un gatto morto davanti e chi s'è visto s'è visto. Però devo dire che il mì topo ha fatto un bel lavoro. Devo ovviamente evitare di specchiarmi perché rischio di rendere vano tutto ciò che di bello aveva montato.
"Amò, ma già che ci siamo...dicevo... la dispensa...le mensole non mi bastano più..." e con nonchalance sono svenuta davanti a uno scaffale per la cucina.
E poi vai al piano di sotto e compri le cazzate che fanno tanto bene al cuore.
Tipo una serra. Una piccola serra. Che io già amo ora che è vuota ma che non vedo l'ora di riempire tipo così:
                                                           (foto da http://oltreilmiogiardino.blogspot.it/2012/08/4-idee-per-la-mini-serra-di-ikea.html)


Ma non è fantastica? Tutti dovrebbero avere una piccola serra in casa, nevvero? E poi era in offerta! Non potevo non prenderla! (Becky Bloomwood esci da questo corpo!)
Poi alcuni ciottoletti per la cucina (tipo un'alzatina per i dolci  - in offerta!-  fantastica!) che voglio dire, con l'anno nuovo bisogna portare aria nuova anche lì no? E poi vabbè ti scappa la pipì e vai in bagno, no? E quindi anche in bagno...suvvia e che non lo vuoi prendere un tappetino nuovo per il bagno? E la lavanda? E un cuscino? Un mestolo? Un nano da giardino? Un alieno? Insomma, qualcosa di poco costoso ma molto molto inutile? E andiamo!
Ma non abbiamo preso roba ingombrante, no no. Il primo viaggio di ritorno lo abbiamo fatto impennando. La macchina stava così. Su due ruote.
Il secondo viaggio l'ho fatto abbracciata a Billy. Cesare Cremonini cantava "C'è qualcosa di grande tra di noiiii..." Bene. Noi c'avevamo la libreria. Sembravamo al gioco delle coppie con Predolin. Io di qua e lui di là dalla parete. Parlavamo senza vederci. Un amore di viaggio. Soprattutto sotto le curve stavo na favola. Agguantavo il tavolone manco fosse un tronista venticinquenne, per paura mi scappasse dalla bauliera e mi si schiantasse sull'autostrada. Un abbraccio caloroso che mi ha fatto venire due tricipiti così. Un amplesso, tipo. Ci farei uno slogan: "Fate l'amore con il tavolone" caro signor Muller.

E niente, ora mentre scrivo, ci stiamo prendendo una pausa. In casa sembra mi ci sia scoppiata una bomba. C'è più cartone qui che in una cartiera. E un delizioso profumo di legno nuovo che non vi sto a dire.
Tra domani e dopodomani dovremmo finire, quindi per il 6 Gennaio non  mi aspettate che quest'anno c'ho da fa'.

Ah, nartra cosa: su Amazon è uscita la nuova intervista del mese di Gennaio. L'intervista l'hanno fatta a me.

Un grazie a Giulia che ha avuto la pazienza e la perseveranza nell'impresa perché quel giorno avevamo la telefonia avversa, il tempo ostile e sicuramente saturno contro. Ma ce l'abbiamo fatta. Con grasse risate.
L'intervista è QUI

Scusate ma vado a preparare la pizza.
Pure.







martedì 31 dicembre 2013

Una vita una



A reti unificate, per questo giorno di fine anno, vi dico una cosa:

 il Signore (anche se a volte tendiamo a dimenticarcene) ci ha donato UNA vita sola. Una, non di più. Non tre, sei o quattro. Una. E non ci sono bonus. Non è che se stai bravo e buono, lui te ne dà un'altra. No. Quella c'hai.
Quindi l'augurio più bello che io possa farvi per il nuovo anno è che abbiate il coraggio e la forza di cambiare la vostra vita qualora non vi piacesse, qualora vi facesse soffrire, incazzare, rattristare o accontentare.
Amatevi e pretendete il meglio dalla vita, che non va annusata ma presa a morsi fino al midollo.
Auguri bimbi!!
Simo


p.s. ci si vede ad anno nuovo, suvvia!




martedì 24 dicembre 2013

White Christmas


Buon Nataleeeee!!!
Originale nevvero?
Ma cosa volete, è così che va.
Io sto bene. Bene vuol dire che non ho un herpes, per il resto c'ho tutto. Vuoi un po' di mal di schiena ad esempio? eccotelotiè!
Doloretti vari e stanchezza a quintalate? Quanta ne vuoi. Te la regalo, se hai bisogno.
In negozio, manco a dirlo, c'è il delirio. Oggi, ad esempio, nascondendomi tra le banane e l'ananas, sono riuscita a  fuggire.
Sto scherzando. Ho due ore  libere, poi rientro per sentirmi dire "Ma...domani siete aperti?" e la tentazione, ogni volta, di rispondere "Tua sorella è aperta!" è tanta.
Insomma, fanciulli, tanti Auguri di Buon Natale e cercate di passarlo con le persone alle quali volete più bene. Come dite? Siete a pranzo dalla suocera? No, allora non avete capito una ceppa di quello che vi ho appena detto, eh.

