Lettera aperta ai pubblicitari



                                                                Foto da:http://www.veriappassionatidiautoemotostoriche.it/



Cari pubblicitari, dai su, a me lo potete dire: che vi bevete, l'acqua delle mozzarelle? Che sniffate, lo zucchero a velo che Nonna Papera mette sulle torte? Il borotalco di Pollon che sembra talco ma non è? Che ingurgitate per partorire idee malsane come alcune pubblicità?
Prendiamo per esempio quella con la Ventura che pubblicizza scarpe.




No, dico: c'era bisogno (lei che sarà pure in menopausa) inscenare un super mestruo come se le sue ovaie avessero gridato 'al mio via scatenate l'inferno'? Perché ogni volta che batte i piedi questa sembra che perda litri di piastrine, globuli rossi e pure qualche neurone. Una pozza rossa che si allarga sotto la gonna, lasciatevelo dire, non invoglia a comprare scarpe, ma bensì riporta alla memoria l'agosto dell'86, quando in pieno ciclo ti sei pentita di aver indossato dei pantaloni bianchi, e a quel tempo non c'erano manco due stracci di ali di aliante a supportarci. Son cose che segnano e voi, con ste pubblicità di merda, ce le riportate alla memoria. Non va mica bene. Per non parlare anche della scioltezza della Ventura a effettuare un passo di danza. Un tronco di pino è più sciolto. Un palo della luce è più flessuoso. E parlo io che sto alla danza come Lady Gaga sta al trucco acqua e sapone. In questo caso il passo doveva sembrare un uno-due da far invidia ai ballerini di Amici. Uno stacchetto per sottolineare le scarpe che tho! Son pure comode per ballarci. Invece a sto giro il flash mob pare un un due tre stella giocato male, tutti fanno dei movimenti inconsulti col dito puntato, tipo quando esci 'mbriaco da un locale e ti chiedono “Dove hai la macchina?” e tu ti giri a destra e a manca, punti il dito in modalità sminchio e fai “Là! No...laggiù!No...qua!”. Per non parlare della parte cantata/recitata/scandita dalla Ventura che in questo frangente pare a suo agio come potrei esserlo io se mi sorprendessero mezza ignuda in un camerino mentre tento di infilarmi un jeans taglia 38 (che mi si ferma a metà coscia formando due cotechini rosa Peppa Pig) imprecando come uno scaricatore di porto.
E non mi voglio lamentare perché la protagonista è donna, oh no. Anche quando ci sono i fighi mi lamento. Eccomeno.
Non bastava Banderas che parla con Rosita (gallina scema da una vita) nel mulino che vorrei (prendesse fuoco), ma ora c'è pure Kevin Costner che taglia il tonno con un grissino.



A parte complimenti vivissimi per il rinnovo dello slogan (che credo sia dal '54 che ce la menano con sto grissino che peraltro se non te li servono al ristorante nessuno manco li compra più), ma dicevo, proprio Kevin dovevate scomodare? L'uomo che ballava coi lupi ora mi parla col tonno. Di questo passo mi aspetto Robert Redford che, dopo aver sussurrato ai cavalli, mi recita du' poesie agli sgombri sott'olio.
Lo ammetto: Kevin a me più di una volta ha smosso l'ormone, tipo in Revenge o in The body guard,
quando bello tenebroso difendeva la sua donna e le strappava la filanca delle mutande. Ora me lo ritrovo padrone di un faro che elogia una scatoletta di tonno. Mi cascano le ovaie, io ve lo dico. Un uomo così, di quella portata, il tonno me lo deve catturare a mani nude col coltello infilato tra i denti. No, ma dico bene?


E poi ora c'è pure quell'altro. Lo chef burbero ma intrigante che parla della patatina.



A parte gli ovvi sottintesi tipo che la patatina piace sempre, quei genialacci fanno mormorare a Cracco solo frasi tipo “Di più...” “Di più, di più...!” che pare che prenda una patatina e la sbatta sul piano di lavoro in una sorta di nove settimane e mezzo culinaria. E poi finisce col dire “Perché in cucina ci vuole audacia”. No caro mio, in cucina ci vuole coerenza. Fammi capì: a Masterchef ci fai due palle così su ingredienti genuini, impiattamento perfetto al limite della pazzia, e smorfie disgustose davanti a piatti che, ammettiamolo, potrebbero essere più buoni di quelli che cucina tua madre, e te che fai? Mi elogi la patatina nel sacchetto. Già questa cosa ti rendeva simpatico come un'herpes genitale (tanto pe' rimanè in tema) però adesso non sei più nemmeno credibile, capisci? Tu, chef super stellato, che ti conosciamo per le tue prosopopee sul gusto, per essere un intenditore sulla cucina sopraffina, per essere l'esperto di grandi ricette, per essere evidentemente abituato a cibarti di caviale e tartufo, per aver inventato l'uovo marinato, fritto, con la camicia e col cappotto collezione autunno inverno, che mi fai? La pubblicità di una patatina in sacchetto. Ah Cracco...ma levati dar cazzo. Fammi il piacere.
Ma non è finita. Hanno pure chiamato dagli States Owen Wilson che m'arriva al bar col monopattino come Po dei Teletubbies, per poi lanciarlo a cazzo di cane tra la gente seduta facendo fuori un femore e due rotule.



Voglio dire, già l'inizio non è dei migliori. Dopo è anche peggio. I dialoghi sembrano scritti da uno appena uscito da un centro di igiene mentale, ma poi si sono accorti dell'errore e lo hanno rimesso dentro, con rime talmente fatte bene che se si mettono in confronto con una poesia di un cinquenne quest'ultimo pare Pascoli. Con Il Mondo di Jimmy Fontana in sottofondo, ribattezzata Il biondo (vi prego, VI PREGO!) con un carlino incarognito che viene tenuto a bada da un crodino non prima che la scenografia non abbia sciorinato suggestive rimembranze del compianto Bruce Lee. Finendo poi con un “C'è sempre bisogno di un biondo nel mondo”. Come te ma anche no.
Chiudo con una proposta: voglio Matthew Mc Conaughey seminudo in una cucina rustica che mi prepara marmellate santarosa.
Io ve lo dico: la marmellata di fico andrebbe a ruba.

Meditate pubblicitari, meditate.

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