Sì, sono un po' incasinata. Ma dov'è la novità? Ultimamente la media è di un post a settimana, son troppo scarsa.
Comunque vi voglio rendere partecipi del mio super impegno.
In questa settimana:
ho aperto dieci volte la pagina di word dove avevo cominciato a scrivere della gita a Roma da Papa Frà. Lo richiusa altre dieci volte perché : ho risposto a una telefonata, sono corsa a star dietro alla vellutata di zucchine che mi stava bruciando, ho salvato Charlie che si stava impiccando coi fili del computer che amorevolmente aveva tirato fuori dal mobiletto e ripassato l'impossibile con Alice perché siamo quasi a fine scuola e i compiti e le interrogazioni fioccano come neve a Maggio. Perché ora nevica anche a Maggio, essì.
Poi cosa è successo? Vediamo... ah sì, Charlie si è cappottato da una certa altezza e s'è azzoppato per un giorno. Quando dico che è pazzo, dico il vero. Siamo stati in apprensione manco fosse attaccato alla bombola d'ossigeno, ma poi tutto si è risolto. Fino a ieri. Che si è cappottato di nuovo e andava tutto sminchiato come un carrello dell'iper con la rotina che cigola. Prendeva di qua e andava di là. Giuro, faceva pena. Oggi sta bene, salta come un grillo, mangia come un lupo e rompe come una suocera.
Poi è successo che sto Charlie, la sera, bisogna che tu lo metta a letto. Cioè, non pensare di prendere e andare a lavarti e poi in camera da letto. Ma sei pazzo? No, devi stare lì, gli devi fare le coccole, lo devi accarezzare e lui, tranquillo tranquillo, solo così si addormenta. Altrimenti si pianta alla porta della camera da letto e miagola come se lo stessero strangolando, ti perfora i timpani e ti scekera le gonadi.
Quindi abbiamo imparato che la sera lo mettiamo tra noi sul divano, facciamo a gara a fargli le coccole e poi bacino e a nanna. No, ditemi se è normale. Certo che no!
Poi che è successo? Ah sì, mi si è rotta la lavatrice. Ganzo, vero? Ma non tutta. S'è rotto l'oblò. Al che io pensavo di dover ricomprare tutto, ma invece ho trovato un negozio di ricambi che m'ha dato solo l'oblò. Dovevate vedermi l'altra mattina. Io che guido e l'oblò accanto a me sul sedile del passeggero. Messo al contrario sembrava pure la ciambella di un cesso. Dio, che tristezza, parevo scappata da un centro di igiene mentale. Ho pregato come non mai che non mi fermassero a un posto di blocco, perché ero veramente ridicola. Ma ora la lavatrice va di nuovo.
Poi che c'è? Ah, sono diventata tecnologica abbestia. E me ne intendo un casino. Come ho fatto fin'ora senza, Dio solo lo sa. Sono su Twitter da un mese e lo uso con la stessa dimestichezza con cui Lapo Elkann usa i congiuntivi. Ci capisco così tanto che mi sorprendo di me stessa. Non ho idea di cosa sia un astag, chevvordì quando ti rituittano, e c'ho messo un'ora per capire di avere anche lì la possibilità di mandare un messaggio privato. Io vedo solo numeri, segni e cose incomprensibili come un orbo che guarda il pannello delle lettere dall'oculista. Cosa vede sto disgraziato? Nulla! Io uguale. Però oh, ce l'ho.
Poi, da pochissimo, ho pure un account su Instagram (si dice così?) e quello mi garba un po' di più perché puoi fare le fotine e ci metti i filtri, poi riscatti e ci rimetti un filtrino, e poi scatti di nuovo...sì, okay avete capito. A quarant'anni mi diverto così, chi l'avrebbe mai detto. Speriamo non mi venga a noia, perché il problema della tecnologia per me, è proprio questo. Mi esalto in un secondo e in altrettanti secondi mi scasso. Badate bene che su Instagram io scatto solo foto, e ho messo un commento. Mi sa che c'è da fare un casino di altre cose ma se volete che io muoia ditelo! Una cosa per volta, perdio!
Poi ho cominciato pure a giocare a Ruzzle. Che all'inizio non c'ho capito un Razzo. Ho sfidato una manciata di persone e m'hanno fatto un culo come un cappello da prete. Anche lì, con calma. Arrivo. Sono riuscita a superare i 1200 punti.Wow. Però anche lì il primo giorno c'ho giocato tanto, il secondo un po' meno, il terzo un pochino, il quarto per niente e oggi "Cos'è Ruzzle?". Io mi sminchio subito.
E poi che è successo? Ah sì.
Ehm...
Oggi mi ha contattato un giornalista via mail. Roba che quando ho letto il testo m'è sembrato di vedere la Madonna.
E niente, poi mi ha telefonato.
No, non per sapere se la pizzeria accanto a casa mia il mercoledì è chiusa, ma per farmi un'intervista riguardo al libro.
Credo di aver girovagato in tondo col telefono in mano come un criceto rincoglionito nella ruota della gabbia. Credo anche, senza alcun dubbio, di aver camminato così tanto nel solito posto da aver fatto un fossato dove ora posso gettare tranquillamente dei coccodrilli.
Uscirà un articolo in un quotidiano, non so quando, credo a breve, dove si parlerà di me e soprattutto del mio romanzo.
Le cose che mi hanno scioccato non sono state le domande precise, le dichiarazioni riguardanti la trama o il contesto nel quale verrà inserito l'articolo, che di per sé è una cosa bellissima ( e se Moccia camminava Tre metri sopra il cielo, io son nell'Universo bello mio) ma è stata la seguente domanda: "Ai fini della buona riuscita dell'articolo, mi servirebbe una sua foto. È possibile?"
E gli ho detto "Sì"
Ho detto sì.
Non mi ci fate pensare.
Che se penso che ci sarà un articolo dove si parla di me e del libro mi sento male e vado al gabinetto.
Perché la felicità, quella vera e sana, a me fa quell'effetto lì.
mercoledì 29 maggio 2013
mercoledì 22 maggio 2013
Vado in un posto deserto
Che ore sono? Mezzanotte e qualche cosa, e io tra due ore parto. Inutile che fate le battutine tipo "Parti sì, ma di cervello!" io tra due ore parto per davvero. C'ho già tutto pronto: lo zaino, i panini per il pranzo al sacco, la bottiglietta dell'acqua... tutto a posto.
E ndo vado a notte fonda?
Da Papa Francesco.
Tho!E ti pareva che io non ci vado da sto Papa ganzo? No, perché è ganzo per davvero. Come scansa le transenne e va a giro tra la gente lui, nessuno mai.
Insomma, alle due parto con sta gita della parrocchia per essere a Roma di prima mattina in udienza da Francy.
Io. Con la gita della parrocchia. Immaginatevi di tutto.
Ma non parto sola, parto con Alice e la mì mamma sprint. Andrea no, rimane a casa con Charlie e non oso pensare a cosa troverò domani sera. Faranno festa 'sti ragazzacci.
Comunque. Vista l'ora di partenza così agevole, non sono andata nemmeno a letto. Il rischio sarebbe stato troppo alto e il risultato devastante. Se dormo solo due ore, per poi svegliarmi e prendere l'auto, cioè non arrivo dal Papa, arrivo direttamente dal Creatore. E allora sono qui che spippolo al piccì, che è l'unica cosa che mi fa stare sveglia, con una tazza di thè concentrato, tipo tre bustine a tazza. E fa effetto, eh? C'ho due occhi così, paro un gufo.
La mì mamma ha deciso di aspettare l'una e mezza giocando a carte con le amiche, Alice ha dormito ottanta minuti e ora è lì che gioca con Charlie (Perché lui l'ha svegliata per giocare, ovvio), il Santo è a letto e io son qui che scrivo sto post.
Vi do altre notizie: domattina a Roma troveremo un tempo fantastico!
Mette pioggia. Temporali. Fulmini e saette. Preciso, no? Ma noi saremo lì impavide nelle nostre cerate giallo canarino. Francesco non mi vedrà mai, ma mettiamo il caso che mi veda...cioè mi vede con una cerata gialla in capo e il mascara colato sulle guance dall'acqua che prenderò. Ma vi pare bellino? Io è la prima volta che vado dal Papa, da qualsiasi Papa e ci andrò così. Metti che c'è Rai1. Non ci voglio pensare.