Vi lascio con una canzoncina che mi piace un mucchio. Io sto video più lo vedo e più rido.

p.s. Cosa avete chiesto a Babbo Natale?





p.p.s. come dimena la gambetta lui, nessuno mai.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il backstage del servizio fotografico. Ergo: vojo morì.

Ho capito che non potrei fare la modella.
Perché io le misure 90 60 90 non ce l'ho manco di pressione, sia chiaro.
Perché, nonostante la mì mamma e tutte le amiche mie sostengano il contrario, io starei bene a fare la pubblicità delle porcellane Pozzi Ginori. Come sono cesso io, nessuno mai.
E perché, questa è la più importante, non sarei fatta per i servizi fotografici.
E non sono figa per nulla. Infatti se fossi veramente una figa, non vi andrei a illustrare il retroscena del servizio fotografico per F, ma ribadirei che sono su una rivista, che mi hanno scattato una foto, UNA, venuta subito bene alla prima, perché, vojo dì, sono fotogenica abbestia.
Maddeche.
Voi non avete idea di cosa vuol dire fare una foto per un giornale. Non. Avete. Idea.
Cominciamo subito col dire che intervista/foto/telefonate/mail/salti di gioia/mezzi infarti si sono susseguiti per due giorni. Così all'improvviso che la sera ho pensato “Ma è successo davvero?”.
Cioè, a volte manco se preghi, non so se mi spiego.
Comunque.
La giornalista (strasimpatica e che saluto 'Ciao Gaia!), la fotografa (tra poco ne parliamo) e mia madre mi suggeriscono una capatina dal parrucchiere. Così, tanto per. Il mio parrucchiere è così sorpreso da questa richiesta che grida al miracolo e accende un cero a Padre Pio. Pare che il salone sia stato luogo di pellegrinaggio nei giorni a venire.
Vado a farmi la piega con un meteo ostile che non vi sto a dì. Pioggia a secchiate, vento a tremila km orari, grandine e un freddo porco che pareva di essere in Siberia. Praticamente il tempo perfetto per farti una piega di merda.
Le bimbe mi preparano con quintali di lacca e tutte esultano con “Sei perfetta!”.
Tronfia dello splendido risultato mi appresto a uscire e vengo sorpresa da una ventata che mi spezza l'osso del capocollo. Capelli modalità sminchiata in due secondi netti, soldi e tempo buttati al macero. Mi adoro.
Tenendo una mano sui capelli, una sull'ombrello e imprecando che manco uno scaricatore di porto che ha perso lo smartphone in mare, mi avvio nel luogo dell'appuntamento dove mi aspetta lei, Stephanie. Fotografa professionista e professionale, con una biografia  che quando l'ho letta mi son sentita male. Lei che viene apposta da Roma per fotografà me. Dico: ma siamo pazzi?
Dopo un fugace scambio telefonico “Abbella, vedi d'andatte a fa' un po' de piega, che co sto tempo sennò nielafamo” e “Ma ndo me dici te, ce posso parcheggià?” finalmente ci incontriamo.
Cioè, a dire il vero è lei che riconosce me, io ero troppo intenta ad avvolgermi la testa con le mani tipo l'urlo di Munch.
“Simona?”
“Stephanie?”
Bella, solare, e... giovane!
Si è presentata con un vestitino estivo a maniche corte, senza calze (senza calze!) e un giacchettino corto. Ma da dove viene? Roma, che voi sappiate, è sempre in Italia? Comunque è molto fashion, molto trendy e molto nuda. In confronto a lei sembravo nonna Abelarda. Le dita dei piedi, dentro i miei anfibi, avevano la stessa temperatura dei bastoncini di pesce. Capitan Findus sarebbe stato fiero di me.
Cerco in qualche modo di giustificare questo mio tapparmi in modo convulsivo.
“Abbi pazienza, Stephy, ma sai ho un'età!Questo freddo mi uccide”
“Ah. E quanti anni hai?”
“Quaranta. Sai com'è...”
“Embè? Anche io ho quarant'anni!”
Ho deciso: la amo. No, ma davvero. E non avevo ancora visto nulla.
Per prima cosa mi guarda e mi fa “T'avevo suggerito di andare dal parrucchiere”
“Ci sono andata!”
“Ah. Namobbene...” e poi mi studia e mi gira d'intorno studiandomi con il pollice e l'indice poggiato sul mento. Ogni tanto mi toccava i capelli, una spalla, mi faceva voltare, mi sistemava la maglietta.
“Posso sapere cosa stai facendo?”
“Bona. Sta bona che te devo studià...”
Dio, mi sono sentita una modella!Sìììììììììì!!
O un bovino alla sagra contadina. Ci mancava che mi misurasse al garrese ed ero a posto. Anche se, con ste mammelle che mi ritrovo, il latte manco a pregà.
Comunque mi son sentita...mi son sentita... una deficiente, ecco. Forse è il termine esatto, visto che ero circondata da gente che mi guardava incuriosita socchiudendo gli occhi manco fossi la Gioconda. Perché intorno a noi c'era gente. Parecchia gente. E continuavo a mormorare Chefiguradimerdachefiguradimerdachefiguradimerda, fino a che Stephanie mi ha detto “Mo' se non te cheti te rinvio”
Io e lei, sappiatelo, na cosa sola. Feeling allo stato puro.
Poi per farmi mettere a mio agio da una borsa ha tirato fuori quello che a prima vista m'è sembrata:
-una trebbiatrice
-un' aspirapolvere ultima generazione, di quelle che ti aspirano pure il gatto e te lo risputano senza pulci
-l'astronave madre usata da Emmerich durante le riprese di Indipendence day

