venerdì 1 marzo 2013

E' stato bello finché è durato




Orbene.
Mercoledì, che era il mio giorno di festa, avevo preso due impegni a dir poco fantastici. Provate a indovinare. Cioè, una c'ha il giorno libero e minimo si prenota un massaggio e una sauna, vero?
Come no. Io mi son prenotata per due ecografie. Ma pensa te che culo. Due in una. Ciù is megl che uan.
Una era per il problema dell'insufficienza venosa, ricordate? E infatti io sta visita me la son fatta in una bella clinichina, bellina bellina, dove ti accolgono in livrea, dove lo poltrone sono rivestite di pelle umana e dove una visita costa quanto un suv.
Fortuna vuole che io abbia l'assicurazione/convenzione/cazzivari e quindi veramente con una sciocchezza, ta dà, c'ho la mia bella ecografia.
Il medico mi accoglie con un sopracciglio alzato come per dire “E mo' questa crede di avere un'insufficienza venosa?”
E infatti mi chiede “Perché (di grazia) fa l'ecodoppler?”
“Eh, perché? Perché...me l' ha consigliata il medico. Vede...ho dolore qui, ho un gonfiore...”
“Si stenda. Si stenda che vediamo”
Mi stendo sul lettino chiedendomi con orrore “Ommioddio, ma mi sono almeno depilata?” e poi mi ricordo che sì, mi son depilata due giorni prima sotto la doccia.Meno male, cioè ce lo vedete sto poveromo a fare un'eco districandosi tra le mangrovie?
Lui mi passa sto pistolino su tutta la lunghezza, mi dice di trattenere la pancia come se stessi al gabinetto, me le piega, me le stira e poi si concentra sui piedi. Sui piedi? Cazzo c'entrano i piedi?
Li tocca, li guarda e li massaggia come un feticista.Poi mi chiede di alzarmi, di salire su uno sgabello e mi riguarda i piedi, davanti, dietro, a destra, a sinistra, di sguincio e di traverso.
Vabbè, lasciamolo fare.
Poi prende in mano i miei stivaletti e ho pensato “Se li avvicina troppo al viso rischia di morire” e mi chiede “Questi sono nuovi?”
“Sì, abbastanza. Carini, vero?” cinguetto. Ho trovato un appassionato di scarpe!Yes!
“Peccato”
“Prego?”
“No, è che avevo bisogno di vedere le scarpe che porta abitualmente.”
Devo essere onesta. Da lì ho cominciato vagamente a capire quale sia il mio problema.
“Si rivesta pure”
Mentre armeggio con le calze, i jeans e gli stivaletti lui fa la diagnosi.
“Senta: la sua circolazione è perfetta”
Per-fet-ta!!
“Il dolore che lei avverte può dipendere da alcune cose: una ciste, che lei non ha. Da una cattiva circolazione, che lei non ha. Dalla cellulite, che lei non ha”
Ha detto che non ho la cellulite???
“Quindi sicuramente è il piede che...”
Ma davvero ha detto che non ho la cellulite? L'avete sentito anche voi?
“...tuttavia consiglierei un plantare...”
“Un plantare?”
“Esattamente. Un plantare...”
Ma chi se ne fotte del plantare!NON HO LA CELLULITE!! E non lo sta dicendo il Santo sotto tortura, lo dice quest'omino qua, che mi dicono sia anche parecchio bravo. O che gioia!O che gaudio!Perché io valgo!Ah ah ah !!Quanto so' giovane!!E figa, diciamocelo. Mi spiace per voi ma è così.
“...ha capito?”
No, non ho capito una fava. Ero troppo presa dalla bellissima notizia che non ho la cellulite.
“Insomma...”
“Lei avverte dolore perché, avendo l'alluce valgo, il suo piede ha una torsione innaturale. Il peso del corpo non è bilanciato bene e bla bla bla...bla bla bla... bla bla bla...”
Dio, è magnifico, ho due gambe che manco Belen Rodriguez.Guardate qua.Guardate qua....cazzo, lo sapevo, non dovevo farlo, non dovevo guardarmi, dovevo crogiolarmi nell'illusione, accarezzare quella splendida idea, farmi avvolgere dalla lieta notizia. E invece no. E confermo ciò che ho sempre pensato: io ce l'ho la cellulite.
“Dottore?”
“Sì?”
“Non vorrei contraddirla, ma io ce l'ho la cellulite. Guardi” e mi strizzo l'interno coscia.
Lui mi guarda, con quella compassione che in genere riserviamo ai deficienti. C'è mancato poco che scuotesse anche il capo “Ha mai visto la vera cellulite?”
“Perché, non è questa?”
“Ma no. Lei ha due gambe asciutte, magre, quella che ha lei nell'interno coscia è fisiologica. Quanti anni ha...?” sbircia la cartella “...quaranta. Non si lamenti per niente, magari è un po' di ritenzione idrica, ma si ritenga fortunata”
Fortunata. Son qui per un plantare, oggi ho un'altra ecografia e lui dice fortunata. Però con la mente mi faccio un giro nella clinica, vedo chi c'è ricoverato e mi esce ad alta voce un “Sì, sono fortunata. Molto”
Infatti son quasi contenta oh!Ho una circolazione perfetta manco ci fosse un vigile a gestirmela, quella che io chiamo cellulite per un medico è una situazione fisiologica, e invece di imbottirmi di medicinali devo solo indossare un plantare. Sono orgogliosa di me.
Però devo essere onesta. In quel momento, in quei trenta secondi che sono passati dalla sua informazione alla mia constatazione, sono stata in paradiso. Ho visto pure Enrico Brignano con la tazzina di caffè.
Per quei trenta secondi io c'ho creduto.
Ed è stato bellissimo.





lunedì 25 febbraio 2013

Il primo lavoro








“Quanti anni sono che lavori?”
“Uhm...ventidue anni? Spè, forse ventuno...no ventitrè. Ma devo considerare il lavoro serio o proprio il primo lavoro? No, perché se si parla del primo lavoro avevo sedici anni, quindi son ventiquattro. Ventiquattro!Minchia una vita. Voglio andare in pensione.”
Il mio primo lavoro. Quello che mi ha fatto guadagnare i primi soldini, che quando li prendi in mano (i soldini) non torni più indietro, perché l'indipendenza economica dà alla testa.
Ed è inutile che io stia a dirvi che nei miei sogni di bambina io sarei diventata infermiera, astronauta, veterinaria, ballerina, chirurgo e via dicendo. Quando siamo piccoli ci si confondono i neuroni.
Il mio primo, primissimo lavoro, non ha niente a che fare con quello che so fare adesso. Che so fare...cioè, non è che per stare dietro a un bancone ci voglia chissà che. E' che accumuli esperienza e con quella vivi di rendita, diciamo. Insomma, le persone son talmente abituate a vedermi disossare prosciutti e vendere baguette che pensano che abbia cominciato lì. Se, figurati.
Nel mio primissimo lavoro disegnavo, e mi pagavano pure per farlo. Non è una figata? Sì, vabbè mi pagavano una miseria, però era ganzo. Disegnavo su corredini per neonati. Lenzuolini, bavaglini, federe, tutte disegnate da me con sti porcelli grassi e conigli saltellanti. La titolare dell'azienda che me li commissionava aveva anche un negozio di abbigliamento per baby e visto che ero parecchio estrosa, a volte mi chiamava per fargli la vetrina. Marò, è passato un secolo.
Il mio primo lavoro.
Poi vabbè ne ho fatti altri, così per racimolare. Tipo che stiravo a domicilio. E poi una si chiede come mai adesso odi tanto stirare.
E poi, per racimolare altri due soldini, consegnavo i certificati elettorali. Porta a porta. Mi son fatta delle vie e delle scale che se ci ripenso mi fanno male i muscoli.E quante porte chiuse in faccia. Ah ah. E quante mogli sgamate a letto con l'amante. Ah ah. Pure quello.
Che ricordi.
E poi niente, nella vita ho fatto altro. E va bene così. Iniziare presto mi ha dato l'indipendenza economica e vi posso assicurare che avere una mensilità quando sei così giovane ti fa per forza diventare responsabile, perché incominci ad amministrarteli bene, no? Cioè, io ce l'ho fatta, altri non lo so. Dall'altra parte mi ha tolto un'istruzione di base e rifartela da grande è più faticoso, però insomma si fa anche quella, eccheccevò.
L'ideale, come si dice sempre, sarebbe fare il lavoro per il quale abbiamo studiato ( e io, vista la mia strada,  direi che mi va di culo) e spero che per voi sia così, sarebbe proprio il massimo.
Però son curiosa di sapere qual è stato il vostro primo, primissimo lavoro, quello che vi ha fatto guadagnare i primi soldini,anche se fossero state le nostre care diecimila lire. E che lavoro invece fate adesso.
Sarebbe bello ricostruire il nostro percorso, nevvero? Non mi dilungo oltre, lo spazio sotto è per voi.