Ma noi andiamo per lui. Che uno può credere, non credere, essere scettico e varie ed eventuali, ma io sento che voglio andare da questo Papa che mi sembra così diverso, innovativo...non so, voglio andare e basta. Sono una che non si fa troppe domande. Se mi va, piglio e vado, bon! E quindi ci saremo, insieme a sette miliardi di persone che la pensano più o meno come me. Un posticino intimo e deserto diciamo.
Ma so che sarà emozionante, un'esperienza allucinante e bellissima già tra meno di due ore, quando partirò con quelli della parrocchia alle due di notte.
Alle. due. di. notte.
Maremma gitana!
mercoledì 15 maggio 2013
Il nuovo arrivato
Non è finto, è vero.
Straordinariamente vero. Anche se sembra un pupazzino, però.
E io sono innamorata e impazzita
nell'arco di due ore, che ve lo dico a fare. Guardate che muso.No,
vabbè, parliamone!Sì, parliamone. Questo è il nuovo arrivato a
Casa di Simo. Un maschio rosso probabilmente a pelo semilungo, un
misto tra il Re Leone e Romeo degli Aristigatti. Abbiamo subìto il
suo fascino, non ce n'è.
E siamo tutti contenti di averlo con noi,
tutti tranne Minù che è incazzata nera. O almeno mi pare.
Stamattina è entrata in casa tutta tronfia come la Regina indiscussa
del castello e, tho!, c'ha trovato il principino che trotterellava
per i cazzi suoi in cucina. Si è bloccata, l'ha guardato, si è
avvicinata e ragazzi, avete presente la pubblicità delle Vigorsol?
Dove lei stappa la bottiglia e manca poco dal getto d'aria le si
stacca la testa? Paro paro. Gli ha dato una soffiata che manca poco
il micio me lo ritrovo nell'acquaio. Lui è rimasto col pelo tutto
indietro, un po' così, tipo viaggio in Vespa senza casco. Ma è
rimasto al suo posto. Lei, non contenta, gli ha girato intorno e
gliene ha fatta un'altra. Credo che il sottotitolo sia stato “QUESTA
E' CASA MIAAAAAAAAAA!!!Brutto nanerottolo rosso di
merda!!ARGHHHHHHH!!!!” Poi è voluta uscire e ora è fuori, sulla
sedia da giardino, girata di culo. Cioè, manco mi guarda. Le passerà
di sicuro, lei fa così ma ogni volta che c'è un gatto nuovo, fa
l'incazzata per mezza giornata e poi offre pure la sua ciotola. Che
poi, ma cosa si incazza? Non è credibile una gatta che fa queste
scene e poi si scansa per far mangiare nella sua ciotola due ricci.
Lei c'ha da tenere la parte ovviamente, ma Gassman non c'è per
nulla. È un'attrice nata.
Comunque lui è...
lui è...
No, ma seriamente pensate che trovare
un nome a un gatto sia facile?
Ma quando mai. Il toto nome è iniziato
domenica e non vi dico le varie opzioni.
Io volevo chiamarlo Oscar, come suo
padre. Ma non piace ad Alice.
Il Santo voleva chiamarlo Ottavio.
Ottavio, vi rendete conto? Mi poteva
anche piacere ma mi verrebbe da metterci anche chessò...Decimo
Meridio. Ottavio Decimo Meridio, il gladiatore... Wow!!
Alice si è ficcata due dita in gola.
Lei ha proposto Ciuffo.
Ve prego, gnaàpossofà. Poi mi viene
in mente la Colò sull'aereo col koala della kinder, per carità.
Mi piaceva Snoopy. Mi hanno risposto “È
un cane”
Mi garbava un casino Lenticchia, o
Mirtillo. Alice, visto che è rosso, ha proposto anche Ribes. Andrea
ha minacciato di andarsene di casa.
Alice ha rilanciato con Matisse o
Bizet, per proseguire (dopo Minù) con gli Aristogatti, io ho detto
ma anche no e se deve essere Disney allora Nemo. Mi hanno risposto “È
un pesce”
Wisky no, perché avevo già un gatto
che si chiamava così.
Nomi tipo Batuffolino, Briciola,
Pallino, Ciccino, Amorino, Cuoricino, insomma quelli ad alto tasso
glicemico non ci garbano.
A me e al Santo piaceva molto Artù, ma
Alice ha detto “Vi lancio la tavola rotonda”.
Che poi il nome non è da
sottovalutare, cioè deve rispecchiare un po' il carattere, no? Se
hai un micio tremendo che si attacca alle tende, ti sfrangia il
divano e ti caca nella scarpiera, hai voglia di chiamarlo Amore,
Zuccherino o Batuffolino. Questo è una iena. Al contrario se hai il
micetto più piccolo della cucciolata, timido e introverso è inutile
che tu lo chiami Golia o Zeus, cioè gli sta male, capisci?
Quindi abbiamo una giornata per capire
quale sia il carattere di questo micio e a dire il vero ha iniziato
alla grande. Tipo che è stato bravissimo perché dopo un'ora che era
in casa ha già fatto i bisogni nella cassettina, è coccolone, si fa
abbracciare e accarezzare, se ti avvicini ti viene incontro e cerca
le mani. Dall'altra è un tipo strambo che, visto che lo sportello
della cucina era aperto, ha fatto un triplo carpiato tra la
pattumiera e i saponi per poi andare a fare una giratina sotto la
cucina. Ho dovuto smontare lo zoccolino perché lui da dentro la
stava prendendo a testate miagolando “Fatemi uscireeeeeeeeee!!!”
Quando è uscito aveva dei rotoli di polvere addosso che quasi non lo
riconoscevo. Era improvvisamente diventato grigio e lanoso come se
l'avessi messo in lavatrice insieme a un maglione nero di cachemire.
E poi è coraggioso. È alto meno di un barattolo di pelati e si
vuole lanciare dalla panca senza paracadute, lui. E poi rotola che è
una meraviglia. Soprattutto quando gioca con un filo e si rizza sulle
zampe posteriori. Tiene la posizione per due secondi netti poi gli
pesa il culo e si cappotta.
E poi ha già i suoi gusti ben precisi.
Per esempio gli piace la panca. Ma siccome è nano parecchio, quando
ci vuole salire miagola. Tu lo metti sopra e lui si cheta. Bho, pare
finto.
A volte dorme:
Altre volte è molto interessato alle
attività di famiglia, tipo lo studio dell'inglese da parte di Alice.
E ora, dopo tutte queste attività e
queste sue scelte, lo abbiamo guardato bene negli occhi cercando di
capire che nome gli stesse bene. E subito ce n'è stato uno,
soprattutto dopo aver visto questa foto. Vi presento:
Charlie. Cioè, senza volerlo è venuta
fuori sta foto. Non c'è Batuffolo che tenga, questo è un Charlie
fatto e finito, gli sta proprio bene.
È o non è un ganzo? Io lo adoro già.
Voi che nomi avete dato ai vostri
animali domestici? E perché proprio quel nome lì?
Ora scusate, vado a stritolarlo un
pochettino!
mercoledì 8 maggio 2013
Poche cose uccidono come il cambio degli armadi
No, ma ditemi voi che piaga.
E mi sa che siamo tutti sulla stessa
barca, come disse Schettino.
Il cambio dei vestiti in primavera e
autunno è qualcosa che mi uccide. Perché anche se ripongo tutto
pulito, tutto ermetico, tutto sigillato e tutto a modino, io, una
volta sfatte le scatole, rilavo tutto. Ogni volta. E non ho problemi
di muffa, tarme o pantegane. Proprio ci sento quel che, quell'odorino
di chiuso che io nonjelafò. Quando mi metto una maglietta non ti
dico che devo sentire un 'orchestra di fiordalisi con tripudio di
lavanda, ma il profumino di bucato sì. E quindi immaginatevi con sto
tempo ballerino dove piove un giorno sì e uno no che guerra è
stata.
Sabato il tempo era bellissimo ed era
la giornata perfetta per fare tutto ciò, ma io mica ce l'ho fatta.