Invece era solo la sua macchina fotografica professionale. Na cosuccia, insomma.
Stephanie studia, medita, guarda, scruta ogni anfratto, ogni pertugio, ogni angolo, ogni linea, Le sedie, i tavoli, i libri, e poi la luce; diretta, indiretta, di traverso, di tre quarti, con la luna storta, con saturno contro, con dù patate in umido, na roba che io non ci stavo a capì più niente.
E ancora non avevamo iniziato. Ma vederla così professionale, così presa, così sicura del suo sapere mi ha fatto sognare di diventare fotografa per un giorno. Pura magia.
“Bene. Mettete a sede. Facciamo due prove. E ora sorridi”
Be' sì, e che ci vuole?
Sorrido.
“Ti pare un sorriso?”
“Certo!”
“A me pari scema. Sorridi più convinta?”
Sorrido più convinta.
“Pare tu abbia na paresi. Rilassati”
Mi rilasso.
“Troppo rilassata. Rilassati di meno”
Ma come minchia faccio a calibrare il rilassamento? Con una professionista poi che mi scatta tremila foto al secondo FOTOFLASH!FOTFLASH!FOTOFLASH!, cioè, impossibile!
“Tesò, tranquilla, jeafamo”
“Sarà...anzi mi scuso perché il soggetto... voglio dire, non sono certo Claudia Schiffer!”
“Nun te preoccupà. Al massimo c'è fotoshop”
E lì, l'apoteosi. Fotoshop! Mi sono immaginata senza rughe, con tre kg in meno, con le tette in più, con la pelle levigata come la pelle di una foca, con gli addominali a tartaruga, col collo lungo come una giraffa, con gli occhi da cerbiatta e una posa sinuosa come una gatta. Praticamente un servizio del National Geographic.
“Ti prego, fotoshoppami!Fammi figa almeno per un giorno! Togli qui, metti là, sduttiscimi, dimagriscimi, levigami ma fammi figa!Se poi non sembro nemmeno io non fa niente, ma dio, avrò una foto di cui vantarmi!”
“Sta bona, che parti già da una bella base...”
Dice a me? Io sarei una bella base? No, vabbè, sta donna me la porto a casa e me ne prenderò cura fino alla fine dei miei giorni. (Nei giorni seguenti sono andata in giro a vantarmi “Sono una bella base” La gente non capiva un cazzo, ma fa niente, l'importante è crederci. Ndr)
“E ora si fa sul serio. Forza. Sei pronta?”
“La base è pronta”
E qui sono partite delle richieste così semplici, ma così semplici che spiegare a un bambino di cinque anni l'astrofisica sarebbe stato più facile.
“Sorridi. Di più. Di meno. Di più e di meno insieme. Più convinta. Meno convinta. Più disinvolta. Meno disinvolta. Disinvolta a metà. Disinvolta di un terzo.Sorridi con gli occhi. Sorridi con la bocca." E se mi diceva 'sorridi col culo' vedi come la spettinavo.
Ma Stephanie è già ripartita “Sorridi seria, sorridi felice. Sorridi senza denti..." E lì m'è venuto in mente il sorriso della mì nonna quando si scordava la dentiera nel bicchiere e manca poco mi prende un ciopone. E m'è apparso anche il mio dentista che col ditino accusatorio mi fa “Te l'avevo detto di non mangiare troppe caramelle!”
"...spostati di tre quarti. Più a sinistra. Più a destra. Alza la gamba. Abbassa la mano. Quei capelli, fija mia, quei capelli!!”
Niente, autogestione. Vita propria.
Quindi mi ha risistemato i capelli, aggiustato il trucco e pregato in sanscrito “Ci siamo”
E ancora tremila foto “Mentre faccio le foto, parlami del libro. Voglio che tu sia a tuo agio”
Come no, ci stanno guardando duecento persone, sono proprio a mio agio, guarda.
“Dài, parlami del libro”
“Allora...il libro...”
“Zitta. Ferma così. Non parlare. Perfetto. Ora parla.”
“Sì, dicevo...”
“Stop. Okay, buona. Vai avanti.”
“Ecco, il libro racconta...”
“Ferma. No, chiudi la bocca. Parla ma non parlare”
Chiedo: sono ventriloqua?
“Okay. Guarda questa foto?” e mi mostra una foto dove, ragazzi, sono troppo figa!Non sembro nemmeno io.
“È... è...” non trovo nemmeno le parole per descriverla.
“È orrenda. Fa cagare. Questo tipo di foto non va bene, capisci?”
No, onestamente no. Mi sembravo bellissima!
“Ma tranquilla, non sei tu. È la luce e devo cercare di cogliere la tua espressione migliore”
Mi chiedo se ne abbia mai avuta una.
Si ricomincia. Non è soddisfatta della location. E quindi via che ricomincia la rumba.
“Seguimi”
La seguo incantata da come riesce a cogliere ogni singola sfumatura di una foto.
“Adesso sdraiati per terra”
“Prego?”
“Eddaje, sdraiati per terra, su”
“Ma dici sul serio?”
“Eccerto! Bimba, non so se l'hai capito, ma io sono parecchio estrosa”
Ma va? Ed è per quello che andiamo d'accordo.
“Namo su, spiattellati al suolo”
Mi sdraio (mi sdraio!) nel mezzo della sala con la gente che ci guarda e che sicuramente pensa “Una volta le modelle erano fighe e nude, ora sono rospe e coperte che manco la mì nonna”
E lì vai di foto. “Scostati i capelli. Poco, perché fija mia, son già un disastro. Bene. Tira su il braccio, piega la gamba, arrotolati, girati, panati...”
Avete presente una cotoletta?
“...stenditi, allungati, piegati, rilassati...”
Mi spiegate come faccio a rilassarmi con una a cavalcioni su di me per farmi un primo piano con una trebbiatrice? Roba che se le cade di mano mi schiaccia la testa e muoro.
A pensarci bene sono stesa in terra, con una gamba piegata, la testa di lato e il braccio sopra il capo. Giuro ci manca la sagoma col gessetto, i sigilli della scena del crimine, Jessica Fletcher e sarebbe una puntata perfetta de La Signora in giallo. Titolo: la trebbiatrice assassina.
Alla fine ho lucidato il pavimento, io ve lo dico. Ho un futuro come pulitrice di piastrelle.
Dopo quasi tre ore (tre.ore) la mia amata Stephanie mi dice “Stopppp. Ci siamo.”
Lei è convinta, soddisfatta, divertita (perché si sa, tra una foto e l'altra non vuoi ridere?) e molto sicura del lavoro svolto. Con gesti sicuri e professionali ripone la trebbiatrice e mi bacia e mi abbraccia come se fossimo amiche da una vita. Proprio bella la Stephanie.