p.s. Un mongolino d'oro al lavoro più strambo. Perché uno di voi deve averlo pur fatto, no? :-D





venerdì 22 febbraio 2013

L'altro


"E ora dove vai?”
Guardo Luca e sospiro “A casa.”
“E mi lasci qui. Come sempre.”
Fisso i suoi occhi scuri, contornati da delle ciglia lunghissime e penso che siano il sogno di ogni donna. “Sì, come sempre.”
“Perché non rimani un altro po'?”
“Lo sai che non posso”, rispondo di schiena buttando la roba nel borsone.
Lui mi cinge la vita da dietro e mi attacca le sue mani sui fianchi. “Ti prego.”
Mi stringe; un abbraccio disperato che mi riserva a ogni nostro appuntamento. Un abbraccio struggente carico di richieste.
Mi volto, gli prendo il viso tra le mani e lo bacio. “Questo te lo devi far bastare fino a lunedì.”
“Perché non rimani? Dai!”
“T'ho detto che non posso! Basta adesso, non far finta di non capire.”
“Ma che vai a fare a casa?”
“A casa ho Andrea che mi aspetta.”
Lui socchiude gli occhi con fare minaccioso, inclina la testa di lato e si pianta i pugni chiusi sui fianchi.
“No, te adesso non ci vai! Te stai qui!”
“Ma figurati! Dai, fammi passare.”
“No. Voglio stare con te. Ora. E anche domani. E lunedì, e martedì. Sempre.”
Non ce la faccio più. Mi accascio sulla panca, sfinita. Ogni volta è una lotta, un addio doloroso, una guerra, una pace. E lui ogni volta è sempre più determinato e lasciarlo è sempre più difficile.
Lo fisso attraverso i vapori e il caldo di questo spogliatoio che mi fa afflosciare i capelli, mentre lui sa di bagnoschiuma al borotalco. Ora mi è davanti, allunga una mano e comincia a toccarmi i capelli, li prende in mano con una delicatezza infinita, e mi guarda con un amore innaturale.
“Stai con me, ti prego. Non lasciarmi.”
La sua mano scivola sul mio viso, fa un passo incerto e alla fine si tuffa nel mio collo.
Sento il suo respiro nelle mie pieghe, mi circonda le spalle con le braccia e mi avvinghia con tutto il suo corpo.
Luca ha 5 anni e tiene molto a me. Non so se è innamorato, ma è qualcosa che somiglia molto a questa definizione adulta.
Da quando gli ho rivolto la parola, due mesi fa, il dopo-piscina diventa un addio da telenovela brasiliana.
Lo sento urlare negli spogliatoi con sua madre: “Facciamo presto, voglio andare da Simona!” e una volta uscito si avvinghia. Mi viene in braccio, mi bacia, mi accarezza e vuole che salga nella sua nuova auto spaziale che non è altro che la panca gialla messa di traverso.
E ogni volta è un doloroso addio. Non gliene frega niente che io abbia una figlia da accompagnare a casa, un marito e chissà che cosa, potrei dirgli anche che in salotto tengo un gorilla. La sua richiesta è sempre la stessa: “Portami con te” o “Stai qui.”
E io mi ci sfinisco. Se sono troppo dolce lui se ne approfitta, se sono decisa lui ci rimane male, si arrabbia e mi stringe ancora di più dicendo: “Lo vedi? Ora mi lasci solo.” E sua madre è a mezzo metro di distanza che mi mima ridendo: “Scaraventalo pure”.
L'altra sera è scappato dallo spogliatoio e me lo son visto apparire sulle scale.
“Dove stai andando?”
“Da te”, e mi ha preso la mano. “Andiamo.”
“Ma andiamo dove? Io vado a casa!”
“E allora? Vengo anch'io!”
“Ma non puoi venire, tesoro.”
“Perché no?”
“Be', perché la tua mamma, per esempio, piangerebbe tanto poverina.”
“Sì, ma poi le passa.”
“Ma non posso portarti a casa mia. Via, Luca, torna giù, dài. Senti che ti chiama la mamma.”
“No! Voglio stare con te!”
L'ho dovuto prendere in braccio e riportare giù. Ha strillato, ha pianto, ha fatto una scena dove i “Non mi lasciare!” e i “Voglio te!” si sprecavano.
Alla fine una porta a vetri smerigliata ci ha diviso.
Ero a pezzi.
E sulle scale mi son ricordata di quando tre giorni prima son salita sulla sua auto spaziale e mi ha detto di allacciarmi bene la cintura di sicurezza.
“Ah, okay. Dove andiamo?” ho domandato.
Lui si è girato, mi ha guardato con dolcezza e col suo sorriso smagliante mi ha sussurrato:
“Tieniti stretta. Ti porto a cena a Parigi.”



 