Seeeeeee. La mattina sono andata in centro a comprare il regalo a mio
fratello per il suo compleanno, il pomeriggio (quasi tutto il
pomeriggio) mi sono dedicata alla realizzazione della sua torta. La
prima con pasta di zucchero. No vabbè, non vi dico il divertimento,
non me l'aveva detto nessuno, ma è come giocare con il pongo!!Mi
mancavano le formine ed ero a posto. Ho pure trovato i pennarelli
alimentari, una figata, tipo che ora posso scrivere Ti Amo
sulla brioches che porgo al Santo o Sei la mia vita sulla
cotoletta che friggo ad Alice. Ma non è fantastico? Ah, vanno solo
sulla pasta di zucchero. Uff...vabbè però è ganzissimo. Ora
proverò a fare degli esperimenti. E mi salterà non solo il
contatore ma tutta la cucina. Garantito al limoncello.
Visto che è musicista la scelta è
ricaduta su uno spartito:
Apro parentesi:( 1- i dischi di torta sono bagnati con il succo delle pesche sciroppate e la farcitura è di marmellata di albicocche. 2- La torta ha la glassatura variegata al doppio cioccolato. 3- Se non mi muovo a fare le foto mi si strugge tutto. 4- ma se non le faccio fuori in casa vengono una ciofeca. 5 - Se ero Oliviero Toscani o Luigi Biasetto non ero qua) Chiudo parentesi.
Mi sono servita del mattarello, dello
zucchero a velo e...della squadra di Alice per fare un lavoro bello
preciso. Sì, ho copiato dal suo quaderno la chiave di violino perché
non me la ricordavo.
Ho disegnato delle note a caso
sentendomi un casino Mozart e pensando di fare un capolavoro. Alice
ha provato a suonarlo e amorevolmente mi ha detto “Mamma, come
compositore fai pena. Prova con l'ippica” Vabbè, ma sennò ero
perfetta, nevvero?Insomma la torta ha fatto un figurone anche se mio
fratello lì per lì ha creduto che l'avessi fatta io come mi
avrebbe creduto se gli avessi detto “Ho ricevuto un Nobel per
l'astrofisica”

E quindi niente, sabato tutta
concentrata sulla torta, ma sabato sera, ottimista abbestia, mi dico
“Domani. Domani metto la lavatrice in funzione, sacrifichiamo una
domenica ma devo assolutamente fare il cambio degli armadi, perché
qui non c'abbiamo più nulla da mettersi” Il Santo ha annuito
dentro la sua maglia a collo alto e i pantaloni di velluto.
Scherzo, non ce l'ha nemmeno mai avuti
i pantaloni di velluto.
La notte mi sogno che i panni vanno da
soli in lavatrice, escono trotterellando e si stendono da soli sotto
un sole cocente e per finire (alleluia) si stirano da soli
miracolosamente. Mi sveglio con la faccia a ebete sotto una serie di
bombardamenti. Pare di essere a Beirut. Ma sono tuoni,
porcalamiseriacciazozza. Tuoni, lampi e pioggia a secchiate.
Ma non gliela do vinta, ho detto che
oggi fo' il cambio e faccio il cambio!Tzè, ma siamo matti?
Sì, un pochino sì. Ho messo su
quattro lavatrici facendo la spola tra la casa e la stanza lavanderia
e i vicini mi avranno presa per pazza perché chi è che si mette a
fare quattro lavatrici con tutta quella pioggia? La Simo, e chi
sennò? Avevo le camere da letto che pareva ci fosse scoppiata una
bomba, un manichino di quasi un metro e sessanta che continuava a
dire “Questo no, questo non mi sta più, questo mi sta stretto,
questo mi sta corto, questo è ritirato...” in poche parole Alice
si deve rifare il guardaroba perché è diventata una pertica.
All'una avevo una miriade di panni
fradici che ovviamente non avrebbero asciugato manco per una ceppa,
ma non mi sono data per vinta e subito dopo pranzo mi sono sparata
una bella gita all'asciugatrice a gettoni. Sono partita da casa con
quattro bustoni pieni di panni e sembrava me ne andassi di casa. Tipo
che raccatti due vestiti alla rinfusa, urli “Basta!Me ne vado!” e
ciao. Il Santo quando mi ha visto così, c'ha sperato e quasi
creduto, ma haimè io son tornata mezz'ora dopo con i miei 65
quintali di panni belli asciutti. E alla lavanderia a gettoni non
c'era manco uno straccio di Nick Kamen che si toglieva i pantaloni
per lavarli. In compenso c'ho trovato una ottantenne che nell'attesa
si è andata a comprare il gelato, e tutte e due siamo rimaste sedute
su quella rigida panchina ipnotizzate dal roteare dell'oblò. Che
tristezza.
Ma io dovevo portare a termine la
missione con o senza Nick Kamen. Eh.
E ci sono riuscita. Riuscitissima.
Sapete ora qual è il problema? Bravi, stirarli. Se ci penso mi
appendo ai fili fuori per le orecchie, mi rinchiudo un dito nella
portiera, mi affogo nella vasca da bagno. Non ho voglia, ma devo,
devo farlo.
Voi l'avete fatto il cambio degli
armadi? Sapete gestirlo bene? Obbravi. Allora datemi delle dritte.
p.s. Il libro sta andando benissimo, ci
sono già delle belle recensioni, mi scrivono in privato per farmi i
complimenti e tutto ciò è... inaspettatamente fantastico.
Grazie.
domenica 28 aprile 2013
La mia su Masterchef
Ieri ho visto per la prima volta in
vita mia Masterchef Italia.
Lo so, potevo anche farne a meno, ma
durante una chiaccherata su FB m'è presa la curiosità e spippolando
su You Tube t'ho trovato qualche puntata.
Partiamo dal fatto che ero proprio
digiuna di 'sta roba, proprio non avevo idea di come potesse essere
strutturato il programma (sapevo solo che in altre trasmissioni c'è
un certo Ramsay che sfanculizza tutti) e quindi bho, mi aspettavo di
tutto, però se dapprima mi ha divertita, col passare dei minuti mi
sono un attimo ricreduta.
Ma davvero la gente va in tivù a farsi
lanciare il proprio piatto nell'acquaio da Bastianich che dice pure
“Sta merda non la mangerebbe manco il mio cane” ?
Lo so, lo so, che se dicessero a tutti
“Amore mio bello, cucciolotto dello zio, questa ricetta non t'è
venuta proprio bene, sai? Riprova, caro” non sarebbe credibile e
farebbe lo stesso share di...chessò, Valeria Marini mandata in onda
a notte fonda che ti recita le poesie di Cesare Pavese, per dirne
una.
Quindi sì è ganzo che la gente venga
trattata male, volano piatti nell'acquaio, ciotoline per terra,
offese come se piovesse, sputi nella pattumiera...cioè, magari è
ganzo se sei a casa sul tuo divano.
Però penso a quelli che sono lì, no?
Che si son fatti centinaia di km per inseguire un sogno, che si
ritrovano al cospetto di questi chef per sentirsi dire “E questo
schifo cosa sarebbe?” e via il lancio come se fosse un frisbee o un
conato davanti a te che pensi “Strano, lo cucino sempre ai miei
familiari e non è mai morto nessuno”.
Ora. Tu sei lì come chef stellato e
inforchettato dal Gambero Rosso, ci siamo? Ti sei fatto il mazzo, sei
bravissimo, cucini da Dio, hai 16 ristoranti, dieci dei quali nelle
più grandi città del mondo, okay? Sei fighissimo, ti intendi di
tutto, c'hai un naso che manco un cane da tartufi e un palato
ricoperto da lingotti d'oro, okay? Con le mani non solo sbucci le
cipolle come direbbe Zucchero, ma gli ingredienti, a un tuo battito
di ciglia, si buttano da soli con triplo carpiato nel tegame
soffriggendo felici. Sai riconoscere mille spezie a un km di distanza
e sai i tempi di cottura di qualsiasi vegetale sulla faccia della
terra. Non solo sei bravo, ma hai avuto magari giusto un filino di
culo, perché avevi (hai) dei genitori che ti hanno potuto permettere
di studiare all'estero, o nei migliori ristoranti, magari hai
incontrato la persona giusta al momento giusto, magari sei cresciuto
a ostriche e caviale, magari hai sempre avuto a disposizione una mega
cucina tutta per te e ti sei sempre potuto dedicare solamente a
questa grande, grandissima passione. E quindi è il caso di dire
'Esticazzi'. Con tutto il rispetto per i cazzi, beninteso.
Ora. Faccio un esempio. Io sono
un'impiegata, o una maestra, o una commerciante, o una che pulisce i
cessi dell'autogrill, giusto? Il mio lavoro è questo. È questo che
devo fare per guadagnarmi la pagnotta. Ma non pensare che sia il
lavoro per il quale abbia studiato o che sia il sogno della mia vita.