Comunque hai voglia di andare su un giornale con una foto bellissima. La soddisfazione più grande è sentirsi dire “Nella foto è bella, ma io la preferisco DA VIVA”
Peccato. Perché la puntata de La signora in giallo era già pronta.



mercoledì 27 novembre 2013

Io, intervistata dal settimanale F

Cioè, ecco sì...è una settimana che me lo tengo dentro (lo so, sembra una frase da stitica, ma così è) e finalmente ve lo posso dire.
Respiro.
Sul numero nuovo del settimanale F uscito questa mattina ci sono io.
Io.
Me.
Simona.
Quella un po' rinco, ricordate? Quella che ha scritto un libro, che scrive post, avete presente? Quella che da quanto è maldestra si pianta nelle porte, si cava gli occhi con l'eyeliner , e c'ha i capelli a nido di poiana...quella lì.
Un'intervista, una bellissima intervista, dove si parla del libro, ma soprattutto della mia storia.
Non mi resta che dirvi: correte in edicola. Ma attraversate sulle strisce, che se vi mettono sotto vi c'ho sulla coscienza.

p.s. la mì mamma è da stamattina che gira per il quartiere con la rivista sotto il braccio, la moltiplica e la distribuisce che manco Gesù coi pani e coi pesci.
Son cose.