martedì 19 febbraio 2013

In questi giorni è accaduto



Tho!Rieccomi. Dove eravamo rimasti? Minchia, al 6 Febbraio. Sono troppo scadente. Ma quante cose sono successe per tenermi lontana dal minchia-blog? Niente di preoccupante, solo quelle sette o otto cosine che si incastrano male come due colori diversi nel cubo di Rubik, come due pezzi di un puzzle dai contorni irregolari.
No, ma io vi spiego perché, vi porto la giustificazione. Eh.
Allora, da dove cominciamo?
Diciamo che in generale ho avuto meno tempo. Infatti non ho manco preparato i miei dolcetti, a parte oggi che ne ho fatto uno velocissimo, perché se devo morì allora devo morì a pancia piena.
Poi: Alice ha iniziato la piscina. A dire il vero l'ha iniziata da un po'. Ma se un mese fa si incastrava perfettamente tra i suoi compiti, in queste due settimane ci son stati compiti e verifiche un giorno sì e uno pure (vedi pagelle) E cosa faccio io? Le risento tutto: storia, geografia, scienze e tutto il cucuzzaro. Sì, lo so che è sbagliato, che deve imparare a studiare da sola, che le servirà per le superiori e bla bla bla. Ma non concorro certo per Miss mamma perfetta dell'anno, e se lei si sente più sicura ad averci un pubblico, ad avere qualcuno che le fa domande, ad avere qualcuno (me o il Santo) che le rispiega un concetto o cercare insieme una ricerca su Internet, bon, io ci sono.Non è che le ci posso sempre piazzare la gatta. Mi piace (ci piace) seguirla. Purtroppo è una classe casinista, indisciplinata, dove spiegare risulta impossibile (parola dei professori) quindi rispiegare un concetto a casa diventa necessario. Ovvio che poi a scuola c'è lei dove deve dimostrare che jafà anche da sola e infatti alla consegna delle pagelle, non abbiamo avuto sorprese. Bella pagella. Bella bella. Voti ancora più alti dell'anno scorso, la vedono più sicura, più sciolta ed ha acquistato sicurezza. In compenso io so a memoria la Svezia, la Danimarca e la Germania, la crisi del seicento e il Decamerone, Leonardo da Vinci e il corpo umano. Fatemi una domanda e io vi sorprenderò.
La pagella, appunto. La consegna delle pagelle merita un post a parte, ma ho visto cose che voi umani...
Poi si è ammalato il Santo. Povero. E'stato malissimo, una cosa mai vista, una paura inaudita. Ha avuto la febbre a 37° perdio!Oh, non c'è niente da scherzare, è pericolosa.Ho dovuto scacciare a mali parole anche il prete, che saputa la notizia, era subito corso al capezzale. Il Santo ce l'avrebbe fatta grazie alle mie amorevoli cure “Amò, vai a dormire sul divano che con la tosse mi svegli”.
Però aveva una voce roca e sexy da attore porno rauco con un coltello infilato nella trachea. Dio, come era sensuale sentirlo parlare!Gli ho suggerito di leggermi l'elenco telefonico, così per sentire quella voce che manco Luca Ward, ma mi ha mostrato il dito medio. Forse gli faceva male pure quello e ci voleva il bacino, chissà.
Poi ho avuto la pressione un po' alta per una settimana, poca roba. Tipo ero gonfia come un culo. Strano, visto che mangio sale grosso come se fossero pop corn. Io la pressione un po' alterata la tollero bene. Sì sì. Ucciderei in quei giorni.E se ho un picco sui 150 la massima, ti nascondo anche il corpo. E poi il ciclo mi ha anticipato come se avesse furia. Non vi sto a dire che le due cose sono collegate, ormai lo sanno anche i mattoni. Il problema è che io me lo scordo e continuo a mangiare salato quando in realtà dovrei limitarmi, perché è l'unica cosa a cui posso mettere mano. Quindi mi sono imbottita di verdura lessa, frutta, carne bianca e acqua come se non ci fosse un domani. Dopo dieci giorni mi sarei impiccata al ciliegio in giardino. Sognavo dello speck anche la notte.E pensare che non devo nemmeno dimagrire. No, ma ditemi voi se è giusta sta cosa!
Ah sì, poi mi sono tagliata i capelli!Non poco, un bel pezzo. Ho fatto la lisciatura e la frangia da una parte. Figa? Maddechè. Mi dicono che dimostro ancora meno i miei anni. Vabbè, me l'hanno detto i miei genitori, ma tant'è.
Poi che è successo? Ah, questa è fresca fresca. Da tre giorni ho un fastidioso dolore dietro al ginocchio destro, dove in realtà mi fa male da un po' a fasi alterne come le targhe. A volte sì, altre no, quindi che faccio io? Me ne fotto. Ma non dormirci bene per tre notti mi ha fatto recare minimo in farmacia. La zona è un po' gonfia, con una vena blu in rilievo tutta curve che pare il Po. É bellissima, un'opera d'arte. Cioè pare un tatuaggio messo lì apposta. E comunque spiego il problema chiedendo solo una pomatina che mi dia sollievo. Si risolvono un sacco di cose con le pomatine.
Quel santuomo del medico mi guarda la gamba e se ne esce con “Io le do la pomatina, ma le consiglio di fare una ecodoppler venoso il prima possibile”
“Prego?”
“Sì lo so, a trent'anni è presto ma nel suo caso la farei”
“A parte che ne ho quaranta...” gongolo io appoggiandomi a uno scaffale con nonchalance e manca poco butto in terra tre o quattro scatole di Settebello.
“Ma davvero!? Ma complimenti!Sembra una ragazzina!” Questa che parla è la farmacista. Il medico è serio, rovista tra le sue pomate e insiste nel dirmi di fare l'eco. Potrei avere un'insufficienza venosa.
Io.
Ma stiamo scherzando? Solo perché già a ventitrè anni avevo una vena varicosa? Solo perché faccio un lavoro dove sto perennemente in piedi? Solo perché ho quarant'anni? Solo perché in questi giorni ho portato più spesso i tacch...
Occazzo.
Nuooooooo!! Non saranno mica anche i tacchi che peggiorano già una situazione traballante? I suggerimenti del medico danno la conferma alle mie paure.
“Attenzione ai tacchi. Ci vorrebbe un tacchetto basso, largo e delle calze contenitive tipo settanta denari...”
Io già mi stavo strappando i capelli. Cioè, dottore mio, mi sono appena comprata un paio di stivali da urlo tacco dodici e te mi dici di andare con la scarpa bassa da suora? No, fammi capì. C'ho delle autoreggenti e delle parigine da far tremare Mickey Rourke d'una vorta davanti alla veneziana e tu mi stai dicendo che devo indossare quelle calze color marrone pantegana moribonda? Quelle spesse come polistirolo? Devo prendere queste precauzioni anche se ho le gambe magre (ma lo vedi santoiddio che c'ho le coscine magre?), anche se faccio regolarmente sport? Anche se tengo d'occhio la pressione (se vabbè, a volte) anche se sono pesoforma? Anche se mangio tanta frutta e verdura? Anche se non ho voglia? No, non me lo dire. Non me lo dire!
“Mi dia delle pastiglie per la circolazione piuttosto, mi dia della droga, dell'oppio!”
“Non ci scherzi, suvvia. E' un controllino, niente di che. Con il lavoro che fa è possibile che soffra un po' di insufficienza venosa, ma per darle una terapia il medico di base ha bisogno di una risposta certa, non è che diamo le pastiglie per ipotesi”
“Ah no?”
“Ennò. Ecodoppler, terapia, fastidio finito, e sarà di nuovo sana e bella”
Certo, perché ora sono un cesso e orrenda. No, ma è giusto, c'ha raggione.
Io mi son già rotta le palle però. Cioè, devo andare domani a prendere appuntamento e già mi si sminchiano i neuroni, mi si sfrantecano le sinapsi.
“Appena può tenga la gamba in alto. Dorma con un cuscino sotto al materasso all'altezza dei piedi. Metta la pomata in frigo che la deve applicare ghiaccia. Non tenga gli arti vicino ai caloriferi..”
Mììììììììì!!!! C'è altro? Tipo cammini sulla testa come quelli del Cirque du Soleil? O assuma un massaggiatore neozelandese? O si smonti come il tavolo Bjursta dell'Ikea e riponga gli arti inferiori nel terzo ripiano del frigo?
Minchia, son tre giorni che ogni tanto non solo tengo la gamba in alto, ma la slancio che manco Heather Parisi a Fantastico dell'81. Dormo con un asciugamano piegato sotto il materasso e siamo così abituati, ma così abituati che la mattina ci guardiamo smarriti domandandoci “Di chi sono quei piedi laggiù?”. La pomata in effetti fa un casino, sto molto meglio. Il problema è che il tubetto lo tengo in frigo tra il tubetto di maionese e quello del concentrato di pomodoro e quindi se nel prossimo bollito dovessi vedere la gallina con due belle cosciotte sane non mi devo far domande. E poi sto lontana dai caloriferi. E quando faccio la doccia indirizzo il getto dell'acqua gelata sulle gambe.Soffro un freddo porco, sappiatelo. Preferirei appendermi per le orecchie al filo dei panni coi piccioni che mi cacano in capo. Giuro.
Ma sto meglio. Farò comunque questa ecodoppler del caiser per dare ragione...a loro ovviamente.
Perché so che sarà così. Ma io son dura.
Il mio fisico è lì a ricordarmi che tra un mese sono quaranta. Precisamente il giorno di Pasqua, quaranta tondi tondi. Mentre il cervello è lì che lotta per dimostrare che ne ha 16, 17 al massimo, con punte di 5 0 6 (tipo età prescolare ) perché una a quell'età mica batte pari. E' una lotta tra sti due che non vi dico.
Comunque vabbè, è successo questo e chissà cosa accadrà.
Una cosa è certa, ricomincerò da capo.

Perché a quarant'anni, visto che è Pasqua, io resuscito.





mercoledì 6 febbraio 2013

Tu la conosci Chicca? (1° parte)






Queste siamo io e Chicca, domenica a Roma (sì, sono stata in trasferta). Anche se siamo state insieme un'ora soltanto, le vorrei dedicare la giornata perché è stata per me un miraggio e per i miei compagni di avventura un fantasma. Ma andiamo con ordine.
Domenica a Roma giocava la nazionale di rugby. E che c'azzecco io? Direte voi. No, ma c'azzecco perché io di secondo lavoro faccio la massaggiatrice.
Scherzo.
In verità io e Ali abbiamo approfittato della trasferta del Santo e ci siamo infrattate in auto come due autostoppiste pazze, per poi gironzolare per Roma con le amiche mie.
Amiche mie.
Parole grosse.
Praticamente in tre quarti d'ora e con il solo possesso del computer (perché le mie facoltà mentali l'ho buttate nel cesso da mo'), sono riuscita ad avere vitto, alloggio e splendida compagnia nella capitale. Fautrice e istigatrice di questa gita di un giorno lei, Cran Berry, la regina del cornetto.
Il nostro scambio di mail è stato più o meno questo “Domenica ce la fai a venire a Roma?”
“Uhm...credo di sì”
“Bene. Si mangia qui,facciamo cosà, ci troviamo là. Andata. Buona la prima”
Dopo uno scambio di battute su FB a noi si è aggiunta Emanuela (prima aveva un blog, ora non più, mannaggia!) e Valerio (amico, guardiadelcorpo, mentore, consigliere, ombra, guida spirituale, autista, cuoco, e massaggiatore di Cran). E vuoi andare a Roma e non dirlo a Chicca che è 'na romana de Roma docche? Eannamo su!.
Il bello è che tutti conoscevano me e loro non si conoscevano tra loro. Un incontro al buio paro paro. Tipo che fioccavano frasi come “Mi riconosci dalla rosa rossa nell'occhiello!” e avevano il piumino senza bottoni. Per dire.
Il Santo alle 11.40 ci scende a Stazione Termini in mezzo al traffico a tutta velocità e senza un bacetto, tipo rampa di lancio di Cape Canaveral. 3 – 2 – 1 lancio! Siamo state sparate in mezzo alla strada dove abbiamo rischiato di essere investite da un taxi.
Mando il primo messaggio convulso a Emanuela che mi risponde “Mi vesto e sono da te” manco fosse un'amante, mentre Cran e Valerio mi dicono di essere già in metro.
Dopo 5 minuti mi arriva un messaggio da un numero sconosciuto. Guardo sgomenta il cell e leggo “Sono Emanuela e sono in metro.Questo è cell dell'ufficio, il mio l'ho lasciato sul tavolo, accanto alla frutta” (tanto per citare il buon Roberto Benigni.) “Se mi hai scritto dei messaggi, non li ho letti”. Praticamente potevo morire e questa manco mi rispondeva. Lì, sono stata tentata di scappare.
Mentre con Alice abbiamo detto no al colesterolo, al venditore ambulante di accendini e a chi ci proponeva ciddì di cantanti neo melodici, ecco che arriva Emanuela, che io ribattezzerò Emmanuelle come il famoso film erotico. E sapete perché? Vi basti sapere che la prima cosa che le ho detto è stata “Ma perché te sei magra e c'hai le tette grosse?”
Ho letto nei suoi occhi “Forse se mi fingo una coreana maggiorata faccio in tempo a scappare”
Aspettiamo in tre il resto della banda con Emmanuelle che mi chiede ogni tre per due “Ma Cran che sembianze ha?”
“Vedi quella vecchina tutta vestita di grigio, bianca come un cadavere?”
“Sì. Le somiglia?”
“No, E' proprio lei.”
Ma Cran è bella perché è così.E' arrivata vestita di un grigio topo morto e ci ha confidato “Per l'occasione ho sfoggiato il mio colore più sgargiante!”
Valerio invece tutto vestito di nero pareva un becchino.Di cognome fanno Addams.
Questi eravamo noi. Ci mancava un nano da circo e la donna cannone poi eravamo a posto, un gruppo più sminchiato non si poteva vedè.
Poi, un po' sospettosi,  mi chiedono "Ma l'amica tua? Chicca mi pare, no? Dov'è?"
"Ehm..adesso non c'è. Forse viene più tardi. Sì sì, arriverà più tardi"
"Ma dove abita di preciso?"
"Uh...ehm...sì..."
I loro sguardi erano torvi.
"No, ma vi giuro, esiste!" 
Mi hanno guardata con compassione, del tipo "Questa si inventa una vita parallela fatta di amici immaginari e Chicche qualunque"
Comunque sia decidono di portarmi da Eataly, un posto a sentirl loro magnifico ed effettivamente...
Sì, arrivarci però.
Per decidere quale metro prendere abbiamo fatto un conto “Sotto il ponte di baracca c'è Pierin che fa la cacca, la fa dura dura dura il dottore la misura...”, girato la ruota e consultato i tarocchi. Alla fine ne abbiamo presa una a caso che ci ha sputato vicino a Eataly. Vicino. Qui abbiamo chiesto informazioni a un motociclista di Roma (che ci ha dato un consiglio tipo “Vi conviene comprarvi un mantello e cercare di volare tipo Superman fin sul tetto dell'edificio”) , a un passante (che ha fatto finta di non vederci) e alla fine, non sapendo più cosa fare, abbiamo chiesto a delle badanti russe di mezza età (fantastiche) che a sorpresa ci hanno detto “Facile. Tu prende kvesta strada, poi kvesta a sinistra, sì? Poi korridoi lunko lunko, voi arrivate edificio. Facile come per noi kucinare krauti. Capito, sì?”
Avoglia. Come no.
E pensare che Cran ed Emmanuelle stanno a Roma. Sorvoliamo.
Comunque pregando Padre Pio, sgranando il rosario e seguendo le indicazioni di Anna Karenina e le sue sorelle, arriviamo a destinazione.
Qui ci trasformiamo ne La signora Rosa e le sue comari. Infatti impugniamo un carrello e in perfetto stile “Spesa al carrefour” ci aggiriamo tra gli scaffali pieni zeppi di prodotti e ammennicoli vari.
E' stato detto e fatto:
“Guarda Ema, che belle marmellatine!Non sono un amore?”
“Belle sì. Peccato siano barattolini di ragù al cinghiale”
Mi ostino a girare senza occhiali, si vede?