A volte bisogna fare delle scelte, a volte si deve anche abbassare il
capo e dire “Evabbè, il lavoro mi fa cagare, ma con questo do
mangiare ai miei figli”. Metti che però io ho una grande passione:
la cucina. Proprio mi garba ma, solo con quella, non è che sfamo due
figlioli.
E allora tento la fortuna, spendo un
po' dei miei risparmi per farmi un viaggio di centinaia di km per
arrivare al cospetto tuo. E sono emozionata abbestia per tremila
motivi, uno dei quali potrebbe essere che sono in televisione, che
potrebbe essere l'inizio di un sogno, che la mia famiglia mi sta
guardando e dirà “Quant'è bella mamma in tivù” e via dicendo.
Faccio una ricetta con gli ingredienti che mi dai, è facile, ce la
posso fare. D'altronde metto in tavola dieci persone al giorno, mi
commissionano le torte per le feste di compleanno, mi studio le
ricette di notte, faccio dei lievitati che non puoi capì, forse ho
anche un blog di cucina, già, tengo corsi di pasticceria in giù e
su per l'Italia e poi le mie cene sono rinomate tra gli amici,
proprio fanno a gara per venire a casa mia. E poi i libri di cucina
che non ti c'ho...decine e decine, me li studio, me li guardo, me li
annuso. Mi basta vedere un mazzetto di basilico per far partire in me
la voglia di metterlo in una ricetta e il cervello parte col valzer,
con le mani che piroettano svelte in cucina tra mestoli, profumi e
sapori. Ah, sapessi che poesia. E poi tutti intorno alla mia tavola
di legno, apparecchiata a domenica di festa, con il nonno che si
ficca il tovagliolo nella camicia e la piccola che vuole un cuscino
sotto al culetto sennò non arriva a tavola. Ed è un tripudio,
credici. Ogni volta. Tutti chiedono il bis, il ragù è saporito, la
carne pare burro senza parlare del sughetto che pare nettare. E la
torta, Dio che torta!
Quindi in queste puntate ti ripresento
sta roba, da favola!
Eccomi qua davanti a voi. Sono
emozionata perché io faccio la maestra/l'impiegata/la
studentessa/la pulitrice di cessi/la disoccupata/la precaria e già
mi viene da abbassare il capo e non so perché. E mi guardi male, con
l'occhietto torvo e quell'espressione stitica di chi non caga da
sette giorni. Cosa c'è che non va nel mio piatto?
Ah, mi stai dicendo che ho impiattato
male. Ma davvero? E come deve stare sta roba, in equilibrio come
quelli che lavorano al circo Togni? Come, scusa? E' un piatto banale?
Banaleee? Ma lo sai che la gente
quando sente sto profumo sbava già sulla porta di casa mia come un
San Bernardo arrapato? Ah, i pomodori stanno male con le patate.
Secondo te. E chi lo dice scusa? Secondo me ci stanno benissimo, è
una questione di gusti. A te piace Raoul Bova? Scommetto di no. A me
sì. Ti piace l'anice? Bene. A me no. Melone e prosciutto? Dice che
è la morte sua, ma io non riesco a mangiare un salume con un frutto.
Che vogliamo fare? Son gusti, no?
Che mi
stai dicendo? Che il piatto è troppo semplice? E da quando in qua
deve essere difficile? Comunque sia, voglio provare a darti anche
ragione, guarda. Perché magari sono a capo di un'azienda ma non so
impiattare, magari lavoro coi disabili ma non so accostare
cromaticamente parlando
due porzioni di roba, però sai che c'è?
Che le
cose me le devi dire a modino. Anche se sono una studentessa alle
prime armi, anche se è la prima volta che mi cimento in una cosa del
genere, anche se ho tentato la fortuna, perché no? Cioè, non è
che mi puoi lanciare il piatto nell'acquaio come se davvero fosse
merda. Non puoi permetterti di offendermi solo perché la carne l'ho
cotta , sì effettivamente, troppo. E nemmeno perché il piatto si
presenta male o la pasta è un po' sciapa. E no, non puoi lanciarlo
anche se effettivamente non mi è venuto per niente bene, perché è
come se la tua donna ti lasciasse e mettesse i manifesti per un tuo
cilecca, capisci? E' una questione di rispetto. Cioè fammi capì,
ma cosa lanci? Ma cosa offendi? Se ero uno chef non ero certo qui a
farti usare il piatto al mo' di disco, a farmi offendere e a farmi
mancare di rispetto, giusto? E ringraziaddio che io son qui, sennò
non c'eri manco te. Ci arrivi?
La
passione, quella che ti parte da qui, dalla bocca dello stomaco, che
ti attanaglia il cervello con mille idee, quella che è il motore per
ogni cosa, quella che ti fa dimenticare, a volte, di avere una vita
di merda, un lavoro da schifo e uno stronzo per fidanzato, quella per
la quale io mi trovo qui, te non la puoi gettare nell'acquaio, con
quell'arroganza di chi è arrivato. Perché forse sei stato solo un
po' più fortunato di me, ecco.
Che
poi, parliamoci chiaro, Carlo, Bruno e... no aspè, vogliono essere
chiamati Chef.
Rifaccio.
Che
poi gli chef Carlo, Bruno e l'imprenditore Bastianich presi uno per
uno, sono anche molto bravi e competenti, non c'è che dire. È che
insieme in quella trasmissione danno, come dire..l'impressione di non
vedere una donna da molto tempo, mi sono spiegata?
Ecco,
non sembra anche a voi?
Ah, mi
stanno dicendo dalla regia che probabilmente è tutta una montatura per l'audience,
per lo share, perché alla gente da casa piace vedere queste scenate.
Ma davvero? Ma me
lo dite ora? E io che ci faccio ora con tutto sto pappiè che ho
scritto?
martedì 23 aprile 2013
Venezia (una gita a...)
Com'è triste Venezia, cantava Charles
Aznavour.
Io invece canto “Dio, quanto è bella
Venezia!!”
Ebbene sì, eravamo gli unici tre
italiani che ancora non erano stati a Venezia. Me ne sono accorta
perché dicendo agli amici “Andiamo a Venezia”, mi rispondevano
tutti, “Ci sono già stato”.
Ecco perché quando ho visto sfumare
la festa del mio compleanno grazie al fatto che cascava di Pasqua, ho
proposto al Santo una tre giorni a Venezia per festeggiare, che vojo
dì, è sempre meglio di un picchio in un occhio. E lui ha accettato!
Ma non è fantastico? Alice si è unita a noi esultando. Oh, non per
la scelta della città, ma perché per due giorni non sarebbe andata
a scuola.
Allora: questo post sarà pregno di
foto e informazioni. Lo so che ci siete già stati, lo so. Però noi
siamo stati in posti bellini bellini che vi voglio consigliare perché
meritano.
Per esempio il primo giorno non siamo
andati subito a Venezia, ma abbiamo optato per Dolo. Uno si chiede,
ma perché proprio Dolo? Eh. Perché? Perché lì abbiamo una coppia
di amici spettacolari che ci ha dato delle dritte e dei consigli che
mamma mia. Tanto per cominciare ci hanno consigliato un B&B dove
io tornerei subito da quanto bene siamo stati e la visita a Villa Pisani a Stra (che non è una preposizione semplice) che vi consiglio
vivamente. Cliccate sul nome e guardate che popò di villa è. Bellissima.
La giornata era bellissima e, senza
passare dal via (senza riposo dal viaggio/a pranzo un panino/non ci
vedo più dalla fame) abbiamo deciso di visitare proprio Villa Pisani
e perdersi nel gigantesco parco. Quando dico persi, non scherzo. Ci
siamo persi davvero...dentro il labirinto!Volete che noi non
provassimo questo romaaaaantico labirinto? Volevo giocare alla dama e
il cavaliere anch'io. Tipo che io mi metto nella torre al centro del
labirinto e il santo (mascherato) doveva districarsi tra le siepi per
venire da me. Io lì lo avrei atteso mascherata e quando lui fosse
giunto, avrei svelato la mia vera identità...e lui sarebbe morto di
paura. Sicuro. Soprattutto perché quando indosso una maschera mi si
scioglie anche il trucco, vi immaginate che spettacolo? E comunque se
non ci aiutava una donnina che si trovava in cima alla torre, oggi,
23 Aprile, eravamo sempre lì. Alice ad esempio s'è divertita come
una matta, più che altro perché ha provato a seminarci e lì dentro
non ci avrebbe trovato nessuno.