venerdì 22 novembre 2013

Quando la cacca è d'oro




Quando si parla di maternità, le mamme gongolano, gli occhi assumono la classica forma a cuoricino e i ricordi, anche i più stressanti, diventano improvvisamente gioie da condividere. Dopo averle rimosse o trasformate, ovvio.
Io non ho questa virtù. I pianti, le nottate, i rigurgiti sul collo e le cacchette puzzolenti me le ricordo bene, come se le avessi tatuate sull'avambraccio. E non riesco a tacere. Mai.
Ad esempio l'altro giorno ero al telefono con un'amica in dolce attesa. Lei nel corso della telefonata, dove me la immaginavo reggersi il pancione, mi confida che non vede l'ora che nasca la bambina per godersela da soli, lei e il marito.
ALT.
C'è qualcosa che già non torna. Il mio lato romantico mi ha fatto dire cose come “Ceeertooo tesoroooo, sono momenti magici, da godersi fino in fondo, vedrai che bellooooo!” poi lei conoscendomi mi ha detto “Simona, ti prego, voglio la verità”
“È la verità!Tesoro un figlio è un dono del cielo!” e ho evitato di dire frasi comuni tipo “La loro cacca è cacca d'oro e un figlio ti cambia in meglio” se ci mettevo 'non ci sono più le mezze stagioni', 'i giovani di oggi son tutti fannulloni' e 'Venezia è bella ma non ci vivrei', sembrava la sagra delle ovvietà.
Simona, io so quanto hai desiderato e quanto ami tua figlia, è una cosa straordinaria vedervi insieme, ma non ho bisogno di sentirmi dire 'Sarà tutto fantastico!', voglio sapere a cosa vado incontro. Per esempio tu, con i parenti...come hai fatto?Si sono già prenotati in quindici per venire a casa mia!Mi ci vorrebbe un tuo consiglio, sapere cosa ne pensi...”
Ecco, davanti a una richiesta così, come faccio a tirarmi indietro? Vuoi sapere la mia?
Eccoti servita:

Il parto: quando il Signore disse 'partorirai con dolore' non fece conto di quante imprecazioni potessero uscire dalla bocca di una donna. Il secondo comandamento non l'ha mica fatto a caso. Ci sono donne che sparano figli manco fossero sulla rampa di lancio a Cape Canaveral, e ci sono donne che ci impiegano tre giorni come mia madre. Ma sempre dolore è. E non credere a chi dice 'i dolori del parto si dimenticano'. Baggianate. Te li ricordi eccome, solo che sei pronta per affrontarli di nuovo per un altro figlio.

All'ospedale: è la festa dell'Unità dei parenti. Cominciamo col dire che tuo figlio non lo hanno ancora visto e la prima cosa che ti chiedono è “Ha i capelli?” come se l'essere calvo come una palla da biliardo, o sembrare il figlio di Caparezza, fosse di vitale importanza. Tu che ancora ti devi riprendere e sembri appena uscita da sotto un camion rimorchio, farfugli un “Sì...penso di sì” per poi accorgerti, a casa, che hai scambiato i peli del braccio dell'ostetrica, affetta da ipertricosi, per i capelli di tuo figlio.
Se prima eri al centro di ogni attenzione, ti cedevano il posto sull'autobus e i parenti ti chiamavano curiosi di sapere se era uscito (manco fosse il 63 del super Enalotto), dopo aver partorito perdono qualsiasi interesse per te, che a quel punto vali quanto un calzino masticato da un pitbull. Per non parlare di tuo marito che a quel punto diventa non pervenuto.
Ma la cosa più bella è quando il parentado vede il pargolo.
Somiglia a zio Alfonso!Uguale uguale!”
Mannò!Vedi che ha lo stesso sorriso di zia Evarista?”
No no, guardalo meglio, l'espressione è dello zio Pino!”
E lo stanno guardando di culo.
Il cucciolo ha appena tre ore di vita e loro ci vedono tutto l'albero genealogico, tranne il padre che, ovviamente, qualche domandina se la fa. A me dicevano tutte cose molto romantiche tipo: “Che visino, pare una rosa!”
Che bella faccina tonda, pare una melina!”
finché non è arrivata la mia amica Sara che l'ha guardata un po' e mi ha detto “Che espressione buffa, pare il tù babbo!”

Il ritorno a casa: qua io e mio marito siamo rimasti un po' interdetti. Già il fatto che tre giorni prima eravamo partiti da casa in due e adesso tornavamo in tre. E senza libretto di istruzioni. Noi eravamo soli, ma c'è chi torna a casa con il corteo al seguito, tanto che la gente fuori si potrebbe domandare dov'è la salma di Padre Pio visti tutti 'sti pellegrini.
Una volta a casa si scatena la guerra dei Roses: tua Madre VS tua Suocera. Fanno a gara a darti consigli importantissimi per il nascituro, ovviamente senza prenderti in considerazione.
Mettila così”
Così?Mannò cosà!”
Io la Simona la mettevo a pancia in su!”
Io Andrea lo mettevo a pancia in giù!”
Io in quel frangente avrei voluto spiegargli che avevano ragione tutte e due. Quello che stavano vedendo era il risultato di Simona a pancia in su con sopra Andrea a pancia in giù. Ma mi mancò la forza. Senza contare che in genere fanno a gara per tenerla, per stirarvi panni, per mettere su la lavastoviglie e ricordarvi che avete una cera da far paura. Ricordo che mia madre (santa subito) sussurrò a mio padre “Caro, prendiamo noi una notte la bambina, che guarda tua figlia in che stato è, porella”
Ah,quella è nostra figlia?”
Ero irriconoscibile. A parte che avevo più punti di una tessera fedeltà dell'Esselunga, ma avevo i capelli che ci potevi pucciare un sedano per fare un ottimo pinzimonio. E tu, quando sei in questo stato di grazia e di bellezza, dove il tuo unico desiderio è di andare in letargo e svegliarti sei mesi dopo come l'orso Marsicano, hai la casa piena di gente che ti sorride e che sostiene che quella che tu chiami volgarmente cacca, è cacca d'oro (aridaje). A parte il fatto che merda è e merda rimane, e puzza come una discarica a cielo aperto, ma se è così d'oro come dicono, saresti tentata di fare un regalo preziosissimo a tua suocera e fargliela consegnare a casa direttamente da un Re Magio dentro a un cofanetto.