“Cran, Cran, te che sei esperta, come si usa questa grata per torte?”
“Oh bhè, semplice. La metti sopra, poi ci passi il mattarello, poi la metti sotto, la tiri, la rigiri e la riprilli, fai 'na giravolta, falla narta volta , e alla fine ti viene questo effetto”
Non c'ho capito un cazzo ma nel dubbio l'ho acquistata.

Valerio si aggirava tra i coltelli esposti tipo serial killer e sguainava lame tipo samurai. Se rinasco voglio essere un suo neurone specchio. Era così rassicurante che una signora gli ha chiesto “Lei è della sicurezza?”

Emmanuelle si è improvvisata Giorgio Mastrota e si è messa a fare la televendita in diretta di tegami e pentolini.Ci mancavano i materassi ed eravamo a posto.

Cran Berry ha comprato degli stampi di biscotti a forma di mostri e pokemon. Una roba talmente brutta che non li mangerebbe nemmeno un bimbo orbo giapponese.

Là dentro poi c'è stata la chiamata di Chicca (ora c'ho le prove! Più o meno...) che mi ha fatto un discorso tipo supercazzola “Abbella, 'ndo siete? A Eataly? Anvedi. Mo' sto pè arivà. Faccio 'n giro, poi ce vedemo”
“Sì, ma dove?”
“Nun te preoccupà, te trovo io”
Che poi dire a una "Gira pure pè Roma quanto te pare, tanto te trovo" non solo pare una minaccia, ma è più probabile che io inciampi sul marciapiede e finisca dritta dritta nelle braccia di David Beckham che mi confida che ha lasciato Victoria per venire a vivere con me.
“Che t'ha detto?” chiedono in coro i compagni di merende. Gli ripeto il discorso ed era così improbabile che  m'hanno guardato scuotendo la testa come per dire “Abbiamo la prova che questa  Chicca è un'amica immaginaria. Succede anche dopo l'età prescolare. E' raro ma succede. Povera Simo.” Praticamente la vedevo e la sentivo solo io, nemmeno fossi il bimbino de Il  Sesto senso.



A una certa ora la fame si è fatta sentire e abbiamo deciso di mangiarci una pizza, proprio lì a Eataly, solo perché Alice alla parola 'pizza' ha cominciato a sbavare come un San Bernardo in calore. E vi avverto: mai mangiare con una foodblogger. Mai.
Io, Alice, Emmanuelle e Valerio vista  la fame avremmo mangiato anche le gambe del tavolino, le tende delle finestre e il menù plastificato. Anche scondito.Velocità di ordinazione: 2 secondi netti.
Cran no. Lei si è messa a fare le pulci al menù “Vediamo...dice mozzarella di bufala. Eh.Ma di dove? C'è scritta la provenienza? Poi vediamo...pizza. Sì, pizza, ma a lievitazione naturale? E' cotta a legna?A pietra? Col forno elettrico? C'è scritto da qualche parte come la cuociono? Poi vediamo... pizza al pomodoro...quale pomodoro? Pachino? San Marzano? Ciliegino? Vesuvio?No, perché bisogna essere precisi. Vediamo...”
Noi quattro ci stavamo mangiando tra di noi come cannibali.
Con la minaccia di abbatterla con un set di forchette, finalmente si è decisa. Poi ci hanno portato l'acqua. “Come mai due bottiglie differenti?Non è bello mescolare l'acqua. Da dove proviene? Vediamo...”
Stavo per lanciarle il menù nei denti a mo' di frisbee. Che poi lei si focalizza su queste cose e se le fai una domanda semplicissima, tipo “Ma quanti anni hai?” lei va nel pallone. Giuro. Non ha saputo dirmi quanti anni avesse.
“Ho...34 anni”
Valerio “Cran, ma cosa dici. Come 34?”
“Ah no, aspè... 33. Trentatrè, Valerio?”
“No, non ne hai 33. Ricomincia e conta per benino”
“Ne ho...allora...trenta dì conta Novembre con April Giugno e Settembre...Ambarabà ciccì e coccò tua sorella sul comò...79 – 32 moltiplicato per 8 diviso 5...Vado bene, Valerio?”
“Vai avanti. Ce la puoi fare”
“La radice quadrata di 36 considerata l'area del triangolo moltiplicata per 7 avendo l'ipotenusa....dio, non ce la faccio!E' troppo difficile!” E si è accasciata sulla sedia.
Io, Alice ed Emmanuelle avevamo la mascella in terra e gli occhi sbarrati come Mara Carfagna.
Valerio allora le ha fatto pat pat sulla spalla, le ha asciugato il sudore dovuto allo sforzo, le ha fatto una carezzina sulla testa e ci ha detto “Ne ha 35”
“Trentacinqueeee???” si desta lei “Allora devo aggiornare Facebook!!”
No, ora ditemi voi.

(continua...)


lunedì 28 gennaio 2013

La torta dell'amore





“Amò”
“Eh”
“Ascolta qua”
“Ma non puoi aspettare?”
“No, che sennò mi dimentico”
“Ma aspetta che finisc...”
“No. Questa dalla a me che sennò ti distrai”
“Ma mi serve!”
“Dopo.Ti ricordi la torta che ti ho dedicato qualche settimana fa?”
“Topa, fai tre dolci a settimana e mi tocca sfondarmi a calcetto per bruciarle, posso sapere adesso a che torta ti riferisci?Essù”
“Ma quella te l'ho proprio dedicata!Quella fatta col cuore!”
“Ma perché, quell'altre come le fai, coi piedi? Te ci metti passione sempre, non è che mi hai aiutato”
“Ma col cuore intendo quella col cuore! Cioè, quella col cuore di marmellata, ricordi?”
“Mmh...sì”
“Come mmh.. sì, io te la dedico e te fai mmh..sì? Deve essere in cima alla lista delle tue torte preferite!”
“E' in cima alla lista delle mie torte preferite, okay.”
“Questa affermazione è spontanea, nevvero?”
“Come no. Spontanissima”
“Insomma, allora te la ricordi. Bene. Secondo te è adatta al contest che ho visto da  Morena?”
“Chi?”
“Morena.”
“Morena. E' na cugina tua?”
“Mannò, è una blogger! Foodblogger per la precisione”
“Ah”
“Insomma, secondo te è adatta? Senti qua cosa richiede il Contest: una gara culinario-fotografica ( e se fai una battuta sul culi ti prendo a mestolate le rotule), dove bisogna cucinare una ricetta del cuore, che emoziona o che sia magari destinata al proprio amore. Che dici?”
“E l'amore sarei io?”
“No, tù sorella.Allora?!”
“Direi che è perfetta”
“Davvero?”
“Certo. Puoi adesso uscire dal bagno e restituirmi la carta igienica, per favore?”
No, perché a me quando viene in mente una cosa bisogna che la faccia. Anche lui, se è per questo.
Allora partecipo al contest di L'aroma del caffè che è na roba bellina bellina con tre premi uno meglio dell'altro.