La visita al parco e alla villa è
continuato macinando km su km e devo dire che alla sera eravamo da
raccattare col cucchiaino. Ma non abbastanza stanchi da non farsi due
risate a casa di Federica&Carlo (ah ah!Vi ho fregato, non è un
altro B&B, è la coppia di amici citata sopra) dove abbiamo
mangiato benissimo, abbiamo ricevuto delle amorevoli rassicurazioni
per Venezia dal padrone di casa (“Se oggi siete stanchi, domani lo
sarete il doppio”) , dove il Santo si è improvvisato elettricista
e antennista mettendo le mani nelle prese di casa loro, risolvendo quesiti
che manco la Susy nella settimana enigmistica. E ha sorpreso perfino
i proprietari “Ah, qui c'è una presa? Carlo, sapevi che avevamo una
presa dietro il televisore? Forse questo filo va attaccato? Ma va???”
E io che pensavo di aver sposato un impiegato. Comunque io li amo,
non hanno sbagliato una mossa, un suggerimento, niente di niente.
Soprattutto col B&B.
Il B&B si chiama Casa Vally. Ve
prego, c'ho già riso io una settimana: a Casa di Simo che va a Casa
di Vally. Manco una barzelletta. Il sito, anche se carino, non rende
giustizia al posto, che è situato in angolo tranquillo lungo il
Brenta e gestito dalla signora Vally ( che si pronuncia Vallì con
l'accento sulla ì). Da quanto è pulito in terra ci puoi mangiare.
Pulizia, cortesia e gentilezza da cinque stelle.Tutto profumato,
tutto lindo, tutto ben organizzato. La signora Vallì (con l'accento
sulla ì) ci ha accolto come dei parenti e si è resa subito
disponibilissima. L'ho amata tantissimo quando c'ha messo in mano le
chiavi di casa e ha detto “Fate come vi pare, l'ingresso è
indipendente, è come se fosse casa vostra” che diciamocelo, per un
B&B (dove a volte sembra davvero di entrare in casa della gente)
è alquanto insolito.E poi la colazione, oh mamma la
colazione!Servita in un'elegante saletta con un tavolo riempito di
roba solo per noi. Ci ha fatto trovare i panini caldi e tutti quello
che vi può venire in mente: cereali, fette biscottate, quattro tipi
di croissant diversi, cinque tipi di marmellate, thè, caffè, latte
freddo, latte caldo, succo d'arancia...devo continuare? Sto sbavando
di nuovo. Insomma, la prima mattina abbiamo praticamente pranzato. E
poi sì, siamo andati a Venezia. Secondo voi a nuoto? Mannò, con un
comodissimo treno! A tre km da Dolo c'è una stazioncina piccina
picciò con (da non sottovalutare) il parcheggio gratuito. Ogni ora
parte un treno che ti porta dritto a Venezia, va là. Tempo di salire
e trovare posto che già devi spintonare per scendere, tempo
impiegato 25 minuti. Mica conviene andarci in macchina, no no. Senza
contare che essere su un treno e, affacciandosi ai finestrini, vedere
il mare di qua e di là, fa un certo effetto. Oh, io non l'avevo mai
vista una cosa così.
Cosa dire di Venezia? Che è
bellissima? Scontato. Che è unica? Banale. Allora io dirò una cosa
diversa: Venezia fa dimagrire. Minchia, quanto c'è da camminare a
Venezia!Me l'avevano detto ma non pensavo così tanto!Sali, scendi,
gira, risali, riscendi (ma quanti ponti ci sono a Venezia?) e poi
cammina, risali, riscendi, nuota (no, magari nuota no), riscendi,
risali..ragà a fine giornata con tutto questo step avevo delle
chiappe così sode che ci potevo schiacciare le noci.
Però Dio se è bella!E' particolare,
fascinosa, ti seduce ma non si concede, perché tutti la ammirano ma
nessuno vorrebbe starci per davvero. Venezia è bella da vedere, da
fotografare, alcuni scorci o atmosfere veramente levano il fiato. E'
magica ed è forse un po' triste come dice Aznavour.
E non parliamo dei piccioni, delle maschere, delle maglie a righe che ti ritrovi ovunque.
Una delle cose che rende bella Venezia è che da qualsiasi parte tu la veda, qualsiasi angolo, qualsiasi pertugio, lei ha qualcosa da raccontarti.E non può lasciare indifferenti. Credo che tutte le città possano gareggiare e duellare a colpi di attrattive, monumenti e posti incantevoli da visitare, ma l'unicità di Venezia non ha eguali. Al mondo non c'è un'altra città sull'acqua come questa, nevvero?
La mattina dopo ci siamo svegliati presto per la gioia di Vallì ("Già in piedi? Ma voi non siete i classici turisti italiani!Siete sicuri di non essere tedeschi?") perché volevamo visitare le isole. Arriviamo a Venezia che sono appena passate le 9 e mezzo, e che ti trovo? Lo sciopero dei traghetti!No, ma ditemi che culo che ti c'abbiamo. A quel punto ci hanno proposto:
-di arrivarci a nuoto (ah ah ah che buontemponi!)
-di prendere l'unico traghetto che era dall'altra parte di Venezia (sì, e bisognava arrivarci a piedi. Tempo di camminata: due ore e mezzo) al che io ho risposto "Se lo faccio, al ritorno basta che spingiate in acqua una bara perché io so' morta"
-di prendere un motoscafo privato che ci sarebbe costato quanto un suv o al massimo potevi donare un rene.
Devo essere onesta: l'idea di arrivare col motoscafo con i capelli al vento come Angelina Jolie al Festival di Venezia, mi attirava molto. Ho rifiutato per il semplice motivo che indosso avevo solo i jeans che davvero stonavano coi sedili di pelle del motoscafo. Cioè, io sono per il tono su tono. Davvero non facevo pendant, solo per quello.
E quindi ci risiamo fatti Venezia per lungo e per largo, visitando piazze, campi e fotografando il mondo. Giuro mi stava per scoppià la Nikon.
Comunque non tutto il male viene per nuocere.Il fatto che non abbiamo potuto visitare le isole ci ha spinto a programmare un'altra gitarella da quelle parti. Ma vuoi che non vada e vedere Murano, Burano e compagnia bella? Cioè, ma come si fa? Eh.
Avete altri consigli da darci? Io di quelli non sono mai piena.
Piesse: sarà scontata però...a me piace un mucchio quest'ultima foto.
Pippiesse: l'ultima sera, a Dolo, abbiamo cenato alla trattoria 'Al Cristo'. Inutile dire che si mangia da Dio!
No vabbè, smetto.
venerdì 19 aprile 2013
Cronaca di un libro pubblicato
Possono essere dette un sacco di cose
all'annuncio di aver pubblicato un libro.
Alcune di queste fanno proprio piacere,
tipo un'amica che:
“Anna...ehm...ho pubblicato un libro”
“Ahahahahahahahahah!!! Ma non dire
cazzate!!!” e mi ha dato una spinta che manca poco finisco nel
cassetto dell'immondizia. Io adoro ste cose, perché se mai ce ne
fosse il bisogno, mi riportano subito coi piedi per terra.
Perché non è che questa cosa io
l'avessi detta ai quattro venti.Seeeee.Del mio progetto ne erano a
conoscenza sì e no sei persone, alcune delle quali per fattori
logistici.Amo l'effetto sorpresa, che vi devo dire. Ora, per esempio,
lo dico.
Dopo aver pubblicato il post precedente
ho chiamato mia madre.
“Dimmi tuttoooooo!!!” A casa di
mamma hanno la visione di chiamata e lei sa già che sono io, questo
mi scoraggia da farle gli scherzi, mi scoprirebbe subito.
“Come va?”
“Ma come come va? Ci siamo
sentite ieri sera. Bene!”
“Ah, okay”
“Ti senti bene? Ti sento strana”
“C'ho da dirti una cosa...” e ho
immaginato mia madre pensare le seguenti cose:
- è incinta di tre gemelli.Mia figlia è sempre stata un casino con gli ormoni.
- Emigra nella sua amata Inghilterra per fare l'allevatrice di pecore e passerò la mia vecchiaia a studiare un minimo l'inglese per poter fare bella figura quando andrò a trovarla.
- Ha stirato una vecchietta sulle strisce e cerca un testimone che la scagioni: me.