Il primo bagnetto. Il primo bagnetto non si scorda mai, altro che primo bacio. Ovviamente visto dalla mamma, perché anche se vi sforzate intensamente non riuscirete mai a ricordare il vostro primo bagnetto e la faccia estasiata dei vostri genitori mentre vi immergono nella vasca. Il primo bagnetto è un rito, quasi al pari del thé delle cinque in Inghilterra. Ed è un incognita: non sai quello che può succedere. Ci sono bambini che strillano come aquile e altri che si sentono a loro agio nemmeno fossero delfini in un parco acquatico. Dico parco acquatico perché anche qui c'è il pubblico che batte le mani, incita, ti sorride a cinquantadue denti e urla di gioia quando uno sprizzo casualmente capita tra la folla. Ma se il baby è un maschietto non è acqua, è pipì. Si sa, l'immersione stimola. Nel mio caso non abbiamo corso grossi rischi visto che era una femminuccia e siamo stati anche parecchio fortunati: sin dalla prima immersione si muoveva talmente a suo agio che pareva Ariel, la sirenetta. Io, grazie all' umidità che mi imbizzarriva i capelli, sembravo Ursula, ma son dettagli. Sono comunque momenti irripetibili, che a distanza di anni vengono ricordati con gioia, nostalgia e commozione. Cerebrale. Di chi si presenta al lieto evento senza essere invitato e che quindi rischia una testata.
Devo ammetterlo, con noi si sono offerti in venti, ma non abbiamo ceduto. Eravamo io, mio marito e la bimba. Okay, nel pomeriggio avevo contattato mamma, avvertito la suocera e messo gli annunci sul giornale, ma eravamo soli. Meglio, si evita una strage. Una mia amica aveva una stenderia di gente che pareva che il bimbo stesse per svelare il quarto segreto di Fatima. Tutti al cesso a vedere sto bimbo nelle acque manco fosse Mosè. E vai con le foto, il filmino (e che non lo vuoi fare il filmino?) e la suocera che le diceva 'Tienilo su!' E la mamma che le diceva 'tienilo giù che ha freddo! Hai misurato l'acqua? Col dito?Matta!Col gomito!' tutte chine sulla vaschetta come lavandaie e il bimbo ha rischiato di essere lavato con Ace Gentile.
Potrei proseguire per altre venti pagine, ma per ora mi fermo qui e magari aspetto la prossima telefonata dell'amica mia. Se tanto mi da tanto mi chiederà rimedi per far dormire la bimba.
E qui le spedirò un biglietto per Lourdes.