“Amò, ma hai finito?”
“Che vuoi ancora?”
“Esci che ti spiego”
“Pietà. Manco al cesso posso sta'”
“Bravo, hai fatto pure la rima. Senti se ti garba come espongo la ricetta”

Ingredienti:

250 gr di zucchero
250 gr di farina
3 uova
130 gr di olio di semi
130 gr di acqua
1 bustina di lievito
scorza di un limone.
Marmellata di albicocche
Marmellata di ciliege

“Ma non è la ricetta del ciambellone?”
“Infatti. La ricetta l'ho già provata qui, ma lo stampo adesso è diverso. Ti pare una ciambella questa?”
“No”
“E allora fidati fijo mio.Lascia fa'”
“Abbiamo finito? Posso vestirmi?”
“No, rimanimi in mutande che mi ispiri. Senti se ti garba come spiego la ricetta”
“Sentiamo”

Sbattete le uova con lo zucchero con una certa energia, poi aggiungere l'olio, l'acqua, la farina e il lievito passate al setaccio. Poi la scorza del limone. Sbattete tutto per bene, deve diventare omogeneo e senza grumi. Risulterà un composto molto liquido ma non ve ne deve fregà 'na mazza...”

“Ma sei sicura di usare questo linguaggio?”
“Amò. Il mio è un foodblog?”
“No. E' un minchia-blog”
“Appunto”
“Hai ragione, vai avanti che c'ho freddo ai polpacci”

Imburrate una bella tortiera, versatevi il composto e fate cuocere a 170° per circa 30 minuti.”

“Ottimo.Posso andare?”
“No, devi vedere se va bene come la faccio ripiena”
“Non ti dico cosa mi si sta congelando”
“Cosa vuoi che sia, mi son sempre piaciute le praline di gelato”
“Vai avanti”

Quando la torta è pronta, fatela freddare, tagliatela a metà, farcitela con la marmellata di albicocche e adagiate di nuovo la parte superiore.Poi disegnate un cuore su un foglio, ritagliatelo e fissatelo sopra lo torta con degli stecchini in modo che non si muova.

 

Con un coltello incidete la torta lungo il cuore e una volta tolta la sagoma scavate un po' il cuoricino. Infine riempite la buchetta a cuore con marmellata di ciliege.”





“Brava. Bravissima. Posso andare a vestirmi adesso?”
“No. Devo dire a cosa partecipo”
“Da quanti anni stiamo insieme io e te?”
“Ventuno, perché?”
“Mi chiedo ogni giorno come sia possibile. Lo vogliamo finire 'sto post?”
“Certo. Senti se va bene:
Con questo post partecipo al Contest La cucina del cuore   e metto la foto, questa: 


"Bene. Hai finito?"
"Credo di sì. Amò, ma non sei contento? E' la torta che ti ho dedicato."
"Contentissimo. Che si vince?"
"Tutti i premi sono bellissimi, tutti aggeggini e attrezzi per fare nuove ricette e dolci"
"Con i quali te potresti partecipare ad altri contest, vero?"
"Bhè, sì, in teoria, sì"
"E' c'è da rifare tutta 'sta tiritera, giusto?"
"Eh,un minimo."
"Guarda, non puoi capì come prego che tu vinca. Ma tanto tanto tanto. Mai stato così devoto"

Allora, mi son fatta due conti: già è Santo, in più prega per me, cioè, sono in una botte de ferro.




mercoledì 23 gennaio 2013

Dimmelo te, George.




Pare che negli ultimi tempi questo blog tratti solo temi un po' hot, un po' da fascia non protetta, ma vi giuro, non è la pre menopausa, gli ormoni o l'arteriosclerosi galoppante, è il web che mi istiga. Dopo Cinquanta sfumature de sta ceppa è tutto un fioccare di articoli che parlano di attributi e via dicendo. Qualche giorno fa, ad esempio, riportano una notizia che mi ha fatto cascare le ovaie. Notizia che peraltro è stata chiaccheratissima da tutti su internet, una notizia poi smentita, poi convalidata, poi smentita di nuovo, poi passata per bufala, poi per vecchia, visto che il protagonista ne aveva già parlato nel 2008. Ma non soffermiamoci sul quando o sul vero e falso (che onestamente mi può interessare come può interessarmi la frequenza di minzione dell'interessato), ma sul cosa.
George Clooney si è fatto il lifting ai testicoli.
Ora.Vi lascio il tempo di assorbire sta notizia e poi ne parliamo.
Il lifting ai testicoli. Il Georgione nostro si fa stirare le palle, no perché va detto in maniera cruda perché se dici “Sai, io faccio il Ball ironing...” la gente crede che tu faccia uno sport estremo tipo il bungee jumping.
Giorgione mio, caro il mio Mr Nespresso, guardami nelle palle, degli occhi, e dimmi che davvero era una battuta. Ah sì? Era una battuta? Allora sei un ganzo. Allora sei proprio forte, perché io per un pelo c'ero quasi cascata. E ti immaginavo coi gioielli di famiglia tutti belli stirati tipo colletto di camicia con l'appretto, hai presente?
Perché io me le immagino ste robe qua. Per una donna potrebbe essere uno shock. Tu sei abituata a vedere due kiwi maturi e grinzosetti, due palloncini un po' sgonfi e rugosi e trac! Ti ritrovi davanti due palle da biliardo, così lucide che ti ci puoi specchiare dentro tipo pallina di Natale.
Na roba tirata e senza rughe come gli zigomi della Moric, o un tamburo di pelle d'asino. Chissà se suonano a questo punto.
George, ma come ti è venuto in mente? Di fare la battuta dico. Di tutti i posti in cui uno può fare il lifting quello è senz'altro il più originale, va detto. Se davvero esiste questa tecnica che va molto di moda a Hollywood, chi la pratica è un casino avanti. E un uomo così deve piacere. Io mal sopporto chi si fa le sopracciglia, figurati uno che si stira sta coppia di chupachups, queste due pesche con l'alkermes, questi due macarons, queste due cialde di Nespresso.
Che poi me li immagino sti divi in sala d'aspetto, coi loro ammennicoli giustamente rugosi come la faccia di Gandalf e che dopo il trattamento hanno le biglie stirate come il volto di Roberto Balestra.
C'è da andarne fieri. Chissà se è doloroso, perché se vuoi davvero sorprendermi, se vuoi dimostrarmi che sei un uomo coraggioso tatuati il tuo indirizzo sul pisello, così ritrovo pure la strada.O sennò fatti i peli del didietro rasta. Cioè un lato B dove la  B sta per Bob Marley.
E per le donne non hai niente da proporre? Tipo gonfiarsi le labbra come un canotto imitando la Marini, ad esempio? O iniettarsi un po' acido ialuronico nei punti giusti in modo che la pelle da prugna matura mi diventi una pelle di pesca noce? O che invece di depilarmi mi ci faccia delle treccine alla Pocahontas? No, dimmi te.
Comunque George, lì per lì c'avevo creduto, sai? Però ora impegnati, tira fuori una battutina, magari ispirati anche alla ex Elisabetta, sorprendimi ancora, dimmi che ti fai massaggiare solo l'alluce del piede destro, dimmi che ti  fai il lavaggio del colon col mastrolindo, dimmi che ti sbianchi i denti con la varechina e che ti pettini i capelli solo con un pettine  di tartaruga femmina delle Galapagos perché hai l'impressione che ti stiano meno dritti e duri sulla testa.

E poi dimmi... what else?