- Ha lasciato un'impronta del ferro da stiro sulla camicia preferita di Andrea e devo vedere se nell'armadio ne ho una uguale di mio marito da darle, prima che il suo se ne accorga.
"Mamma, ho pubblicato un libro"
“Eeeehhhhhh????”
“Ho pubblicato un libro”
“Ho sentito benissimo, non sono
sorda”
“Ah. Bene”
“Che libro?”
No, ma io la amo. Ne ho scritto uno,
perdio!Non dieci.
“Mamma, come che libro. Quel
libro!”
“Ahhhhh queeeeeeello!Pensavo tu ne
avessi scritto un altro...Brava!Bravissima tesoroooo!!Eh, lo dicevo
io. Sì sì.E...potrei averlo, ora che è tutto sistemato?”
“Ehm...per ora è un e-book”
“Un echè?”
“Un e-book, cioè lo devi scaricare
per leggerlo di nuovo, mamma. Questo funziona così. Un libro
digitale”
“Ah. Scaricare. Sì, certo,
digitale.Uno lo compra e lo legge al pc. Mmh, bello. Molto
interessante...”
“Ma hai capito?”
“No. Ma non importa!L'importante è
che capisca tu come funziona, no?” Poi ho cominciato a dirle come
funziona e lei mi zittiva con complimenti (ma quanto è grande
l'amore di una mamma?) continuando a dire “Sì sì,
perfetto...Benissimo!...Ma pensa te!...Fantastico...Figurati se io
non lo compro subito! E che ci vuole!...Senti una cosa...come si
accende il computer di tuo fratello?”
Poi l'ho detto a mia suocera:
“Si ricorda che le parlai di quella
storia...sì ecco, l'ho pubblicato!E' un e-book però. Si acquista su
Amazon e si può leggere sul Kindle”
“Kinder?”
Seee vabbè, ciao Rosa. Avrà pensato
di trovarmi in libreria tra una barretta ai cereali e a un ovetto
bianco e rosso.
E' appena cominciata questa avventura e
già mi sto facendo delle risate. Inutile dire che le mie amiche più
care, le mie comari e chi mi segue (belle de zia Simo!) sono
felicissime per me e qualcuna s'è anche commossa!Sì, okay, avevamo
gli ormoni a palla, ma son dettagli, giusto?
Sto pensando...io son qua che ve lo
dico e ve lo spiego ma non mi sono svegliata una mattina e mi son
detta “Lo pubblico”. No. Tutto è partito da una mia cara amica,
Barbara D.B. (alla quale va il primo grazie) che un giorno m'ha
chiamato e mi ha detto: “Sai cosa stavo pensando?”
“Che dovremmo portare le bimbe a
prendere un gelato?”
“No, che dovresti pubblicare un
e-book”
E da lì mi ha messo un tarlo, una
pulce nell'orecchio che è rimasta in letargo (sta povera pulce) fino
a che a primavera non s'è destata e mi ha detto “Abbella, io mi
so' rotta di sta' qua dentro” e allora ho cominciato a elaborare
l'idea. Presa dall'entusiasmo gliel'ho detto e lei, visto il tempo
che era passato, mi ha cazziato dicendomi “Come sei sveglia!Le
prendi al volo!”
Oh, io le cose le devo metabolizzare,
c'ho i miei tempi. Ma in quei mesi di decantazione mi mancava la
scintilla che facesse partire tutto, e quella scintilla è stata
involontariamente e incosapevolmente... Nunzia (alla quale va il mio
secondo grazie), che mi ha dato il la, che mi ha consigliato di non
fare alcune cose e quindi di conseguenza di farne altre. E mi ha
spinto senza volerlo e senza saperlo in questa direzione, e mi ha
messo sulla buona strada, quando stavo per fare una cazzata. Eh sì,
signori miei. E' stata come quei preti che rimettono sulla retta via
i delinquetelli di quartiere.Ci mancava che mi dicesse “Dimmi
figliola, quanto hai peccato?” ed eravamo a posto.
E poi c'è il terzo grazie.
Immenso.Immensissimo. Che va a Valerio (questo Valerio) che ha
permesso che il libro venga letto sul web. No, perché a voi pare
facile. C'hai un testo salvato su word, fai un copia incolla, lo
carichi da qualche parte e diventa un-book. Manco per questa ceppa.
Se poi vi chiamate Simo, allora il problema è veramente grosso. Io
(che come Cocciante in Margherita, non posso stare ferma con le mani
nelle mani) ho fatto un casino col testo che non potete capì. Tipo
che ho smanettato così bene che a un certo punto mi si sono
sminchiati i capitoli, i paragrafi gli a capo, e
tutto il cucuzzaro. Perché l'impaginazione di un testo su word non è
detto che vada bene per un kindle. In poche parole: il caos. C'erano
punti e numeri che pareva d'essere alla rubrica della Settimana
Enigmistica 'Unisci i puntini', e sarebbe venuta fuori la mia faccia
alla vista di quello che avevo combinato. Ora, per farvi capire,
immaginatevi la scena.
Io
(con i capelli a nido di poiana, le occhiaie e i nervi a fior di
pelle) che entro nel suo ufficio con il mio piccì e un kindle,
glieli piazzo davanti, lo guardo dritto nelle pupille e gli faccio
con gli occhi iniettati di sangue “Vedi questo testo nel mio piccì?
Bene. Deve finire dentro al kindle e diventare un e-book!!”
Lui
non fa una piega. E allora io proseguo “Ho provato in tutti i modi
ma non c'è stato verso. Ho pure pregato in sanscrito, in aramaico
antico, ho acceso un cero e per finire, per far attraversare il testo
da una parte all'altra senza sminchiamenti, ho pure usato uno
sgabello , una frusta e un cerchio ma evidentemente non siamo al
circo Togni e questi non sono tigri. Ti prego AIUTAMI”
Dio,
che tristezza!
Lui,
dopo dieci secondi nei quali ha pensato “Era meglio se quel giorno
rimanevo a casa malato”, mi ha detto tre parole magiche “Non c'è
problema”
A quel
punto commossa e con gli occhi pieni di lacrime come se avessi visto
un pacco regalo per me con 100 paia di scarpe, ho dato tutto in mano
a lui. Ero così contenta che gli avrei dato pure le chiavi di casa e
il codice del bancomat.
Lui,
molto professionalmente, mi ha impaginato il testo per trasformarlo
in e-book. Okay, lo fa di mestiere, cioè vorrei vedere lui a
disossare un prosciutto o ad arrotare un' affettatrice, eh. Però vi
dico: se avete bisogno di impaginare correttamente un testo, sia
cartaceo che digitale, se avete bisogno di convertire vari formati,
se vi serve qualsiasi lavoro di grafica, bhè contattatemi che vi
indirizzo a lui e avrete, in breve tempo, tutto quello che vi serve.
E per
finire (ma non per questo meno importante) Grazie a tutti voi, a chi
mi legge qui, a chi l'ha già acquistato (lo hanno già
letto!Incredibile), a chi mi ha contattato in privato per farmi i
complimenti, a chi mi ha fatto già una recensione (bellissima!) su
Amazon e a chi me la farà, e a chi lo acquisterà in futuro.
Cioè,
son tre giorni che dico grazie, io vorrei fare di più. Per me è una
cosa totalmente nuova...ma ganzissima!!
Speriamo
che il lupo crepi.
E se
non crepa ci penso io a prenderlo a mazzate!
mercoledì 17 aprile 2013
IL MIO LIBRO (questa sì che è una novità)

Pensate di aver bevuto? Di avere le traveggole? Di vederci male? Macché, siete sanissimi. Questo è il mio libro.
Il mio libro.
Mi fa anche strano dichiararlo, perché d'ora in poi è davvero così. Cioè non posso tornare indietro, ormai è fatta.
Ehm...cosa vi devo dire? Io non so manco da dove iniziare. Allora sì, vediamo...
Se cliccate QUI vedete il mio libro in vendita su Amazon. E a me prende già un colpo, sia chiaro.
E' preso anche a voi un colpo? Eh, lo so, pure a mia madre. Questa non è una novità, è un miracolo.
Lo so che mi immaginate (con le occhiaie e il posacenere pieno di cicche) a scrivere di notte sto popò di romanzo, ma davvero non è stato così. Anche se l'immagine è molto suggestiva, nevvero?