lunedì 18 novembre 2013

La parabola della strafiga




A volte succedono delle cose veramente ganze. Ma ganze per davvero.
E te ti senti una gran figa. Perché ovviamente ti fanno credere che sei una gran figa, mica lo sei davvero. Perché lo sai e basta di non esserlo. Punto.
E adesso vi faccio un esempio.
Perché mettiamo il caso, no? Che tu sei un'apprendista modella e uno un giorno ti telefona e ti dice che t'ha visto, che sa come ti muovi, che sa cosa puoi trasmettere, che sa che se sei in gamba e ti propone di sfilare in passerella. Tu dici “Dai, davvero?”
“Ma certo che sì. Guarda ci sono dieci posti, tu hai i numeri giusti per far parte di queste dieci, per questa sfilata fantastica a Parigi. Sicuro. Dài, vieni a fare un provino”
Tu dici “Esticazzi. Io mi vedo una chiavica, però loro no, quindi è bene che mi prenda un paio di occhiali”
Fai il provino e ti sembra di esserti mostrata al meglio, con una punta di autoironia che non guasta mai, quel passettino con la giravolta che piace tanto al pubblico. Insomma, va e va anche bene, secondo te.
Però poi, dopo il “Le faremo sapere”, l'entusiasmo viene mantenuto basso, perché insomma, può darsi che sì, può darsi che no. A te sembra, e dico sembra, che tu abbia fatto bene, ma oh, mica si può sapere.
Quando manco ci pensi più ti arriva la telefonata. “Si ricorda? La sfilata...bene, ecco. Lei va bene, sciolta, carina, simpatica, un bel portamento, un'ironia fuori dal comune con quel passetto con la giravolta che ci ha colpito, però sa...in questa sfilata ci servono solo bionde, mica niente di che, solo per l'accostamento cromatico con la nostra collezione di abiti da sera. Quindi a noi lei piacerebbe parecchio ed è stata già selezionata nella prima scrematura, una ventina di fanciulle diciamo. Quindi bionda...veda lei. Insomma, ci siamo capiti, siamo mooolto interessati”
Tu pensi “Eccheccevo? Oddio, non è da me cambiare qualcosa del mio aspetto e del mio carattere però oh, si può fare.L'anima rimane la mia, io rimango la stessa, con le mie idee e varie ed eventuali, ma se per la sfilata e solo per quella, c'è da cambiare qualcosina, okay cambiamo. Al traguardo manca poco così. Se mi concentro vedo già la sfilata!È chiaro e limpido come un bicchier d'acqua che se io mi fo bionda, il posto è mio.” E poi chiedi: 'Ma di questa cosa ne posso parlare?”
“Deve! Deve senz'altro! Più ne parla e meglio è!Ma scherza? Anzi coinvolga parenti e amici, pubblicizzi la sfilata, così la vengano a vedere e ci sarà un mucchio di gente. E si sa, più gente c'è, meglio è!Contiamo su di lei!”
E tu pubblicizzi abbestia, da morì, metti i cartelloni e inviti anche la prozia Adalberta che detto tra noi, ti sta anche sulle palle, ma non è il caso di fare le schizzinose, no? Vojo dì, se ti vogliono bionda sei già con un piede in passerella, il messaggio è chiaro, quindi non stiamo a fa' il braccino corto con gli inviti.
Mandi la foto di te bionda e ti rispondono “Benissimo!Fantastica! A presto allora!”
E te nel frattempo ti fai dei film che non ti sei mai fatta. Mai. E la gente intorno a te dice che è giusto che te li fai, perché il messaggio è chiaro. Cioè, ma davvero la vuoi più chiara di così, la faccenda? Namo, su.
Nel frattempo hai messo un mucchio di cartelloni, hai coinvolto mezzo paese, i tuoi parenti hanno pagato già il biglietto per la serata,e a loro volta hanno pubblicizzato l'evento. Quindi ci sarà gente e magari anche qualche bella ragazza farà parte della sfilata insieme a te. Magari anche quella che hai incontrato l'ultima volta che sei stata in sala trucco per quella trasmissione sulla tivù locale. Ehm...sì, anche lei forse è una modella emergente. E magari non lo sapeva nemmeno che c'era sta cosa delle bionde della sfilata, ma grazie a te adesso sa e ci sta provando. E poi magari ti viene in mente che forse, visto che è bionda naturale e formosa, avranno contattato pure quella che ha tentano la carriera di velina. Sì, a pensarci bene lei potrebbe starci. Ma ci sarai anche te, quindi sìììììì, una bella soddisfazione.
E poi il vuoto. Passano mesi e ti chiedi: ma la sfilata non doveva esserci a Maggio? Ma come, siamo ad Agosto e ancora non so nulla? Non è possibile, minchia sono pure bionda!
E poi ti chiamano e quando senti quel pronto pensi “Okay, adesso mi dicono dove presentarmi e a che ora. Che mi pagheranno l'aereo e che mi serviranno un cocktail di benvenuto. E che a presentare la serata ci sarà Vincent Cassel, e che...oddio che emozione!Non diventerò mai la Schiffer, ma una soddisfazione che sia una, me la leverò. Sono anni che sfilo. Parigi, almeno per una notte, sei mia!”
“Sì?”
“No, la chiamo per dirle che non è stata scelta”
“Come no”
“Eh, no”
“Ma mi sono fatta pure bionda!”
“Ci sono altre bionde”
“Capisco, ma avevate detto che...” e muori.
Cioè, tu hai cambiato pettinatura perché loro volevano che la cambiassi, hai messo i cartelloni, hai fatto pubblicità, c'hai creduto, perché cazzo sì te l'hanno fatto credere perché era scritto tutto chiaro e tondo, anche un cieco l'avrebbe visto che eri lì, cazzo. Eri già lì.
E invece no.
Ci sono altre.
E ti invitano comunque a Parigi alla sfilata, perché in fin dei conti è una sfilata importante, bella, piena di colori, luci e suoni e soprattutto piena di gente. La maggior parte invitata da te. E con dieci modelle strafighe che sono lì grazie al tuo cartellone, alla tua pubblicità. Ma tu non sei lì sopra, in passerella, sei a casa. E ti chiedi umilmente, perché? Perché? E la risposta è una sola, ti dici: perché non vali una beata ceppa de minchia. Perché bionda fai comunque cagare e si vede che non lo sei naturalmente. Perché per sfilare ci vuole veramente una marcia in più, bisogna sapersi muovere bene, e non basta averci passione. Perché sicuramente lì sopra ci saranno quelle brave e strafighe per davvero. Delle fuoriclasse. Delle numero uno delle sfilate. E affogando questa dura e cruda verità in un barattolo di nutella, prendi atto che no, non puoi mai essere una modella importante.
Evabbè, ti dici. Mi son fatta dei film, ho tentato, ma non ho la stoffa. Devo farne di strada, prima di arrivare là.
Poi però una tua parente ci va e ti telefona per dirti che tra le dieci in passerella c'è la modella emergente della tivù locale che ha dichiarato che è lì per puro caso grazie a un cartellone che pubblicizzava l'evento, che c'è quella formosa che ha tentato la carriera di velina, ma fu scartata perché portava e porta ancora una gajardissima taglia 46, poi c'è la nipote del sindaco di Parigi,c'è la figlia del fratello del sindaco di Parigi, c'è l'amante di quel politico italiano, c'è una che non solo non ha mai sfilato ma che manca poco t'inciampa nell'ultimo gradino e si spalma sul red carpet. Ce n'è una che sembra la sorella brutta di Tina Pica, c'è una che fino a ieri faceva la tagliaboschi e c'è una che ha dichiarato “Io manco ci volevo venì, ma ho perso una scommessa ed eccomi qua”
Ma più che altro non ci sono solo bionde. Ci sono more, rosse, e castane.
E poi ci sei tu, che probabilmente sei troppo pulita e ingenuotta per questi giochetti, ma c'hai una nuances di biondo che manco Marilyn  Monroe.