mercoledì 16 gennaio 2013

E' una questione di precisione




Alzi la mano chi di voi, belle donzelle, ha sentito almeno una mezza dozzina di volte “Cara?Dove sono le mie mutande?”
Penso che il primo premio vada a mia madre che se lo sente ripetere da circa quarant'anni. E son quarant'anni che le mutande son sempre lì, nel secondo cassetto del comò.
Ma il vero uomo deve chiedere, sempre. Non ce n'è. Anche se il sogno di ogni donna, ammettetelo, è il cancellare dai dialoghi di coppia questa domanda.
Però, donne, riflettiamo un attimo. Davvero vorreste i vostri uomini tutti precisini, tutti consapevoli di dove si trovino gli indumenti? Io no. Ma parlo per me. A parte che sono la numero uno a organizzare una caccia al tesoro delle sue mutande e dei suoi calzini, però è anche vero che la domanda scatta anche quando le coprigioie  sono al loro posto, perché lui, essendo uomo, fa parte della categoria dell'Homo Orbus. Io invece faccio parte di una categoria in minoranza, quella che 'Oibò, l'omo precisino'. Perché lo ammetto: ho una sottile avversione all'uomo precisetti, con tutto il rispetto per la categoria se ne possedete uno. Parlo di quelli un po' fissati, eh.
Sarà perché io non lo sono, bho. Non sono fissata a dividere i reggiseni (reggiseni? A cosa servono?) dalle mutande. O i calzini a strisce dalle autoreggenti. Nei miei cassetti non regna propriamente il caos, ma gli indumenti convivono felici tutti insieme, ammucchiandosi tra loro. Roba che a volte trovo un gambaletto viola, segno che il collant nero e il calzino rosa hanno avuto un amplesso nottetempo, e questo è il risultato. A me le persone tutte perfettine, che hanno tutto in ordine, fanno un po' paura. E' come se volessero avere tutto sotto controllo, no? Io non riesco a controllare i capelli, figuriamoci i cassetti.
Il Santo non fa eccezione. Lui non è spreciso, non è casinista, ma lascia i calzini in fondo al letto, i residui sudati del calcetto nella vasca e gli abiti sulla poltroncina in camera da letto tutti i giorni. Roba che se non li tolgo io, in una settimana sembrerebbe la svendita di un grande magazzino.
Mi pesa toglierli? No. Li piego e li metto via, va là. Mi darebbe più fastidio, giuro, vederlo piegare con cura i pantaloni, dividerli per colore nell'armadio, fare le pulci alle camicie per vedere se le ho stirate bene, mettere da una parte le t-shirt bianche e dall'altra quelle colorate e impilare con cura maniacale la roba nella borsa del calcetto come se facesse una valigia. Andrea quando prepara la suddetta borsa getta la roba dentro come una moglie isterica che prepara la borsa con l'intento di andarsene di casa, avete presente no? Quelle scene dove lei dice “Basta! Ora me ne vado!” e lì a buttare roba a casaccio. Mia suocera gli ha sempre detto “Ma mettila a modino!”
E lui ha sempre risposto “Mamma, forse non ti è chiaro, ma ci devo sudare con sta roba”
Uno a zero per lui.
Ai miei occhi un uomo troppo precisetto e fissato con l'ordine è attraente come Gigi Marzullo, non so perché. Alcune amiche mi hanno confidato che alcuni ex (ecco perché sono ex) prima di fare all'amore, nell'atto dello spogliarsi, piegavano i panni e li riponevano a modino sul comò.
Cioè. Ve prego. Ma un uomo in quel frangente si deve strappare gli abiti come i ballerini di full monty!Deve far saltare i bottoni alla camicia, lanciare il cavallo dei pantaloni dalla finestra, gettare le mutande sull'abat-jour. E togliersi i calzini.
E poi ci sono le donne precisette. Anche quella una categoria che (ve voglio bene abbestia) mi fa venire un po' l'orticaria. Quelle che non fai in tempo a bere un caffè a casa loro che ti tolgono la tazzina, la sciacquano, l'asciugano e la ripongono nell'armadietto. Cioè, ma ti do fastidio? Vado via? Me l'hai fatto malvolentieri? O quelle che lasciano gli amici o gli ospiti a tavola e si mettono a rassettare la cucina. Che tu ospite, non sai se alzarti e chiedere “Vuoi una mano?” o lasciar perdere. Se chiedi, lei ti dice “No, stai pure comoda, faccio da me” e non capiscono che tu sei lì per la sua compagnia e non per vederla lavare i piatti. Se lasci perdere ti ritrovi a parlare con il gatto, se impugni uno strofinaccio ti ritrovi a rassettare una cucina con tanto di tragitto casa- bidone spazzatura. Che poi io, invito gente per la loro compagnia, e amo non perdermi un loro discorso, stare con loro e vaffanculo le faccende. Si mangia tutti insieme, si ride, si scherza, si transuma dalla cucina al salotto e non ci penso minimamente a rassettare. Infatti anche se gli amici vanno via all'una di notte c'è sempre la tavola apparecchiata e i ciottoli sul gas, perché a tavola non si invecchia mai. A costo di farci le tre a pulire, non me ne frega niente. Ma ti pare che io ti lascio in salotto a fissare i quadri e mi metto a pulire? Ma chi ne ha voglia, intendiamoci. Spesso faccio i piatti anche il giorno dopo perché ho sonno e si va a letto. Scoppia il mondo?No. Muore qualcuno? Nemmeno.
Devo dimostrare qualcosa? Macchè. Tzè, vallo a spiegare a loro, alle amiche dello swiffer.A quelle che pretendono che il marito manco respiri, perché sai, con una fiatata più forte potresti alzare la polvere “E io mica posso stare sempre a pulire, eh!!”
Ricordo un aneddoto di qualche mese fa, primavera se non erro...sì sì, primavera, in cui Andrea era fuori in giardino a smazzarsi con travi, palizzate, martello e vanga per mettere le staccionate per abbellire il nostro giardino. Bene. Bussano alla porta, vado ad aprire e di fronte a me c'è una vicina. La faccio entrare, rispondo alla sua domanda circa un numero di telefono e in quel mentre entra il Santo. Lui si pulisce frettolosamente gli stivali allo zerbino fuori, si dirige in cucina e si versa un bicchiere d'acqua.
Lei (lei!) lo ammonisce “Con me non saresti entrato in casa!”
“Prego?”
“Con me non sarebbe entrato con gli stivali!Ti inzacchera tutto il pavimento!” manca poco muore dallo shock.
Allora bella, parliamoci chiaro. Primo: non lo ammonisco io che sono sua moglie, lo devi fare te?
Secondo: è casa tua?
Terzo: ora ti spiego una cosina. Sto povero Cristo è da stamattina che pianta paletti in giardino, invece di stare spaparanzato sul divano come il tuo compagno che costringi a girare con le pattine leopardate.Ci siamo?Il Santo si è tinto a mano qualcosa come trenta palizzate. Si sta sbattendo perché io ho deciso di fare anche una staccionata per le ortensie, okay? E' da stamattina che si dedica a qualcosa per abbellire la nostra casa, per farmi contenta, nonostante sia domenica, nonostante trasmettessero quel film che gli piace tanto.
A questo punto, cosa dovrebbe fare, scusa? Mettersi uno scopettone in su per il deretano e pulirmi anche la veranda?
Cosa dovrei fare io? Costringerlo a togliersi gli stivali ogni volta che entra in casa?Farlo morire di sete?Lanciargli le tue pattine urlando “Mettileeee!!”? Rompergli le palle perché sta sporcando? Sai a me cosa me ne frega se lascia due impronte sul pavimento? Minchia, lo pulirò!
E ti dirò di più. Vedessi Andrea che ogni volta che entra in casa si toglie le scarpine, le allinea sullo zerbino e in punta di piedi mi entra in cucina, bhè mi chiederei se è lo stesso uomo che fino a mezz'ora prima mi vangava un pezzo di terra in maglietta nonostante i venti gradi.
Cioè, io non voglio un Roberto Bolle che mi gironzola per casa in punta di piedi per non sporcare, hai capito mia bella casalinga disperata?
Madonninasanta.
Io non so se siamo fortunati o se dopo ventun'anni insieme ci siamo plasmati a nostro piacimento, so solo che non ci rompiamo le palle sulle cazzate, perché queste, signori miei, son cazzate. Che ripetute giorno dopo giorno dopo giorno, ti limano, ti sbrindellano le palle come un cane sbrindella l'orlo della tenda. E il dentifricio stappato, e i calzini sporchi in bagno, e in bagno ci stai troppo, e la pasta è un po' scotta, e le mutande bianche non vanno con quelle nere, e non mi aiuti mai, e ci sono DUE briciole in auto, e hai piegato male le magliette, eccheppalle.
No, davvero.
Comunque sia, io la parola precisione non la trovo nemmeno sul vocabolario, fate voi.

p.s. E voi? Precisetti? Vi amo lo stesso, of course! ;-)

domenica 13 gennaio 2013

Tra la Austen e Pretty Woman


Ecco, vediamo di finire questo diario di bordo del viaggio in Inghilterra del sud prima che l'arteriosclerosi si impossessi di me e mi faccia dimenticare tutto.
Dove eravamo rimasti? Ah sì, a Harry Potter.
Oggi siamo al 30 Agosto e decidiamo di visitare Stowe house, una delle più grandi dimore dell'Inghilterra del XVIII secolo. Ormai abbiamo preso sto filone e non lo lasceremo finché non lasciamo la terra della nostra Elisabetta.
Il bello è che per arrivare a questa maestosa casa, devi attraversare una fattoria. Sissignori, una fattoria. 

Che lì per lì ti chiedi se hai sbagliato indirizzo e se non sia il caso di indossare degli stivali di gomma. La strada per arrivare a destinazione è un po' lunga, infatti ti offrono il trenino che fa la spola, ma visto il paesaggio mozzafiato intorno a noi decidiamo di farcela a piedi. Non solo noi, ma anche altre persone decidono di gustarsi il lungo viale alberato che ci condurrà a destinazione.
Stowe è veramente bellissima e si apre a noi come un sipario in tutta la sua maestosità.




 Il parco è enorme, e quando dico enorme intendo che a un certo punto ho temuto “Adesso non ritroveremo più la strada di casa” . Una cosa assurda, alla fine della giornata avremo fatto millemila km a piedi.
La casa, dopo tanta fatica (alimortè) non era visitabile, ma ti lasciano pascolare come capre 'mbriache dove vuoi. Allora abbiamo visto templi, obelischi e un fantastico albergo riparato e in disparte dove avrei dato anche un rene per passarci la notte (ma nel frattempo vista la salita, avevo già perso un polmone). Non è bellissimo?




Ovvio che di Stowe non è che posso dire più di tanto, perché credetemi abbiamo camminato tantissimo nel verde, diciamo che l'abbiamo presa larga, che l'abbiamo assaporata ciondolando senza meta tra un tempio e un altro, con la macchina fotografica che chiedeva pietà.  