Peccato che non fumo. Vi ho mai raccontato di quella volta che nel bagno della scuola con una mia amica, abbiamo provato ad accendere una sigaretta? Omamma, che ridere. Io non ho provato, ma lei cominciò a tossire così tanto che da quel giorno la soprannominammo 'enfisema'. Avreste dovuta vederla con gli occhi in fuori...
Sto divagando?
Davvero?
Sì, sto divagando.
Dovrei parlare del mio libro. Cioè, un attimo, con calma. Intanto l'ho detto, vi sembra poco?
Ora raccolgo un attimo i pensieri, metto in ordine nella mia testa e vado a scrivervi due righe, tanto per spiegare come è potuto succedere tutto ciò.
p.s. prima vado in bagno. 'ste cose mi mettono sempre un filino d'ansia.
sabato 13 aprile 2013
Prima novità:il nuovo blog!
No, non avete sbagliato blog, è
proprio A Casa di Simo!
Vi piace la nuova veste grafica? Le
nuove tendine, il nuovo tappeto e il nuovo campanello? Praticamente
ho dato un'imbiancata.
Vorrei, oh come vorrei, prendermi tutto
il merito, perché vorrebbe dire che io al piccì so smanettare da
Dio.
Invece se non c'era Luna, io ero sempre
qua a chiedermi cosa è un header. Che ancora non l'ho mica capito.
Lei è stata fantastica, stratosferica,
veramente una perla rara. Non parliamo della pazienza che ha avuto
quando le presentavo i cambiamenti che volevo fare. Non parliamo
della sua capacità di leggere nel pensiero e decifrare delle frasi
sminchiate, perché credetemi, in fatto di tecnologia mi so spiegare
come un bambino di tre anni sa spiegare l'algebra. Non parliamo poi
delle nostre mail iniziate con termini tecnici e finite con
confidenze che manco due amiche di vecchia data e, in quel frangente,
ho scoperto che Luna è proprio una bella persona.
Mi sono rivolta a lei dopo aver visto
alcuni suoi lavori (se volete contattarla QUI c'è il link con tutti i blogghini creati) e devo
dire che, nonostante alcuni imprevisti che le sono capitati, il
lavoro è andato avanti costantemente. No, ma mi dovete immaginare
davanti al piccì a scegliere la grafica insieme a lei. Roba che se
entrava il vicino mi sorprendeva a un metro dal computer con la mano
sul mento, occhi socchiusi e l'espressione seria per decidere quale
delle proposte (perché lei in base alle tue richieste te ne prepara
tante che poi tu sceglierai) mi piaceva di più. E non sono stata io
a informarmi, documentarmi per parlare correttamente il bloggese, ma
è stata lei a scendere al mio livello (e ce ne vuole) per capire
frasi come:
“Mi piacerebbe quel coso che se ci
pigi si apre quell'altro coso” le parole!Le parole sono importanti!
“Vorrei mantenere la striscia a
destra e quella in alto, però tutto grande a sinistra” Cioè, ci
sarebbe voluto un vigile.
“Hai presente quel pippolino che te
se ci spippoli sopra ti si apre una finestra, che però non si apre
bene ma scende tipo scale?” oppure un architetto.
Il bello è che lei, nonostante sti
discorsi senza capo né coda, capiva. Capiva! Così, bon! Al volo!
Io, ora come ora, la adotterei.E' stata
fantastica, paziente, professionale e molto molto carina. E poi
diciamolo, è pure molto brava, guardate i lavori che fa e
soprattutto questo capolavoro!
Ma come mi garba il mio nuovo
blogghino!?
Era già da un po' che avevo in mente
di cambiare, non perché l'altro non mi piacesse più, anzi. Ma avevo
voglia di più spazio per scrivere e più spazio per mettere le foto
belle grandi come piacciono a me. Perché, come in tutte le cose, si
evolve, si cambia, si fanno cose nuove, si prendono nuove passioni e
nuovi spunti e quindi è giusto ogni tanto cambiare, ridimensionare,
per far sì che il blog ci rispecchi nel presente. E io adesso ho
voglia di un blog arioso, bello spazioso e inquadrato.
Olè!
Ecco, dovrei dirvi una cosa: la nuova
grafica del blog è una di quelle cose alla quale stavo lavorando (e
quando dico lavorando non ridete che a preparare/capire/organizzare
alcune cose mi son venuti i capelli bianchi!!!), quindi questa è la
prima novità. Per farvi vedere la seconda aspettavo prima questa
perché vorrei farvela vedere in queste belle paginette bianche,
così, per vedere l'effetto che fa.
Via, ora vado un po' a spippolare su
tutti i nuovi tasti che li devo provare.Non solo, io e Luna in questi giorni aggiusteremo il tiro, aggiungeremo e perfezioneremo alcune cose, mettiamo in ordine diciamo. Come quando ci parte la fregola e sistemiamo il cassetto delle mutande mettendole in ordine per colore.
Quindi ci saranno altri reparti, bottoni, scomparti e cassetti a scomparsa :-D
Stai a vedè che mi perdo in
casa mia.
P.S. Allora? Vi garba? :-)
mercoledì 10 aprile 2013
Datemi un martello (che cosa ne vuoi fare?)
Allora, da dove comincio? Davvero non
so.
E' che in questi giorni, diciamo pure
da tre/quattro settimane, ho messo mano a tremila cose, fatto e
disfatto, organizzato, sbuffato, fotografato, sistemato, imparato e
messo da parte, varie&eventuali.
Tutto con una pioggia incessante (no,
ma quanto ha rotto la pioggia?) che non so a voi, ma a me mette una
tristezza infinita. Ah sì, ho ancora il piumone sul letto. Quasi a
metà Aprile.
Cioè, sto tempo non aiuta per niente.
Comunque dicevo: ho fatto tante cose, la mia testolina (vuota) ha
creato, fatto e disfatto, e non vedo l'ora di farvi vedere tutto sto
pappiè.
Ma ogni cosa a suo tempo, perché devo
sistemare le foto, scrivere i post per illustrarvi ben bene, insomma
anche se questo blog sembra apatico ed è aggiornato una volta a
settimana, io so' tutta un fermento. E quando io sto bonina per
troppo tempo qui sul blog, c'è da preoccuparsi parecchio.
Non so quando sarò pronta. Magari
domani (è tutta una questione di incastri. Ma va???) o magari tra
una settimana. O tre giorni a malapena. Ma davvero non vedo l'ora di
mostrarvi ciò che ho fatto. Principalmente sono tre cose, che ho
voluto tanto tanto e che già a prepararle e organizzarle mi hanno
dato un sacco di soddisfazione,(anche se ho perso mazzi e mazzi di
neuroni per farle).
Niente, vi avvertivo, che sennò sembra
che io stia qua a pettinare i peli del gatto.
A proposito di gatto...ehm...no via, è
prematuro parlarne. Ve lo dirò tra un po'.
Piesse:vero che mi adorate quando sono
misteriosa?
mercoledì 3 aprile 2013
I miei primi quarant'anni
L'ho capito subito che sarebbe stato un
giorno particolare, di quelli che non si dimenticano tanto facilmente
e vi spiego perché:
La sera prima, sfatta dalla settimana
di Pasqua lavorativa ma non per questo diventata improvvisamente
orba, ho scorto ben due (DUE!!) capelli bianchi. Io ne avevo uno
solo, fino a ieri l'altro. Il secondo è stato prontamente tagliato
alla base con le forbicine e pare che il primo capello bianco abbia
riferito al secondo “Son due anni che mi pota come un'ortensia, ora tocca a te”
La mattina di Pasqua, dopo quasi
ventidue anni passati assieme e quasi sedici di matrimonio, il mio
consorte mi ha servito la colazione a letto. Non l'aveva mai fatto e
questo mi ha preoccupato non poco. Secondo me fa le prove per quando,
di qui a breve, sarò cionca e decrepita. Sul vassoio, oltre al mio
amato thè, c'erano due diversi tipi di croissant, un muffin, una
mela, una banana, un'arancia e un kg di zucchero. Mancava il limone
che prontamente Alice è andata a prendere. E' tornata poco dopo
annunciando “Tieni, ce n'è solo mezza fetta ed è pure muffita”.