Vi chiedo: ma quanto mi girerà il cazzo?





venerdì 15 novembre 2013

UNA GRANDE FAMIGLIA - la mia fiction preferita



Il giovedì sera ho un appuntamento. Niente burraco, prove di teatro o la tombola al centro ricreativo. Il giovedì sera in tv c'è Una grande famiglia.
Fiction che adoro.
E che mi scaturisce diversi pensieri che voglio condividere con chi la guarda. (Abbiate pazienza voi che non la guardate. Ho una certa età e si vede da queste cose. Che vogliamo fare)
Insomma, eccoli. Per esempio:

-adoro Raoul quando prende a cazzotti una porta, a pedate un tavolino, quando lancia il cellulare dalla finestra e per come dice Vaffanculo. Uno così ti strappa la filanca delle mutande a morsi e te fa' vedè i sorci verdi. Ho sempre amato l'uomo sanguigno.

-mi piace lo sguardo truce di Edoardo ogni volta che vede SUA moglie che si spalma su SUO FRATELLO. Se tanto mi dà tanto nella prossima puntata dà fuoco a Raoul. Poi sparisce di nuovo, questa volta lanciandosi col paracadute, dopo che un'auto è precipitata da una scarpata ed è scoppiata come un petardo la notte di San Silvestro. Nelle ricerche saranno impiegati Don Matteo e la Signora in giallo.

-amo Nicoletta e Ruggero, così belli come due piccioncini. A tal proposito volerei sulla testa della suocera di Nico e lancerei una cagata grossa come un bidet (tanto per rimanere in tema) sul suo completo rosa fuxia di Cavalli.

-ammiro la coerenza di Giovanna che a Stefano gli mima pure 'Tanto non te la do' facendo la gnorri spostando la sua cartelletta da un water a uno sciacquone  e basta che lui si affacci a casa sua per dargliela con tutti gli interessi. Se non gli levano il ragazzo di sotto, questo mi muore.

-Chiara ha gli occhi tristi, è sconvolta, depressa e amareggiata, solo perché non sa se darla ad Alessandro Gassman o Giorgio Marchesi. Povera donna, c'è da capirla, son scelte difficili. Due brutti così non si sono mai visti manco la notte di Halloween.

-Comprendo invece Laura, che va cauta sul suo rapporto con un bancario, gnocco, innamorato di lei, galante e gentile. Anche io andrei cauta, in effetti non gli ha ancora chiesto quali sono i numeri della sua tessera sanitaria, qual era il soprannome che gli affibbiavano a scuola e quanto porta di scarpe. Queste son le cose importanti.

-Vedendo Stefano propongo agli autori di fargli fare quella pubblicità al posto di Rocco Siffredi. Non solo perché la patatina tira, ma a lui, le patatine, gliele tirano pure dietro.

-Rimango basita davanti a piccolo Tino. Sto bambino ha poteri paranormali: vede e sente mostri, gente morta e presenze oscure. Praticamente un misto tra Harry Potter, Mago Otelma e Giucas Casella. Poro fijo.

-Mi garba un mucchio mamma Eleonora perché è una che pota le rose in giardino con l'abito da sera. Quella è classe. O fantascienza.

-E anche Ernesto mi garba, per la sua serietà soprattutto. È l'unico uomo che ha come segretaria non  una gnocca da paura ma una donna che fa paura. Pare la vecchina di Hansel e Gretel.

-Infine, appunto, Serafina. Chiara e limpida come un barattolo di pelati andato a male, amorevole come un rottweiler con la rabbia, fedele e discreta come un'amante che ti fa la piazzata in ufficio sputtanandoti davanti al tuo capo. Praticamente una suocera perfetta.

Detto questo, aspetto con ansia la prossima puntata.

p.s. Il divano, il plaid e la tisana bollente chiudono il cerchio. Vi ho mai parlato del declino delle quarantenni?


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