RICORDI NEL CASSETTO DI UNA DONNA QUALUNQUE




Anche volendo, anche se alcuni ricordi fanno male,anche se le lacrime sono lì che pungono gli occhi, io non riesco a mettere via tutto questo. Tengo tutto insieme, il bello e il brutto tempo, non riesco a tenere in ordine i cassetti, figuriamoci le sensazioni. Ed è in questi momenti di rara nostalgia e introspezione che se chiudo gli occhi ricordo:

Lodore acre di naftalina del cappotto di nonna. Anche adesso, quando lo risento, mi ricordo di lei e di quando scovavo le palline anche nelle tasche del mio cappottino rosso “Per tenere lontani gli animaletti” diceva.

Alice appena nata adagiata sul mio seno che smette di piangere.

Quando da piccola avevo dolore alle mandibole per colpa delle Big Babol che mi compravo di nascosto perché mamma non voleva.

Quando registravo le canzoni trasmesse alla radio con un'altra radio ed era tutto un gracchiare.

Le scatoline del mulino bianco con le gommine colorate che annusavo fino a farmi venire il mal di testa.

Il primo bacio che sapeva di sigaretta.

Mia mamma che mi dice Brava tesoro, sei diventata signorina e io che penso di essere davvero ganza.

Il giorno del mio matrimonio dove mancava una persona importante, ancora troppo giovane per non esserci. Ciao Carlo, dovunque tu sia.

La mano rugosa di nonno che sa di terra mentre mi asciuga una lacrima.

Il bacio tra mia mamma e mio babbo nel natale 2007.

La prima volta che sono andata in autobus da sola a 11 anni per arrivare in centro

Lespressione di Andrea quando gli ho detto la prima volta Sono incinta

La prima vacanza a 16 anni con i miei amici.

Quando costringevo mio fratello a giocare a Barbie sulle scale di marmo e gli mettevo in mano la più brutta. “Così impari”.

Il primo viaggio di me e Andrea da soli a Parigi e appunto per questo per me è la città più bella del mondo.

I gavettoni in spiaggia da ragazzina a ferragosto.

Le lacrime di mio padre quando sono uscita dalla sala parto.

Le partite vinte, quelle perse, il lancio delle scarpe sotto la doccia e le porte sbattute di chi non ha giocato.

Mia zia che minsegna a ballare il liscio alla sagra del paese.

Quando crollavo dal sonno davanti al bicchiere con le lucciole per vedere se facevano i soldi. C’ho creduto fino a grande. Beata innocenza.

Il profumo del mare nelle giornate dinverno, con un vento che mi schiaffeggiava così forte da sentir pizzicare le guance.

La prima volta che Alice ha detto mamma” e io non capito più nulla.

Le cene con i miei ragazzi del cuore e un posto vuoto per colpa del mio orgoglio del cazzo.

Quando mi hanno regalato la mia prima macchina da scrivere perché volevo fare la scrittrice, ma nelle previsioni non c’ho mai preso.

Mio padre che mi stringe forte le mani perché non è capace di dirmi Ti voglio bene”.

La prima volta che ho bucato a scuola e mia nonna ha fatto la spia.

Le lettere damore al fidanzatino immaginario nascoste nellincavo di un platano.

Di aver festeggiato con la bandiera in mano sul Garellino dietro al mio babbo,lItalia campione del mondo nell82.

Andrea che si butta dalla parte opposta quando Alice calciaun rigore.
Il
GOALLLL!!!!!!! di Alice stile Tardelli.

Il profumo di casa mia, ovunque mi trovi. Sa di biscotto, di panna, e di fragola, ma soprattutto sa di NOI.

Le braccia di Andrea che mi tengono stretta e il suo bacio tutte le mattine. Questo mi ricordo, ma più che altro vivo.

I blog raduno con le nostre confidenze e i nostri dubbi. Perché non si finisce mai di crescere.

La manina di Alice che mi accarezza la guancia mentre mi sussurra Ti voglio bene fino alluniverso, mamma

Simona bambina che insegue il vento tra le lenzuola stese al sole.

Quando indossavo i pantacollant con la gonna a sbuffo perché volevo somigliare a Madonna.

La faccia di Alice quando ha visto la prima volta Babbo Natale.

Il Ti amo di Andrea prima che mi addormenti.


Mi sa che sono metereopatica.



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