Quando arrivo a casa dei miei trovo non
solo la tavola apparecchiata ma un cartellone di tre metri per due
attaccato al mobile del salotto con su scritto 40. Davanti alla mia
faccia sgomenta, mamma si è giustificata dicendo “Mi avevi detto
che solo quaranta candeline ti facevano impressione, non uno
striscione” Non fa una piega. Vi dico solo che l'ha ingaggiata
Antonio Ricci per affiancare Militello a 'Striscia lo striscione'.
La mia zia preferita mi ha regalato
degli orecchini con le perle. Roba che io non ho mai avuto in vita
mia perché le perle fanno troppo signora. Io, non so se
ricordate, porto gli orecchini coi teschi e le spille da balia. Però
belle, bellissime, e ben accette. Devo solo farci l'occhio ad
indossarle perché mi ricordo la mia prof di italiano che aveva
quarantacinque anni e ne dimostrava sessantadue.
Gli amici e gli invitati m'hanno fatto
dei bellissimi auguri contornati da respironi e frasi del tipo
“Eh...d'ora in poi vedi com'è veloce l'arrivo ai cinquanta...”
“Hai già scompensi del ciclo? No,
perché mia madre a quarant'anni è andata in menopausa...”
“Se esci, mettiti il giubbino, perché
sai non è che sei più giovincella...”
Consultando un libro di veleni ho
elargito loro amorevolmente le giuste dosi di stricnina per un
avvelenamento lento e doloroso.
Dopo pranzo, dopo aver mangiato come se
non ci fosse un domani, mi sono quasi addormentata sul divano, col
cane di mia zia che mi ciucciava uno stivale. Mi sono giustificata
dicendo “Sono solo molto stanca. Ho passato una settimana d'inferno
in negozio” ma frasi come “Seee seee, è stanca...è ma la
vecchiaia!!” si sono sprecate. Nessuno è uscito vivo da quella casa, lo confesso vostro onore.
Sono passati solo due giorni e ad oggi:
-sono inchiodata di schiena
-devo chiamare il dentista perché mi
fa un po' male un dentino insospettabile (quando fino all'altro mese
il mio amato dottore mi aveva detto “E' tuttapposto!!”)
-devo prendere appuntamento col
ginecologo perché ad Aprile mi scade il tagliando
-e ho un'ascella infiammata perché con
la foga di estirpare i peli superflui per sembrare più in forma, mi
son portata via una braciola da tre etti. Per avere sollievo sto col
braccio alzato come una simpatizzante comunista.
E questo è solo l'inizio.
No, ma adoro.
mercoledì 27 marzo 2013
Le mie risposte (ommarò)

Eccoci qua con le risposte alle domande
del post precedente:
Letizia chiede: Perché non organizzi
un Simona day?
Perché non ci avevo ancora
pensato!Grazie, che bella idea!Non vedo l'ora di far suicidare i miei
pochi neuroni per organizzare una cosa di questo tipo. Ma sei pazza?
:-D
Chicca e Marzia hanno chiesto “Ma
come fai far tutto in sole 24 ore?”
Infatti non faccio tutto, manco pè
gnente. C'è da dire che adesso ho un part time (che a breve
diventerà full time, e lì sì che so' cazzi), una figlia grande che
si sistema da sola, un marito piuttosto collaborativo e una sveglia
che suona alle 6.30. Ed esco di casa quasi alle 8.00. Diciamo che
prima di uscire di casa, togliendo la colazione e la cura del corpo
per farmi uscire in maniera decente, rassetto casa, in modo da non
metterci più le mani. Ho un giorno libero, più il sabato e la
domenica, ho sì appuntamenti settimanali come la palestra e la
piscina, ma mentre Alice nuota io magari scrivo i post o leggo
libri. Mentre ripasso storia alla pargola, in forno stanno cuocendo
le lasagne (tipo) che Andrea riscalderà mentre io sono in
palestra. Così, quando arrivo alle 8.30 trovo la tavola
apparecchiata e la cena pronta. E quando il forno è acceso per
preparare la cena, non vuoi approfittare e preparare un dolcetto
veloce veloce?Se dico che ieri sera ho visto un bellissimo film, non
è detto che l'abbia visto seduta sul divano (come spesso accade), ma
magari l'ho visto mentre stiravo. Le lavatrici le faccio di notte, la
mattina alle 7.30 prima di andare al lavoro li stendo, alle 15.00
(tempo permettendo) sono pronti e li ritiro. Se non sono ancora
pronti, li toglie Andrea quando noi siamo in piscina. La mia è un
organizzazione a incastro. Ci sono giorni in cui davvero si va al
minuto, altri in cui possiamo scorrazzare come galline nell'aia
senza impegni importanti. E se scrivo un post è ovvio che non sto
spolverando. E se manco dal blog per tre giorni, può darsi che sia
a lavare le tende. Sono stata spiegata? Detto ciò vorrei comunque
almeno una dozzina di ore in più :-D
Il mio portone chiede: Dove hai
imparato a fare le foto così bene?
E io chiedo a lei: Le mie foto vengono
bene? :-D
E' facile fare belle foto quando hai
una bella macchina. Il mio ammmmore mi ha regalato una Nikon l'hanno
scorso dove davvero, se lo volessi, potrei farci anche la doccia.
Purtroppo so usare solo un terzo (ma anche meno) degli aggeggi che ci
sono, quindi è anche fortuna. Poi non so, si impara guardando qua e
là, documentandosi, sbirciando, con la tecnica alla ndocojo cojo,
come tutte le cose che faccio. Non ho fatto un corso e per ora sai che non mi
interessa nemmeno? Ma mai dire mai. La passione è scattata da quando
ho messo mano a internet, prima scattavo solo qualche fotina
controvoglia. Il fotografo, in casa, era il Santo. Pensa che è stato
il fotografo ufficiale del matrimonio di mia zia.Ora invece la
macchina la prendo io e lui, poretto, guarda questa pseudo fotografa
inciampare in un tombino per fotografare uno stormo di piccioni. No,
ma dimmi te.
Farine fiori e fili chiede: Come fai a
organizzare itinerari interessanti senza perderti?
Ecco qui devo dire che entra in gioco
il Santo. Lui è un grande organizzatore di mete e viaggi, non
sbaglia mai un colpo. Io gli vado dietro, ovvio. E ho imparato la
malizia e l'accortezza di scegliere posti giusti (per noi) senza
troppe divagazioni. Ti potrei dire che ci vuole metodo, ma nel nostro
metodo alla fine non c'è...metodo!Strano, vero? Ma siccome è un
discorso troppo lungo e mi piacerebbe parlarne meglio, credo che ne
farò un post. Contenta?
Adriano chiede: quali sono i tuoi gusti
musicali e come si conciliano con quelli di Andrea e Alice?
Adriano, bello de zia, io non ho gusti
musicali. Mi intendo di musica come tu probabilmente ti intendi di
ricamo a punto croce. Io ascolto musica, non la seguo. Ovvio
che mi piacciono dei gruppi, qualche cantante, ma non sono mai stata
a un concerto urlando “Sei il mio mitooooo!!”. Gnaàfò. Ho
seguito altri concerti (uno in compagnia di mia suocera, ve l'ho mai
raccontato? Da brividi), ma davvero non sono una che si strappa i
capelli. E poi mi piacciono un po' tutti i generi, mi va bene quasi
tutto...in poche parole, cambiamo discorso. Cosa ne pensa Alice della
musica è scritto qui, e in quanto al Santo, oh bhè, lui è per
musica più ricercata ed è anche più preparato. E la risposta è
no, non abbiamo gusti simili :-)
Bene, sono contenta che nessuno di voi
mi abbia chiesto “Ma Simo...quanti anni hai?” perché tra pochi
giorni, precisamente a Pasqua, ne faccio quaranta tondi tondi.
Il che è uno schock, sappiatelo.
No, ma dico io, è possibile fa'
quarant'anni proprio il giorno di Pasqua? No, ma ditemelo voi!
Io penso di tornare su questi schermi
presto presto, ma al lavoro (che in questa settimana non è part time
manco per il bavero) siamo sommersi da uova, schiacciate di Pasqua,
cesti, conigli di cioccolata e agnelli di zucchero, quindi rischio di
non riuscire a farvi gli auguri e di non scrivere nulla per il giorno
del mio compleanno. No, ma che tristezza!
Però ho deciso, visto il
sopraggiungimento degli anta di farmi tre regali, non uno, tre!
Faccio bene, nevvero?
P.S.
Oggi ho un'ovaia che balla il flamenco.
L'unica cosa positiva del 31/03 è che
mi avvicino sempre di più alla menopausa.
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