Abbiamo scoperto anche l'altro ponte palladiano (ne avevo parlato qui, ricordate?), ed effettivamente sono molto scenici. Inutile dirvi che mi sono vista attraversarlo con l'abito lungo e un libro di poesie in mano mentre Andrea col calesse mi salutava da lontano...e Alice, oh bhè Alice raccoglieva fiori e ... e... parte la colonna sonora e la scritta THE END.
Okay basta.Torniamo a noi. Pieni di verde come tre ramarri e stanchi morti come tre maratoneti fuori allenamento, facciamo la strada di  ritorno, con io che sogno di sdraiarmi sul trenino. Scopro poi con orrore che l'orario del trenino è già bell'e passato e non ci resta che intraprendere di nuovo il viale alberato trasportandomi le gambe come due tronchi di legno. Nel tragitto sogno treni, calessi, pony e maiali con la sella o qualsiasi mezzo di locomozione esistente.
Che poi, quando io viaggio non lo faccio solo fisicamente, mi faccio prendere proprio la mano, entro in un'altra dimensione e per una appassionata di libri e film come me è un casino. E' come passare da un set all'altro. Qua mi pareva di essere in un romanzo della Austen o delle sorelle Bronte, tempo di tornare alla casetta e mi pare di essere dentro Pretty Woman. E sapete perché? Perché davanti alla nostra casina quel giorno c'erano le corse dei cavalli.


"Guardate, le corse dei cavalli!Dio che voglia di calpestare il prato per rimettere a posto le zolle!"
"Pè rimettere a posto che?"
"Le zolle!Come Vivian ed Edward!E' la scena di quando loro sono alle corse, no? dove lei c'ha quel delizioso vestitino a pois marrone, che poi incontra il biondo e lui accecato dalla gelosia spiffera a quell'altro che   in effetti è una mignotta, che poi..."
"Ho capito, ho capito.Le zolle. Simo, sta anche per piovere, si va a casina?Eh, amore?"
"Un attimo!guarda che bellezza, quando mai ci ricapita di vedere delle corse?"
"In San Rossore, ogni domenica" (ippodromo della mia città. ndr)
"Seeeeeeee!!Ma qui è più bello!Senti, senti che aria!" in effetti l'aria sapeva un po' di merdina, ma io non c'ho fatto caso. Era troppo bello, davvero si sentiva l'essenza dell'ippica inglese. 
Siamo rimasti lì tutti e tre a vedere le partenze, i cavalli, i fantini e tutto il cucuzzaro fino a che Andrea non ha deciso con Ali di rincasare. Ma io volevo fa' le foto e vedere chi vinceva e fare pure il tifo, non lo so per chi, ma lo volevo fa'. "Amò, io intanto mi avvio a casa a fare la doccia. Almeno tirati su il cappuccio che piove"
"Sì"
"Fai a modo"
"Sì"
Le ultime parole famose. Ne ho combinata una delle mie.Poteva essere diversamente se mi lasciano sola in un frangente del genere? Non conosco il posto, né la lingua, né tanto meno le regole del gioco.
Fatto sta che mi sento troppo una ganza. C'è l'acquerugiola che mi bagna il volto e porcazozza anche un po' la macchina fotografica, ma voglio immortalare questo momento, questi signorotti di una certa età in giacca e cravatta che controllano l'orologio e il prato come fanno davvero nei film. Dio, che emozione!
Sono pronta a scattare le foto ai cavalli in corsa. Dal monitor capisco che mancano pochi minuti. Sono pronta. Ecco che l'omino all'altoparlante dice qualcosa, sono elettrizzata manco fossi io il fantino, manco fossi Aceto e stessi per correre per il palio di Siena.
Partiti!Sììììììì!!Minchia, il galoppo si sente fin qua, sembra tremi anche il terreno. Impugno la macchina e... FOTOFLASH!FOTOFLASH! Eccoli inquadrati, anche se da lontano FOTOFLASH!FOTOFLASH!Arrivano  un pochino più vicini...FOTOFLASH!FOTOFLASH!...ma... che succede? 
"Oh salve!"
Un omino in giacca e cravatta mi saluta!Deve aver capito che sono una turista appassionata di ippica (anche se non saprei riconoscere uno stallone da un mulo). Lui si sbraccia con tutte e due le mani adesso e mi dice qualcosa che io non capisco. Ma sicuramente è qualcosa di carino.
"Salve!Bella gara, sì!!!"
Ora si sbracciano in due. Ma che carini qui in Inghilterra, da noi manco ti saluta il panettiere, per dire.
FOTOFLASH!FOTOFLASH!
Eccone un altro che mi viene incontro. E' un po' affannato a dire il vero, credo che abbia scavalcato pure una staccionata per venire a salutarmi. Sto per scattare un' altra foto quando lui, urlando come tarzan, mi fa "NOOOOO FLASH!!!NOOOOOFLASH!!!!!!NOOOOOO FLASHHHHHH!!!"
Ah.
No flash.
Cioè, manco due foto posso fa'. Mi faccio piccola così e l'omino, un po' incazzato a dire la verità, scuote la testa. Mi hanno spiegato poi che ho rischiato di far imbizzarrire i cavalli con il flash della macchina fotografica. Ho rischiato di mandare puttane una gara ippica di Salisbury. No, ma son cose.
Se non io, chi altri?
Quando al ritorno l'ho raccontato ad Andrea, ha detto "Lo sapevo io. Lo sapevo che non ti potevo lasciare sola" Ma rideva sotto i baffi che non ha.
E' un uomo coraggioso, lui.





mercoledì 9 gennaio 2013

Io NON so fare



Ora m'arrabbio, eh? No, perché c'è qualcuno che mi provoca, che dice delle cose non vere, che pensa che io sia paracula. Ora vi spiego. Io, lo vedete, no? Sono una che ha la creatività a mille, che fa tremila cose, che scrive e mette in piazza il proprio operato. E che succede? Che qualcuno se ne esce con “Ecco, ma te sai fare tutto!Sai cucinare, cucire, dipingere, scrivere, decoupare!Eccheppalle!!”
E sono amiche mie queste. Figuratevi le nemiche cosa vanno a dire.
Allora. Tanto per cominciare è ovvio che ognuno sul proprio blog o sulla propria bacheca di FB mostri quello che sa fare meglio. Per esempio la Sara Tommasi mette foto di lei in mutande o tutta ignuda. E' normale. Cioè, fai vedere cosa ti riesce meglio.E così faccio io. Cioè, che devo mettere la foto di una torta nella pattumiera perché mi è venuta uno schifo?No, ma riflettiamo.
Però (e lo dico sempre a tutte) non è che io so fare tutto. Voi vedete solo quello che so fare più o meno bene, quello che più mi dà soddisfazione, quello in cui mi diletto. Il resto non lo sto a far vedere.
Però ve lo dico.In questo post. Così capite in quante cose io sia veramente una chiavica, che veramente non c'è niente di straordinario in quello che faccio, che non riesco a fare cose che voi fate a occhi chiusi, che ho dei limiti che manco un bimbino di tre anni. In parole povere faccio outing.

In cucina.
NON so fare l'arrosto. Non ce n'è. E non mi dite che dipende dal tipo di taglio di carne, perché ho lavorato 5 anni in una macelleria e di tagli me ne intendo. E' che canno proprio la cottura. Mi viene duro che pare che invece dell'olio abbia usato l'estratto di viagra. Un mattone fatto e finito che lo puoi usare come fermaporta. Un lingotto color carne morta insipido che non vuole nemmeno la gatta. Quante di voi sanno fare l'arrosto? E vedete? Io no.

NON so fare le polpette.Vojo dì, le polpette!Mi si sfanno, le brucio fuori e mi rimangono crude dentro, vengono fuori delle palline che sembrano cacatine di uno gnu stitico, tutte nere e gommose che se le tiri nella parete della cucina puoi improvvisare una partita di squash.Sembrano palline di pelo vomitate dal gatto, palline da ping pong polverose dimenticate nel baretto sotto casa che ha chiuso dieci anni fa.

NON mi riescono bene nemmeno i pop corn. O li brucio o non mi scoppiano. E quei pochi che scoppiano lo fanno puntualmente quando apro il coperchio per vedere come mai non mi scoppiano. Ergo: fanno il doppio carpiato e atterrano sul tappetino di cucina.

NON so fare il caffè. Che ci vuole a fare un caffè, anche decente? Niente, eppure io non lo so fare. Mi viene cattivissimo, con un sapore che sembra che dentro ci sia un calzino usato e spesso nella tazzina ci galleggia pure qualcosa di non identificato.Non sono deficiente, è che mi disegnano così.Senza macchinetta del caffè. Quando il Signore ha distribuito il dono per fare il caffè buono, io ero sicuramente nei bagni a fare i cuoricini sui muri con l'uniposca.

NON so guidare con scioltezza in super strada, tanto meno in autostrada. Mi mette paura, non amo la velocità e mi viene a noia.

NON so parcheggiare. E non ditemi che è una prerogativa delle donne, perché ci sono donne che parcheggiano benissimo. Io no. E' proprio una cosa che mi fa esclamare “Che palle!” anche se devo ficcare una Ka dove prima ci stava un camion con la betoniera. Io ho bisogno di molto spazio e non mi bastano tutti gli specchietti. Io intorno ci devo avere il vuoto, tipo parcheggio dell'aeroporto deserto. E se non c'è tutto sto spazio, parcheggio come mi pare. Di sguincio. Col culo di traverso. Quasi in mezzo alla strada. Mezza storta con una ruota sul marciapiede. Praticamente sai che sono nei paraggi quando vedi una macchina parcheggiata alla cazzo di cane.

