Chi fa da sé fa per tre

Salve, qui è lo spirito di Simo che vi parla. Perché non ci sono più. Svampata. Cotta. Esaurita.
Il perché è presto detto: ho finito un lavoretto (lavoretto è un parolone, mi sono giocata mazzi e mazzi di neuroni specchio) che avevo iniziato un anno e mezzo fa. Quando si dice fare le cose velocemente. Ma a quel tempo, evidentemente, non ero ancora pronta.
Ma partiamo dall'inizio. Diciamo che mi piacerebbe avere un blog che tenesse sempre una certa linea, tipo post regolari, sempre di interesse comune, che vanno al di là di quello che mi accade e che combino. Invece no. Il mio blog è sminchiato come me, mi rispecchia e io non riesco a vivere una cosa e scriverne un'altra. Tutto questo per dire che siccome abbiamo 'dei lavori' in corso che riguardano il giardino vi dovete sorbire tutto il work in progress. E che volte fare, sono limitata.
Il giardino non verrà stravolto. Il giardino avrà una fantastica miglioria, quel tipo di lavoro e progetto che tanti di noi sospirano con un "Sì, magari un giorno faremo..." Ecco, sì, quel giorno è arrivato. Dopo anni. Ma è questo il bello di un progetto, no? C'è voluto tempo, impegno, denaro, decisioni, scelte, cazzi&mazzi ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
Ma ovviamente è presto per parlarne.
Fregati, eh?
Ma guardate che vi faccio vedere un'altra cosa bellina.
Ora, pensate un attimo a me, che so che tra poco il mio giardino risplenderà ancora di più. Chiedo: secondo voi io sto con le mani in mano? Secondo voi io non posso essere parte attiva del progetto e fare e disfare su nomi cose animali e città? Infatti sono stata molto attiva, talmente attiva che mi aggiravo tra gli arnesi dei muratori curiosa come una scimmia e gira che ti rigira mi sono pure tagliata con un ferro arrugginito. Morale: antitetanica e antibiotici. Un genio.
Allora mi son detta: se non posso usare la betoniera (che vi giuro ha un fascino incredibile quel coso che gira e vomita calcina) sarà meglio che mi metta a fare le cosine proprio da donna. E quindi ho deciso di rinnovare/foderare/ la parure per il mio salottino da giardino. Che, una volta finito, farà bella mostra di sé con tutto il cucuzzaro che stiamo organizzando.
Quindi, armata di tanta voglia di volontà e un'idea precisa in mente, me ne sono andata al mercato a comprarmi due metri di stoffa. Sì, solo due metri, il resto lo avevo già e ce l'ho adattato.
Sono stata due giorni a misurare, tagliare, cucire, assemblare e a fine serata avevo più fili addosso io di qualsiasi sarto in tutta Italia.
Ho foderato tutte le sedute, i cuscini, e ho rifinito di trina la tovaglietta con la mia scoppiettante macchina da cucire Ikea. Il tutto è double face, sennò sarebbe stato troppo facile! Eh.






Ma non è finita, perché il pezzo forte c'ha da arrivare. 
Vi dico: prendete qualche scampolo di stoffa tutta diversa e tagliatela  a quadretti di 11 cm per 11 cm, diciamo 150 quadretti. Che volete che sia.


Assemblatele tutte, divertendovi anche a mo' di puzzle, e poi smadonnate perché alcune stoffe non vanno per niente bene visto che la texure è diversa e quindi cercate altre stoffe, misurate, ritagliate e guardate di nuovo. E poi non vi sembra ancora come la volevate e allora ci vuole stoffa più scura che dia un guizzo, un tocco di colore forte al tutto.


Quando alla fine vi sembra che sia accettabile, tracannate una vodka per affrontare quello che viene dopo. Armatevi di tanta pazienza, accendete un cero a Padre Pio e cominciate a imbastire A MANO tutti i pezzi. Cuciti uno per uno. Uno attaccato all'altro, cercando  di non sminchiare troppo il disegno che vi eravate prefissati. Dopo 8 ore passate alla macchina da cucire, con il piedino che dà gas che manco un pilota di formula uno e nella testa il TRRRRRR!!! del motore, avrete questo risultato:
una coperta/plaid/tovaglia patchwork.
In compenso non avrete più neuroni, ma son dettagli. Volete mettere la soddisfazione?






La mia parure (quanto fa figo chiamarla Parure?)


In finale apro parentesi ( se amate cimentarvi in questi lavoretti e siete alle prime armi, questa macchina da cucire vi può bastare. Io non mi sono mai pentita. Chiusa parentesi)
Detto questo: il patchwork non è venuto precisissimo ma quando ho risposto alla domanda "Simo, sai dov'è il trapano?" con "È nella vasca da bagno" ho deciso di porre fine a questo lavoro per non giocarmi il poco cervello che mi è rimasto.
P.S. consigliatelo come passatempo alla vostra peggior nemica. Dopo vi amerà ancora di più.




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