NON so suonare uno strumento. Nulla di nulla. Non vado a tempo nemmeno se batto le mani sul tavolo, non so riconoscere le note musicali e non mi intendo di musica. Ah sì. NON sono neppure intonata, e quindi NON so cantare.

NON so ricamare a punto pieno, punto erba, chiaccherino e compagnia bella. NON so lavorare all'uncinetto, né ai ferri. So fare solo il punto croce che infatti si impara a 6 anni.

NON so giocare a briscola. Briscola!!!Non ci capisco nulla, non riesco a interpretare segni e occhiolini, non imparo le regole, mi annoia a morte e faccio casino anche quando devo contare i punti a scopa. E NON so giocare nemmeno a poker, burraco, tresette e roba varia. Arrivo a malapena a giocare a scala 40. E perdo.

NON so fare il sudoku, cioè proprio mi prende i nervi. Al giorno d'oggi riesce a tutti. Il mio vicino d'ombrellone riesce a farlo anche a occhi chiusi e anche senza guardare il giornale, ma solo con la moglie che glieli mima sti numerini incasellati.A me no. O mi avanza un 2, o metto tre 5 in fila e alla fine appallottolo la pagina e la tiro alla gatta.

NON so usare i telecomandi. Mi vergogno anche un po' a confessarlo (gli amici intimi lo sanno benissimo), ma è la verità. Ho parecchia confidenza solo col tasto rosso, cioè so accenderla. Quella di cucina, perché già quella del salotto è un casino Quella non è una stanza da relax, quella è la sala operativa della Nasa. Abbiamo cinque e dico cinque (!) telecomandi, perché con tutte ste cose digitali, multimediali, scai, cielo, nuvole, rai89 e via dicendo, è veramente un dramma saper scegliere il bottoncino giusto.Io non ci capisco una beata fava. Non so voi, ma qui per vedere un programma devi tenere in mano due telecomandi, due armi tipo pistolero e bang! Premi di qui e bang! Premi di là. E poi scorri col destro e poi col sinistro. Quello che alza e abbassa il volume non lo puoi usare per cambiare canale e viceversa. E non mi dite di programmare qualcosa. Lì, il buio totale. Quindi NON so far partire una registrazione, programmare una puntata di una fiction, riuscire a vederla se me l'hanno registrata altri e abbassare l'audio senza cambiare canale.

NON so usare come si deve telefonini, telefoni, segreterie telefoniche e citofoni. Non so se si è capito ma ho dei seri problemi con qualsiasi cosa che sia vagamente tecnologica.

NON so sciare. Tho! Non so sciare, ma proprio no. Però riesco a cappottarmi con lo slittino che è una meraviglia.E se vuoi ti scateno anche una valanga. Ma sciare proprio non mi riesce.

Se non so andare sugli sci, figuriamoci sui pattini, quindi NON so pattinare. Da nessuna parte ovviamente, tanto meno  sul ghiaccio.Se mi regalassero dei pattini da ghiaccio ci aprirei le noci di cocco come Tom Hanks in Cast away. Io pattino sì, ma in cucina quando mi cade un po' d'olio sul pavimento. Vedeste che pattinamento, altro che la Kostner, il podio più alto è mio.

NON so fischiare. Cioè, questa è roba che si impara alle elementari. Non so cosa darei per saper fischiare con le dita in bocca. E' così signorile!Ma niente, quando provo a fischiare mi esce fuori un rantolo che sembro un gatto in fin di vita. Un sibilo che sembro asmatica. Un palloncino che si sgonfia. Una puzzetta fatta male. E allora non fischio.

NON so l'inglese e nessunissima altra lingua. Che di questi tempi ditemi voi se non è un casino. Tutto è in inglese, anche le istruzioni per un mattarello da cucina me le mettono in inglese. Io ho qualche difficoltà, lo ammetto. In un testo capisco qualche parola in qua e là, e se ho culo riesco a grandi linee (molto grandi, enormi diciamo) a capire il concetto. Se è quello bene, altrimenti do un'interpretazione tutta mia a quello che ho letto. E puntualmente non ci incastra una beata ceppa di minchia. Però all'estero so fare le domande. Il Santo manda me a farle perché dice che sono intraprendente e che mi capiscono al volo. Oddio, mi aiuto parecchio a gesti tipo gioco dei mimi, ma la gente mi capisce. Eccome. Il casino è capire la risposta. Quella infatti non la capisco. Cioè, ma vi rendete conto del problema? So fare le domande, chiedere indicazioni di qualsiasi genere e però non capisco le informazioni che mi danno. A quel punto comincio a dire “Stop!Stop!Stop!” chiamo Andrea e dico al malcapitato “Rewind, please!” E loro due si parlano come se si conoscessero da una vita.Perché Andrea l'inglese lo sa, ma chissà perché vado sempre io. Bho. So solo che la mia famiglia si arrovella dal ridere ogni volta.
Ecco, sì. Per ora mi son venute in mente queste cose, peraltro già dette in altri post. E ora non ditemi che so fare tutto!!Ve l'ho dimostrato santoiddio!

p.s. Voi cos'è che NON sapete fare?

giovedì 3 gennaio 2013

Mezza novità sul minchiablog.



Allora, il 2013 è iniziato, no? E a me è venuta un'idea malsana. Cioè, me l'hanno fatta venire le mie comari, l'idea malsana. Perché io, se non lo sapeste, cucino. Nuoooooo!!Direte voi. Tho, davvero. Il bello è che pubblico la foto dei miei dolcetti o qualche altra strana pietanza su FB e quelle che fanno? Mica si accontentano della foto. Macché. Mi chiedono la ricetta.E io non gliela do. Così,perché non c'ho tempo, perché come fai a mettere la ricetta su FB, eannamo. E allora da oggi, su questo minchiablog, ci saranno delle paginette statiche (statiche, non stitiche) con su scritte le mie ricette. No, non diventerò una foodblogger, non ci penso nemmeno, e sto ruolo mal si addice a una come me. Pensate che le singole ricette non le posso nemmeno condividere e dovrò condividere tutta la pagina. Infatti, la pagina. E' proprio di questo che si tratta. Post senza data, non singole, ma ricette messe una dietro l'altra per tema. Un paginone di roba solo per il gusto di leggerla e rifare la ricetta. Ho tolto pure i commenti, perché parliamoci chiaro, che ce ne facciamo dei commenti? Cioè, sta pagina serve quando io metto un dolcetto su FB e mi fanno “Scusa, eh? Ma la ricetta?” e questa volta posso rispondere “Oh bhè...è sul blog alla pagina dei plum cake” tu vai, te la leggi, la riproponi alla famiglia e finisce lì. Come un libro. Che fai, lasci i commenti al libro? Ennò. Qui è uguale. Ovvio che volevo fare tutt'altra cosa e non lo posso fare, tipo dividere per benino tutte le paginine e lasciare uno spazio ai dubbi e alle domande. Ma è altrettanto ovvio che non sono Gualtiero Marchesi e a qualsiasi vostra domanda o dubbio, per avere una risposta basta una googlata e siete a posto. E comunque sapete dove trovarmi se avete da farmi domande del tipo “Ma se metto del cianuro nella torta margherita da regalare alla suocera, seconde te una dose da cavallo basta?” o “Ho messo del viagra nel budino che preparato per mio marito, ma è diventato blu. Non il budino, il marito. Secondo te devo chiamare un'ambulanza?” Cose così. Oh, d'altra parte è un minchiablog che vi aspettavate.
Oggi iniziamo coi plum cake, na robetta semplice, poi man mano (magari una al giorno (seeeee) che sono indietrissimo con le richieste delle ricette) ne metterò altre per categoria. Ci sarà la pagina delle crostate, quella delle torte salate e via dicendo.
Bon. Ecco fatto. Non è che sia una gran cosa, è un modo per tenere unite tutte le ricette e se mi domandate “Ma la ricetta?” Io vi spedisco lì senza passare dal via.
C'è chi mi ha proposto di aprire un altro blog di ricette. Parliamoci chiaro: secondo voi, io, ce la potrei fa'? No, dico. A malapena ne gestisco uno di blog!E poi vi immaginate l'impegno? Il mio blogghino è questo qua, in più da oggi ci sono delle paginine di ricette senza pretese, scritte alla mia maniera ovvio.
L'icona per la prima paginetta è lì in alto a destra, vedete?Sennò mettetevi gli occhiali! Dicevo, quella a destra col plum cake. Lì c'è la prima ricettina un po' speciale. Non potevo che iniziare così.

p.s. E io che pensavo di fare una sorpresa. Prima di scrivere tutto sto pappiè tre delle mie comari avevano già capito tutto. E pensare che mi reputo una donna misteriosa. Azzz!!

p.p.s. dell'ultim'ora. Ho pubblicato una nuova paginetta e mi son dimenticata di disattivare i commenti. Ergo: ce n'è già due, che non toglierò mai. Cioè, manco due pagine so gestì.Ommadonninasanta.

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